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  San Giovanni Maksimovich e il campo dei profughi russi sull'isola di Tubabao

dell'arciprete Seraphim Bell

dal blog Orthodox Nepal

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Domenica 8 settembre 2013

In questo giorno festivo dell'icona della Madre di Dio di Vladimir, è stata celebrata una Divina Liturgia nella cappella della Madre di Dio sull'isola di Tubabao. La nuova cappella si trova sul sito della precedente cappella della Madre di Dio, costruita dai profughi russi che sono vissuti sull'isola dal 1949 al 1951; la stessa cappella in cui san Giovanni Maksimovich ha concelebrato durante la sua permanenza in quel luogo. Questa è stata la prima Liturgia servita sull'isola in 62 anni.

Un piccolo gruppo di pellegrini ortodossi è arrivato dalla città di Leyte alla città di Guian. Inclusi nel gruppo erano i 10 cristiani appena battezzati nella parrocchia di di san Nicola Velimirovic della ROCOR a Palo, insieme con padre Sava Salinas, un sacerdote dell'Arcidiocesi antiochena a Leyte, padre Philip Balingit, amministratore delle parrocchie della ROCOR nelle Filippine, il mio collaboratore, il padre diacono Silouan Thompson, un giovane giornalista e presentatore televisivo, il capo dell'associazione turistica locale, e, ultimo e certamente da meno di tutti, io ho avuto la fortuna di essere il celebrante della Liturgia.

Siamo arrivati ​​a Guian il sabato sera. Domenica mattina presto, alle 5:45, ci siamo diretti al porto e abbiamo preso una piccola barca per l'isola di Tubabao.

I pellegrini diretti all'isola di Tubabao

Barca per Tubabao

Provvidenzialmente, il nome del distretto è "San Giovanni"

Croce all'arrivo

Dall'arrivo a Tubabao, è una breve camminata di poco più di un chilometro e mezzo. Abbiamo camminato sulla stessa strada usata dai profughi russi durante il loro soggiorno, passando sulla nostra strada le capanne di bambù degli isolani.

In cammino verso la cappella

Infine siano usciti dalla strada e siamo entrati nella boscaglia fino a quando siamo arrivati ​​alla nuova cappella.

Primo scorcio della cappella

Padre Philip e gli altri hanno cominciato ad appendere le icone nella cappella. Io sono andato nel santuario a preparare un altare e la tavola della preparazione.

Interno della cappella

Una panca è stata utilizzata per la tavola della preparazione

Il diacono Silouan  e padre Seraphim prima della Liturgia

Gli ortodossi entrano nella cappella

I padri Sava e Seraphim si preparano per la Liturgia

È tempo di agire per il Signore

Benedetto il regno del Padre e del Figlio e del santo Spirito. Amen

Il diacono Silouan conduce i fedeli a cantare le risposte in Waray, il dialetto locale

La comunione

Il congedo

I fedeli

A conclusione del servizio, le stampe di icone sono state distribuite ai fedeli e ai visitatori (un certo numero di isolani locali ha partecipato al servizio). Sono state fatte le foto come d'obbligo ed è arrivato il momento della partenza. A questo punto è successo qualcosa di molto inaspettato .

Mentre stavo per uscire, padre Philip mi ha fatto conoscere un'anziana donna, residente dell'isola. "Padre", ha detto, "questa è Emiliana. Ricorda i russi da quando erano qui. "Sono stato molto sorpreso di incontrare questa persona e l'ho ascoltata con gioia. Mi ha spiegato che era una bambina di 7 anni, quando i russi sono arrivati sulla sua isola. Poi ha sorriso e mi ha salutato con un "Dobry utro!" Sorridendo di nuovo ha detto "Dobry den". "Queste sono frasi che ricordo dai russi", ha detto.

Emiliana con padre Seraphim

Mi ha detto che i russi chiedevano a lei e agli altri bambini di raccogliere fiori per la cappella. In cambio dei fiori, regalavano loro del pane; una cosa che lei ricorda ancora con molto affetto. Più tardi, mentre passavamo da casa sua per tornare alle barche, mi salutato dandomi uno dei fiori e mi ha detto "questi sono i fiori che ci chiedevano di portare. Si chiamano 'lag lag'. "Il loro nome inglese è "fiori del ricordo" secondo Emiliana.

Emiliana e il fiore

Ma c'erano altre sorprese. L'uomo anziano che vive accanto alla cappella è un catecumeno della Chiesa ortodossa. Il suo nome è Meling. Poche settimane fa, Meling stava ripulendo il terreno accanto alla cappella, nel luogo in cui i russi avenvano istituito un convento, e dove si spera che un giorno sarà fondato un nuovo monastero ortodosso russo. Mentre scavava intorno alla zona , ha trovato una croce battesimale in argento. Chiaramente questa croce era appartenuta a qualcuno dei profughi russi. Ora sarà indossata da Meling quando sarà battezzato.

Padre Seraphim tiene la croce d'argento che Meling ha trovato accanto alla cappella

Meling ed Emiliana con padre Seraphim

Padre Philip mi ha informato che ci sono altri che ricordano i rifugiati. Uno di loro è un uomo di 90 anni che vive all'altra estremità dell'isola. Purtroppo, non è stato in grado di partecipare alla Liturgia. Quando padre Philip (che, naturalmente, è filippino) lo ha incontrato e si è presentato come un monaco ortodosso russo, l' uomo ha risposto "no, tu non sei russo. I russi sono molto grandi". Padre Philip ha mostrato all'uomo un'icona di san Giovanni Maksimovich. Il vecchio ha detto "sì, l'ho incontrato. Ma lui era piccolo come noi filippini. Gli altri russi erano molto grandi". Chiaramente aveva incontrato il nostro san Giovanni.

Con questo ci siamo incamminati lungo la strada per il porto e il nostro ritorno a Leyte e da lì il nostro volo di ritorno a Manila. Molti dei bambini hanno corso accanto a noi per tutta la strada fino alla barca. Gli isolani che avevano partecipato alla liturgia hanno ricevuto la mia benedizione e mi hanno salutato, sorridendo con calore e affetto. Lungo tutta la strada siamo stati accolti con "arrivedeci, padre"; "torni a trovarci, padre".

Camminando lungo la vecchia strada, ho riflettuto sul fatto che la Chiesa ortodossa russa era ormai tornata a Tubabao. Mi sembrava giusto che i primi ortodossi russi a servire la Divina Liturgia a Tubabao dopo lo stesso san Giovanni non fossero in realtà russi, ma piuttosto americani e filippini convertiti alla fede ortodossa. San Giovanni credeva che gli ortodossi russi, costretti ad abbandonare la loro patria a causa della persecuzione comunista, fossero stati infatti sparsi in tutto il mondo dalla mano della Provvidenza di Dio per piantare i semi dell'Ortodossia in terre lontane. Ora noi americani e filippini ortodossi, membri della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia, rappresentiamo alcuni dei frutti di tale dispersione divina, e per la Provvidenza di Dio, siamo giunti a ristabilire una presenza ortodossa in un luogo in cui uno dei santi di Dio una volta ha vissuto e ha pregato. Noi tutti speriamo che la cappella un giorno diventerà un luogo di pellegrinaggio per i fedeli ortodossi che amano e venerano San Giovanni. Santo ierarca Giovanni, intercedi presso Dio per noi!

Arciprete Seraphim Bell

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