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  San Macario (Glukharev) e la missione russa nell’Altai

Collezione di testi in pravmir.com, 31 maggio 2013

 

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Vita e missione di san Macario dell'Altai

Oggi la Chiesa ortodossa russa celebra la memoria di San Macario dell'Altai, di cui è stato scritto relativamente poco in italiano. Per contribuire a porre rimedio a questa mancanza, vi offriamo una breve biografia del santo, una breve storia della Missione Ecclesiastica dell'Altai, e una sintesi dei principi missionari da essa impiegati.

Biografia di San Macario dell'Altai

Mikhail Glukharev nacque l'8 novembre 1792, nella famiglia di un sacerdote che serviva nella Cattedrale dell'Ingresso al tempio della santissima Madre di Dio nella città di Vjazma (provincia di Smolensk). Il santo studiò alla scuola ecclesiastica di Vjazma, al seminario di Smolensk, e poi all'Accademia Teologica di San Pietroburgo, dove divenne un fedele discepolo di san Filarete (Drozdov), che era allora Rettore dell'Accademia.

All'età di ventisette anni, Mikhail fu tonsurato al monachesimo, ricevendo il nome di Macario. Nel 1821, padre Macario fu elevato al rango di igumeno e poi di archimandrita e nominato amministratore del monastero della Teofania a Kostroma. Alla fine del 1825, fu inviato alla Lavra delle Grotte di Kiev per motivi di salute. Nel 1826, l'archimandrita Macario fu trasferito all'eremo della Theotokos di Glinsk nella Diocesi di Kursk a porsi sotto la guida spirituale dell'igumeno Filarete (Danilovskij), superiore dell'eremo. Padre Macario - che aveva brillantemente completato il seminario teologico di Kiev, conosceva molte lingue, era stato rettore del seminario teologico di Kostroma e superiore del monastero della Teofania, ed era un professore di teologia e un archimandrita - trasferito al povero eremo di Glinsk fu sotto la guida dell'incolto ma spiritualmente sperimentato padre Filarete. Il dotto archimandrita era sempre stato sotto direzione spirituale: prima sotto il proprio devoto padre, che era un sacerdote, poi all'Accademia Teologica di San Pietroburgo sotto il suo rettore, l'archimandrita Filarete (Drozdov), e poi a Ekaterinoslav, come ispettore del seminario teologica, sotto la direzione dell'anziano Lorenzo, "un uomo di vita santa e un discepolo del famoso Paissio Velichkovskij".

Accanto alle sue fatiche monastiche nell'eremo di Glinsk, padre Macario tradusse la sacra Scrittura e i santi Padri.

Con la benedizione del metropolita Filarete di Mosca, l'archimandrita Macario invò una petizione al Santo Sinodo per il permesso di lavorare come missionario nella regione dell'Altai per portare i locali popoli turchi all'Ortodossia.

Padre Macario andò nella regione dell'Altai con i suoi assistenti, i seminaristi Alexej Volkov e Vasilij Popov. Di comune accordo, fondarono una confraternita, la cui regola diceva: "Noi vogliamo che tutte le cose siano in comune: denaro, cibo, abbigliamento, libri e altri oggetti: questa misura ci aiuterà nella ricerca dell'unanimità".

In un primo momento le popolazioni locali non vollero avere rapporti con padre Macario, ed evitavano il cristianesimo. Ma in seguito ci ripensarono e padre Macario conobbe i teleuty di Ulala e cominciò a raccogliere membri nella Chiesa di Cristo fra i tartari di Chernov e i calmucchi dell'Altai, raccogliendoli a Maim e in altri villaggi. La maggior parte di loro, dopo aver ascoltato da lui la parola della verità, ricevette il santo battesimo e gli divenne devota come bambini al proprio padre. È sorprendente come padre Macario, che soffriva di disturbi fisici, fu in grado di sopportare sia le lunghe traversate attraverso torrenti di montagna sia le privazioni del viaggio quando all'adempimento dei suoi doveri pastorali: catechesi, battesimi, e visite ai suoi figli spirituali. In questo periodo iniziò a pensare di insegnare l'alfabetizzazione ai popoli nativi. Altrimenti non sarebbero stati in grado di cogliere il significato della sua predicazione o di partecipare ai servizi divini. Così iniziò il suo enorme lavoro di ricerca nella creazione di una lingua scritta e di un dizionario della lingua Altai.

Il primo periodo di attività missionaria di padre Macario fu il più difficile, ma furono comunque raggiunti alcuni risultati positivi: la conversione di alcuni, anche se pochi, pagani all'Ortodossia, la creazione di insediamenti per i nativi appena battezzati, e l'apertura delle prime scuole missionarie. Padre Macario capiva che i neo-battezzati avevano bisogno del suo pieno appoggio nei loro primi anni e non potevano essere lasciati in balia di se stessi. Costruì case per i neo-battezzati e acquistò bestiame, attrezzi agricoli e sementi per la semina delle colture - in breve, tutto ciò di cui avevano bisogno per un modo di vita sedentario.

Una comunità di donne, successivamente trasformata in un convento, fu istituita presso l'accampamento di Ulala.

Il santo si addormentò nel Signore il 18 maggio (vecchio calendario) 1847, nel monastero Bolkhov (diocesi di Orjol), dove era stato superiore dal 1844, dopo il suo ritorno dalla regione dell'Altai. Il concilio giubilare della Chiesa ortodossa russa lo ha annoverato tra i santi nel 2000. La sua memoria si celebra il 18/31 maggio.

Una breve storia della Missione Ecclesiastica dell'Altai

Di Petr Vasil’evich Znamenskij

La prima effettiva missione organizzata nella Siberia occidentale fu inaugurata nel 1828 per iniziativa dell'arcivescovo Eugenio (Kazantsev) di Tobolsk, sotto la guida dell'archimandrita Macario (Glukharev), ex rettore del seminario di Kostroma e uomo di profonda fede religiosa e devozione disinteressata per il lavoro missionario. Come luogo di lavoro fu scelto l'Altai, un paese che non era ancora stato penetrato dal cristianesimo. Era abitato da tartari, calmucchi e altre popolazioni indigene, la maggior parte delle quali erano pagane. Macario arrivò qui nel 1830 e operò a partire da Ulala, anche se ogni anno conduceva instancabili viaggi in tutto il paese. Imparò rapidamente il dialetto Altai della lingua tartara e creò un dizionario e molte traduzioni necessarie per l'illuminazione del popolo indigeno (la preghiera del Signore, i Dieci Comandamenti, una breve storia sacra, il rito delle domande sulla fede poste al battesimo, diversi salmi, e il Vangelo secondo Matteo).

 

Il vescovo Vladimir con i membri della Missione Ecclesiastica dell'Altai nel 1880

Uomo cordiale e affettuoso, era insegnante, medico, educatore di bambini, intercessore davanti alle autorità, e benefattore generale dei suoi figli spirituali. Tuttavia, il finanziamento della missione era solo di 571 rubli, ma fu in grado di trovare benefattori ricchi a Tobolsk e Mosca. Utilizzò altresì tutte le proprie risorse, compreso il proprio stipendio, per assistere i nuovi cristiani. Nel corso di quattordici anni, acquisì fino a 675 anime per la Chiesa e costruì tre campi missionari con due chiese e una cappella, in quanto nei suoi sforzi missionari si affidava al potente effetto dei servizi divini ortodossi al di sopra di tutto. A Ulala aprì una scuola, una comunità filantropica per donne, un ospedale, e diversi insediamenti permanenti per i nuovi convertiti.

Nel 1844, a causa di un crollo della salute, si ritirò al monastero di Bolkhov, essendo riuscito a stabilire un buon esempio per altre missioni. I suoi sforzi sono proseguiti con successo sotto il suo successore ed ex collega, l’arciprete Stepan Landyshev (dal seminario di Nizhny-Novgorod), e dai successivi capi della missione, soprattutto l'archimandrita Vladimir (Petrov) (1866-1883). Nel 1857, il finanziamento della missione fu aumentato a 5.500 rubli l'anno, con uno staff di venti persone. A partire dal 1865, i servizi divini nell'Altai si svolsero in lingua locale. Grazie alle sue numerose traduzioni, la missione ricevette il proprio censore e tipografia nel 1874. Ogni anno il numero di convertiti prese a crescere di centinaia anziché di decine. Nel 1895, la missione aveva settanta membri, quattordici mulini, e fino a quarantasette chiese e case di preghiera, due monasteri, un ente fiduciario parrocchiale, e molte organizzazioni di beneficenza. Fu in grado di far stanziare più di 10.000 nomadi in residenze insediate attorno ai suoi mulini.

Nel 1880, alla regione dell'Altai, che dal 1832 aveva fatto parte della diocesi di Tomsk, fu dato un vescovo vicario di Biysk. L'archimandrita Vladimir, a capo della missione, divenne il primo vescovo vicario. Seguendo le orme della Missione Ecclesiastica dell'Altai, diverse nuove missioni furono aperte nella diocesi di Tobolsk (a cui la missione era precedentemente appartenuta), anche se su scala minore e con meno risorse: Obdorsk (1884), Surgut (1867), e Turukhansk (1850), aggiunte alla diocesi di Enisejsk nel 1860 e chiuse nel 1872. Nella parte meridionale di quest'ultima diocesi, una missione fu aperta nel distretto di Minusinsk nel 1876. Nelle parti meridionali della Diocesi di Tomsk - che divenne parte della Diocesi del Turkestan nel 1871 - fu inaugurata nel 1868 la missione di Semireche, incentrata sulla fraternità missionaria nella città di Verny.

I principi missionari della Missione Ecclesiastica dell'Altai

La seguente sintesi dei principi missionari della Missione Ecclesiastica dell'Altai viene da un discorso tenuto da Irina Soldatova alla sedicesima Conferenza "Сретенские чтения" (Letture della Candelora) nel 2008.

 

1. Il principio della necessità di una seria preparazione missionaria è stato primario durante l'intera esistenza della missione dell'Altai. Grazie a questo principio, è stata fatta una seria preparazione e formazione dei missionari - tra cui i nativi; i missionari hanno acquisito abitudini ascetiche; hanno fatto conoscenza con la gente, le loro usanze, i costumi, le credenze pre-cristiane, e il linguaggio. In questo, la preghiera era essenziale e anche il sostegno materiale della missione è stato importante.

2. Secondo il principio della sequenzialità della missione, i missionari hanno prima fatto conoscenza con le persone tra le quali intendevano a predicare la Buona Novella, approfondendo i loro problemi quotidiani, e abituandosi al popolo. Poi avrebbero fornito assistenza pratica, comunicando in maniera amichevole con ogni persona. Solo successivamente, avrebbero iniziato la predicazione assidua di Dio e della fede. La creazione di relazioni di fiducia, l'insegnamento e l'alfabetizzazione, la fraternità tra i neo-battezzati e i loro parenti pagani, i servizi divini, le discussioni extra-liturgiche con il canto di versi e la proiezione di immagini luminose, così come l'aspetto interno ed esterno della chiesa - tutto questo ha avuto un'influenza enorme sulla progressiva conversione del popolo dell'Altai alla fede cristiana. Purtroppo, a causa della mancanza di missionari, le grandi distanze, l'assenza di strade e i limiti di tempo, i missionari non erano sempre in grado di stabilire rapporti di fiducia, così essenziali nel lavoro missionario, e quindi in questi casi non sono stati in grado di ottenere risultati positivi. Per questi stessi motivi, il battesimo a volte ha avuto luogo senza una preparazione adeguata, che ha portato al sorgere del fenomeno della doppia fede [dvoeveriia: un misto di cristianesimo e paganesimo].

3. Gli esempi personali dei missionari dell'Altai - la loro costante manifestazione di fede e di amore - sono diventati uno degli aspetti più efficaci della loro predicazione.

4. L'impiego di conoscenze sulla mentalità, il modo di vita e le credenze religiose delle persone tra le quali essi predicavano era parte integrante della missione. Grazie a questa conoscenza, e il suo uso nella loro attività, i missionari sono stati in grado di trovare giuste, semplici soluzioni di varie difficoltà missionarie, così come hanno potuto sviluppare i principi e le modalità di missione più adatti per la conversione del popolo dell'Altai alla fede cristiana. Ciò ha anche permesso loro l'opportunità di utilizzare tali conoscenze per combattere i falsi insegnamenti e le profezie sorte nella regione dell'Altai nel ventesimo secolo. Con la comparsa di missionari indigeni, questo principio è diventato parte integrante della missione, e ha avuto un impatto positivo sulla conversione dei pagani.

5. Fornire la verità nella lingua madre del popolo era uno dei principi missionari più importanti ed efficaci. Inoltre, l'alfabetizzazione del popolo dell'Altai ha permesso loro di assorbire meglio le verità cristiane, come pure ha reso possibile ai popoli indigeni stessi di diffondere il cristianesimo, cosa che è diventata una pratica diffusa nella missione dell'Altai.

6. Grazie al riconoscimento dei missionari della libertà umana nello scegliere la propria fede e il loro rifiuto dei metodi coercitivi di battesimo praticati nei secoli XVII e XVIII, il popolo dell'Altai ha accettato ed è stato battezzato consapevolmente nella fede cristiana, producendo di regola veri cristiani. I missionari dell'Altai ha consapevolmente evitato di cercare "grandi risultati". La cosa più importante per loro era portare le persone alla fede, non il numero di persone che avevano battezzato.

7. Ciò nonostante, dopo quasi 90 anni di lavoro di successo, la missione dell'Altai si è conclusa. Le ragioni di questo non si trovano solo nella carenza continua di missionari e di mezzi materiali, ma anche nel fatto che ogni dipartita dai loro principi missionari, per quanto apparentemente leggera, ha portato a conseguenze negative. Per esempio: l'ignoranza della lingua da parte dei missionari, la pratica della diffusione dell'Ortodossia attraverso titoli nobiliari, l'adozione di pratiche in cui interessi pratici e mondani erano la causa del battesimo, e l'intolleranza per l'antica religione dei popoli indigeni e le misure proibitive contro i riti sciamanici. La crisi della missione e la sua conclusione è inoltre collegata con il fatto che i campi missionari e le scuole si sono trasformati in normali istituti parrocchiali, perdendo tutto ciò che era specifico della missione.

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