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  L'Ortodossia russa in Asia oggi

Intervista del diacono Georgij Maksimov

Dal sito Ortodossia in Cina

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Dal 18 al 23 dicembre 2009 ci sono stati i festeggiamenti dedicati al decimo anniversario della Chiesa ortodossa in Thailandia, presieduti dall’arcivescovo Iilarion (Alfeev) di Volokolamsk. I rettori di molte parrocchie del Patriarcato di Mosca in Asia sono venuti per questa festa, da Mongolia, Cina, Singapore e Indonesia. Sono stati tutti molto felici di questa opportunità di riunirsi insieme, condividere esperienze, discutere questioni pressanti, perché le loro parrocchie vivono in condizioni simili, e hanno sostanzialmente gli stessi problemi e le stesse sfide. Tale incontro è stato così utile che ci sono stati suggerimenti che le parrocchie asiatici formino in qualche momento del futuro, quanto meno, un decanato separato, per essere in grado di coordinare gli sforzi comuni per risolvere tutti i problemi che le riguardano.

Rivolgendosi ai presenti, l'arcivescovo Ilarion ha detto: "Il vostro servizio è di particolare importanza per la nostra Chiesa. Questo è veramente un ministero missionario e disinteressato, che si svolge in condizioni difficili - non solo climatiche, ma anche psicologiche e spirituali. Vivete in condizioni molto simili a quelle in cui vissero e servirono gli apostoli. Ciò impone su di voi una responsabilità particolare, ma allo stesso tempo richiede particolare forza interna. Non ogni sacerdote è in grado di sopportare le condizioni in cui vi trovate".

Sono riuscito a parlare con i partecipanti alla riunione. A ciascuno dei sacerdoti in servizio in queste parrocchie asiatiche, ho posto le stesse quattro domande. Le risposte forniscono un'impressione abbastanza buona della situazione della Chiesa ortodossa russa in Asia, in particolare la vita ortodossa e il ministero pastorale in questa regione, così come le prospettive della missione.

Vi prego di raccontarci la vostra parrocchia.

Archimandrita Oleg (Cherepanin), rappresentante della Chiesa ortodossa russa in Thailandia: la comunità ortodossa in Thailandia ha dieci anni. La prima parrocchia - dedicata a San Nicola - è stata aperta a Bangkok nel dicembre 1999. Ma dal momento che c’è ancora un certo numero di luoghi in cui vive una quantità apprezzabile di cristiani ortodossi e questi luoghi sono lontani dalla capitale, nel corso del tempo, è sorta la questione dell'apertura di altre parrocchie. Dopo Bangkok, dove è stato costruito il primo tempio, c’è stata la parrocchia nella città di Pattaya. Questo secondo tempio - dedicato a Tutti i Santi - è stato appena consacrato da sua Eminenza l'arcivescovo Iilarion. Inoltre vi è la parrocchia della Santissima Trinità, sull'isola di Phuket, dove la costruzione del tempio è appena iniziata, e la parrocchia dell'Ascensione sull'isola di Samui, dove finora hanno solo acquistato un terreno per la futura chiesa. Inoltre, è stato acquistato un luogo per costruire il primo cimitero ortodosso, perché i defunti vengono cremati in Thailandia, ma per i cristiani ortodossi che vivono qui su base continuativa, ovviamente, è importante essere in grado di essere sepolti in modo cristiano. Qui sarà costruita una piccola chiesa della Dormizione e, a Dio piacendo, forse, ci sarà un monastero e un centro educativo. Come potete vedere, ci sono molte parrocchie, ed è diventato già difficile gestirle da solo, quindi per me e per tutta la nostra comunità è stata una grande gioia l'ordinazione di un secondo sacerdote - padre Daniel Vanna - che ha avuto luogo in estate. Viene dalla Thailandia ed è stato il primo abitante del luogo che si è convertito all'Ortodossia dopo la fondazione della parrocchia. Ora ci sono già diverse decine di ortodossi provenienti dalla Thailandia, ma la maggior parte della congregazione è ancora costituita da parrocchiani di lingua russa. La nostra congregazione ha romeni, greci, serbi e bulgari. C'è un inglese, un francese. Cerchiamo di garantire che nessuno si senta estraneo. Pertanto le preghiere nel tempio sono in slavonico ecclesiastico, in romeno, in greco, in inglese e, sempre più spesso, in thailandese.

Arciprete Dionisij Pozdnjaev, rettore della parrocchia dei santi apostoli Pietro e Paolo a Hong Kong (Cina): Nella nostra parrocchia abbiamo la seguente situazione. Dal 1933 al 1970 a Hong Kong c’era stata la parrocchia della Chiesa russa all'estero, condotta fino alla sua morte da padre Dimitrij Uspenskij. Dopo la sua morte i parrocchiani della chiesa degli apostoli Pietro e Paolo si sono dispersi in diverse direzioni. Poiché a quel tempo la parrocchia non era una parrocchia missionaria, non c'erano fedeli cinesi, cosa che considero un grande svantaggio e un'omissione. La nostra comunità è stata fondata nel 2003, e ha cominciato a tenere funzioni regolari, e l'anno scorso la comunità ha acquisito lo status canonico di parrocchia. Ci sono poche decine di parrocchiani, circa la metà sono di lingua russa, il quindici per cento cinesi, e gli altri americani, francesi e tedeschi convertiti all'Ortodossia. Nel servizio si usa prevalentemente lo slavonico ecclesiastico e l’inglese, a volte si aggiunge il cinese.

Sacerdote Aleksej Trubach, rettore della parrocchia della Santissima Trinità a Ulan Bator (Mongolia): La nostra parrocchia è stata fondata nel XIX secolo, assieme al consolato russo. La chiesa fu consacrata nel 1872 e, purtroppo, fu chiusa nel 1921, dopo l'orribile uccisione dell'ultimo abate da parte del barone bianco Ungern von Sternberg. Dal 1927 il tempio fu utilizzato per vari bisogni domestici. Dal 1996, i sacerdoti cominciarono ad arrivare a Ulan Bator, e nel 1998 alla parrocchia sono stati dati in uso il terreno e l’edificio a due piani dell'ex missione commerciale della Russia in Mongolia, che era prima vacante. Questo luogo, per inciso, non è poi così lontano dal vecchio tempio, che è sopravvissuto: ora c'è un internet café, ma se si va dentro è facile riconoscere le caratteristiche del vecchio tempio. Inizialmente, abbiamo convertito una parte del piano superiore a noi dato per costruire la chiesa, dove ho iniziato il ministero, ma poi siamo riusciti a costruire a parte una grande chiesa ortodossa, la cui consacrazione ha avuto luogo nel 2009. E questa è la prima volta nella storia della Mongolia, perché anche la chiesa pre-rivoluzionaria era legata all'edificio del consolato, e l'ultimo abate, padre Feodor Permjakov, scrisse che tutta la comunità aveva voluto e raccolto fondi per la costruzione di una chiesa. Possiamo dire che abbiamo realizzato le aspirazioni dei numerosi cristiani ortodossi che hanno vissuto in Mongolia. Ora abbiamo circa 60 persone che frequentano il culto alla domenica e durante la Natività e la Pasqua ne abbiamo circa 300. La parrocchia è costituita principalmente da Russi, ma ci sono mongoli ortodossi, serbi, bulgari e americani. Naturalmente, la futura base per la parrocchia dovrebbe essere composta da residenti locali - i mongoli e i russi che sono nati qui. Cerchiamo di creare una comunità a cui tutti possano partecipare. Pertanto, tra le attività principali ci sono quelle missionarie. Abbiamo tradotto una gran parte del servizio in lingua mongola, in cui sono condotte alcune funzioni; la predica è fatta in due lingue. Si sono già convertiti all’Ortodossia 25 mongoli, molti dei quali vanno attivamente in chiesa e partecipano alla vita della parrocchia. Il coro è costituito interamente da residenti locali. Inoltre, facciamo pubblicazioni, stampiamo giornali, opuscoli, stiamo traducendo, e anche conducendo una scuola domenicale per bambini e adulti.

Sacerdote Aleksander Dondenko, chierico della parrocchia della Dormizione della Madre di Dio a Singapore: La parrocchia di Singapore è stata istituita due anni fa con la benedizione ddi sua Santità il patriarca Alessio da sua Grazia Sergij (Chashin), attuale vescovo di Solnechnogorsk. Attualmente i parrocchiani pregano in una chiesa domestica, che si trova nella sala di una casa privata. Alla domenica abbiamo da 60 a 80 persone. Attualmente la maggior parte dei nostri parrocchiani sono di lingua russa, ma abbiamo anche giapponesi, georgiani, americani, ucraini, bielorussi - è una parrocchia molto colorata. Siamo lieti che ci siano sempre più persone, la parrocchia sta lentamente crescendo. Abbiamo una scuola domenicale, ci prendiamo cura dei malati, perché tanti bambini che soffrono di cancro stanno arrivando a Singapore, e alcuni di loro sono in condizioni molto difficili. Ci stiamo muovendo lentamente verso il nostro sogno di costruire una chiesa e stiamo lavorando anche verso altri obiettivi.

Ieromonaco Ioasaph (Tandibilang), rettore della parrocchia di San Tommaso a Jakarta (Indonesia): Ora in Indonesia sto servendo tre parrocchie - a Jakarta, Surabaya e sull'isola di Bali, ma quest'ultima è solo all'inizio, e le prime due sono in condizioni molto gravi. Quasi tutti i nostri parrocchiani sono indonesiani, ci sono pochi russi. Il fatto è che non abbiamo chiese vere e proprie, e preghiamo in chiese domestiche. L’Indonesia non è molto accogliente verso questa modalità, perché assistere a raduni religiosi in casa è considerato un segno di settarismo; molti russi hanno paura di frequentare chiese domestiche, ma quando saremo in grado di costruire una chiesa, credo che vi parteciperanno, come fanno qui a Bangkok. Quando sono tornato dal seminario di Belgorod in Indonesia, ho pensato che avrei servito i russi, ma abbiamo imparato presto che è molto importante che la parrocchia abbia fedeli indonesiani. Molti russi infatti non vivono in Indonesia in modo permanente, e quando tornano a casa, la chiesa è privata dei parrocchiani. È quindi importante che la maggior parte dei parrocchiani sia costituita da gente del posto, perché saranno fedeli permanenti. La storia ci insegna anche questo. In precedenza a Jakarta c'era già una parrocchia della Chiesa ortodossa russa all'estero, ma non per molto, perché quando hanno avuto inizio condizioni politiche avverse, i parrocchiani russi si sono dispersi in altri paesi e la parrocchia è stata chiusa. Grazie a Dio, ora ogni domenica molti indonesiani vengono alle funzioni.

Quali sono le particolarità della vita spirituale dei cristiani ortodossi in Asia, e in particolare il ministero pastorale in un ambiente estraneo e in lingua straniera?

Parrocchia dedicata a Tutti i Santi a Pattaya

Archimandrita Oleg (Cherepanin) (Thailandia): Come sapete, in Thailandia dall’85 al 95% (a seconda delle diverse stime) della popolazione sono buddisti, dal 3 al 5% musulmani. Ci sono solo circa lo 0, 6% di cristiani di tutte le confessioni, nel numero totale di coloro che vivono in questo paese. Questo lascia certamente la sua impronta sulla vita della nostra congregazione, e sulle attività pastorali. Prima di tutto si pone la questione dell'identità religiosa, non nazionale, notate bene, ma certamente religiosa. Noi siamo la Chiesa ortodossa. Nelle comunità in tutto il paese non ci sono solo russi, ma anche ucraini, serbi, romeni, bulgari, greci, francesi, thailandesi. La Chiesa ortodossa è al di sopra delle nazionalità. In teoria, questo è capito da tutti, ma con la pratica, purtroppo, si dimostra il contrario. La divisione tra i cristiani, in generale, è una tragedia, una violazione del comandamento divino riguardo all'unità. La separazione in ambiente ortodosso difficilmente può essere definita altrimenti che un crimine contro l'Ortodossia. Meno male che i nostri parrocchiani lo capiscono. Non è un caso che le comunità ortodosse in Thailandia, pur essendo nella giurisdizione canonica del Santo Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’, sono unite nella Chiesa ortodossa in Thailandia, dove ogni cristiano ortodosso residente nel territorio del regno si sente a casa. Le funzioni si svolgono in slavonico, in romeno e in thai - in qualsiasi lingua ci venga richiesta. Oggi è generalmente riconosciuto: l'inizio e sviluppo della Chiesa ortodossa in Thailandia è un merito della Chiesa ortodossa russa.

Arciprete Dionisij Pozdnjaev (Hong Kong): Una caratteristica speciale è, a differenza dell'Europa, una grande vicinanza ai cristiani di altre confessioni, perché ci troviamo in ambiente pagano. Per i cinesi le controversie dogmatiche tra cattolici, protestanti e ortodossi sono incomprensibili, perché sono lontani dalla conoscenza dei fondamenti stessi del cristianesimo. Le controversie tra cattolici e protestanti hanno sempre ostacolato l'evangelizzazione in Cina. Questo può essere attribuito in misura minore all'Ortodossia, perché l'evangelizzazione ortodossa non è stata così intensa. Ognuno dei nostri conflitti e delle controversie ha un impatto molto negativo sull’attitudine verso il cristianesimo in quanto tale, inclusa l'Ortodossia. Pertanto, la predicazione della Chiesa ortodossa nei paesi asiatici ha bisogno di essere costruita su di un’apologetica positiva, non tanto con i confronti, ma piuttosto sulle cose che mancano nelle altre fedi, ma sono disponibili nell'Ortodossia. Spesso i cinesi si convertono dal Cattolicesimo e dal Protestantesimo all'Ortodossia, perché non hanno trovato una profondità sufficiente in quelle denominazioni, ma vedono ancora il soggiorno che hanno passato in loro come un primo passo verso Cristo. E questo deve essere preso in considerazione. Per quanto riguarda le caratteristiche specifiche di Hong Kong... La città è molto concentrata sul lavoro. Le persone sono occupate, hanno poco tempo, il ritmo della vita è molto difficile, ed essere cristiani ortodossi secondo le leggi canoniche richiede più sacrifici personali - questo si riferisce soprattutto alla regolare frequenza alle funzioni religiose. Per i cristiani della popolazione locale la difficoltà aggiuntiva è la mancanza del culto nella loro lingua madre, così la nostra parrocchia ha bisogno di un sacerdote di madrelingua. A Hong Kong c'è il dialetto cantonese (Guangdonghua) del cinese, e deve esserci una traduzione delle funzioni di culto in questo dialetto. Questo lavoro si sta facendo, ma ci mancano persone che abbiano abbastanza tempo, competenze e conoscenze per un lavoro del genere.

L’arcivescovo Ilarion officia nella parrocchia della santa Trinità sull'isola di Phuket

Sacerdote Aleksej Trubach (Mongolia): Naturalmente, il problema principale è come i cristiani appena convertiti possono essere ortodossi, rimanendo membri della società in cui sono cresciuti e di cui sono ancora parte. In Mongolia in particolare ci sono legami familiari e di parentela molto forti, e in questo è molto importante avere il riconoscimento dei parenti. Pertanto, la sfida principale per noi non è tanto la conversione degli individui, ma di intere famiglie. E ora abbiamo due famiglie - una già battezzata, l'altra che sta passando per il processo di catechesi e sta per essere ammessa al battesimo. Abbiamo bisogno di lavoro educativo non solo tra coloro che già vogliono convertirsi, ma anche tra i loro parenti, anche se a volte è una cosa difficile da fare. Questo impone una natura specifica delle attività pastorali, come pure la necessità di imparare la lingua locale e la cultura locale. Un sacerdote che serve in un paese deve comunicare molto con la popolazione locale, e non solo con gli ortodossi. Deve impegnarsi nel lavoro sociale, nel contatto con i mezzi di comunicazione, e fare molto di più, al fine di creare un buon campo di informazioni attorno alla parrocchia. Questo aiuta i convertiti a non sentirsi alienati dalla società circostante.

Sacerdote Aleksander Dondenko (Singapore): Naturalmente, l’ambiente circostante può avvicinarci a Dio, oppure portarci via da Dio. Dobbiamo pagare un tributo: a Singapore vi è una certa libertà di scelta, nessuno ti assale e nessuno ti impone la sua scelta - è vietato dalla legge. Pertanto, non si influenzano direttamente le persone, ma il movimento della società stessa verso ideali materiali non contribuisce a portare le persone più vicino a Dio. È un dato di fatto che in questa città frenetica ognuno deve lavorare, e le persone trovano molto difficile essere spesso presenti in chiesa. Naturalmente, il Signore manda conforto e dà grazia anche per visite rare, la gente lo sente, e la comunità a poco a poco cresce sempre più forte.

Condividete le vostre impressioni dell’incontro con la comunità ortodossa in Thailandia.

Arciprete Dionisij Pozdnjaev (Hong Kong): Nel complesso un’impressione molto positiva. Naturalmente, vi è ora un periodo molto difficile di lavoro, in cui si gettano le fondamenta e si crea un ambiente per il futuro servizio missionario. Padre Oleg è stato qui per molto tempo l'unico sacerdote, e che enorme forza ha dovuto dare al lavoro con i connazionali, alle questioni amministrative ed economiche, alla creazione di chiese e di comunità. Molto è stato fatto, e in futuro diventerà un trampolino di lancio per l’opera missionaria. È essenziale che sia presente un sacerdote thailandese, è importante che studenti provenienti dalla Thailandia e dal Laos stiano ora studiando in scuole religiose in Russia, ma questo è solo l'inizio. Le traduzioni sono particolarmente richieste. Qui qualcosa è tradotto in lingua thai, ma ne serve di più - i testi liturgici e catechetici, che dovrebbero essere a disposizione delle persone in lingua thai. E non resta che augurare successo, in cui io francamente credo, perché finora molto è stato fatto qui, superando anche le forze umane.

Sacerdote Aleksej Trubach (Mongolia): Certo, un’impressione molto buona. In effetti, qui si sente una connessione mistica, che esiste nella Chiesa ortodossa universale. Ci si chiede come spesso le idee e la loro esecuzione coincidano e, per molti versi ho sentito una somiglianza tra la nostra comunità mongola e la comunità ortodossa thai. Naturalmente, la comunità thai ha maggior successo nella predicazione dell'Ortodossia, ed esiste già un sacerdote della comunità locale, mentre noi stiamo solo preparando due ragazzi locali a entrare in seminario - a Dio piacendo, questo avverrà l'anno prossimo. Inoltre, c’è una coincidenza di nomi interessanti: qui al primo sacerdote thai nel battesimo è stato dato il nome di Daniele, e abbiamo un servitore d’altare, che speriamo di poter inviare al seminario, in modo che diventi il primo sacerdote mongolo, e anche lui è stato battezzato con il nome di Daniele. A quanto pare, questo non è un caso, perché Dio non segue piani casuali. E noi seguiremo le orme della parrocchia thai, e, si spera, porteremo questo mongolo ortodossa all’ordinazione e a un ulteriore servizio nella parrocchia.

Sacerdote Aleksander Dondenko (Singapore): Ho fatto la conoscenza con la parrocchia ortodossa in Thailandia due anni fa e sono stato molto contento di vedere come è colorata e varia la congregazione di qui, e come i suoi membri convivono in armonia, non solo i russi, ma anche i francesi e i thailandesi. È molto difficile il momento della conversione dei thai alla fede ortodossa. È un mistero di Dio, come il Signore volge i loro cuori a lui. Quindi è un lavoro missionario molto difficile, quello che è stato fatto qui da padre Oleg, e ora assieme a padre Daniel, con l'aiuto di Dio. Sono così felice di vedere una tale testimonianza, una bandiera della Chiesa di Dio in terra Thai.

Ieromonaco Ioasaph (Tandibilang) (Indonesia): Sono molto felice di essere qui, perché nella comunità ortodossa a Bangkok mi sento come in Russia. Molto è simile alla Russia. Naturalmente, dove vivono i russi, non hanno bisogno di cambiare nulla, ma solo di mantenere il buon modo di vita ortodosso, perché il popolo thai guarderà a loro e prenderà esempio. Mi piace che a Bangkok molti russi frequentino le funzioni, quindi spero che in seguito, se avremo a Jakarta la nostra chiesa, avremo anche più parrocchiani russi, come qui.

Qual è il futuro dell’Ortodossia in Asia?

Archimandrita Oleg (Cherepanin) (Thailandia): Dobbiamo lavorare indipendentemente dalle prospettive. Il futuro è nelle mani di Dio. Possiamo solo pregare Dio di far crescere i frutti che ora stiamo piantando. Non abbiamo altro mezzo per conquistare i cuori delle persone che aderiscono a fedi diverse, se non l'amore, l'amore che si è manifestato nella pienezza di Dio, che ha accettato la passione per la salvezza del genere umano. E per Dio nulla è impossibile.

Arciprete Dionisij Pozdnjaev (Hong Kong): Penso che ci sono tutte le possibilità che la Chiesa ortodossa si sviluppi, ma è necessario esercitare uno sforzo sufficiente da parte della Chiesa ortodossa.

Sacerdote Aleksej Trubach (Mongolia): Penso che, naturalmente, ci siano prospettive, e prospettive di grandi dimensioni. Come in Mongolia e in Thailandia e ci sono molte opportunità non utilizzate, ma con il tempo dovrebbero essere utilizzate. Le questioni principali che troviamo sulla nostra strada sono le stesse che c’erano nel XIX secolo - il problema del finanziamento della missione e il problema di ottenere personale missionario dalla Russia. Questi problemi sono aperte e richiedono soluzioni. Per quanto riguarda la conversione degli asiatici all'Ortodossia... abbiamo davanti ai nostri occhi un magnifico esempio in Indonesia. Qui, a Bangkok, ho incontrato padre Ioasaph, che ha creato una magnifica parrocchia in un ambiente non cristiano piuttosto complicato, con già più di 50 membri, e continuerà a svilupparla. E penso che il nostro incontro a Bangkok sia stato importante proprio per questa opportunità di imparare l'esperienza missionaria l’uno dell’altro. Le congregazione indonesiani incoraggiano l’ottimismo nel futuro sviluppo della Chiesa ortodossa in Asia. La loro esperienza è preziosa per tutti noi. Penso che forse non convertiremo le persone tanto velocemente quanto i protestanti, ma questo processo, che è già in corso, continuerà.

Ieromonaco Ioasaph (Tandibilang) (Indonesia): Trovo difficile parlare per tutta l'Asia, ma credo che l'Ortodossia sia una grazia per l'Indonesia. Vedo che in altre confessioni cristiane non c'è molto cambiamento nella vita di una persona per amore di Dio. Ma quando le persone diventano ortodosse, cambiano per il meglio, ed è evidente a tutti. Pertanto, è difficile non dire che gli ortodossi sono persone diverse, perché tutti noi non guardiamo tanto chi dice qualcosa, ma piuttosto chi conduce una vita diversa. E la gente dice: perché adottare una religione, se questa non cambia la vita di una persona? E ringraziamo Dio che la Chiesa ortodossa dà alla persona il potere di cambiare, e questa è la benedizione di Dio per l'Indonesia.

Sacerdote Aleksander Dondenko (Singapore): Io credo che ci siano enormi opportunità di sviluppo, ma molto dipende dalle persone - sia dal pastore che dai parrocchiani. Quando preghiamo, quando prepariamo i nostri cuori ad accogliere la grazia di Dio, allora Dio concede questo sviluppo. Naturalmente, nonostante la nostra indegnità, il Signore ci dà molto. Dobbiamo affrontare molto responsabilmente questo compito che ci è stato affidato, e i cristiani ortodossi devono rendersi conto che sono missionari. Non solo il sacerdote è missionario, ma ogni cristiano ortodosso, e se ne è a conoscenza e vive secondo i comandamenti e diventa uno strumento della grazia di Dio, questo diventerà la miglior predica per i nostri vicini di lingua straniera, che non comprendendo la lingua e non conoscendo le funzioni, giudicano la nostra fede osservando la nostra vita. Se vedono dalle nostre azioni che Dio esiste, allora questo li aiuterà a convertirsi all'ortodossia. Ora i nativi stanno convertendosi uno a uno, ma non appena saremo in grado di trovare la via al loro cuore, si potranno convertire in massa, come sappiamo dall’esempio del Giappone, dove ha operato san Nicola (Kassatkin). Ma, naturalmente, per questo è necessario un atto eroico.

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