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  La Chiesa ortodossa e i non calcedoniani – Parte II: La deificazione – Matteo il Povero e papa Shenuda

Igumeno Gregory (Zaiens)

Pravoslavie.ru , 19 giugno 2017

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Parte I

C'è ancora una questione da considerare che è fondamentale per il concetto ortodosso della salvezza, e cioè la deificazione. Riferirò ciò che ho imparato da un prete ortodosso che è professore universitario. Questo padre conosce bene l'arabo e ha studiato le posizioni calcedoniane e non calcedoniane.

I copti sono attualmente divisi sulla deificazione. Da un lato, c'è padre Matta El Meskin ("Matteo il Povero", 1919-2006), il defunto padre spirituale del monastero di san Macario a Scete, che ha insegnato profondamente la deificazione (e che la comunione è al Cristo intero, alla divinità e all'umanità). Dall'altro lato, c'è papa Shenouda (1923-2012, papa dal 1971 al 2012) che negava la deificazione, la chiamava eresia e negava anche che i Padri della Chiesa abbiano mai insegnato una tale dottrina (negava anche che nella comunione partecipiamo al Cristo intero, e sosteneva invece che partecipiamo solo alla sua umanità)! La controversia tra papa Shenouda e padre Matteo è stata molto pubblica.

Da quello che capisco, Le prospettive di padre Matteo sono oggi molto popolari tra molti monaci, chierici e laici istruiti copti, mentre altri seguono il punto di vista di papa Shenouda. L'attuale Papa Thawadros non ha davvero preso una posizione in questa controversia e non è stata adottata alcuna decisione conciliare sul tema.

Per le loro posizioni sulla deificazione e sulle questioni correlate, papa Shenouda e padre Matteo si rifacevano a fonti divergenti. Papa Shenouda si rifaceva alla tradizione copta medievale, in arabo, che aveva in gran parte soppresso la deificazione. Padre Matteo si rifaceva direttamente alle fonti patristiche greche disponibili nelle traduzioni in lingue europee e sugli studi patristici moderni, in cui la deificazione è naturalmente prominente.

Questa è certamente una differenza significativa tra i copti (almeno quelli che seguono papa Shenouda) da un lato e noi, ortodossi calcedoniani, dall'altro. Ci sono anche altre differenze. Per esempio, una delle conseguenze del "monofisismo" (o, per usare il termine più "politicamente corretto", il "miafisismo") è che i cristiani anti-calcedoniani (come i copti) credono anche in una sola volontà in Cristo (ciò che noi chiamiamo "monotelismo"), una visione respinta da san Massimo il Confessore e dal sesto Concilio ecumenico.

padre Matteo il Povero

Queste questioni sollevate dal sacerdote e professore universitario dovrebbero essere considerate seriamente dalla nostra Chiesa ortodossa.

Vorrei aggiungere qualcosa su padre Matteo il Povero, dal momento che ha acquisito una certa reputazione nel mondo inglese. È stato un celebre mentore di monaci e ha scritto un libro sulla preghiera che è stato tradotto in inglese e pubblicato nel 2003 dal Seminario Ortodosso di St Vladimir: Orthodox Prayer Life: The Interior Way. John Watson, nel suo articolo, "Abouna Matta El Meskeen Contemporary Desert Mystic ", parla del successo di questo libro. "In arabo è stato certamente un testo chiave per la spiritualità monastica copta ... Forse non è troppo da dire che il suo libro sulla preghiera ortodossa ha definito la vita di preghiera di migliaia di lettori di lingua inglese all'inizio di questo secolo". Watson continua a parlarci del fondamento di Orthodox Prayer Life: The interior Way:

La fonte primaria di Orthodox Prayer Life: The Interior Way è stata un dattiloscritto in lingua inglese. Abuna Matta aveva impacchettato nella sua borsa il modesto manoscritto di sole 122 pagine, dattiloscritte a spazio doppio. Non aprì il documento inglese perché aveva fretta di intraprendere la vita eremitica, iniziata per lui nel 1948:

"Quando ho finalmente aperto il manoscritto del pellegrino inglese e ho trovato che conteneva parole sulla preghiera, il mio cuore ha fatto un salto di gioia. Un'ondata di felicità e di esaltazione mi ha sopraffatto. Come aveva fatto Dio a portarmi questo tesoro in mano?"

Il testo dattiloscritto era la creazione di un pellegrino inglese che aveva visitato Gerusalemme. Per il resto della sua vita, abuna Matta ha riconosciuto l'influenza dello scrittore di lingua inglese e il valore centrale del piccolo libretto che aveva ricevuto molto tempo fa.

L'autore del testo era l'archimandrita Lazarus Moore. Ancora una volta Watson continua a parlare delle fonti supplementari del libro di padre Matteo il Povero:

Per i successivi cinquant'anni anni abuna Matta El Meskin ha vissuto con un testo molto amato, tradotto e dattiloscritto dall'archimandrita Lazarus Moore. Ma in ogni decennio della sua vita monastica e ascetica, il padre copto del deserto occidentale ha ampliato le fonti primarie russe in un commento importante sulla spiritualità ortodossa classica. Padre Matteo aveva accuratamente classificato e modificato spiritualmente una straordinaria serie di testi ispirati, a partire dal primo cristianesimo mediorientale fino alla Russia ortodossa ottocentesca.

Spero che il punto che sto cercando di sottolineare sia chiaro: l'influenza degli insegnamenti della Chiesa ortodossa sul monaco copto, Matteo il Povero. È impossibile aver fatto uno studio così approfondito della tradizione ascetica ortodossa come egli dimostrava e non essere introdotto al concetto ortodosso di deificazione. Abuna Matta El Meskin è stato "un principale", se non "il principale", propagatore della deificazione tra i cristiani copti e, come è stato detto in precedenza, il suo conflitto con papa Shenuda su questa questione è stato abbastanza pubblico. E sembra chiaro che per aderire al concetto di deificazione doveva venire alla Chiesa ortodossa.

Cosa possiamo dunque concludere? Sebbene dalla prospettiva ortodossa ci siano gravi difetti da parte dei cristiani copti, in particolare in riferimento alla cristologia e alla soteriologia, si sono avvicinati a noi. Ma il loro avvicinarsi a noi è stato un risultato di quello che hanno appreso dalla Chiesa ortodossa – non hanno teologizzato da soli. Perciò, è giusto dire che "abbiamo sempre creduto la stessa cosa" o che "sono già ortodossi?"

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