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  Naufragio o salvezza sui fiumi di Babilonia?

dal blog del sito Orthodox England

19 febbraio 2015

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Introduzione: naufragio

Ogni volta che dei gruppi hanno lasciato la Chiesa per la politica, vale a dire, per motivi secolari, hanno invertito i valori della Chiesa e così si sono ritrovati naufraghi. Così, i valori fondanti dell'impero cristiano, tanto tempo fa definiti come "Ortodossia, sovranità (volutamente fraintesa dai secolaristi come autocrazia) e popolo", sono tutti derivati ​​dalla nostra  fede cristiana ortodossa trinitaria. 'Ortodossia' si riferisce alla nostra fede cristiana nel Padre d'amore, 'sovranità' si riferisce alla incarnazione del Figlio nel mondo, ma in modo sovrano e libero dal mondo, e 'popolo' si riferisce alla santificazione dei popoli per opera del santo Spirito.

Possiamo vedere l'inversione di questi principi nei valori dei rinnovazionisti e dei modernisti ai margini della Chiesa ortodossa, come quelli intorno all'Arcidiocesi di Rue Daru a Parigi. Là deformano i valori di 'Ortodossia, sovranità e popolo' nei loro contrari, 'anti-ortodossia, laicità e russofobia'. Dopo aver respinto la fede nel Padre a favore della fede nell'umanità caduta, la fede nell'incarnazione del Figlio nell'Impero cristiano a favore della fede nella laicità dei deliri privati ​​disincarnati, e la fede nello Spirito Santo a favore della fede negli intellettuali, l'Ortodossia si riduce a un mero umanesimo razionalista.

Anti-Ortodossia

L'anti-Ortodossia è espressa dal modernismo liturgico a imitazione dell'eterodossia. Ciò include l'uso del calendario cattolico (il cosiddetto 'nuovo' calendario), la celebrazione di liturgie serali e la deliberata mancanza di iconostasi ('per essere più simili ai cattolici'), la conoscenza difettosa e l'ignoranza di come celebrare le funzioni, a volte anche la Liturgia eucaristica) e la sostituzione della conoscenza del Tipicon con sigle e fantasie, come la Proscomidia condotta al centro della chiesa o l'interruzione della Liturgia per esclamare in modo 'carismatico' i nomi di tutti quelli per cui si prega.

L'anti-Ortodossia comprende una mancanza di cultura musicale, un cattivo comportamento in chiesa (sedersi sul pavimento, bambini che corrono senza disciplina), l'uso del russo colloquiale anziché dello slavonico ecclesiastico nella Liturgia, la scomparsa della confessione e la comunione obbligatoria per tutti, compresi gli omosessuali praticanti e i non-ortodossi. Questa non solo non è la tradizione russa, e non è certo la tradizione greca del patriarcato di Costantinopoli, di fatto non è la Tradizione e basta. Per liturgisti come il defunto arcivescovo George (Wagner) dell'arcidiocesi di Parigi ('Rue Daru') e per altri come lui è, questa era solo ignoranza.

Laicismo

L'arcivescovo Georg (Wagner) era solito lamentarsi con me che il problema di Rue Daru era che era stata fondata da persone che avevano voluto la Rivoluzione. In altre parole, tra di loro la politica di sinistra (liberalismo e massoneria) aveva sostituito la vita ecclesiale. Infatti, tutto il loro approccio alla vita della Chiesa era segnato dalla politicizzazione. Il loro movimento era stato, dopo tutto, parte di una fondazione politica prima della rivoluzione russa, e che aveva creato quella rivoluzione. Nel loro movimento i valori del Regno dei Cieli sono sostituiti dalle mode eterodosse e dalla dipendenza dalla laicità nella sua forma liberale occidentale, fondamentalmente atea.

Lo possiamo vedere questo nei recenti omicidi di Charlie Hebdo e di Copenaghen. Questi hanno scatenato manifestazioni di massa, ma gli omicidi di 21 cristiani copti in Libia, come quelli di migliaia di cristiani in Iraq, Siria e Ucraina, sono stati respinti dai media occidentali pieni di propaganda, e così acutamente seguiti da questi laicisti. A Parigi i laicisti, compresi quelli 'ortodossi' tra di loro, hanno adottato lo slogan 'Je suis Charlie' e quelli che hanno respinto questo slogan in favore di 'Je ne suis pas Charlie', perché sostenerlo avrebbe voluto dire che sostenevano la bestemmia, sono stati respinti come terroristi e le loro vite sono stati minacciate dagli atei.

Russofobia

Nei giorni del regime ateo in Unione Sovietica, tutti erano d'accordo che l'ideologia dei materialisti che avevano usurpato il potere legittimo era un'ideologia aberrante, perché perseguitavano la Chiesa. Tuttavia, c'era chi si opponeva per motivi puramente politici. Erano coloro che avevano usurpato l'autorità, poi avevano perso il potere che era stato loro sequestrato dai banditi bolscevichi ed erano stati mandati in esilio a Parigi. A loro non importava molto della persecuzione della Chiesa, del martirio dello tsar e del clero, ma solo i "diritti umani" e la persecuzione delle minoranze, liberali, massoni, uniati, eretici, intellettuali ebrei, ecc.

In quei giorni detestavano la Chiesa in Russia, perché i vescovi mentivano, mentre erano tenuti in ostaggio dal regime. Avrebbero invece dovuto mostrare solidarietà con la Chiesa in Russia, inclusi i vescovi in ​​cattività. Oggi giustificano il loro continuo isolamento e il rifiuto della Chiesa attraverso la loro russofobia. Dicono: 'Non possiamo tornare alla Chiesa russa, perché non è ancora libera, ma è tenuta in soggezione feudale da Putin'. L'assurdità e la pura ignoranza di tali argomenti è evidente al resto del mondo, ma non ai politicizzati, che sono parte integrante del movimento anti-russo e dell'establishment occidentale anti-ortodosso.

Sui fiumi di Babilonia

La cosa più triste dell'arcidiocesi di Parigi, o 'Rue Daru', è che quei vescovi che l'hanno fondata e condotta per decenni, i metropoliti Evlogij e Vladimir, l'arcivescovo Georgij (Tarasov), vescovi Mefodij (Kulmann), Aleksandr (Tian-Shanskij) e Roman ( Zolotov), ​​erano perfettamente convinti che il loro attaccamento giurisdizionale al patriarcato di Costantinopoli era solo un accordo temporaneo che sarebbe durato solo fino a quando la Chiesa in Russia non fosse libera. Sarebbero rimasti inorriditi a vedere dove i propri estremisti hanno voluto portare l'arcidiocesi negli ultimi decenni. Un gruppo che ha perso la sua strada ora è rimasto solo con la propria auto-giustificazione.

Si sono seduti in esilio 'sui fiumi di Babilonia', sulle rive della Senna, e lì hanno pianto. L'emotivo metropolita Evlogij non ha potuto aspettare e, nel 1945, si è riunito alla Chiesa russa – troppo presto, perché la persecuzione non era ancora finita. Sono stati tentati di fare lo stesso anche il vescovo Mefodij, il protopresbitero Aleksej Knjazev, l'arciprete Igor Vernik e molti altri, stanchi dell'isolamento. Non c'è dubbio che se qualcuno di loro fosse vivo oggi, si sarebbe ricongiunto alla Chiesa russa negli ultimi quindici anni, come avrebbe voluto fare anche l'arcivescovo Sergij (Konovalov). Tuttavia, ci sono sempre state forze che hanno impedito l'inevitabile ritorno.

Il passato

Conosco Rue Daru dal 1979. La prima cosa che mi ha colpito è quanto sia stata isolata e insulare, a differenza di qualsiasi altra cosa nel mondo ortodosso, che conoscevo già abbastanza bene. Eppure c'erano persone in Rue Daru che si consideravano al centro, mentre in realtà erano ai margini. L'intellettualismo parigino era il loro ethos e la loro perdita di contatto con la realtà li faceva dimorare nelle fantasie. L'arcivescovo Georg (Wagner) era solito farmi l'osservazione che un giorno a Rue Daru gli elenchi dei nomi di coloro per cui si prega conterranno non solo titoli come 'malato', ma anche 'intellettuale' (intelligent, in russo).

Una scialuppa di salvataggio è stata offerta all'arcivescovo Sergij di Rue Daru dal patriarca Alessio II nel 2003. Non per colpa sua e dopo la sua morte prematura, è stata respinta. Mi è sembrato sin da allora che l'arcidiocesi di Parigi abbia scelto un percorso suicida di deriva e di naufragio. Con la cattedrale di Rue Daru appartenente alla città di Parigi, la maggior parte dei suoi membri attivi provenienti dall'ex Unione Sovietica, con convertiti non integrati e politicizzati (anche se molti di loro in seguito riescono a capirlo) manipolati dai discendenti di emigrati liberali che non hanno mai conosciuto la Tradizione, ma solo fantasie deliranti, sembra avere poco futuro, essendo diventata marginale.

Il presente

Oggi, la chiesa di San Sergio e il suo Istituto una volta prestigiosi sono in crisi, con la maggior parte degli studenti in trasferimento al nuovo seminario della Chiesa ortodossa russa. Una nuova cattedrale con centro diocesano, già benedetta dal vescovo Nestor della Chiesa ortodossa russa e dall'arcivescovo Job di Rue Daru, sta per essere costruita. Oggi solo gli ottantenni e i novantenni, che vivono nel passato, continuano a credere che Rue Daru, ora molto piccola e piuttosto irrilevante, possa essere la base per una nuova Chiesa locale in Europa occidentale. Questa è parte della loro fantasia delirante che Costantinopoli un giorno concederà a Rue Daru l'autocefalia e creerà una 'Chiesa ortodossa europea occidentale'.

Costantinopoli non lo avrebbe mai fatto, e non concederà loro questa fantasia. Finalmente il vescovo in carica, l'arcivescovo Job, sta facendo esattamente quello che l'arcivescovo Georg (Wagner) ci aveva promesso di fare nel 1981, ma poi ci deluse e fece il contrario per debolezza. Sono stati persi 33 anni. Nel corso dei decenni così tanti sono stati scacciati dall'ideologia intollerante dei liberali e modernisti, che sono rimasti solo pochi fedeli. Finalmente oggi, gli individui problematici che hanno causato tante enormi difficoltà in passato e hanno costretto ortodossi seri ad andarsene, sono stati rimossi. E alcuni seri sacerdoti sono venuti dalla Russia.

Lo sforzo

Come già ho scritto, dobbiamo tutti intensificare le nostre preghiere per l'arcivescovo Job. Il nome da lui portato rimanda a molte sofferenze. Riuscirà a rettificare gli errori e le debolezze degli ultimi cinquant'anni? Il rinnovazionismo, un'Ortodossia da Vaticano II in stile luterano finlandese, è ciò che vogliono gli estremisti. In oltre 50 anni sono gradualmente saliti al potere, rendendo la vita degli arcivescovi miserabile, cacciando fuori in modo intollerante gli ortodossi, rendendo Rue Daru sempre più settaria e marginale. Invece di essere inclusiva, la loro intolleranza ha costretto molti ad andare via. Perché non si uniscono semplicemente agli uniati? Questo almeno sarebbe onesto da parte loro.

Le attuali azioni disciplinari dell'arcivescovo Job e il suo coraggioso tentativo di ripristinare nell'isolata giurisdizione di Rue Daru le norme ortodosse canoniche, dopo un decennio di deriva disastrosa, vanno accolte con favore. Come mi ha detto l'anno scorso un sacerdote anziano dell'arcidiocesi di Parigi in Inghilterra, la prima cosa che l'arcivescovo Job deve fare solo in Inghilterra è deporre tre membri del clero. Forse anche in Francia. Dobbiamo pregare per l'arcivescovo Job. Riuscirà a guidare la nave della Chiesa lontano dalle rocce degli irrilevanti meandri rinnovazionisti del passato, verso un futuro di contributo alla testimonianza di un'autentica Ortodossia in Europa occidentale?

Il futuro

Gli elementi più ecclesiali dell'emigrazione russa hanno capito la propria missione provvidenziale e il proprio futuro – testimoniare l'autentica russa nelle lingue occidentali. Così san Giovanni di Shanghai ha parlato della missione russa di testimonianza al resto del mondo. Anche i metropoliti Antonij e Anastasij, come l'arcivescovo Serafim di Chicago e molti altri, sapevano che Dio ci ha mandati a convertire il mondo. Così, in Europa occidentale il grande compito della Chiesa ortodossa russa è quello di diventare una metropolia autonoma, la fondazione di una futura Chiesa ortodossa europea occidentale sotto la guida amorevole del nostro patriarca a Mosca.

Auguriamo all'arcivescovo Job ogni bene nella sua lunga e difficile lotta per tentare almeno il ripristino di tutti Rue Daru alle norme canoniche e alle tradizioni della Tradizione ortodossa russa, che sostiene di rappresentare, ma che in gran parte, chiaramente, non rappresenta. Ha un'età abbastanza giovane per cercare di invertire la marginalizzazione di Rue Daru, che è andata avanti per troppo tempo, e così restituirla alla corrente principale della Chiesa ortodossa. Dopo un decennio di deriva disastrosa e di numeri sempre più piccoli, solo le sue azioni possono prepararla a reintegrarsi nella Chiesa russa e di avere almeno una parte modesta nel grande compito di testimoniare l'autentica Ortodossia russa.

Conclusione: salvezza

La Chiesa russa riunita in Europa occidentale va rafforzandosi. Ha molti monumenti storici, grandi chiese e un gran numero di ortodossi. In Europa occidentale le due diocesi tedesche della Chiesa ortodossa russa da sole sono almeno due volte più grandi di tutto il gruppo di Rue Daru, costruito su piccole comunità che si riuniscono in sale private o affittate, di solito gruppi di meno di venti persone. Tutta la giurisdizione conta solo poche migliaia di membri, la maggior parte dei quaoli se ne andrebbe domani, se le Chiese per le quali sentono effettivamente fedeltà, soprattutto quella russa e quella romena, fossero in grado di prendersi cura di loro.

Nel 1980 mi sono sposato nella chiesa di San Nicola a Boulogne Billancourt a Parigi. Tra gli ospiti c'era l'arcivescovo Georgij Tarasov, a cui eravamo legati. Penso spesso a lui, futuro arcivescovo, quando era ancora un pilota che volava sul fronte occidentale cento anni fa. Per cosa stava lottando? Per la Russia e la sua Chiesa; non per il progetto dei rinnovatori iconoclasti di oggi. La sua vita da arcivescovo a Parigi fu sera un tormento: fu pubblicamente insultato e calunniato dalla Fraternità, e viveva in povertà. Le sue umili lacrime 'sui fiumi di Babilonia' potranno aiutare a deviare Rue Daru dal naufragio alla salvezza? Preghiamo che possa essere così.

Arciprete Andrew Phillips,

Colchester, Inghilterra

4/17 febbraio 2015

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