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  Lo scisma tra Patriarcato di Mosca e Patriarcato Ecumenico: non è una sorpresa; è una gran cosa

del vescovo Ireneos (Placek)

dal blog Pillar and Ground of the Truth

17 ottobre 2018

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* * *

NB. Riportiamo il seguente articolo del vescovo Ireneos (Placek, nella foto) del Sinodo dei Vecchi Calendaristi greci di Avlona, perché ci sembra offrire un'utile e interessante prospettiva di valutazione della crisi ucraina, ma non condividiamo in tutto la sua linea. Di fatto, nonostante l’autore si sforzi di tracciare un parallelo tra la resistenza dei Vecchi Calendaristi greci degli anni '20 e quella della Chiesa ortodossa russa di oggi ad azioni illegali del Patriarcato Ecumenico, ci preme ricordare che la Chiesa Ortodossa Russa, a differenza dei Vecchi Calendaristi, non avvia una politica di 'contro-chiese' unite solo a se stesse nel territorio delle Chiese sorelle o in giro per il mondo.

* * *

Che cosa dobbiamo capire di questo recente sviluppo nell'Ortodossia mondiale che, dopo aver sobbollito per qualche tempo, è esploso questa settimana quando il sinodo del Patriarcato Ecumenico ha deciso, agendo come tribunale di ultima istanza, di re-installare (25+ anni post hoc) il vescovo deposto Filaret Denisenko, insieme ad altri pretendenti a sinodi ucraini autogestiti, nonché il loro clero, e dichiararli canonici, consentendo così la loro partecipazione in un futuro concilio ucraino per ricevere un Tomos di autocefalia? Questa è una domanda davvero lunga che riassume a malapena il profilo approssimativo della disputa che ha portato il Patriarcato di Mosca, in risposta, a interrompere tutti i rapporti ecclesiastici con il patriarca Ecumenico, notando che si era unito allo scisma – il che è un modo passivo di dire che è divenuto uno scismatico. [1]

Da un lato, come membri dei sinodi dei vecchi calendaristi (Veri Cristiani Ortodossi, o VCO), possiamo dire che questo non ha alcun effetto su di noi, in quanto abbiamo riconosciuto i modi sbagliati e le pretese papali del patriarca ecumenico già nel 1924 e abbiamo tagliato i legami con lui e con i suoi sostenitori. Come rappresentanti di una minoranza, una posizione molto diversa da quella di Mosca, abbiamo pagato un pesante prezzo in persecuzioni, oppressioni ufficiali e condanne provenienti dalla maggior parte dei corpi ortodossi, eccetto la ROCOR. Abbiamo combattuto il Patriarcato Ecumenico per quasi un secolo e oltre a notare "ve l'avevamo detto" – questa decisione attuale non altera minimamente la nostra pratica quotidiana della fede.

D'altra parte, le azioni di Mosca danno sicuramente nuova validità al corso di resistenza che i VCO hanno intrapreso negli ultimi 95 anni. Come ho notato in un gruppo di discussione con un membro della ROCOR, "Noi ci siamo separati dal Patriarcato Ecumenico e dal loro sinodo greco a causa di azioni non conciliari da parte del Patriarcato Ecumenico che sono state adottate dal sinodo greco. È molto diverso da quello che è appena successo?" Perché in realtà non lo è. È solo più grande, su una scala più ampia e molto più significativa agli occhi del mondo, a causa delle sottigliezze politiche che vi sono collegate.

Se avessi una terza mano, la userei per indicare che molti degli argomenti usati contro di noi dai membri dell'Ortodossia mondiale assumono improvvisamente una luce completamente nuova. "Se non siete in comunione con il Patriarcato Ecumenico, non siete ortodossi" non è più un argomento che qualsiasi slavofilo possa affermare. Allo stesso modo la finta empatia unita a una controreplica che semplicemente ci non si può separare dal Patriarcato Ecumenico su questioni non dogmatiche [2] è ormai impossibile per coloro che si schierano dalla parte della Russia.

Ma diamo un'occhiata a questo tema a partire da una prospettiva diversa. Oggi ci sono molte persone che soffrono. Devoti uomini e donne che hanno frequentato parrocchie affiliate ai russi o al Patriarcato Ecumenico sono andati a dormire la scorsa notte in un mondo decisamente diverso da quello in cui si erano svegliati. Per inciso, ho sentito alcuni ortodossi occidentali affermare che "questo non fa differenza per noi perché possiamo continuare a comunicarci ovunque vogliamo, indipendentemente da ciò che dicono i vescovi". Questo è protestantesimo, e se ci credete, dovreste smettere di fare la comunione finché non avrete accettato l'ecclesiologia della Chiesa ortodossa e vi sarete pentiti della vostra ribellione. Ai greci viene detto che sono scismatici. Ai russi viene detto che non possono più condividere il calice eucaristico con i loro amici e vicini di casa. Le concelebrazioni e presumibilmente gli accordi sul prestito dei chierici sono cessati. Se si attengono a un'ecclesiologia ortodossa, i loro mondi sono oggi profondamente diversi.

A beneficio di queste persone, preghiamo per la pace per loro e per la pace per il mondo intero. Non sono stati loro a chiedere di finire nel bel mezzo di questa disputa. Non sono stati loro a chiedere di dover scegliere tra amici e famiglia. Mettiamo da parte gli argomenti teologici, canonici ed ecclesiologici e preghiamo per queste persone che sono turbate.

Ma diciamo anche questo, brevemente e senza senso di trionfalismo. I VCO comprendono i gravi errori presenti del patriarca ecumenico. Noi condanniamo le sue aspirazioni papali e il suo processo decisionale non conciliare. La sua intrusione in Ucraina non è una deviazione dal suo corso precedente. È una progressione naturale di un primate che è tanto attratto dal potere e dalla gloria mondana quanto il suo "fratello" a Roma.

Non diamo neppure tregua agli entusiasti ingenui che definiscono questo evento dicendo che "non è una gran cosa", persone come il prete-celebrità di Ancient Faith Radio, padre Andrew Stephen Damick, che sostiene che "le interruzioni della comunione sono in realtà abbastanza frequenti e anche normali, nonostante siano sempre sfortunate". Altri fanno allegramente irruzione citando la dolorosa rottura della comunione tra Antiochia e Gerusalemme. Ma questo non è un contrasto tra due uomini su questioni di potere, come vediamo con Antiochia e Gerusalemme. Qui si tratta di niente meno che di ecclesiologia: come comprendiamo la struttura della Chiesa e le prerogative del primo fra uguali (che ha audacemente aggregato a se stesso una posizione ufficiale che lo vede come primo senza uguali). [3] Questa è una battaglia fondata su molte delle stesse preoccupazioni che rispecchiano la divisione dell'Oriente e dell'Occidente che noi ora datiamo al 1054. E prendiamo pure nota delle argomentazioni in malafede di quelli che dicono che questo non è uno scisma completo, a causa della comunione condivisa con altre Chiese locali. Lo stesso si potrebbe dire del Grande Scisma attorno al 1055. E sebbene possa non essere stato cementato fino a un paio di secoli dopo, la data che attribuiamo allo scisma è il 1054, e l'atto è l'emissione della bolla papale di scomunica. Questa non è una piccola cosa; è un enorme sconvolgimento. La prima per potenza, dimensioni e ricchezza, la sede che si è sempre immaginata la Terza Roma, ha direttamente sfidato e ripudiato la Seconda Roma, l'anziano e malato capobranco, ormai pronto per essere soppiantato. Per quelli che dicono che Mosca non ha dichiarato scismatico il Patriarcato Ecumenico, il metropolita Ilarion afferma inequivocabilmente "il fatto che il Patriarcato di Costantinopoli abbia riconosciuto una struttura scismatica significa per noi che la stessa Costantinopoli è ora in scisma". [4] Questa è una gran cosa, e non è qualcosa che può sparire rapidamente senza che una delle due parti capitoli. Né Costantinopoli né Mosca sono rimaste sorprese di trovarsi esattamente dove sono oggi. Le decisioni di ciascuna parte sono state calcolate per arrivare esattamente là dove sono. Ritornare sui propri passi semplicemente non è un risultato probabile qui.

Non c'è dubbio che molti nell'Ortodossia mondiale siano scandalizzati dall'azione del patriarca ecumenico. A voi estendiamo la nostra solidarietà. Ora avete sperimentato personalmente le stesse azioni contro le quali noi abbiamo combattuto per oltre 90 anni. La maschera è stata rimossa e le vere motivazioni del Patriarcato Ecumenico sono state messe a nudo, proprio come hanno sperimentato i nostri antenati della fede vissuti durante il periodo in cui sono stati trascinati fuori dalle loro chiese, rasati a forza e imprigionati perché non volevano accettare l'imposizione non canonica del calendario del papa. Per coloro che sono fuori dall'Ortodossia, tutto ciò deve sembrare una tempesta in un bicchier d'acqua: calendari, anatemi sollevati, reintegrazione di un vescovo, fondazione di una chiesa. In che modo queste cose sono meritevoli di una separazione? Ma per gli ortodossi non si tratta delle debolezze di un uomo anziano. Si tratta nientemeno di come comprendiamo la Chiesa, il corpo di Cristo e i vescovi incaricati di governarla. La sinodalità e la conciliarità sono segni distintivi della Chiesa, non invenzioni moderne. La spaccatura tra Patriarcato Ecumenico e Patriarcato di Mosca riguarda l'ecclesiologia, una delle stesse preoccupazioni espresse dagli zeloti athoniti che avevano difeso il vecchio calendario negli anni '20! Nessuno era in cerca di divisioni, ma questa è la situazione che abbiamo. Da parte nostra, continueremo a vivere la nostra fede apostolica, osservando le dottrine dei Padri e pregando per il giorno in cui Cristo guarirà tutte le ferite e la sua Chiesa Una sarà trionfante.

Note

[1] Dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa in relazione all'invasione del Patriarcato di Costantinopoli sul territorio canonico della Chiesa russa:

http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=32&id=6746

[2] Io non sarei disposto ad ammettere che la separazione dei vecchi calendaristi non sia basata su questioni dogmatiche.

[3] Si veda il testo Primus Sine Paribus

[4] http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=32&id=6758

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