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  Il Concilio pan-ortodosso non dovrebbe assomigliare a un Congresso del Partito Comunista

del sacerdote Filipp Il'jashenko

Pravmir

15 giugno 2016

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Il sacerdote Filipp Il'jashenko, che ha un dottorato in storia ed è vicepreside della Facoltà di storia dell'Università ortodossa San Tikhon, commenta la situazione creatasi intorno al Concilio pan-ortodosso.

La situazione creatasi intorno al Grande e Santo Concilio pan-ortodosso sembra derivare direttamente da tutto ciò che è venuto prima. In tutto il corso della storia della Chiesa universale non c'è mai stata una pratica simile a quella che il patriarca Bartolomeo sta cercando di imporre alle Chiese locali.

Cominciamo con le questioni piccole. Mai e in nessun luogo qualcuno ha utilizzato o accettato il titolo di "ecumenico" per rivolgersi al patriarca di Costantinopoli. Il titolo è stato utilizzato esclusivamente nella corrispondenza diplomatica, e solo per cortesia. Eppure, il patriarca Bartolomeo insiste sull'uso di questo titolo. Tuttavia, non si tratta solo di banalità, ma di elementi essenziali.

Il Santo e Grande Concilio pan-ortodosso si appresta ad avviare i suoi lavori, ma fin dall'inizio le basi preparate per i lavori ci fanno mettere in discussione non solo se il Concilio è universale e comprensivo di tutti gli ortodossi, ma anche se sia di fatto conciliare.

Prima di tutto, non tutti i vescovi di tutte le Chiese locali sono invitati, cosa che è di per sé un caso senza precedenti, secondo la prassi dei Concili ecumenici. In secondo luogo, anche i vescovi invitati al Concilio come parte della delegazione di una Chiesa locale non hanno il diritto di voto. È solo la Chiesa locale stessa che dispone dei diritti di voto.

Si scopre che, se una delle antiche grandi Chiese locali ha attualmente solo un piccolo gregge e un piccolo numero di vescovi, ha ancora lo stesso voto, e detiene la stessa importanza, per esempio, della Chiesa ortodossa russa con i suoi innumerevoli fedeli e numerosi vescovi. Vale a dire, il regolamento del Concilio è discriminatorio fin dall'inizio contro le Chiese con un maggior numero di vescovi e fedeli.

In terzo luogo, gli eventi attuali indicano che il patriarcato di Costantinopoli sta usando l'idea del proprio primato amministrativo e giurisdizionale, o perfino della propria supremazia, come base per quest'assemblea di alto livello. E, come accennato prima da esperti in questo campo, ci sono molti problemi simili nel lavoro previsto per l'assemblea di alto livello.

Vi farò il più semplice degli esempi. I rapporti delle decisioni conciliari devono essere fatti per i primati delle Chiese e da questi trasmessi ai loro confratelli vescovi e ai loro fedeli per mezzo di lettere speciali del primo ierarca di Costantinopoli, che presiede il Concilio. Ciò significa che un venerabile Primate, dopo essere stato inviato dal suo gregge (che per esempio, nel caso della Russia, annovera diversi milioni di fedeli) e dai suoi vescovi a questo incontro, e tornato a casa prima dell'arrivo di detta lettera, non può neanche, come prescrivono le norme della Chiesa, informare i suoi confratelli vescovi, non può nemmeno dire al suo gregge cosa è avvenuto al Concilio, o quali decisioni vi sono state prese. Egli dovrebbe attendere finché il patriarca di Costantinopoli si degnerà di trasmettere il suo permesso per mezzo di una lettera speciale.

Mi sembra che le questioni corrispondenti abbiano predeterminato l'attuale situazione.

È anche opportuno ricordare che i documenti presentati al Concilio hanno dato luogo ad una ondata di critiche, che in realtà ha messo a rischio l'unità interna di alcune delle Chiese locali. Che tipo di unità pan-ortodossa, come quella che si suppone che il Santo e Grande Concilio pan-ortodosso sia destinato ad affermare, può effettivamente essere proclamata dall'altezza della cattedra della Chiesa di Costantinopoli, se vi è il rifiuto di ascoltare la voce del popolo di Dio, la voce dei teologi e dei padri spirituali, rispettati in tutto il mondo, che più volte esprimono la loro preoccupazione e i loro dubbi circa la necessità di alcune frasi nei documenti preparati?

Stare lontano dalle teorie della cospirazione

L'Ortodossia universale dovrebbe essere particolarmente grata a sua Santità il patriarca Kirill, che ha insistito, durante la conferenza dei primati delle Chiese ortodosse a Chambésy, che tutti i documenti da presentare per la discussione al Concilio fossero pubblicati, quindi che tutti noi potessimo prenderne visione. Ciò ha rimosso un certo effetto di "teoria della cospirazione".

Oltre al fatto che i documenti sono stati pubblicati e la gente è stata in grado di discuterli apertamente nei media, sappiamo che nella Chiesa ortodossa russa, così come in altre Chiese locali, comitati speciali hanno condotto discussioni aperte su questi documenti (per esempio, conferenze scientifiche e pratiche sono state convocate per discutere i malintesi e le aspettative del Concilio proposto).

Temi sensibili

Credo che sia estremamente scortese nei confronti dei propri compagni arcipastori e del popolo di Dio, dire loro qualcosa sulla falsariga di "abbiamo già discusso i documenti, quindi dovremo semplicemente portarli al Concilio e accettarli". Il Concilio sembra quindi trasformarsi in una sorta di congresso del Partito Comunista, in cui l'Ufficio politico prende tutte le decisioni e tutti gli altri le votano all'unanimità. La procedura per la discussione dei documenti del Concilio non dovrebbe essere diversa? A rigor di termini, il Concilio è di fatto in grado di introdurre modifiche nei documenti, a condizione che vi sia un consenso, cosa che è praticamente impossibile, poiché hanno in programma di discutere di argomenti che sono estremamente sensibili per i fedeli.

Per esempio, l'atteggiamento nei confronti degli eterodossi. Il documento non specifica chiaramente che la pienezza della verità esiste solo nell'Ortodossia. Così la gente inizia a preoccuparsi: vuol dire che accettiamo che la pienezza e la verità possono anche esistere da qualche altra parte, da qualche parte fuori dell'Ortodossia? Questo significa che noi accettiamo che non siamo l'unica santa Chiesa apostolica?

Un problema estremamente sensibile è la questione del matrimonio e della convivenza al di fuori del matrimonio, in particolare. Che cosa significa in realtà la convivenza? E, soprattutto, cos'è la convivenza con persone dello stesso sesso – è qualcosa di illegale, di innaturale, qualcosa che va contro Dio e l'umanità o è qualcosa a cui possiamo guardare con compassione?

Sappiamo che le persone nella Chiesa sono spesso inerti e passive, che richiedono tempo per essere in grado di elaborare alcune idee e di esprimere la propria opinione. Fortunatamente, a causa della Chiesa ortodossa russa, i documenti conciliari hanno ricevuto una vasta esposizione; il feedback è stato ricevuto; alcuni suggerimenti sono stati fatti. E cosa udiamo in cambio? Nessun commento. Nessun cambiamento. Tutti i documenti devono essere presentati al Concilio nella loro forma attuale.

Di conseguenza, sembra che, per le ragioni sopra esposte, questo raduno non sia mai stato un Concilio ecumenico, né che lo possa essere. Un Concilio è un raduno di vescovi. Un raduno di delegazioni invece è una conferenza episcopale, un incontro tra vescovi. Questa è la pratica. Nei luoghi in cui territori canonici di diverse Chiese si intersecano, per esempio l'Italia, hanno avuto luogo conferenze episcopali, e si svolgono tuttora.

Quindi in realtà non è ecumenico, vero?

Il Grande e Santo Concilio pan-ortodosso è il nome assegnato al raduno previsto. Sembra che la frase "Concilio pan-ortodosso" in questo contesto possa essere percepita come sinonimo di "Concilio ecumenico". E, a mio parere, il raduno in questione è stato originariamente concepito come se fingesse di esserlo. Nel frattempo, in contrasto con l'opinione di molti dei primati rappresentanti delle Chiese locali e della Chiesa ortodossa russa in particolare, non tutti i vescovi sono stati invitati, con il pretesto che Costantinopoli non poteva ospitare tutti.

Hanno ricevuto una risposta che, essendo una megalopoli, Mosca potrebbe accogliere tutti, perché, a differenza di Istanbul, là c'è libertà vera. Un ecclesiastico può, per esempio, camminare liberamente nel suo abbigliamento clericale; i chierici si possono radunare in qualsiasi numero. Ci sono molte risorse a Mosca, molte piazze; vi è un presidente ortodosso che avrebbero potuto servire come parte ospitante. Tuttavia, questa proposta è stata respinta.

Quando, una per una, altre Chiese ortodosse locali hanno iniziato a ritirarsi dalla partecipazione a questo Concilio, i nostri vescovi hanno poposto, "Perché non ci incontriamo di nuovo per discutere di tutto, prima che diventi troppo tardi? Perché non organizzare una riunione pan-ortodossa (come quella a Chambésy)? La situazione è ovviamente difficile, parliamo di tutto". Infatti senza tutte le Chiese ortodosse locali non ci può essere una Concilio pan-ortodosso in ogni caso. Soprattutto senza la Chiesa ortodossa russa, che è più grande di tutte le altre Chiese locali messe insieme. Il Patriarca di Costantinopoli ha risposto in modo molto complicato, ma il significato della risposta è chiaro – lo faremo senza coloro che non vogliono partecipare. Tuttavia, questo lo renderebbe un Concilio pan-greco.

Sulle questioni dell'unità e della personalità

Penso che non ci sia assolutamente alcuna base per le preoccupazioni espresse continuamente, che tutte le avversità pre-conciliari hanno dimostrato quanto in realtà siano divisi e disparati gli ortodossi.

I Concili ecumenici sono stati riuniti per decidere questioni riguardanti gli insegnamenti della nostra fede, e hanno superato eresie. Si pone una questione: per quale scopo si intende convocare il corrente Concilio? È per affermare il primato del primo ierarca di Costantinopoli? O è per provocare uno scisma nell'unità pan-ortodossa?

L'unità pan-ortodossa non si verifica durante riunioni amministrative o comitati episcopali o incontri profani. L'unità pan-ortodossa è la comunione dell'unico corpo e sangue del Signore Gesù Cristo. E noi continuiamo a ricordarci l'un l'altro, a pregare per l'altro. Siamo in grado di entrare in una chiesa di ciascuna delle Chiese locali e comunicarci liberamente.

Ci può essere un'unità più alta? E le avversità sono la norma, perché noi viviamo qui, nel nostro mondo di peccato, di continuo a confronto con la natura umana decaduta. Non possono le stesse avversità verificarsi anche all'interno della famiglia più amorevole?

Mentre siamo uniti negli elementi essenziali, possono esistere differenze in eventuali questioni secondarie finché c'è l'amore.

L'Ortodossia ecumenica è unita, mentre le possibili divergenze sono una questione personale.

Trascrizione di Oksana Golovko

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