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  La festa di Cristo Re in una valutazione ortodossa

Una risposta a Marco Mannino Giorgi sul valore di una festività

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Lunedì 26 ottobre 2015, sul blog Cristianità Ortodossa, il nostro amico Marco Mannino Giorgi riflette in uno dei suoi post sul valore della festa di Cristo Re, dichiarando di voler difendere questa festività nel contesto ortodosso. Vediamo come introduce il tema:

L'ultima domenica di Ottobre è, nel calendario latino tradizionale, dedicata al Cristo Re dell'Universo. Assieme alla festa della Cattedra di Pietro (7 mar.), di Ognissanti (1 nov.) e della Commemorazione di tutti i Defunti (2 nov.) è stata assunta dagli ortodossi cosiddetti "Occidentali" nelle giurisdizioni di Antiochia e della ROCOR, nonché nella ECOF, con scandalo da parte di quelli che si ritengono i veri ortodossi e in genere da tutti quelli che vedono nella latinità ortodossa una sorta di falsariga minore, un difetto, del nostro retaggio venerabile. Questi stessi detrattori dovrebbero ricordare che, in circostanze geo-ecclesiali normali e canoniche, questa ortodossia "falsa" sarebbe la loro unica autentica ortodossia. Ma noi cantiamo ai Vespri, o sbaglio, al prochimeno del sabato sera Il Signore regna, / si è rivestito di Maestà... 

La presenza di questa festa in due vicariati di rito occidentale di due giurisdizioni, nonché di una piccola giurisdizione indipendente, è senza dubbio un fenomeno interessante, ma non può essere garanzia di una “latinità ortodossa”.

Ricordiamo una singola festa tra quelle citate da Marco, che può vantare una ben più profonda appartenenza alla latinità ortodossa: la festa di Ognissanti al 1 novembre risale al secolo VIII nel calendario romano, e al IX secolo in quello dell'Impero dei franchi. Cristo Re, invece, è un'innovazione del tutto moderna, nata da istanze non ecclesiali.

I primi casi dell'uso del titolo "Cristo Re" si hanno con le rivolte vandeane della fine del secolo XVIII (nel contesto politico e divisivo delle lotte contro l'abolizione della monarchia francese), e la sua dichiarazione come festività nella Chiesa di Roma è addirittura del 1925, a opera di papa Pio XI (anche questa nel contesto politico e divisivo di una polemica sui nazionalismi).

L'adozione della festa da parte di anglicani, luterani e anche degli ortodossi di rito occidentale (che hanno alcune delle loro parrocchie dedicate a questa festa) è indubbia, ma questo non può rappresentare una prova che Cristo Re è una parte della "latinità ortodossa": può al massimo significare che la piccola compagine degli ortodossi di rito occidentale l'accetta come parte non dissonante del patrimonio comune dei cristiani occidentali.

E in effetti la festa è veramente – almeno oggi – una parte di patrimonio comune, ma… dobbiamio per questo considerarla ortodossa?

Di per sé, nulla vieta di riflettere sul ruolo della regalità di Cristo, anche a partire da fonti bibliche, come il nostro Marco fa nella seconda parte del suo articolo. "Cristo" o "Messia" (i due termini sono equivalenti) significa "unto", e l'unzione è il segno della consacrazione dei re, così come dei sacerdoti e dei profeti. Curiosamente, anche le altre due attribuzioni dell'unzione non hanno generato festività ortodosse. Cristo Sacerdote non ha una festività, benché sia presente, con un modello inequivocabile, nell'iconografia ortodossa, oltre a costituire la falsariga dell'intera Lettera agli Ebrei. Non esiste neppure una festa di Cristo Profeta (forse la meno nota tra queste attribuzioni).

Era necessaria una festa dedicata a Cristo come Re dell'Universo? E se ne hanno sentito il bisogno (anche se molto circostanziale) i cattolici romani, dovrebbero averne bisogno anche gli ortodossi?

Per continuare la ricerca dei fondamenti ortodossi della regalità di Cristo, mi avventuro a dire che la Chiesa ortodossa ha già ben TRE feste di Cristo Re:

- La Natività del Signore, in cui il trono è costituito dalla mangiatoia, e tutto il contesto, inclusi gli onori regali tributati dai magi, è un omaggio alla regalità del discendente dei re di Giuda, nato nella città del grande re Davide.

- L'Ingresso del Signore a Gerusalemme, dove al Figlio di Davide sono tributati onori regali dagli abitanti della città (l'unico trionfo terreno della sua vita adulta), e il trono è costituito dal puledro d'asina.

- La Crocifissione, in cui il trono è costituito dalla Croce stessa, e in cui tutto il decoro simbolico (per quanto oggetto di scherno) parla di regalità: la corona di spine, lo scettro di canna, il manto di finta porpora, e così via.

La triplice festa ortodossa della regalità di Cristo, significativamente raccolta in una singola icona

(dal monastero di santa Caterina nel Sinai)

Queste tre feste della regalità di Cristo, oltre che perfettamente evangeliche nella loro narrazione e nella comprensione dei santi Padri, sono anche situate in un contesto reale, immediato e concreto. La festa della regalità astratta proposta dai cattolici romani, invece, richiama tutt'al più l'immaginario dell'Apocalisse, con un Cristo seduto su un trono escatologico. Ma la Chiesa ortodossa, che pure ha estremamente cara e diffusa l'immagine di Cristo come sovrano di tutte le cose, non ha mai sentito il bisogno di creare una festività del Pantocratore.

Non è un caso che l'immagine piuttosto disincarnata del Cristo Re si concretizzi, nella pratica cattolica, in un ibrido con l'immagine del Sacro Cuore (come nel dipinto riportato in apertura qui sopra, e come qualsiasi ricerca di immagini sul Cristo Re potrà mostrare). I rappresentanti ortodossi del rito occidentale (e lo stesso Marco in uno dei suoi articoli) riconoscono un pericolo nella dottrina del Sacro Cuore (più antica e più radicata nel "retaggio venerabile" della latinità rispetto allo stesso culto del Cristo Re). La prudenza (che resta ancora una delle virtù cardinali) vorrebbe pertanto che non si introducessero nel proprio patrimonio tradizionale delle varianti che possono creare collegamenti pericolosi. Qui non è questione di pretendere di essere "veri ortodossi" (nessuno ha accusato di eresia l'idea di Cristo Re, come nessuno lo farebbe con Cristo Redentore, Cristo Sacerdote, Cristo Maestro, Cristo Medico o quant'altro si possa immaginare) né di disprezzare la latinità ortodossa, ma piuttosto di cercare le radici più autentiche dell'Ortodossia occidentale, prima di volerne usare a tutti i costi delle varianti modernizzate.

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