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  La vittoria dei martiri e dei confessori

dal blog del sito Orthodox England

13 marzo 2014

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Nel XX secolo la Chiesa ortodossa russa all'interno della Russia ha riportato una grande vittoria contro il materialismo occidentale nella sua forma comunista, una vittoria conquistata soprattutto attraverso il martirio. Con 600 vescovi martiri, 200.000 sacerdoti, monaci e monache martiri, e milioni di laici martiri, i suoi sacrifici sono stati un esempio immenso per tutto il mondo, a condizione che il mondo voglia vederlo e non sia accecato dai suoi pregiudizi culturali che gli fanno odiare la Chiesa di Dio.

Allo stesso tempo, vivendo in libertà esteriore, la Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia ha riportato una grande vittoria contro il materialismo occidentale nella sua forma laicista, una vittoria conquistata soprattutto attraverso la confessione della fede. Con figure come i metropoliti Antonij, Anastasij, Filaret e Lavr, gli arcivescovi Averkij, Antonij di Ginevra, Tikhon , Ioann e Antonij di San Francisco, e una serie di fedeli sacerdoti, monaci, monache e laici, ha resistito alle vie del mondo laicista occidentale, rimanendo fedele al meglio della Russia dello tsar.

A un certo punto, durante la decadenza degli anni '60, '70 e '80 , la Chiesa fuori dalla Russia fu di fatto praticamente la sola a parlare a nome dell'autentica Ortodossia e a combattere i compromessi modernisti ed ecumenisti del nuovo calendarismo, mentre la Chiesa in Russia era paralizzata, ostaggio del regime ateo sovietico. La Chiesa fuori della Russia si è opposta alla 'teologia ortodossa' di stile franco, che riempie il cervello con mere teorie accademiche, ma non fa nulla per nutrire il cuore, e ai tentativi di creare una 'mezzodossia' occidentale istituzionale, in realtà una anti-Ortodossia, al posto dell'Ortodossia reale.

La vittoria della Chiesa fuori dalla Russia è evidente dal fatto che la Chiesa ora libera in Russia parla con la stessa voce e lo stesso spirito della Chiesa fuori dalla Russia. Ecumenisti, vescovi immorali, cultori della personalità, sincretisti che vogliono unire l'induismo con l'Ortodossia negli ashram, sono tutti ricordi del passato. Oggi il vecchio modernismo ed ecumenismo decadente, così diffuso nel Patriarcato di Costantinopoli per esempio solo pochi anni fa, si sta spegnendo, e i suoi restanti rappresentanti sono per lo più ottantenni.

Questa doppia vittoria di entrambe le parti della Chiesa ortodossa russa è evidente nel prossimo Concilio inter-ortodosso, che si terrà probabilmente nel 2016. (La data del 2015 prematuramente annunciata è sempre stata irrealistica, data la quantità di lavoro di preparazione che c'è da fare). Questo Concilio era impensabile, come rilevava san Giustino di Chelije negli anni '70, finché l'Europa dell'Est soffriva sotto la persecuzione comunista e le Chiese greche erano beni mobili della CIA. Se il Patriarcato di Costantinopoli può essere persuaso ad accettare l'autocefalia delle Chiese delle Terre Ceche e della Slovacchia e dell'America, e se il Patriarcato di Gerusalemme può rinunciare alle sue ambizioni imperialiste in Qatar, allora un Concilio già nel 2016 è ancora possibile.

Con il Patriarcato di Costantinopoli che ha ormai accettato il principio ortodosso del consenso, invece del sistema papista del voto a maggioranza, le Chiese ortodosse locali dovranno preparare insieme un ordine del giorno, poiché quello vecchio è da molto tempo irrimediabilmente screditato. È vero che, poiché questo concilio si terrà a Costantinopoli, dove le risorse sono molto limitate, solo un terzo dei circa 800 vescovi ortodossi sarà in grado di incontrarsi. Tuttavia, può essere che dopo questo concilio iniziale ne venga un altro più significativo, che potrebbe essere tenuto per esempio in Russia, dove ci sono le infrastrutture per tenere un concilio di 800 e più vescovi .

Tuttavia, è bene che questo Concilio si tenga. Il mondo eterodosso imparerà qualcosa. Esso contribuirà a porre fine alla deriva decadente nelle Chiese locali di nuovo calendario più piccole e spiritualmente deboli e potrebbe anche mettere fine all'ingerenza di Stati Uniti e Unione Europea nella vita della Chiesa ortodossa. Potrebbe anche mettere fine all'isolazionismo culturale e al nazionalismo del Patriarcato di Costantinopoli e di altre Chiese locali di nuovo calendario. Fu, dopo tutto, l'isolazionismo culturale dell'Europa occidentale che portò al Grande Scisma nell'XI secolo, un isolazionismo che sostituì Dio per l'uomo occidentale con la sua eresia del filioque.

Allora il mondo occidentale si tagliò fuori dalla Chiesa di Cristo e dallo Spirito Santo e si spinse in avanti in una umanizzazione decaduta. Entrò nella sempre più profonda e tragica ideologia della sua civiltà filioquista e nelle sue conseguenze inevitabili, laicità e ateismo. Se le Chiese di nuovo calendario possono essere ricondotte al calendario ortodosso e al suo ethos ascetico e liturgico, questo sarà un potente esempio per il mondo eterodosso. Forse il Concilio, riunito insieme in unità, potrebbe addirittura dire parole profetiche al mondo contemporaneo, come fece san Giovanni Battista prima della Prima Venuta - pentitevi dei vostri peccati prima della Seconda Venuta.

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