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  La storia e lo sviluppo del dialogo ortodosso-orientale

Di Mina Monir

In esclusiva per Pravmir ( Agosto-novembre 2010)

A cura di Elizabeth Iskander

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Parte I

Le dichiarazioni ecumeniche: Sperando in una nuova prospettiva ortodossa

Dopo aver pubblicato due articoli sulla mia conversione all'Ortodossia, ho ricevuto una serie di messaggi interessanti da parte di lettori curiosi di sapere di più sulla storia e la riflessione dogmatica sul dialogo tra la Chiesa ortodossa e le Chiese orientali non calcedoniane. Ho anche ricevuto richieste di ulteriori spiegazioni degli insegnamenti attuali delle Chiese orientali sulla cristologia e la differenza tra la comprensione ortodossa e quella ortodossa orientale della natura di Cristo. Tali questioni devono essere risolte con la verità nella carità (Ef 4:15), così ho deciso di scrivere una serie di articoli in cui discuterò dello sviluppo e dei problemi dell'approccio ecumenico nel XX secolo tra le due Chiese. Spero che questo suggerisca un approccio nuovo e fecondo. Nel prossimo articolo parlerò degli argomenti delle Chiese orientali con le nostre risposte su base storica e dogmatica. Infine, discuterò le implicazioni della cristologia ortodossa rispetto alla cristologia monofisita su diversi dogmi, a partire dai documenti e dagli insegnamenti dei leader monofisiti, al fine di mostrare esattamente le dimensioni delle difficoltà e della deviazione dalla verità di cui soffrono i monofisiti.

Vicolo cieco

Nella sua recente visita in Egitto, il patriarca di Mosca Kirill ha espresso il suo desiderio di proseguire il dialogo teologico tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa copta, che è la parte più grande e più influente della Comunione orientale monofisita. Il dialogo è giunto al termine dopo il 1993 perché si è arrivati a un vicolo cieco. Questo è stato in gran parte il risultato di aver preso un approccio sbagliato. Il Patriarcato Ecumenico ha ospitato l’intero dialogo ufficiale e il co-presidente della Commissione mista era il metropolita Damaskinos (Papandreu) di Ginevra. Fino a oggi, la parte monofisita ha nascosto i risultati al proprio popolo e ha fatto numerose dichiarazioni ostili contro le Chiese calcedoniane, non solo la Chiesa ortodossa.

Questo drammatico fallimento era stato previsto dal Patriarcato russo anche prima che il dialogo ufficiale iniziasse a metà degli anni '80. Il Patriarcato russo non ha riconosciuto l’accordo di Chambesy del 1990 e non lo ha incluso nelle sue pubblicazioni ufficiali. Chiaramente, una serie di fattori si sono combinati insieme per spingere l'intera procedura verso questo punto morto. Al fine di evitarli nei nuovi tentativi di dialogo, abbiamo bisogno di far luce su questi fattori.

Compromettere i Padri della Chiesa non può essere una soluzione

Prima di iniziare un dialogo, se ne deve comprendere l'obiettivo. L'idea non deve diventare un tentativo di armonizzare due tradizioni diverse, ma dobbiamo aiutare l'altro lato a scoprire dove si trova la verità nei nostri insegnamenti divinamente ispirati che sono stati tramandati nei secoli dai Padri e dai santi Concili Ecumenici, senza cessare di predicare ogni giorno lo stesso Vangelo con la stessa verità di Cristo. Questa tradizione è la base della Chiesa e comprometterla non può mai essere una soluzione. Sorprendentemente, il paragrafo 9 dell’accordo ufficiale del 1990 stabilisce che "entrambe le tradizioni hanno mantenuto la stessa fede cristologica ortodossa, anche se hanno usato termini diversi", riducendo tutti gli scritti, i concili e l'eredità della Chiesa ortodossa di 1500 anni a quello che hanno chiamato un "equivoco terminologico"!

Tale conclusione mina alla radice tutta l'eredità ortodossa e la credibilità dei Padri della Chiesa, come se questi avessero costruito le loro conclusioni sul monofisismo in quattro Concili ecumenici basandosi su motivazioni politiche, ignoranza o fanatismo. La storia ci dà una visione completamente diversa. I Padri della Chiesa avevano la capacità di aprire un dialogo con una forte volontà di riconciliazione, ma la differenza fu mostrata quando i Padri vollero dare agli scismatici un pane invece di una pietra (cfr. Mt 7, 9). Quando Acacio, patriarca di Costantinopoli, cercò di spostare le basi della riconciliazione al di fuori dell'ortodossia e dell'accettazione del quarto santo Concilio Ecumenico, la Chiesa cattolica subì uno scisma di 35 anni tra Roma e Costantinopoli (484 - 519). Questo è esattamente ciò che vogliono i leader monofisiti, vuole, un’unità che escluda dalla sua base Calcedonia e i nostri Concili ecumenici, come ha detto il patriarca dei copti, Shenouda III: "Non ci dovrebbe essere alcun riferimento esplicito [nella dichiarazione congiunta del 1990] al quarto Concilio Ecumenico o a papa Leone di Roma per ragioni di prudenza pastorale ". [1] I Padri e dottori della Chiesa hanno espresso la dottrina ortodossa su Cristo in conformità con i sette santi Concili Ecumenici. Da Calcedonia nel 451 fino a Nicea nel 787, i Padri e i santi hanno avuto dibattiti e scambi epistolari molto lunghi con i monofisiti. Anche dopo che quel tempo, gli ortodossi hanno mantenuto il loro dialogo con gli scismatici anche sotto il grave assedio islamico di Costantinopoli.

Storicamente parlando, mentre l'argomento della "incomprensione terminologica" è un’innovazione recente, ci sono stati alcuni riferimenti impliciti alle controversie post-calcedoniane. Grandi studiosi come Leonzio di Gerusalemme nelle sue Aporie e San Giovanni di Damasco nei suoi trattati contro gli eretici si riferivano a tali approcci ingannevoli che mirano a trascurare le differenze dogmatiche esistenti. San Massimo il Confessore, che è uno dei più grandi teologi della storia della cristianità, si trovò di fronte ai tentativi di Severo di Antiochia, un eretico monofisita, di manipolare le parole "natura" e "ipostasi". Considerava questi tentativi una sorta di malvagità, [2] mentre Giovanni Damasceno chiede: "Perché si dovrebbero equiparare questi termini nel campo dell'economia?" Ma tornerò a questa domanda nel prossimo articolo.

Mancanza di competenza accademica

Questa situazione ci porta al seguente problema. Il lettore dei documenti presentati nelle commissioni miste non trova - sia nei dialoghi ufficiali che in quelli non ufficiali - un singolo studio sulla cristologia di uno qualsiasi dei Padri della Chiesa. Al contrario, Ioannis Romanidis ha criticato San Leone di Roma per aver dato a Teodoreto la possibilità di parlare. Ha fatto riferimento a Leone come al sostenitore di un eretico e ha detto che "Leone ha seguito Teodoreto come un animale al guinzaglio", mentre il sostegno di Dioscoro a Eutiche era meno sbagliato! [3]

Io ero nella chiesa copta quando ho letto il suo saggio. Ciò significava che le sue parole avrebbero potuto essere prese da me come una vittoria e come una fonte di credibilità per la mia fede copta. Tuttavia, con una ricerca umile e imparziale si può scoprire come il suo motivo anti-papale - come lo ha implicitamente descritto più avanti nel documento stesso - lo ha portato a lanciare questo duro attacco contro uno dei più grandi dottori dell’intera cristianità e come il suo approccio manca di sostegno storico se si effettua un’indagine storica imparziale. Da tale disamina emerge una domanda critica: abbiamo uno studio cristologico e storico di san Leone Magno da presentare ai monofisiti? Romanidis non è riuscito a produrre un tale approccio accademico, quando ha criticato Leone senza leggerlo all'interno del contesto storico e dottrinale, tanto meno il suo errore nel sostenere di sapere che cosa intendeva Dioscoro con "una natura", un significato ortodosso secondo Romanidis, mentre noi non abbiamo quasi nulla che sia sopravvissuto dai suoi scritti! Allo stesso tempo, com’è che trascurare la metodologia accademica può aiutare i monofisiti? Questo è accuratamente descritto dal prof. Theodoros Zisis che descrive tale approccio come "un caso senza precedenti nella storia della Chiesa, quando la Chiesa ortodossa respinge il proprio insegnamento per compiacere gli eretici". [4] A prescindere dal fattore religioso in questione, troviamo un grave problema accademico. Quindi, io sono d'accordo con il saggio del Prof. Zisis, nella sua critica di questo approccio non accademico, in cui dice: "l'amara esperienza delle recenti discussioni inter-confessionali lascia l'impressione che i membri delle delegazioni ortodosse manchino di formazione teologica sistematica, e di conoscenza degli scritti patristici e delle risoluzioni conciliari ». [5]

D'altra parte, io ho personalmente conosciuto il co-presidente dal lato orientale, il metropolita Bishoy [Paissio] di Damietta, insieme con gli altri membri della commissione copta. Tranne il Dr. Joseph M. Faltas, che ha un dottorato in Patrologia all’Università di Atene, nessuno dei membri ha studiato teologia in qualsiasi università. Quando ho discusso quei testi con loro mi sono stupito che non avessero nemmeno letto gli scritti dei loro stessi padri, in particolare gli scritti di Severo, dato che non hanno una conoscenza adeguata della lingua originale greca. Ho dovuto anche fornire a uno di loro le lettere di Severo, recentemente tradotte in inglese.

Nel 2005, una delegazione copta è stata invitata a Mosca per discutere il progetto di proseguire in un dialogo più efficace con la Russia. Tuttavia, il deludente documento presentato dal metropolita Bishoy ha portato a un ritardo e ha ridotto l'interesse ad avere un dialogo professionale. C'è ora una certa volontà di proseguire, ma sotto la supervisione del Patriarcato di Mosca, cosa che sono abbastanza sicuro che permetterà di evitare gli errori del dialogo precedente, che ha portato a questo vicolo cieco.

Nel prossimo articolo, vorrei discutere il contesto storico e dogmatico della controversia e spiegare gli insegnamenti e gli scritti dei monofisiti che ora sono utilizzati in arabo e sono totalmente nascosti alla parte ortodossa. Poi vorrei discutere gli sviluppi dottrinali della comunione orientale basati sulla loro cristologia, che è quello che li porta a condannare altre principali dottrine ortodosse come la deificazione e l'eucaristia.

Note

[1] "Relazione al Santo Sinodo della Chiesa di Grecia per quanto riguarda l'Assemblea della Commissione mista per il dialogo tra la Chiesa ortodossa e le Chiese ortodosse orientali a Ginevra", protocollo n. 416 (1 ottobre 1990), citato da: Santo Monastero di San Gregorio, Gli eretici non calcedoniani, Etna, California 1996 p.9.

[2] "Severo dice disonestamente che l’ipostasi è la stessa cosa della natura", PG vol. xci col. 40A

[3] Ioannis S. Romanidis, Consultazione tra ortodossi e ortodossi orientali: Il supporto di Leone di Roma a Teodoreto, il supporto di Dioscoro di Alessandria a Eutiche e l'abolizione degli anatemi [http://www.romanity.org/htm/ro4enfm.htm]

[4] Citato da: Ludmilla Perepiolkina, Ecumenismo: un sentiero verso la perdizione, San Pietroburgo 1999, p.255

[5] Ibid. p.256

 

Parte II - a

Presupposti storici e dottrinali

Introduzione

Nel precedente articolo, ho parlato dei problemi che hanno sovvertito il dialogo ecumenico. Ho cercato di analizzare perché l'approccio ha portato a un vicolo cieco e ha richiesto un nuovo inizio con un approccio corretto. In breve, ho fatto riferimento alla fallacia dei tentativi di ridurre la differenza tra le cristologie ortodossa e monofisita a un semplice equivoco terminologico. I lettori dovrebbero notare due punti: in primo luogo, questo articolo fa luce sui fatti più importanti, ma non fornisce un studio intensivo su di loro. In secondo luogo, dovrebbe anche essere noto al lettore che le idee seguenti fanno luce sulle questioni fondamentali che sono state, probabilmente in modo voluto, trascurate dalle due parti della Commissione mista di dialogo.

Origini del monofisismo: una storia della formula della natura una

Monofisismo non è un termine che è stato letteralmente usato dai monofisiti. In realtà, è stato utilizzato in seguito dagli studiosi per descrivere un modo di pensare che ha portato la gente a ciò che è chiamato fede nella natura una. Questa convinzione è descritta dalla formula greca mia-physis che significa “una-natura”. La prima obiezione dei monofisiti è la distinzione tra mono e mia. Il primo è il prefisso del nome che i calcedoniani utilizzano per descrivere la fede dei non calcedoniani, mentre il secondo è quello utilizzato nella formula che i non calcedoniani stessi usano. Essi sostengono che la differenza tra il termine usato dai calcedoniani, vale a dire mono, e il termine usato dai non-calcedoniani, vale a dire mia, mostra l'approccio impreciso nel descrivere la fede da loro professata. In realtà, monofisismo è un nome tecnico usato per descrivere i fattori comuni nelle varie forme di fede che si trovano in Eutiche, Dioscoro, i severiani (Severo ei suoi seguaci), e in seguito i non-calcedoniani. Mentre tutti rifiutano la cristologia ortodossa, non tutti condividono lo stesso sistema di fede. In ogni caso, abbiamo bisogno di cominciare a capire le origini della formula mia-physis e il nucleo del monofisismo al suo interno.

Per quanto riguarda l'autenticità di questa formula, i monofisiti credono che essa sia stata usata dai Padri per descrivere l'unità della natura di Cristo in una singola natura incarnata. Storicamente, non riusciamo a trovare un solo Padre della Chiesa che utilizzi tale concetto. Il prominente studioso inglese di patrologia del XX secolo, Henry Chadwick, mette in luce come il linguaggio e la teologia della mia-physis, partendo dagli esempi di Origene, siano stati in seguito utilizzati da Apollinare e poi, come vedremo, dai monofisiti radicali. [1] [2] Nella sua confessione di fede, Eudossio, il vescovo ariano di Costantinopoli, ci fornisce il primo uso conosciuto della cristologia della singola natura composita. Egli dice: "Crediamo in ... l'unico Signore, il Figlio ... che si è fatto carne, ma non uomo. Infatti non ha preso alcuna anima umana, ma si è fatto carne in modo che Dio si rivelasse a noi uomini nella carne come attraverso un velo, non due nature, dal momento che non era un uomo completo, ma Dio nella carne invece di un anima; il tutto è una singola natura per composizione "[3] La stessa idea si trova nelle parole di Luciano, un'altra figura ariana che era vescovo di Alessandria negli anni 373-378. [4] Tuttavia, il primo uso conosciuto di questo termine fu da parte dell'eretico più famoso della storia e dei suoi seguaci, con questo voglio dire Ario.

Questa mia-physis riduce al minimo non solo la divinità di Gesù ma anche la sua umanità, escludendo l'anima umana dalla sua natura umana. Questa sarebbe stata più tardi conosciuta come l'eresia apollinariana, predicata da Apollinare di Laodicea. Nella sua difesa zelante contro l'arianesimo, Apollinare ne ha usato lo stesso linguaggio nel modello che formava il suo insegnamento. Per preservare la personalità unica di Cristo, Apollinare ha ritenuto che la mente umana e l'anima possono formare insieme un'altra persona, così, per evitare di avere due persone o esseri in Cristo, ha negato l'esistenza di un'anima umana o della mente razionale, affermando che il Logos (l'ipostasi del Figlio) ha riempito queste lacune nella natura umana... Ecco perché è stato il primo a predicare nella Chiesa cattolica il termine di una natura composita, la sintesi della mia-physis. [5]

Infine, entro la fine del quarto secolo, Apollinare aveva assicurato la trasformazione del termine mia-physis da una semplice espressione in una solida formula completa. Questa formula è quella usata più tardi dai monofisiti che si attengono ad essa fino a oggi ad esclusione di qualsiasi altra formula e insegnamento. Gli scritti di Apollinare si sono sviluppati fino a raggiungere questa frase controversa: "Così, il Signore non esisteva in due sostanze, ma in una ... L’ortodossia potrebbe essere riassunta nella formula Una natura incarnata del Logos - μία φύσις τοῦ θεοῦ λόγου σεσαρκωμένη (mía phýsis toû theoû lógou sesarkōménē)" [6]

Questa formula di stile stravagante era stata ricevuta negativamente da tutta la Chiesa cattolica, in quanto mina l'unità e la solidarietà del Figlio con la nostra umanità. "Quello che non è stato assunto non può essere restaurato, ciò che è salvato è ciò che è stato unito a Dio", dice San Gregorio di Nazianzo. [7] Lo scioccato e deluso Atanasio di Alessandria, che un tempo aveva pensato che Apollinare fosse suo alleato contro l'arianesimo, scrisse diversi trattati contro la sua convinzione, mentre i Padri della Cappadocia e di Roma iniziarono a scrivere contro quello che è stato chiamato poi una formula e un insegnamento"scomodo". Questo composito natura-una ha mantenuto una cristologia illegittima e deforme. San Gregorio di Nissa ha detto: "Se, dunque, la natura è da osservare nelle proprietà opposte - mi riferisco alle proprietà della carne e della divinità, come possono le due nature essere una?" [8 ] San Gregorio Nazianzeno ha detto: "La combinazione è uno, tuttavia, non è una per natura, ma per unione". [9] Il problema aumentò quando i Padri non solo criticarono l'uso di questa formula, ma la condannarono pure. Alla fine, l’apollinarismo è stato condannato nel primo canone del terzo Concilio ecumenico di Costantinopoli. Per non lasciare spazio all'uso di questa formula anche a prescindere dall’apollinarismo, san Giovanni Crisostomo, che era l'arcivescovo di Costantinopoli, [10] il più alto trono in Oriente, insieme a sant'Ambrogio di Milano [11] in Occidente, scrisse un avvertimento contro l'uso di questa formula "scomoda" e condannando chi la utilizza. La questione è: com’è che questa formula, con il concetto minimo di umanità che detiene, ha trovato la sua strada in scritti su cui si basano i monofisiti per dimostrare la loro autenticità patristica? Decifriamo questo enigma.

Legittimazione della formula natura-una: i falsi apollinariani

Con il patrocinio dell'imperatore Giustiniano, ebbe inizio un intenso dialogo tra calcedoniani e non calcedoniani in tutto l'Impero d'Oriente. Raggiunse il suo culmine dopo il 530, quando i teologi sistematici e gli studiosi di Costantinopoli e di Roma diressero dibattiti con i severiani. L'argomento scioccante che fece trasalire i severiani è il risultato di intensi studi testuali degli scritti patristici, che hanno portato alla conclusione che i testi che citano la mia-physis formula erano stati erroneamente attribuiti a grandi Padri della Chiesa come sant’Atanasio, e che questi scritti non erano altro che falsi apollinariani. [12] In breve, Ipazio di Efeso e il grande studioso Leonzio di Bisanzio diedero un grande contributo nel confrontare i testi apollinariani con i presunti testi pro-miaphysis di Atanasio, Giulio di Roma e altri.

Dai tempi degli antichi filosofi greci fino ai secoli medievali, è noto che diversi testi scritti da sconosciuti o eretici sono stati trasmessi etichettandoli con nomi famosi. Gli esempi famosi nel cristianesimo sono i vangeli gnostici che erano attribuiti agli apostoli mentre erano stati scritti nei secoli successivi. Le falsificazioni apollinariane salvarono i pensieri e le formule di Apollinare usando nomi come Atanasio il Grande e san Cirillo, che si lamentava egli stesso della diffusione di scritti falsi attribuiti ad Atanasio e a lui stesso. Ciò ha portato l'infiltrazione del linguaggio apollinariano (compresa la formula controversa) nei suoi scritti e ha causato gravi danni tra Alessandria e Antiochia in quanto gli antiocheni conoscevano molto bene gli scritti del loro vescovo di Laodicea, Apollinare.

Questo è stato un punto fondamentale nella vita del monofisismo. Grazie alla collaborazione di fattori politici e sociali emersi dal patriarcato di Alessandria, Cirillo è diventato più di un vescovo, è divenuto un grande simbolo di fede per gli egiziani. Stabilendo la formula di riunione con Giovanni di Antiochia, Cirillo faticò a prendere le distanze dall'eredità di Apollinare e le accuse contro di lui fino a quando confessò chiaramente al Papa di Roma che egli professava "Cristo da due nature e in due nature". [13] Mentre lui stesso era una forte personalità carismatica, la determinazione di Cirillo di prendere le distanze dalla terminologia apollinariana sconvolse la corrente radicale in Egitto, che voleva l'indipendenza teologica e politica. A questa corrente mancava un adeguato studio teologico (dato che provenivano dal sud dell'Egitto e non avevano studiato ad Alessandria), cosa che li portò ad attaccare violentemente Cirillo. Cirillo ebbe poi da giustificare la sua posizione. "Non siamo divenuti così pazzi", dice Cirillo, "da anatemizzare i nostri stessi punti di vista, ma ci atteniamo a ciò che abbiamo scritto e al nostro modo di pensare" [14].

Tuttavia, era troppo tardi. La corrente radicale proveniente dal sud e guidata da un monaco di nome Shenouda [Scenute], che aveva distrutto i templi, perseguitato e bruciato tutto ciò che era contro di lui, riuscì a conquistare il sostegno della corrente radicale dei monaci egiziani, tra cui Dioscoro, [15] che sarebbe diventato il successivo patriarca. "Dioscoro", dice il professore di storia ecclesiastica presso l'Università di Edimburgo "fu ricordato come uno dei grandi cattivi della storia ecclesiastica". [16] una milizia armata [17] custodiva i suoi sogni e la sua nuova ideologia radicale si legava al monofisismo con fermezza. In questo modo, il Trono di Alessandria, il più influente in Oriente, è diventato il pulpito dal quale fu predicato il monofisismo, mentre tale formula avrebbe dovuto essere fermata in una piccola città in Asia Minore, chiamata Calcedonia.

Nel prossimo articolo, discuterò l'eredità teologica dei monofisiti e della Chiesa ortodossa, e discuterò in dettaglio il ruolo cruciale delle discussioni di Calcedonia e post-Calcedonia che hanno acuito la situazione attuale.

Note

[1] H. Chadwick, Eucaristia e cristologia nella controversia nestoriana, Journal of Theological Studies, Oxford, NS: 2 (1951) p.145

[2] Citato da Leonzio di Gerusalemme, Contro i monofisiti: testimonianze dei santi e aporie, tradotto e pubblicato da Patrick Gray, Oxford University Press, UK, 2006. P.52

[3] Aloys Grillmeier, Cristo nella tradizione cristiana, Vol.I, John Knox Press, Atlanta, 2a edizione 1975, p. 244

[4] Ibid. p.245

[5] Cfr. la sua opera principale, Trattato sull’Incarnazione 6. cfr. Aloys Grillmeier op. cit. vol. II part2 p. 358

[6] Apollinare Ep. Ad. Jovianum I (Lietzmann pp. 250-1). Citato da WHC Frend, L'ascesa del movimento monofisita, Cambridge University Press, UK 1979, P.116-117

[7] Ep. 101,7

[8] Gregorio di Nissa, Contro Apollinare, ed. F. Mueller

[9] Gregorio di Nazianzo, Orazione 30

[10] 'Nel momento in cui la natura divina abitava così nel corpo, la combinazione completava un Figlio, una persona, conosciuta in maniera indivisa e inconfusa, non in una sola natura, ma in due nature complete. In una natura, del resto, come potrebbe esserci inconfusione? Come potrebbe esserci indivisione? Come si potrebbe mai parlare di unione? Questo è perché la natura una non può essere unita con se stessa, o confusa con se stessa, o divisa da se stessa... Fuggiamo quelli che inventano la favola di una sola natura dopo l'unione. Attraverso l'idea della medesima natura si affrettano ad attribuire la sofferenza al Dio impassibile". Giovanni Crisostomo, lettera a Cesario.

[11] Ambrogio, Spiegazione del Credo. G.H. Ettlinger, Eranistes (Oxford, Clarendon Press, 1975), 163.

[12] Per un approfondimento, vedi Aloys Grillmeier, ibid. p.237 & 358, e anche W H C Frend, op. cit. p.115 - 120. Philip Schaff discute con argomenti come i falsi apollinariani sono stati trovati tra i testi pseudo-atanasiani: http://www.ccel.org/ccel/schaff/npnf204.v.iii.i.html

[13] Cirillo di Alessandria, Lettera 53 a Sisto, Vescovo di Roma, PG76.

[14] Lettera XXXVII, a Teognosto, Patrologia Graeca, vol. LXXVII, Col. 169C; citato in The Non-Chalcedonian Heretics, p. 12.

[15] Dioscoro, patriarca di Alessandria d'Egitto, disse: " Questo paese di 'Egitto' appartiene a me più che agli imperatori e io richiedo la sovranità su di esso." [Citato da Jaques Tagher, Cristiani nell’Egitto musulmano, Oros Verlag 1998, p.3]. Il patriarca e i sacerdoti copti come Scenute dal V secolo condussero campagne contro i loro nemici, distruggendo templi pagani e punendo gli avversari con l'espulsione dalle loro case e proprietà. Vedi: Michael Gaddis, Non c'è crimine per coloro che hanno Cristo, University of California Press 2005.

[16] W. H. C. Frend, op. cit. p.26

[17] Questo nome, in greco "Parabolani", significa volontari per Cristo. Secondo i codici Theodosianus xvi, 2, 42 e Justinianus I, 2, 4, agivano in aiuto dei malati e dei poveri, e più tardi divennero le guardie del patriarca ed ebbero un ruolo violento in vari eventi come una milizia.

 

Parte II - b

Presupposti storici e dottrinali

Introduzione

Nel precedente articolo, ho discusso le obiezioni e le rivendicazioni dei monofisiti sulle origini della loro formula della natura una. In questo articolo, esamineremo l'emergere del movimento monofisita e la vittoria della Chiesa cattolica al santo quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia. Tenete a mente che non dscuteremo in dettaglio i verbali dei Concili dal momento che per questo non disponiamo di spazio sufficiente in un articolo. Mi propongo di fare una rapida indagine degli insegnamenti delle principali figure monofisite, i cui nomi sono stati raccomandati dalla Commissione congiunta del dialogo tra le due chiese, perché siano aggiunti ai dittici ortodossi. Infine, mostrerà la coerenza dell'insegnamento attuale delle chiese monofisite con il primo monofisismo, cosa che giustifica totalmente il parere del Patriarcato moscovita.

La fondazione del movimento monofisita: Eutiche e il vescovo tiranno

San Flaviano ed Eutiche: Costantinopoli 448

La storia inizia quando Eusebio di Dorileo, insieme ad alcuni altri, fece una petizione per giudicare Eutiche per i suoi insegnamenti monofisiti. Eutiche era l'abate di un grande monastero e predicava il suo monofisismo nei circoli dei monaci. Flaviano, il Patriarca di Costantinopoli, convocò un concilio locale nella capitale per fronteggiare Eutiche. Tuttavia, Eutiche rifiutò di partecipare quando fu convocato. Flaviano era paziente e rispettoso, e gl'inviò un paio di messaggeri che gli chiedevano di venire, ma Eutiche procrastinava. Alla fine, dopo la terza citazione, sentì di dover andare all’udienza. A Eutiche fu data la possibilità di parlare e spiegare, ma preferì la manipolazione e i giochi di parole. Flaviano alla fine riuscì a spingerlo a confessare la natura della fede che sosteneva. Eutiche elogiò chiaramente la formula mia-physis e condannò il fatto che il Cristo sia consustanziale a noi nella sua umanità. Il paradosso tra gli scritti di Cirillo, che aveva usato la formula mia-physis (influenzato da Apollinare) e la sua formula di riunione con Antiochia (433), che dichiarava le due nature di Cristo, rese urgentemente necessaria una spiegazione scritta della santa Chiesa cattolica. Il Sinodo presentò una formula di fede ortodossa che usa il termine "da due nature", che deriva dalla formula di Cirillo. Così, come vedremo, nel condannare Flaviano, Dioscoro condannava anche Cirillo.

Dioscoro: il vescovo tiranno

Eutiche si appellò a Dioscoro per "mantenere la fede ortodossa". Dioscoro era un ambizioso archimandrita, che aveva guidato la corrente radicale contro Cirillo ed era divenuto patriarca dopo la morte di Cirillo nel 444 d.C. I resoconti alessandrini mostrano che era un uomo corrotto e violento. Una serie di testimoni egiziani sfilò a testimoniare i furto e le violenze che avevano caratterizzato la sua amministrazione episcopale. Un testimone dichiarò: "Nessuno si è salvato dall'esperienza della sua crudeltà e disumanità. Alcuni hanno visto le loro terre devastate quando i loro alberi sono stati abbattuti, altri hanno avuto le loro case distrutte, altri sono stati esiliati, e altri colpiti con multe, altri ancora sono stati cacciati fuori della grande città di Alessandria, come se quella città fosse proprietà personale di Dioscoro". [1] Dioscoro non ha avuto misericordia di nessuno correlato a Cirillo di Alessandria. Ha rubato i loro soldi e ha perseguitato i nipoti e gli amici di Cirillo come fece con Atanasio, il nipote di Cirillo. [2] Nestore, il vescovo di Phragon in Egitto, uno dei responsabili finanziari di Cirillo, accusò Dioscoro di connivenza con Crisafio, un ciambellano corrotto del governo, usando 1.400 libbre d'oro, l'eredità di Cirillo, per i propri fini. [3]

Il Sinodo dei briganti di Efeso - 449

Il vescovo tiranno, Dioscoro, utilizzò l’appello di Eutiche per trascinare Flaviano e il resto dei patriarchi nel suo inferno. Un punto interessante è che il 6 agosto, l'imperatore Teodosio II inviò una lettera a Dioscoro assicurandolo che aveva piena autorità sulle guardie militari, e che non doveva preoccuparsi di dare agli eretici la possibilità di parlare, in quanto "non vi è alcuna libertà di espressione ". [4] In quel tempo il cristianesimo aveva quattro patriarcati apostolici, tra cui Roma. Dioscoro, che voleva prendere in consegna la chiesa di Cristo, scomunicò tutti i Patriarchi e il Papa! Dopo aver ripristinato Eutiche, ammise - contrariamente alle obiezioni dei successivi difensori copti del Sinodo dei briganti - di avere usato la violenza e diede il suo segno a monaci e soldati per iniziare a picchiare i vescovi anziani. Ilario, che era il capo della delegazione romana, gridò in latino "Contradicitur!" L’importante studio di Chadwick sulla morte di San Flaviano ci dice che morì per il dolore fisico dovuto all’assalto dell'esercito che affrontò in seno al Concilio e sulla via dell’esilio tra la fine di agosto e la fine dell'anno 450 d. C. [ 5] Infine, Dioscoro si assicurò la piena vittoria e ordinò - in modo anticanonico - il suo diacono apocrisario Anatolio come patriarca di Costantinopoli. In cambio, Anatolio ordinò Massimo II ad Antiochia, e così Dioscoro ebbe ora un controllo completo su tutto l'Oriente e scomunicò il Papa di Roma, Leone.

Ma Dioscoro era un monofisita o era semplicemente un uomo ambizioso? I documenti storici provano che egli era in realtà in pieno accordo con Eutiche. I monofisiti, e purtroppo Romanidis, hanno cercato di dire che Dioscoro aveva rifiutato la formula "in due nature" ma non quella "da due nature", in quanto la prima non era stata menzionata nella formula di riunione e che, dato che Dioscoro aveva accettato quest'ultima, allora sembrerebbe che non fosse monofisita. Questo non è vero; leggendo i verbali del concilio del 448 nel Sinodo dei briganti del 449, Dioscoro si fermò al termine "da due nature" e disse chiaramente che Flaviano era un nestoriano e che il contenuto della formula di riunione era blasfemo. [6] Inoltre, appena dopo aver sentito il rifiuto di Eutiche di dichiarare che Cristo è consustanziale con noi nella sua umanità, Dioscoro fu abbastanza chiaro, e disse: "Siamo tutti d'accordo con questo". [7] Questo è il cuore del monofisismo, Cristo per loro non è consustanziale con noi nella sua umanità. Indipendentemente dalla questione della completezza della sua umanità, non è per genere come noi. Alla fine, ha senso vedere Dioscoro condannare Flaviano per aver usato la formula di riunione. La scusa dei monofisiti che Dioscoro fu ingannato da Eutiche non spiega la sua condanna di tutta la cristianità ortodossa. Non ha solo ripristinato un eretico, ma ha condannato gli ortodossi. Per questo motivo si è tenuto attaccato alla formula mia-physis.

La vittoria dei valori in seno al Concilio di Calcedonia

Il Concilio convenuto a Calcedonia nel 451 è stato una vittoria di principi e di valori. Il delegato romano gestè il Concilio, dando la possibilità di parlare a tutti, incluso Dioscoro. Pascanio, il capo della delegazione romana, disse che non gli avrebbero fatto quello che egli aveva fatto ai suoi avversari. Il Concilio di Calcedonia ha riportato la dignità e la reputazione dei concili ecumenici cristiani in cui Cristo e il kerygma cristiano sono stati dichiarati al di sopra di ogni considerazione e di ogni persona. Mentre Dioscoro era sostenuto dal potere dell'imperatore Teodosio, il più elevato Senato ufficiale era sostenuto dal diritto e dalla tradizione romana.

Durante il Concilio, la dignitosa legge romana conservò la giustizia e ogni documento, testimonianza ed elemento di prova furono accuratamente testati, a differenza del precedente Sinodo dei briganti che non aveva nemmeno fornito un notaio pubblico. Ogni documento doveva essere esaminato alla luce del Credo di Nicea e dei grandi Santi Padri, tra cui le due lettere canoniche di san Cirillo di Alessandria, che erano state attentamente esaminate indipendentemente dal titolo del suo autore. Il Tomo di Papa Leone, che era stato tradotto in greco, fu fornito a tutti i vescovi per dieci giorni per verificarne la coerenza con gli insegnamenti della Chiesa. A differenza delle azioni di Dioscoro, che aveva deposto Teodoreto e una serie di altri vescovi in loro assenza, il Concilio di Calcedonia convocò Teodoreto e lesse attentamente i suoi scritti. Alla luce della loro coerenza e la condanna pubblica di Nestorio fatta da Teodoreto, gli fu data la sua occasione completo di meritare di essere restaurato. I parenti alessandrini di Cirillo insieme con i laici che erano stati perseguitati da Dioscoro, si aspettavano che fosse abbastanza coraggioso da partecipare al Concilio, ma non lo fece. Così fu data loro la possibilità di esprimere la verità senza alcun timore della violenza del loro vescovo. Tali alessandrini erano l'essenza del coraggio, perché continuarono il Trono apostolico di Alessandria sotto la persecuzione dei monofisiti che uccisero san Proterio, il primo vescovo ortodosso di Alessandria dopo la deposizione di Dioscoro.

Tutti i vescovi egiziani riconobbero la validità del Tomo, e quattro di loro lo approvarono ufficialmente. Il resto pregò il senato del Concilio di salvarli dalla violenza e umiliazione che potevano trovarsi ad affrontare per mano dei seguaci di Dioscoro in Egitto, se lo approvavano pubblicamente. Essi erano a conoscenza della sorte dell’eroe ortodosso Proterio e degli uomini coraggiosi di Alessandria. Teodoreto dimostrò di avere una conoscenza ancora migliore della loro degli scritti di Cirillo e riuscì a confutarli pubblicamente con gli estratti delle opere di Cirillo. I monofisiti sapevano quanto avevano deviato dalla verità e quanto Cirillo non appartenesse a loro.

Il leader del gruppo che aveva assassinato Proterio, Timoteo "il gatto", fu eletto nel 457 patriarca di monofisiti. Timoteo condannò san Cirillo a causa degli accordi di riunione: " Cirillo [...] dopo aver ottimamente articolata la sapiente proclamazione dell'Ortodossia, ha mostrato di essere volubile e deve essere condannato per l'insegnamento di dottrina contraria: dopo avere in precedenza proposto che si debba parlare di una natura di Dio Verbo, ha distrutto il dogma che aveva formulato ed è stato colto a professare due nature di Cristo" [8] Anche Severo di Antiochia, famosa figura monofisita, condannò san Cirillo di Alessandria insieme con tutti i santi Padri dicendo: "Le formule utilizzate dai santi Padri in materia di due nature unite in Cristo dovrebbero essere scartate, anche se sono di Cirillo". [9]

Nella parte successiva e ultima della serie, prenderemo in esame i testi classici dei monofisiti importanti da Severo di Antiochia del VI secolo fino agli scritti attuali di studiosi monofisiti, al fine di dimostrare la continuità dello spirito monofisita sia attraverso le esplicite dichiarazioni cristologiche e le implicazioni in altri campi della teologia cristiana.

Note

[1] Un esempio rappresentativo, dal libello presentato dal diacono Ischirio: ACO 2.1.3.51. Sulla politica ecclesiastica di Alessandria vedere Haas 1997, e in particolare sull’episcopato di Dioscoro vedere T. Gregory 1979, pp 175-192. citato da M. Gaddis, Non c'è crimine per coloro che hanno Cristo, University of California Press, 2005 p.319

[2] Il trattamento scandaloso di Atanasio fu segnalato da lui in una lettera al Concilio di Calcedonia: ACO 2. I.

[3] Citato da WHC Frend, L'ascesa del movimento monofisita, Cambridge University Press, UK 1979, P. 28

[4] Lettera di Teodosio a Dioscoro, il 6 agosto 449: ACO 2.1.1.52. citato da Gaddis M. op. cit. P.299

[5] H. Chadwick, L'esilio e la morte di Flaviano di Costantinopoli: un prologo al Concilio di Calcedonia, The Journal of Theological Studies 1955 VI (1) :17-34, doi: 10.1093/jts/VI.1.17

[6] Gli Atti del Concilio di Calcedonia, vol. 1 Liverpool University press vol.1 p.304

[7] Ibid. p.221-222

[8] Timoteo Ailouros, "Epistola a Kalonymos," Patrologia Graeca, Vol. LXXXVI, Col. 276, citato in The Non Chalcedonian Heretics, Center for Traditionalist Orthodox Studies, California 1996, p. 13

[9] Patrologia Graeca, vol. LXXXIX, Col. 103D. Sant’Anastasio del Sinai conserva questa citazione di Severo nelle sue opere, citato in The Non Chalcedonian Heretics, op. cit. p. 12

 

Parte III

Il monofisismo, ieri e oggi

Introduzione

Nella parte precedente, ho discusso le origini storiche del movimento monofisita e di come il Concilio di Calcedonia abbia fermato la sua marcia verso una completa conquista della cristianità. In questo articolo voglio dimostrare come il monofisismo è stato un vero e proprio movimento ideologico e come continua fino ad oggi negli insegnamenti delle chiese anti-calcedoniane.

Un caos al di fuori di Calcedonia: monofisismi diversi?

Dopo Calcedonia e la deposizione di Dioscoro, i monofisiti erano frammentati. Non c'era una singola entità monofisita rigida. La cristologia monofisita prese del tempo per sviluppars nelle sue varie forme. Tuttavia, tutte queste forme condividevano un’antipatia nei confronti del Concilio di Calcedonia e della consustanzialità di Cristo con l'uomo nella sua umanità.

Questo è il cuore del monofisismo, Cristo non è consustanziale con noi nella sua umanità. Indipendentemente dalla questione della completezza della sua umanità, non è per genere come noi. Questo concetto è il punto di partenza per ogni studioso monofisita. In seguito il lettore scoprirà che le deviazioni tra di loro possono portarli a considerarsi l’un l’altro come eretici.

Il monofisismo radicale

La prima corrente del monofisismo è quella radicale ed è attribuita ad Eutiche e a Dioscoro. L'assistente antiocheno di Dioscoro, Barsumas, ha detto: "se il sangue del Figlio Unigenito Crocifisso fosse stato della stessa natura del sangue dei figli di Adamo, come potrebbe aver espiato i peccati dei figli di Adamo?" [1] Un frammento di pensiero di Dioscoro è conservato negli "Antirrhetica" di Niceforo (Spicil. Solesm, IV, 380.), e chiede: "Se il sangue di Cristo non è per natura [kata physin] di Dio e non dell’uomo, cosa lo fa differire dal sangue dei capri e dei vitelli e dalla cenere di una giovenca? Questi sono terreni e corruttibili, e il sangue dell'uomo secondo natura è terreno e corruttibile, ma Dio non voglia che si debba dire il Sangue di Cristo è consustanziale con una di quelle cose che sono secondo natura ". [2] Anche nelle lettere a lui attribuite dagli storici monofisiti, Dioscoro si asteneva dal confessare la doppia consustanzialità. [3]

Questo tipo di monofisismo radicale vive ancora oggi, come vedremo, nella Chiesa copta. Non è condiviso dai siriani che sono fedeli alla più importante figura monofisita nella storia, Severo di Antiochia.

Severo di Antiochia: monofisismo con elementi nestoriani

Un uomo violento che guidava milizie e diffondeva terrore tra i suoi avversari, sostenuto dall'imperatore Anastasio che aveva abbracciato il monofisismo, Severo divenne il patriarca di Antiochia intorno all'anno 512. Scrisse alcune polemiche interessanti che spiegano il suo rifiuto dell'Ortodossia.

Severo crede che Cristo sia una ipostasi composta da due ipostasi, non soltanto due nature. Queste ipostasi contengono la propria persona. Sorprendentemente, troviamo che le due cristologie discordanti, cioè nestorianesimo e monofisismo, si combinano insieme per dare alla luce la cristologia severiana. [4] V.C. Samuel, lo studioso indiano monofisita, dice: "La divinità e l'umanità, quindi, si combinano in uno. Nel momento in cui la divinità è venuta all'unione in Dio Figlio, l'umanità viene all’unione in uno stato individuato. Come dice Severo, le due nature che si sono riunite assieme in unione erano ipostasi... nell’unire l'umanità a se stesso, la Parola di Dio l’assume solo come una realtà astratta, senza essere in una condizione ipostatica o personale? Se l'umanità di Cristo non ha le caratteristiche che ne fanno un persona, può funzionare in alcun modo nell'incarnazione? [5] San Massimo il Confessore ha rilevato questa strana combinazione e ha attribuito la comprensione nestoriana dell'unione delle nature a Severo. [6]

Queste sono le principali correnti del monofisismo. A causa di questo, Dioscoro e Severo sono altamente considerati come i più grandi maestri nel cristianesimo tra i monofisiti e per questo la liturgia copta cita i loro nomi prima di tutti i patriarchi e santi. I classici monofisiti successivi contengono una miscela di queste correnti.

In Egitto, vi furono famosi studiosi medievali copti che hanno scritto secondo questa tendenza. Ibn al-Makin ha scritto il più importante e voluminoso lavoro teologico del XIII secolo in Egitto. Egli afferma che la natura umana di Cristo non è del tutto come la nostra, e la ragione, che è la stessa che usa Dioscoro come punto di partenza per la sua cristologia, è che il suo corpo è unito con la Divinità e questo rende impossibile pensare una consustanzialità di Cristo con noi nella sua umanità. Secondo al-Makin, "Mentre i padri hanno confessato la sua completa umanità, non hanno affermato che ogni aspetto della nostra natura umana deve essere in Cristo, o viceversa". [7] Egli spiega la differenza tra la nostra natura e la sua umanità chiedendo come l’essenza umana di Cristo è pari alla nostra, mentre lui ha una nascita verginale, è libero dal peccato originale, unito con la Divinità e incorruttibile, mentre la nostra natura è corruttibile e manca delle citate caratteristiche uniche. [8] Egli ritiene che l'unione crei una sola sostanza, a differenza dell’"l'unione ipostatica" e, curiosamente, la attribuisce ai "melchiti", cioè ai calcedoniani. [9]

Vediamo un monofisismo radicale che condivide gli stessi argomenti di Dioscoro e Barsumas contro la doppia consustanzialità. Tuttavia, troviamo Ibn al-Makin ripetere l’idea di Severo e avere, "un uomo [Ensan], il Figlio temporale [al-Ibn al-Zamany], unito al Figlio eterno [al-Ibn al-Azaly], il Verbo". [10]

La stessa tendenza di raccogliere queste due correnti si può trovare nella maggior parte dei classici monofisiti arabi prima ancora di Ibn al-Makin, come le famose opere di Sawiris Ibn al-Muqaffa (Severo di Ashmunin). [11]

L'insegnamento attuale nella comunione non-calcedoniana

L'insegnamento dei diversi corpi monofisiti non è cambiato. Questi hanno mantenuto l'atteggiamento di oscillare tra queste due diverse correnti monofisite. Tuttavia, ci sono stati sviluppi degni di nota di recente. Per esempio, possiamo trovare che gli studiosi armeni non trovano alcun problema a dichiarare di accettare la fede di Calcedonia e che il loro problema è con i tempi del Concilio. [12] Si sono spinti anche oltre fino a dichiarare Severo di Antiochia un eretico, e che "la chiesa armena non accetta l'eresia di Severo [Hartaqat Sawiris] del Teopaschismo (la credenza che Dio possa soffrire nella sua stessa natura)". [13]

Tuttavia, questa non è la posizione ufficiale del discorso non-calcedoniano. La Chiesa copta pubblica ancora i testi e le opere dei suoi padri medievali che hanno mantenuto una cristologia non ortodossa. Anche nelle sue formule e scritti recenti, mostrano una forte ostilità verso Calcedonia e la sua cristologia.

Anba Gregorius, che è considerato uno dei più accreditati studiosi copti nel XX secolo, e insegnante del patriarca Shenouda, respinge la distinzione di san Leone tra le due nature, anche dopo aver riconosciuto l'unità. [14] Inoltre, egli afferma chiaramente che la Chiesa copta condanna la confessione della chiesa calcedoniana che Cristo è Dio perfetto e uomo perfetto. [15] Gregorius va ancora oltre, affermando che: "Io davanti a Dio io rifiuto il termine doppia consustanzialità se ciò significa la dualità delle essenze [...] noi ammettiamo che queste essenze dopo l'unità sono divenute una". [16] Nel frattempo, l’intero argomento di Romanidis per sostenere l'ortodossia dei copti è la loro presunta accettazione della dualità delle essenze, in quanto distinguono tra natura ed essenza. Questo non concorda con la definizione stessa di Gregorius.

Il Metropolita Bishoy, il co-segretario generale del Comitato congiunto di dialogo, ha mostrato un chiaro rifiuto della cristologia ortodossa. [17] Nel suo documento presentato al 3° incontro tra la Chiesa ortodossa russa e le Chiese orientali in Libano, ha dichiarato che queste rifiutano di considerare Calcedonia un Concilio Ecumenico. Inoltre, ha legato l'accettazione dell’ecumenicità di Calcedonia, con l'accettazione del Sinodo dei briganti di Efeso nel 449 da parte della Chiesa ortodossa! [18]

Anche se ritiene che gli ortodossi abbiano deliberatamente frainteso il termine, Shenouda III, il patriarca della Chiesa copta, ha il coraggio di etichettare la sua Chiesa con il termine "monofisiti", al posto del termine miafisiti. [19] Egli ripete le stesse condanne di Gregorius contro la confessione di Cristo come Dio perfetto e uomo perfetto. [20]

Conclusione

Mentre il monofisismo ha preso forme diverse, è sopravvissuto nei secoli, in diverse forme e diversi discorsi e linguaggi. Gli insegnanti della chiesa monofisita oggi non si hanno smesso di usare le forme classiche del monofisismo nelle confessioni. A differenza degli armeni, il lato copto ha mostrato quanto gli manca l'attitudine a modificare la loro cristologia. Nel prossimo articolo, l'ultimo della serie, metterò in evidenza le implicazioni e l'impatto della cristologia monofisita sulle diverse dottrine copte, mostrando quanto ha deviato dalla teologia ortodossa.

Note

[1] È menzionato nella vita di Barsumas scritta tra il 550 e il 560, citata da W.H.C. Frend, L'ascesa del movimento monofisita, Cambridge University Press, UK 1979, p.140

[2] Chapman, J. (1909). Dall'eutichianesimo. In The Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company. Consultato il 10 Agosto 2010 da New Advent: http://www.newadvent.org/cathen/05633a.htm

[3] W. H. C. Frend op. cit. p.29. La lettera menzionata è tradotta in arabo e pubblicata dal Seminario Copto di Studi Avanzati  nel 1986

[4] Severo stesso scrive contro quelli che sostengono che egli usi natura e ipostasi come sinonimi nel campo dell'economia e, come nel campo della Trinità, distingue tra ipostasi e natura, e afferma che tanto quanto il Verbo è personalmente distinto nella Trinità, l’ipostasi umana è allo stesso modo personalmente distinta dal resto della razza umana: "... Ecco, abbiamo chiaramente dimostrato come, quando facciamo la dichiarazione 'da due nature', non capiamo queste nature come sostanze secondo il significato generale di realtà che tengono insieme molte ipostasi - in modo che si possa trovare, secondo la vostra malvagia ipocrisia, che la santa Trinità è incarnata nel seno di tutta l'umanità e di tutto il genere umano; ma una sola ipostasi di Dio, della Parola che può essere separata solo per contemplazione, e una sola ipostasi di carne razionalmente animata, e assemblata dalla Vergine e Madre di Dio, deve essere riconosciuta senza alterazione nella composizione, e che in effetti rimangono quello che erano, ma non nella particolarità della (loro) sussistenza, come abbiamo dichiarato in molte occasioni, e che sussistevano nella dualità della loro natura, ma che concorrendo in un'unica entità hanno formato perfettamente una natura e ipostasi del Verbo incarnato e una persona ". Severo di Antiochia, Contra impium Grammaticum, Or. 11,22

[5] Citato da V.C. Samuel, "Severo di Antiochia", Ekklesiastikos Pharos, vol.58 (1976), p.290

[6] PG vol. xci, Col. 41A

[7] Ibn al-Makin, Al-al-Mawsoo'a Lahouteya al-Shaheera Bel-Hawy, Vol.3 pubblicato dal Monastero Muharraq. Noubar Press 2001. pp.144 - 145

[8] Ibid.

[9] Ibidem. p.146

[10] Ibidem. pp 145-149. Inoltre, Ibn al-Makin dice da qualche altra parte, spiegando l'incarnazione: è il Figlio eterno, che è definito "il Verbo", unito con il temporale Figlio di Maria (Ebn Mariam), in modo ineffabile, uno da due, una realtà da due realtà, nato da Maria. "Ibn al-Makin op. cit. vol.II p.230

[11] Sawiris Ibn al-Muqaffa' (Severo di Ashmunin) è il più famoso storico e studioso copto del X secolo. Ha scritto sull'idea che Cristo è una ipostasi di due ipostasi, e che la persona umana, che era unita al Verbo divino, divenne tutt'uno con lui. Mentre allo stesso tempo si passa all’eutichianismo radicale con cui mette in dubbio l'increaturalità della "natura una" di Cristo dopo l'unità poiché Maria è la Madre di Dio perché è la madre di una persona increata e della natura increata, usando lo stesso argomento di Dioscoro e del suo successore Ibn al-Makin sull’incorruttibilità e il cambiamento della natura umana a causa della unità ipostatica con la divinità. Cf. Al-Durr Al-Thameen fi Eedah al-Deen. pubblicato da Papa Kyrellos VI, Sons, Egitto 1992. pp.166-177

[12] Does Chalcedon Divide or Unite? towards convergence in Orthodox Christology. A cura di Gregorios Paulos, William H. Lazareth. Tradotto in arabo da Michel Najm. Manshourat al Nour, Libano 1987. P.183

[13] Ibid. p.168

[14] Anba Gregorius, Mowso'at allahoat al Anba Gregorius, vol.I. Anba Gregorius Biblioteca: Egitto 2003. p.208

[15] Ibid.

[16] Ibid. p.288

[17] Recentemente, ha pubblicato un libro che raccoglie poesie su se stesso scritte da sacerdoti che apprezzano i suoi sforzi ecumenici. In una di queste poesie, gli ortodossi sono descritti come “i nestoriani malati”, al-Nasatera al-Seqam. [Anba Bishoy: Sham'a Modee'a fe Kanesetna al Qebteya, Damietta 1997, capitolo 15]

[18] "I quattro concili successivi degli ortodossi", dice Bishoy, "possono essere considerati come concili locali riguardanti la loro famiglia di Chiese. Lo stesso vale per il Concilio di Efeso del 449 d.C. che gli ortodossi orientali non obbligano nessuna Chiesa ad accettare come Concilio Ecumenico, sebbene sia stato una grande difesa contro la propagazione del nestorianesimo e fu difeso da san Severo di Antiochia". Bishoy di Damietta, The Council of Chalcedon 451 AD. The Third Meeting of The Joint Commission for the Relations Between  the Russian Orthodox Church and Oriental Orthodox Churches in the Middle East,12-16 dicembre, 2005, Catholicossato della Grande Casa di Cilicia, Antelias, Libano.

[19] Shenouda dice: "...Il termine "monofisiti" utilizzato per i credenti nella Natura Una è stato intenzionalmente o non intenzionalmente travisato lungo tutto il corso di alcuni periodi della storia. Di conseguenza, le Chiese copta e siriana, in particolare, sono state crudelmente perseguitate a causa della loro fede...". Shenouda III, La natura di Cristo, Dar El-Tebaa El-Kawmia, 2 ° edizione inglese Cairo 1991. P.9

[20] Ibid. p. 18

 

 

Parte IV

E ora?

Introduzione

Nelle puntate precedenti di questa serie di articoli, ho gettato un po' di luce sull’esistenza e la natura del disaccordo cristologico tra il Concilio di Calcedonia e le chiese orientali che hanno rifiutato i suoi decreti. In questo ultimo articolo della serie, che metterà in evidenza la situazione attuale della Chiesa copta, la più grande e influente chiesa orientale, oltre alla differenza teologica a causa del disaccordo cristologica. Questo mi porterà a proporre alcune raccomandazioni per un futuro dialogo ortodosso-orientale, che è fondamentale perché, come dice lo studioso egiziano George Bebawi [1]: "Dioscoro di Alessandria, che ha respinto il Concilio di Calcedonia (451) ha fatto un errore enorme e io non so come lo possiamo correggere ". [2]

Le conseguenze dottrinali oggi

La situazione attuale della Chiesa copta è una conseguenza di questa mossa da parte di Dioscoro. Ma la sua decisione non era avulsa dal contesto dell'Egitto nel V secolo. Storicamente, l'Egitto era una terra fertile per la crescita di diversi movimenti filosofici, tra cui lo gnosticismo. L'Egitto ha avuto anche un movimento nazionalista molto forte. Dopo lo scisma nel 451, la Chiesa copta, e più tardi quella sira, hanno espresso forti sentimenti nazionalisti. I copti hanno mostrato una chiara ostilità verso tutto ciò che è "greco". Ciò ha portato a una sorta di isolamento dalla Chiesa cattolica, che è stata descritta dai copti come la chiesa dell'Imperatore, e così è stata etichettata come melchita.

A seguito del rigetto copto degli scritti dei Padri e qualsiasi cosa che riguarda Bisanzio, i movimenti monastici in Egitto hanno sviluppato un movimento spirituale alternativo influenzato dalla filosofia gnostica egiziana che ha svalutato il corpo e trascurato il fatto dell’incarnazione completa di Cristo. Questo ha plasmato la spiritualità orientale, con la sua cristologia monofisita. Come spiegato negli articoli precedenti, questa spiritualità espelle la deificazione e ogni sorta di comunione tra Dio e l'uomo. Questo è il motivo per cui Severo di Antiochia, nella sua spiegazione della cristologia, rifiuta la deificazione. [3]

Un altro fattore influente, con conseguenze per la Chiesa copta, è stato la vittoria islamica in Egitto. L'influenza della cultura e del pensiero islamico si può vedere negli scritti dell’attuale patriarca copto, Shenouda III. Egli adotta facilmente gli atteggiamenti severiani e altre attitudini orientali al fine di riconciliarli con la comprensione islamica dell'impossibilità di avere una comunione Dio-uomo.

Shenouda dice: "È impossibile che uno dei padri della chiesa abbia insegnato la deificazione" [4] Questo rientra nel contesto della serie di scomuniche di Shenouda contro i suoi avversari, tra cui Bebawi, per quanto riguarda i loro tentativi di riportare la tradizione patristica. Stephen Davies, dell'Università di Oxford, ha detto: "l’obiezione di Shenouda a questa dottrina (la deificazione) è anche motivata da particolari sensibilità culturali e interreligiose... Quest'ultima preoccupazione viene a esprimersi in modo straordinario e senza precedenti, quando il patriarca adotta il linguaggio della diatriba musulmana anti-cristiana e dirige tale retorica polemica contro i monaci del monastero di san Macario. In primo luogo, egli critica Matta-el-Meskin e i suoi seguaci in quanto colpevoli di Al-Tahrif, [5], la 'corruzione' della Scrittura". [6]

Poi Shenouda spiega il mistero dell'Eucaristia dividendo Cristo, come riteneva la cristologia severiana, prendendo solo la natura umana senza la natura divina. Egli dice: "Il nostro Maestro Cristo disse: "Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue" (Gv 6,56), egli non ha detto chi mangia la mia divinità e beve la mia divinità... Dio è Spirito (Gv 4,24) e lo Spirito non può essere mangiato o bevuto. Inoltre, colui che mangia la natura divina e questa rimane in lui diventerà dopo aver ricevuto la comunione un dio, e quelli in chiesa lo adoreranno. Anche qui è un altro problema: che dire di quelli che si comunicano indegnamente? Mangiano anche la divinità e bevono la divinità, e quindi mangiano il giudizio (1Cor 11,29)?" [7]

Anche in questo caso, coloro che hanno respinto la spiegazione di Shenouda hanno dovuto affrontare le sue accuse islamiche. Davis cita Shenouda con una buona analisi dicendo: "In secondo luogo, e ancor più acutamente, li accusa di aver commesso al-Shirk billah ('l'atto di associare qualcosa con Dio'). L’accusa di al-shirk rappresenta una normale critica musulmana diretta contro i sostenitori della dottrina trinitaria cristiana. In questo caso, però, Shenouda utilizza questo linguaggio nei confronti di un altro cristiano, come espressione di opposizione alla dottrina della deificazione "[8]

Nuove definizioni di quasi ogni dottrina cristiana, tra cui la Trinità, sono state sviluppate dalla comunione orientale e in particolare da quella copta. Questi problemi, almeno per la Chiesa copta, non possono essere ignorati. Sono problemi seri che hanno portato il patriarca a scomunicare studiosi e a vietare la pubblicazione di libri e a emettere verdetti forti nei confronti di un intero monastero (vietando le letture delle pubblicazioni del Monastero di san Macario e isolando i monaci dalla chiesa). Di conseguenza, la Chiesa ortodossa ha bisogno di prendere seriamente anche la posizione copta su dottrine come l’Eucaristia e la santificazione.

Raccomandazioni per un dialogo ecumenico positivo

Il problema del dialogo ortodosso-orientale è cruciale. Come ha detto Bebawi, "La condizione attuale della Chiesa copta - isolata, povera, oppressa, e priva della ricchezza della tradizione patristica - è molto triste, anche se il dialogo con gli ortodossi è andato avanti in modo intermittente per secoli". [9 ] Ma per perseguire un dialogo teologico che possa portare buoni risultati, le due parti devono ricominciare dall'inizio uno studio serio della tradizione e della teologia, l’una dell’altra.

La chiesa copta non accetterà mai san Leone di Roma o Calcedonia se rimane bloccata nei classici copti medievali che hanno distorto l'immagine della cristologia cattolica. D'altra parte, la Chiesa ortodossa ha bisogno di sapere di più quello che è successo e quello che sta succedendo dall'altra parte del Mediterraneo. Gli sviluppi teologici della Chiesa copta hanno creato una massiccia deviazione dalla Chiesa ortodossa.

Credo che parte del problema sia l'atteggiamento sbagliato del precedente dialogo morto. Il dialogo ha accelerato i tentativi di unità, e ha sottovalutato la vicinanza delle dottrine senza avere una comprensione seria e attenta di ciò che è al di là della cristologia.

A mio parere, i risultati del dialogo tra ortodossi e cattolici romani hanno raggiunto una pietra miliare con il Documento di Ravenna. Questo documento ha determinato con esattezza il loro accordo sui loro disaccordi (!). Di conseguenza, essi sanno quello che hanno realmente bisogno di studiare insieme. Questo è esattamente ciò di cui il dialogo ortodosso-orientale ha bisogno oggi.

Il Patriarcato ortodosso russo dovrebbe prendere una forte posizione positiva per quanto riguarda il dialogo convocando diverse tradizioni orientali (armena, siriaca e copta) per avere un profondo dialogo teologico. Questo mi renderebbe ottimista sul fatto che Mosca possa guarire il dialogo ... con tutte le speranze che "tutti siano una cosa sola". (Gv 17,21)

Ringraziamenti particolari:

Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine alla rivista Pravmir per aver ospitato questa serie di articoli e per il suo contributo leale e spirituale al giornalismo cristiano on-line.

Vorrei anche ringraziare la mia collega e fidanzata, Elizabeth Iskander, che ha trascorso il suo tempo, mentre difendeva la sua tesi di dottorato all’Università di Cambridge, a rivedere il linguaggio e la struttura degli articoli.

Brookline, Massachusetts (USA)

Note

[1] un ex insegnante presso la Divinity School di Cambridge e recentemente scomunicato dalla Chiesa copta, cosa che lo portato a unirsi alla Chiesa ortodossa russa

[2] Road to Emmaus Orthodox Magazine, Numero 38. P.27

[3] Cfr. Center for Traditionalist Orthodox Studies. The Non Chalcedonian Heretics, p.17

[4] Shenouda III, Teologia comparativa 5, p.5

[5] Si tratta di una espressione islamica riferita alla grave apostasia di cambiare le parole di Dio.

[6] Davis, Stephen J. Coptic Christology in Practice, Oxford University Press. P.277

[7] Shenouda III, op. cit. p.18

[8] Davis. op. cit. p.278, che cita Shenouda op. cit. p.31

[9] Ibidem. pp. 27-28.

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