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  Milena Faustova: gli uccelli di Filarete, la concorrenza e il pool patriarcale

Traduzione da  www.pravmir.ru, 27 Dicembre 2011

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Il portale "Pravoslavie i mir" (l'Ortodossia e il mondo) prosegue il tour dietro le quinte del giornalismo religioso. L'idea della serie di interviste è della pubblicista Maria Sveshnikova, la realizzazione è della redattrice del portale Anna Danilova.

 

"Se pensassi a quale fede appartenere, e vedessi come gli ortodossi si ingiuriano nei blog, semplicemente non sarei ortodossa!", ama vergognarsi Milena Faustova per l'occasione. Di fede cattolica, ha scritto molto e da tempo sull'Ortodossia per "La Voce della Russia" e lavora nel pool dei cronisti del patriarca. Aerofoba che vola costantemente nel suo lavoro per i media, a conoscenza di tutto sulle questioni della concorrenza - oggi ci parla del lavoro del pool dei cronisti del patriarca e di come ci vive da cattolica.

Milena Faustova

Laureata alla Facoltà di Filosofia dell'Università statale di Mosca, specialità - scienze religiose

Commentatrice religiosa alla stazione radio "La Voce della Russia"

Giornalista del pool patriarcale

 

Gli uccelli di Filarete

- Lei soffre di aerofobia, e fa diversi voli al mese ...

- Ho una terribile paura di volare, tanto da perdere i sensi. Nel 2009, in Ucraina, abbiamo avuto due aerei, uno per sua Santità, il secondo per il pool dei giornalisti. Era un AN-74, vecchio di un centinaio di anni, aveva salvato qualcuno in Antartide. Sembrava appropriato. All'interno, tutto grondava, c'erano perdite, alcune cinture di sicurezza funzionavano, altre no.

Prima di volare a sud da Donetsk a Simferopol, ho sentito fin troppe battute sull'aereo e sulla mia paura di volare. E poi, quando eravamo già seduti sull'aereo, hanno continuato a prendermi in giro (mi ero ranicchiata sul sedile.) L'aereo accelerato, ancora un po', doveva staccarsi da terra, e poi - una forte frenata! Le borse sono cadute su di noi, perché pochissime erano legate, avevamo tutti gli occhi spalancati, eravamo tutti pallidi, e in stato di shock. E poi il capitano ha portato in cabina un uccello, e ha detto che n'erano tre, due si erano infilati nei motori, e questo nel parabrezza. Già non potevamo volare, era necessario pulire i motori.

Tutti subito si sono messi a ridere di me. Ci eravamo messi d'accordo quando volavamo di non dire una sola parola sul velivolo: sedere in silenzio, decollare in silenzio. E poi, dopo qualche tempo, c'è stato un post su un blog, che diceva che gli uccelli di Filarete hanno attaccato l'aereo del Patriarca.

Ora la ricordiamo come una storia divertente, e io ho iniziato a prendere il volo, come se avessi passato la vita volando.

Andate e ritorni

- Milena, ma com'è che una filosofa si mette a fare la giornalista?

- Per caso, ma non lo farò più! (Ride)

Dopo la Facoltà di Filosofia, dove mi sono specializzata in Henri de Lubac, volevo continuare nel ramo delle scienze religiose. Ma è arrivato il 1998, e in  quell'anno ho rinunciato proseguire gli studi e sono stata costretta a cercare lavoro dando lezioni di francese. Non faceva per me.

Ed ecco che un inverno vado a casa e penso a cosa mi piacerebbe fare. Improvvisamente decido che la radio sarebbe stata il mio campo. Appena un mese dopo mi chiamano per avvisarmi che "La Voce della Russia" aveva bisogno nel dipartimento culturale di una giovane ragazza con una buona istruzione! Ecco arrivata la mia occasione!

Ho iniziato a lavorare presso il dipartimento culturale. Dopo la facoltà di filosofia potevo scrivere trattati pieni di frasi complesse che sarebbero state comprensibili solo per me, così ho imparato a scrivere, a spiegare, per concentrarmi non solo sul pubblico russo, ma anche su altri tipi di pubblico.

Da "La Voce della Russia" sono andata via un paio di volte. La prima, nel 2002 - "per sempre", per andare a vivere in Israele. È vero, in gran parte a causa della radio e del lavoro per essa, sono ritornata in Russia. Poi alcune volte ho cercato di cambiare mestiere, ma ogni volta mi sono tirata indietro. Nel 2005, sono andata via l'ultima volta per un anno da "La Voce della Russia". E poi ho capito che non posso farne a meno in alcun modo.

- Cosa le piace de "La Voce"?

- Sa, quando si sente l'avviso "La Voce della Russia" - mi riempio d’orgoglio. Come per il fatto che non abbiamo mai sollevato casi forti, scandalistici, che interessano a un piccolo numero di persone che amano qualsiasi "giallo". Mi piace quello che considero un lavoro di chiarificazione: parlare (nella colonna della mia rubrica) di storia, di tendenze. Sono felice.

Ma quando sono tornata indietro, è stato necessario pensare per me una nuova sezione. Ho avuto l'idea di scrivere della vita spirituale della Russia. Detto fatto: ha avuto inizio la rubrica!

- Come scegliere di che cosa e di chi scrivere, in quali proporzioni e di quanto volume?

Milena Faustova. Momento di lavoro

- All’inizio abbiamo cerchato di coprire tutto ciò che stava accadendo in tutte le religioni e le fedi, ma poi l'esperienza ha dimostrato che tra i buddisti, gli ebrei, i musulmani ci sono molto meno eventi rispetto alla Chiesa ortodossa. L'attenzione si è spostata in gran parte alla Chiesa ortodossa russa, alle sue attività sociali.

E le altre confessioni possono essere in mote cose d’accordo o in disaccordo con la Chiesa, ma da sole, in generale, non fanno nulla. Preferirei mille volte scrivere su di loro, ma quasi tutti gli eventi importanti, dei quali si deve parlare - sono, per lo più, iniziative della Chiesa russa.

Nel 2009, dopo la morte del patriarca Alessio II, quando ci sono state le elezioni del Patriarca e il Concilio locale dei Vescovi, ho capito l'importanza del mio lavoro. Ora io non mi sento proprio una scrittrice della storia, quanto piuttosto una partecipante nel suo processo.

Pool patriarcale

- Quindi, una cattolica nel pool patriarcale...

- Nel pool dei cronisti del patriarca, ho cercato di saggiare il terreno per un lungo periodo di tempo. Ho scritto una lettera al Patriarcato di Mosca, sono andata a una manifestazione del Patriarcato, e nel 2009, quando c’è stata la prima visita del Patriarca Kirill a Istanbul, sono stata chiamata da padre Aleksandr Volkov, che mi ha detto che se voglio posso partecipare.

La struttura del pool patriarcale comprende giornalisti di tre principali agenzie di stampa (RIA-Novosti, ITAR-TASS, Interfax-Religion). Per loro lavorare negli eventi patriarcali è la priorità, se ci sono restrizioni sul numero di persone, la maggior parte di loro viene accettata. E naturalmente, ben presto si mettono all’opera a dare notizie. Noi non ci arrabbiamo. Ne pool ci sono anche i giornali ("Rossiyskaya Gazeta", "Komsomolskaya Pravda", "News"), "La Voce della Russia" e la troupe televisiva ("Rossija").

Ma più spesso partiamo con un piccolo gruppo: fotografi e operatori video di sua Santità, le tre agenzie di stampa, la radio. È una buona compagnia. Buona, simpatica e divertente.

E quindi, Istanbul

- Certamente, non tutto è andato sempre bene ...

- Per me, questo viaggio era una grande responsabilità, perché era necessario dare prova di me stessa. E, naturalmente, ho dimenticato il registratore a casa - e ne avevo proprio bisogno!

Olja Lipich di RIA-Novosti mi ha dato il suo. Padre Aleksandr Volkov mi ha aiutato con Internet, qualcun altro mi ha aiutato con le fotografie. Avevo la sensazione che tutti fossero coinvolti attivamente per aiutarmi a coprire adeguatamente questo viaggio. Ci muoviamo cercando di aiutarci a vicenda: chi con il registratore, chi con il testo, chi con la decodifica. L'atmosfera è molto buona.

Poche parole in onda

Concorrenza

- Non vi è concorrenza tra il pool dei giornalisti?

- Confido nel fatto che le agenzie di stampa debbano competere tra di loro. Ma ho visto che nessuno si precipita d’emergenza a inviare il testo: tutti confrontano per bene le loro citazioni, discutono di ciò che hanno sentito, in modo da trasmettere un significato unitario. Nessuno scappa negli angoli per inviare più velocemente il proprio messaggio. Prima si rilascia la notizia, e il resto sono sciocchezze. E io stessa non ho capito, se sono concorrenti, allora perché discutono tutti tra di loro?

Il giorno di lavoro del pool

- Il giorno passa in modo carico. Si inizia presto (capita di stare in piedi fino alle cinque) per arrivare in mezz'ora/un'ora alla manifestazione, i fotografi e gli operatori devono riprendere anche l'arrivo del patriarca. Particolarmente difficile è il caso delle funzioni del mattino presto, e anche i casi in cui le chiese si trovano a una sessantina di chilometri dal nostro luogo di insediamento.

Se la chiesa è vicina, non tutti vanno alla funzione, si può arrivare quando parla il patriarca. Ma se lasciamo l'hotel con le nostre cose e poi dobbiamo ancora volare da qualche altra parte, naturalmente, non riusciamo ad arrivare più tardi.

- Quanto materiale dovete produrre in un giorno?

- Di solito ho un testo al giorno: durante il giorno accumulo il materiale, identifico la questione più importante, e la spedisco alla redazione entro la sera.

Il pool spesso condivide il lavoro, perché non possiamo sempre tenere il passo con il patriarca su tutti i punti. Qualcuno va in una chiesa diversa, qualcuno all'amministrazione diocesana e lo aspetta lì.

Kamchatka

Ciò che colpisce di più, quando alla fine della giornata non si può più stare in piedi, è il Patriarca che arriva con passo energico e parla allegramente. Non siamo stati a tutti gli eventi, e sua Santità potrebbe ancora avere uno o più eventi a cui partecipare. A volte, dopo un lungo viaggio, ci accorgiamo che sua Santità è stanco. C'è un nome che per scherzo il patriarca pronuncia senza esitazione, "Sheikh ul-Islam Allahshukur Pashazade", e questo significa che tutto è in ordine. Ma se c’è un intoppo, poi si stanca. A volte sembra addolorato.

Dopo i viaggi ucraini sua Santità è arrivato assieme a noi con l’aereo e sul campo d'aviazione ci ha parlato, ci ha ringraziato per il viaggio. Ma per lui l'atmosfera formale o informale è la stessa.

Ucraina. Fine del percorso

- Cosa scrive?

- Nei miei testi cerco il più possibile di stare lontano dalla burocrazia. Quando siamo andati in Carelia e abbiamo visitato Sandarmokh - un cimitero nel bosco - per me è stata un'occasione per parlare di persecuzione bolscevica della Chiesa, del regime stalinista, di come questa tragedia è percepita oggi, se si deve o non si deve rivedere la storia e risultati della seconda guerra mondiale. La parola del patriarca - era solo un esempio in conversazione e un'attualizzazione. Il patriarca, tra l'altro, è molto spesso attratto dalla storia.

Non ho bisogno di ufficialità, come ne ha bisogno patriarhia.ru: quanti vescovi concelebranti, quanti partecipanti, con quali paramenti ha servito il Patriarca... Ma c'è un altro problema: non ho abbastanza tempo, mi servono tempi supplementari, un numero extra di lettere - io amo esprimere le cose in modo prolisso. Tutte le volte mi ricordano che la brevità è la sorella di talenti e... mi tagliano le idee!

- Come procede il lavoro sui testi?

- Ci sono volte che il Patriarca sta ancora parlando, e posso già vedere che cosa mi servirà come materiale. Poi da 30-40 minuti scegliere frasi che possono confermare il testo in modo più chiaro e preciso. E a volte capita che le parole del Patriarca non siano una conferma, ma che diano il tono al testo.

Scriviamo molto di rado di qualche fatto specifico. Per esempio, quando alla consacrazione di una cattedrale nel bel mezzo di una Liturgia una pazza ha iniziato a gridare slogan anti-patriarcali, cadendo in ginocchio. Se qualcuno fa qualche errore, non è una notizia da scrivere. Perché è chiaro che si tratta di un errore, non di una provocazione intenzionale. Tutte le persone si stancano, soprattutto nei lunghi viaggi. Noi discutiamo quali dettagli dare e come darli.

Vertice dei capi religiosi a Baku

Una cattolica e la Chiesa ortodossa russa

- Mi dica, come lavora una cattolica nel pool del patriarca?

- Prima del lavoro nel pool non conoscevo in modo particolare la Chiesa ortodossa russa. Conoscevo la Chiesa cattolica, avevo che fare con lei, mi piaceva (soprattutto il cattolicesimo francese). Era il mio mondo...

L’Ortodossia russa mi sembrava un’organizzazione conservatrice, dove non succede quasi nulla: tutto ruota dentro e nulla schizza fuori. I sacerdoti in tonaca nera, mi facevano anche paura, ci sono stati diversi casi in cui il clero mi ha respinta con parole o azioni.

Per la verità, mia madre mi ha detto che, quando ero ragazzina, un prete ortodosso in qualche modo è riuscito a calmarmi. È stato a Tbilisi, dove io e mia madre passavamo l’estate. Ero ancora in età prescolare, e avevo perso la famosa funivia per il Monte Mtatsminda a Tbilisi. Per paura che non avrei più rivisto mia madre, ho iniziato a piangere. Di conseguenza, quando mezz'ora dopo mo ha ritrovato, stavo costantemente balbettando dalla paura.

Mamma disperata mi afferrò le braccia e entrò nella prima chiesa ortodossa. C’era una funzione (da quanto racconta mia madre), e il prete è venuto da me e mi ha posto le mani sulla testa. Poi mi sono calmate e addirittura mi sono addormentata. Io quasi non mi ricordo, ero troppo piccola, o troppo spaventata. Ma per molti aspetti questo fatto ha spinto mia madre molti anni più tardi a divenire ortodossa. Io in quel tempo ero felicemente impegnata a studiare teologia cattolica, andavo al collegio di san Tommaso d'Aquino e rosicchiavo il granito degli insegnamenti cattolici. E, forse, avrei continuato, se non...

- Se non?

A Sakhalin

- Con l'arrivo del patriarca Kirill la Chiesa russa è guarita. L’ho guardata con grande ammirazione, perché prima pensavo che solo i cattolici fossero capaci di vivere, svilupparsi, modificare, adattarsi.

Il rapporto tra me e il clero è cambiato, ho smesso di cercare di vedere in loro il 100% di santi in carne e ossa. Un tempo pensavo che il popolo della Chiesa dovesse quasi avere un'aureola intorno alla testa. E chi non si comportava da santo, che tipo era! Era offensivo fino alle lacrime. Ora mi rendo conto che si tratta di persone che servono, per quanto possibile, la Chiesa.

Mi ricordo un altro caso. Dopo la morte di mia nonna, la cui perdita ho vissuto in modo molto difficile per molti anni, una volta ho voluto porre alcune domande sul senso della vita e della morte a un sacerdote. In chiesa, non riuscivo a trovare qualcuno che potesse aiutarmi a far fronte al mio dolore e ad avere risposte alle mie domande. Un giorno, tornando a casa dopo il lavoro, sono passata sulla strada per la Chiesa ortodossa. Non c'erano funzioni, era vuoto e silenzioso, pacifico, forse - ed era esattamente quello che mi immagino che stessi cercando allora.

Da qualche parte in lontananza è passata l’ombra di un sacerdote, ma lui è venuto verso di me. Non ricordo per quanto tempo sono stata nel tempio, piangendo e ricordando la nonna, sentendo la presenza e il sostegno del padre muto. Tutto era silenzio, ma anche guarigione.

Rovno

- Mi dica, come fate a seguire il Patriarca, ci sono disguidi?

- C’è una storia indimenticabile di un aereo che è atterrato a Rovno senza il patriarca. Siamo arrivati ​​e il patriarca doveva arrivare mezz'ora dopo di noi.

- E dov’era sua Santità?

- Sua Santità non sarebbe venuto a Rovno, perché avevano detto che, presumibilmente, avrebbe dovuto esserci un attacco terroristico.

Infatti, i servizi di sicurezza hanno vietato il viaggio a Rovno al Patriarca, ed è arrivato in città, quando la visita è stata ufficialmente cancellata. Ma quando siamo stati informati della cancellazione del suo arrivo, Andrej Zolotov ha gridato a Vladimir Romanovich Legojda: "E noi, quindi, possiamo essere mandati qui?"

Quindi abbiamo aspettato il patriarca sotto la pioggia battente. C’era un muro di pioggia, c’erano i credenti, i gruppi degli scismatici, che già da molto non urlavano, ma ripetevano il ritornello, " Kirill non è il nostro patriarca!". E noi stavamo lì tutti bagnati, con i registratori a nastro (e io anche con il telefono, perché chiamavo per aggiornamenti ogni cinque minuti).

Di conseguenza, ho ricevuto una telefonata in collegamento proprio nel momento in cui è apparso il corteo del patriarca. E sono stata la prima a riferire che il Patriarca è arrivato a Rovno, più veloce di tutte le agenzie di stampa, perché ero in onda! (Ride trionfante)

Beh, come di solito fornisco il materiale più recente. Almeno una volta nella mia vita posso vantarmi della mia velocità?

- Come viaggiate, e come vi sistemano?

- In quel viaggio, quando c’erano stati gli "uccelli di Filarete," abbiamo trascorso la notte su un autobus, e poi il padre Aleksandr Volkov (vice addetto stampa del Patriarca, ndr) ci ha sistemati a "tre ragazze per materasso": ci ha trasportati in diversi villaggi, in case diverse. Quando eravamo quasi tutti sistemati - è entrato un ucraino e ha detto: "tre ragazze per materasso". Erano circa le due di notte eravamo stati un'ora fuori città, vicino a una chiesa chiusa - c’era una grande luna, un cimitero, i cani ululavano e "la morte con la falce stava lungo la strada". Beh, la morte no di certo, ma sembrava come se lo fosse. E in otto dovevamo già partire per essere alla Liturgia in un altro luogo.

Andiamo con quello che ci danno. Può essere un grande autobus, può essere un minibus, come uno a Chernobyl, guidato in modo da farmi dare 158 volte addio alla vita: la mia sensazione era che sarebbe caduto a pezzi nei primi trenta chilometri. A dire vero, ne ha fatti 200 e non è crollato. Anche se era tutto scosso, stridente, con i sedili che rimbalzavano, appoggiati a finestrini che non c’erano. E talvolta ci sono minibus comodi e confortevoli.

In Montenegro

La Chiesa e i mezzi di informazione

- Come scrivere e come non scrivere sulla religione, secondo lei?

- Io credo che la religione non dovrebbe essere nascosta dietro altre notizie. È alla pari con la società. È tema di molte preoccupazioni. Anche per le persone non religiose, anche per coloro che sono molto negativi verso l'Ortodossia o le altre fedi. Un'altra cosa - come scrivere di religione? Come raccontarla, in modo che le attività della Chiesa ortodossa russa non coprano non solo una descrizione della liturgia?

Codici di abbigliamento e altri temi mediatici: da un lato, si è cominciate a parlare della Chiesa in qualche modo. D'altra parte, ovviamente, molte pubblicazioni si orientano sull’indice di gradimento della Chiesa e dipendono da questo. Per parlare seriamente di cose serie, l’indice di gradimento sarà più basso, perché la società non è pronta per i problemi seri. La società utilizza ciò che le è spiegato per bene, e percepisce le informazioni di consumo.

Con la Chiesa stare semplicemente ad ascoltare, ordinare i dati e spiegare che cos’è la Chiesa, soprattutto la Chiesa ortodossa russa - è abbastanza difficile.

Credo che fin dal 2007, quando in pratica non ero ancora in contatto con la Chiesa ortodossa, tutto questo discorso mi avrebbe fatto stupire: da dove sono spuntate tutte queste affermazioni? Da dove è venuta la questione del codice di abbigliamento, come si poneva una volta, e a cosa è collegata adesso? Anche in questo caso, non sono venute da me  persone in tonaca, a verificare che cosa indosso a casa, mi sarei messa a ridere tra me per questi discorsi, e non avrei gridato per le strade, "Ecco, guardate, vogliono imporre un codice di abbigliamento."

Ricordate com’è nata questa discussione? Ci fu una dichiarazione dell’arciprete Vsevolod Chaplin, che per quasi due mesi non ha avuto risposta. E poi all'improvviso qualcuno ha detto: "Guardate cos’ha detto padre Vsevolod Chaplin! Che orrore!" E i colleghi hanno cominciato a pensare con insistenza: "Qui abbiamo bisogno di gonne". Ma ora tutti possono vedere il testo originale.

Stretto di La Pérouse a Sakhalin, un vento terribile, non si può stare in piedi

La critica della Chiesa

- Il più grande fallimento degli ultimi anni nel giornalismo religioso?

- A mio parere - gli articoli di Sokolov-Mitrich. Il giornalismo laico include scandali, incidenti, emergenze e altro ancora. Nel giornalismo religioso bisogna parlare con maggiore sostegno. Io non sono una puritana e non mi dispiace affrontare i problemi. Ma il modo in cui sono affrontati, spesso non mi piace.

Ho spesso la sensazione che siamo persone che vivono in mondi paralleli. Andiamo alla stessa conferenza stampa, poi leggo e capisco che era una conferenza stampa completamente diverso. Io ne avevo vista un’altra!

La critica della Chiesa mi ricorda una barzelletta: una donna entra in negozio e grida: "Salvatemi, mi derubano!". Arriva la polizia, e lei dice: "Sapete, me ne sto qui in fila, e penso, una tassa qui, una tassa là, già il 15% da qualche altra parte, e capisco che mi derubano. Mi sono messa a piangere".

Ecco come dire sciocchezze sulla Chiesa. È apparso un articolo su come tutto è terribile attorno a Diveevo: io sono in grado di scriverne uno da casa. Apro il sito del monastero: "Oh, pareti che cadono a pezzi, alberi non potati, erba non curata..."

La critica costruttiva è un tentativo di trovare un punto di riferimento oltre le cose negative, un punto a cui aggrapparsi, per iniziare a guardarsi intorno e a cercare la strada.

Blogosfera

- Se avesse scelto la sua confessione religiosa...

- Se avessi ancora un problema di scelta di confessione, e venissi su un forum ortodosso, o leggessi la blogosfera ortodossa, non entrerei mai nell'Ortodossia. Nella blogosfera ortodossa "mi piacciono" sempre le persone che, posizionandosi come cristiani ortodossi, si permettono di fare insulti personali e commenti cattivi.

E 'chiaro che la nostra società non è fatta solo di ortodossi, ci sono persone che hanno un atteggiamento negativo nei confronti della religione, atei, o persone che non amano le attività del patriarca. Ma quando su un forum ortodosso iniziano le conversazioni... Mi aspetto sempre dai cristiani qualcosa di cristiano.

Non è solo nella blogosfera, se vado in chiesa da neofita, non avrete bisogno di guidarmi fuori del tempio, potrei non tornare più indietro ...

Dopo il Sinodo a Kiev

E parlo di questo! Una volta ero in una chiesa a Mosca con una lampada con il fuoco sacro e forse in pantaloni, o forse senza velo. Una donna mi si è avvicinata e ha cominciato a rimproverarmi: "Come può essere, che cosa significa questo?" A quel punto ho deciso di intervistarla, e di risponderle, dicendo, "e che ne è del comandamento cristiano: Non giudicate, per non essere giudicati? Perché mi incolpa? Che cosa ne sa di me? Se io entro per la prima volta in una chiesa ortodossa, voglio vedere, forse voglio cambiare la fede dei miei antenati, e lei mi perseguita. Posso avere paura e non tornare più, perché non ho avuto il tempo di varcare la soglia, e sono stata cacciata! Va bene, me ne vado, arrivederci". E quella vecchia è subito cambiata, si è immedesimata in me, ha assunto un tono molto diverso per spiegare che c'è una tradizione che la testa deve essere coperta, prendete, leggete questo libro; in generale, mi ha richiamato indietro.

Queste situazioni avvengono molto spesso, sia nelle chiese che nei monasteri. Ma poco prima volevo andarmene, e ora faccio un’intervista. A volte è divertente guardare il grado di neofita. Molti non conoscono le sottigliezze, non sanno da dove proviene la tradizione e perché sia così, e non possono spiegare il motivo di ciò che mi dicono. Con tali persone è interessante parlare.

- Ci sono lotte tra giornalisti-blogger?

- Non vedo molti combattimenti di blogger e giornalisti. Un'altra cosa è che la responsabilità dei blogger è minore di quella dei giornalisti. Questi ultimi danno una notizia, e questa si diffonde in tutti i blog. Ma anche i giornalisti sono spesso blogger. Sentito un campanello, si mettono subito a scrivere, e poi magari finiscono per fare una pessima figura. Ma le notizie sono già scritte, e tutto questo è un problema di redazione.

I blogger e i giornalisti hanno compiti completamente diversi. I giornalisti hanno bisogno di trovare una notizia e raccontarla. I blogger hanno più il compito di valutare la notizia. Il giornalista, anche se non è un pubblicista, dovrebbe prendere il posto della lente della fotocamera, o del registratore. Deve, da un lato, mostrare i punti di vista delle parti, presentare l'intera gamma di opinioni, ma non può e non deve fare valutazioni: "Io, la giornalista Milena Faustova, credo che la prima parte non sia giusta, e l'altra sbagliata. E io ho ragione. Ma non voglio dire perché". Questo non si può fare.

E i blogger sono già impegnati in una sorta di lavoro di analisi. A volte capita in cammino inverso, e sono io che prendo le informazioni da un blog. Ad esempio, padre Dionisij Pozdnyaev scrive a volte su quanto sta accadendo in Cina, ma non appare spesso nelle notizie. Così, avendo un contatto con lui, io chiamo, chiedo.

In realtà, guardando indietro e riassumendo quasi quotidianamente la mia giornata e la mia vita, sono molto felice di essere giornalista, e che il mio lavoro sia in campo spirituale, con la Chiesa russa.

Il lavoro nel pool mi ha cambiato molto, ho imparato molto. Ho imparato la pazienza, che non avevo mai avuto, la perseveranza, che hanno sempre sognato i miei insegnanti, pensosità, umiltà, e pace senza fine. Sembra che poche di queste qualità siano adatti per la professione del giornalismo, però, mi aiutano molto a superare le difficoltà, a difendere le tesi, a dimostrare la necessità o la pertinenza di un testo. Ancora oggi è difficile dire ciò che sarei stata e che cosa avrei fatto, se non fosse stato per la fortuna di entrare nel pool dei cronisti del patriarca.

Intervista di Anna Danilova, foto dall'archivio personale di Milena Faustova

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