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  Metropolita Ilarion: l'assenza di alcune Chiese ad Amman non renderà l'incontro meno significativo

Mospat.ru, 26 febbraio 2020

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In previsione dell'incontro dei capi e dei rappresentanti delle Chiese ortodosse locali nella capitale della Giordania, il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, il metropolita Ilarion di Volokolamsk, ha parlato al portale Interfax Religion delle discussioni previste in questo forum.

Vladyka, cosa si aspetta dall'incontro ad Amman?

Attendiamo con impazienza una discussione fraterna dei primati e dei rappresentanti delle Chiese ortodosse locali su questioni che riguardano oggi il mondo ortodosso. Esistono molti di questi problemi e i tentativi di presentare la questione come se questi fossero in corso di risoluzione o già risolti possono essere solo fuorvianti.

Quindi, per esempio, il Patriarcato di Costantinopoli afferma di aver già "risolto" il problema dello scisma ucraino. Ma è impossibile curare lo scisma semplicemente legittimando le azioni degli scismatici – senza pentimento e riordinazione di quelli che si definiscono vescovi, senza in realtà avere un rango consacrato.

Nella Chiesa ortodossa, solo uno che è stato ordinato da due o più vescovi che hanno il diritto di farlo può essere considerato un vescovo. L'attuale "gerarchia" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" è costituita da persone che non hanno ordinazione canonica. Uno di questi, per esempio, è stato ordinato da due individui – uno sospeso dal servizio dal vescovo della Chiesa russa e l'altro un impostore, che ha impersonato ora un ortodosso, ora un vescovo uniate o un pastore anglicano, ma in realtà non aveva altro che un'ordinazione a diacono. Quelli che sono stati ordinati in questo modo sono popolarmente chiamati "auto-consacrati". Ma il patriarca Bartolomeo, senza alcuna ricerca, sulla base di documenti falsi consegnatigli dagli scismatici, li ha accettati in comunione senza pentimento e riordinazione, "ripristinandoli" a un rango che non avevano mai realmente avuto.

Vi sono molte altre violazioni commesse nel processo di concessione della "autocefalia all'Ucraina", come dicono al Patriarcato di Costantinopoli. E la più importante di questa è che l'autocefalia è stata data a un gruppo di scismatici contro la volontà della Chiesa ucraina canonica, che comprende dodicimila parrocchie, più di duecentocinquanta monasteri e milioni di credenti. Questa non ha chiesto l'autocefalia, ma hanno cercato di imporgliela. Quando ha rifiutato, il tomos è stato rilasciato a un gruppo alternativo.

Sua Beatitudine il metropolita Onufrij parteciperà all'incontro?

Sì.

Non teme che l'assenza di alcune Chiese locali ad Amman renderà l'incontro non sufficientemente autorevole?

Noi siamo pronti a discutere i problemi inter-ortodossi in qualsiasi formato: bilaterale, trilaterale, multilaterale. Il patriarca di Gerusalemme ha invitato tutte le Chiese locali riconosciute a partecipare. Qualcuna ha accettato, qualcuna ha rifiutato. Non tutte sono andate al Concilio di Creta, convocato dal patriarca di Costantinopoli nel 2016. E qui non stiamo parlando di un Concilio pan-ortodosso, né di quella che negli ultimi anni è diventata la "sinassi", l'incontro ufficiale dei primati delle Chiese. Questa è una riunione fraterna di coloro che desideravano parteciparvi, per discutere delle questioni accumulate. Qualcuno dovrebbe aiutare le Chiese ortodosse a trovare vie d'uscita dalla crisi. Oggi il patriarca di Gerusalemme ha preso l'iniziativa di organizzare la discussione, e noi gli siamo grati per questo.

Il rifiuto del Patriarcato di Antiochia di partecipare alla riunione è stato inaspettato per lei? Come lo spiega?

Il Patriarcato di Antiochia ha già una volta rifiutato di partecipare al Concilio di Creta a causa di un conflitto irrisolto con il Patriarcato di Gerusalemme sulla questione della presenza ecclesiastica in Qatar. Lo stesso motivo è menzionato nel comunicato del Patriarcato di Antiochia sul rifiuto di partecipare alla riunione di Amman. Per quanto ne sappiamo, negli ultimi giorni si sono svolti negoziati tra Antiochia e Gerusalemme su questo argomento, tuttavia, a quanto pare, non hanno portato a un pieno accordo.

E come spiega il rifiuto delle Chiese bulgara e georgiana?

Ancora una volta, entrambe queste Chiese hanno già rifiutato una volta di partecipare al Concilio di Creta, e ognuna aveva le sue ragioni. Il patriarca georgiano, in particolare, ha spiegato il suo rifiuto dal fatto che le questioni dovrebbero essere risolte in un dialogo pan-ortodosso, cioè con la partecipazione di tutte le Chiese.

L'assenza di alcune Chiese ad Amman non renderà l'incontro meno significativo. Un tempo, quando quattro Chiese hanno annunciarono il loro rifiuto di partecipare al Concilio di Creta, il patriarca Bartolomeo lo ha tenuto comunque, e le decisioni di questo Concilio, per le Chiese che vi hanno preso parte, sono state considerate vincolanti. Ad Amman non si intende prendere alcuna decisione. Questo incontro non è per prendere decisioni, ma per una discussione fraterna sui problemi urgenti e sulle vie d'uscita dalla crisi.

Speriamo che l'incontro di Amman sarà l'inizio di un processo di discussione dei problemi pan-ortodossi, a cui altre Chiese si uniranno nel corso del tempo.

Quali problemi, oltre a quello ucraino, saranno discussi?

Suppongo che la Chiesa serba vorrà discutere della situazione in Montenegro, dove le autorità hanno introdotto una legge discriminatoria che consente loro di sequestrare proprietà dalla Chiesa canonica e trasferirle ad altre strutture. Forse verrà discussa anche la situazione ecclesiastica nella Macedonia settentrionale.

Inoltre, ci sono questioni che avrebbero dovuto essere prese in considerazione a livello pan-ortodosso, ma che sono state rimosse dall'ordine del giorno del Concilio di Creta prima ancora che questo fosse stato convocato. In particolare, vi è la questione di chi e in quali circostanze abbia il diritto di concedere l'autocefalia. Nel corso del processo preconciliare, le Chiese hanno concordato in linea di principio che l'autocefalia può essere concessa in futuro solo con il consenso di tutte le Chiese locali universalmente riconosciute. Ma inizialmente Costantinopoli si è assicurata che l'argomento scomparisse dall'ordine del giorno e ora dichiara che questi accordi non erano validi e si assume il diritto esclusivo di invadere i confini stranieri, ridisegnare i confini delle Chiese e concedere l'autocefalia a chiunque voglia, compresi gli scismatici che non hanno ordinazioni canoniche.

Siamo di fronte a una situazione senza precedenti creata dalle azioni di uno dei primati. Questi si immagina di essere "il primo senza eguali", con il diritto di agire da solo, senza il consenso di altre Chiese. In questa situazione, i primati e i rappresentanti delle Chiese locali hanno qualcosa di cui discutere e riflettere.

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