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  La guerra dei concili: Filaret ha davvero ristabilito il "patriarcato di Kiev"?

di Kirill Aleksandrov

Unione dei giornalisti ortodossi, 25 giugno 2019

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Filaret Denisenko ha diviso la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" con dieci decisioni del suo "concilio locale"

Che cosa ha risolto il "concilio locale del patriarcato di Kiev", convocato da Filaret, e che ne sarà della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

Il 20 giugno 2019 si è tenuto presso la cattedrale di san Vladimir di Kiev il cosiddetto "concilio locale del patriarcato di Kiev", convocato da Filaret Denisenko, "l'anatematizzato", "patriarca onorario della Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

In questo evento si è prodotta una risoluzione in dieci paragrafi oltre ad alcune altre decisioni. Quanto è legittimo il "concilio" stesso, quanto sono fattibili le sue decisioni, e in che modo ciò influenzerà la situazione religiosa in Ucraina?

Un forum contro un "concilio"

L'evento, che è stato pomposamente chiamato "concilio locale del patriarcato di Kiev", si è rivelato piuttosto modesto. Gli attori principali erano: Filaret Denisenko, il "santissimo patriarca" della stessa "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", il suo sodale e fedele di lunga data, il "metropolita" Ioasaf di Belgorod e Obojan (Russia), oltre al "vescovo" Filaret di Fălești e della Moldova orientale (Moldova) e al "vescovo" Petr di Valuisk (Russia).

Seguono i "sacerdoti": "l'arciprete" Boris Tabachek, Leontij Nikitenko, Roman Zagurskij (USA), Vladimir Chajka (Germania), gli "archimandriti" Makarij (monastero di san Teodosio, Kiev), Andrej (dallo stesso monastero) e Arsenij (monastero di san Nicola, Boguslav).

Sono stati annunciati un totale di 200 delegati e 50 ospiti. Questi numeri sembrano essere molto alti.

Contemporaneamente, a Kiev si è svolto un altro evento, il "Forum della Chiesa ortodossa dell'Ucraina", tanto annunciato a voce alta quanto scarsamente frequentato. Secondo gli organizzatori, circa 30 "sacerdoti" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" erano presenti a questo forum nella sala conferenze di uno degli hotel nel quartiere residenziale Teremki di Kiev. Il forum è stato organizzato dall'Università pedagogica nazionale, dalla parrocchia della Trasfigurazione a Kiev e dalla diocesi di Perejaslav-Vishnevoe della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". L'evento è stato organizzato in modo molto chiaro per sovrapporsi al "concilio locale" di Filaret. E sembrava piuttosto un maldestro tentativo dell'ex metropolita Aleksander (Drabinko) della Chiesa ortodossa ucraina di ingraziarsi il nuovo capo della "Chiesa locale", Epifanij Dumenko.

Filaret non è rimasto imbarazzato dalle piccole dimensioni del suo "concilio locale". Ha ripetuto allegramente tutte le sue tesi sul Patriarca Bartolomeo e sull'ex presidente Petro Poroshenko che hanno ingannato lui, Filaret, i "vescovi" del "patriarcato di Kiev", così come tutti i cittadini dell'Ucraina; ha anche parlato della dipendenza della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" dal Fanar, del Tomos cattivo per la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" e della necessità di ripristinare il "patriarcato di Kiev" veramente indipendente con lui, "il santissimo patriarca", al timone.

Quale dei "concili" è quello vero?

Poniamoci la domanda: quanto è legittimo il "concilio locale" stesso? Dopotutto, tutta la "comunità patriottica" assicura ardentemente che l'ultimo concilio locale nella storia del "patriarcato di Kiev" sia stato il concilio che si è svolto il 15 dicembre 2018 a Santa Sofia, il cui il "patriarcato di Kiev" è stato effettivamente sciolto. Il capo del dipartimento per gli affari religiosi del Ministero della cultura Andrej Jurash si è fatto in quattro per rassicurare il pubblico che il "patriarcato di Kiev" era già apparentemente dissolto, e che il suo statuto era stato rimosso dalla registrazione, e non c'era nemmeno una base legale perché Filaret tenesse un concilio locale.

Tuttavia, quello di Jurash è un pio desiderio. Nel registro statale delle persone giuridiche, il "patriarcato di Kiev" era ed è presente; lo statuto del "patriarcato di Kiev" era ed è registrato. Pertanto, passiamo ora a questo curioso documento.

Il paragrafo 1 della sezione 2, "concilio locale", stabilisce la sua competenza: "Nella Chiesa ucraina ortodossa del Patriarcato di Kiev, la massima autorità nelle aree del dogma, della gestione ecclesiale e del tribunale ecclesiastico – legistaivo, esecutivo e giudiziario – appartiene al concilio locale (di seguito definito "concilio")".

Perciò, ne consegue che il "concilio locale" del "patriarcato di Kiev" è l'unico organismo autorizzato a prendere decisioni sulla struttura organizzativa del "patriarcato di Kiev", compresa la sua liquidazione e il suo ingresso in altre strutture religiose.

E ora, attenzione, la domanda è: si è tenuto un vero e proprio "concilio locale" del "patriarcato di Kiev" in stretta conformità con il suo statuto alla vigilia del cosiddetto "concilio d'unificazione" del 15 dicembre 2018? No, non si è tenuto! Quella azione, quando il "patriarcato di Kiev" e la "Chiesa ortodossa autocefala ucraina", letteralmente messi in ginocchio sotto l'attenta supervisione di Petro Poroshenko, hanno preso decisioni sulla propria auto-dissoluzione, non possono essere definiti "Consiglio locale". L'evento del 15 dicembre 2018 ha violato una serie di condizioni per lo svolgimento dei "concili locali", secondo lo statuto del "patriarcato di Kiev". Qui ce ne sono alcune:

• Il "concilio locale" è convocato dal "santissimo patriarca del patriarcato di Kiev" o dal suo locum tenens insieme al "Sinodo". Il "concilio d'unificazione" del 15 dicembre 2018 è stato convocato dal patriarca Bartolomeo e da Petro Poroshenko.

• La procedura per l'elezione dei delegati al "concilio locale" è approvata dal "santissimo patriarca" e dal "sinodo". La procedura elettorale per il "consiglio d'unificazione" è stata approvata dal patriarca Bartolomeo.

• Non vi sono state nemmeno elezioni a pieno titolo nelle diocesi e in altre strutture del "patriarcato di Kiev".

• L'ordine del giorno, il programma e i regolamenti del "concilio", in cui il "patriarcato di Kiev" ha preso una decisione sulla sua liquidazione, non sono stati approvati.

• Non sono stati istituiti il presidio, la segreteria e la tavola del concilio.

• Il "concilio" del 15 dicembre 2018 non è stato preceduto da "liturgia", "moleben" o "preghiera".

• Di fatto, il "concilio locale" del "patriarcato di Kiev" del 15 dicembre 2018, in cui il "patriarcato di Kiev" si è auto-liquidato, è stato tenuto a porte chiuse, e questa dovrebbe essere una decisione separata della tavola del concilio, che non è stata neppure formata.

Procedendo da quanto sopra, non sarà difficile per Filaret Denisenko e i suoi sostenitori dimostrare nei tribunali ucraini l'irrilevanza del "conciglio locale" del "patriarcato di Kiev" del 15 dicembre 2018, che ha deliberato di liquidare questa struttura. Inoltre, secondo i resoconti dei media, Filaret conserva gli originali dei documenti sull'auto-liqudazione e non li trasferirà a nessuno.

Per quanto riguarda la convocazione del "concilio locale del patriarcato di Kiev", lo statuto dice quanto segue: "Il concilio sarà convocato dal patriarca di Kiev e da tutta Rus'-Ucraina e, in caso di sua morte, dal locum tenens assieme al Santo Sinodo, se necessario, ma almeno una volta ogni cinque anni".

Sebbene Evstratij Zorja stia ora annunciando su tutte le piattaforme mediatiche che Filaret non aveva il diritto di convocare il concilio, sostenendo che era necessaria anche la decisione del Sinodo, il testo dello statuto del "patriarcato di Kiev" indica il contrario. Dice che il "santo patriarca" Filarete Denisenko può convocare un "concilio locale" da solo, mentre il locum tenens può farlo solo assieme al Sinodo. Pertanto, Filaret ha convocato legalmente il "consiglio locale" il 20 giugno 2019.

Tuttavia, vi si sono presentate solo alcune persone. Vediamo cosa dice lo statuto del "patriarcato di Kiev" a proposito del quorum: "Il quorum del concilio locale è il 2/3 dei delegati del concilio legittimamente eletti, inclusi i 2/3 dei vescovi del numero totale dei vescovi membri del concilio."

I quattro "vescovi", incluso lo stesso Filaret, non sono chiaramente "2/3 del numero totale dei vescovi". Ma non è così semplice. Filaret è un vero maestro a portare gli avversari in un vicolo cieco. In questo caso, la ripartizione è la seguente. Se i "vescovi" che non sono venuti sono "vescovi" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" ma non del "patriarcato di Kiev", allora quelli che sono venuti al "concilio locale" di Filaret sono tutti i "vescovi" del "patriarcato di Kiev". Quindi, c'è un quorum e il "concilio locale" è legittimo. E se i "vescovi" che non sono venuti sono "vescovi" del "patriarcato di Kiev" ma non della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", allora non c'è un quorum, e il "concilio locale" non è legittimo. Ma se viene usato questo argomento, allora questi "vescovi" riconosceranno di essere ancora "vescovi" del "patriarcato di Kiev". Di conseguenza, il "patriarcato" esiste, come Filaret sta cercando di dimostrare.

Ma bravo, Mikhail Denisenko! Quanta destrezza all'età di 90 anni!

La struttura di Epifanij Dumenko si è già affrettata a dichiarare che l'evento di Filaret del 20 giugno 2019 sarebbe tutt'altro che il "concilio locale" del"patriarcato di Kiev". Vi sbagliate, signori, vi sbagliate ... Il "concilio locale" del 20 giugno 2019 non è certamente meno legittimo del "concilio locale" del 15 dicembre 2018! E il vecchio "nonno della Chiesa ortodossa dell'Ucraina" ve lo dimostrerà, anche attraverso i tribunali.

10 colpi alla "chiesa ortodossa dell'Ucraina"

Passiamo ora al documento adottato dal "concilio" avviato da Filaret.

"Punto 1. Il concilio locale non approva ma annulla la decisione del concilio dei vescovi o cosiddetto concilio locale, perché non era il concilio locale, ma una raccolta di firme dei vescovi, un sacerdote e due laici sulla liquidazione condizionale della Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev su richiesta del patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli. Senza la liquidazione condizionale del patriarcato di Kiev, il 15 dicembre 2018 non avrebbe potuto esserci il concilio d'unificazione delle Chiese ucraine e il conferimento del Tomos d'autocefalia".

Questo è già stato detto sopra. Il "concilio locale" del 15 dicembre 2018, in cui il "patriarcato di Kiev" si è "sciolto", è passato con tali grossolane violazioni dello statuto del "patriarcato di Kiev" che sarebbe facile far riconoscere le sue decisioni come inutili da un punto di vista legale . È solo una questione di volontà politica. Se esista una tale volontà, ora ancora non si sa. Ad ogni modo, un altro presidente è insediato oggi nel palazzo presidenziale sulla Bankovaja.

"Punto 2. Il concilio locale dichiara e decide che la Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev è registrata presso un ente statale e continua la sua esistenza e attività a beneficio del popolo ucraino e dello stato ucraino".

La prima parte della dichiarazione corrisponde alla realtà, cioè al registro statale delle persone giuridiche. Un'attenzione distinta merita il passaggio che il "patriarcato di Kiev" agisce "a beneficio del popolo ucraino e dello stato ucraino". Neanche una menzione di Dio o dell'eternità, solo un "beneficio del popolo e dello stato". Tuttavia, il "patriarcato di Kiev" non è mai stato la Chiesa di Cristo, e per questo una tale insolita comprensione dei compiti della Chiesa è scusabile.

"Punto 3. Il concilio locale ribadisce che sua Santità Filarete, patriarca di Kiev e di Tutta la Rus'-Ucraina, eletto a vita dal concilio locale della Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev il 20-22 ottobre 1995, continua a essere il capo della Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev ".

Anche quanto sopra è legalmente vero. L'argomentazione di Filaret secondo cui "poiché c'è un patriarca, questo significa che c'è un patriarcato", è "corazzata di ferro". Ora Epifanij Dumenko e il suo seguito stanno cuocendo nel loro stesso brodo della struttura amministrativa della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", cercando di tessere le lodi di tutti i partecipanti al progetto della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina": il patriarca Bartolomeo, l'ex presidente Poroshenko e Filaret Denisenko. Una bomba a tempo era stata piantata nel corpo a due teste della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Ora è il momento giusto per farla esplodere. Un "patriarca" che è subordinato a un "metropolita"! Non era chiaro fin dall'inizio che non sarebbe stato così? Specialmente nel caso di Filaret sempre alla ricerca di potere. A proposito, l'Unione dei giornalisti ortodossi ha avvertito che sarebbe stato così.

"Punto 4. La Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev continua a essere proprietaria di tutti i fondi, di tutte le proprietà (mobili e immobili) acquistate a proprie spese o trasferite ad essa da enti statali o amministrazioni locali, incluse chiese, monasteri, istituzioni educative, ecc. secondo i trattati e gli accordi. Tutti i conti bancari sono conti del patriarcato di Kiev come entità legale".

Legalmente, si. Tutto ciò che non è stato ri-registrato a favore della "chiesa ortodossa del'Ucraina" – e si tratta della maggioranza assoluta delle proprietà – continua ad essere di proprietà del "patriarcato di Kiev". Tuttavia, è improbabile che gli enti giuridici e le persone che controllano direttamente queste proprietà acconsentano a dare esecuzione a questa clausola.

A questo proposito, è molto indicativo un tentativo di un "arciprete", Boris Tabachek, fedele scudiero di Denisenko, di impadronirsi della chiesa della santa Protezione a Kiev. "L'arciprete" Aleksandr Trofimljuk, che è anche rettore dell'Accademia teologica della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", e che è stato bandito dal sacerdozio da Filaret, era stato rettore di questa chiesa. Il tentativo non è stato coronato dal successo poiché la parrocchia, secondo uno dei "vescovi" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", ha scelto di sostenere Trofimliuk, ed Epifanij Dumenko ha persino emesso un decreto con il quale la chiesa della santa Protezione è stata trasferita direttamente alla sua giurisdizione.

Quindi il punto sopra menzionato sembra più una riserva per il futuro, quando Filaret farà passare i luoghi di culto della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" sotto la sua proprietà.

"Punto 5. Tutti i monasteri di Kiev, san Michele dalle Cupole d'oro, san Teodosio, san Michele a Vydubychi, così come san Nicola di Boguslav, e così come tutte le parrocchie di Kiev, appartengono all'amministrazione del patriarcato di Kiev. Il patriarcato di Kiev continua a detenere la proprietà dell'Accademia teologica ortodossa di Kiev, fondata dal metropolita Filaret, vice patriarca di Kiev e Tutta la Rus'-Ucraina, nel 1992".

La situazione è la stessa di quella del punto precedente. Filaret sta cercando di creare un terreno legale e "canonico" per il possibile ritorno di questi beni sotto il suo controllo. Se funzionerà, non si sa. Almeno, non nel prossimo futuro.

"Punto 6. Tutte le diocesi, i monasteri, le istituzioni educative religiose, le confraternite, le missioni, che sono registrate dallo stato come organizzazioni religiose della Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev continuano ad appartenere alla Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev. Anche le amministrazioni eparchiali e le comunità religiose che hanno registrato nuovamente i loro statuti nella Chiesa ortodossa dell'Ucraina, ma desiderano far parte del patriarcato di Kiev, possono appartenere al patriarcato di Kiev. La Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev comprende anche le eparchie e le parrocchie straniere che le sono ancora affiliate".

Questo punto tocca la separazione tra "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" e "patriarcato di Kiev". Questa è un'altra trappola, organizzata da Filaret. A proposito, il capo del Dipartimento per gli affari religiosi del Ministero della cultura, Andrej Jurash, è stato il primo a rimanerne intrappolato. Alla vigilia del "Concilio locale" del 20 giugno 2019, aveva dichiarato: "In realtà, non sarà una divisione, sarà una separazione di uno o più vescovi della locale Chiesa ortodossa dell'Ucraina per stabilire una nuova organizzazione religiosa, per la quale vogliono utilizzare il vecchio nome della Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev. In un certo senso, potrebbe anche essere una situazione migliore".

Pertanto, Jurash ha ammesso la legalità del "concilio locale" e delle decisioni prese al suo interno, il ripristino della "Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev", ecc. Spera che solo pochi seguiranno Filaret, e che la "Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev" sarà una sorta di struttura marginale. Accanto ad essa si distinguerà la più ampia "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" libera da Filaret.

Ma non è così semplice. Se il "patriarcato di Kiev" guidato da Filaret e la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" guidata da Epifanij operano separatamente l'uno dall'altro, tutte le azioni di Filaret sono legali. L'unica domanda è quante strutture ecclesiastiche sceglieranno di entrare in uno dei progetti. E se entreranno nel "patriarcato di Kiev", allora Filaret ha di nuovo ragione.

Ora riguardo alle strutture e a cosa appartiene a chi.

Nel sesto punto, che stiamo analizzando in questo momento, Filaret afferma che tutti i monasteri, le diocesi, le istituzioni educative, ecc., Che non hanno avuto il tempo di registrarsi nuovamente a favore della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", appartengono al "patriarcato di Kiev". Legalmente non si può discutere con questo. Né il fatto che Filaret, con l'aiuto dei pochi "vescovi" che gli sono fedeli, possa ora cambiare la guida di tali diocesi e monasteri. Filaret non rivendica quelli che sono stati ri-registrati, ma li invita volontariamente ad aderire al "patriarcato di Kiev". È stata una cattiva idea per Jurash dare a Denisenko l'opportunità di restaurare il "patriarcato di Kiev". Ora assisteremo alla dura lotta di Filaret per le diocesi e le altre strutture.

È necessario parlare separatamente della decisione del "concilio locale" del 20 giugno 2019 sulla "consacrazione" di due nuovi "vescovi" del "patriarcato di Kiev". La sostituzione di quei "vescovi" che hanno osato disobbedire a Filaret inizierà con loro. Ci si può aspettare un'intera ondata di "consacrazioni", come è avvenuto nel 1992, quando Filaret creò il "patriarcato di Kiev" dal nulla. La "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" ha già dichiarato che tali ordinazioni saranno considerate anti-canoniche e respinte da questa struttura.

L'uso della parola "anti-canonico" in questo contesto appare particolarmente comico, perché se si considera il punto di vista della comprensione dei canoni da parte dei membri della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", allora le nuove "ordinazioni" che devono essere eseguite da Filaret sono molto più legittime di quelle eseguiti da Epifanij, Zorja e gli altri. Almeno, semplicemente perché Filaret, dal loro punto di vista, è ora un vescovo legittimo.

"Punto 7. Il Tomos d'autocefalia, concesso alla Chiesa ortodossa ucraina il 6 gennaio 2019 a Costantinopoli (Istanbul), non è conforme allo statuto delle Chiese autocefale, che hanno tutte le Chiese autocefale, e pertanto rende la Chiesa ortodossa ucraina dipendente dal Patriarcato di Costantinopoli. "

Di nuovo, abbiamo una costatazione di fatto. La dipendenza della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" dal Fanar è ovvia agli occhi di tutti, senza eccezioni. Chi lo nega lo fa per considerazioni a breve termine. È semplicemente proficuo per loro negarlo. Anche Filaret lo trovava proficuo. Ma ora non più. Quindi, perché non potrebbe diventare non proficuo per molti altri "vescovi" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina"? Tutto a suo tempo.

"Punto 8. Il concilio ringrazia il patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli e tutti i vescovi della Chiesa madre per i tentativi di risolvere il problema della Chiesa ucraina, ma non siamo soddisfatti del contenuto del Tomos d'autocefalia della Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

Molte Chiese ortodosse locali affermano diplomaticamente che, forse, il patriarca Bartolomeo si è impegnato a risolvere il problema della Chiesa ucraina con buone intenzioni, ma affermano che questo tentativo non ha avuto successo. Denisenko lo conferma pienamente.

"Punto 9. L'attuale statuto della Chiesa ucraina ortodossa del Patriarcato di Kiev è lo statuto sull'amministrazione della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Kiev (edizione completa), adottato dal concilio il 13 maggio 2016, e registrato dal Ministero della Cultura dell'Ucraina l'8 luglio 2016".

Arrivederci, signor Jurash, che affermi il contrario! Tutto è registrato e tutto è valido.

"Punto 10. Il Concilio locale invita tutti i patrioti dell'Ucraina, che hanno a cuore il nostro stato ucraino, a sostenere la Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Kiev durante le sue prove e i tentativi di distruggerla dall'interno, di cui i nostri nemici esterni gioiscono. Ma la verità è con noi, e quindi Dio è con noi".

Dio è menzionato alla fine dell'ultimo punto – e questo è significativo.

Qualunque posizione si mantenga

L l'Unione dei giornalisti ortodossi ha ripetutamente scritto che Filaret ha un "talento" per arrivare al punto. Sente che la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" non ha una base ideologica per la sua esistenza. E quindi, la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" farà fiasco in un futuro prossimo o lontano.

La chiave di volta della Chiesa ortodossa ucraina, guidata da sua Beatitudine il metropolita Onufrij, è che la Chiesa ortodossa ucraina è il corpo di Cristo. Connette le persone con Cristo.

L'idea alla base del "patriarcato di Kiev" è che "ogni stato indipendente deve avere una chiesa indipendente". Il "patriarcato di Kiev" serve "il popolo ucraino e lo stato ucraino".

L'idea su cui si basa la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" è che "siamo riconosciuti da altre Chiese locali". E ora questa idea si è sgretolata come un castello di carte.

La "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" è riconosciuta solo da una Chiesa locale su 14 generalmente riconosciute, e anche da questa solo per ragioni di profitto e contingenza. Quasi tutte le altre Chiese in una forma o nell'altra hanno dichiarato che è impossibile riconoscere la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". In altre parole, il "patriarcato di Kiev" era ed è una struttura separatista ma con un'idea nazionale, mentre la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" rimane la stessa organizzazione scismatica ma senza alcuna idea nazionale, solo con una dipendenza dal Fanar, prescritta nel Tomos. Questo è ciò che Filaret vuole trasmettere a tutte le "forze patriottiche". Ci riuscirà? Il tempo lo dirà.

In ogni caso, un punto dovrebbe essere chiaro a tutti gli aderenti sia del "patriarcato di Kiev" che della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" che stanno cercando Cristo: nessuna di queste due strutture è la Chiesa di Cristo. Per capire questo, non è nemmeno necessario approfondire le regole canoniche: i rapporti tra i "vescovi" di queste strutture, l'inganno reciproco, le menzogne e l'odio lo dimostrano meglio di tutto.

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