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  Una semplice "lettura" del Tomos d'autocefalia

di un monaco athonita, membro della Sacra Comunità

Orthochristian.com, 5 marzo 2019

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Due mesi fa, ho appreso con amarezza che il calligrafo del tomos d'autocefalia della chiesa ucraina era un monaco athonita. [1] Secondo il richiamo della mia coscienza, essendo io stesso un athonita, ho voluto scrivere qualcosa a riguardo. Così, ho letto il testo del tomos dopo che è stato pubblicato sul sito del Patriarcato ecumenico e ho scritto le seguenti osservazioni. Ma alla fine, non le ho pubblicate, in attesa che altri (più competenti e ben informati) parlassero su questo tema oralmente e per iscritto. Molto è stato scritto e detto recentemente sul tomos, e non avrei offerto il mio contributo se non si fosse saputo di recente che quattro o cinque monasteri athoniti hanno risposto positivamente all'invito di Epifanij [il primate scismatico, ndt] inviato alla Sacra Comunità per inviare una delegazione alla sua intronizzazione, [2] e che due o tre athoniti (incluso l'abate dello ieromonaco che ha scritto il tomos) erano membri della delegazione del Patriarcato di Costantinopoli all'incoronazione.

Pertanto, presento le mie osservazioni e apprensioni derivanti da uno studio del tomos.

Dopo il primo paragrafo introduttivo del tomos, le seguenti parole, relative al tema principale dell'autocefalia ucraina, iniziano con un errore (e un errore grave, se per questo): il testo dice che i dirigenti della Chiesa dell'Ucraina avrebbero presumibilmente chiesto con fervore l'indipendenza ecclesiale per il loro paese per trent'anni (testualmente: "L'Ucraina è stata fortificata e ingrandita dalla provvidenza celeste, mentre acquisiva anche una completa indipendenza politica, e nella misura in cui i suoi dirigenti civili e ecclesiastici hanno cercato avidamente la sua autonomia amministiva ecclesiastica per più di trent'anni..."), cosa che in realtà non è vera, in quanto quelli che sono stati deposti e scomunicati dalla Chiesa o non sono ordinati non possono essere chiamati i dirigenti ecclesiastici del loro paese, specialmente quando sono seguiti solo da una piccola parte dei fedeli.

Continuando con il testo "determiniamo e dichiariamo", è scritto "che l'intera Chiesa ortodossa contenuta entro i confini dello... stato dell'Ucraina, con le sue sacre metropolie, arcidiocesi ed episcopali vede, i suoi monasteri e parrocchie, così come tutte le istituzioni ecclesiastiche al suo interno... in futuro esisterà come canonicamente autocefala... avendo e riconoscendo come suo primo ierarca in tutte le questioni ecclesiastiche il suo primate canonico che la presiede", e l'ultimo paragrafo del testo spiega che tale primate è Epifanij!

Senza nemmeno pensare se il patriarca abbia o no il diritto di definire e risolvere unilateralmente la complessa questione ucraina, qualcuno si potrebbe chiedere: le metropolie e le diocesi dei novanta vescovi, contenenti circa 12.500 parrocchie, 250 monasteri e 5.000 monaci, e le altre numerose istituzioni della Chiesa ucraina autonoma, sotto il patriarcato di Mosca, hanno davvero cessato di esistere? Oppure si sono unite agli scismatici di Epifanij? Sappiamo che non è così. Che cosa si applica quindi a loro in conformità con le disposizioni introdotte dal tomos? Saranno soggetti a Epifanij o diventeranno anti-canonici e illegittimi dal punto di vista ecclesiastico? In effetti, una tale conclusione nasce dalla lettura del testo! E, quindi, per coloro che riconoscono il tomos come valido, la Chiesa che era fino ai tempi recenti "la sola Chiesa canonica dell'Ucraina" (secondo la dichiarazione dello stesso Patriarcato di Costantinopoli), è ora illegittima!

Qualcuno si è chiesto quale crimine canonico abbiano commesso queste persone, perché il patriarca di Costantinopoli li tratti in questo modo? Forse sono colpevoli di non voler diventare autocefali entrando in comunione con scismatici impenitenti?

Il testo del tomos prosegue dicendo che "riconosciamo e dichiariamo questa Chiesa autocefala appena creata... come nostra figlia spirituale, e raccomandiamo che tutte le Chiese ortodosse di tutto il mondo la riconoscano" come una sorella. Ma cosa significano queste relazioni tra Chiese autocefale non è spiegato. Significa forse che oltre agli altri obblighi che la nuova chiesa assume su se stessa davanti al patriarcato (e di cui gli statuti parlano più chiaramente), sarà anche moralmente obbligata ad obbedire? E che altre Chiese autocefale sono come figlie davanti a Costantinopoli (e sorelle tra loro)?

Tuttavia, in un secondo momento si afferma in modo diverso: "Oltre a quanto sopra, dichiariamo che la Chiesa autocefala in Ucraina conosce come suo capo il santissimo Trono ecumenico apostolico e patriarcale, proprio come fanno anche il resto dei patriarchi e dei primati". Nessuno mette realmente in dubbio che una Chiesa autocefala abbia come capo una Chiesa diversa? Dopotutto (come sappiamo), il capo della Chiesa Ortodossa è il nostro Signore Gesù Cristo e non una qualsiasi sede patriarcale (cfr Ef 5:23, Col 1:18).

Inoltre, il testo dice che le parrocchie già esistenti al di fuori dello stato sono d'ora in poi soggette "all'ordine del Trono ecumenico, che ha autorità canonica nella diaspora". Ma a quale diaspora si riferisca non è ancora spiegato: alla diaspora ucraina o alla diaspora ortodossa in generale? Se si applica a tutta la diaspora ortodossa (molto probabilmente), allora perché tanti altri patriarcati (di Antiochia, di Mosca, serbo, romeno, ecc.) hanno vescovi e parrocchie all'estero, in paesi che non appartengono a un'altra Chiesa autocefala? Forse l'ordine e la giurisdizione a cui fa riferimento il tomos per quanto riguarda la diaspora non sono generalmente riconosciuti?

Ma la corona di tutti i problemi sopra elencati è la seguente disposizione. Il testo parla di come i vescovi e gli altri membri del clero della nuova chiesa avranno il diritto "di rivolgere petizioni d'appello al patriarca ecumenico, che ha la responsabilità canonica di emettere irrevocabilmente un giudizio su questioni relative ai vescovi e ad altri membri del clero nelle Chiese locali, secondo i sacri Canoni 9 e 17 del quarto Concilio ecumenico di Calcedonia". Tuttavia, chiunque abbia la possibilità di aprire e leggere il Pedalion [Il timone, ndt] di san Nicodemo l'Agiorita troverà che le due regole sopra menzionate dal tomos si applicano solo al clero del Patriarcato ecumenico, non al clero di altri patriarcati. Al momento, le Chiese locali autocefale non riconoscono questo privilegio del Patriarcato di Costantinopoli. [3] Così, il riconoscimento dei tomos come legittimo implica il riconoscimento di un grande “privilegio” per il Patriarcato di Costantinopoli, che, invece, dovrebbe essere solo degno del presunto infallibile papa di Roma, e non di un vescovo o trono ortodosso.

Quindi, sulla base di quanto sopra, penso che la "calligrafia" del tomos di autocefalia sembri un atto costitutivo della divisione degli ortodossi. Naturalmente, spero che il Signore trasformi questa divisione in unità nella verità.

Note

[1] Un monaco del monastero Xenophontos.

[2] Alla fine, non è stata inviata una delegazione athonita a causa della posizione negativa della maggioranza dei monasteri.

[3] Cfr "Non è ancora troppo tardi per fermarsi":  Lettera del primate della Chiesa ortodossa russa a sua Santità il patriarca Bartolomeo a proposito delle azioni anti-canoniche compiute dal Patriarcato di Costantinopoli in Ucraina 

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