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  Santo Sinodo di Cipro: la nuova struttura ucraina non ha raggiunto l'unità, ha gerarchia e clero illegittimi

Orthochristian.com, 19 febbraio 2019

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foto: romfea.gr

Una sessione straordinaria del Santo Sinodo della Chiesa di Cipro si è tenuta ieri sotto la presidenza di sua Beatitudine l'arcivescovo Chrysostomos di Cipro; nel corso della sessione è stata discussa la questione della creazione da parte di Costantinopoli di una nuova struttura in Ucraina.

L'arcivescovo Chrysostomos ha rilasciato dichiarazioni vaghe e apparentemente conflittuali all'inizio di quest'anno, che hanno dato alla chiesa scismatica ucraina la speranza che la Chiesa cipriota li riconoscesse. A gennaio, ha detto che mentre il popolo ucraino ha il diritto di chiedere un'autocefalia, non ha mostrato un tale desiderio, e che egli non ha voluto e non vuole commemorare il primate scismatico nella Divina Liturgia. Più tardi disse che sarebbe venuto il momento in cui avrebbe concelebrato con il primate scismatico, sebbene su richiesta della Chiesa cipriota e nei tempi della Chiesa cipriota.

La nuova dichiarazione del Sinodo è stata pubblicata sul sito ufficiale della Chiesa di Cipro. Mentre i vescovi concordano sul fatto che, come nazione indipendente, l'Ucraina ha il diritto in linea di principio di chiedere l'autocefalia, e non mettono in dubbio che il patriarcato di Costantinopoli avesse la buona intenzione di superare le divisioni in Ucraina, tuttavia notano che questo non è ancora successo, e che in ogni caso, deve essere spiegato come persone senza vere ordinazioni possano costituire una nuova chiesa. Anche se il Sinodo non condanna esplicitamente la chiesa scismatica ucraina, tuttavia non la riconosce.

Anche se "l'intenzione del Patriarcato di Costantinopoli di concedere l'autocefalia all'Ucraina è stata dettata dal desiderio di riconciliazione e unità... tale obiettivo non è stato raggiunto", scrivono i vescovi. È normale, dicono, che un tale processo dovrebbe richiedere del tempo, ma nel caso in cui l'unità desiderata non si manifesti, allora il Sinodo cipriota si aspetta che il Patriarcato di Costantinopoli tenga un concilio pan-ortodosso o una sinassi dei primati per gestire il problema.

Da tutto il mondo ortodosso sono state ripetutamente presentate per mesi al patriarca Bartolomeo richieste di riunire riunire un concilio pan-ortodosso per affrontare la questione ucraina, ma finora il patriarca ha respinto queste chiamate. La natura unilaterale della creazione della nuova struttura ucraina viola la conciliarità della Chiesa ortodossa e gli accordi su come concedere l'autocefalia che sono stati presi negli ultimi anni, come hanno notato molti sinodi, primati e vescovi.

Un raduno delle Chiese o dei primati dovrebbe anche occuparsi delle ordinazioni, o meno, del clero che compone la nuova chiesa, poiché questo proviene da due strutture scismatiche e non riconosciute.

"L'esperienza bimillenaria della Chiesa di Cipro e dell'intera Chiesa ortodossa ci fornisce ragione di dubitare della possibilità di riconoscere retroattivamente le consacrazioni celebrate da vescovi sospesi, scomunicati o anatematizzati. La sospensione, la scomunica e l'anatematizzazione delle diverse persone che hanno avviato la crisi ucraina sono state riconosciute da tutti gli ortodossi", scrivono i vescovi.

In particolare, Filaret Denisenko, ex metropolita canonico di Kiev e sedicente "patriarca" di Kiev nel "patriarcato di Kiev" e nella nuova struttura, è stato sospeso e scomunicato nel 1992 e anatematizzato nel 1997. Queste sanzioni canoniche sono state riconosciute dall'intero mondo ortodosso, tra cui lo stesso patriarca Bartolomeo, che scrisse a sua Santità il patriarca Alessio II di Mosca e di Tutta la Rus' per riconoscere le sanzioni e la "competenza esclusiva" della Chiesa russa nel trattare le questioni ucraine.

Inoltre, le consacrazioni di molti dei "vescovi" della "Chiesa ortodossa autocefala ucraina" scismatica risalgono a Viktor Chekalin, che non fu mai nulla più di un diacono nella Chiesa canonica, e che è stato recentemente arrestato in Australia per frode, falso e molestie sui minori.

La Chiesa di Cipro ha anche ribadito l'offerta fatta in precedenza dall'arcivescovo Chyrostomos di agire come mediatrice nella disputa. "La Chiesa cipriota è a disposizione di tutti coloro che sono interessati alla riconciliazione della Chiesa, che il Signore ha acquistato con il proprio sangue", si legge nella dichiarazione.

Il Sinodo critica anche il fatto che quattro Chiese locali – antiochena, bulgara, georgiana e russa – non hanno partecipato al Consiglio di Creta, "senza alcun reale motivo", dove il problema di come concedere l'autocefalia avrebbe potuto essere risolto, e quindi la Chiesa non starebbe affrontando la crisi attuale.

Non è chiaro il motivo per cui i vescovi avrebbero formulato la discussione in questo modo, poiché ciascuna delle quattro Chiese ha chiaramente espresso le proprie ragioni per non andare a Creta, e la questione dell'autocefalia era già stata ritirata dall'ordine del giorno mesi prima che alcuna delle Chiese si tirasse indietro. Un comunicato pubblicato sul sito web del Patriarcato Ecumenico mostra che il tema dell'autocefalia non era già più nell'ordine del giorno di Creta nel gennaio 2016, mentre la prima Chiesa a tirarsi indietro, la Chiesa bulgara, non ha preso questa decisione fino al 1 giugno. Anche se la Chiesa bulgara avesse partecipato, il problema di come concedere l'autocefalia non sarebbe stato discusso.

Il Sinodo critica anche la pratica di interrompere la comunione tra le Chiese a causa di dispute inter-ecclesiali, come ha fatto la Chiesa russa nel contesto attuale. I vescovi ciprioti ricordano anche che le Chiese di Antiochia e di Gerusalemme non sono attualmente in comunione e che Costantinopoli ha rotto la comunione con Atene e Gerusalemme negli ultimi anni. "Quando così tante tentazioni e scandali affliggono i nostri fedeli, noi, come guide ecclesiali, diamo loro un cattivo esempio", si legge nella dichiarazione.

Va inoltre considerata l'antica connessione tra quello che oggi è il popolo russo e quello ucraino e le loro terre. I vescovi scrivono: "Tenendo conto della sensibilità del popolo russo riguardo alla terra in cui sono stati battezzati i loro antenati, si deve assicurare che vi sia mantenuta la loro giurisdizione".

Se tutte le parti coinvolte si conformassero onestamente alle regole e alle norme della Chiesa, la questione ucraina sarebbe risolta, scrivono i vescovi ciprioti.

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