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  I risultati del “concilio”: Poroshenko a capo, Filaret in sella, il fallimento del metropolita Simeon

Unione dei giornalisti ortodossi, 16 dicembre 2018

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a capo della nuova struttura è stato eletto Epifanij Dumenko

Il "concilio d'unificazione" ha avuto luogo a Kiev. Una nuova chiesa è stata creata. Quali conseguenze?

Risultato 1. Il trionfo del presidente

Il presidente ha ottenuto ciò che voleva. In ogni caso, purché tutto vada secondo il suo piano. Per Petro Alekseevich, il programma minimo coincide con il programma massimo. Come risultato di tutti gli intrighi, i negoziati segreti e le azioni delle forze dell'ordine, ha bisogno di pochissimo. La prima è l'organizzazione religiosa (di fatto - politica) della Chiesa ortodossa dell'Ucraina, che sarà chiamata "autocefala". E il secondo è il documento chiamato Tomos, dato da sua Santità questa organizzazione. Tutto il resto, incluso il contenuto del Tomos e del regolamento, i numeri effettivi di questa chiesa, il grado reale della dipendenza dal Fanar del suo staff, incluso il "primate", la canonicità agli occhi delle Chiese locali e così via – questi sono piccoli dettagli a cui nessuno presterà attenzione.

E il 15 dicembre, la cosa più importante per il presidente è stata che i partecipanti al "concilio" non abbiano litigato tra loro e non abbiano interrotto l'evento con scandali. Questo è il bonus più grasso, che supera tutti gli svantaggi, per il presidente e l'amministrazione. Il presidente ha presentato una foto quasi ideale: a Santa Sofia, i "vescovi" creano una "chiesa", che il nostro popolo aspettava da 1000 anni, e questo stesso popolo aspetta i risultati sulla piazza, l'attenzione di tutti i media è fissata su questo evento, ovunque – trasmissioni online. E chi si deve ringraziare per tutto questo? Ma naturalmente lui, il presidente Petro!

Il fatto che tutto questo sia la violazione più cruda e più pronunciata del principio costituzionale della separazione tra chiesa e stato – è un'altra cosa! Che un simile comportamento sia di terribile cattivo gusto per l'Europa "illuminata" – è un'altra cosa! I vincitori non sono soggetti a giudizio. Aspettate un minuto, non ne parliamo, finché non prendiamo il Tomos.

Nota

Ancora una volta è stato chiaramente dimostrato che la Chiesa ortodossa dell'Ucraina non è una chiesa, ma un'organizzazione politica di rito ortodosso. Di tutti i "vescovi" che sono arrivati al "concilio", solo Petro Alekseevich è stato accolto con una campana. Né "Filaret" né "Makarij", né gli altri hanno ricevuto un tale onore. Tutti i canali TV hanno mostrato un'immagine: sotto il suono delle campane di santa Sofia di Kiev, il padre fondatore della Chiesa ortodossa dell'Ucraina sta marciando verso il "concilio". Eccolo – un trionfo! Eccolo – un momento di gloria! Sì, va bene, diranno i cittadini, hanno suonato le campane, e allora? Forse era solo una coincidenza. No, non era una coincidenza. Né era una coincidenza il fatto che il presidente sedeva al "concilio" non nel "posto degli ospiti d'onore", ma nella tribuna stessa. Non era una coincidenza il fatto che era il Presidente che parlava ai partecipanti dell'evento e dava loro le istruzioni su come e cosa decidere. Non era una coincidenza il fatto che nella folla sulla piazza di Santa Sofia le persone venivano disposte intenzionalmente secondo l'ordine di distribuzione ricevuto "dall'alto". Funzionari, impiegati statali, in generale, quelli che in qualche modo non potevano rifiutare. Risorse amministrative, in due parola. Bene, di cos'altro ha bisogno la gente, per poter finalmente capire che la Chiesa ortodossa dell'Ucraina è un progetto puramente politico, che non ha nulla in comune con il cristianesimo?

Risultato 2. Il trionfo di Filaret

Anche il signor Denisenko può segnare un punto a suo favore. Nonostante il fatto che, dal punto di vista del Fanar, il patriarcato di Kiev semplicemente non esiste, è il patriarcato di Kiev che ha costretto il "concilio d'unificazione" sotto il comando del metropolita Emanuel di Gallia a riconoscere i risultati del suo concilio "episcopale" del 13 dicembre. Ricordiamo che il risultato principale di quest'ultimo è stata la nomina di un singolo candidato del patriarcato di Kiev, il "metropolita Epifanij", completamente controllato dal signor Denisenko. Con l'aiuto di questo "gerarca" di 39 anni, Denisenko spera non solo di gestire effettivamente la Chiesa ortodossa dell'Ucraina, ma anche di preservare il suo "patriarcato", sebbene con il prefisso "onorario".

E come non ricordare gli eventi di 25 anni fa, quando, dopo il Concilio di Kharkov, in cui il signor Denisenko fu rimosso dalla carica di Primate della Chiesa ortodossa ucraina e bandito dal sacerdozio, creò il suo patriarcato di Kiev. Poi, comprendendo anche che la sua candidatura per il posto di "patriarca" era quella di una persona non grata, mise Vladimir Romanjuk, che non capiva ciò che stava succedendo nella chiesa, e rimase "solo" il suo "deputato". Tuttavia, era chiaro a tutti chi era che controllava effettivamente il patriarcato. Vladimir Romanjuk morì nel 1995 in circostanze molto misteriose e prima della sua morte fece appello all'Ufficio per la lotta contro la criminalità organizzata con una dichiarazione in cui chiedeva protezione dal suo "deputato".

Nota

Sergej Petrovich Dumenko, in arte "metropolita Epifanij", è stato eletto "capo" della Chiesa ortodossa dell'Ucraina. A 39 anni, diventare "metropolita di Kiev" è un invidiabile traguardo di carriera. Ancora peggio di quello di sua Eminenza Aleksandr (Drabinko). Ma almeno quest'ultimo era diventato, a tempo debito, un legittimo vescovo canonico, mentre il primo, essendo un nessuno, è rimasto un nessuno. E questo non è un insulto al "metropolita di Kiev" appena apparso, ma solo una dichiarazione di fatto. La sua "consacrazione episcopale" è stata compiuta nel 2009 da "Filaret" anatemizzato e da altri sette "vescovi", di cui nessuno ha ricevuto l'episcopato nella chiesa canonica. In generale, come nella nota commedia "Ivan Vasil'evich cambia professione": "Indossa abiti da re – sarai il re". Solo una cosa non si sa – chi concelebrerà con un tale re... pardon, "primate", la sua Divina Liturgia di sua santità il patriarca ecumenico Bartolomeo I? Ma questo è il prossimo risultato del "concilio d'unificazione".

Risultato 3. La catastrofe del patriarca Bartolomeo

Il "concilio" ha messo il patriarca Bartolomeo in una situazione molto interessante. L'opinione che, secondo il Fanar, il capo della Chiesa ortodossa dell'Ucraina doveva essere qualcuno con un'ordinazione episcopale reale, piuttosto che fasulla, è stata espressa da tanti teologi e pubblicisti. Altrimenti, tutte le azioni del patriarca Bartolomeo acquisiscono un marcato carattere scismatico. Avrebbe potuto essere perdonato per la "riunificazione" degli scismatici con la Chiesa di Costantinopoli, ma difficilmente gli si perdonerà la concelebrazione con un laico in paramenti episcopali, come di fatto è il signor Dumenko.

Forse il patriarca Bartolomeo persuaderà Sergej Petrovich a farsi riconsacrare al Fanar, ma questo sembra essere qualcosa di incredibile. Certo, il patriarca Bartolomeo contava sul fatto che avrebbero eletto uno dei fanarioti stessi, o il protegé del presidente, il metropolita Simeone, al "concilio d'unificazione", ma così non è accaduto. Il "patriarca" Filaret ha sconfitto il patriarca Bartolomeo. Almeno, secondo i risultati del primo giorno del "concilio d'unificazione". E ora sua Santità ha un terribile problema – ha bisogno di spiegare in qualche modo alle Chiese ortodosse locali perché accetta come "primate" della Chiesa ortodossa dell'Ucraina un "vescovo" che in realtà non è un vescovo.

E ci sono poche opzioni per sua Santità. La prima già citata sopra è quella di cercare di persuadere Dumenko a farsi riconsacrare urgentemente. Tuttavia, ciò equivale ad ammettere un fatto ovvio: gli scismatici sono scismatici e nessuno dei loro "atti sacri" è valido. È improbabile che Dumenko accetti questo, e se è d'accordo, il suo capo (nel senso di "patriarca onorario") non lo permetterà. La seconda opzione è negare a Sergej Petrovich una concelebrazione della Liturgia e, di conseguenza, non dargli il Tomos. Sarebbe uno scandalo, una "zrada" e la rottura di tutti gli accordi (sia espliciti che segreti) con Petro Alekseevich. Come reagirà il Garante della Costituzione ucraina? Via la chiesa di sant'Andrea – fuori gli esarchi! Incredibile? Sì, forse. La terza opzione è ammettere la propria completa sconfitta, accettare il signor Dumenko "nella dignità presente", dargli i Tomos desiderati e cercare di fare buon viso a cattivo gioco. Questa è l'opzione più probabile, ma irta di accuse a sua Santità di scisma, di flagrante illegalità e, di conseguenza, una completa perdita di autorità tra le Chiese locali e nel suo stesso episcopato. Una probabilità molto alta di dimissioni vergognose. In generale, la situazione è senza speranza, ma il patriarca Bartolomeo si è spinto da solo in questo angolo, anche se sta cercando una via d'uscita. Anche se la via più facile per uscire da questa impasse è pentirsi davanti a tutto il mondo per la propria iniquità e ritirarsi in uno dei monasteri dell'Athos. Un atto molto degno, molti patriarchi di Costantinopoli hanno fatto proprio questo.

Risultato 4. La catastrofe del metropolita Simeon

Il "concilio d'unificazione" unisce solo scismatici. La Chiesa ortodossa ucraina non ha abboccato all'esca. I due vescovi al "concilio" non contano nulla. Nonostante la tremenda pressione dei corpi statali (e, soprattutto, delle forze dell'ordine), i vescovi della Chiesa ortodossa ucraina sono rimasti fedeli alla Chiesa di Cristo. La percentuale di rinnegati è il 2,2%. Anche tra gli apostoli di Cristo, questa percentuale era quasi quattro volte più alta. Non hanno aiutato né le intimazioni di ordini (al metropolita Anatolij di Sarny), né la detenzione a Kiev accompagnati da funzionari dei servizi segreti (metropolita Agapit), né i numerosi casi di convocazioni al Servizio di sicurezza dell'Ucraina, né altri metodi di pressione.

I vescovi della Chiesa ortodossa ucraina non sono venuti alle riunioni del "concilio" il primo giorno e, con l'elezione a "primate" del signor Dumenko, non verranno nei giorni seguenti. Si può solo simpatizzare con i rinnegati, gli ex metropoliti della Chiesa ortodossa ucraina Aleksandr (Drabinko) e Simeon (Shostatskoj). Servire sotto i comandi di Sergej Petrovich Dumenko, e soprattutto del "patriarca onorario" – è un destino non invidiabile. Ma cosa fare, lo hanno scelto essi stessi. Tuttavia, il pentimento e il ritorno alla casa paterna sono disponibili a tutti e sempre.

Nota

Con sua Eminenza Aleksandr (Drabinko) tutto era chiaro fin dall'inizio. Nessuno è rimasto sorpreso dal suo rinnegamento, e molti si sono sentiti sollevati dal fatto che avesse lasciato la Chiesa ortodossa ucraina. Ma il metropolita Simeon è il principale perdente nel "gioco dei primati" di oggi. Dopotutto, non è solo venuto al "concilio d'unificanzionee", c'è venuto a costo di bugie pubbliche davanti a tutti, e in particolare davanti al clero della sua diocesi. Al costo di perdere tutto il rispetto per se stesso, e da parte degli ex confratelli, dei vescovi della Chiesa ortodossa ucraina, da parte dei membri della chiesa, e da parte dei propri attuali colleghi e superiori.

A nessuno piacciono i traditori. Ma chi ha impedito al metropolita Simeon di essere coerente nelle sue opinioni? Dopotutto, è stato l'unico vescovo a non essere d'accordo con il parere del Concilio dei vescovi della chiesa ortodossa ucraina del 13 novembre 2018 e non ha firmato le sue decisioni. Cosa gli ha impedito di continuare a difendere coerentemente la sua posizione? In questo caso, sarebbe sembrato un sostenitore ideologico dell'autocefalia. Un eroe, si può dire. Ma no, vladyka Simeon ha cominciato a divincolarsi, a dichiarare la sua intenzione di andare al "concilio d'unificazione" e allo stesso tempo a dire che le decisioni del concilio episcopale della Chiesa ortodossa ucraina del 13 novembre 2018 erano obbligatorie per tutti e anche per lui. E presto e in generale ha dichiarato inequivocabilmente al clero della sua diocesi che non sarebbe andato al "concilio d'unificazione". E poi c'è andato.

Si è esposto al mondo intero come bugiardo, ha perso la sua diocesi di Vinnitsa, che ha espresso un sostegno inequivocabile a sua Beatitudine il metropolita Onufrij, ed è divenuto un "Giuda" agli occhi dell'episcopato della Chiesa ortodossa ucraina. E per cosa, tutto questo? Pensiamoci, per cosa potrebbe aver accettato di fare tutto questo sua Eminenza il metropolita Simeon? Proprio così! Solo per il titolo di "primate" della Chiesa ortodossa dell'Ucraina. E infatti, nel corso del "concilio", è stato riferito che il presidente ed i fanarioti stavano premendo sui partecipanti al "concilio" con tutte le loro forze, perché votassero per vladyka Simeon. Non voglio ricordare i trenta pezzi d'argento nella forma di un seggio al "concilio d'unificanzione", ma l'analogia si suggerisce da sola.

Risultato 5. La Chiesa rimane la Chiesa!

Si può già affermare con certezza che la Chiesa ortodossa ucraina si è radunata attorno al suo Primate, sua Beatitudine il metropolita Onufrij, ed è pronta a qualsiasi processo, nonostante i disperati tentativi di trasformarla in un'organizzazione politica al servizio degli interessi dello stato. Dopo la consegna del Tomos (e questo non è ancora un dato di fatto), la repressione contro la Chiesa ortodossa ucraina aumenterà di molto. Gli imperatori romani – persecutori della Chiesa – dichiaravano ai cristiani: "Non avete il diritto di esistere!". Il presidente ha dichiarato alla Chiesa ortodossa ucraina: "Non avete niente da fare in Ucraina!"

Ma l'apostolo Paolo disse: "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore." (Romani 8, 35-39).

A qualcuno è dato solo di leggere queste parole, ma sembra che ai nostri figli fedeli della Chiesa ortodossa ucraina sara dato di viverle. E gloria a Dio!

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