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  Metropolita Ilarion: Gli atti del patriarca Bartolomeo non guariscono lo scisma, ma piuttosto lo approfondiscono

Mospat.ru, 14 novembre 2018

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Il metropolita Ilarion di Volokolamsk, capo del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ha rilasciato un'intervista a Romfea, un'agenzia di notizie della Chiesa greca.

Eminenza, come commenterebbe la dichiarazione di ieri del Concilio dei vescovi della Chiesa ortodossa ucraina?

Ammiro il coraggio e l'unanimità dei vescovi della Chiesa ucraina canonica guidata da sua Beatitudine il metropolita Onufrij di Kiev e di Tutta l'Ucraina. Nonostante la più potente pressione esercitata da una parte dalle autorità ucraine, e dall'altra dal patriarca di Costantinopoli, l'episcopato difende fermamente il proprio diritto a vivere secondo i canoni della Chiesa e preservare l'unità con la pienezza della Chiesa ortodossa russa, che nacque sul Dnepr nel fonte battesimale del grande principe Vladimir di Kiev 1030 anni fa.

Nei secoli passati, i confini politici nel territorio, che si chiamava "Rus 'di Kiev", apparvero e scomparvero, ma l'unità della Chiesa russa è rimasta immutabile.

E oggi, i vescovi della Chiesa ucraina hanno affermato con fermezza di "sostenere l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Ucraina", cioè rispettano l'ordine politico del loro stato. La Chiesa ortodossa ucraina, ha sottolineato la dichiarazione, "è presente in tutte le regioni dell'Ucraina e unisce sia i territori controllati che quelli non controllati dalle autorità ucraine, vivendo tutte le gioie e le sofferenze insieme alla sua popolazione". I vescovi, il clero, i monaci e i laici della Chiesa ortodossa ucraina sono patrioti del loro paese. Non sono estranei che sono venuti dall'estero e si sono stabiliti in Ucraina. La maggioranza assoluta di loro è nata e cresciuta in Ucraina. Amano la loro patria e non vogliono essere identificati con altri stati.

È proprio per questo motivo che il Concilio episcopale "si oppone a qualsiasi tentativo di cambiare il nome di Chiesa ortodossa ucraina" in russa o in qualsiasi altra chiesa. Non è la Chiesa russa ma la Chiesa ucraina, pienamente indipendente e autogovernata, non soggetta a Mosca né sul piano amministrativo né finanziario né in altro modo. Sono preservati solo i legami di preghiera attraverso la menzione liturgica del patriarca e la partecipazione dei vescovi ucraini all'opera del Santo Sinodo comune con la Chiesa ortodossa russa.

Sottolineerò che né il Concilio dei vescovi né il Sinodo della Chiesa ucraina hanno rappresentanti da Mosca. Tutte le decisioni sono prese dall'episcopato e dal Sinodo della Chiesa ucraina per conto proprio. Ma l'episcopato della Chiesa ucraina può influenzare le decisioni prese nella Chiesa russa attraverso i loro rappresentanti al Sinodo della Chiesa russa. È una situazione unica, che consente a una parte di preservare la piena indipendenza e autogoverno nel processo decisionale e, dall'altra, di preservare l'unità con la pienezza della Chiesa russa.

Proprio per questo motivo il Concilio dei Vescovi ha dichiarato: "La Chiesa ortodossa ucraina è dotata di tutti i diritti di indipendenza e di autosufficienza che sono necessari oggi per un proficuo ministero a Dio e al popolo dell'Ucraina". Questa affermazione era già stata fatta a giugno e ora è stata ripetuta. La Chiesa ucraina non ha richiesto e non richiede alcuna autocefalia. Al processo di concessione dell'autocefalia al "popolo ucraino", che è stato avviato da Costantinopoli, viene data una valutazione chiara: "Il processo di concessione del cosiddetto Tomos d'autocefalia è artificiale, è imposto dall'esterno, non riflette la necessità interna della Chiesa, non porterà la vera unità nella Chiesa, e approfondirà la divisione e rafforzerà i conflitti tra la popolazione dell'Ucraina. In tali condizioni, riteniamo impossibile la partecipazione dell'episcopato, del clero e dei laici della Chiesa ortodossa ucraina in questi processi".

Quello che sta succedendo oggi è il primo caso nella storia dell'Ortodossia in cui l'autocefalia non è chiesta ma è imposta. Allo stesso tempo, è imposta con la forza e con grossolane pressioni. Ai vescovi della Chiesa canonica è richiesto di prendere parte a un "concilio di unione", la cui convocazione è stata avviata dagli scismatici allo scopo di legittimare la loro struttura. È stupefacente e triste che il Patriarcato di Costantinopoli si sia identificato con lo scisma invece di sostenere la Chiesa canonica che riunisce milioni di fedeli, tra cui 13 mila parrocchie, oltre 200 monasteri e che è presente in tutta l'Ucraina, compresi territori al di fuori del controllo delle autorità ucraine.

Io ho sentito con le mie stesse orecchie come, durante la Sinassi dei primati delle Chiese ortodosse locali nel gennaio 2016 a Chambésy, il patriarca Bartolomeo ha detto, udito da tutti: "Diamo il benvenuto a sua Beatitudine il metropolita Onufrij come unico capo canonico dei fedeli ortodossi in Ucraina, certamente assieme con tutti i suoi vescovi'. Cosa è successo dunque? Perché all'improvviso la posizione del patriarca Bartolomeo è cambiata nella posizione opposta e viene data la preferenza ai leader dello scisma che ora si cerca di mettere insieme in una nuova struttura? Non abbiamo risposta a questo. Ma in nessun modo possiamo accettare questa situazione come normale. Pertanto, abbiamo dovuto interrompere la comunione eucaristica con il patriarca di Costantinopoli come uno che si è identificato con uno scisma e quindi è caduto nello scisma. La Chiesa russa lo ha dichiarato al Sinodo che si è svolto il 15 ottobre a Minsk.

Ieri, una dichiarazione simile è stata fatta dai vescovi della Chiesa ucraina: "Il Concilio dei vescovi della Chiesa ortodossa ucraina considera le decisioni del Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli dell'11 ottobre 2018 in merito alla questione della Chiesa ucraina come invalide, prive di alcuna forza canonica. In particolare, la decisione di stabilire la giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli sul territorio dell'Ucraina è il risultato di un'interpretazione speculativa della storia della Chiesa. E la decisione di rimuovere l'anatema e le altre proibizioni della Chiesa contro i leader dello scisma e il riconoscimento della validità delle pseudo-consacrazioni da essi celebrate mentre erano nello scisma è il risultato di un'interpretazione distorta dei canoni ortodossi. La storia della Chiesa ortodossa non conosce casi in cui uno scisma sia stato superato semplicemente legalizzandolo. Avendo preso una tale decisione anti-canonica, avendo riconosciuto gli scismatici nei loro ordini esistenti, il Patriarcato di Costantinopoli, secondo le regole della Chiesa, ha intrapreso esso stesso la via dello scisma. A tale proposito, la comunione eucaristica della Chiesa ortodossa ucraina con il Patriarcato di Costantinopoli è attualmente impossibile ed è interrotta".

Vorrei sottolineare che noi non siamo soli a rifiutare di riconoscere le azioni anti-canoniche di Costantinopoli. L'altro giorno la Chiesa ortodossa serba, attraverso le voci di tutti i suoi vescovi, ha affermato che "il Patriarcato di Costantinopoli ha preso una decisione canonicamente infondata di riabilitare come vescovi e di riconoscere i due leader dei gruppi scismatici in Ucraina, Filaret Denisenko e Makarij Maletich, insieme ai loro episcopato e al loro clero". La decisione del Concilio episcopale della Chiesa serba afferma che il primo è stato a tempo debito canonicamente privato del suo rango e in seguito scomunicato dalla comunione ecclesiastica e anatematizzato, mentre il secondo è privato della successione apostolica in quanto appartenente spiritualmente alla setta dei cosiddetti auto-consacrati, "e per questo il Concilio dei santi vescovi ha deciso che la decisione del Sinodo di Costantinopoli non è vincolante per la Chiesa ortodossa serba". Come si legge nel documento rilasciato, il Concilio della Chiesa serba non riconosce queste persone e i loro seguaci come vescovi e clero ortodossi e, pertanto, non ammette loro e i loro sostenitori alla comunione canonica.

Spero che anche in altre Chiese locali ci siano voci che chiedono al Patriarcato di Costantinopoli di fermare le sue azioni che presumibilmente mirano a sanare lo scisma ucraino. In realtà, queste azioni portano all'approfondimento dello scisma in Ucraina e alla creazione per la Chiesa ortodossa di una situazione senza precedenti in cui l'intero corpo dell'Ortodossia mondiale può ridursi a pezzi.

Secondo lei, quali sono le prospettive per la convocazione di un "concilio di unione" e cosa ci si può aspettare da esso?

A mio avviso, le prospettive sono piuttosto scarse. La data di quel "concilio" è già stata annunciata, ma non si vede grande entusiasmo attorno alla sua convocazione né nella Chiesa canonica né nei gruppi scismatici. Varie cifre sono state indicate per quanto riguarda la possibile partecipazione di vescovi canonici a questo raduno di briganti – da 10 a 25. Finora, abbiamo visto solo due vescovi canonici che non sono d'accordo con l'opinione dell'episcopato della Chiesa canonica espressa nella decisione del suo Concilio episcopale. Ma parteciperanno al "concilio di unione"? Non è una cosa sicura. La natura avventurosa di questo evento è evidente a tutti.

E non c'è nemmeno unità su questo tema tra gli scismatici. Il gruppo di Makarij ha ripetutamente affermato che non si unirà a una struttura guidata da Filaret Denisenko. Vero, Filaret ora dice che non si farà avanti per le elezioni, pur continuando a chiamarsi patriarca e sperando di avere nella nuova struttura il titolo di "patriarca Onorario di Kiev e di Tutta la Rus'-Ucraina", di essere a capo del suo "sinodo" e di godere di privilegi speciali. Si è anche dichiarato archimandrita della Lavra delle Grotte di Kiev e della Lavra di Pochaev.

Tuttavia, non è incluso nei piani di Costantinopoli. Il loro desiderio è che la "chiesa autocefala" in fase di creazione sia guidata da un nuovo uomo mentre Filaret dovrebbe essere relegato "nel cestino della spazzatura della storia". In effetti, lo hanno riconosciuto non nel grado di patriarca ma semplicemente in dignità gerarchica come "ex di Kiev". È stato raggiunto un accordo tra il presidente Poroshenko e il patriarca Bartolomeo, secondo il quale Filaret sarà cancellato come spazzatura. Ma 'l'episcopato' della giurisdizione di Filaret concorderà con tale sviluppo? Neanche questa è una cosa sicura.

Tuttavia, se il "concilio di unione" avrà luogo, chi sarà in grado di dirigere la nuova struttura?

Diversi nomi sono stati presi in considerazione e discussi. Il metropolita Simeon di Vinnitsa è già stato invitato a dirigerla poiché è l'unico vescovo che ha partecipato al Concilio episcopale della Chiesa ortodossa ucraina, ma che si è rifiutato di firmare la dichiarazione del Concilio.

Per Costantinopoli, sarebbe naturalmente importante che la struttura fosse diretta da un vescovo canonico, non da qualcuno degli scismatici. Secondo Costantinopoli, ciò darà alla nuova struttura una maggiore legittimità. Ecco perché è una possibilità molto esigua che la struttura sia guidata da qualcuno dell'episcopato di Filaret. Piuttosto, potrebbe essere guidata da uno dei due "esarchi" di Costantinopoli – il vescovo Daniel (Zelinskij) o l'arcivescovo Job (Getcha), che recentemente è stato sempre più attivo nel campo ucraino.

L'Arcivescovo Job ha fatto una figura ben magra a Parigi, dove è stato per un breve periodo a capo dell'Arcidiocesi delle parrocchie russe del Patriarcato di Costantinopoli. Come risultato di un acuto conflitto interno causato in quella struttura dopo il suo incarico, Costantinopoli ha dovuto rimuoverlo ricordarlo. Forsee, ora vogliono metterlo alla prova in un altro campo.

Qual è la reazione delle Chiese ortodosse locali allo sviluppo e quale reazione si aspetta se all'Ucraina venisse concesso un Tomos di autocefalia?

Innanzi tutto, farò notare che nessuna delle Chiese ortodosse locali si è espressa a sostegno delle azioni del patriarca Bartolomeo nonostante gli sforzi compiuti a tale riguardo, incluso un giro delle Chiese ortodosse fatto dai suoi rappresentanti. Ora egli agisce in piena solitudine e sottolinea anche che non ha bisogno dell'approvazione delle altre Chiese locali. Se prima il patriarca di Costantinopoli agiva come coordinatore di tutto il pleroma ortodosso per conto delle Chiese locali, ora non vediamo nulla del genere. Dal Fanar vengono solo dichiarazioni su alcuni poteri speciali del patriarca di Costantinopoli, che presumibilmente gli permettono di prendere decisioni unilaterali.

Un certo numero di Chiese locali ha fatto appelli al patriarca Bartolomeo perché abbandoni questa posizione. Altre Chiese hanno adottato un atteggiamento di attesa e non fanno dichiarazioni. Altre ancora credono che il problema dovrebbe essere risolto nel dialogo tra Costantinopoli e Mosca. Tuttavia, oggi non esiste un tale dialogo: c'è un monologo di Costantinopoli.

Per noi è evidente oggi: i problemi importanti come la concessione dell'autocefalia non possono essere risolti unicamente da Costantinopoli, anche se sono esistiti precedenti simili in passato. Nella fase di preparazione di un Concilio pan-ortodosso, è stato raggiunto un accordo fondamentale che d'ora in poi la concessione dell'autocefalia dovrebbe essere concordata da tutte le Chiese locali. Anche se questo accordo non è stato finalizzato, e non è stato presentato al Concilio di Creta, il fatto stesso del consenso inter-ortodosso su questo argomento è evidente e indubbio.

Insieme al consenso pan-ortodosso, le basi solide dell'autocefalia dovrebbero includere una ferma unanimità su questo tema dell'episcopato, del clero e del popolo credente di un determinato paese. Oggi non esiste tale unanimità. Uno scisma profondo non può essere guarito solo attraverso la sua legittimazione. Ciò significa che la cosiddetta chiesa autocefala in Ucraina – anche se creata da un Tomos del patriarca Bartolomeo e sostenuta da un editto del presidente Poroshenko e da un decreto della Rada Suprema – sarà una casa costruita non su solide fondamenta ma sulla sabbia. E sperimenterà ciò che disse il Salvatore: "E scese la pioggia, e arrivarono le inondazioni, e soffiarono i venti, e percossero quella casa, che cadde: e grande fu la sua caduta". (Mt 6,27)

Per quanto riguarda la Chiesa canonica ucraina, crediamo che "le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa" (Mt 16,18). Il Signore ricompenserà i suoi vescovi, il clero e il popolo fedele per la loro ferma e coraggiosa posizione a salvaguardia dell'ordine canonico. La Chiesa ortodossa ucraina oggi è una Chiesa di confessori che lotta "contro la carne e il sangue, ma contro i principati, contro i poteri, contro i governanti delle tenebre di questo mondo, contro la malvagità spirituale negli alti luoghi" (Ef 6,12). E da questa lotta uscirà sicuramente vittoriosa.

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