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  Delusioni di autocefalia: l'esperienza amara della Chiesa ortodossa delle Terre Ceche e della Slovacchia

di Vladimir Zhurkin

Unione dei giornalisti ortodossi, 16 novembre 2018

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il Fanar ha riconosciuto il metropolita Rostislav solo a causa della minaccia di spaccatura del Concilio di Creta nel 2016 (foto: romfea.gr)

Tutto ciò che succede in Ucraina è una replica dello scisma nella Chiesa delle Terre ceche e della Slovacchia. Ma si può essere sicuri di una cosa: il Fanar non darà alcuna indipendenza a nessuno.

Recentemente, la risorsa Internet in lingua ceca www.prazsky-spravodaj.cz ha pubblicato la versione completa di un articolo del dottore di teologia di Praga Jakub Jiří Jukl dal titolo "Il ruolo del Patriarcato ecumenico nel periodo di crisi della Chiesa ortodossa nelle terre ceche e in Slovacchia".

Come partecipante assiduo all'assemblea diocesana dell'eparchia di Praga, è stato estremamente utile e importante per me sentire un'opinione sugli eventi attuali nella Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia da una persona in un ruolo chiave nell'eparchia di Praga (un membro del consiglio diocesano) e, allo stesso tempo, uno storico e teologo. Confermo pienamente le informazioni presentate nell'articolo del dott. Jukl e, basandomi sul suo testo, voglio concentrarmi su alcuni dettagli.

Le prime azioni del Patriarcato di Costantinopoli nella Repubblica Ceca negli anni '20 hanno immerso la comunità ortodossa locale in uno scisma conosciuto nella storia della Chiesa come 'sabbaziano'. Il tentativo del Patriarcato di Costantinopoli durante questo periodo di soggiogare la nascente Chiesa ortodossa in Cecoslovacchia portò a una divisione tra i pochi chierici e laici, seminando sfiducia e ostilità nei cuori della gente.

Il 2 marzo 1923 il Patriarcato di Costantinopoli emise un Tomos "Sull'istituzione dell'arcivescovado ortodosso nella Repubblica Cecoslovacca" e ordinò all'episcopato l'arcivescovo Savvatij (Vrabets), creando così una giurisdizione ecclesiastica parallela. Ovviamente, il Patriarcato di Costantinopoli non cercò di aiutare a unire e rafforzare le comunità ortodosse della Cecoslovacchia, e ciò ha complicato in modo critico il risveglio ecclesiale locale. Tuttavia, il popolo non sostenne l'incaricato di Costantinopoli e si unì attorno al vescovo Gorazd (Pavlik), che in seguito subì una morte da martire.

Nel 1951, la Chiesa ortodossa cecoslovacca ottenne un'autocefalia dalla Chiesa madre della Russia. Nonostante tutte le difficoltà del periodo storico, l'Ortodossia nella Repubblica Ceca e in Slovacchia, dopo aver ottenuto uno status indipendente, si sviluppò in modo abbastanza attivo e dinamico: fu aperto un seminario per la formazione di clero locale, furono pubblicati libri liturgici e riviste ecclesiastiche generali, furono istituiti nuovi monasteri e parrocchie.

Il Patriarcato di Costantinopoli riconobbe lo stato autocefalo della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia solo nel 1998, ma con molti requisiti e condizioni che rendevano la Chiesa locale dipendente da Costantinopoli. Tuttavia, l'attuazione delle disposizioni del Tomos nello statuto della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia è stata ritardata, e quindi il patriarcato di Costantinopoli ha preso misure specifiche per soggiogare completamente la Chiesa locale attraverso la creazione di uno scisma e la sua successiva "guarigione" alle sue condizioni.

Il 19 ottobre 2013, il metropolita Emmanuel di Francia è arrivato a Praga e ha preso parte all'assemblea diocesana dell'eparchia di Praga, convocata per eleggere un nuovo arcivescovo di Praga dopo il ritiro del metropolita Kryštof (Pulec). Nel suo discorso, il metropolita Emmanuel ha dichiarato che il Patriarcato di Costantinopoli non avrebbe riconosciuto nessuno dei candidati alla carica di arcivescovo di Praga, interrompendo così la procedura di voto. Questo fu il primo passo nella generazione della divisione e in un tentativo di soggiogare la Chiesa locale.

Il passo successivo, secondo il Patriarcato di Costantinopoli, consisteva nella completa conquista dell'amministrazione nella Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia. Approfittando delle ambizioni dell'anziano arcivescovo Simeon di Olomouc (allora eletto come locum tenens del trono metropolitano dal Santo Sinodo della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia), su suo invito nel dicembre 2013 arrivarono due delegati del Patriarcato di Costantinopoli all'incontro del Sinodo della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia: un "esperto" di scisma, il metropolita Emmanuel di Francia, e il suo collega, il metropolita Arsenios d'Austria.

L'arcivescovo Simeon ha accettato di includere questi due gerarchi del Patriarcato di Costantinopoli nel Sinodo con il diritto di voto, sperando con il loro aiuto di diventare il Primate della Chiesa. Come sapete, l'arcivescovo Simeon, in questo incontro del Sinodo, sotto falsi pretesti, ha cercato di licenziare due vescovi della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia. Quindi, nel Sinodo sarebbero rimasti solo due vescovi – l'arcivescovo Rostislav di Prešov e l'arcivescovo Simeon, che, come locum tenens, avrebbe avuto un voto decisivo e l'autorità di aggiungere al Sinodo i vescovi del Patriarcato di Costantinopoli. Solo la posizione di tutti i vescovi della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia (eccetto l'arcivescovo Simeon) e il sostegno della Chiesa ortodossa russa non hanno permesso al Patriarcato di Costantinopoli di conquistare completamente la leadership nella Chiesa.

Dopo aver subito una sconfitta infamante, Costantinopoli non è rimasta inattiva e ha continuato la sua lotta per subordinare la Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia. Il Patriarcato di Costantinopoli non ha riconosciuto le azioni del Concilio locale della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia per quanto riguarda l'elezione di sua Beatitudine il metropolita Rostislav come primate, e ha continuato a sostenere l'arcivescovo Simeon come locum tenens. Di cosa si tratta: del desiderio di preservare la purezza dei canoni o dell'esigenza di una rigorosa esecuzione del regolamento Statuto della Chiesa locale? No, il regolamento (capitolo 2, articolo 2, paragrafo 3) articola chiaramente l'elezione del locum tenens da parte del Santo Sinodo, che è stata pienamente eseguita dai vescovi della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia. Allo stesso tempo, l'arcivescovo Simeon di Olomouc, da locum tenens, ha violato il regolamento nella parte 2, art. 2, par. 4, che recita: "se il trono del metropolita è vacante, il Santo Sinodo è obbligato a organizzare l'elezione di un nuovo metropolita entro un periodo non superiore a 40 giorni". Dopo il pensionamento del metropolita Christopher nell'aprile 2013, l'arcivescovo Simeon non ha convocato un sinodo per preparare il Concilio locale, temendo di perdere il potere. In questo senso, il cambio di locum tenens era necessario per la convocazione del Concilio locale e l'elezione del primate.

La lettera del Patriarcato di Costantinopoli del 26 agosto 2015 (sul non riconoscimento come primate di sua Beatitudine il metropolita Rostislav e sulla richiesta di nuove elezioni – si veda l'articolo del dott. Jukl) ha completamente destabilizzato la vita interiore della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia e ha dato agli scismatici l'opportunità di impadronirsi della leadership della Chiesa.

Tuttavia, molto presto, precisamente il 14 gennaio 2016, è avvenuto un evento assolutamente incredibile: la firma del comunicato sul riconoscimento del metropolita Rostislav come primate della Chiesa. Che cosa è accaduto di eccezionale, sull'orlo di un miracolo, in questo breve periodo? O forse, finalmente, nell'antica Costantinopoli hanno capito i dettagli dei problemi o hanno preso una decisione davvero ponderata!? La risposta è estremamente semplice e la soluzione è pragmatica: pochi giorni dopo, cioè il 21-27 gennaio 2016, ci sarebbe stata una preparazione alla Conferenza pre-conciliare dei capi delle Chiese ortodosse e l'assenza di una delle Chiese locali avrebbe compromesso la preparazione e la convocazione del Concilio pan-ortodosso. E in questo caso, una nota posizione ferma della Chiesa ortodossa russa sull'impossibilità di convocare il Concilio senza la partecipazione di una delle Chiese locali, ha spinto il Patriarcato di Costantinopoli al riconoscimento forzato del metropolita Rostislav come primate. Indicativo in questo caso è il "principio canonico" del Patriarcato di Costantinopoli, il suo abile sfruttamento della "tradizione storica" ​​e l'uso, se necessario, della "oikonomia per la salvezza".

Dopo aver diretto il Concilio di Creta, il Patriarcato di Costantinopoli non ha cambiato i suoi piani di impadronirsi della Chiesa locale delle Terre ceche e della Slovacchia, cambiando solo le sue tattiche. Ora, invece di includere i propri vescovi nel Sinodo, il Patriarcato di Costantinopoli chiede un cambiamento nel regolamento della Chiesa ortodossa, secondo cui la Chiesa locale, di fatto, perderà il suo status autocefalo. Ancora una volta, la principale leva della pressione è la minaccia di intensificazione della divisione attraverso il sostegno agli scismatici che sono in attesa di vendetta.

Epilogo

Lo scisma è sempre esistito come elemento della vita ecclesiale. Il diavolo è il padre dello scisma e il primo scismatico del mondo spirituale; Giuda, il discepolo di Cristo, è il primo scismatico del cristianesimo. Le ambizioni e la brama di potere, essendo fonti di tutti gli scismi, sono state e, purtroppo, rimarranno nella vita ecclesiale come un peccato. Essere nella Chiesa non garantisce la correzione, che si basa solo sulla propria scelta personale. La Chiesa risponde a chi semina scismi, faide, divisioni con le parole di Cristo: "Se rifiuta di ascoltare anche la Chiesa, che sia per te come un pagano e un pubblicano" (Matteo 18:17). Ma la Chiesa deve essere in unità ed esprimere inequivocabilmente la sua attitudine nei confronti di scismi e scismatici, senza creare spaccature in se stessa e senza dividere gli scismatici in buoni e cattivi. Un atteggiamento comune e unificato nei confronti di qualsiasi scisma è una chiave per ridurre al minimo le divisioni in futuro.

Purtroppo, al momento stiamo assistendo alla coltivazione delle spaccature come strumento di pressione e di raggiungimento degli obiettivi del Patriarcato di Costantinopoli. La "sorella maggiore" della famiglia delle Chiese locali ha sempre avuto la possibilità di essere veramente un esempio per tutte le Chiese – in termini di aiuto reciproco, consolidamento e unificazione, nonché di cessazione di intrighi e ostilità. La profonda crisi in cui cadde il Patriarcato di Costantinopoli all'inizio del XX secolo rese possibile unire tutte le Chiese a sostegno della Grande Chiesa, al fine di sanare la sua situazione e integrare l'Ortodossia mondiale. Tuttavia, tentato dalle tragedie nella Chiesa ortodossa russa avvenute dopo il 1917, il Patriarcato di Costantinopoli ha scelto la via dell'espansione come elemento di sopravvivenza con la subordinazione dei territori "poveri". Da quel momento in poi, lo scisma divenne il terreno di coltura per il Patriarcato di Costantinopoli, il cui strumento è la pseudo-guarigione.

La storia della Chiesa conferma che nel suo corpo ci saranno sempre carrieristi e persone avide di potere che, per raggiungere i loro obiettivi, accetteranno qualsiasi intrigo e scisma, se solo avranno la possibilità di essere legalizzati. Mentre la "grazia" degli scismatici è centrata sulla "punta della penna" del Patriarca di Costantinopoli, la tendenza verso lo scisma non farà che espandersi.

Attualmente, una delle questioni prioritarie del dialogo inter-ortodosso dovrebbe essere quella di escludere la possibilità di mantenere una divisione in qualsiasi forma e manifestazione. In ogni Chiesa, ci sono quelli che sono insoddisfatti e offesi, che possono facilmente essere usati per fare pressione sulla Chiesa canonica attraverso appelli al Patriarcato di Costantinopoli (sebbene il Patriarcato di Costantinopoli stesso non sia un'eccezione...).

I problemi degli ultimi anni nella Chiesa ortodossa delle terre ceche e in Slovacchia sono un vivido esempio della separazione assolutamente artificiale creata dall'uomo con l'uso di una tecnologia completamente specifica. Si può sinceramente rammaricarsi che le attività del Patriarcato di Costantinopoli negli ultimi tempi siano indicative della possibile vita pacifica delle sante Chiese locali senza la presente "cura" ossessiva della Chiesa madre...

In conclusione, esprimerò la mia opinione sugli eventi ecclesiali in Ucraina. Tutto ciò che accade in Ucraina è una copia esatta dello scisma nella Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia – ci sono uomini offesi, ci sono carrieristi ambiziosi e, cosa più importante, c'è una convinzione drgli scismatici nella loro legalizzazione – l'unica cosa che impedisce allo scisma di cadere a pezzi. Ma si può essere assolutamente sicuri che il Patriarcato di Costantinopoli non concederà alcuna completa indipendenza a qualsiasi struttura ecclesiastica nel mondo ortodosso. Se il regolamento della Chiesa delle Terre ceche e della Slovacchia, che pure ha lo status di autocefalia, è soggetta a cambiamenti in modo da rendere la Chiesa assolutamente dipendente, allora cosa si può dire delle presunte nuove entità ecclesiali "indipendenti"?

Post scriptum: Il 20-21 agosto 2018, Arsenios d'Austria, metropolita del Patriarcato di Costantinopoli, ha visitato di nuovo la Moravia (centro dello scisma nella Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia). Su suggerimento del "vicario" della diocesi di Olomouc, Isaia Slaninka, il metropolita Arsenios ha scelto un luogo per aprire un metochio (missione) del Patriarcato di Costantinopoli in questa diocesi. Tutte le azioni della leadership della diocesi di Olomouc e del Patriarcato di Costantinopoli, per quanto è noto, avvengono senza il consenso del primate della Chiesa ortodossa delle Terre ceche e della Slovacchia, sua Beatitudine il metropolita Rostislav.

La logica dei recenti sviluppi nella Repubblica Ceca e in Ucraina dà una ferma convinzione che se una delle Chiese locali è subordinata al Patriarcato di Costantinopoli, lo stesso destino attende tutte le altre Chiese, poiché viene creato un precedente fondamentale che modifica un meccanismo conciliare nelle relazioni tra le Chiese ortodosse. Il metodo di attuazione, ovviamente, è già stato scelto: se uno si sente insultato e offeso dalla leadership della Chiesa locale (e tali casi esistono!), Allora "l'amore e la protezione" del Patriarcato di Costantinopoli si affretteranno ad abbracciarlo!

Ovviamente, gli scismatici locali vogliono il sostegno del Patriarcato di Costantinopoli, che a sua volta si aspetta di formare nella Repubblica ceca risorse umane per la guida della Chiesa. A tale proposito, l'1-2 settembre 2018, la diocesi di Olomouc è stata visitata dal metropolita Aleksandr (Drabinko), che ha dato a Isaia Slaninka un dono "con un suggerimento" – una maglietta primaziale, mentre lo stesso Isaia visita regolarmente la famosa baia sulle rive del Bosforo...

Peccato che Cristo non avesse davanti a sé i canoni così come sono interpretati dal Patriarcato di Costantinopoli – forse, in questo caso Giuda non si sarebbe impiccato (per oikonomia)..

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