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  Papa Ildebrando (Gregorio VII) e Bartolomeo di Istanbul

dal blog del sito Orthodox England

29 ottobre 2018

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Il Dictatus papae è una raccolta di 27 proposizioni eretiche di poteri che il papa di Roma si è arrogati, incluse nel registro di papa Gregorio VII nell'anno 1075:

(traduzione di Wikipedia)

Il Papa stabilisce:

I Che la Chiesa Romana è stata fondata unicamente da Dio. 

II Che il Pontefice Romano sia l'unico ad essere di diritto chiamato universale. 

III Che Egli solo può deporre o reinsediare i vescovi. 

IV Che in qualunque concilio il suo legato, anche se minore in grado, ha autorità superiore a quella dei vescovi, e può emanare sentenza di deposizione contro di loro. 

V Che il Papa può deporre gli assenti. 

VI Che, fra le altre cose, non si possa abitare sotto lo stesso tetto con coloro che egli ha scomunicato. 

VII Che a Lui solo è lecito, secondo i bisogni del momento, fare nuove leggi, riunire nuove congregazioni, fondare abbazie o canoniche; e, dall'altra parte, dividere le diocesi ricche e unire quelle povere. 

VIII Che Egli solo può usare le insegne imperiali. 

IX Che solo al Papa tutti i principi debbano baciare i piedi. 

X Che solo il Suo nome sia pronunciato nelle chiese. 

XI Che il Suo nome sia il solo in tutto il mondo. 

XII Che a Lui è permesso di deporre gli imperatori. 

XIII Che a Lui è permesso di trasferire i vescovi secondo necessità. 

XIV Che Egli ha il potere di ordinare un sacerdote di qualsiasi chiesa, in qualsiasi territorio. 

XV Che colui che Egli ha ordinato può guidare un'altra chiesa, ma non può muovergli guerra; inoltre non può ricevere un grado superiore da alcun altro vescovo. 

XVI Che nessun sinodo sia definito "generale" senza il Suo ordine. 

XVII Che un testo possa essere dichiarato canonico solamente sotto la Sua autorità. 

XVIII Che una Sua sentenza non possa essere riformata da alcuno; al contrario, Egli può riformare qualsiasi sentenza emanata da altri. 

XIX Che Egli non possa essere giudicato da alcuno. 

XX Che nessuno possa condannare chi si è appellato alla Santa Sede. 

XXI Che tutte le maiores cause, di qualsiasi chiesa, debbano essere portate davanti a Lui. 

XXII Che la Chiesa Romana non ha mai errato; né, secondo la testimonianza delle Scritture, mai errerà per l'eternità. 

XXIII Che il Pontefice Romano eletto canonicamente, è senza dubbio, per i meriti di San Pietro, santificato, secondo quanto detto da sant'Ennodio, vescovo di Pavia, e confermato da molti santi padri a lui favorevoli, come si legge nei decreti di San Simmaco papa. 

XXIV Che, dietro Suo comando e col suo consenso, i vassalli abbiano titolo per presentare accuse. 

XXV Che Egli possa deporre o reinsediare vescovi senza convocare un sinodo. 

XXVI Che colui il quale non è in comunione con la Chiesa Romana non sia da considerare cattolico. 

XXVII Che Egli possa sciogliere dalla fedeltà i sudditi dei principi iniqui.

Qui, quasi 950 anni dopo, c'è il discorso che il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, laureato all'Università Gregoriana a Roma, iniziata nel 1551 dal fondatore dei gesuiti, e un ben noto amante e concelebrante del papato, ha fatto alla Sinassi dei vescovi del patriarcato di Costantinopoli, svoltasi a Istanbul l'1-4 settembre 2018. Il suo discorso non è stato contestato da alcun vescovo della Chiesa di Costantinopoli e ha avuto persino un'approvazione generale:

1. "Il Patriarcato ecumenico è, per l'Ortodossia, un lievito "che fa fermentare tutta la pasta" (cfr Gal 5:9) della Chiesa e della storia".

2. "Come primo trono dell'Ortodossia, il Patriarcato ecumenico esercita un ministero profetico, estendendo il mistero della Chiesa cattolica in Cristo Gesù in tutto il mondo in ogni epoca".

3. "In principio era il Verbo... in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini". (Gv 1:1,4) Il principio della Chiesa ortodossa è il Patriarcato ecumenico; "in esso è la vita, e la vita è la luce delle Chiese". Il compianto metropolita Kyrillos di Gortyna e Arcadia, un amato gerarca della Chiesa Madre e amico personale, ha ragione nel sottolineare che "l'Ortodossia non può esistere senza il Patriarcato ecumenico".

4. "...il Patriarcato ecumenico... gode della giurisdizione canonica e di tutti i privilegi apostolici nella sua responsabilità di salvaguardare l'unità e la comunione delle Chiese locali, ma anche per il cammino complessivo dell'Ortodossia nel mondo e nella storia contemporanea. In questo spirito, come presidente del corpo dell'Ortodossia, il Patriarca ecumenico ha convocato il Santo e Grande Concilio a Creta nel giugno 2016, il più grande evento ecclesiale degli ultimi anni".

5. "Il Patriarcato ecumenico ha la responsabilità di disporre le cose in ordine ecclesiastico e canonico perché esso solo ha il privilegio canonico e la preghiera e la benedizione della Chiesa e dei Concili ecumenici per assolvere a questo compito supremo ed eccezionale come madre nutrice e generatrice di Chiese. Se il Patriarcato ecumenico nega la propria responsabilità e si toglie dalla scena inter-ortodossa, allora le Chiese locali procederanno "come pecore senza pastore" (Mt 9:36), spendendo le loro energie in iniziative ecclesiastiche che confondono l'umiltà della fede e l'arroganza del potere".

6. "...Immaginiamo che tutti i gerarchi che servono nella giurisdizione del Trono ecumenico sappiano molto bene che il 4° Concilio ecumenico, tra le altre decisioni, ha onorato l'eccezionale privilegio del "diritto di appello" (ekkliton) del Trono di Costantinopoli con i decreti dei suoi Canoni 9 e 17. Numerosi esempi dell'esercizio di questo diritto di appello da parte dei gerarchi e del clero di altre giurisdizioni sono stati registrati attraverso i secoli nel cammino storico della Chiesa Madre. Degna di menzione qui è la determinazione del canonista Miodrag Petrovic, secondo cui "solo l'arcivescovo di Costantinopoli ha il privilegio di giudicare e si aggiudicarsi i conflitti di vescovi, clero e metropoliti di altri patriarchi". (Nomocanone sui 14 titoli e i commentatori bizantini, 206)".

7. "Il rev.mo vescovo Kyrillos di Abydos, professore presso l'Università nazionale e capodistriana di Atene, un devoto studioso della parola scritta e parlata, affronterà il privilegio unico della Chiesa di Costantinopoli di ricevere l'appello dei gerarchi e del clero in cerca di rifugio da tutte le Chiese ortodosse locali nella sua presentazione, dal titolo "Il privilegio di Ekkliton (Diritto di appello): Prospettive storiche, canoniche e teologiche". Attendiamo con piacere la sua analisi di questo argomento ... "

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