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  Quattro tentativi di ottenere l'autocefalia ucraina negli ultimi cento anni

di John M. Harwood

Orthochristian.com, 23 ottobre 2018

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Introduzione

Stiamo assistendo al quarto e forse ultimo tentativo di istituire una Chiesa autocefala in Ucraina, nonostante il rifiuto di quest'idea da parte dell'episcopato ortodosso, dei monasteri e dei loro anziani, del clero parrocchiale e della stragrande maggioranza dei credenti ortodossi attivi in quel paese.

Le caratteristiche dell'attuale tentativo seguono ampiamente quelle dei tre precedenti, che sono finiti tutti nel fallimento. Cioè, interferenza da parte di forze esterne, incoraggiamento da parte dei governi, e cultura e nazionalismo che annullano le preoccupazioni teologiche.

È importante guardare a questi eventi passati se vogliamo capire correttamente cosa sta succedendo ora.

1. L'Ucraina dopo la rivoluzione

raduno di massa sulla piazza di santa Sofia a Kiev il 19 marzo 1917. Foto: Wikipedia

La rivoluzione di febbraio del 1917 inaugurò un lungo periodo di caos politico e sociale in Ucraina, come nel resto dell'ex Impero Russo. Un "governo autonomo" fu sostituito da: un governo bolscevico; l'occupazione tedesco-austriaca; il regime dell'atamano Skoropadskij; il governo ultranazionalista di Simon Petljura; l'armata bianca del generale Denikin e infine di nuovo i bolscevichi, dopo la loro cattura di Kiev nel febbraio 1919. [1]

Furono i bolscevichi a introdurre immediatamente la legislazione anti-religiosa e a tracciare i confini dell'Ucraina sovietica. Questi ultimi erano approssimativamente basati sulla lingua parlata nelle aree rurali e non includevano la Crimea, né le terre a cui ora si fa ovunque riferimento come l'Ucraina occidentale. [2] Quest'ultima era sotto il dominio polacco o romeno.

Vasilij Lipivskij

L'inizio della "autocefalia" come movimento è spesso datato al 29 giugno 1919, quando il sacerdote Vasilij Lipivskij servì la Liturgia in lingua ucraina nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev, davanti a una congregazione di sostenitori entusiasti. Lo fece senza una benedizione dal suo vescovo e di fatto in diretta disobbedienza alle istruzioni episcopali.

I bolscevichi locali erano in quei giorni fortemente favorevoli al nazionalismo ucraino e erano anche desiderosi di incoraggiare movimenti scismatici di ogni tipo per indebolire la Chiesa ortodossa.

La vera rottura avvenne il 23 ottobre 1921 quando il gruppo di Lipivskij, con il sostegno attivo del governo sovietico ucraino, creò la propria "Rada" ecclesiastica e consacrò Lipivskij come metropolita della "Chiesa ortodossa autocefala ucraina".

C'era un ostacolo. Nessun vescovo ortodosso avrebbe mai avuto rapporti con loro.

Ciò scoraggiò i sacerdoti e i laici della nuova "chiesa"; contrariamente ai canoni e agli insegnamenti dogmatici della Chiesa, imposero assieme le mani su Lipivskij, che procedette poi a "consacrare" altri cinque "vescovi". Uno era Ioann Feodorovich, che incontreremo più tardi.

Il nuovo Sobor proclamò la sua completa separazione dalla Chiesa russa e denunciò le risoluzioni del famoso Concilio di Mosca del 1918.

Da quel momento nessun corpo ortodosso avrebbe riconosciuto gli "autocefalisti", ed essi ottennero il nome di "auto-consacrati". [3]

I comunisti incoraggiarono anche un altro scisma che avrebbe avuto successo nelle città di lingua russa come Kharkov. Questo era il ramo ucraino dello scisma rinnovazionista russo. Ora non esiste più come organismo organizzato in entrambi i paesi, ma la somiglianza con gli autocefalisti era molto netta. Entrambi i gruppi introdussero vescovi sposati, seconde nozze per sacerdoti vedovi, la trasformazione dei monasteri in "collettivi di lavoro", un sostegno aperto alle autorità sovietiche (inclusa la loro persecuzione degli ortodossi) e frettolose riforme liturgiche, tra le quali l'uso della lingua ucraina nel culto.

Dei due gruppi è probabile che i rinnovazionisti fossero in realtà i più conservatori. Sicuramente furono in grado di attirare alcuni vescovi ortodossi nel loro scisma, che era più di quanto gli autocefalisti avessero potuto fare. È significativo che il rifiuto o la marginalizzazione della vita monastica siano divenuti una caratteristica costante del movimento autocefalista.

Ciò che è importante qui è quanto supporto avessero realmente gli "autocefalisti". Naturalmente erano sostenuti dal più nazionalista dell'intellighentsia, dai seguaci di Petljura e da una sezione del clero parrocchiale sposato. Tuttavia in nessun momento hanno formato la maggioranza dei cristiani ortodossi dell'Ucraina. Al molto rappresentativo Concilio ecclesiastico che si riunì nel giugno del 1918, i sostenitori dell'autocefalia controllavano solo un terzo dei voti, [4] mentre a metà degli anni '20, dopo anni di incoraggiamento del governo (e di simultanea molestia degli ortodossi canonici) la "Chiesa autocefala ucraina" Comprendeva circa 2000 chierici e l'11% delle parrocchie ortodosse ancora funzionanti. [5] La grande maggioranza dei fedeli ortodossi rimase fedele al patriarca Tikhon e solidale con i loro fratelli perseguitati nel resto dello stato sovietico.

Ioann Feodorovich

Nel 1929 la linea del Partito cambiò. Stalin iniziò il suo attacco al "nazionalismo borghese"; fu ovviamente individato un complotto finalizzato al ripristino della proprietà privata e al distacco dell'Ucraina dall'Unione Sovietica. Molte figure culturali ucraine scomparvero nei campi di lavoro e durante gli anni '30 furono arrestati tutti i vescovi autocefalisti (così come quelli della Chiesa canonica e persino quelli dei sempre fedeli rinnovazionisti). Dei trentacinque "vescovi" consacrati da Lipivskij, nessuno era rimasto vivo in Ucraina nel 1938. L'unico sopravvissuto era Ioann Feodorovich, che era stato precedentemente inviato a occuparsi degli immigrati ucraini in Canada. La maggior parte di questi era composta da ex greco-cattolici (uniati) ai quali si adattava bene la versione autocefalista dell'ortodossia etnica.

Feodorovich scrisse un'appassionata difesa teologica dei vescovi consacrati senza vescovi, che resta una lettura interessante. [6] Ebbe tre edizioni, l'ultima delle quali fu nel 1947.

Nel 1949, tuttavia, fu persuaso da una sezione del suo clero a ricevere una consacrazione "valida" da un vescovo che aveva ricevuto i suoi ordini dalla Chiesa ortodossa polacca e da un vescovo greco piuttosto ombroso, che sosteneva di rappresentare la Chiesa di Alessandria. Molti dei suoi fedeli canadesi obiettarono profondamente a questa denigrazione del ricordo di Lipivskij, il loro padre fondatore. [7]

2. L'Ucraina sotto l'occupazione tedesca

Nel giugno 1941, gli eserciti tedeschi invasero l'Unione Sovietica senza alcuna dichiarazione di guerra. Penetrarono così rapidamente nel paese che in tre mesi avevano occupato la maggior parte dell'Ucraina sovietica.

soldati di Hitler con ragazze, avvanto alle rovine della cattedrale della Dormizione della Lavra delle Grotte di Kiev sullo sfondo. Foto: pravlife.org

A quell'epoca c'erano ben poche chiese ancora aperte, ma le autorità tedesche permisero la rinascita della vita della Chiesa, e dopo un periodo di confusione, a causa del mutamento delle frontiere, emersero due sinodi di vescovi ortodossi rivali: i cosiddetti autonomisti (che commemoravano il metropolita – più tardi patriarca – Sergij a Mosca, ma che non avevano alcuna comunicazione diretta con lui) [8] e gli autocefalisti, che naturalmente non avevano alcun superiore. I vescovi autocefalisti erano stati consacrati dal metropolita di Varsavia ed erano tecnicamente canonici, ma stabilirono rapidamente contatti con il clero sopravvissuto della successione di Lipivskij, che si fece riconoscere nelle nuove condizioni di libertà religiosa. Ciò che è cruciale qui è che i vescovi non chiesero alcuna riordinazione di tali sacerdoti, ma li accettarono nei loro ordini. Ciò fu fatto ufficialmente e rese impossibile qualsiasi comunione con i vescovi autonomisti. [9]

Un altro problema con i vescovi autocefali era che erano essenzialmente figure politiche (i tedeschi lo notarono molto rapidamente, riferendosi a loro come politici in tonaca). Il capo della Chiesa autocefalista ucraina nell'Ucraina occupata, Polikarp Sikorskij, era stato il capo della cancelleria del Consiglio dei ministri di Petljura durante la guerra civile; il vescovo Ioann Ohienko era stato ministro della religione nel governo di breve durata di Petljura; Palladij Rudenko era stato ministro delle finanze nella stessa amministrazione e Mstislav Skrypnyk (che molti anni dopo divenne "patriarca") era il nipote ed ex segretario di Petljura. [10]

Mstislav Skrypnyk. Foto: pravlife.org

Nonostante il loro disprezzo per tali gerarchi, le autorità tedesche generalmente favorirono gli autocefalisti e "l'ucrainizzazione" rispetto agli autonomisti, almeno fino alle ultime fasi della guerra

Vi fu sicuramente un grande risveglio della vita ecclesiale durante il breve periodo della dominazione tedesca, ma le statistiche attuali sono purtroppo incomplete. Il maggior numero di chiese riaperte era nella metà occidentale del paese (che era stata sotto il dominio tedesco più a lungo) e a Kiev.

La capitale fornisce le cifre più complete. Erano aperte 798 chiese nel 1943, 500 autonomiste (cioè canonico) e 298 autocefaliste, servite da 600 preti autonomisti e 434 sacerdoti autofalisti. Ovunque la maggior parte delle parrocchie era autonomista, in modo schiacciante nella maggior parte dell'est. Nella diocesi di Chernigov non esistevano affatto chiese autocefaliste. Tutti i monasteri riaperti sostenevano la Chiesa canonica. [11]

Tutti i rapporti indicano che il fatto che gli autocefalisti accettassero i preti ordinati da Lipivskij era un forte fattore della loro mancanza di sostegno tra i fedeli.

Quando i tedeschi furono cacciati dall'Ucraina, circa la metà dei vescovi autonomisti e tutti gli autocefalisti furono evacuati con loro. [12]

Furono stabilite parrocchie autocefaliste in Europa e nelle Americhe con questa seconda emigrazione, sebbene non fossero mai riconosciute dalle altre Chiese ortodosse. [13] Né i loro vescovi rilasciarono mai alcuna dichiarazione di pentimento per le azioni di Lipivskij nel 1921.

Nel 1990 gli autocefalisti in Canada, e nel 1994 quelli negli Stati Uniti, sono stati accettati nel Patriarcato ecumenico. Ciò ha causato alcune polemiche ma è stato finalmente accettato da altre Chiese sulla base del fatto che non sono più rimasti in vita preti non ordinati.

Nell'Ucraina sovietica gli autocefalisti cessarono di esistere come corpo legale.

3. Ucraina postcomunista

Gli eventi dopo la perestrojka sono ben documentati. L'abolizione di tutte le restrizioni alla libertà religiosa ha portato al riemergere della Chiesa greco-cattolica ucraina e, su scala molto più ridotta, della Chiesa autocefalista ucraina.

Ne è seguito un periodo di confusione.

Il metropolita di Kiev, membro più anziano della Chiesa ortodossa russa dopo il patriarca, era Filaret Denisenko che avrebbe dovuto essere eletto come successivo patriarca di Mosca. Questo non è successo.

Nel frattempo la Chiesa autocefalista era stata rianimata e Mstislav Skrypnik (all'età di 92 anni) fu chiamato dall'America per esserne il primo "patriarca". Fu "intronizzato" nel 1990, ma in seguito tornò a casa sua nel New Jersey.

Il metropolita Filaret, ora alleato del suo amico presidente Kravchuk, annunciò che si sarebbe unito alla chiesa autocefalista risuscitata come esarca di Mstislav. Ci fu molta opposizione a questo e dopo la morte di Mstislav, nel 1993, emersero due chiese non canoniche autocefaliste rivali. Si chiamavano Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Kiev) – sotto Filaret, che si autoproclamò patriarca – e Chiesa ortodossa autocefala ucraina, sotto il patriarca Dimitrij Jarema. La situazione attuale è ancora questa. I due gruppi hanno esattamente le stesse idee sull'autocefalia ucraina, ma non sono d'accordo sulla figura controversa di Filaret e sulla sua leadership. Dopo la morte di Dimitrij nel 2000, il capo della Chiesa ortodossa autocefala ucraina non ha più usato il titolo patriarcale e ha stabilito stretti legami con gli ucraini ortodossi del Canada (e quindi indirettamente con Costantinopoli).

il metropolita Vladimir Sabodan

Nel frattempo l'episcopato ortodosso dell'Ucraina ha completamente respinto il corso di Filaret e ha eletto un nuovo metropolita di Kiev, Vladimir Sabodan. Fino a ottobre 2018 questa era la sola Chiesa locale in Ucraina riconosciuta dal mondo ortodosso. La maggior parte delle parrocchie e praticamente tutti i monasteri e conventi si sono riuniti sotto il metropolita Vladimir.

È stato ripetuto più volte che la Chiesa ortodossa ucraina canonica sotto il metropolita Vladimir, e dalla sua morte nel 2014, sotto il metropolita Onufrij, detiene la stragrande maggioranza delle parrocchie, monasteri e seminari ortodossi nel paese. È l'unico gruppo che si trova in ogni parte dell'Ucraina e in alcune province è privo di qualsiasi rivale autocefalista.

Ciò che non è sufficientemente apprezzato è che i due corpi non canonici sono altamente localizzati. La piccola Chiesa ortodossa autocefala ucraina, che sta rapidamente restringendosi, è virtualmente confinata nelle tre province occidentali che insieme comprendono gran parte della vecchia "Galizia" austriaca – in altre parole i suoi fedeli sono ex greco-cattolici ("uniati") o i loro discendenti, poiché questa regione era quasi senza una popolazione ortodossa prima della seconda guerra mondiale. [14]

Filaret Denisenko

Anche il "patriarcato di Kiev" è scarso nelle province del sud, dell'est e del nord del paese. La sua grande forza è di nuovo in Galizia, oltre alla Volinia e a Rovno (nell'estremo ovest) e nella provincia di Kiev. Anche in queste ultime tre regioni è superato di gran lunga dalla Chiesa canonica.

In altre parole, entrambe le chiese non canoniche ricevono il loro sostegno principale da sole tre province delle 26 province dell'Ucraina. Si tratta di Leopoli, Ivano-Frankovsk e Ternopol', che sono anche le regioni più nazionaliste e anti-russe e quelle in cui la lingua ucraina è maggiormente utilizzata. [15]

È chiaro che questo terzo tentativo, negli anni '90, di istituire una chiesa ortodossa indipendente, antagonista nei confronti del Patriarcato di Mosca, è stato sconfitto dagli stessi credenti ortodossi.

Durante questo periodo è emerso un nuovo fattore: sia Filaret che il presidente Kravchuk hanno visitato il patriarca Bartolomeo a Istanbul in momenti diversi per cercare il suo aiuto nella creazione di una chiesa autocefala. Il patriarca ha ribadito il suo sostegno incondizionato al metropolita Vladimir e alla Chiesa ortodossa ucraina, la chiesa autonoma del Patriarcato di Mosca. Questa ha continuato a essere la politica del patriarcato costantinopolitano per molti anni a venire.

4. Un ultimo tentativo?

Mentre sto scrivendo (ottobre 2018) è in corso un quarto tentativo di istituire un'autocefalia ucraina.

Lo scenario segue da vicino quello dei primi anni '90 ma con due importanti fattori aggiuntivi. Il presidente Poroshenko, come Kravchuk prima di lui, ha visitato il patriarca Bartolomeo per chiedergli di intervenire direttamente nella creazione di un'unica Chiesa ortodossa unita, completamente separata da Mosca e comprendente i due corpi non canonici. Questa volta Costantinopoli è d'accordo. All'inizio Bartolomeo e i suoi sostenitori sembravano basare questo cambiamento di opinione (e una grave interferenza negli affari di un'altra Chiesa), sul suo ruolo di primate ortodosso (usando un linguaggio quasi-papale). Più tardi si è scoperto che ora l'Ucraina era considerata a Istanbul come se avesse sempre fatto parte del Patriarcato ecumenico: gli ultimi 350 anni sono stati dimenticati.

La seconda nuova circostanza è il tacito supporto all'autocefalia da parte del governo americano, anche se la misura in cui tale supporto sarà attuato è ancora oscura.

Ma mentre questo articolo era in fase di completamento, si sono verificati due eventi interessanti. Il 14 ottobre (la festa della protezione della Vergine, o Pokrov) una molto pubblicizzata manifestazione si è tenuta nel centro di Kiev per celebrare l'auspicata Chiesa unita. Sono stati pronunciati discorsi da parte del presidente (di uno stato presumibilmente laico), di Filaret e del metropolita della Chiesa ortodossa autocefala ucraina. La folla, che non era vasta, gridava e sventolava bandiere nazionali. Nessuno sembrava avere in mano un'icona. Per chiunque abbia una conoscenza personale della vita ecclesiastica in Ucraina, questo manda un messaggio inconfondibile: questi eventi non sono supportati dai fedeli. [17]

Poi è stata resa pubblica una precedente lettera del patriarca Irenej di Serbia al patriarca di Costantinopoli, che condannava l'intera idea di concedere un'autocefalia agli scismatici e interferire negli affari della Chiesa ortodossa russa. Il patriarca Irinej rivela che molto recentemente il patriarca Bartolomeo lo aveva rassicurato sul fatto che solo il metropolita Onufrij era riconosciuto dal Fanar. Egli menziona anche le attività oltraggiose di Filaret nei Balcani, incluse le concelebrazioni con un gruppo di sacerdoti che si definiscono la Chiesa del Montenegro (un'entità inaudita). [18]

Questo porterà qualcuno a ritornare in sé?

Voglio solo aggiungere che, nonostante le apparentemente schiaccianti probabilità contro la canonica Chiesa ucraina, questo quarto tentativo non avrà successo se i fedeli ortodossi – vescovi, sacerdoti, monaci e monache, e soprattutto i fedeli laici – resisteranno, come hanno sempre fatto.

processione della Croce guidata dal metropolita Onufrij di Kiev e di tutta l'Ucraina della Chiesa ortodossa ucraina canonica

Il nostro Dio che noi serviamo è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e ci libererà dalla tua mano, o re. Ma se non sarà così, sappi, o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo l'immagine d'oro che tu hai eretto (Daniele 3:17-18).

Questo articolo, opera di un laico ortodosso residente nel Regno Unito, ha sacrificato molti dettagli importanti per enfatizzare i paralleli tra quattro movimenti storici. È possibile trovare molte più informazioni seguendo le note a piè di pagina.

Note

[1] C'è una linea temporale molto utile che copre questo periodo confuso nell'opera (molto nazionalista) "A Thousand Years of Christianity in Ukraine: an encyclopedic chronology" (New York 1988). Questo libro contiene anche preziosi elenchi di vescovi ordinari nell'area ucraina nel corso dei secoli.

[2] "Ucraina occidentale" di solito significa quattro aree inglobate nell'Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale: Volinia (ortodossa, parte della Russia prima della rivoluzione ma polacca tra le guerre), Galizia (greco-cattolica fino al 1947, provincia austriaca prima del 1918 ma polacca tra le guerre), Bucovina settentrionale (ortodossa, austriaca e poi romena) e infine Rus' Carpatica (mista greco-cattolica e ortodossa, ungherese e poi amministrata dalla Cecoslovacchia). Tutte queste regioni differiscono tra di loro e dal resto dell'Ucraina.

[3] O "samosviaty". Dimitry Pospielovsky "The Russian Church under the Soviet Regime vol. 1" (New York 1984) è un'ottima introduzione sulle fondazioni degli autocefalisti ucraini nel contesto dei numerosi scismi della Chiesa ortodossa russa che hanno avuto luogo nei primi anni '20.

[4] Reshetar, J.S. “Ukrainian Nationalism and the Orthodox Church”, American Slavic and East European Review No. 1 (1951), p. 41.

[5] Reshetar, J.S. “Ukrainian Nationalism and the Orthodox Church”, American Slavic and East European Review No. 1 (1951), p. 41.

[6] Reshetar (1951), pp 45-47 per un sommario divertente.

[7] Dopo la seconda guerra mondiale, un vescovo autocefalista ucraino (lui stesso consacrato validamente in Polonia), preoccupato per il numero dei preti autoconsacrati nella sua diocesi canadese, li convocava con il pretesto di farli arcipreti; mentre imponeva loro il copricapo da arciprete, bisbigliava su di loro la preghiera dell'ordinazione. Vescovo Iov (Smakouz), Nati nello scisma.

[8] I vescovi autonomisti erano comunque in contatto amichevole con la Chiesa ortodossa russa all'estero che aveva il suo quartier generale in Jugoslavia. Più tardi, durante la guerra, il metropolita Anastasij, il capo di questa Chiesa, si trasferì a Vienna, e là furono consacrati numerosi nuovi vescovi autonomisti.

[9] Alexeev, W. e Stavrou, T. G., "The Great Revival: the Russian Church under German Occupation" (Minneapolis 1976), p. 157.

[10] Alexeev e Stavrou (1976), pp. 150 e 152.

[11] Alexeev e Stavrou (1976), p 157. C'è un gran numero di informazioni statistiche in questo libro essenziale. Gli autori hanno fatto ampio uso delle memorie dei vescovi ortodossi che avevano lavorato nell'Ucraina occupata e ne hanno intervistati diversi.

La Lavra delle Grotte di Kiev era fortemente contraria al movimento degli autocefalisti, e questo è ancora il caso oggi.

[12] I vescovi autonomisti si unirono alla ROCOR, gli autocefalisti si unirono alle parrocchie ancora esistenti dei lipivskiti.

[13] Pospielovsky (1984), p. 238.

[14] Una grande quantità di informazioni sugli eventi spesso scandalosi dei primi anni '90 si può trovare in tre lunghi articoli sulla rivista "Religion, State and Society": Kuzio, T. "In Search of Unity and Autocephaly: Ukraine's Orthodox Churches" vol 25 no 4 (1997) pp 393-415; Mitrokhin, N., "Aspects of the Religious Situation in Ukraine", vol. 29 no. 3 (2001), pp. 173-196; Fagan, G., e Shchipkov, A., "Rome is not our Father, but neither is Moscow our Mother", vol 29 no 3 (2001), pp. 197-205.

[15] Il sito web greco-cattolico ucraino RISU (risu.org.ua) fino a poco tempo fa ha pubblicato statistiche annuali sui diversi corpi religiosi (inclusi numeri di chiese, monasteri, ecclesiastici, seminaristi ecc., che mostravano in dettaglio grafico le discrepanze regionali tra gli ortodossi canonici e i due gruppi scismatici) oltre a fornire i totali nazionali. V. anche Harwood, John, "A Response to Antoine Arjakovsky: on the State of the Russian Patriarchate", Chrysostom Newsletter vol. 18 (2015), pp.15-18.

[16] L'ambasciatore americano per la libertà religiosa internazionale ha incontrato il presidente Poroshenko il 12 settembre 2018 e ha promesso il "continuo sostegno" dell'America per la lotta per una chiesa autocefala. orthochristian.com/115693.html

[17] risu.org.ua/eng/index/exclusive/photogallery/risu_video/73036.

[18] orthodoxchristian.com/116617.html.

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