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  La Chiesa ortodossa e i non calcedoniani – Parte I: Cristologia / Ecclesiologia

Igumeno Gregory (Zaiens)

Pravoslavie.ru , 16 giugno 2017

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quarto Concilio ecumenico di Calcedonia. Visoki Dečani

Era nel marzo del 2013 che ho scritto qualcosa su questo argomento. Ho menzionato come un suddiacono nella parrocchia che frequentavo alla metà degli anni '70 aveva commentato: "Ora loro dicono che abbiamo sempre creduto la stessa cosa e quindi dovremmo lavorare per una riunione". Allora pensavo fosse un'ottima cosa. Non avevo alcuna educazione teologica oltre alla lettura di un semplice libro di catechismo e l'avevo accettata di punto in bianco. Ma nel corso degli anni qualcosa è cambiato. Sono diventato monaco, e qualcosa è cambiato. Non avevo precedentemente studiato teologia, avevo letto solo qualche altro libro catechistico all'inizio della mia vita monastica. Tuttavia, attraverso la vita in un monastero, la partecipazione ai servizi e la lettura dei padri ascetici, qualcosa è cambiato all'interno. Questo non può essere messo in parole o spiegato, ma è diventato impossibile per me semplicemente accettare che "abbiamo creduto la stessa cosa tutto il tempo e quindi dobbiamo lavorare per una riunione".

Allora, quale motivo mi spinge a scrivere nuovamente su questo argomento? Verso la fine della Grande Quaresima c'è stato un attentato dinamitardo in una chiesa copta da parte di terroristi, in cui sono morti circa quaranta cristiani copti. La Chiesa ortodossa ha mostrato compassione e in alcune parrocchie sono state offerte preghiere. Questo è lodevole, ma è spiacevole che alcuni chierici ortodossi abbiano portato i fedeli a concludere che crediamo la stessa cosa e che i cristiani copti siano già ortodossi. Pertanto, scriverò nuovamente e, in modo più semplice, riconsidererò alcuni argomenti nell'articolo precedente e tratterò alcune questioni precedentemente inedite. Nella mia debolezza, attraverso le preghiere di san Giovanni Damasceno, la cui icona che sto ora guardando, spero di realizzare il mio obiettivo.

san Giovanni Damasceno

Da dove comincio? Dal luogo dove questo è iniziato. Utilizzerò come base le poche parole che ho detto a un piccolo gruppo all'eremo di sant'Arsenio alla domenica di san Tommaso, integrandole in un articolo più ampio. Ecco come ho iniziato quella domenica.

Sento un bisogno di dire qualcosa che è catechetico, poiché è istruttivo. Recentemente c'è stato un bombardamento in cui dei cristiani copti sono stati uccisi nella loro chiesa. I nostri ortodossi hanno mostrato molta simpatia e in alcune parrocchie i sacerdoti hanno ricordato questi defunti durante le funzioni. Tutto questo va bene, ma il problema che si è verificato è che i cristiani copti sono stati presentati come se anch'essi fossero ortodossi. Abbiamo nella Chiesa Ortodossa chierici che credono a questo. E, mi è stato detto, la discussione sul web su queste uccisioni dimostra che un certo numero di ortodossi sta esprimendo questo stesso parere. Come può essere questo, visto che i cristiani copti sono stati separati dalla Chiesa ortodossa fin dal quarto Concilio ecumenico, nel quinto secolo?

Nel corso dei secoli si sono avvicinati a noi; In particolare, con i dialoghi tra ortodossi e non calcedoniani, la loro cristologia sembra esserdi più raffinata. Infatti, un prete ortodosso che ha avuto molti contatti con i sacerdoti copti ha recentemente condiviso con me le seguenti considerazioni:

La "natura una" che essi confessano è destinata a sottolineare l'unità di persona di Cristo. È la "natura una del Logos incarnato" di san Cirillo, che lo stesso san Cirillo ha chiarito, parlando in realtà di due nature ("incarnato" implica una natura supplementare al Divino). Adesso accettano l'Ortodossia delle due nature "senza divisione, senza separazione, senza confusione, senza commistione" (infatti i copti hanno inserito la formula di san Leone nella loro liturgia nella confessione di Cristo prima di ricevere la comunione – una preghiera simile al nostro "Credo, Signore, e confesso... "). In uno dei nostri dialoghi più recenti, i vescovi non calcedoniani presenti hanno sostenuto l'Ortodossia di Calcedonia e hanno dichiarato la loro comprensione che essa deve essere interpretata alla luce dei successivi Concili ecumenici che ne danno chiarezza.

Poi egli continua ad ammettere: "Niente di tutto questo significa che ciò sia sempre e necessariamente stato il caso. Sono loro che si sono spostati teologicamente più vicino a noi. Non ci siamo spostati affatto".

Naturalmente, al quarto Concilio ecumenico, che si è occupato cristologia, si sono separati da noi, mantenendo un'opinione monofisita in relazione alle due nature del nostro Signore Gesù Cristo. Riconoscevano che era "da" due nature ma non lo consideravano più "di" due nature. Essi affermano in particolare di essere seguaci di san Cirillo d'Alessandria e si aggrappano ardentemente a una frase da lui usata, cioè "la natura una del Verbo (o Logos) incarnato". Questa fu pensata come un'espressione di san Cirillo, ma la storia ha dimostrato diversamente. È ben noto che si trattava di un'espressione di eretici apollinaristi che, per dare peso alle loro convinzioni, avevano diffuso un documento sotto il nome di sant'Atanasio il Grande. San Cirillo aveva preso questa frase che pensava appartenesse a sant'Atanasio e cercò di spiegarla in modo accettabile. Dopo la sua morte fu scoperto che questo documento era un prodotto degli apollinariani. Nell'Ortodossia accettiamo san Cirillo e comprendiamo il suo uso del suddetto termine; ma non pretendiamo di essere suoi seguaci. Seguiamo il consenso di tutti i nostri santi Padri. Questo è ciò che si implica quando, nel Credo, chiamiamo la Chiesa "cattolica". "Cattolica" è una parola composta, in greco è: "kata" che significa secondo e "holos", il che significa interezza. L'idea deve essere conforme al tutto.

Ci sono comunque molti, sia calcedoniani che non calcedoniani, che credono che per tutta la storia ci sia stato un problema linguistico, una questione di semantica. Tuttavia, san Giovanni Damasceno conosceva la loro lingua e scrisse contro di loro. E se fosse tutta una questione di un problema linguistico, allora dovremmo dire che Dio ha commesso un errore con il miracolo che ha compiuto attraverso la grande martire Eufemia al quarto Concilio ecumenico. Nella sua bara la santa teneva in mano la confessione ortodossa di fede. E la confessione non calcedoniana era ai suoi piedi.

Tuttavia, la Chiesa copta ha continuato a avvicinarsi a noi. Oggi sostengono di non essere monofisiti e di don esserlo mai stati, ma piuttosto di essere miafisiti. Essi spiegano le due nature in Cristo come lo fanno gli ortodossi, ma dicono che queste si trovano in una sola natura unita, dunque dicono che sono miafisiti. Ma due nature in una sola natura unita sono uguali a due nature in una persona? Ovviamente no! Inoltre, una sola natura unita composta da due è una natura composita. San Giovanni Damasceno scrive specificamente contro questo (si veda il mio primo articolo) come ha fatto sant'Agatone papa di Roma nel documento detto "Lettera di Agatone e del sinodo romano di 125 vescovi", che è incorporato negli articoli del sesto Concilio ecumenico. [1] Ora farò una domanda prima di passare a un altro problema. Se dovessimo accettarli come una Chiesa altrettanto valida e unirci, dovremmo ripudiare l'articolo del Credo che parla de "la Chiesa UNA, santa, cattolica e apostolica"?

Nota

[1] Riconosciamo Gesù Cristo, il Figlio unigenito di Dio, come sussistente in due sostanze non confuse, in modo inalienabile, indivisibile, inseparabile, e che la differenza delle nature non è in alcun modo annullata dall'unione, bensì le proprietà di ogni natura sono conservate e concorrono in una persona e in una sussistenza, non disperse o divise in due persone né confuse in una natura composita. (Enfasi dell'autore)

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