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  Perché alcuni si sono rallegrati del ripristino dell'unità della Chiesa ortodossa russa e altri hanno scelto la divisione

Dal blog del sito Orthodox England

5 febbraio 2017

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Il trono dei Romanov è stato distrutto non da giovani lanciatori di bombe o precursori dei soviet, ma da portatori di cognomi nobiliari e titoli di corte, banchieri, editori, avvocati, professori e altre figure pubbliche, che vivevano di rendite dell'impero... Con una descrizione delle attività anti-governative dell'aristocrazia e degli intellettuali russi si potrebbe riempire un intero volume – che dovrebbe essere dedicato agli emigrati liberali che piangono 'i bei vecchi tempi' per le strade di varie città europee.

Dal capitolo 16 de 'La vigilia', del granduca Aleksandr Mikhailovich, cognato di Nicola II

Dieci anni fa, nel maggio del 2007, la stragrande maggioranza dei membri della Chiesa fuori dalla Russia (ROCOR) e della Chiesa in Russia si è riunita alla Liturgia della festa dell'Ascensione a Mosca. Dopo circa ottant'anni di separazione parallela e indesiderata, forzata da mere interferenze politiche atee ed esterne, l'unità è stata ripristinata. Coloro che hanno respinto quest'unità per cui si è a lungo lottato si trovano ai margini spirituali politicizzati e settari della Chiesa fuori dalla Russia e tra gli pseudo-rappresentanti all'estero (di fatto, infiltrati) della Chiesa in Russia, così come tra i gruppi emigrati che sostengono di essere di 'tradizione russa', ma che sono stati per molto tempo totalmente al di fuori della Chiesa russa e che non vogliono tornare nel suo seno. Chi ha respinto il ristabilimento dell'unità ha abbandonato entrambe le parti della Chiesa russa ed è andato altrove. Perché?

Il sempre memorabile metropolita Lavr ne ha spiegato molto bene la ragione, anche se indirettamente. Ha detto che tutto dipende dalla nostra comprensione e dalla devozione agli ideali della santa Rus'. Questi ideali significano il sostegno a tre cose: la fede (la purezza della santa Ortodossia); lo tsar (l'imperatore cristiano che incarna i valori cristiani nella vita); la Rus' (l'ideale dell'Impero cristiano che sostiene la Chiesa ed è sostenuto da essa in sinfonia). Ovunque non c'è stata comprensione e devozione a questi ideali, non vi è stato alcun interesse al ristabilimento dell'unità della Chiesa russa, ma solo una critica negativa e spaccacapelli, nonché un'auto-giustificazione per lo scisma. Coloro che hanno rifiutato questi ideali, e quindi il ripristino dell'unità della Chiesa, erano molto diversi e appartenevano a tre gruppi opposti di sinistra e di destra:

In primo luogo, c'erano i liberali, i cui antenati avevano attivamente provocato la rivoluzione del 1917 e avevano voluto confondere la purezza della fede con l'ideologia umanistica occidentale, creando un'ideologia sognatrice, disincarnata, spiritualista, intellettualista, gnostica, come per esempio il sofianismo eretico di Bulgakov, denunciato da due santi, san Giovanni di Shanghai e san Serafino di Sofia. Questi erano eretici e scismatici, centrati nella scuola di Parigi degli emigrati da San Pietroburgo, e sostenuti dal patriarcato di Costantinopoli, russofobo e gestito dagli Stati Uniti.

Poi vi erano gli anti-monarchici di varie denominazioni politiche, sia i semi-comunisti di sinistra e i semi-fascisti di destra, opposti a qualsiasi influenza della Chiesa sullo Stato e a ogni presenza della Chiesa nella vita sociale, economica e politica in generale. Volevano uno stato non cristiano, laicista, dove potevano vivere una vita egoistica, disordinata o perfino depravata per se stessi, orgogliosamente indipendenti da qualsiasi influenza, valori e coscienza cristiana. Il concetto di un imperatore cristiano (tsar) era ed è un anatema per loro.

In terzo luogo, c'erano i settari, sia di sinistra sia di destra, che volevano una fede per se stessi o per i loro gruppi politici o nazionalisti, e non per le masse. Anti-incarnazionisti per natura, non volevano un impero cristiano universale, ma una Chiesa e un'ideologia privata per gli eletti – loro stessi. Volevano essere una setta di puristi, isolati dagli altri. Per esempio, il defunto padre Alexander Schmemann, tipicamente parigino, negava che la 'santa Rus' fosse mai esistita!

È sempre stata nostra missione, insieme a molti, molti altri, più eloquenti e meglio attrezzati di noi, di contrastare la propaganda contro 'la fede, lo tsar e la Rus', intesa come l'Ortodossia incarnata attraverso l'imperatore cristiano in un impero universale. Per quanto riguarda 'la fede, lo tsar e la Rus', molti credono ancora alle dubbie memorie dei russi bianchi traditori emigrati dopo la rivoluzione, nate tra i pettegolezzi da salotto degli aristocratici anti-ortodossi a San Pietroburgo, e alla propaganda bolscevica altrettanto russofoba di accademici occidentali pagati. Noi rifiutiamo tutto questo come falso, perché è falso, mentre predichiamo Cristo crocifisso e risorto, incarnato sulla Terra nella Chiesa e nell'Impero universale cristiano ortodosso, nella cui restaurazione crediamo, aspettandola con zelo.

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