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  Il fattore uniate nel rapporto tra la Chiesa ortodossa e il Vaticano

dell'arciprete Vladislav Tsypin

pravoslavie.ru, 22 ottobre 2015

Nella foto: sacerdoti greco-cattolici ai moti di Majdan a Kiev

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In questo giorno nel 1596, è stata firmata l'Unia ("unione") di Brest in quella che oggi è la Bielorussia, dando vita al "Chiesa greco-cattolica" in Ucraina occidentale. In quel momento quelle terre erano sotto il dominio polacco-lituano, e c'era un piano generale di portare tutti i soggetti ortodossi nella Chiesa latina dei loro sovrani polacchi. Ma nonostante varie forme di pressione e di persecuzione, la maggior parte dei russi in queste terre mantenne la propria fede ortodossa. Il passo successivo in questa crociata latina sarebbe stata l'unia. Il danno continua fino a oggi, come sottolinea il professore di diritto canonico e storia della Chiesa, l'arciprete Vladislav Tsypin.

Uno dei luoghi comuni più triti nei media occidentali è "valori europei". Anche quando il termine è apparso per la prima volta, era chiaro che questi valori non corrispondono a quello che siamo abituati a chiamare valori cristiani: antropologia cristiana, o etica cristiana. Tuttavia, vent'anni fa, molti erano ancora sotto l'illusione che questi "valori" – europei e cristiani – anche se non identici, fossero comunque compatibili. I processi degli ultimi anni – sociali e giudiziari – hanno convinto anche i cristiani più magnanimi che questi valori hanno obiettivi diversi. A causa dell'antagonismo reale tra i due, è diventato impossibile per un cristiano senza spaccare la sua coscienza, senza qualcosa di simile alla schizofrenia, aderire sinceramente ai famigerati "valori europei". Qualsiasi imitazione di tale adesione in ambito pubblico è praticabile solo per secondi fini politici, diplomazia pragmatica, o giochi politici meschini.

Non fatevi ingannare: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né avari... né rapinatori erediteranno il regno di Dio (1 Cor 6:9-10). Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore (Ef 5:33). In un certo numero di paesi occidentali è diventato reato punibile per legge citare pubblicamente questi passi, cosa mai successa neppure durante i periodi più difficili delle repressioni atee contro la Chiesa cristiana nel ventesimo secolo. E in quei paesi occidentali in cui non sono ancora stati puniti, i comandamenti biblici sono già in fase di ostracismo da parte dei media.

Sentendosi sotto attacco come non mai, i cristiani che sono sinceramente dedicati all'insegnamento evangelico e non sono alla ricerca di compromessi proibiti con lo spirito del mondo che combatte contro di loro non possono che desiderare solidarietà contro l'aggressione dal mondo che si trova nell'iniquità (1 Gv 5,19). Chiamate all'unità sono le confessioni cristiane che non hanno rinunciato all'etica fondamentale del Vangelo, come hanno fatto gli episcopaliani americani che hanno pubblicamente combattuto per il matrimonio omosessuale in tutta la nazione (e raggiunto il loro obiettivo). Hanno particolarmente bisogno di questa solidarietà quelle Chiese che hanno conservato la successione apostolica. Ciò riguarda in misura piena la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica romana.

Stiamo parlando precisamente di solidarietà, di azioni comuni, e di concordare su una posizione. Una ricerca forzata dell'unità e della comunione eucaristica confessionale (l'ultima non può accadere senza la prima e sembra utopica nel prossimo futuro) è più probabile che possa creare ulteriori complicazioni nella ricerca di solidarietà piuttosto che stimolarla. Sappiamo che nelle questioni teologiche, come nelle discussioni scientifiche, quando la conversazione tocca la ricerca della verità non c'è posto per il compromesso. Pertanto, i tentativi di raggiungere formule dogmatiche reciprocamente accettabili possono evocare – e di fatto evocno – fra i cristiani zelanti il ​​sospetto che coloro che conducono tali dialoghi teologici in questo filone sono in realtà indifferenti alla verità e sono potenzialmente in grado di scendere a compromessi a spese della verità. (Stiamo parlando, naturalmente, del dialogo ufficiale delle Chiese, e non di discussioni su problemi teologici reciprocamente vantaggiosi nel corso di conferenze accademiche.)

Un buon esempio di legami fraterni tra Chiese cristiane con successione apostolica, ma senza comunione eucaristica, è il rapporto tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa apostolica armena, che non sono appesantite da sospetto reciproco. Tuttavia, anche se le differenze teologiche tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica romana non sono maggiori di quelle che separano l'Ortodossia dalla famiglia delle Chiese orientali non calcedoniane a cui appartiene la Chiesa armena, la storia tra Ortodossia e Cattolicesimo è gravata da dolorose esperienze, iniziate catastroficamente dalla quarta crociata.

Ai nostri tempi, la spina più dolorosa nel rapporto tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica, che impedisce loro di sviluppare legami più stretti, è il fattore uniate. Sembrerebbe che l'Unia [chiamata anche Chiesa greco-cattolica, ndc], che utilizza il rito orientale, ma è sotto la giurisdizione del papa romano, possa servire da ponte tra il mondo ortodosso e quello cattolico. Ma tutti sanno che la realtà contraddice direttamente tali illusioni astratte. La ragione di questo si nasconde soprattutto nelle origini stesse dell'Unia, che, se chiamiamo le cose col loro nome, fece la sua comparsa nel mondo come una delle manifestazioni più maligne di aggressione contro l'ortodossia universale. Ciò vale anche per l'Unia di Lione nel 1274 e l'Unia di Firenze nel 1439; e, infine, per la sfortunata cospirazione che ha prodotto l'Unia di Brest nel 1596.

Lo schema uniate del 1596 è stato complice in un arrogante, sprezzante inganno contro il popolo ignoranti, convinto a pensare che l'Unia sarebbe stata solo un cambio di giurisdizione e che sotto l'Unia non solo i riti, ma anche la fede sarebbe rimasta ortodossa come prima. In realtà questo non era altro che una cinica truffa in cui i vescovi della Rus' occidentale tradivano il loro gregge, scambiando l'Ortodossia per la minestra di lenticchie a loro promessa dal Senato della Confederazione Polacco-Lituana, e sottoscrivendo segretamente il Credo che includeva il filioque. E questa frode non rimase un mero fatto storico, o solo uno dei peccati storici della Unia. Le sue conseguenze determinarono per sempre il volto morale dell'uniatismo. La genesi o l'origine di un fenomeno influenza sempre la sua natura; metaforicamente parlando, ne forma il codice genetico. Dalla cospirazione di Brest-Litovsk ai nostri giorni, questo codice dell'uniatismo rimane invariato alle sue fondamenta. L'uniatismo apparve dai progetti di proselitismo del Vaticano e gli schemi politici delle miopi autorità della Confederazione polacco-lituana – miopi, perché l'introduzione e la forzatura dell'Unia sarebbe poi diventata uno dei fattori più importanti per la scomparsa della sovranità polacca nel XVIII secolo. Fu proprio l'Unia che rese le condizioni degli ortodossi nella Confederazione polacco-lituana insopportabilmente umiliante, e la Russia non poté astenersi dall'aiutarli. Grazie a questo la Russia, sotto Caterina la Grande, finalmente riacquistò il suo status di potenza sovrana mondiale. Anche nella storia recente, durante la seconda guerra mondiale, gli attivisti politici fra gli uniati non si sono schierati dalla parte della Polonia, ma hanno scelto un altro "protettore" [i nazisti tedeschi, ndc]. È sufficiente ricordare il famigerato e sinistro "massacro della Volinia" [1]. Fino a oggi, gli uniati servono anche come strumento per politici senza scrupoli nelle loro macchinazioni, e quindi è impossibile senza perdere tutto il rispetto per la verità negare, dal punto di vista cristiano, il vero carattere dell'Unia.

Papa Francesco nel novembre 2014 ha commentato su questo tema doloroso: "La Chiesa cattolica orientale ha il diritto di esistere, questo è vero. Ma l'Unia in sé è una cosa del passato, e non si addice ai nostri giorni". Non è responsabilità della Chiesa di dichiarare il diritto di esistere. Questa è una responsabilità delle autorità di governo. Il papa è un sovrano, ma solo sul territorio del suo stato, generalmente chiamato Vaticano. La gerarchia ortodossa dai tempi apostolici fino a oggi non ha mai esercitato alcuna sovranità statale, e seguendo le parole di Cristo (Il mio regno non è di questo mondo, Gv 18:36), non si sforza di farlo. Pertanto, contrariamente al parere pregiudzievole di vari circoli, la gerarchia ortodossa non ha mai avuto nulla a che fare con le complicazioni che la "Chiesa cattolica orientale" ha sperimentato durante diversi periodi, e non avrebbe mai potuto averci a che fare, semplicemente a causa della natura delle cose.

Così, quando la Chiesa greco-cattolica ha cessato di esistere nel territorio della Galizia nel 1946 [2] ciò non è accaduto a causa di qualsiasi tipo di decreto ecclesiastico. Né nelle risoluzioni approvate in occasione del Concilio di Leopoli nel 1946, né nelle discussioni che vi hanno avuto luogo vi è una qualsiasi parola precisa del contenuto dello status giuridico della Chiesa greco-cattolica. Questo è stato un concilio di uniati che hanno espresso il loro desiderio di tornare nel seno della santa Chiesa ortodossa, da cui i loro antenati erano stati strappati via con la violenza e l'inganno. È possibile che alcuni partecipanti al Concilio abbiano lasciato l'Unia non per fede, ma piuttosto per viltà e sotto la pressione delle circostanze, ma la Chiesa ortodossa non ha avuto parte nella creazione di queste circostanze. Gli uniati della Galizia si sono trovati allora in una situazione difficile a causa delle sanzioni inflitte dalle autorità giudiziarie dell'Ucraina sovietica ai vescovi uniati e ad alcuni sacerdoti accusati di collaborazionismo nazista. Processi simili erano allora in corso in tutti i paesi europei che erano stati occupati dalla Germania nazista o dai suoi satelliti. E il destino di collaborazionisti come Quisling, Laval, o Jozef Tiso – un prete cattolico che aveva servito come presidente dello stato fantoccio di Slovacchia – fu molto peggiore di quello del capo della Chiesa greco-cattolica Iosif Slipiy, famoso per essersi proclamato "patriarca" alla fine della sua vita. Quisling e Laval furono fucilati, Jozef Tiso fu impiccato. Iosif Slipiy fu imprigionato, come il suo confratello nelle opere e nella fede, l'arcivescovo Alojzije Stepinac di Zagabria, che durante l'occupazione nazista della Jugoslavia era stato complice del boia del popolo serbo, Ante Pavelic. Tuttavia, diversi anni dopo la condanna, Slipiy fu liberato e riuscì a trasferirsi a Roma.

In ogni caso, al momento attuale, il diritto della Chiesa uniate all'esistenza non è in discussione, e la sua esistenza è un fatto. Ma sarebbe notevole se le parole di papa Francesco, "la Unia è una cosa del passato", avessero qualche risultato negli affari vaticani. Al fine di spianare la strada alla rimozione del reciproco sospetto tra le Chiese ortodossa e cattolica e alla loro solidarietà nell'azione contro lo spirito anticristiano di questa età, è necessario rimuovere l'ostacolo più oneroso in termini di riavvicinamento, che non è l'esistenza della Unia in sé e per sé, ma piuttosto il rinnovamento all'inizio degli anni '90 delle aggressioni uniate [3] contro le comunità ortodosse in Galizia e Carpato-Russia, diffondendosi poi in aree quali la Volinia e Podolia, dove l'Unia era stata da lungo tempo e decisamente dimenticata, e anche in terre dove non era mai esistita. Un uomo che secondo il dogma cattolico possiede autorità illimitata su tutte le comunità cattoliche a prescindere dal loro rito dovrebbe anche avere il potere di porre fine a questa aggressione, e di cooperare alla restituzione alle loro parrocchie ortodosse canoniche delle chiese sequestrate in modo criminale.

Note

[1] Durante la seconda guerra mondiale, i nazionalisti ucraini in Galizia e Volinia collaborarono con i nazisti occupanti contro gli ebrei, e poi fecero i conti con i polacchi. Ciò ha provocato fino a 100.000 vittime polacche brutalmente e sadicamente assassinate in Volinia e Galizia orientale, per lo più da ucraini greco-cattolici.

[2] Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Volinia e Galizia entrarono a far parte dell'Unione Sovietica. Il regime di Stalin e le autorità ucraine colpirono duramente i nazionalisti ucraini, e dal momento che la Chiesa greco-cattolica era mano nella mano con quel movimento, non era più sicuro essere uniati.

[3] Dopo la caduta dell'Unione Sovietica e la formazione di uno stato ucraino indipendente, i greco-cattolici in Ucraina occidentale sono stati incoraggiati dai loro correligionari all'estero a riattivarsi. Ne è seguito un accaparramento incontrollato di chiese ortodosse, che hanno spesso coinvoto attacchi violenti contro il clero e i parrocchiani che non volevano lasciare l'Ortodossia.

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