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  Rendere noto il mistero

dell'arciprete Stephen Freeman

da Pravmir, 16 maggio 2014

Articolo originale nel blog Glory to God for All Things

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Il problema con la lettura delle Scritture è che quasi tutti pensano di essere in grado di capirle.

Questa idea è radicata nelle ipotesi di base del pensiero protestante: solo se il significato della Scrittura è abbastanza ovvio e più o meno oggettivo, queste possono servire come fonte di autorità non mediata per il credente. Se è necessaria una particolare abilità o maestria, allora quelli che sanno padroneggiare con abilità le Scritture saranno i mediatori del loro significato per tutti gli altri. Il concetto di una qualsiasi autorità interposta è anatema per il progetto protestante. È altrettanto inadatto per le assunzioni del mondo moderno. Infatti il mondo moderno, nato in ambiente protestante, è intrinsecamente democratico. L'individuo, senza aiuti, senza freni e senza sottomissione, è l'autorità ultima.

Queste ipotesi sono molto lontane dai pensieri dei padri della Chiesa. Non importa quanto "letterale" possa essere il trattamento delle Scritture da parte di uno dei padri, il significato delle Scritture non era mai dato per scontato come evidente e universalmente accessibile. Il chiaro consenso dei padri si trova nelle parole dell'eunuco etiope: "Come posso [comprendere le Scritture] se nessuno mi istruisce?" (Atti 8:31).

Andrew Louth dice nel suo libro Discerning the Mystery:

Se guardiamo indietro ai Padri e alla tradizione cercando un'ispirazione sulla natura della teologia, c'è una cosa che incontriamo, su cui ci dobbiamo soffermare discutendone in dettaglio: e questo è il loro uso dell'allegoria nell'interpretazione delle Scritture. Possiamo già vedere che per loro non era un'abitudine superflua, stilistica, qualcosa che si può abbastanza facilmente estrapolare dal tronco della teologia patristica. Piuttosto è legata a tutta la loro comprensione della tradizione come la dimensione tacita della vita cristiana: l'allegoria è un modo di entrare nel 'margine del silenzio' che circonda il messaggio articolato delle Scritture, è un modo di intravedere le profondità di vita della tradizione dal punto di vista della lettera delle Scritture. Naturalmente la questione dell'allegoria nei Padri è complessa (e spesso è resa eccessivamente complicata dal nostro imbarazzo verso l'allegoria): ma qualunque sia la lingua che i Padri usano per descrivere la loro pratica esegetica (e qui non c'è grande coerenza), tutti interpretano la Scrittura in un modo che avremmo chiamiamo allegorico, e allegoria è la parola che i Padri latini usano di consueto dal quarto secolo in poi per caratterizzare il significato più profondo che stanno cercando nelle Scritture.

Qui è in questione qualcosa di molto più grande dell'interpretazione delle Scritture. I padri cercano un "significato più profondo" che non è niente di meno che la ricerca della salvezza. In ultima analisi, il significato più profondo si rivela e si discerne, perché è letto da un "sé più profondo". Il sé razionale, indipendentemente dal metodo impiegato, non può discernere la verità delle Scritture.

È lo Spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla. Le parole che io vi dico sono spirito e sono vita. (Gv 6,63)

e

Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. (1Co 2:14)

Per quanto profondamente frustrante possa essere, la razionalità è semplicemente incapace di portarci dove dobbiamo andare.

Questo è uno dei problemi alla radice dei vari "letteralismi". Tutti i letteralismi cercano di liberare le Scritture dal loro mistero. Il " buon senso" nelle mani di un lettore moderno è semplicemente il "senso moderno". E se tali letteralismi possono dare letture che sono profondamente contrarie a certe conclusioni moderne (come quelle comuni nella scienza moderna, ecc), proprio per questo non sono né antichi né tradizionali. Tali conclusioni non producono niente di più che un uomo moderno con strane opinioni. Non trasformano né trasfigurano nulla e nessuno.

Il dibattito circa l'interpretazione delle Scritture, in particolare al livello della maggior parte delle argomentazioni, è un dibattito straordinariamente moderno. La posta in gioco è composta da questioni moderne nate nell'era moderna. Ma queste non sono i problemi della salvezza.

Se l'evoluzione è vera o no, se la terra è giovane o no, e se le Scritture si prestano a queste domande sono, francamente, cose fuori luogo. Ho fatto tali conversazioni quando ero bambino (come hanno fatto altri intorno a me). E anche se la conversazione è diventata più complessa, con molti più argomenti, citazioni, fatti e contro-fatti, è ancora la stessa conversazione, radicata nelle stesse ipotesi e in nessun modo più profondamente impegnata nella trasfigurazione della persona umana.

Tali argomenti sono simili a quelli che circondano il cambiamento climatico. Nessun santo emergerà dal dibattito.

Ma considerate questo breve inno (tipico della comprensione ortodossa delle Scritture):

O nobile Vergine, veramente tu sei più grande di qualsiasi altra grandezza. Perché chi è uguale a te in grandezza, o dimora di Dio la Parola? A chi tra tutte le creature devo paragonare te, o Vergine? Tu sei più grande di tutte loro, O arca dell'alleanza, vestita di purezza, invece che d'oro! Tu sei l'Arca in cui si trova il vaso d'oro contenente la vera manna, cioè la carne in cui risiede la divinità (Omelia del Papiro di Torino).

Che Maria sia la vera Arca, contenente la vera manna, è più di un esercizio mentale di esegesi teologica. Se percepita veramente e rettamente, è l'espressione di un cuore trafitto dal mistero del Vangelo. Il vangelo infatti ci è fatto conoscere in un mistero – è nascosto.

Il Nuovo Testamento insegna, e la Chiesa afferma, che Cristo è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture. Questo è un insegnamento assolutamente centrale della fede. E tuttavia, si cercherà invano di trovare una singola profezia dell'Antico Testamento che predica un evento del genere, se l'Antico Testamento deve essere letto in modo letterale, storico. L'unico riferimento scritturale a tre giorni di Cristo nel sepolcro è quello che egli stesso cita: Giona nel ventre della balena. Il singolo principio più importante e fondamentale della fede cristiana, che secondo la nostra confessiione è secondo le Scritture, può essere visto solo se le Scritture sono lette in maniera allegorica.

Questo non significa negare che le Scritture hanno un valore sul piano letterale, ma dire che il Vangelo è proprio nascosto sotto il livello letterale.

Ma noi parliamo della sapienza di Dio nel mistero, la sapienza nascosta che Dio ha ordinato prima dei secoli per la nostra gloria, che nessuno dei dominatori di questo mondo conosceva; perché se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. (1 Cor 2:7-8)

e

Ora a colui che è in grado di stabilirvi secondo il mio vangelo e la predicazione di Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero tenuto segreto da quando il mondo ha avuto inizio, ma ora si è manifestato, e per mezzo delle Scritture profetiche si è reso noto a tutte le nazioni, secondo il comandamento del Dio eterno, per obbedienza alla fede, a Dio, il solo sapiente, sia la gloria per mezzo di Gesù Cristo per sempre. (Rom 16:25-27)

In questo ultimo passo, san Paolo identifica chiaramente il "vangelo" con il "mistero tenuto segreto da quando il mondo esiste". Inoltre dice che è ora reso manifesto "per mezzo delle Scritture profetiche". Ma è ovvio che il mistero non sarebbe stato tenuto segreto se fosse stato riconoscibile con una semplice lettura letterale / storica. L'interpretazione delle Scritture non è disponibile a "qualsiasi stolto". È stata nascosta, intenzionalmente da Dio. Ed è nascosta in una figura.

Allora cosa dovremmo dire della lettera della parola? Non ha alcun valore? Se chi l'ha scritta non ha visto ciò che era nascosto nei propri scritti, che cosa ha visto?

Recentemente ho fatto un commento su una questione riguardante alcune dichiarazioni nel Vecchio Testamento che rappresentavano la comprensione di chi li ha scritti, e non necessariamente la pienezza del mistero (e quindi della verità). È stata poi sollevata la questione se questo non costituisse una "rivelazione progressiva", un'evoluzione all'interno della comprensione umana.

A questo direi, "niente affatto!" La comprensione umana non si è evoluta, né si evolverà. Ciò che intendiamo come " comprensione umana" è proprio ciò che intendiamo per "mera razionalità". La manna, il vaso, l'arca, i candelabri si riferiscono tutti chiaramente alla manna, al vaso, all'arca e ai candelabri. Essi non si evolvono nella Theotokos. Erano già e sono sempre stati la Theotokos, la quale era nascosta sotto la lettera della loro descrizione, pronta per essere rivelata negli ultimi giorni e ora resa manifesta.

Allora, che cosa sapevano gli scrittori e gli autori dell'Antico Testamento?

Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché odono; in verità, in verità vi dico che molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e udire ciò che voi udite, e non lo udirono. (Mt 13:16-17)

Non hanno visto quello che possiamo vedere noi. Possono averlo desiderato. E infatti ciò che era figurato nel loro discorso, nei loro scritti e nei loro pensieri era sempre presente (fin dall'inizio del mondo). E possono benissimo aver amato quello che non hanno visto. Che cosa hanno visto e scritto non è privo di valore, perché è la figura e l'ombra della verità (secondo le parole di san Massimo e di sant'Ambrogio). Nella grazia di Dio, vediamo ora la figura e ciò che è stato nascosto.

Tuttavia, ancora oggi, ci sono molti cristiani che si aggrappano alla lettera, e addirittura si considerano difensori delle Scritture e "credenti nella Bibbia". Ma questi stessi rifiutano di vedere la Theotokos (e tante altre cose) nascoste all'interno di queste figure. Essi chiedono: "Dov'è che nelle Scritture si insegna che era sempre vergine?", disprezzando la porta orientale del tempio di Ezechiele, "per cui nessun uomo può entrare perché il Signore Dio vi è entrato".

Ma questi letteralisti moderni non sono i padri della Chiesa, né i padri dell'Ortodossia. Ci sono anche alcuni tra gli ortodossi che devono ancora comprendere la chiara importanza dell'allegoria tra i padri. Non è una tecnica peculiare, un'antica stranezza da tollerare solo perché "i padri erano santi" (e quindi l'allegoria dei padri diventa un nuovo letteralismo). È piuttosto un mezzo attraverso il quale Dio fa conoscere il mistero. E lo fa, non solo per nasconderlo dai malvagi, ma anche per trasformare i giusti. "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio". E il mistero nascosto da secoli nelle Scritture profetiche è ugualmente rivelato al cuore, e ci attrae verso la purezza e il fuoco purificatore delle Energie Divine.

E così, prima della lettura del vangelo della Divina Liturgia preghiamo sempre così:

Fa' risplendere nei nostri cuori, Sovrano amico degli uomini, la luce incorruttibile della tua intelligenza divina, e apri gli occhi del nostro pensiero alla comprensione delle tue predicazioni evangeliche: infondi in noi anche il timore dei tuoi beati comandamenti, affinché, calpestati tutti i desideri carnali, possiamo raggiungere una vita spirituale, pensando e facendo tutto ciò che è di tuo gradimento.

Così sia.

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