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  Perché i luterani si stanno convertendo all'Ortodossia?

di Gabe Martini

dal blog On Behalf of All

22 febbraio 2014

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In un recente podcast dal titolo "Introduzione all'Ortodossia orientale" sul blog Just & Sinner, l'autore luterano Jordan Cooper pone alcune basi non solo per aiutare a spiegare perché molti luterani conservatori si stanno muovendo 'verso est', ma anche per fornire un'introduzione alla fede e alla pratica ortodossa per il suo pubblico in gran parte luterano.

Dal momento che ho molto rispetto sia per i luterani sia per la loro teologia, specialmente quella di Martin Lutero rispetto ad altri riformatori più recenti, ho pensato che potrebbe essere utile prendere alcuni appunti e fornire una breve risposta.

Dato che sto rispondendo sulla base delle note che ho preso ascoltandolo, è possibile che abbia frainteso i punti del discorso di Jordan, e quindi mi scuso in anticipo se è così. Vorrei anche dire che lo scopo di questo articolo non è quello di impegnarmi in una qualche battaglia ostile, ma di rimanere equilibrato su quella che ritengo una rappresentazione accurata del cristianesimo ortodosso.

Perché ci sono conversioni?

Fin dall'inizio, Jordan discute il fenomeno di conversione di questi ultimi decenni, dove un certo numero di evangelici di alto profilo e anche interi movimenti come la Chiesa Evangelica ortodossa, guidata da Peter E. Gillquist (di beata memoria) - sono stati ricevuti nella Chiesa Ortodossa. Per lui, e per altri conservatori della Chiesa luterana (Sinodo del Missouri), questo provoca la domanda: 'Perché?'

Purtroppo, ritengo che Jordan commetta un errore che molti di noi fanno fronte a questo genere di cose, soprattutto se si tratta di amici o persone care. Ne sono stato colpevole io stesso.

Mentre la tentazione di spiegare le conversioni individuali o anche di massa da un credo religioso ad un altro è forte, dovremmo resistere a questa tentazione. Ogni persona ha il suo percorso individuale. Il tentativo di classificare e infine di spiegare queste conversioni (e queste persone) non è né onesto né utile. Jordan vuole catalogare queste conversioni come una categoria per lo più composta da evangelici di bassa istruzione oppure attratti dalla bellezza esteriore del cristianesimo orientale, ma questo non è davvero il fattore principale e motivante (anche se è un fattore supplementare per alcuni). Ho scritto in precedenza sulle ragioni sbagliate per la conversione.

Invece, è molto più utile chiedere a queste persone direttamente che cosa ha portato alla loro conversione, e dialogare con loro (se è proprio necessario) sulla base di convinzioni dottrinali. Meglio ancora, semplicemente pregate per loro, amateli, e cercare di capire come questo passaggio non è che uno dei tanti sul loro cammino di salvezza. Discernere motivi è una cosa che è sempre meglio lasciare a Dio solo.

Un amore per la storia della Chiesa e i primi Padri della Chiesa

Jordan ritiene che per quelli di poca istruzione, non esposti o alla storia della Chiesa o ai primi padri della Chiesa, la loro conversione è fatta forse per ignoranza. Se avessero capito che l'amore sia per la storia della Chiesa antica sia per i padri è presente anche nel luteranesimo confessionale (come con Martin Chemnitz, per esempio, nel suo Esame del Concilio di Trento), allora una conversione all'Ortodossia o al cattolicesimo romano non sarebbe necessaria. Jordan ritiene, inoltre, che nell'Ortodossia si trovi una versione romanzata della storia della Chiesa, con un mitico 'consenso dei padri' per la maggior parte delle dottrine, così come una comprensione ingenua sia della storia cristiana sia della lotta per l'ortodossia dottrinale.

Senza dubbio, per molti convertiti all'Ortodossia da altre forme di cristianesimo, una robusta esposizione alla Chiesa antica e alle sue credenze è una motivazione chiave dietro la conversione. Si prova una profonda esperienza esistenziale quando si può leggere la descrizione della liturgia per i catecumeni scritta di un santo del terzo secolo, e poi sperimentare la stessa funzione – parola per parola e gesto per gesto – qui e ora. Sono rimasto colpito io stesso da questa esperienza, anche dopo oltre 26 anni di vita da protestante semi-istruito e di buone letture (al momento della mia conversione).

Ma piuttosto che farne un problema di saltare il 'luteranesimo patristico' (o il suo equivalente anglicano, o presbiteriano), molti prendono un percorso diretto che porta dallo studio storico alla realtà incarnata. In altre parole, piuttosto che leggere della Chiesa del passato, nell'Ortodossia si ritrova la stessa Chiesa nel presente. Si tratta di una conversione ontologica, non di un esercizio di curiosità accademica. Piuttosto che tentare di ricreare i migliori elementi del nostro passato cristiano nel presente, i convertiti all'Ortodossia sono profondamente convinti, il più delle volte, che la Chiesa in cui sono innestati è veramente quella stessa Chiesa del terzo secolo (o per meglio dire, di ogni secolo). Jordan e altri sono certamente liberi di dissentire su questo punto, ma questo è il punto in cui ci troviamo.

Quando si tratta di una visione romanzata della storia o dei Padri della Chiesa, sento che questa critica è quasi inevitabile per quelli che non sono coinvolti con la vita e il ministero della Chiesa ortodossa, in altre parole, per quelli da fuori guardano all'interno. Ciò è in parte dovuto a una mancanza di risorse in lingua inglese che siano accessibili e pertinenti per chi è interessato a saperne di più sulla Chiesa ortodossa (ma questo sta lentamente cambiando). Invece, la speculazione e le mezze verità troppo spesso ripetute regnano sovrane (soprattutto in Internet).

In realtà, i cristiani ortodossi e gli studiosi sono acutamente consapevoli delle lotte per l'ortodossia, che iniziano fin dagli scritti di Ireneo contro gli gnostici e continuano fino al presente, dove qualsiasi tipo di lotta alle eresie può essere facilmente numerato (Kyrie, eleison). Non c'è stata alcuna 'età dell'oro' della Chiesa, né ce ne sarà mai una prima della risurrezione. Alcuni dei nostri più grandi eroi della fede sono morti o in esilio (san Giovanni Crisostomo, sant'Atanasio di Alessandria), o con arti recisi o lingue tagliate (san Massimo il Confessore). Anche il 'buon' san Nicola è morto con il naso rotto e dopo aver schiaffeggiato Ario. La storia cristiana è davvero una cosa complicata, disordinato. Il Corpo teantropico di Cristo non è mai senza la parte 'antropica' e senza una lotta per la purezza sia dottrinale sia morale.

Sulla questione di un 'consenso dei Padri', è un po' impreciso attribuire questa prospettiva alla Chiesa ortodossa come se fosse l'unica o anche la principale cartina di tornasole dell'Ortodossia. In realtà, questa prospettiva ha più attinenza con i Riformatori che con la Chiesa ortodossa. Per ortodossia, il 'dogma' è definito per consenso conciliare, come stabilito dai Concili ecumenici. Il Dogma ortodosso, poi, è in realtà ristretto a un numero piuttosto limitato di 'confini' dottrinali (dal greco 'horos'), all'interno dei quali ha posto ogni dialogo, dibattito e pia opinione. Anche le dottrine come la deificazione non sono state 'dogmatizzate' nella tradizione orientale, ma rappresentano invece un consenso prevalente di espressione teologica. Lo stesso si potrebbe dire per qualsiasi numero di dottrine ortodosse che vengono spesso erroneamente caratterizzate dai non ortodossi come 'la posizione ortodossa' su un argomento (ne parleremo più avanti).

Per inciso, il cosiddetto canone di san Vincenzo di Lérins (spesso citato come esempio di necessità di consenso patristico) non descrive il modo in cui il dogma è determinato, ma piuttosto il modo in cui i cristiani nel corso della storia si sono impegnati con discernimento in una vera e propria discussione di questioni non dogmatiche, cioè questioni che non sono di dogma ecumenico – e solo una di queste tre opzioni (che non devono essere applicate contemporaneamente, ma piuttosto in successione) comporta un 'consenso' dei padri.

Dal punto di vista ortodosso, i padri della Chiesa sono vivi oggi, proprio come lo erano nel quarto secolo. Non c'è stata alcuna cessazione carismatica dei padri alla fine del settimo Concilio ecumenico, e le nostre funzioni spesso si concludono invocando le preghiere dei "nostri santi padri", che sono tra noi. Gli scrittori cristiani nella Chiesa di oggi sono essi stessi una parte della vita e del respiro della nostra tradizione. Mentre alcune opere a livello popolare potrebbe essere fuorvianti nel caratterizzare l'Ortodossia come una fede che guarda sempre indietro, siamo una fede molto vivente, presente e dinamica. Quello che riteniamo essere vero, non è vero perché è antico, ma piuttosto perché è ortodosso.

Oriente greco e Occidente latino

Jordan rileva giustamente una distinzione crescente tra lo sviluppo teologico dell'Occidente di lingua latina e dell'Oriente di lingua greca, già a partire dal terzo secolo. Per esempio, oò docente del terzo secolo, Tertulliano di Cartagine (160-225), divenuto più tardi nella sua vita un membro della setta eretica dei montanisti – viene spesso chiamato il 'padre della teologia latina'. Jordan cita figure chiave tra i greci, compresi i santi Massimo il Confessore e Gregorio Palamas, la cui teologia è stata senza dubbio influente sulla teologia ortodossa tardo-medievale e anche su quella odierna.

Una delle distinzioni specifiche da lui rilevate è l'aggiunta del Filioque (dal latino "e dal Figlio") al Simbolo niceno-costantinopolitano del 381 – un'aggiunta fatta per la prima volta dai cristiani spagnoli nel VI secolo, e poi ufficialmente sancita da Roma all'inizio dell'XI secolo. Ho apprezzato la maggior parte di quello che Jordan aveva da dire su questo tema, ammettendo che i cristiani latini non furono esattamente caritatevoli nella loro decisione unilaterale di modificare il Credo. Tuttavia, come molti cristiani ortodossi, non credo necessariamente che un emendamento al Credo sia impossibile (io direi che è inutile). Invece, il problema è l'ortodossia (o la non ortodossia) che sta dietro a questa affermazione e le sue implicazioni.

Mentre non sono probabilmente d'accordo con lui sulla teologia sottostante, rispetto le convinzioni confessionali di Jordan che, da luterano fedele che rispetta il Libro della Concordia, non può a ragione sostenere una rimozione del Filioque dal suo utilizzo nel credo.

Jordan menziona anche il concetto di sviluppo della dottrina nella chiesa romana di oggi, a differenza dall'Oriente. Per esempio, cita il numero di ulteriori 'Concili ecumenici' assemblati dalla Chiesa romana dopo il Settimo Concilio Ecumenico (AD 787), tutti meno che grandi sia in dimensioni sia per importanza se confrontati con i primi sette.

Ma qui credo che Jordan commetta un altro errore comune quando si tratta di comprendere la Chiesa ortodossa, dicendo che noi crediamo che 'ogni eresia' sia stata fermata al settimo Concilio ecumenico, senza necessità di un simile 'sviluppo della dottrina'. (Attribuisce anche al settimo Concilio la celebrazione del trionfo dell'Ortodossia, una festa che in realtà commemora il sinodo di Costantinopoli nel 843 sotto l'imperatrice Teodora, ma questa è una confusione comune).

Per esempio, va notato che ci sono un certo numero di cristiani ortodossi e teologi oggi che vorrebbero chiamare il quarto sinodo ecumenico di Costantinopoli (879-880 d.C.) con il nome di Ottavo Concilio Ecumenico. Questo sinodo è indicato come tale sia negli scritti quattrocenteschi di San Marco di Efeso sia nell'Enciclica dei Patriarchi orientali (1848), scritta in risposta all'Epistola agli orientali di papa Pio IX. Nella chiesa greca oggi, ci sono discussioni sinodali per affermare questo sinodo, così come i sinodi che si sono occupati della controversia palamita del 1341-1351, rispettivamente come ottavo e nono Concilio Ecumenico. Un Concilio pan-ortodosso potrebbe un giorno decretare che questo è l'insegnamento ufficiale della Chiesa.

Al di là di questo, c'è stata una serie di dichiarazioni formative ecumeniche o formulazioni dottrinali da parte delle chiese orientali fin dal secolo VIII. Il metropolita Kallistos Ware, infatti, delinea questi eventi e dichiarazioni in The Orthodox Church, a cui Jordan fa riferimento più volte nella sua discussione. Ma dobbiamo tenere a mente quello che ho già detto: i nostri confini dogmatici sono impostati, ma una grande libertà è consentita all'interno. La necessità di uno sviluppo dogmatico continuo non è data per scontata da parte dei cristiani ortodossi, soprattutto data la nostra predilezione verso l'apofatismo.

E, infine, su questo punto, non si possono trascurare le circostanze storiche che circondano la Chiesa ortodossa dopo la caduta di Costantinopoli (1453). Per secoli, la Chiesa operò, nel migliore dei casi, in una condizione di 'modalità di sopravvivenza' perseguitata, pregando solo di poter sopravvivere per un'altra generazione. Questo è continuato per tutto il tempo fino alla caduta della cortina di ferro, e persiste ancora oggi. Fortunatamente, in molti luoghi dove l'Ortodossia è rappresentata, questo non è più il caso. Ma non si possono ignorare anche le attuali sofferenze dei nostri fratelli e sorelle in Egitto, Siria, Turchia, e ora in Ucraina, dove la prospettiva di uno 'sviluppo dogmatico' è la cosa più lontana dalla mente di chiunque.

Io sostengo che la presenza di uno sviluppo dogmatico è un sintomo di stagnazione, non la soluzione contro di essa.

L'eredità di sant'Agostino di Ippona

Il discorso di Jordan si sposta poi sia alla teologia sia all'influenza di sant'Agostino sul cristianesimo occidentale nel suo complesso, e su Martin Lutero in particolare.

Menzionando i punti di vista di Agostino sulla depravazione umana, il peccato originale, e la doppia predestinazione, Jordan afferma che Agostino non è stato altrettanto influente in Oriente, e che noi non lo consideriamo 'pienamente' santo, preferendo riferirci a lui solo come 'beato'.

Nel corso del suo podcast, Jordan cita alcune fonti diverse della sua conoscenza della dottrina ortodossa. Va notato qui che alcune delle opere su cui si basa – soprattutto quella di Losskij, per quanto sia un grande – rappresentano un particolare punto di vista di espressione teologica ortodossa, motivata da varie circostanze storiche. Anche in questo caso, non tutto ciò che è scritto da un cristiano ortodosso – chierico o no – è rappresentativo delle credenze dogmatiche della Chiesa (che sono ben poche). Jordan prende le opinioni di pochi come normative per tutta la Chiesa. Ci sono certamente alcuni ortodossi nel secolo scorso o giù di lì che hanno iper-reagito a una 'cattività' occidentale nel pensiero ortodosso della loro generazione, focalizzando questa divergenza sulla figura e gli scritti di sant'Agostino, ma questo non rappresenta alcun insegnamento ufficiale della Chiesa.

Di fatto, il Quinto Concilio Ecumenico (tenuto in Oriente nel 553) annovera Agostino in un gruppo selezionato di padri da venerare altamente sia per la loro pietà sia per gli scritti teologici. Questo non significa che siano infallibili, e alcuni dei loro scritti sono più importanti di altri – ma certamente, e con autorità dogmatica conciliare, non si lascia spazio di sorta per negare che Agostino sia un santo. Su questo punto dobbiamo affermare che coloro che pensano altrimenti sono semplicemente in errore. (I cristiani ortodossi non hanno "livelli" di distinzione per le figure venerate, cosi 'beato' non è una denominazione 'minore' di 'santo', per esempio chiamare la Theotokos 'beata' non la rende meno che santa).

Mentre i cristiani ortodossi potrebbero dissentire da gran parte di Agostino così come espresso da Tommaso d'Aquino o dai riformatori successivi, noi veneriamo e apprezziamo Agostino per le aree in cui è stato più influente sulla vita permanente della Chiesa: per esempio, i suoi scritti anti- donatisti, la sua posizione sul canone e il testo della Scrittura, le sue opere sul battesimo e sugli altri misteri cristiani, e così via. Agostino come espresso da Massimo il Confessore e altre opere scritte ai nostri giorni sono molto più interessanti per gli studiosi orientali, naturalmente, ma noi lo veneriamo comunque. Molti cristiani ortodossi prendono Agostino come loro nome di battesimo e ancor più venerano la sua santa icona – noi amiamo sant'Agostino.

Monergismo, peccato originale e semi-pelagianesimo

La figura di Agostino e la sua influenza sull'Occidente (e il presunto disprezzo in Oriente) porta Jordan a fare una breve discussione delle differenze tra monergismo e sinergia.

In sostanza, il monergismo è la convinzione che tutta la salvezza di una persona, dall'inizio alla fine, è interamente opera di Dio e della sua grazia, mentre sinergismo insegna che Dio inizia l'opera della salvezza per grazia, ma la persona deve poi collaborare con la grazia di Dio per il resto della sua vita. Jordan menziona la figura di Giovanni Cassiano come campione della dottrina della sinergia, venerato dall'Oriente e respinto dall'Occidente (o almeno, non venerato come santo). Inoltre accenna brevemente alla posizione dottrinale del semi-pelagianesimo, presumibilmente sostenuta sia da Giovanni Cassiano sia anche dagli attuali cristiani ortodossi. Jordan rileva che gli ortodossi non sono pelagiani in piena regola, ma che noi non vediamo il peccato originale come 'corruzione' totale o completa della natura umana. Per l'Oriente, dice Jordan, l'accento non è sul peccato o sulla colpa di Adamo, ma sulla conseguenza della morte.

Si potrebbe scrivere quasi senza limiti su questi pochi punti, quindi farò del mio meglio per essere breve.

In primo luogo, si deve sottolineare con forza che sant'Agostino non sosteneva il monergismo (una dottrina della Riforma), ma è in realtà un sinergizzante assieme, in pratica, a ogni altro padre e autorità cristiana antica. Tanto per fare un esempio, Agostino offre un'analogia sintetica di un albero, che illustra la collaborazione tra Dio e l'uomo nella salvezza (Sulla grazia di Cristo 1.19.20). La grazia di Dio rende prima buono un albero cattivo (al battesimo), e poi "Dio co-opera nella produzione di frutti nei buoni alberi".

Questa è la posizione assunta dal secondo sinodo di Orange (529), un concilio curiosamente chiamato dai calvinisti 'prova patristica' sia del monergismo sia delle loro dottrine della grazia:

"Secondo la fede cattolica crediamo anche che, dopo che la grazia è stata ricevuta con il battesimo, tutti i battezzati hanno la capacità e la responsabilità, se vogliono lavorare fedelmente, di attuare con l'aiuto e la collaborazione di Cristo, ciò che è di fondamentale importanza per quanto riguarda la salvezza della loro anima".

E per quanto riguarda doppia predestinazione (che sia stata insegnata da Agostino o meno), il concilio conclude:

"Noi non solo non crediamo che ci sia qualcuno preordinato al male dalla forza di Dio, ma affermiamo anche con assoluta riprovazione che se ci sono alcuni che vogliono credere a una cosa così empia, che siano anatema".

Il semi-pelagianesimo stesso è un'invenzione del XVI secolo, e non esiste in nessuna discussione del quinto o sesto (il termine fu coniato nel 1577). Mentre santi come Giovanni Cassiano e Vincenzo di Lérins sono spesso erroneamente associati a questa eterodossia fabbricata, in realtà sono in accordo (contro il monergismo) con il secondo sinodo di Orange. Questo concilio è stato un compromesso ortodosso tra le speculazioni isolate di sant'Agostino e quelle dei pelagiani eretici. San Vincenzo stesso menziona questa discussione nel suo Commonitorium intorno al periodo di Calcedonia (451 d.C.), dove egli denigra la dottrina della doppia predestinazione. Per quelli come Cassiano, la salvezza proviene dalla grazia dall'inizio alla fine, pur non ignorando sia la realtà sia la necessità della cooperazione dell'uomo con quella grazia dal battesimo all'ultimo respiro.

Talvolta si sostiene che Giovanni Cassiano non è venerato come sa dalla Roma, ma questo non è vero. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, egli è citato due volte ( come "San Giovanni Cassiano, " cf. CCC 1866, 2785 ). Denzinger si riferisce a lui un certo numero di volte nei Fondamenti del dogma cattolico come "San Giovanni Cassiano". Il suo giorno di festa, certamente di poco rilievo nelle ultime riforme vaticane del Martyrologium Romanum, è il 23 luglio (29 febbraio per ortodossi e anglicani). Cassiano fu anche incredibilmente influente sulle fondamenta del monachesimo benedettino in Europa occidentale, insieme con padri del calibro di Pacomio e dei "padri del deserto" egiziano. Non è molto amato come lo era una volta nell'Occidente cristiano, ma non è certo respinta o considerato meno santo e padre della Chiesa.

Sul tema del peccato originale oppure ancestrale, questo è un altro esempio di assunzione di alcuni, anche popolari, scritti ortodossi in prospettiva dottrinale, pretendendo che siano normativi, esclusivi e dogmatici.

Si può certamente dire che la maggior parte della teologia greca e anche slava sul peccato originale nel secolo scorso si è concentrata sul retaggio di morte e corruzione da Adamo. Questo è anche ciò che spesso viene sottolineato nei discorsi introduttivi o a livello popolare. In parte, questo ha a che fare con il fatto che la narrazione si ritrova nella stragrande maggioranza dei nostri servizi liturgici (inni e preghiere) relativi al tema. Per esempio, gli inni pasquali hanno come ritornello il tropario:

"Cristo è risorto dai morti,

con la morte ha vinto la morte,

e a chi giace nei sepolcri ha elargito la vita".

Mentre la stragrande enfasi delle opere orientali sul tema del peccato originale si concentra sulle conseguenze della morte e della corruzione ( e sulla loro inversione con la morte e risurrezione di Cristo), questo non significa che noi rifiutiamo una suscettibilità e anche una forte inclinazione verso il peccato come risultato della caduta. Come Jordan sarebbe probabilmente d'accordo, questi punti di vista non si escludono a vicenda: è semplicemente una questione di enfasi. E quell'enfasi è cambiata nel corso del tempo, con confessioni o catechismi dei secoli XVI e XVII che si occupano di più degli effetti psichici e morali del peccato originale che semplicemente della sola morte e corruzione.

Per ulteriori informazioni sull'altro angolo di fede ortodossa sul peccato originale, raccomanderei due saggi: Original Sin and Orthodoxy: Reflections on Carthage e Original Sin and Ephesus: Carthage’s Influence on the East. Come si può capire, l'attenzione è posta sui decreti conciliari, ecumenici, non su un presunto 'consenso dei padri' o sui punti di vista di alcuni, anche importanti, scrittori.

Est contro Ovest?

Jordan ritiene che molti cristiani ortodossi siano impegnati in una reazione eccessiva a quello che noi chiamiamo la teologia 'occidentale'. Egli vede questo in Losskij, e trova che per tale genere di autori, la cattiva teologia è associato con l'essere 'occidentali', mentre la teologia ortodossa è sempre 'orientale'.

Da un lato, credo che molto di questo sia colpa nostra. Come accennato in precedenza, c'è sicuramente una parte dell'Ortodossia nel secolo scorso che ha elaborato distinzioni nette tra la teologia d'Oriente e la teologia dell'Occidente (e per buone ragioni, storiche, a volte). Tutti i problemi del mondo sono ben confezionati come pensiero occidentale, con Agostino come il principale personaggio da biasimare. Tuttavia, devo sottolineare che gli estremi di questo atteggiamento non esprimono l'Ortodossia normativa, dogmatica.

Ho già notato la nostra affinità per Sant'Agostino, ma quando si tratta di una divisione tra Oriente e Occidente, la Chiesa ortodossa non è solo per le persone 'orientali', ma si ritiene una fede cattolica e universale fede che include le prospettive greca e latina, ebraica e gentile. 'Orientale' è più una descrizione per motivi di chiarezza che non qualcosa di profondamente significativo o teologica, e ancor meno è da prendere come l'inverso di un insulto. Se la Chiesa ortodossa è chiamata 'orientale', questo è quasi sempre detto oggi per distinguere tra Roma e gli altri patriarcati e Chiese autocefale che non sono in comunione con il papa della città di Roma. Così, mentre c'è sicuramente qualcuno che usa questi termini come un ulteriore motivo di distinzione o di divisione, dobbiamo ricordare che è più un termine di chiarificazione che non di discriminazione.

Jordan ritiene inoltre che i cristiani ortodossi (come Losskij) sono portati a false dicotomie quando si tratta di discussione dottrinale, come conseguenza di questo bigottismo anti-occidentale. La teologia orientale è pensata come l'antitesi assoluta alla teologia occidentale, con le idee orientali che prevalgono completamente ed eliminano quelle occidentali. Per esempio, Jordan è convinto che i cristiani ortodossi accettino uno e un solo punto di vista quando si tratta di una serie di distinzioni dottrinali (come l'espiazione), ad esclusione di altre posizioni ugualmente valide.

Anche in questo caso, penso che questo malinteso derivi da tre diversi fattori: 1) Una scarsa familiarità con la vita e la liturgia della Chiesa ortodossa da parte di uno dei suoi membri, 2) Un'esposizione limitata soltanto a certi tipi di letteratura o di prospettiva ortodossa e 3) Un'assunzione che le prospettive particolari degli autori ortodossi – per quanto popolari – siano un'espressione normativa e dogmatica degli "insegnamenti ufficiali" della Chiesa ortodossa.

E mentre questo non è del tutto colpa di Jordan (o come lo definisco io, un 'malinteso'), avendo vissuto come parte della Chiesa ortodossa per diversi anni, non riesco a pensare a niente tra le cose dette sull'Ortodossia che sia più ovviamente falsa. In verità, l'Ortodossia è spesso chiamata una chiesa sia di paradosso sia di mistero.  La nostra risposta a cuor leggero alle più profonde domande dei nostri amici non ortodossi è: "È un mistero". Ogni volta che qualcuno comincia a chiedermi: "Qual è la posizione ortodossa ufficiale su...", li fermo sempre e dico "Non ne abbiamo una". (In tono semiserio, naturalmente. )

Così, mentre molti autori ortodossi di oggi parleranno di Christus victor, peccato ancestrale, theosis e concetti non giuridici della salvezza, questa non è la parola ortodossa finale su questi temi. All'interno dei nostri confini ecumenici del dogma, tutto è aperto per la discussione, dialogo e dibattito sano. Mentre si potrebbe trovare una prospettiva dominante nell'ortodossia su determinati argomenti, questo non significa che noi rifiutiamo tutti gli altri punti di vista sullo stesso argomento. Un'affinità per la theosis non è un rifiuto del perdono dei peccati con la morte di Cristo sulla croce, né è un rifiuto di concetti come la giustificazione o anche le metafore "legali" per la salvezza.

Si deve anche tenere a mente che le discussioni teologiche e dibattiti della Chiesa ortodossa non vanno necessariamente ad ordinatamente 'allinearsi' con quelli dell'occidente (usando il termine come una descrizione, non un insulto). In tutta onestà, la teologia protestante è in gran parte una reazione contro Roma, con gran parte della moderna teologia romana che è una contro-reazione contro il protestantesimo (e con una grande quantità di sintesi, in alcuni casi). Mentre l'Ortodossia sta fuori a guardare, non abbiamo sempre un terreno comune. Questa contestualizzazione e la realtà storica non devono essere scambiate come una mancanza di preoccupazione da parte dei cristiani ortodossi di idee e concetti che sono più vicini al credo protestante o cattolico.

Sostenere che i cristiani ortodossi fraintendono la sola fide o che si preoccupano di più della theosis che non della giustificazione equivale a chiedersi se la Chiesa ortodossa debba essere luterana o riformata per essere corretta. Questa è, nella migliore delle ipotesi, un'astrazione – che confonde l'epistemologia con l'ontologia – e intorbida le acque di un dialogo significativo.

Pensieri conclusivi

Anche se può sembrare a questo punto che io abbia un certo numero di divergenze sostanziali con Jordan sulla sua introduzione all'Ortodossia, non ho delineato tutte le aree in cui siamo d'accordo (e dove spiega le cose in modo corretto). Mentre ascoltavo, sono rimasto impressionato da molte delle dichiarazioni chiarificatrici da lui fatte, anche cercando di capire i cristiani ortodossi nei loro termini, e non costringendo tutto in categorie o prospettive non necessariamente condivise tra luteranesimo e Ortodossia. In più di un'occasione durante l'ascolto della sua presentazione, stavo per scrivere un altro punto per la risposta, ma in seguito sentivo che forniva le dichiarazioni corrette ed equilibrate al fine di rappresentare in modo più accurato la fede ortodossa.

Se c'è una debolezza prevalente nella sua presentazione, è che sta guardando le cose dall'esterno, e basandosi solo su poche fonti selezionate. Credo che i cristiani ortodossi siano colpevoli per gran parte dell'apologetica a livello popolare e per altro materiale impreciso che si può trovare in formato cartaceo o online, ma le cose stanno migliorando di continuo. Le risorse ortodosse in lingua inglese, per quantità e qualità, sono ancora nell'infanzia.

Alla fine, vorrei incoraggiare gli interessati a conoscere di più dell'Ortodossia a non iniziare necessariamente con un libro qualsiasi, ma con una semplice visita a una parrocchia vicina. Prendete un caffè con il sacerdote o il diacono, e tempestateli con le vostre domande o dubbi. Più spesso che no, saranno felici di rispondere, e senza alcuna pressione o presunzione che siate interessati a convertirvi. L’assistenza ad alcune funzioni nel corso della settimana, quando non coincidono con la vostra presenza religiosa domenicale, è un'altra opzione disponibile (soprattutto durante la Grande Quaresima). Una cosa è leggere dell'Ortodossia, e un'altra cosa è sperimentarla ed essere esposti alla realtà incarnata della Chiesa su base regolare.

Spero che qualcuno trovi utile questa 'conversazione', e che possa cancellare eventuali confusioni che i luterani (o altri cristiani protestanti) potrebbero avere dei confronti della Chiesa e della fede ortodossa. Vorrei anche fare a Jordan i migliori auguri nel suo ministero e nei suoi sforzi, e chiedergli perdono per tutti i punti in cui ho frainteso o travisato quello che aveva da dire.

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