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  Arcivescovo Aleksandr (Drabinko): "La questione dell'autocefalia per me non è importante, ma piuttosto la piena unità degli ortodossi in Ucraina"

risu.org.ua

Intervista di Oleg Kiselev

Kiev, 24 dicembre 2012

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Intervista con l'arcivescovo Aleksandr (Drabinko) di Perejaslav-Khmelnytskij, vicario della metropolia di Kiev, segretario del primo ierarca della Chiesa Ortodossa Ucraina.

Vladyka, le relazioni inter-ortodosse in Ucraina sono in gran parte determinate dalle loro visioni dell'autocefalia. Nella Chiesa Ortodossa Ucraina non esiste una risposta univoca a questa domanda. Nel suo libro "L'Ortodossia nell'Ucraina post-totalitaria" ha scritto di un certo rapporto della questione con la regionalizzazione: nelle regioni occidentali c'è un atteggiamento positivo verso l'autocefalia e in quelle orientali – negativo. Questa caratteristica è ancora attuale in questo momento?

Sì, è rilevante, perché le relazioni interconfessionali influenzano la situazione politica esistente nello stato. Così come esiste una divisione Est-Ovest, che nessuno fino a oggi ha superato, allo stesso modo il fattore di separazione continua come divergenze di opinioni sulla questione dell'autocefalia, dal momento in cui l'Ucraina ha ottenuto l'indipendenza, quando è stata sollevata la questione di una Chiesa ucraina autocefala.

A causa dei diversi atteggiamenti verso l'autocefalia, un osservatore casuale, tuttavia, potrebbe avere l'impressione che nella Chiesa Ortodossa Ucraina ci sia un predominio di idee anti-autocefaliste. Perché non si promuove la diffusione di idee pro-autocefaliste?

L'idea stessa di una Chiesa autocefala come tale non ha in sé nulla di sbagliato. Come logico sviluppo di ogni territorio del mondo bizantino, insieme con l'emergere in essi di nuovi stati con la loro liberazione dal giogo ottomano, sono nate anche le loro Chiese locali. Vale la pena notare che a suo tempo in quei territori, in particolare nei Balcani, il singolo fattore di formazione dello stato era la Chiesa. Il legame tra la nazionalità e l'Ortodossia in quei territori era particolarmente importante per l'affermazione della vita e la formazione della nazione. Vi era un nemico esterno, l'Impero Ottomano, vi erano idee politiche e ortodosse che coincidevano nella lotta comune contro i turchi che avevano invaso quei territori.

In Ucraina la situazione di oggi è paradossale. All'atto dell'unione dei territori dell'Ucraina all'Impero russo, qual'era l'aspetto più importante del tempo? Il fatto che ci fosse uno tsar ortodosso. E mai la Chiesa in Ucraina avrebbe potuto sostenere alcun movimento di liberazione che portasse alla creazione di uno stato – alla formazione di uno stato indipendente di Ucraina. Perché? Perché se gli "invasori" erano tanto ortodossi quanto coloro che erano stati annessi, la Chiesa non poteva avere parte nella formazione dell'Ucraina come stato. Questa situazione persiste anche ora, perché vediamo nei vicini settentrionali un popolo fraterno della stessa fede, e, di fatto, la propaganda dell'autocefalia dovrebbe parlare di problemi che esistono nella coscienza nazionale della Russia e dell'Ucraina, che oggi non esistono. Questi problemi li hanno solo alcune élite che si preoccupano di dividere il mondo attuale.

Vorrei sottolineare che ultimamente l'idea dell'autocefalia è stata screditata dallo scisma che abbiamo oggi tra noi. Pertanto, la parola "autocefalia" oggi vuol dire "scismatici". Parlare di autocefalia è pericoloso di per sé, in quanto può confondere persone già confuse.

Così alcuni sostengono l'autocefalia, ma non ne parlano per paura di perdere il loro status?

Non solo a causa del loro status, ma anche per evitare di disturbare la comunità ecclesiale.

Le attitudini della Chiesa ortodossa Ucraina verso gli autocefalisti ucraini e verso il patriarcato di Kiev sono diverse?

Quando parliamo di  rapporti con questa o quella particolare struttura religiosa, dobbiamo prima tenere a mente il suo status canonico, e, in secondo luogo, cosa che gioca sempre un ruolo importante, i rapporti con quelli che vi si trovano. È un problema di persone. Parlando di Metodij Kudriakov, che ha studiato presso l'Accademia Teologica di Mosca, dove era rettore il metropolita Vladimir, e parlando di Filaret che è a capo del Patriarcato di Kiev, che non era lì al momento, è evidente che non possono esserci gli stessi rapporti di amicizia. L'attitudine stessa verso Filaret, che, di fatto, ha usurpato il posto del metropolita Vladimir a Kiev, e l'attitudine verso Metodij Kudriakov, che parla con sua Beatitudine come a un suo insegnante, è diversa. Il ruolo del fattore personale è di grande importanza.

Questo vuol dire che ci sono contatti tra Metodij (Kudriakov) e sua Beatitudine Vladimir? Con quale frequenza?

Ce ne sono stati a suo tempo, prima della malattia del metropolita Vladimir. Non posso dire che fossero abituali, come non lo sono stati con Filaret e con gli altri leader ecclesiastici che partecipavano a eventi religiosi organizzati su iniziativa dello Stato.

Vale la pena considerare gli autocefalisti ucraini come un interlocutore a pieno titolo nel processo di dialogo per il ristabilimento dell'unità ortodossa in Ucraina?

Il ristabilimento dell'unità ortodossa, dal nostro punto di vista, è una priorità assoluta, che si trova di fronte a ciascuno di noi. Guidati dalle parole di Cristo Salvatore, "che vi sia un solo gregge e un solo pastore," dobbiamo essere consapevoli e responsabili verso il nostro paese, ancora una volta diviso, sia sul piano politico e sulla base della fede. Naturalmente, chiunque aspira all'unità dell'Ortodossia in Ucraina deve sentirsi responsabile di quello che fa. "L'ultimo può essere il primo" – come affermato nelle Sacre Scritture. Quindi, non abbiamo il diritto di dire che qualcuno è più importante o un po' meno importante. Tutto è nelle mani di Dio.

Vladyka, pensa che sia possibile ripetere in Ucraina il modello della riunificazione con la ROCOR?

No, questo modello non è possibile perché dal punto di vista della santa Ortodossia, a cui appartiene la Chiesa ortodossa ucraina, le ordinazioni effettuate nel Patriarcato di Kiev e nella Chiesa autocefalista sono prive di grazia, vale a dire non hanno la successione apostolica. In questo caso non possiamo parlare di uguaglianza sul sentiero di grazia verso l'unità. Questo è accaduto nella Chiesa russa, perché la Chiesa all'estero ha avuto molti vescovi che se ne sono andati ma hanno mantenuto la loro struttura canonica, e che sono rientrati organicamente da dove siete venuti. Oggi, questo è impossibile con le strutture ecclesiali che sono in scisma.

Cioè, le ordinazioni della Chiesa Russa all’Estero sono riconosciute come valide?

Sì, sono riconosciute come valide.

Un tempo la ROCOR non era vista come uno scisma?

Ai tempi sovietici poteva essere vista così. Tuttavia è stata riconosciuta valida. Se un Concilio riconoscesse le ordinazioni fatte nella Chiesa autocefali sta e nel Patriarcato di Kiev come valide e portatrici di grazia, questa opzione sarebbe, ovviamente, possibile, ma dovrebbe essere un riconoscimento ricevuto a livello di tutta la Chiesa universale.

Alla riunificazione con la ROCOR sono state ripetute ordinazioni?

No, non era possibile dal momento che queste ordinazioni sono basate sulla successione apostolica. Alcuni dei nostri gerarchi officiavano insieme ben prima della riunificazione.

È possibile per la Chiesa Ortodossa Ucraina la "variante estone" in Ucraina, cioè l'esistenza di due Chiese canoniche parallele?

Per la Chiesa Ortodossa Ucraina questo è oggi inaccettabile, poiché ciò significherebbe la divisione dell'Ucraina. Anche in questo caso si avrebbero due Chiese: la Chiesa di Costantinopoli e la Chiesa di Mosca, e quando si potrebbe arrivare a una Chiesa ucraina? Crearne due sarebbe ancora una volta la stessa divisione, e non un'unione.

Qual è il suo atteggiamento verso l'autocefalia? La Chiesa Ortodossa Ucraina ne ha bisogno? Può essere considerata un obiettivo specifico?

La questione dell'autocefalia per me non è importante, l'ho ripetuto più volte. Per me è importante la piena unione degli ortodossi in Ucraina e la comunione dallo stesso calice di Cristo, per non chiamare i fratelli del mio popolo "scismatici" e riunirci insieme a pregare il nostro unico Dio sia per il nostro stato, sia per il nostro popolo ortodosso.

Se questa è la volontà di Dio e in quale forma, non posso dirlo. Nessuno può rispondere, questo è nella Provvidenza di Dio, e nel suo futuro. Forse domani non ci sarà più la Chiesa di Costantinopoli – forse domani non ci sarà più la Chiesa di Mosca, forse il giorno dopo ci sarà qualche altra struttura – tutto nelle mani di Dio.

Vladyka, qual è il suo atteggiamento verso l'ecumenismo?

A dire il vero, non me ne sono mai occupato.

Ma qual è il suo atteggiamento verso i contatti con la Chiesa cattolica romana? Verso l'esistenza del dialogo teologico ufficiale.

In una delle mie risposte ho già detto che sarebbe molto importante che le parole di Cristo si avverino e che vi sia "un solo gregge e un solo pastore", ma è difficile da raggiungere, se ti siedi a guardare.

Quindi in linea di principio non è contrario ai contatti con i cattolici?

Noi viviamo sullo stesso pianeta, che ogni anno è sempre più piccolo, mentre il mondo diventa piccolo – a volte non si sa in quale stato, per non parlare di quale città, potremmo incontrare qualcuno dei nostri amici. Questo è il primo punto. Il secondo, è che ognuno dovrebbe essere responsabile delle sue parole. Come vescovo ortodosso cerco di mettere in pratica la dottrina riportata nel Vangelo, con l'interpretazione che mi ha insegnato la mia Chiesa ortodossa.

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