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  Il santo patriarca Tikhon e il patriarcato di Costantinopoli
Dmitrij Safonov
17 novembre 2012
 
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Il patriarca Tikhon dovette, nel giugno 1924, affrontare le minacce suscitate dalla politica del patriarcato di Costantinopoli. Nel mondo ortodosso il patriarca di Costantinopoli è tradizionalmente considerato come il primus inter pares. Non risulta quindi che disponga di diritti speciali nei confronti delle Chiese ortodosse locali. Nei primi anni '20 la politica perseguita dai patriarchi di Costantinopoli cambiò all'improvviso, e iniziò ad allontanarsi sempre più dalla tradizione ortodossa. Ciò si è manifestato in modo evidente sotto il patriarca Melezio IV (Metaxakis), dal 1921 al 1924. Il suo scopo era quello di introdurre cambiamenti radicali simili a quelli propugnati dai "rinnovazionisti" della Russia sovietica nella vita della Chiesa. Oltre a questo, Melezio IV si ingerì in modo brutale nella giurisdizione del Patriarcato di Mosca. In violazione dei canoni concesse l'autocefalia a parti costitutive della Chiesa russa situate in Finlandia, in Polonia e in Estonia.
Tra i mesi di maggio e luglio 1923 il patriarca Melezio riunì a Costantinopoli il suo "Concilio pan-ortodosso". Appena una dozzina di persone vi partecipò. Nessuno di loro fu rappresentate in qualche sorta in maniera ufficiale di qualsiasi patriarcato . "Il Concilio" introdusse il calendario gregoriano e abrogò il calendario giuliano. Vi si decise di modificare il calendario di Pasqua stabilito in modo immutabile da una decisione del primo Concilio Ecumenico. I chierici furono autorizzati a tagliarsi i capelli, l'obbligo di indossare l'abito talare passò nel dimenticatoio, furono auorizzati matrimoni non canonici e il secondo matrimonio dei sacerdoti. Il "Concilio" con queste decisioni violò l'ordine e l'unità che prevalevano all'interno delle chiese autocefale.
Il rafforzamento in Russia della chiesa rinnovazionista detta "vivente" ha contribuito notevolmente al successo della politica perseguita da Melezio. Le riforme moderniste dei rinnovazionisti erano simili a ciò che preconizzava Melezio. Quando divenne patriarca di Alessandria (1926), il sinodo della "chiesa vivente" scrisse a Melezio: "Il nostro santo sinodo manda i suoi migliori auguri e ricorda con gratitudine il sostegno morale che Vostra Beatitudine ci ha dato quando era patriarca di Costantinopoli riconoscendoci come singolo organo legittimo a capo della Chiesa ortodossa russa". I successori di Melezio, Gregorio VII e Costantino VI, rimasero in comunione con la "chiesa vivente", e Gregorio VII arrivò a chiedere al Patriarca Tikhon di abdicare.
Questo patriarca insistette che gli arcivescovi russi Anastasij e Aleksandr, che allora stavano a Costantinopoli, cessassero di agire contro il potere sovietico in Russia e di commemorare il Patriarca Tikhon. Li esortò a riconoscere la legittimità del potere bolscevico. Non essendo stato seguito, ordinò un'inchiesta, sospendendo a divinis i due arcivescovi. Gregorio VII si rivolse al Patriarca Dimitri della Serbia chiedendogli di interdire il Sinodo dei Vescovi russi a Sremski Karlovici. Incontrò un rifiuto dal patriarca serbo.
Nell'estate del 1924 il sinodo rinnovazionista detto "Evdokimov", sostenuto dalla GPU, fece correre la voce che il patriarca di Costantinopoli aveva dimesso il patriarca Tikhon e lo aveva persino sospeso a divinis (Izvestia, n° 124, 1 giugno 1924).
La GPU volle affermare il prestigio di cui gode il patriarca di Costantinopoli per rafforzare i rinnovazionisti e farne il fulcro della chiesa russa. Al tempo stesso, cercava di convincere il patriarca Tikhon a dimettersi. La polizia politica mise in moto tutti i suoi mezzi perché fossero specificamente i rinnovazionisti a sembrare di essere la chiesa legittima agli occhi del patriarca di Costantinopoli. Va tuttavia notato che il patriarca di Costantinopoli, di certo il primo nei dittici, non ha alcun potere sul patriarca in Russia. Il Canone " del secondo Concilio ecumenico proibisce ai vescovi di ingerirsi nella vita di altre diocesi. In ogni caso la GPU, insieme ai rinnovazionisti, contava di servirsi del patriarca di Costantinopoli per sbarazzarsi del patriarca Tikhon.
Il 17 aprile 1924 il sinodo del patriarcato di Costantinopoli decise di inviare una missione in Russia per studiare la situazione della Chiesa. Questa seguì il testo della decisione che Costantinopoli considerava la "chiesa vivente" come l'unica legittima. La GPU sostenne all'interno della chiesa il suo agente, il sacerdote Krasnitskij, e allo stesso tempo cercò di screditare il patriarca Tikhon.
La commissione del Patriarcato di Costantinopoli fu installata il 30 aprile. Il 6 Maggio 1924 Gregorio VII intervenendo a una riunione del Sinodo, chiese al patriarca Tikhon di abbandonare le sue funzioni e di non governare più la Chiesa russa. Il Sinodo incaricò la commissione "di sostenere nel suo lavoro le tendenze all'interno della chiesa che sono fedeli al governo dell'URSS", vale a dire i rinnovazionisti. Il sinodo di Costantinopoli si pronunciava allo stesso tempo per l'abrogazione del patriarcato in Russia.
Tuttavia, le Chiese ortodosse locali non accettarono tutte di sostenere i rinnovazionisti. Una delegazione del patriarcato di Gerusalemme si recò in Russia nel mese di febbraio 1924. Era condotta da Costantino Grigoriardi che si fece un quadro obiettivo della situazione nella Russia sovietica e si pronunciò senza riserve a favore del Patriarca Tikhon, legittimamente eletto. Condannò il rinnovazionismo in quanto tale.
I documenti citati sono conservati negli archivi di Emelian Jaroslavskij (il suo vero nome era Minei Gubelman), presidente della commissione antireligiosa del Comitato Centrale. Il potere sovietico lavorava per aumentare il prestigio dei rinnovazionisti agli occhi dell'opinione mondiale e voleva far credere che esse beneficiassero del sostegno dell'Ortodossia universale.
Il 6 Giugno 1924 Basilio Dimopoulos, rappresentante del patriarcato di Costantinopoli nell'URSS, fece pervenire al patriarca Tikhon gli estratti del verbale della riunione del Sinodo di Costantinopoli. Questo testo chiedeva al patriarca Tikhon di rinunciare alle sue funzioni. Il 18 giugno, come consegue dai messaggi Metropoliti Petr e Serafim, il patriarca Tikhon inviò una lettera a Gregorio VII. In essa sottolineava la non canonicità dell'ingerenza del patriarcato di Costantinopoli nella vita della Chiesa russa. Si dice nella lettera: "Il popolo non è con gli scismatici ma con il suo patriarca ortodosso legittimo. La rinuncia al patriarcato non farebbe altro che il gioco dei rinnovazionisti scismatici".
Dopo aver ricevuto questa lettera di Gregorio VII ruppe ogni contatto con il santo patriarca Tikhon e non comunicò se non con i rinnovazionisti. Sotto l'influenza dei rappresentanti sovietici all'estero altri patriarchi orientali seguirono l'esempio dato da Gregorio VII. I sovietici riuscirono quindi a isolare dal mondo esterno la Chiesa canonica russa, come se questa rappresentasse una minaccia per l'Ortodossia universale. Il patriarcato di Costantinopoli progettò di tenere nel 1925 un Concilio pan-ortodosso. Questa doveva essere un'assemblea dei rinnovazionisti illegittimi. Il 10 giugno 1924 un'assemblea pre-conciliare rinnovazionista si riunì a Mosca e decise di abrogare il patriarcato in quanto tale. Un resoconto dedicato a questo incontro fu stabilito dal regime. Vi si dice: "156 sacerdoti, 83 vescovi, 84 laici hanno preso parte a questa assemblea. 126 agenti segreti della GPU sono stati commissionati a partecipare alla riunione". Vale a dire, quasi il 40% dei partecipanti.
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