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La ROCOR e l'Assemblea dei vescovi

Dal blog di padre John Whiteford

20 Gennaio 2014

C'è stata molta ansia da parte dei commentatori di altre giurisdizioni in merito alla lettera che l'arcivescovo Kyrill ha scritto di recente all'arcivescovo Demetrios, per quanto riguarda il punto di vista della ROCOR su come le cose dovrebbero procedere in un prossimo futuro, per quanto riguarda i piani di unità giurisdizionale in Nord America.

Lasciatemi fare una premessa ai miei commenti dicendo che non ho alcuno scoop interno sulle deliberazioni del Sinodo dei Vescovi della ROCOR, e baso le mie osservazioni solo sulla sensazione che ho avuto parlando di questi temi con altri chierici e laici della Chiesa russa all'Estero. Presento quindi solo il mio punto di vista personale.

Prima di tutto, il mio parere su uno dei punti principali di questa lettera è che sembra sostenere che nella "diaspora", cioè in quelle parti del mondo dove non c'è una Chiesa autocefala o autonoma riconosciuta e istituita, la presenza di molteplici giurisdizioni non è una violazione canonica in sé e per sé. Si tratta di una situazione anomala, ma non è il risultato di alcuna mancanza di rispetto o violazione dei canoni. La Chiesa russa respinge l'idea che il Canone 28 di Calcedonia abbia dato il Patriarca Ecumenico la giurisdizione su tutto il territorio non reclamato nel mondo... che è una interpretazione ridicola, dato il fatto che Costantinopoli era allora la seconda sede tra uguali, e nessuno ha mai suggerito che Roma, per esempio, abbia avuto bisogno di ottenere il permesso del Patriarca Ecumenico per evangelizzare i tedeschi o gli scandinavi. Nella storia della Chiesa, ci sono sempre state missioni quando una Chiesa locale era in grado di raggiungere una nuova area, e quindi lo ha fatto, senza chiedere il permesso a chiunque altro. Finché non si stabilivano parrocchie o diocesi, entro i confini di un'altra Chiesa locale, non vi era alcuna violazione canonica. E come dato di fatto, dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai turchi, quasi tutta l'opera missionaria della Chiesa è stata fatta dalla Chiesa russa... non perché questa avesse o sostenesse di avere prerogative speciali, ma semplicemente perché era in grado di farlo, e quindi lo ha fatto.

In secondo luogo, penso che ci sia una quantità di problemi che non sono probabilmente dichiarati in pubblico, perché sarebbe considerato un gesto accusatorio se la ROCOR lo facesse, ma che tuttavia suscitano gravi preoccupazioni. Per esempio, quando i fedeli della ROCOR si affacciano sul paesaggio dell'Ortodossia americana, e vedono giurisdizioni che hanno laici in regola con la loro chiesa, e persino membri del clero, che sostengono apertamente il matrimonio gay, e proclamiamo che le relazioni omosessuali monogame non sono peccaminose, questo è un motivo di grande preoccupazione. Naturalmente nessuna giurisdizione ha approvato ufficialmente tali idee, ma il fatto che esse siano tollerate è affermato dagli stessi rispettivi vescovi e giurisdizioni. Vediamo anche giurisdizioni che hanno prominenti rappresentanti del clero e dei laici che sostengono vari gradi di ecumenismo che sono ripugnanti per la fede ortodossa. Vediamo anche anomalie liturgiche che sono diventate normali in molte giurisdizioni, così come una mancanza di preoccupazione per le norme fondamentali dell'ortoprassi. Quanto possano essere seri questi problemi in qualsiasi giurisdizione è qualcosa che è aperto al dibattito, ma è semplicemente un dato di fatto che si tratta di questioni che preoccupano i fedeli della ROCOR.

Inoltre, quando guardiamo la forma che molto probabilmente avrebbe una simile giurisdizione unificata, abbiamo motivi di preoccuparci. Date le attuali pretese di autorità del Patriarcato Ecumenico – che rivendicano un livello neo-papale di autorità, e prerogative che minacciano l'integrità di ogni Chiesa ortodossa locale (come l'affermazione di poter rescindere unilateralmente il riconoscimento passato di un'autocefalia *), e dato che la più probabile soluzione per una Chiesa unita in America sarebbe un'autonomia, ma sotto il Patriarcato Ecumenico, la prospettiva di ritrovarci sotto quest'autorità non è qualcosa che arrivi senza grandi preoccupazioni. Anche se la Chiesa americana dovesse essere stabilita come autocefala dall'inizio, la preoccupazione sarebbe che questo potrebbe essere revocato a volontà, da parte del Patriarcato Ecumenico.

Alcuni hanno risposto a tali preoccupazioni dicendo che la ROCOR dovrebbe unirsi al coro, e prestare il suo aiuto e la sua influenza per risolvere questi problemi, ma il problema di questo punto di vista è che la ROCOR è di gran lunga più piccola delle altre principali giurisdizioni, e quindi non è probabile che abbia una grande influenza in tali circostanze. Inoltre, credo che San Giovanni Crisostomo una volta abbia sottolineato che è molto più probabile che una persona sana che stia vicino a una persona malata si prenda la malattia del malato, piuttosto che il malato si prenda la salute del sano. Questo non vuol dire che la ROCOR non abbia problemi – ne abbiamo certamente. Tuttavia, come stanno le cose adesso, preferisco i problemi che abbiamo rispetto ai problemi che vedo in alcune delle altre giurisdizioni in questo momento, e anche se sostengo una più stretta cooperazione e una maggiore interazione con le altre giurisdizioni, penso che non dovremmo avere troppa fretta di cambiare le cose insieme, e che nel frattempo dovremmo tutti lavorare sulle nostre carenze, al fine di rendere l'unità non solo più probabile, ma anche più produttiva, e spiritualmente benefica.

Un'altra cosa che si deve capire riguardo alla lettera dell'Arcivescovo Kyrill, è che non ha detto "l'unità completa... mai". In sostanza ha detto "l'unità completa... non così in fretta". Un altro ambito di preoccupazione espressa è che ogni giurisdizione ha le proprie tradizioni liturgiche e di pietà, e fare qualsiasi cosa che si tradurrebbe in una omogeneizzazione forzata di pratica liturgica e di pietà, sarebbe molto dannoso per il nostro gregge.

Inoltre, molte delle risposte alla lettera dell'Arcivescovo Kyrill che ho visto, hanno sostenuto che la lettera rappresenta un etnocentrismo russo. Tuttavia, l'arcivescovo Kyrill ha espresso preoccupazioni per cose che sono "una questione di grave pericolo spirituale per le anime di tutto il nostro gregge in queste terre, che sia etnicamente di retaggio russo oppure no..." E parlando da non russo, condivido queste preoccupazioni. L'idea che la ROCOR sia un'enclave unicamente russa è smentita dalle numerose parrocchie, come la mio, che celebrano interamente in inglese, e hanno solo una minoranza di parrocchiani etnicamente russi (la mia parrocchia, per quanto riguarda gli adulti, è formata per circa metà da convertiti e per metà da ortodossi etnici, e questi ultimi sono un buon mix di arabi, russi, greci, polacchi e serbi, e pure i convertiti sono abbastanza diversi).

Qui ci sono alcune cose che penso potrebbero facilitare l'unità ortodossa in America del Nord:

1. Ovviamente, il problema dei laici e del clero che promuovono programmi anti-ortodossi deve essere preso sul serio. Se tali giurisdizioni vogliono l'unità, devono vedere queste cose come minacce per l'unità, e devono affrontare con decisione e pubblicamente quegli individui.

2. Dal momento che è probabile che il Patriarcato Ecumenico abbia un grande ruolo nell'unità in Nord America, ha bisogno di bloccare la retorica neo-papista, e di rinunciare alla nozione che possa rescindere unilateralmente qualsiasi stato autocefalo di una Chiesa locale... perché se non lo fa, vuol dire davvero che qualsiasi accordo raggiunto sulla natura e lo stato di una Chiesa ortodossa unita in America non varrebbe la carta su cui è scritto. Un'altra cosa che potrebbe aiutare, a mio parere, sarebbe che il Patriarcato Ecumenico trasferisca il centro delle sue operazioni al Monte Athos, così come il Patriarcato di Antiochia si è trasferito a Damasco. Se avessimo un futuro patriarca ecumenico che sia un rispettato anziano dell'Athos, non credo che alcun pio membro di qualsiasi giurisdizione avrà alcuna difficoltà ad affidarsi alla sua autorità. Essere sotto un primate che deve essere approvato dal governo turco non è qualcosa che i fedeli della ROCOR vogliano vedere.

3. Poiché vi è una diversità di tradizioni liturgiche in Nord America, dovranno essere date alcune garanzie che possano salvaguardare le parrocchie locali dall'avere un vescovo proveniente un'altra tradizione liturgica, che arriva come uno sceriffo a farle conformare alla sua tradizione di preferenza. Un modo potrebbe essere quello di mettere semplicemente una tale garanzia negli statuti della Chiesa, rendendola immutabile da qualsiasi soggetto che non sia una schiacciante maggioranza delle parrocchie. Ci potrebbero essere anche commissioni per ogni tradizione liturgica, incaricate di sorvegliare le pubblicazioni liturgiche, e di affrontare questioni di natura puramente liturgica nel caso in cui sorga qualche polemica.

Sono a favore di un'unità in America, in circostanze sane. Dobbiamo pregare che questa si realizzi, ma se l'unità ortodossa americana significa che i sostenitori del matrimonio gay avranno libero sfogo, e le anomalie liturgiche diventeranno la norma, allora io prego che le divisioni giurisdizionali in America continino fino al ritorno di Cristo. Tuttavia , se tutti cerchiamo di abbracciare la Tradizione della Chiesa, e di rimanere fedeli alle nostre dottrine, l'unità avverrà in un modo o nell'altro, perché l'unità reale viene naturalmente da un'unità di fede.

Post scriptum. Una cosa che vorrei aggiungere è che la maggior parte del clero di altre giurisdizioni ortodosse da me incontrato è composta di uomini pii e impegnati, e quindi non voglio che nessuno pensi che io non tenga in grande stima un gran numero di sacerdoti e laici provenienti da altre giurisdizioni. Se ogni giurisdizione emulasse i migliori esempi del clero e dei laici presenti al proprio interno, avremmo unità in tempi molto brevi.

* "Questo triplice primato si traduce in privilegi specifici, come il diritto di appello e il diritto di concedere o rimuovere l'autocefalia (per esempio , le arcidiocesi-patriarcati di Ocrida, Pec e Trnovo, ecc) , un privilegio che il Patriarca ecumenico ha esercitato anche in decisioni non convalidate dalle decisioni dei Concili ecumenici, come nel caso dei patriarcati moderne, il primo delle quali è quello di Mosca" (metropolita Elpidoforo di Bursa, Primus sine paribus). Va notato che il Patriarcato Ecumenico ha di fatto minacciato recentemente di rimuovere l'autocefalia della Chiesa ortodossa slovacca, a causa di qualche affronto percepito, nonostante il fatto che sia stato il Patriarcato di Mosca ad averle concesso l'autocefalia.

* * *

Fine delle assemblee pan-ortodosse: Ora è il momento di iniziare seriamente

Dal blog del sito Orthodox England

23 gennaio 2014

La notizia che il Patriarcato di Antiochia ha ritirato la sua partecipazione alle cosiddette "assemblee episcopali pan-ortodosse" (da tradurre nel nostro linguaggio semplice come 'incontri episcopali inter-ortodossi') non è sorprendente. Stufo del pesante imperialismo greco, se n'è andato. È ironico, poiché alcuni convertiti antiocheni, in modo piuttosto irrealistico, hanno visto tre o quattro anni fa queste assemblee come panacee (bisogna ammetterlo, rimedi a malattie in gran parte inesistenti). Questo evento era fin troppo prevedibile dato il modo in cui il Patriarcato di Costantinopoli ha avocato a sé ogni parte nelle cosiddetti 'assemblee', 'presiedendole' e ​​proclamando decreti, e anche dando alle riunioni il nome 'pan-ortodosse' – antica, e non così antica, definizione di 'pan-elleniche'. Forse l'unica sorpresa è che la prima ad andarsene sia stata Antiochia.

Il ritiro non è sorprendente , dal momento che gli altri cinque gruppi - i bulgari, i russi (entrambe le parti) e i serbi ( e probabilmente i romeni e i georgiani) si sentono sulla stessa linea. Come ha detto un commentatore negli Stati Uniti, nella sua recente e cortese lettera all'assemblea di Nord e Centro America, la Chiesa russa all'Estero ha reagito con uno scacciamosche al problema del filetismo di Costantinopoli, Antiochia ha usato un martello. Probabilmente tutti (tranne Costantinopoli) si sentono ora sollevati, dato che l'ascesso è stato forato. Tuttavia, questo non significa che il processo sia finito. Tutto ciò che significa è che si è concluso il primitivo e rozzo tentativo di inglobare la diaspora ortodossa da parte dell'imperialismo ellenista sostenuto dagli Stati Uniti. Ora che questo è passato, possiamo fare un serio tentativo di organizzare la diaspora su una base ortodossa, e non papista.

Che cosa abbiamo imparato? In primo luogo, abbiamo imparato che nessuna Chiesa locale deve tentare di monopolizzare la diaspora. L'imperialismo, per quanto possa essere rivestito di termini pseudo-teologici, di fatto filosofici, non fa parte della Chiesa. Questo può sembrare ovvio – ma per alcuni sembra essere una rivelazione sorprendente. In secondo luogo, vorremmo suggerire che tutti gli incontri inter-ortodossi siano presieduti da una Chiesa diversa, a turno. In terzo luogo, vorremmo suggerire che i vescovi e i comitati si riuniscano solo una volta all'anno – altrimenti si rischia di trasformare le riunioni in semplici occasioni vuote di chiacchiere e di fotografie.

Infine, vorremmo suggerire che i vescovi dovrebbero incoraggiare la base a lavorare insieme; l'unità nella Chiesa non sarà fondata dall'alto ma dal basso, proprio come suggerisce la parola 'fondare'. Questo, come il resto di ciò che abbiamo detto, non è altro che cose ovvie, ovvie anche per l'ultimo dei nostri parrocchiani. Purtroppo, l'ideologia non prende mai in considerazione l'ultimo dei nostri parrocchiani o le cose ovvie. Pertanto, suggeriamo di buttare fuori dalla finestra tutte le ideologie e di ricominciare da capo, con incontri inter-ortodossi di vescovi, e dimenticare le pretenziose "assemblee episcopali" del passato e tutto il loro gergo filosofico su 'essere e comunione', e ​​parlare invece della vita in Cristo.

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