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  La tassazione delle anime, o sulle stazioni di pedaggio

dal blog Mystagogy, giovedì 10 ottobre 2013

di sua Eminenza il metropolita Hierotheos di Nafpaktos e Agiou Vlasiou

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Dal libro Life After Death, trad. di Esther Williams (Levadia, Grecia: Monastero della Natività della Theotokos, 1995), pp 62-80.

In relazione a quanto sopra è l'insegnamento sia della Sacra Scrittura sia dei santi Padri sulla tassazione delle anime. A questo punto esamineremo a fondo l'argomento, in quanto ha attinenza con il terribile mistero della morte. Troviamo questo tema in tutta la tradizione biblico-patristica, e corrisponde a una realtà che abbiamo bisogno di guardare al fine di prepararci per la terribile ora della morte. Quello che segue è scritto non per suscitare ansia, ma per richiedere il pentimento, che ha la gioia come il suo risultato. Infatti chi ha il dono dello Spirito Santo ed è unito con Cristo evita la terribile presenza e l'attività dei demoni delle stazioni di pedaggio.

Secondo l'insegnamento dei Padri della Chiesa, l'anima alla sua partenza dal corpo, così come quando si appresta a lasciarlo, avverte la presenza dei demoni che sono chiamati demoni doganieri, ed è presa dalla paura di dover passare attraverso le stazioni di pedaggio.

Naturalmente dobbiamo dire fin dall'inizio che i demoni doganieri non hanno alcuna sovranità sui giusti, su coloro che si sono uniti con Cristo. I giusti non solo non passeranno attraverso le "stazioni di pedaggio", ma potranno anche non averne paura. Vedremo meglio tutto questo quando ci confronteremo con l'insegnamento dei Padri. La caratterizzazione del passaggio dell'anima attraverso i demoni le dogane è tratta dai pubblicani di quel tempo. Possiamo guardare brevemente questo tema, al fine di capire perché i Padri caratterizzano il passaggio dell'anima attraverso i demoni e le dogane.

Nei tempi antichi il nome di esattori delle tasse era dato a coloro che acquistavano le tasse pubbliche da parte dello Stato e poi le raccoglievano dal popolo " [1]. Gli esattori delle tasse erano divisi in due classi. La prima classe comprende il cosiddetto "pubblicani ('confiscatori') o collettori di decime", che erano la classe più ricca e la forza di autorità, e la secondo comprendeva gli "esattori delle tasse". I pubblicani erano gli raccoglitori pubblici generali, che avevano acquistato le imposte dallo Stato, mentre gli esattori erano i loro servi stipendiati, che raccoglievano le tasse dal popolo e le davano ai pubblicani.

Gli esattori erano ingiusti perché raccoglievano tasse più grandi di quanto non si dovesse pagare ai loro padroni. Questo è il motivo per cui avevano una pessima reputazione nelle comunità antiche. Platone diceva che gli esattori erano oppressivi, non tanto quando raccoglievano i dazi da importi visibili, "ma quando, nella ricerca di ciò che era stato nascosto, si immischiavano negli affari e nelle proprietà di altre persone". Perciò, quando a Teocrito fu chiesto quali fossero le bestie più feroci, egli rispose: "in montagna, orsi e leoni, e nelle città, pubblicani e sicofanti".

Gli esattori delle tasse, nel loro sforzo di raccogliere quante più tasse potevano, e soprattutto di non lasciar scappare alcune persone che non potevano accettare tasse, studiavano diversi metodi: tendevano agguati in strade strette e bloccavano i passanti, costringendoli a dare quello che dovevano. Era molto sgradevole e odioso per la gente di quel tempo.

È proprio questa immagine familiare e odiosa che i Padri utilizzavano al fine di dare al popolo di quel tempo la comprensione del mistero terribile della morte e delle cose terribili che si sviluppano quando l'anima è in fase di preparazione per la partenza, soprattutto quando sta lasciando il corpo. San Macario d'Egitto diceva espressamente: "Come gli esattori siedono nelle strade strette per cogliere i passanti e gli oppressi, così anche i demoni guardano con attenzione per afferrare le anime. E quando queste escono fuori dal corpo, se non sono completamente purificate, non sono autorizzate a salire nei palazzi del Cielo a incontrare il loro Maestro. Sono infatti guidate dai demoni dell'aria". [2]

L'immagine degli esattori appartiene certamente alla realtà di quel tempo. Ma l'insegnamento che i demoni cercano di cogliere l'anima di un uomo alla sua partenza è citato in molti testi della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa. Abbiamo già visto che dopo la morte le anime dei giusti sono ricevute dagli angeli e le anime dei peccatori e degli impenitenti sono ricevute dai demoni. Con la malizia che tutti i demoni hanno contro gli uomini, vorrebbero dominare tutti e averli in loro potere per sempre. Ma non possono avere autorità sopra i giusti.

Un passo fondamentale che i Padri della Chiesa interpretano come riferimento ai demoni doganieri è ciò che Cristo ha detto poco prima della sua passione: "il principe di questo mondo è in arrivo, e non ha alcun potere su di me" (Giovanni 14:30). Il principe di questo mondo è il diavolo. Egli è chiamato il principe del mondo non perché è davvero il sovrano e l'autorità finale in tutto il mondo, ma perché domina il mondo degli ingiusti. Cristo dichiara che il diavolo non ha alcuna autorità su di lui. Egli certamente si riferisce qui al diavolo e alla morte.

San Paolo, riferendosi a chi è spiritualmente morto per essere stato privato ​​della grazia di Dio, scrive: "Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli "(Ef 2, 1-2). Questo passo indica che gli uomini sono indeboliti a causa dei peccati e dell'opera del diavolo.

Allo stesso modo il diavolo è caratterizzato come il principe della potenza dell'aria, perché è nell'atmosfera e muove costantemente guerra contro gli uomini. È proprio questa immagine che i Padri hanno in vista, dicendo che quando l'anima lascia il corpo e passa attraverso l'aria verso il cielo, incontra il dominatore dell'aria. Il passo menziona anche che questo sovrano sta lavorando ora anche negli uomini ribelli.

Ci sono molti passi del Vecchio Testamento che i Padri usano per indicare quello che viene chiamato il pagamento delle anime nelle stazioni di pedaggio. Vorrei menzionarne due. Uno viene da un salmo di Davide, in cui il re profeta parla a Dio e dice: "O Signore, mio ​​Dio, in te ho posto la mia fiducia; salvami da tutti coloro che mi perseguitano, e liberami, perché non mi facciano a pezzi come un leone e mi lacerino, senza che ci sia nessuno a salvarmi "(Salmo 7:1-2). L'altro passo è nel libro del profeta Geremia, dove si dice: "sembrava esserci un fuoco che bruciava nelle mie ossa; ero stanco e non potevo sopportare, perché sentivo che molti si prendevano gioco di me da ogni parte" (Ger 20:9-10).

Ora che abbiamo citato i passi più elementari interpretati dai Padri, andremo al loro insegnamento sui "pedaggi" delle anime. Per prima cosa confronteremo il loro insegnamento circa i pedaggi e quindi parleremo dell'interpretazione mistica di questa condizione. Come si vedrà più chiaramente in seguito, le anime dei giusti non sono nella paura, dal momento che hanno la grazia di Dio, e i demoni non hanno alcun potere su di loro. Le anime degli impenitenti sono nell'angoscia, essendo soggette all'influenza dei demoni così come all'azione delle passioni. Ci sono demoni, ma il pagamento dei pedaggi significa anche l'azione delle passioni. Non dobbiamo mai dimenticare questo punto, perché non esserne a conoscenza crea false concezioni. Il lettore di questo capitolo deve essere particolarmente attento a studiare la dottrina patristica.

San Basilio il Grande, interpretando il passo dai Salmi: "salvami da tutti coloro che mi perseguitano, e liberami, perché non mi facciano a pezzi come un leone" (Salmo 7, 2-3), dice che gli uomini coraggiosi che hanno lottato tutta la vita contro il nemico invisibile, verso la fine della loro vita, "saranno cercati dal sovrano del mondo", per tenerli in cattività se sono trovati con ferite o stigmate o impronte di peccati. Ma se si trovano illesi e senza macchia, allora "poiché sono invincibili e liberi, Cristo darà loro riposo". Perciò colui che è sotto il potere della morte, poiché sa che "Uno è Colui che salva, uno è colui che redime", grida a Cristo Salvatore: "liberami nel tempo della ricerca, perché la mia anima non si a dilaniata come da un leone". E Cristo, poiché era senza peccato, ha detto: "il principe di questo mondo è in arrivo, e non ha alcun potere su di me"; per l'uomo, tuttavia, è sufficiente dire che il sovrano del mondo sta arrivando e lui avrà "poche e piccole cose in sé" [3].

L'ora della morte è terribile, perché allora la persona ricorda i suoi peccati, ma anche perché vede cose spaventose. San Giovanni Crisostomo testimonia che ci sono molti uomini che raccontano terribili visioni, che chi sta trapassando non può respingere. Sono così terribili che "il suo stesso letto si scuote violentemente, ed egli guarda con paura ai passanti".

Vale a dire, il suo stesso corpo è scosso dalla paura della sua anima, e fa molti movimenti disturbati. San Giovanni Crisostomo aggiunge che, se siamo spaventati dalla vista di uomini terribili, quanto più spaventati saremo quando alla partenza della nostra anima dal corpo vedremo "angeli e poteri severi che ci minacciano". L'anima che si separa dal corpo si lamenta inutilmente, invano [4].

San Simeone il Nuovo Teologo ne parla, sottolineando soprattutto che colui che ha la luce di Dio conquista i demoni che gli vengono vicino, perché i demoni sono bruciati dalla luce divina. È così anche ora, per quanto la persona è nella visione di Dio ed è rivestita di luce divina. E lo è molto di più quando l'anima di una persona sta lasciando il suo corpo. San Simeone dice che il cristiano non ha alcun beneficio dalla lotta spirituale che sta attraversando, se il diavolo non è infiammato dalla Luce di Dio. E questo significa che l'essenza e lo scopo della vita spirituale è di essere uniti con la Luce. San Simeone scrive:

"Se il principe delle tenebre, quando arriva, non vede la tua gloria che mi accompagna e non è del tutto confuso, lui, la tenebra, consumata dalla tua luce inaccessibile - e se tutte le potenze ostili con lui non fuggono nel vedere il marchio del tuo sigillo, mentre io passo attraverso a loro, perfettamente intrepido, confidando nella tua grazia, mi avvicino a te e mi inchino, a che cosa serve ciò che sta succedendo in me adesso? " [5].

I demoni che vogliono prendere l'anima di una persona, anche all'ultimo momento sono caratterizzati da san Diadoco di Foticea come governanti del tartaro, vale a dire, capi dell'ade. Una persona che ama Dio non sarà nel timore, perché l'amore scaccia la paura, e questi terrà liberamente a distanza "i governanti del tartaro". L'anima di un uomo che gioisce nell'amore di Dio, nell'ora della morte, "viene sollevata con gli angeli della pace al di sopra di tutte le schiere delle tenebre". [6]

Così i santi Padri non sono soddisfatti solo di sottolineare l'esistenza dei demoni e la loro rabbia aggressiva contro gli uomini, ma sottolineano inoltre il modo in cui siamo in grado di sfuggire alle loro minacce. Confessando completamente i propri peccati una persona viene liberata dalla viltà e paura, riempita dell'amore di Cristo, e così è liberata dai mali dei demoni. Il diavolo non ha alcun potere su di lei.

Abba Isaia chiama i demoni che si avvicinano all'anima quando questa lascia il corpo "governanti delle tenebre" e "governanti del male". Egli insegna che quando l'anima di un uomo lascia il suo corpo, gli angeli viaggiano con lei. Ma poi anche le potenze delle tenebre le vanno incontro per dominarla. In quel momento gli angeli non combattono con i demoni, ma circondano la persona con una parete di buone azioni che questa ha fatto. Quando la persona ha conquistato i demoni a causa delle buone azioni che ha fatto nella sua vita, allora "gli Angeli si rallegreranno con lei quando la vedono, liberata dalle potenze delle tenebre". Ecco perché Abba Isaia ci esorta ad amare la pace, ad avere amore verso gli uomini, a pensare a Dio e alla sua giustizia, a ignorare le necessità del mondo e il suo onore, e così via. [7]

I Detti dei Padri del Deserto contengono l'insegnamento dell'arcivescovo Teofilo sul tema che stiamo trattando. Egli dice che, al momento del trapasso, si svolge un caso giudiziario tra gli angeli e i demoni. I demoni presentano "tutti i peccati commessi deliberatamente o per ignoranza, dalla nascita a questa ultima ora", e fanno accuse contro la persona. Allo stesso modo gli angeli portano le buone azioni che l'anima della persona ha fatto in particolare. Allora l'anima sotto il giudizio è in grande paura. Se i demoni vincono, sente le parole: "Portate via l'anima empia, perché non possa vedere la gloria di Dio". Ma se esce vittoriosa e le viene data la libertà, i demoni vengono svergognati e gli angeli ricevono l'anima e la guidano "in quella indicibile gioia e gloria". [8]

Troviamo questi punti di vista in molti testi patristici. Esichio il sacerdote prega che, quando il sovrano delle tenebre arriverà, egli possa trovare i nostri misfatti poco numerosi e piccoli. [9] Egli insegna che quando l'anima ha Cristo con essa, "Egli la vendicherà prontamente". [10]

Allo stesso modo san Teognosto dice che l'anima giusta sale al cielo, andando in pace "a incontrare l'angelo radioso e gioioso che viene giù per viaggiare con lei senza ostacoli attraverso l'aria, totalmente indenne dagli spiriti maligni". [11]

I santi Padri insegnano tutte queste cose non dalla loro immaginazione, ma da esperienze illuminanti. A volte altri santi uomini hanno rivelato loro queste cose, e altre volte essi stessi, illuminati da Dio, hanno avuto tali esperienze spaventose.

Antonio il Grande una volta raggiunse il punto di vedere personalmente queste cose terribili. Nella sua cella andò in estasi e poi si vide andare fuori del suo corpo e camminare nell'aria, ovviamente guidato da angeli. Alcuni demoni amari e terribili impedivano loro di ascendere al cielo e cercavano un motivo per accusarlo. Poi quelli che guidavano Antonio il Grande combatterono con i terribili demoni, dicendo che Dio gli aveva perdonato tutte le sue opere dalla sua nascita e che lo dovevano accusare solo di ciò che aveva fatto dal momento in cui era divenuto monaco". Poi, quando lo ebbero accusato senza dimostrare che aveva torto, il suo cammino divenne libero e senza ostacoli". [12]

In una storia terribile di Antonio il Grande si racconta quanto segue: Durante la notte una voce lo risvegliò e lo invitò a uscire dalla sua cella e a guardare. Poi in realtà vide qualcuno "alto, senza forma corporea e terribile", che era il diavolo, dritto in piedi con le mani alzate, impedendo ad alcuni di salire, mantenendoli nella sua presa, e digrignando i denti verso altri perché fuggiti sono stati di ascendere al cielo. Fu rivelato ad Antonio il Grande che questo terribile spettacolo era "il passaggio delle anime". [13]

San Giovanni Climaco descrive uno spettacolo terribile visto dall'eremita Stefano, che era un asceta sul monte Sinai, vicino alla grotta del profeta Elia. Il giorno prima della sua morte, mentre i suoi occhi erano aperti, andò in estasi e cominciò a guardare a destra e a sinistra del suo letto. I presenti lo sentirono rispondere come se fosse sotto interrogatorio. Qualche volta ha detto: "Certo che è vero. È per questo che ho ​​digiunato per tanti anni". O ancora: "Sì, è corretto, ma ho pianto e ho servito i miei fratelli". O ancora: "No. Mi stai accusando falsamente". O talvolta: "Giustissimo. No, non ho scuse. Ma Dio è misericordioso". E san Giovanni Climaco aggiunge che "questo interrogatorio invisibile e implacabile era uno spettacolo davvero terribile e spaventoso". Peggio di tutto era il fatto che era accusato di cose che non aveva fatto " [14].

Da quello che abbiamo citato, sembra che tutta la tradizione della Chiesa parla della esistenza dei demoni doganieri, degli spiriti nell'aria, che combattono un uomo con odio e malvagità non solo in tutta la sua vita, ma soprattutto prima e dopo la partenza della sua anima dal corpo.

Nella tradizione della Chiesa, tuttavia, si vede chiaramente che i demoni non hanno padronanza sopra gli uomini di Dio, perché coloro che si sono rivestiti di Dio non passano attraverso un tale martirio. Se il padrone del mondo non ha potere su Cristo, questo è vero anche per quegli uomini che sono uniti a lui. Questo è il motivo per cui i Padri consigliano di vivere all'interno della Chiesa, con il pentimento, la confessione e le opere spirituali, di vivere e morire nella Chiesa con la fede ortodossa e le preghiere dei nostri Padri, in modo che il sovrano delle tenebre e gli spiriti del male non possano avere potere su di noi.

In ogni caso è un fatto che durante la partenza dell'anima dal corpo si svolge una grande battaglia, soprattutto nelle persone che hanno insufficiente purificazione. La cosa terribile è che molte persone nel nostro tempo muoiono senza essere consapevoli del momento sconvolgente della morte. Vale a dire, le malattie del nostro tempo, così come la potente cultura farmaceutica, distorcono la costituzione psicosomatica dell'uomo e gli rendono difficile passare queste ore cruciali con conveniente attenzione, timore di Dio e preghiera. Naturalmente le medicine ci aiutano davvero a non sentire il dolore delle nostre malattie, ma alterano anche tutta la nostra costituzione psico-somatica; non ci permettono di realizzare quello che sta succedendo e di cercare la misericordia di Dio.

Queste ore sono molto cruciali. Questo è il motivo per cui tutti coloro che temono Dio e hanno una conoscenza spirituale dei momenti cruciali pregano di essere resi consapevoli degli eventi di quel tempo. Si tratta di una vera e propria opportunità per la persona di pentirsi di tutto ciò che ha commesso, di cercare la misericordia di Dio. Essere vigile in quell'ora spaventosa è l'opera più importante. Ecco perché la Chiesa prega che Dio ci liberi dalla "morte improvvisa".

Ma dobbiamo guardare l'esistenza delle stazioni di pedaggio da due lati. Un lato è la malizia dei demoni e l'altro è l'esistenza delle passioni. Nella dottrina patristica troviamo che c'è anche un'altra interpretazione delle stazioni di pedaggio. Senza, ovviamente, trascurare l'insegnamento sull'esistenza dei governanti delle tenebre e degli spiriti del male, vorrei che anche noi a questo punto rivolgessimo la nostra attenzione alla dottrina mistica dei Padri della Chiesa sulle stazioni di pedaggio.

Abbiamo anche detto prima che quando l'anima di una persona è in procinto di lasciare il corpo, le ritorna la memoria dei peccati che ha commesso nella sua vita. È uno stato veramente intollerabile. San Giovanni Crisostomo ne parla. Egli dice che l'ultimo giorno della vita biologica di una persona "i peccati le contorcono l'anima ", la sconvolgono. Questo si riferisce alle passioni che "si muovono da sotto al cuore". [15] Le passioni cercano soddisfazione, ma la persona non è in grado di rispondere. Si tratta di uno stato terribile.

Questo insaziabile desiderio dell'anima è intensificato ancor di più quando l'anima è separata dal corpo. San Gregorio di Nissa attribuisce questo tipo di interpretazione a sua sorella Macrina. Egli dice che, come accade con le persone che sono rimaste in luoghi sporchi per un lungo periodo di tempo, che non perdono l'odiosità della sporcizia, anche se vivono in seguito all'aria pulita, lo stesso accade per l' anima, quando esce dal corpo. Gli amanti della carne, anche se si sono rivolti alla vita incorporea e raffinata, non sono in grado di liberarsi dall'odore carnale. Proprio allora l'anima diventa più materializzata e tal modo "sono in grande difficoltà". San Gregorio aggiunge che se è vero quello che dicono alcune persone, che le forme indistinte dei defunti sono vista in prossimità delle tombe, questa è un'indicazione che l'anima non vuole essere separata dalla vita della carne, anche dopo che ha lasciato il corpo. La parabola del ricco e Lazzaro, in cui il ricco, trovandosi nell'ade, sembra pensare ai suoi parenti, indica che le anime degli amanti della carne davvero non possono allontanarsi dalle passioni che costituiscono la vita carnale [16].

Sappiamo dalla tradizione ortodossa che ci sono passioni del corpo e passioni dell'anima. Poiché vi è unità tra anima e corpo, vi è anche una relazione tra le passioni dell'anima e quelle del corpo. Le passioni dell'anima operano attraverso i sensi corporei. Quando l'anima è liberata dal corpo, non può soddisfare le sue passioni. Le passioni insoddisfatte producono un dolore intollerabile e una condizione soffocante per l'anima. Questo è il vero inferno e una sofferenza terribile. Per questo motivo i santi Padri ci consigliano di purificare le nostre anime dalle passioni, mentre siamo in questa vita, in modo che l' anima possa essere rilasciata e liberata dopo la sua partenza. Deve essere soddisfatta e attratta da Dio stesso.

C'è anche un altro problema per l'anima dopo la sua partenza dal corpo. San Gregorio di Nissa insegna che tutto in natura è attratto da ciò che è simile, dai suoi parenti. Così anche l'anima è attratta verso il divino ed è legata ad esso, dal momento che l'uomo è legato a Dio e contiene in sé le copie dell'archetipo. Dopo aver lasciato il corpo, l'anima è leggera, senza alcun dolore fisico, e quindi le è facile e piacevole procedere verso ciò che l'attrae, verso Dio. Ma se l'anima è bloccata da abitudini materiali e dai chiodi delle passioni, allora subisce sofferenze nel modo che subisce il corpo durante i terremoti, quando non è soltanto schiacciato dal peso della terra ma può anche essere ferito da vari oggetti appuntiti che sono nella terra. [17]

È proprio questo che costituisce il tormento dell'anima. Essa sperimenta una terribile biforcazione, potremmo dire. Da un lato, vuole ascendere verso Dio e unirsi a lui, dal momento che è la sua immagine. D'altra parte essa è impedita dalle passioni che la mettono alla prova, la pressano e la tormentano. E questo punto di vista è una parte dell'interpretazione dei santi Padri riguardante le stazioni di pedaggio.

Il tormento di un'anima che si separa dal corpo è descritto in un modo meraviglioso e realistico da Abba Doroteo. Egli dice che in questa vita l'anima è confortata attraverso le distrazioni delle passioni. Può provare grande tristezza e un dolore terribile, ma per mezzo del corpo e le passioni può sentirsi confortata e alleviata nel suo dolore. In un tale stato malinconico e spaventoso la persona "si nutre, beve, dorme, si incontra e si associa con gli amici", vale a dire che è intrattenuta da persone a lei care. Così è consolata in parte e può dimenticare più facilmente il problema più profondo che la preoccupa. Ma quando l'anima lascia il corpo, "è sola con le proprie passioni e, in breve, è sempre tormentata da loro". A questo punto l'anima è in fiamme per il fastidio delle passioni, viene distratta da loro e non può essere consapevole di Dio. Questa è una vera tragedia, perché in questo momento, in cui non c'è nemmeno il corpo, non può sentire neanche il minimo conforto.

In ciò che segue Abba Doroteo offre un esempio sorprendente. Supponiamo che qualcuno sia rinchiuso in una cella buia, senza cibo o bevande per tre giorni, senza dormire o incontrare qualcuno, o salmodiare, o pregare, o pensare in alcun modo a Dio. Allora saprebbe sapere "che cosa gli fanno le passioni". In realtà in una situazione del genere l'anima e tutto l'uomo sono infuriati. Siamo certi di questo da varie persone che sperimentano l'agonia dei luoghi di tortura e una spaventosa prigionia. Se è così, anche quando l'anima è legata al corpo, quanto più lo è quando ha lasciato il corpo ed è isolata con le sue passioni.

Abba Doroteo fa anche uso dell'immagine del malato con una febbre che brucia. Questo naturalmente crea pure molti altri problemi, soprattutto se la persona è fisicamente malinconica e di cattivo umore. La stessa cosa accade con l'anima carica di passioni. "Il conflitto derivante dalle proprie cattive abitudini la punisce tutto il tempo, lasciandole la memoria sempre amareggiata, mentre i borbottii delle sue passioni emergono emergenti, bruciandola e infuriandola sempre". Se si aggiunge a questo tormento e sofferenza dell'anima i terribili luoghi dell'Inferno e i demoni e il fuoco e il buio, e così via, allora si può capire la sofferenza e tormento dell'anima dopo la sua dipartita e il suo soggiorno nell'ade e nell'inferno".

Le cose che abbiamo detto finora mostrano solo ciò di cui si parla nei testi patristici a proposito delle stazioni di pedaggio. Da un lato, vi sono le passioni dell'anima, che, a causa della non- esistenza del corpo, non possono essere soddisfatte, e quindi soffocano l'anima. Dall'altra parte, vi sono i demoni del male che hanno acquisito padronanza sulle persone schiave delle passioni, ed è naturale che dopo la partenza dell'anima abbiano maggiore padronanza su di loro. Le persone giuste, che durante la loro vita hanno purificato le loro anime e i loro corpi dalle passioni dell'anima e del corpo e sono stati rivestiti del pegno dello Spirito e uniti a Dio, sono sottratti al potere delle stazioni di pedaggio, dal momento che i demoni non hanno alcun potere su di loro. Le anime dei giusti sono guidate, liberamente e senza distrazioni, verso Dio, con cui sono unite.

Quindi tutto il problema non è di avere paura dei demoni doganieri, ma piuttosto, finché viviamo, di curare la nostra anima e il nostro intero essere dalle passioni, di partecipare della grazia increata di Dio, in modo che la partenza della nostra anima dal nostro corpo possa essere una questione di gioia e delizia.

Naturalmente ci sono alcuni che sostengono che le nozioni come le stazioni di pedaggio e gli spiriti dell'aria sono venute nel cristianesimo dalle teorie gnostiche e dai miti pagani che hanno prevalso durante quel periodo.

Non vi è dubbio che tali opinioni si possano trovare in molti testi gnostici, in idee pagane che si trovano nei miti egizi e caldei. Tuttavia va sottolineato che molti Padri hanno adottato la dottrina delle stazioni di pedaggio, ma l'hanno liberata dalla cornice di riferimenti idolatrici e gnostici e l'hanno posta in un'atmosfera ecclesiastica. I santi Padri non avevano paura di fare un lavoro creativo di questo genere.

È un dato di fatto che i Padri hanno lavorato in modo creativo e produttivo quando hanno preso molti punti di vista e teorie dal mondo pagano, ma hanno dato loro un contenuto ecclesiastica. È ben noto che i Padri hanno preso l'insegnamento circa l' immortalità dell'anima, circa l'estasi dell'uomo e il distacco dell'anima e del corpo, l'insegnamento circa l'anima tripartita e molte altre cose dalle antiche filosofie, così come da antiche tradizioni, ma è chiaro che hanno dato loro un altro contenuto e una prospettiva diversa. Non possiamo scartare l'insegnamento circa l'immortalità dell'anima solo perché ne parlavano i filosofi antichi. Dobbiamo guardare i contenuti che i santi Padri vi hanno dato.

Quindi quello che è successo ad altri argomenti è accaduto anche al tema delle stazioni di pedaggio. È vero che le antiche tradizioni e le idee eretiche parlavano di "governanti della sfera astrale", di "porte di un viaggio astrale", di "spiriti aerei", e così via. Troviamo molte di queste frasi nella Bibbia e nei testi patristici. Come abbiamo accennato in questo capitolo, molti Padri della Chiesa parlano di stazioni di pedaggio e di spiriti aerei, ma hanno dato loro diversi contenuti e diversi significati. L'insegnamento patristico sulle stazioni di pedaggio deve essere interpretato nei seguenti quattro punti.

Primo. Il linguaggio simbolico della Bibbia richiede l'interpretazione necessaria. Chi si tiene solo alle immagini utilizzate distorce il messaggio del Vangelo. Per esempio, dobbiamo dire che le parole della Bibbia possono essere male interpretate se guardiamo solo al loro significato teologico. La stessa cosa è vera nel caso delle stazioni di pedaggio. Non dovremmo pensare solo alle dogane di oggi, attraverso le quali tutti devono passare alle frontiere nazionali. L'immagine simbolica ha lo scopo di presentare qualcosa, ma deve essere interpretata in modo ortodosso.

Secondo. Ci sono i demoni, ovvero gli angeli oscuri. Essi sono persone e quindi hanno la libertà, e con il permesso di Dio, ma anche attraverso l'uso sbagliato della libertà da parte dell'uomo, sono stati in grado di dominarlo. Vale a dire, dopo la partenza dell'anima dal corpo, i demoni richiedono di possedere un'anima che hanno dominato a causa della sua mancanza di pentimento. Nella ben nota parabola di Cristo sul ricco stolto c'è la frase: "Stolto, questa notte ti sarà richiesta la tua anima; che ne sarà quindi delle cose che hai accumulato?" Secondo l'interpretazione patristica sono i demoni che richiedono il possesso dell'anima del ricco stolto, dopo la sua partenza dal corpo.

Terzo. I demoni non hanno alcuna autorità sugli uomini di Dio. Tutti coloro che sono uniti a Dio e hanno all'interno della loro anima e del loro cuore l'energia increata di Dio sono al di fuori del controllo dei demoni. Così i deificati non passeranno attraverso le cosiddette stazioni di pedaggio.

Quarto. Secondo l'insegnamento dei Padri, come abbiamo visto prima, i demoni, che sono spiriti reali, agiscono per mezzo delle passioni. Il fatto che le passioni non possono essere gratificate dopo la partenza dell'anima dal corpo è un soffocamento dell'anima.

Quando esaminiamo le stazioni di pedaggio in questa cornice teologica, l'uso di questo insegnamento non è inappropriato. Ma se abbiamo altre concezioni, siamo sulla strada sbagliata.

Note

[1] Cfr. l'analisi estesa in G. Konstantinou: Dizionario della Sacra Scrittura, ed. Grigori, op. 966 (gr).

[2] Macario d'Egitto: Omelia 43, 9, CWS p. 222.

[3] Basilio il Grande: Omelia sul Salmo 7, 2. PG 29, 232B, D.

[4] Giovanni Crisostomo: Omelia 44 su Matteo, EPE 11, pag. 170 (gr).

[5] SC 174, pag. 310.

[6] Diadoco di Foticea: "Sulla conoscenza spirituale", 100, Filocalia 1, p. 295.

[7] Evergetinos, op. cit. p. 101f.55. 55. Ibid. p. 102F.

[8] Esichio: "Sulla vigilanza e santità " 161, Filoc. 1, pag. 190.

[9] Ibidem 149, pag. 188.

[10] Theognostos: "Sulla pratica delle virtù " 61, Filoc. 2.

[11] Evergetinos, op. cit. p. 99.

[12] Ibid. p. 100.

[13] Giovanni Climaco: Gradino 7, CWS p. 142.

[14] Giovanni Crisostomo: Omelia 44 su Matteo, EPE 11, pag. 168 (Por).

[15] Gregorio di Nissa: "Sull'anima e la risurrezione", cap. 6, SVS p. 76.

[16] Ibid. p. 83.

[17] Doroteo: Discorso 12, La paura del castigo, CS 33, pag. 183F.

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