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  Lettera aperta a Enrico Peyretti sulla "ospitalità eucaristica"

Uno scambio di idee su un fenomeno contemporaneo a Torino e dintorni

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Il 10 settembre 2013, Enrico Peyretti, una delle figure più distinte del dialogo tra credenti a Torino, ha indirizzato a molti suoi corrispondenti (tra cui la nostra parrocchia) un messaggio di sostegno all'esperienza di "ospitalità eucaristica" (di fatto, condivisione della comunione al di fuori dei confini ecclesiali) che da un certo tempo si svolge a Torino e in Piemonte. Poiché questo progetto (così come l'insieme delle proposizioni di Enrico) è apertamente in contrasto con la pratica della Chiesa ortodossa, riteniamo opportuno far sentire anche la nostra voce a proposito: voce di una semplice parrocchia "allineata" alla propria Chiesa, ma non per questo meno disposta a un dialogo aperto e sereno.

 

L'esperienza della "ospitalità eucaristica" e i confini artificiali

10 settembre 2013

Come altri, valuto prezioso dono dello Spirito la piccola esperienza di "ospitalità eucaristica" che si realizza a Torino e vi partecipo tutte le volte che posso. È l'invito a vivere insieme, cristiani di varie storie e confessioni, la Cena del Signore Gesù che ci alimenta e invia al servizio nel quotidiano. Nessuno è spinto a rinunciare alla propria tradizione teologica e liturgica, nessuno è costretto ad accettare la teologia e l'uso della chiesa che lo invita e lo ospita. Si tratta di andare a monte delle divisioni teologiche e strutturali e giuridiche, per essere in comunione essenziale con quell'atto di Gesù a mensa, in cui da sempre tutti i discepoli hanno creduto, sulla sua parola, di incontrare la sua presenza viva tra noi, in noi, comunque la intendiamo.

È doloroso e scandaloso vedere che i cristiani - invece di condividere da fratelli il pane dato da Gesù e bere con lui il vino, segni della sua vita donata per noi "fino in  fondo" (Gv 13,1) - continuano a dividersi sulle interpretazioni teologiche e sulle strutture giuridiche delle diverse chiese, come se lo Spirito di Dio in Gesù e in noi fosse condizionato e schiavo dei nostri schemi: "Qui da noi c'è, lì da voi non c'è! Qui c'è davvero, lì per finta!".

Lo scandalo è questo, è filtrare il moscerino e ingoiare il cammello, è lo spirito di possesso ("la verità di Gesù è in questa mia chiesa più che nella tua!").

Lo scandalo non è la ricerca semplice coraggiosa e fedele di tornare vicino al dono originario condiviso, superando le divisioni sorte nella storia.

Lo scandalo, e l'offesa allo Spirito, è che, non da una sola parte, si intenda l'ecumenismo come conversione degli altri a "questa nostra" vera chiesa.

Se non comprendiamo l'unità come plurale, varia, libera, unita nelle poche realtà evangeliche essenziali, autentiche, allora crediamo alle nostre chiesuole (per quanto grosse) più che al Signore che ci convoca.

Vivo in pace in una periferia della chiesa, un piccolo luogo modesto, che non rischia di avere importanza né forza, e lì imparo l'essenziale, che non è nostro, e supero il secondario ingombrante, che è troppo "nostro" e ci divide.

Spero che faremo del cammino, anche con fatica, ma serenamente, oltrepassando confini artificiali.

Chi vuole e sa riflettere sulle interpretazioni teologiche della Cena di Gesù, e confrontarle seriamente, fa bene a farlo, è pure utile, ma nessuna interpretazione dovrà più dividere i credenti sulla realtà essenziale della mensa di Gesù a cui siamo invitati.

Vivo in pace, come tanti di voi, su questa base, non mi lascio turbare da paure e patriottismi chiesastici, o da calcoli clericali. Lo Spirito è il respiro di Dio, venuto pienamente in Gesù, che sorpassa tutti i recinti, più in là di quel che immaginiamo.

Fraternamente e serenamente, Enrico

 

Lettera aperta:

11 settembre 2013

Caro Enrico,

ho letto con attenzione il tuo messaggio inviato a molte persone impegnate nel dialogo ecumenico a Torino. L'esperienza di "ospitalità eucaristica" di Torino (che non è per nulla unica nel mondo) è, come hai detto, un invito alla condivisione eucaristica "al di là delle interpretazioni" (e al di là dell'innegabile fatto che la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa la vietano espressamente, per cui o si tiene in "casa evangelica", o si tiene in "casa cattolica dissidente"). Paradossalmente, vedo che non tanto la Cena del Signore, quanto la stessa ospitalità eucaristica è suscettibile di differenti interpretazioni. C'è chi come te "la valuta prezioso dono dello Spirito", e chi la vede come un momento di esasperazione, che ha voluto risolvere "dal basso" un'impasse ecumenica percepita come insostenibile.

Cattolici ed evangelici delle più diverse scuole si esprimono su questo tema... che diranno mai gli ortodossi, questo "segreto meglio custodito nell'Occidente"?

Ebbene, le posizioni ortodosse sono (per una volta) abbastanza univoche, e NON lasciano spazio all'ospitalità eucaristica così come vissuta a Torino. Il principio di base è: finché l'unità di fede non è stata raggiunta, non ci può essere comunione nei sacramenti. Può piacere, può non piacere, può essere un impedimento a certi cammini (e lo è, bello e grosso, a quello dell'ospitalità eucaristica), ma non lo puoi definire "scandalo": non si parla di mia o di tua chiesa, ma solo di una verità cristiana che abbiamo il dovere di tramandare integra.

Forse lo avrai saputo, o forse no, ma anche io sono stato coinvolto nella fase preparatoria dell'esperienza del progetto di ospitalità eucaristica, e in una riunione presso la nostra parrocchia (!) ho spiegato ai promotori del progetto la posizione ortodossa che ho enunciato sopra.

Ho ricordato che la Chiesa Ortodossa ha chiarificato la questione senza mezzi termini, e senza costrizioni di sorta. Nell'anno 2000, in un concilio episcopale totalmente libero da condizionamenti, pressioni politiche e necessità di dialogo forzato, il Patriarcato di Mosca ha preparato il documento Principi di base dell'attitudine della Chiesa Ortodossa Russa verso le altre confessioni cristiane, un vero vademecum ortodosso dei rapporti tra i cristiani (noterai che non si usa nemmeno la parola "ecumenismo" se non una volta in senso negativo, al paragrafo 7.3: la parola è così "bruciata" da polemiche che a Mosca si preferisce evitarla tout court). Ti prego di leggerlo, sul nostro sito o in una delle tante versioni on-line o stampate, e di dirmi onestamente se lo trovi ispirato "da paure e patriottismi chiesastici, o da calcoli clericali" di una "chiesuola (per quanto grossa)". Se è così, credo che dovremo accordarci sull'essere in disaccordo. Altrimenti, ti rimando al principio enunciato al paragrafo 2.7 del documento: i principi dogmatici divergenti devono essere superati, e non semplicemente aggirati.

G. K. Chesterton parlava spiritosamente delle religioni che ti perdonano i peccati dicendoti che non ne hai mai commessi. Con rispetto per i promotori dell'iniziativa dell'ospitalità eucaristica (molti dei quali considero come cari amici), mi permetto di chiedere se questa iniziativa non faccia correre a tutti il grande rischio di aggirare gli ostacoli importanti e reali delle divergenze di fede dicendo che non hanno alcun vero senso.

Un caro saluto in Cristo,

Ambrogio

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