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  Il fenomeno di Harry Potter e le reazioni ortodosse

Articolo del vescovo Auxentios di Photiki, riportato dal blog Mystagogy

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La Chiesa ortodossa, contrariamente a certi sforzi ben intenzionati ma fuorviati da parte dei fedeli e di alcuni ecclesiastici per dimostrare altrimenti, non si oppone alla scienza, al progresso o allo sviluppo intellettuale umano. Anche un rapido esame degli scritti dei Padri della Chiesa - da san Basilio il Grande a san Nicodemo l'Aghiorita, per citare due esempi notevoli - e quelli dei nostri migliori teologi dimostra lucidamente che la paura della conoscenza secolare, dell'Occidente, della scienza, e delle tendenze intellettuali secolari è sconosciuta alla Chiesa ortodossa. San Basilio il Grande ci insegna a trarre beneficio da ciò che è buono anche negli scrittori pagani, mentre san Nicodemo ha adattato più di una fonte spirituale di provenienza occidentale per l'utilizzo da parte ortodossa. E il defunto e rinomato Photis Kontoglou, un pensatore ortodosso conservatore e decisamente tradizionale, ha beneficiato dagli scritti della filosofia greca classica e senza reticenze ha scandagliato le profondità di pensatori occidentali come Blaise Pascal. Il pensiero anti-occidentale, anti-intellettuale non fa parte del consenso patristico, tranne quando i Padri trattano le deviazioni dogmatiche del cristianesimo occidentale. Dobbiamo tenere a mente questi concetti, mentre ci confrontiamo con le tecnologie, le ideologie, il pensiero sociale, e le tendenze intellettuali formatesi in un mondo che cambia e in un contesto laico che alcune volte sfida le verità immutabili che modellano il nostro pensiero e la nostra vita di cristiani ortodossi.

Purtroppo, si è sviluppato nel mondo ortodosso, di recente, una sorta di complesso della cospirazione di fronte a qualcosa di nuovo o a qualcosa che noi non comprendiamo facilmente, in parte rinforzato dallo sfruttamento di certe opinioni personali nella letteratura ecclesiastica, opinioni che per quanto piamente sostenute da individui indiscutibilmente santi, spesso non fanno parte del consenso dei Padri. I codici a barre, i computer, la globalizzazione e il pensiero umanistico oggi sembrano creare uno spettro di sventure inquietanti e di buio apocalittico nella mente di molti. Preoccupati dagli spauracchi bizzarri e irrazionali di sofisticati protestanti fondamentalisti americani, alcuni scrittori ortodossi in Grecia e in Europa orientale hanno tradotto e diffuso opere di provenienza prettamente protestante - spesso basate su discutibili, se non del tutto false, "affermazioni scientifiche" di individui le cui credenziali nel campo della scienza sono o esagerate o dubbie - e propagandano, come autorevoli voci occidentali, opere e idee che gli americani intelligenti ritengono sciocchezze. Sorretto dall'etnocentrismo ingenuo o da tendenze xenofobe (la paura di cospirazioni ebraiche, complotti massonici, intrighi vaticani, ecc), da un crescente - e, a volte brutto e irrazionale - antiamericanismo e disprezzo per l'Occidente, così come un da una frenesia apocalittica di tipo quasi isterico, questo tipo di pensiero cospirativo ha guadagnato tanto ascendente in gran parte del mondo tradizionale ortodosso, che si fa difficoltà a focalizzare l'attenzione dei fedeli sulle minacce reali e imminenti che costituiscono un pericolo per la Chiesa ortodossa: il degrado nella vita spirituale, sociale, politica, il declino morale senza precedenti nel mondo ortodosso, il sincretismo religioso e l'erosione della nostra identità ortodossa nelle superficialità di un ecumenismo che, invece di propagare tolleranza religiosa e comprensione reciproca, ha diviso la Chiesa ortodossa in fazioni in guerra, e, naturalmente, una deviazione dalla sobrietà dell'ethos ecclesiastico così a lungo conservato e protetto dai Padri della Chiesa.

Non nego, ovviamente, che la tecnologia moderna e le tendenze intellettuali possano prendere una strada sbagliata, e anche volutamente. Tutte le cose della scienza possono essere utilizzate e applicate in modo buono o cattivo. Così, la stessa scienza nucleare che ha portato alla guarigione di malattie e a nuove fonti di energia ha prodotto anche gli orrori di Hiroshima e Nagasaki. Ma quale che possa essere il potenziale di abuso, quando guardiamo la scienza dal punto di vista della sua applicazione prudente e positiva, dobbiamo ammettere che i computer, i codici a barre, i televisori, i moderni progressi della medicina e la tecnologia in generale, hanno migliorato le nostre vite in modi incommensurabili. Anzi, ignorare la questione della corretta applicazione della scienza e immaginare che tutto il progresso tecnologico sia dannoso e che l'anticristo (un male che ha tentato e torturato l'umanità sin dalla sua caduta) possa essere ridotto alla numerologia ingenua, alla ricerca del "marchio della bestia" (una cosa che i Padri della Chiesa, il più delle volte, hanno lasciato avvolta nel mistero) al semplice numero" 666 "e in forma nascosta e clandestina a codici a barre, barre di sapone, documenti d'identità, schede telefoniche, carte di credito o qualsiasi dispositivo moderno - questo significa ridurre l'Ortodossia al livello di avventure settarie e lasciare che le debolezze psicologiche dei credenti insicuri deturpino gli insegnamenti nobili e sublimi della Chiesa. È la controparte intellettuale del mettere uno spicchio d'aglio su un'icona, per "spaventare" i vampiri o gli spiriti maligni che le vernici acriliche, un prodotto della tecnologia moderna, potrebbero attirare.

La vigilanza contro il male e lo spirito dell'anticristo non si raggiunge nella paura esterna e irrazionale e in una costante ricerca di trame segrete, segni e significati e simboli nascosti; si trova nella vigilanza interna, nella quale Cristo stesso ci guida alla "vera sapienza", come ci dice san Nilo l'Asceta (un santo del V secolo e discepolo di san Giovanni Crisostomo). Dobbiamo cercare "in Cristo" uno spirito sagace, la prudenza, la discrezione, la deliberazione, la comprensione della differenza tra scienza e tecnologia buone e cattive (valutando come i loro prodotti e le loro teorie sono utilizzati e applicati), e la conoscenza della sottigliezza con cui il male attacca il mondo. Una paura rozza, irrazionale del progresso e delle forze del male, non consentendo un progresso positivo attraverso l'applicazione razionale della scienza e della tecnologia, non ci prepara a incontrare e combattere le insidie ​​della natura umana decaduta e gli astuti inganni del maligno; piuttosto, offusca la nostra visione, ci distrae dalla vera natura del male, e ci rende teologicamente ottusi.

È anche vero che la globalizzazione e il guastarsi delle distinzioni naturali tra i popoli può portare all'incubo del conformismo sociale e politico universale e alla diminuzione dei diritti individuali. Il pensiero umanistico, per lo stesso motivo, può distorcere la natura umana e la dipendenza dell'uomo da Dio a  tal punto che gli esseri umani, ubriachi d'arroganza e fiducia in se stessi corrono a capofitto nel disastro e rifiutano sia il ruolo di Dio nella società sia la sua indispensabilità nella realizzazione umana positiva. Tuttavia, la comprensione reciproca, gli obiettivi umani comuni e l'universalismo, quando sono messi in prospettiva e protetti dagli abusi, possono servire i più sacri obiettivi cristiani. [1] Se formiamo e orientiamo adeguatamente le mire e gli obiettivi della globalizzazione e dell'umanesimo, rendendoli conformi con il pensiero cristiano e accettando le sfide che essi pongono alla corretta apologia cristiana, possiamo arruolarli nei nostri sforzi per trasformare il mondo e risparmiarli dai mali del filetismo, dell'etnocentrismo e dei conflitti etnici, dell'egoismo, del provincialismo, della guerra e del terrore che i visionari globali e gli umanisti stessi si sforzano di affrontare, ma che, in mancanza di trasformazione in Cristo, non solo non riescono a vincere, ma spesso, con le migliori intenzioni, li trasformano in mali più orribili. Nell'impiego dell'universalismo e dell'umanesimo in un contesto cristiano, portiamo avanti il ​​mandato del Vangelo, che ci chiama a vedere tutti gli uomini come nostri fratelli e trascendere gli egoismi di famiglia, paese e parenti, ci concentriamo sulla nostra patria celeste e non sul mondo fugace di oggi, e diffondiamo il messaggio del cristianesimo in tutto il globo, riservando agli altri un amore incondizionato, che è il vero marchio del cristianesimo e del vero cristiano.

Infine, non posso negare che la Chiesa ortodossa ha sofferto per le trame, le aggressioni e gli intrighi di forze ostili - sofferenze spesso fraintese o ignorate da storici e scrittori occidentali sleali e miopi. Se l'antisemitismo ha tristemente e vergognosamente deturpato la testimonianza cristiana (sia in Oriente che in Occidente) dal primo cristianesimo ai giorni nostri, ci sono stati anche casi riprovevoli di violenza contro i cristiani tra gli ebrei meno illuminati (un fatto che il sionismo più militante attesta ai nostri stessi giorni). Allo stesso modo, anche se gli ortodossi non sono sicuramente senza difetti nel maltrattamento dei cattolici romani, la quarta crociata e il movimento uniata hanno lasciato un enorme e indelebile segno contro il Vaticano e il suo abuso dei credenti ortodossi. Non vi è neppure dubbio che molte organizzazioni (come la massoneria), che oggi - pur incompatibili con l'Ortodossia, a causa delle loro dottrine di sincretismo religioso e il loro mantenimento di rituali quasi religiosi di origine molto discutibile - costituiscono circoli sociali in gran parte benigni e società di mutuo soccorso (almeno in America), una volta erano profondamente coinvolti in attività ostili, e spesso minacciavano direttamente la Chiesa ortodossa, il suo ethos e la sua attività. Ma sostenere, su basi di prove spesso fantasiose, deliberatamente falsificate e insensate che i rivali storici del cristianesimo sono impegnati in un desiderio incessante e in un'immensa cospirazione comune per corrompere, danneggiare e denigrare la Chiesa ortodossa ai nostri giorni, vuol dire contribuire a creare una presa in giro della nostra Fede.

Per quanto riguarda l'Occidente e l'America in particolare, né l'Occidente né l'America possono affermare di aver trattato il mondo ortodosso con giustizia in ogni momento. La politica dell'Europa occidentale e dell'America in Europa orientale, nei Balcani, a Cipro e nel Vicino Oriente, centri tradizionali del cristianesimo ortodosso, non è stata senza difetti. La politica americana, per esempio, è stato spesso fuorviata e non sempre segnata da motivazioni pure libere da auto-interesse economico e politico. Ma c'è una grande differenza tra queste osservazioni e un presupposto che l'Occidente è in qualche modo il nemico dell'Ortodossia, allineando in tal modo gli atteggiamenti delle popolazioni ortodosse tradizionali con quelli dei fondamentalisti islamici militanti e terroristi, che chiamano stupidamente l'America il "Grande Satana" e che hanno, ironia della sorte, inflitto loro stessi violenza in qualche misura su quasi ogni terra ortodossa (anzi, lo stesso tipo di imperialisti islamici che, più di mezzo millennio fa, ha raggiunto le porte di Vienna nella stessa Europa occidentale). L'America ha i suoi interessi petroliferi, come qualsiasi osservatore obiettivo ammetterà. La sua politica di Medio Oriente non è, a parere di molti, molto equilibrata e prudente. Tuttavia, lo stesso paese che può essere accusato di queste manie e mire politiche ha anche aiutato a ricostruire l'Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Dà centinaia di milioni di dollari ai vicini musulmani di Israele, e - qualunque sia la sua politica nei confronti del petrolio - ha sofferto per mano del terrorismo islamico, al tempo stesso in cui ha cercato di rovesciare regimi tirannici del mondo musulmano (anche se ne ha incautamente sostenuto alcuni in passato), e non si può colpevolizzare per la sua ammissione delle colpe del passato, come il razzismo e le disuguaglianze sociali, che ha cercato di affrontare e correggere. Diffamare l'Occidente per le sue colpe, senza riconoscere i suoi aspetti positivi, rafforza semplicemente nel mondo ortodosso un provincialismo ingiusto, ingiustificato, controproducente, e anche ingrato, dato che l'Occidente e l'America hanno fatto sforzi giganteschi per aiutare i paesi emergenti dell'Europa orientale. La xenofobia che ne risulta ancora una volta offusca lo splendore spirituale del mondo tradizionale ortodosso e ostacola l'inimitabile forza spirituale dell'Ortodossia in un secolo che avrebbe potuto in ogni modo essere suo.

Nell'atmosfera intellettuale, ecclesiastica e culturale che ho descritto - un'Ortodossia ripiegata su se stessa, afflitta da provincialismo superstizioso e sciocco e da preoccupazioni fondamentaliste prese in prestito da fonti esterne, e posseduta da una paura del progresso tecnologico e delle tendenze intellettuali che vede con sospetto xenofobo o in uno spirito di semplicismo anti-intellettuale - l'arrivo di una serie di libri per bambini, la serie di Harry Potter, scritta da una madre single di 37 anni dalla Scozia, J. K. Rowling, ha suscitato un grido di paura in Grecia, Bulgaria, Russia, e in alcuni circoli ortodossi della Romania, che gli occidentali guardano con stupore. In Europa occidentale e negli Stati Uniti, anche alcuni gruppi fondamentalisti hanno condannato la serie di Harry Potter come un nefasto complotto per avvelenare i bambini cristiani con i mali della magia nera. Questi fermenti in Occidente, tuttavia, sono state semplicemente liquidate come tipiche sciocchezze anti-intellettuali di individui incapaci di pensare. Purtroppo, questo tipo di ridicolo è stato espresso anche da quegli occidentali che hanno studiato le reazioni alla serie di Harry Potter nei paesi ortodossi, dal momento che le ragioni per l'opposizione in questi paesi sembrano essere proprio quelle dei fondamentalisti in Occidente (dai quali, infatti, è stata presa in prestito la logica).

Tipici di queste reazioni ortodosse ai libri di Harry Potter sono diversi volumi pubblicati di recente in Grecia (si veda, ad esempio, "Nai e OCHI sto Chari Poter" [Sì o NO a Harry Potter?], di Ioannes Meliones [Atene: Unione panellenica dei genitori, 2002] o Mathemata Magias kai Satanismou apo ton Chari Poter [Lezioni di Magia e satanismo da Harry Potter], da KG Papademetrakopoulos [Kantza: Photodotes, 2002]). In Grecia, come in Bulgaria, Russia e Romania, il fenomeno Harry Potter (soprannominato "charipoteromania," o "Harry Potter-mania" in Grecia) si vede chiaramente, a un certo livello, attraverso gli occhi itterici della xenofobia e di un certo timore di ciò che è "globale". Quasi ogni articolo critico o un libro della serie di Harry Potter in questi paesi sottolinea che tali libri sono "stranieri", che sono stati venduti in molti milioni di copie in diverse centinaia di paesi, che la serie è stata tradotta in quasi cinquanta lingue, e che ha vinto molti premi letterari. In effetti, tali statistiche normalmente costituiscono riconoscimenti impressionanti, ma, invece, come un giovane studente romeno di teologia ha scritto all'arcivescovo Chrysostomos all'inizio di quest'anno, "... per il mondo ortodosso la popolarità di questi libri è un segno della prossima fine del mondo, causata dalla trasformazione dei nostri figli in maghi da 'praticanti' di magia dalle terre straniere dell'Anticristo e soprattutto - perdonatemi - dall'America". [2] Si è spesso sottolineato che i libri di Harry Potter, presumibilmente per ammissione dell'autrice, contengono veri e propri "incantesimi magici", che costituiscono un tentativo di fare una distinzione tra magia "bianca" e "nera" (e quindi in essenza difendono la magia), e che esse sono, come osserva il signor Meliones (vide supra) "un'irresistibile [akatamacheto] arma della Nuova Era dell'Acquario nel proselitismo dei nostri figli". [3]

Nonostante questi elementi infondati e xenofobi e, forse, esageratamente timorosi nei loro scritti, non dubito per un momento della sincerità di molti di quelli che si sono uniti nei paesi ortodossi alla crociata contro il fenomeno Harry Potter (in effetti, anche i protestanti fondamentalisti americani che essi imitano, per quanto ingenue e infondate siano molte delle loro accuse e paure, non sono in genere individui malintenzionati). Il signor Meliones, per esempio, è certamente da lodare per la sua cura per il benessere dei bambini greci e per il suo desiderio di proteggere e conservare le cose migliori della cultura greca e una prospettiva ortodossa sulla vita che, anche se sta ovviamente e rapidamente scomparendo, è stata comunque essenziale per la sopravvivenza di quel paese come nazione cristiana. Senza dubbio, la maggior parte dei critici di Harry Potter in Bulgaria, Russia e Romania sono motivati, nei loro sforzi, da obiettivi similmente sinceri. Tuttavia, tali obiettivi, spinti in parte da un senso di isteria - espressi nei frenetici toni apocalittici del fondamentalismo protestante - e non sufficientemente filtrati attraverso il prisma della sobrietà e della riflessione patristica, degradano in iperboli e in una sorta di approccio bianco-o-nero alla letteratura: un approccio che è al tempo stesso intellettualmente pericoloso e fuorviante. Per esempio, come vedremo in seguito, mentre uno può, per quanto presuntuosamente, sostenere che i libri di Harry Potter forniscono lezioni di "magia", sostenere (allo stesso modo di molti fondamentalisti protestanti negli Stati Uniti) che insegnano "satanismo", come fa il signor Papademetrakopoulos (vide supra), significa passare dalla speculazione e presunzione al puro e semplice pregiudizio.

Il carattere ingannevole dell'iperbole impiegata in queste popolari condanne fondamentaliste dei libri di Harry Potter, sia in Occidente che nei paesi ortodossi, è molto ben affrontato in un recente libro di John Granger (un lettore in una delle nostre chiese parrocchiali qui negli Stati Uniti), The Hidden Key to Harry Potter: Understanding the Meaning, Genius, and Popularity of Joanne Rowling's Harry Potter Novels (la chiave nascosta di Harry Potter: la comprensione del significato, la genialità e la popolarità dei romanzi di Harry Potter di Joanne Rowling (Port Hadlock, WA: Zossima Press, 2002). Giustamente, Dave Kopel, in una recensione di questo libro nella diffusa, colta rivista politica conservatrice americana, The National Review, dice che il signor Granger:

"...dimostra l'assurdità della pretesa che Harry Potter sia anti-cristiano. E anche se non vi siete mai preoccupati delle accuse erronee dei fondamentalisti, La chiave nascosta aumenterà notevolmente la vostra comprensione di ciò che è veramente in gioco nelle avventure di Harry". [4]

Il signor Granger, infatti, dà il meglio di sé quando formula i suoi argomenti contro i fondamentalisti americani della "destra evangelica" e le loro citazioni che proverebbero insegnamenti occulta, anti-cristiani e satanici nei libri di Harry Potter. Questi argomenti sono particolarmente pertinenti a ciò che ho detto riguardo alle simili rivendicazioni di scrittori ortodossi. Tra i vari commenti fondamentalisti che analizza c'è quello di Richard Abanes, Harry Potter and the Bible: The Menace Behind the Magick (Harry Potter e la Bibbia: La minaccia dietro la magia) (Camp Hill, PA: Horizon Books, 2001), un libro che è una vera e propria enciclopedia di interpretazioni fondamentaliste dei libri di Harry Potter e uno da cui quasi tutti i critici di Potter, tra cui gli scrittori ortodossi all'estero, hanno tratto materiale. Notando che, nella sua "lettura attenta", "nulla sfugge all'esame microscopico che il signor Abanes fa dei libri nella sua ricerca di ciò che è sbagliato in loro - tranne, naturalmente, il loro significato più ampio", [5] Granger sostiene che Abanes:

"...legge la Bibbia come un musulmano legge il Corano: come guida ideologica e opera di giurisprudenza, piuttosto che come voce della tradizione comprensibile all'interno di quella tradizione. Vedere la signora Rowling come una cristiana tradizionale e ortodossa è una visione del mondo incomprensibile al signor Abanes. È [quindi] difficile da leggere il suo libro dopo le prime pagine, perché scade in una diatriba e arringa". [6]

Nel suo trattamento più esteso della comprensione che Abanes ha delle immagini del bene e del male nei libri di Potter, il signor Granger ammette che, mentre le "preoccupazioni espresse da Abanes sulla spiritualità disattenta e sui pericoli dell'occulto sono preoccupazioni reali", la sua ossessione per queste preoccupazioni "lo rende cieco a ogni possibile bene in Harry Potter". [7] Egli continua offrendoci un esempio di questo approccio fondamentalista cieco:

"Prendiamo... la sua accusa di ambiguità morale. A prima vista questo sembra un'esagerazione. Harry Potter è un buono e Voldemort è il cattivo e sembra esserci poco terreno comune per confusioni o ambiguità. Per il signor Abanes, però, il fatto che i cappelli 'bianchi' sono un po' grigi, non bianchi immacolati, e i "cappelli neri" non sono disumanamente malvagi senza virtù redentrici, l'immagine del bene e del male è stato offuscata. Sentiamo la sua spiegazione.

Rowling minimizza le altre questioni morali di Harry elevando due caratteristiche virtuose al di sopra di tutte le altre: l’audacia e il coraggio. Come lei stessa ha dichiarato: 'Se i personaggi sono audaci e coraggiosi, vengono premiati'. Ciò di cui la Rowling non riesce apparentemente a rendersi conto, però, è che nei suoi libri anche i personaggi 'malvagi' sono audaci e coraggiosi. ...L'unica differenza tra loro [i personaggi buoni e cattivi] sta nelle regole che scelgono di rompere, nelle bugie che scelgono di raccontare e negli obiettivi che scelgono di perseguire. (Abanes, Magick, pag. 136)" [8]

Questo esempio ci dice molto sulla cultura "noncurante" dei fondamentalisti, che, nella loro ricerca di ciò che è male e di ogni minaccia che in agguato dietro a ciò che non è nel loro dominio di pensiero e nella loro Weltanschauung, perdono l'obiettività; trovano quello che vogliono trovare a tutti i costi. È tragico che questa debolezza d'approccio sia anche fin troppo caratteristica della maggior parte dei critici ortodossi di Harry Potter, che ancora una volta - nonostante il loro occasionale pregiudizio anti-occidentale - hanno adottato e imitato lo stile dei loro omologhi occidentali nel mondo del fondamentalismo protestante, ereditando in tal modo anche le manie loro mentori.

In considerazione di ciò che ho detto a proposito del clima intellettuale, culturale e religioso in cui si sono formate le opinioni ortodosse più negative sulla serie di Harry Potter di libri, ci sono alcuni punti generali che ci possono aiutare i cristiani ortodossi razionali a rispondere con precisione alla domanda che uno dei critici greci di Harry Potter, da me citato laconicamente, ha posto per noi: "'Sì' o 'No' a Harry Potter?". Enumerando questi punti, mi conviene, per inciso, sottolineare che i fondamentalisti hanno una propensione verso il sensazionale, prevedono spesso calamità e la fine del mondo con qualcosa di simile a un senso di eccitazione e gioia. Infatti, la "Harry Potter-mania" svanirà senza dubbio dalla memoria pubblica quasi altrettanto rapidamente come è comparsa, e, nonostante la popolarità della serie, ci sono alcune prove che, allo stesso modo, i critici del libro e gli indovini apocalittici sono già passati a campi più fertili. Nondimeno, l'intuizione fornita dai punti che vorrei fare sul fenomeno Harry Potter certamente generalizza, e ci aiuta a capire, il compito che ho impostato indietro all'inizio del mio saggio, cioè, il confronto di tecnologie, ideologie, pensiero sociale, e tendenze intellettuali che si formano in un mondo che cambia e in contesti secolari che a volte mettono in discussione le verità immutabili che modellano il nostro pensiero e le nostre vite di cristiani ortodossi.

Nell'affrontare i libri di Harry Potter, i fondamentalisti, sia ortodossi che eterodossi, sono caduti in una classica fallacia logica - post hoc, ergo propter hoc - in forma letteraria, sostenendo cioè che, poiché immaginario magico utilizzato nei libri di Harry Potter corrisponde, in tempi moderni, alla nomenclatura e ai manufatti dell'antica alchimia e magia, ne consegue che i libri hanno le loro radici concettuali dell'alchimia e della magia e, per estensione, ne sono un'apologia. Tra il passato e il presente, sono passati molti anni, e la scienza, così come le persone istruite nelle arti e nelle scienze, avrebbero seri dubbi all'idea che gli incantesimi degli alchimisti e delle streghe antiche e medievali siano efficaci o da prendere sul serio. Non vi è, naturalmente, un motivo di criticare l'invocazione deliberata del male attraverso tali dispositivi, dal momento che il male si manifesta ovunque sia evocato. Tuttavia, il potere della magia e della stregoneria non risiede nelle parole e negli incantesimi (una credenza primitiva), ma nel male che dà loro potere, e, per essere sicuri, questo potere risiede nelle intenzioni e negli obiettivi di coloro che invocano il male di proposito. L'uso di immagini e parole alchemiche e magiche storicamente accurate da parte di un autore che desidera creare un mondo di fantasia magica per catturare l'immaginazione dei bambini, è un artificio di ricerca tanto innocente e antico quanto la mitologia greca, le favole di Esopo e le fiabe dei fratelli Grimm, che presentano - in un mondo di fantasia magica pieno di streghe, divinità pagane e animali parlanti - lezioni di valori duraturi, esempi del trionfo della virtù sul male, della tragica arroganza dei falsi dèi rovinati da passioni umane, e del potere della purezza e dell'innocenza al si sopra delle intenzioni dei malvagi.

La signora Rowling non è una satanista, come ho già fatto notare, ma una credente in Cristo. (Non tratterò qui il punto di vista fondamentalista e campanilista che dice che, siccome la sua confessione cristiana non è quella di un cristiano ortodosso, allora non è una credente ma una miscredente, se non una satanista, per impostazione predefinita. Lascio che i fondamentalisti sostengano questo problema nel pantano del loro fanatismo religioso). Basti dire che lei dice di se stessa in un passo citato dal lettore John Granger da Michael Nelson:.. "Io credo in Dio, non nella magia... 'Se ne parlo troppo liberamente', ha detto a un giornalista canadese, 'credo che il lettore intelligente - che abbia dieci [anni] o sessanta - sarà in grado di indovinare che cosa ci sarà nei libri [successivi]". [9] E cosa ci sarà? Immagini di morte, di risurrezione, e del trionfo del bene sul male. Niente a che vedere con il satanismo! In realtà, il signor Granger pone Rowling nella tradizione di quelle figure letterarie, come C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien, i cui scritti, come commenta Kopel, possono "non citare mai apertamente il cristianesimo", ma "mirano a 'cristianizzare' l'immaginazione del lettore" e portano quel lettore a lottare "per il bene, non importa quanto potenti possano essere le forze del male". [10] E, in effetti, la Rowling ha ammesso apertamente di essere una grande fan di Lewis e Tolkien, che usano entrambi un immaginario magico e il mondo fantastico delle fate e degli animali parlanti per trasmettere, nel loro celebre genere letterario, idee e valori cristiani distinti e indiscutibili - una potente apologia degli insegnamenti cristiani nella letteratura occidentale, che non è mai stata associata con la magia nera e il satanismo, se non da trogloditi intellettuali del genere più ritardato.

I libri di Harry Potter, quindi, non sono stati scritti per descrivere alcuna lotta esoterica tra la magia "nera" e quella "bianca", non hanno lo scopo di insegnare incantesimi magici e non hanno nulla a che fare con il satanismo. La "destra" religiosa dalla quale i nostri fondamentalisti ortodossi hanno adottato tali nozioni è costituita da quegli stessi individui che, qui in America, caratterizzano la venerazione ortodossa delle icone come "idolatria" e che confondono l'abito tradizionale dei sacerdoti ortodossi con "le vesti nere dei satanisti". Tali individui sono tanto ignoranti dei principi e la storia dell'Ortodossia quanto lo sono della storia dell'alchimia (che, di fatto, ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della scienza chimica), della sua distinzione dalla magia e dalla stregoneria, e della differenza tra il complesso sviluppo storico di questi ultimi due fenomeni e il satanismo o culto palese del diavolo. Essi mostrano anche una ignoranza spaventosa della letteratura, delle classiche analogie, similitudini, e tropi usati nell'espressione letteraria, e dei principi della psicologia dello sviluppo, che spiegano perché il mondo della magia e della fantasia può innocentemente focalizzare l'attenzione dei bambini sulle lezioni di morale e contribuire a formare la loro coscienza cristiana, senza condurli furtivamente nel regno delle "scienze oscure del satanismo". Non riuscendo affatto a capire la letteratura se non a livello parrocchiale, sia i fondamentalisti protestanti sia i loro seguaci ortodossi non sono riusciti a vedere il profondo simbolismo cristiano nei libri di Harry Potter, così come il loro valore nell'insegnamento dei valori cristiani fondamentali ai bambini.

 

Una lettura superficiale del libro del signor Granger asserisce tutto ciò che ho detto circa l'intenzione positiva e il valore di questi libri. Può essere esagerato condividere la sua affermazione che "Harry Potter", pronunciato con un accento cockney, è una chiave per il nucleo cristiano della serie (vale a dire, che Harry è "erede del vasaio" - Potter - ovvero del "Creatore" e quindi è un'immagine di Cristo), e anche il suo tentativo di stabilire la "regalità" [spirituale] di Harry mediante l'associazione con "Harry Hotspur (il principe di Galles)" rappresenta una gaffe insolita tra le sue molte e precise allusioni letterarie (un errore, per inciso, che il signor Kopel cita senza averlo apparentemente notato nella sua recensione de La chiave nascosta di Harry Potter [11]), Granger dischiude il contenuto cristiano della serie con competenza e in modo persuasivo. I nomi degli antagonisti del male nella serie, per esempio Draco (serpente) e Malfoy (uomo di mala fede), spiccano nel contrasto con gli antagonisti virtuosi, come i genitori di Harry, James (il fratello di Cristo) e Lily (il fiore di Pasqua). [12] Granger individua anche molti degli innumerevoli simboli di Cristo nei libri di Harry Potter (capitolo 8), temi di trasformazione e di trasfigurazione (capitolo 6), e questioni come il pregiudizio, la libertà della volontà (la scelta), la tentazione e l'egoismo, ciascuna centrata sulla forza della scelta morale e sulla conseguente crescita spirituale. Si termina la lettura del suo libro con una ferma convinzione che i critici fondamentalisti della serie, da lui oggettivamente e caritatevolmente denunciati per la loro totale mancanza di comprensione di Harry Potter e delle sue avventure fantastiche, hanno perso di vista la foresta spirituale a causa della loro fissazione sugli alberi letterari dell'immaginario magico. Così facendo, egli mette in luce, ancora una volta, la sfortunata miopia religiosa dei nostri fondamentalisti ortodossi, che, nonostante il loro zelo benintenzionato, hanno ridotto la visione intellettuale aperta, intelligente ed espansiva sostenuta dai Padri della Chiesa a una sorta di letterale miopia religiosa che serve poco all'Ortodossia, alla sua testimonianza, o, in ultima analisi, ai nostri giovani.

Nel fare le osservazioni che ho fatto - osservazioni forse dolorose per i nostri fratelli ortodossi che hanno inconsapevolmente ceduto al fondamentalismo -, non sto sostenendo che non esistano, forse, modi migliori per insegnare i valori cristiani che non attraverso la letteratura che impiega un immaginario magico e che stimola l'amore giovanile per la fantasia. Dico, tuttavia, che una tale tradizione letteraria, a cui J. K. Rowling appartiene chiaramente, non è malvagia, satanica, o dannosa, anche se non è di provenienza ortodossa. È anche mia convinzione che, se mettiamo da parte la xenofobia, il sottile bigottismo religioso, e il tribalismo anti-occidentale, che hanno portato i fondamentalisti ortodossi alla cecità verso le cose buone del mondo occidentale ed eterodosso, possiamo certamente accogliere tradizioni letterarie come quelli rappresentate da Lewis, Tolkien, e, invero, anche la Rowling. Integrati con le letture delle vite dei santi ortodossi, la letteratura spirituale che ha ispirato gli scrittori ortodossi, e le favole morali del mondo pre-cristiano del classicismo greco (che sono anche i testi fondamentali per l'istruzione dei bambini nel mondo occidentale), opere come la serie di Harry Potter possono servire per istruire i nostri figli in un modo innocuo.

Permettetemi inoltre dire che non c'è nulla di negativo in una serie di libri che introduce i bambini alla lettura. Oserei dire che i bambini che finora non hanno mai toccato un libro - bambini assolutamente vuoti di istruzione nelle scelte morali, nel confronto tra il bene e il male, e nella presenza della simbologia cristiana nel mondo secolare e nel regno della fantasia - hanno trovato nei libri di Harry Potter un meraviglioso e stimolante mondo nuovo. Hanno aperto le loro menti, accettato l'apprendimento, e hanno trovato un percorso che, per quanto laico possa essere (e io sarei del parere che gli scritti della Rowling non siano veramente laici), un giorno li porterà ad aprirsi agli scritti dei Padri e a esplorare la loro fede ortodossa. Tutti noi sappiamo, che lo vogliamo ammettere o no, che la nostra Chiesa è affetta da una pletora di "esperti" incolti e da una carenza di persone che, nel tradizionale spirito di ricerca e di apertura, sono state umilmente formate nello spirito dei Padri, uno spirito che non mostra paranoia sociale e intellettuale, ma una visione di ciò che è universale, espansivo, travolgente e altrettanto ricco ed esilarante, nella sua essenza cristiana, quanto la fantasia e l'immaginario magico lo sono per i bambini. Se noi, da studiosi seri della vita spirituale, dobbiamo rifuggire la fantasia e l'immaginazione, come ci insegnano i Padri, i nostri primi incontri con le guide che ci conducono a una matura fondazione spirituale iniziano con la formazione delle nostre menti immature in quelle cose del mondo che ci attraggono e che ci insegnano, mediante ombre e immagini imperfette, i valori e precetti morali che alla fine ci portano a un incontro con l'immagine perfetta.

Sono pienamente convinto che i Padri non avrebbero mai avallato l'anti-intellettualismo pedestre e provinciale dei fondamentalisti ortodossi di oggi. È un discredito dei Padri se noi li immaginiamo così. Pertanto, mentre non dubito, come ho detto, della sincerità dei critici ortodossi della serie di Harry Potter e di altre simili letture, vorrei ricordare loro che, nella loro furia fondamentalista, si sono piegati a passioni umane quali l'etnocentrismo, la grezza intolleranza religiosa, e atteggiamenti ostili alla testimonianza patristica. Come possiamo, infatti, attrarre i nostri figli alla loro fede ortodossa, che noi riteniamo essere il criterio del cristianesimo, se denigriamo e temiamo, con la nostra chiusura mentale e un nebbioso pensiero di provenienza straniera, quel che non abbiamo nemmeno provato a studiare o a capire? Le reazioni negative al fenomeno di Harry Potter che vediamo oggi non sono, in sostanza, veramente ortodosse, né espresse nello spirito di cattolicità, che è il cuore del cristianesimo ortodosso.

 

Note

1. Il nostro fallimento, come cristiani ortodossi, di capire le dimensioni universali della nostra missione terrena ci ha portato, come ho sostenuto in precedenza, ai mali del filetismo, etnocentrismo, xenofobia, e anche esclusivismo cristiano (forse il più sorprendente di tutti gli ossimori). Spiegherò le mie ragioni con il seguente vivido aneddoto: Diversi anni fa, un sacerdote ortodosso - ecumenista attivo e noto teologo e rappresentante di una delle cosiddette Chiese ortodosse "ufficiali" (appellativo che si è diffuso tra gli ortodossi e che, da solo un punto di vista psicologico, dovrebbe causare subito allarme e perplessità) - ha detto a un gruppo di studenti greci che la diffusione dell'Ortodossia nel "mondo occidentale" stava creando una fede diluita, priva delle "cellule sanguigne" dei credenti ortodossi "puri" [cioè, etnici - nda]. "Se questa osservazione ha un merito, condanna l'Ortodossia "pura" o "ufficiale" (che rappresenta la maggioranza dei fedeli in Occidente) per l'irresponsabilità dei suoi sforzi missionari. Tuttavia, è ancor più inquietante la soluzione che questo sacerdote ha proposto per questo problema: uno sforzo concentrato per aumentare il numero di ortodossi in patria attraverso famiglie numerose; il mantenimento di "linee di sangue greco-ortodosse pure", e uno sforzo cosciente per "evitare gli sforzi delle forze 'massonico-ebraiche' della globalizzazione e dell'ateismo umanistico in Occidente" (l'Israele non occidentale era il principale colpevole designato in questa trama) "per spegnere l'ardore dei veri credenti". Che cosa questo dica della sincerità degli ecumenisti ortodossi (che traggono il loro putativo "status ufficiale" dal movimento ecumenico stesso) è una cosa. Che cosa dica dell'opposizione alla globalizzazione e all'universalismo, quando lo confrontiamo con le seguenti parole di nostro Signore stesso, è piuttosto un altro: "Andate dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, e del Figlio, e del santo Spirito..." (Matteo 28:19).

2. A.M., Bucarest, Romania, all'arcivescovo Chrysostomos, 27 aprile 2003 (trasmissione elettronica); documento nelle mani dell'autore. Vale forse la pena sottolineare che l'autrice della serie di Harry Potter, ovviamente, non è americana. Tuttavia, un critico greco-canadese della Rowling, osservando che l'autrice proviene dalla Scozia (Skotia, in greco), conclude uno dei suoi articoli con l'esclamazione trionfante: "Ti allo theleis" [cosa volete di più?"]. (cfr "O Harry Potter kai ta Magia" ["Harry Potter e la Stregoneria"], Salpigga Sophias [Tromba della Sapienza], n. 17 [marzo 2003], p. 35). Vorrei sottolineare per chi non greco, che "Skotia" suona come la parola greca per oscurità, "skotos", anche se il primo termine è scritto in modo diverso e non deriva dalla parola greca che significa "oscurità ", ma dal latino per "Scozia": "Scotia".

3. Citato in Hagios Kyprianos (San Cipriano), No. 313 (marzo-aprile 2003), p. 224 (interno di copertina).

4. "Deconstructing Rowling," The National Review, 30 giugno 2003.

5. The Hidden Key to Harry Potter, Appendice B, pag. 354.

6. Ibid., pp. 354-355. Si noti che il signor Granger descrive la Rowling come una "cristiana ortodossa", usando l'aggettivo "ortodosso" in minuscolo e nella sua forma inglese alternativa, cioè, descrivendola come una "conformista" alle dottrine della sua confessione presbiteriana.

7. Ibid., p. 74.

8. Ibid., pp. 74-75.

9. Ibid., p. iv.

10. Kopel, "Deconstructing Rowling," op. cit.

11. Cfr. "Deconstructing Rowling," op. cit.

12. The Hidden Key to Harry Potter, op. cit., p. 252.

 

Fonte dell’articolo: Orthodox Tradition, vol. XX, No. 3 (2003), pp 14-26. Vedere anche "The Alchemist's Tale: Harry Potter & the Alchemical Tradition in English Literature", di John Granger. Il blog di John Granger è http://www.hogwartsprofessor.com/

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