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  Arciprete Pimen Simon: "C’è di più nella nostra missione"

Intervista condotta dal diacono Andrej Psarjov - Erie, Pennsylvania, 23 giugno 2010

Dal sito Rocor Studies

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Intervista con l'arciprete Pimen Simon, che per oltre trent’anni è stato il rettore di una congregazione di vecchio rito a Erie, Pennsylvania. Padre Pimen mette in crisi l'immagine stereotipa del vecchio credente di mentalità ristretta. Il suo discorso in occasione del IV Concilio di tutta la diaspora a San Francisco è stato un esempio perfetto dell’approccio onesto e realistico di padre Pimen alle tematiche della Chiesa. Padre Pimen è laureato in legge, ma negli ultimi venti anni ha insegnato cultura russa al Mercyhurst College di Erie.

 

I suoi antenati sono stati per generazioni vecchi credenti. Che cosa le ha fatto riconsiderare la fede dei suoi padri fino a riunirsi con i "nuovi ritualisti"?

Sono cresciuto come diligente vecchio credente. Anche se i miei genitori, così come i miei fratelli e sorelle, sono nati e cresciuti in America, tuttavia, la mia educazione nel Vecchio Rito della Chiesa russa è stata abbastanza diligente. Per mia fortuna, suppongo, ho partecipato a un seminario estivo di tre anni insegnato dal nostro nastavnik [mentore spirituale], che ha dato a me e a un paio di altre persone un'istruzione ecclesiastica superiore rispetto alla maggior parte dei vecchi credenti senza preti. Abbiamo studiato temi come le religioni del mondo, la Bibbia, la storia della Chiesa ortodossa russa, la storia della Chiesa cristiana, e così via. Durante questi studi mi sono reso conto, come egli ci insegnava, che la nostra posizione di vecchi credenti senza preti era davvero un’irregolarità, ma un’irregolarità che non era stata causata da noi, e probabilmente non era rettificabile. Pertanto, si sperava, era qualcosa che Dio avrebbe capito. Sì, non potevamo avere la gerarchia e non potevamo avere la santa Comunione, ma Dio avrebbe capito la nostra situazione. E forse era anche meglio che non partecipassimo alla santa comunione, perché non eravamo più degni di avere questi sacramenti. Credo che questa razionalizzazione sia nata in Russia dalla crescita di una mentalità di indegnità che ha avuto origine nel tardo medioevo. E mi sembra evidente che è per questo che la comunione infrequente è diventata così comune in Russia.

Quando sono diventato adulto, ho studiato legge e ho fatto l’avvocato, ero ancora molto attivo nella chiesa. Abbiamo avuto una crisi nella nostra chiesa, dove abbiamo dovuto chiedere al nastavnik di dimettersi. Prima che quella persona divenisse il nastavnik della nostra parrocchia, abbiamo avuto per lungo tempo il nastavnik, che era stato mio mentore. Ma quest’ultimo era andato in pensione e si era trasferito a Millville, nel New Jersey, dove c'era un'altra comunità di vecchi credenti senza preti. Ma, come ho detto, abbiamo poi avuto un nastavnik con problemi personali, e la parrocchia stava letteralmente morendo. I nostri parrocchiani avevano vissuto in America per tre generazioni, e la maggior parte di loro ormai capiva poco della fede o della storia della Chiesa russa e delle sue ramificazioni. Sempre meno parrocchiani venivano alle funzioni o alle attività parrocchiali e siamo arrivati al punto in cui mia moglie e io abbiamo sentito l’obbligo che, per il bene della parrocchia, io lasciassi la pratica della legge e diventassi un nastavnik. Quando sono diventato nastavnik a tempo pieno, per la prima volta ho avuto l'opportunità di iniziare davvero a esaminare i libri della chiesa. Se sei un golovshchik [direttore del coro], come ero io nella nostra chiesa - una persona che inizia i canti [...], allora guardi il Mineo festivo o l’Ottoico solo per cercare i grandi Vespri, per cantare le Stichire al "Signore, a te ho gridato", e così via. Ma ora, come nastavnik, guardavo i libri per leggere tutte le rubriche iniziali. Per la prima volta leggevo delle porte sante, leggevo di come il prete indossa i paramenti, di come incensa attorno all'altare, leggevo della benedizione dei pani, e cominciavo a dire "Oh!", ci manca davvero una grande parte nei nostri servizi senza preti. Come vecchio credente avevo sempre l'impressione che noi avevamo conservato tutto della Chiesa ortodossa russa, e invece i nikoniani avevano cambiato tutto. Pertanto, se non avevamo le porte regali, e se non avevamo la benedizione dei pani, era perché queste erano aggiunte dei nikoniani. Per la prima volta mi sono reso conto che c'erano cose che noi veramente non facevamo, ma i nikoniani stavano ancora facendo queste cose.

In secondo luogo, nel momento stesso in cui ero impegnato in questa fase di transizione da avvocato a nastavnik, per fortuna c'era a Erie una donna che apparteneva alla chiesa locale della ROCOR. Abitava al piano di sopra di un nostro parrocchiano, e ha cominciato a raccontarmi di molti libri nuovi che uscivano in inglese sull’Ortodossia. Io non parlavo bene il russo da bambino. Nessuno della mia generazione lo faceva. La mia comprensione dello slavonico era migliore di quella del russo moderno, ma certamente non era completa. Quindi, era difficile leggere molti dei Padri perché non avevamo accesso ad essi, o avevamo accesso solo a parti dei loro scritti - e tutto in slavo ecclesiastico. Questa donna ci ha indicato che potevamo procurarci molti di questi libri al seminario di San Tikhon, e mia moglie e io siamo andati in viaggio lì dopo che ho lasciato la pratica della legge, ma prima di ricevere la benedizione per diventare un nastavnik. Lì ho comprato molti libri dei Padri della Chiesa e, per la prima volta, ho cominciato a leggere santi Padri come san Policarpo, e altri antichi Padri che hanno detto che "dove c’è il vescovo, lì c’è la Chiesa e, se il vescovo non c’è, non c’è la Chiesa". Questa è stata la prima volta che mi ha colpito l'idea: "Mio Dio! Forse la nostra posizione non è davvero accettabile". Ma ancora - era il 1976 quando sono diventato un nastavnik - ancora certamente non avevo in mente di realizzare una sorta di rivoluzione nella parrocchia, ripristinando il sacerdozio. Ma ora il seme era stato piantato nella mia mente - come si fa a diventare sacerdotali e cosa dobbiamo fare? Ho saputo, poco dopo, della revoca degli anatemi da parte della Chiesa in Russia nel 1971, e della revoca degli anatemi contro il vecchio rito nel 1974 da parte della Chiesa all'estero. Ma gli altri nastavniki del parrocchie senza preti dei Pomortsy qui in America, nei pressi di Pittsburgh e a Detroit e nel New Jersey, hanno tutti preso posizione: "Beh, questo è veramente bello. I nikoniani si sono finalmente resi conto che hanno sbagliato. Li ringrazieremo, ma ci limiteremo a seguire allegramente la nostra strada fino a quando potremo portare insieme tutti i vecchi credenti e avere una sorta di conferenza mondiale dei vecchi credenti". Questo era un sogno, una fantasia. Quando mi sono reso conto, dopo un certo numero di anni, che questo non sarebbe successo, ho cominciato a pensare tra me: "Beh, forse dobbiamo fare le cose da soli. Non possiamo aspettare che tutti gli altri facciano qualcosa".

Penso che un altro aspetto importante sia stato quando abbiamo iniziato a tradurre le funzioni in inglese. Io non avevo alcuna intenzione di tradurre le funzioni in inglese. Conoscevo tutte le preghiere e le parti comuni delle funzioni in slavonico. Ne conoscevo la maggior parte a memoria. Non avevo bisogno di farlo in inglese. Ma ho scoperto che molti nelle famiglie della mia parrocchia non riuscivano a capire nulla in slavonico, né a leggerlo. Dicevano: "So che dovrei, ma non lo farò. Io non vengo per ore a funzioni di cui non capisco nulla". Così abbiamo stabilito che dovevamo iniziare a tradurre almeno una parte delle funzioni in inglese. Ho cominciato a tradurre, anche con le mie limitate capacità, e ho trovato altri con molta più esperienza di lingua slava per fare la maggior parte di ciò che non era stato già tradotto in inglese. Ho cominciato a leggere le omelie e gli scritti patristici, e tutti questi conducevano, ovviamente, all'idea della necessità dell'Eucaristia, "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui", e così via.

Così è stato un processo graduale. È difficile per me indicare un giorno o un momento in cui pare che sia diventato imperativo il ripristino del sacerdozio nella nostra parrocchia - nonostante il rancore che ciò avrebbe causato nella parrocchia. Nel 1979, ho fatto un viaggio con padre Theodore Jurewicz, che era il rettore della parrocchia della ROCOR della Natività della Madre di Dio a Erie. Eravamo diventati amici dopo che sono diventato nastavnik. Nel mese di agosto 1979, abbiamo fatto una visita a Jordanville per cinque o sei giorni, quasi per vedere se i leader della Chiesa di nuovo rito prendevano davvero sul serio i vecchi credenti. Ci avrebbero davvero accolti nella Chiesa? Che cosa provavano? Quando sono tornato da quel viaggio, avevo due sentimenti. Prima di tutto, quando eravamo lì per la nostra visita, mentre mi svegliavano alle 4.30 del mattino per l’Officio Notturno e la Liturgia, mi sono reso conto della pietà che, ovviamente, esisteva ancora nella Chiesa "nikoniana". Sono stato anche colpito dalla rigidità del digiuno, e dalla semplicità dei pasti, che erano accompagnati dalla lettura delle Vite dei Santi. Così, ho iniziato a pensare, "Hmm. Qui ci sono questi nikoniani, che dovrebbero essere così lontani e così liberali e modernisti, e io non so di un posto dove noi vecchi credenti abbiamo funzioni quotidiane e questo tipo di rigidità". E quando mi sono seduto alla trapeza, ho visto Vladyka Lavr mangiare. Mangiava come se fosse un semplice monaco a capo del tavolo. Sono tornato a casa dopo quella visita pensando che queste persone, forse, erano molto più ortodosse di quello che mi era stato fatto credere. Ho anche lasciato Jordanville con la sensazione che ci sono alcune persone probabilmente molto solidali che davvero ci stimano, e altre persone che non ci stimano, e in realtà non stimano nulla dei vecchi credenti. Così sono tornato con una specie di sentimento misto del tipo: "Va bene. Dobbiamo lavorare su questo fronte, ma non sono ancora sicuro da che parte andare".

Nel 1979, ha avuto luogo una serie di eventi significativi che ha svolto un ruolo importante nell'aprire la porta a ulteriori interventi su questo tema. Tutti gli altri nastavniki in tutte le altre parrocchie dei Pomortsy in America sono morti inaspettatamente nel corso di quell'anno. Questo ha fatto in modo che, se avessi iniziato questo processo per la restaurazione del sacerdozio nella nostra parrocchia, non avrei dovuto scontrarmi con le obiezioni di questi nastavniki di lunga data - ovvero che loro conoscevano i libri, e che cosa ne sapevo io, un mero nastavnik di 32 anni? Sarebbe stato molto difficile convincere i miei parrocchiani o chiunque altro che loro si sbagliavano e io avevo ragione. E, senza dubbio, nessuno di loro avrebbe condiviso la mia opinione che questa era la cosa giusta da fare.

Così ho iniziato sempre più a immergermi in questo processo. Non mi ricordo una data, non ricordo il momento, ma era nel 1982 - a quel punto eravamo abbonati a Orthodox Life - ho visto su Orthodox Life che c'era una conferenza della Chiesa all'estero a Ipswich, vicino a Boston. E ho detto ad alcuni dei miei parrocchiani, "So che non siamo in comunione (non so se ho usato questo termine con loro), ma abbiamo bisogno di più conoscenze, di più formazione, di avere una maggiore interazione con altre persone ortodosse". E, naturalmente, premevo sull'idea che, anche se siamo vecchi credenti, siamo pur sempre ortodossi, e loro sono pur sempre ortodossi. Cerchiamo di non avere questa idea che siamo completamente isolati e non possiamo pregare con loro e così via. Così abbiamo deciso di andare a quella conferenza nel mese di agosto del 1982. Nello stesso anno, ero stato contattato da un uomo d'affari dell’O.C.A. [Chiesa Ortodossa in America] che veniva abbastanza spesso a Erie. Mi aveva fatto invitare dal capo dei cappellani dell’O.C.A. a una conferenza del clero dell’O.C.A. che si teneva presso il St. Vladimir’s Seminary, ogni anno nel mese di giugno, e sono andato a quella conferenza del clero. Era nel corso del digiuno degli Apostoli. Il Mattutino era pubblicizzato alle 7:30 e la colazione alle 8:00, e ho pensato: "Come si fa a fare il Mattutino in mezz'ora?" Sono stato un po’ scioccato nel vedere come i servizi erano davvero accorciati. Servivano formaggio e altri latticini durante il digiuno degli Apostoli, cosa che non capivo, e servivano formaggio anche il mercoledì e il venerdì. Dopo quella conferenza, sono giunto alla conclusione che non avremmo potuto entrare nella O.C.A. a causa di questi tipi di pratiche. Ma, è importante notare, ho imparato molto da quella conferenza nel corso delle lezioni dei padri Schmemman, Meyendorff e Hopko, e non me ne sono andato con l’idea che questi ortodossi dell’O.C.A. erano modernisti e inquinati. Sono partito davvero con l’idea che nell’O.C.A. vi è un livello consapevole e impegnato di cristianesimo ortodosso, e anche se l'O.C.A. poteva non essere un luogo in cui ci saremmo sentiti a nostro agio, tuttavia, avevamo davvero bisogno di entrare in una sorta di più intenso collegamento e contatto con gli altri ortodossi.

Quando siamo andati a Ipswich alla conferenza della ROCOR nel mese di agosto del 1982, è stata un'esperienza completamente diversa. Siamo arrivati ​​nel pomeriggio del 1 agosto (data del nuovo calendario) poco prima della veglia per il profeta Elia. Ipswich era strettamente collegata al Monastero della Santa Trasfigurazione, i monaci erano lì per aiutare nelle funzioni, e hanno servito la Veglia in modo estremamente lungo. Cantavano il primo Catisma versetto per versetto e, di fatto (avevo i miei due figli lì, uno al momento era solo un bambino di 6 mesi) abbiamo pensato "Quanto tempo può prendere una Veglia di nuovo rito?" Nel modo in cui era servita, la sola parte dei Vespri ha preso circa due ore e mezza. Con la coda tra le gambe, ce ne siamo andati dopo i Vespri. Noi, vecchi credenti, abbiamo pensato che fosse troppo lungo per il nostro bambino piccolo. Inoltre siamo stati molto contenti di scoprire che al mercoledì e al venerdì erano molto diligenti nel seguire le regole del digiuno ortodosso. Durante la conferenza, Vespri e Liturgia sono stati serviti tutti i giorni.

Durante quella settimana sono stato molto commosso. Un giorno, durante la Liturgia sono rimasto a ricordare i miei nonni e tutti i miei antenati che non avevano mai in tutta la loro vita partecipato all'Eucaristia. Guardando la gente ricevere la comunione, mi sono trovato a piangere, pensando al fatto che in tutta la loro vita i miei antenati non avevano mai sperimentato queste cose. La mattina dopo sono andato alla Liturgia, e ho pensato a tutti i bambini della mia parrocchia che non ricevevano la comunione e non partecipavano a una piena vita sacramentale. Giurai in quell’istante che non avrei mai potuto permettere a un'altra generazione di passare senza partecipare ai sacramenti. Così ho cominciato a cercare di trovare il miglior modo possibile per ripristinare il sacerdozio per la nostra comunità.

Avevo cercato contatti con la gerarchia dei vecchi credenti di Belokrinitsa. Qui c'erano tre impedimenti. Prima di tutto, non riconoscevano alcuna chiesa eccetto la propria gerarchia di vecchi credenti. In secondo luogo, questa gerarchia ha avuto un'origine irregolare. È iniziata con un singolo vescovo che poi ha consacrato altri vescovi. Infine, era, naturalmente, sotto il controllo dello Stato sovietico in quel momento. Una seconda considerazione è stata il Patriarcato di Mosca, che era anch’esso sotto il controllo dello Stato sovietico. Inoltre c'erano pratiche del Patriarcato di Mosca, almeno in quel momento, che sentivo come troppo sciatte (come per esempio la volontà di permettere battesimi non per immersione). E così, in realtà l'unica scelta logica era la Chiesa all'estero. Così sono tornato da quella conferenza nel mese di agosto del 1982 e ho organizzato una commissione di studio. Ho preso un importante membro di ciascuna delle famiglie patriarcali della nostra parrocchia e con questi si è creato un comitato di una cinquantina di persone per iniziare a studiare se fosse o no possibile riprendere il sacerdozio. Ho chiamato il comitato "Comitato per studiare la possibilità di restaurazione del sacerdozio". Da questo momento, un certo numero di nostri parrocchiani era già sulla difensiva, dicendo che ero già troppo a contatto con i nikoniani, e che avevamo introdotto l’inglese, e così via. Erano davvero scontenti di quello che stavo facendo e pensavano già di depormi o convincermi a dimettermi da nastavnik della parrocchia. Nessuna delle due opzioni è riuscita, e siamo passati attraverso il processo di studio proposto. Ho presentato ai membri della commissione lo sfondo storico dello sviluppo della Chiesa russa, oltre che, naturalmente, gli scritti biblici e patristici connessi a questo problema. Alla fine di dicembre del 1982, abbiamo terminato la commissione di studio. La commissione ha votato se portare ai nostri parrocchiani una raccomandazione per ripristinare il sacerdozio. Il voto è stato qualcosa come 42 a 7 a favore di raccomandare la restaurazione del sacerdozio per mezzo di una unione con la Chiesa russa all'estero. Abbiamo portato la raccomandazione alla nostra parrocchia e il 9 di gennaio (data del nuovo calendario) abbiamo tenuto in parrocchia un voto su tale raccomandazione. A quel tempo, circa un quarto della mia parrocchia aveva rotto con noi. Erano ancora membri votanti, ma tenevano funzioni in un altro posto. Mi avevano in realtà presentato petizioni in cui dicevano che dovevo dare le dimissioni, che tutto quello che stavo facendo era in contrasto con i vecchi credenti, che ero un traditore dei vecchi credenti, e così via. È stato un periodo molto difficile. Ho detto a mia moglie che credevo davvero che uno di loro mi avrebbe ucciso. Non sto cercando di essere drammatico, ci credevo veramente. Le ho detto che se fosse successo così avrebbe dovuto cercare di perdonarli e di capire che in realtà non capivano quel che facevano. Ho avuto alcune esperienze in cui ci hanno minacciati. Qualcuno dell'altro gruppo ha sputato addosso a mia moglie. Un parrocchiano mi ha incontrato in un ascensore di ospedale pieno di non ortodossi e ha iniziato ad urlarmi che ero condannato all'inferno e così via. In ogni caso, è così che è stata presa la decisione di ripristinare il sacerdozio.

Ci siamo incontrati con il vescovo Gregory Grabbe alla fine di gennaio 1982 per cercare di negoziare il nostro percorso di ingresso nella Chiesa all'estero. Vorrei dire questo: alla conferenza di Ipswich l'arcivescovo Vitaly (era presente anche il vescovo Gregory Grabbe, ma ci parlò l’arcivescovo Vitaly, che non era ancora metropolita), era stato estremamente gentile con noi, mi aveva dato il benvenuto, dicendomi "Ci piacerebbe il vostro ingresso nella nostra Chiesa. Dovete scrivere ai vescovi e dire loro i vostri pensieri e ciò che vorreste fare. Fatelo prima del prossimo incontro del nostro Sinodo e io farò tutto il possibile per aiutare il processo di ingresso della vostra parrocchia nella Chiesa all'estero". Così, gli sono stato molto grato. Penso che si sia preso una grande responsabilità nell’aiutarci ad arrivare al sacerdozio.

Ci può spiegare in che modo la realtà del Nuovo Mondo ha influenzato la sua decisione di aderire alla Chiesa "neo-ritualista"?

Questa è davvero una buona domanda. Ci sono state molte ragioni. Quella primaria era, naturalmente, che mi ero reso conto che stavamo vivendo senza la vita sacramentale della Chiesa. I vecchi credenti senza preti non sempre lo capiscono. Pensano che sia sempre stato così e che le cose vadano bene. Questo è stato sicuramente il numero uno tra i motivi. L'altro invece era che vivevamo in America, dove c'erano solo quattro gruppi di vecchi credenti senza preti. Gli altri tre erano in località in cui era evidente che non stavano molto bene e la loro sopravvivenza a lungo termine era discutibile. C'era un nuovo gruppo di vecchi credenti che si erano stabiliti in Oregon negli anni ‘60, ma avevano preso la mentalità del tipo "Nessun altro può pregare con noi, non pregheremo nemmeno gli uni con gli altri, non pregheremo con voi. Non abbiamo nulla a che fare con voi. Siamo in un luogo a parte". Questa non era un’opzione valida per noi. E, anche se lo fosse stata, la realtà era che eravamo ormai alla terza generazione di persone nate in America, che i nostri parrocchiani avevano un'istruzione superiore, che molti di loro partivano da Erie in cerca di occupazioni in linea con le competenze che avevano acquisito attraverso la loro maggiore istruzione. Molti di loro stavano cercando di trasferirsi in luoghi come Chicago, Boston, Washington. Ciò che era successo con i vecchi credenti che si erano allontanati in passato da una delle chiese madri a Erie, Marianna o Detroit, è che, una volta che se ne erano andati, la prima generazione seguiva in realtà la fede ortodossa di vecchio rito - ma dalla seconda generazione la fede si andava rapidamente dissipando. E mi occupavo già di andare nei luoghi dove c’erano questi gruppi di vecchi credenti, a Boston, a New York, in Pennsylvania orientale. Andavo da loro e ascoltavo le loro confessioni e scoprivo che per loro la fede era quasi uno scherzo. Non stavano più seguendo la fede; che genere di ortodossi erano? La stessa cosa era vera da noi, dove mi capitava spesso di pensare, "Dobbiamo poter dire alla gente, 'Sì, provenite da un ambiente di vecchio rito, ma siete cristiani ortodossi, e se non riuscite a trovare un posto per essere vecchi credenti, è necessario cercare un’altra chiesa ortodossa. Dovete andare in una chiesa'." Questo è quello che dicevo a questi altri gruppi da cui andavo. "Perché mi fate venire qui una volta all'anno? Avete una chiesa ortodossa qui. Ne avete una a New York". La risposta era: "Non sono come noi!" Così parte dell'effetto di vivere nel Nuovo Mondo, in particolare come persone di seconda e terza generazione, era che dovevamo essere in grado di avere un luogo in cui mandare la nostra gente perché questa fosse in grado di partecipare e rimanere nella fede, altrimenti finiranno per non credere a nulla, cosa più probabile, oppure diventeranno cattolici o protestanti. Ma è più probabile che non lo diventino, perché i loro genitori diranno: "Non è quello che voglio che tu faccia, e fino a quando indosserai la croce, per me va bene, sarai comunque un vecchio credente". Questo ha avuto un effetto enorme. Se fossi stato in un posto in cui ci sono molte comunità di vecchi credenti senza preti, come in Lettonia, avrebbe potuto essere una storia diversa. Ma in questo paese eravamo una minoranza così insignificante che ho riconosciuto che dovevamo essere in grado di allinearci in qualche modo con gli altri ortodossi, dicendo: "Va bene, forse non è una chiesa di vecchio rito, ma almeno è ortodossa". Rimaneva un ultimo ostacolo, dovevo essere convinto di avere davvero scoperto che il nuovo rito non era eretico, perché quella era una delle critiche e obiezioni fatte a questo processo.

Ma può dire che anche l'istruzione e la necessità di tradurre i testi in inglese hanno giocato il loro ruolo, perché siete stati costretti a rispondere a certe domande: come tradurreste "Isus" (vecchio modo russo di indicare il nome "Gesù")?

Bene, ci sono due aspetti. Questo è un buon punto, padre, perché una volta che si traducono in inglese, molti problemi che sono stati la causa di tutto la scisma scompaiono: le questioni di "Isus" o "Iisus", "Veki Vekom, Amin", o "Veki Vekov, Amin" ["Nei secoli dei secoli. Amen"] - scompaiono interamente in inglese. Ne scompaiono molte.

Che cosa significa "vecchio rito" per la sua congregazione? Perché è importante per voi conservarlo?

Questa è una domanda molto interessante, e credo che vi sia una certa discussione se questo debba rimanere un obiettivo a lungo termine. C'è un certo dibattito perché, naturalmente, ho provato così tanto a convincere le persone che hanno davvero bisogno di capire le cose più importanti. Ci sono tre livelli. Prima di tutto, cosa più importante di tutti, siamo cristiani. In secondo luogo, siamo cristiani ortodossi. In terzo luogo, siamo di vecchio rito. Questa certamente dovrebbe essere l'ultima preoccupazione. Penso di esserci riuscito abbastanza perché ora ci sono persone che dicono: "Ebbene? Perché è così importante mantenere il vecchio rito?" E se non fossero di vecchio rito in futuro, io non lo considererei una tragedia. Il nostro amato e defunto Vladyka Daniel una volta ha detto alla gente di essere arrivato a capire che qui ora nessuno capiva lo slavonico, e così quando abbiamo fatto le traduzioni in inglese, è stata la prima volta che qui la gente ha cominciato a capire, anche le letture delle omelie che parlavano della necessità della santa comunione. Abbiamo letture di omelie proprio prima del Natale che menzionano la partecipazione all'Eucaristia, e la traduzione ha avuto un grande effetto. Vladyka Daniel credeva che la comprensione di cose come queste ci aveva portato a una decisione corretta di unirci ai "nikoniani", ma credeva anche che avevamo un obbligo verso i nostri antenati di preservare ciò che ci avevano dato. Credeva anche che fosse importante per tutta la Chiesa che continuassimo a essere una parrocchia modello che forniva il vecchio rito.

Quindi penso che sia importante perché penso che il vecchio rito rappresenti davvero una parte veramente storica e preziosa della Chiesa ortodossa. Dico alla gente tutto il tempo, "Non vi direi mai che il rito antico è l'unico modo di fare le cose. Non vi direi mai che non ci sono processi evolutivi nella Chiesa. Ma quello che vorrei dirvi è che se volete veramente conoscere le antiche pratiche della Chiesa russa - forse non così lontano come nel 900, ma certamente già nel 1200 e 1300, il vecchio rito le sta davvero seguendo". E a volte la gente dubita che sia così, perché la Russia era rimata isolata sotto il giogo mongolo e poteva aver introdotto pratiche che non facevano parte del rituale della Chiesa, quando era giunta in Russia dopo il Battesimo della Rus’. Ma se comprendete l'intera vita delle comunità di vecchio rito, che è quasi maniacale nel rispetto del rituale della Chiesa russa pre-nikoniana, allora dovrete essere d'accordo che il concetto di innovazioni russe a causa dell’isolamento durante il giogo mongolo è ridicolo. Considerate come in una comunità di vecchio rito una delle prime cose che si insegna un bambino è come tenere correttamente le dita nel segno della Croce 'a due dita', altrimenti riceverà presto una pacca sulla testa per averlo fatto in modo sciatto, e allora penso che potrete tranquillamente dire che è molto improbabile che siano penetrate innovazioni casuali nella Chiesa russa prima del patriarca Nikon.

Di fatto, è stata una vera rivelazione per me quando, una volta che l'Unione Sovietica ha cominciato a cadere, ho cominciato a vedere i video dei vecchi credenti a Mosca, in Romania, in Oregon e in Alaska. Vi erano certe pratiche della nostra parrocchia che stavo cominciando a ritenere nostri "errori" locali, dal momento che non si facevano nelle parrocchie di nuovo rito che ho visitato, ma i dubbi sono stati fugati quando si è stabilito questo contatto con le altre comunità dei vecchi credenti. Lasciate che vi faccia un esempio. Dopo il "Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli, Amen", facciamo tre inchini, mentre nel nuovo rito c’è un solo inchino. Nessuno fa questi tre inchini, e penso: "Forse questo è qualcosa che abbiamo introdotto noi". Poi vedo che lo fanno in tutto il mondo tra i vecchi credenti, che non hanno avuto alcun legame tra di loro per tutti questi anni. Ma anche a prescindere da questa piccola cosa, i più sarebbero pronti ad ammettere che, quando si è diffusa una pratica del tutto occidentalizzata dell’iconografia, sono stati quasi solo i vecchi credenti a conservare la tradizionale iconografia ortodossa. Se si prende l'intero aspetto della musica occidentalizzata - la si può amare. E io dico alla gente tutto il tempo: se provenite da quelle che io chiamo parrocchie "d’alta opera russa", non vi piacerà il nostro modo di cantare. Se avete qualche idea di ciò che è il canto ecclesiastico, allora vi potrebbe piacere il nostro canto. Ma la conservazione del canto znamenny ha un suo ruolo. Queste sono le ragioni per cui i nostri antenati hanno sostenuto persecuzioni per la loro scelta del vecchio rito. Questi sono ancora i motivi perché noi conserviamo il vecchio rito nella nostra parrocchia - anche se ora riconosciamo l'ortodossia delle deviazioni greche o post-nikoniane dal nostro rituale.

Ma credo, padre, come risposta definitiva a questa domanda, che ciò che è veramente importante è che molte delle persone che si convertono all’Ortodossia in America lo fanno sulla base di quello che leggono sull’Ortodossia. Forse entrano in una chiesa, ne sentono parlare, vedono una liturgia - ma poi, se hanno zelo, si mettono a leggere. E quando leggono dell’Ortodossia, hanno aspettative: questo è il modo in cui avviene, questa è la pratica. Molto spesso, quando vedono la pratica del vecchio rito, dicono, "questo è quello che ho letto davvero, e quindi questo è quello che mi piacerebbe davvero fare". Non posso dirvi quante persone mi dicono, "Dovreste davvero avere una guida e un video su come cantare il canto znamenny, perché abbiamo davvero voglia di cantarlo anche noi. Ci rendiamo conto che questa è una pratica più antica".

Quindi penso che la ragione fondamentale per preservare il vecchio rito in questa parrocchia è che questo è ciò che hanno fatto i nostri antenati, e penso che ci sia un ruolo anche per il vecchio rito ortodosso nel mondo di oggi. E devo dirle, padre, che nel corso degli ultimi 25 anni sono successe tante cose che non avrei mai creduto che accadessero. Io credo nei miracoli, ma seguo molto di più padre Zosima da I fratelli Karamazov di Dostoevskij, che ha detto "La fede non viene dai miracoli, i miracoli vengono dalla fede." Io non sono il tipo di persona che va in giro e vede coni gelati che assomigliano alla Vergine Maria, e sono anche scettico quando sento parlare di icone che piangono. Non sto dicendo che questo non succeda, ma lo voglio vedere. Ma il mio punto è che tante cose sono successe negli anni ultimi venticinque o trenta anni nella mia parrocchia: da questo piccolo gruppo isolato di Vecchi Credenti dei Pomortsy da Suwalki in Polonia, che nessuno al mondo conosceva, a una parrocchia che è venuta al sacerdozio e che ha avuto un vescovo. Il mio punto è - non voglio sembrare un protestante - che sembra che ci sia un piano di Dio per noi e per questa parrocchia. Penso che dobbiamo concentrarci su questo. Penso che dovremmo essere molto attenti a non prendere decisioni come "Non ha più importanza se siamo di vecchio rito o no". Se non siamo nel futuro, non è una tragedia per il popolo, ma penso che sia qualcosa a cui dovremmo davvero cercare di aprirci. Recentemente ho avuto un incontro con i miei parrocchiani in cui ho detto loro: "Voglio che sappiate che se cado morto e voi doveste decidere di abbandonare il vecchio rito, allora vi allontanereste da tutto ciò che ho cercato di fare come vostro rettore (a parte, naturalmente, prendermi per lo più cura delle vostre anime.)"

Ci sono delle somiglianze tra i problemi che ha avuto nella sua parrocchia dopo essere entrato nella ROCOR e, su scala più ampia, i problemi che abbiamo sperimentato dopo che la ROCOR si è unita al Patriarcato di Mosca?

Penso che sia esattamente la stessa cosa. È possibile arrivare al punto di dire che gli altri non hanno mai fatto abbastanza. "Il Patriarcato di Mosca deve riconoscere i nuovi martiri", ecc. I vecchi credenti agiscono allo stesso modo: "Devi chiedere perdono, è necessario fare questo e quello". Penso che sia molto simile, e credo che i paralleli siano incredibili. Credo che sia per questo, quando ho parlato al Concilio del 2006, così tante persone hanno potuto davvero dire: "Sai, quello che dice è vero".

Guardando indietro al momento della vostra ricezione, lei direbbe che lo stato d'animo della ROCOR nel 1984 era simile a quello dei vecchi credenti?

In molti modi, certamente, penso che sia vero. In particolare nel 1981 (o quando fu), quando i vescovi hanno decretato che l'ecumenismo era l'eresia di tutte le eresie, era - come dovrei chiamarla - una mentalità di arroccamento nelle nostre fortezze contro tutte le persone che stanno tentando di introdurre cambiamenti, di modificare tutte le tradizioni della Chiesa. Così in molti modi è stato lo stesso, e questa è stata una mia preoccupazione. Devo dire che quando ho fatto le prime ricerche nella ROCOR, se avevo problemi direi che erano duplici. La prima è che ho visto che era così tanto russa. Nella mia mente ero arrivato a realizzare che, come si legge alla fine del Vangelo di San Matteo, il Signore ci dice che dobbiamo andare a tutte le nazioni, per ammaestrarle e per battezzarle. E ancora, le parole con cui abbiamo scelto di circondare l'icona del Pantocratore nella cupola della nostra chiesa ci ricordano che questa è la nostra missione. A quel tempo temevo che, per molti versi, la ROCOR fosse così coinvolta nell'idea che la nostra missione è di essere russi da non avere in realtà la percezione di dover uscire a raggiungere tutte le nazioni. E i vecchi credenti hanno lo stesso tipo di mentalità che dice: "Noi siamo perfetti. Tutti gli altri sono inquinati e impuri". E questa era una mia preoccupazione, ovviamente, da vecchio credente che stava ora dicendo, beh, non siamo perfetti...

Perché un vecchio credente giunga alla conclusione che ho raggiunto io, prima di tutto, deve essere in grado di guardare al Concilio dei Cento Capitoli (Stoglav), riunito nel 1551 a Mosca, sotto la guida dello tsar Ivan il Terribile, perché il Concilio dei Cento Capitoli, un concilio pan-russo, aveva detto categoricamente che il segno della Croce con due dita è giusto e il segno della Croce con tre dita è sbagliato. Inoltre, il Consiglio ha respinto l'uso dei triplici Alleluia e tutto il resto delle pratiche che sembravano 'infiltrarsi' da parte di stranieri inquinati. Così ho dovuto essere in grado di arrivare al punto di dire: hmm... sai una cosa? Penso che i Cento Capitoli abbiano ecceduto la loro autorità. Non credo che avessero il diritto di dire quello che hanno detto in certe aree, e quindi credo di poter arrivare a un qualche tipo di adattamento con i nuovi ritualisti". Penso che la Chiesa all'estero sia giunta a un tipo molto simile di adattamento negli ultimi anni.

Vladyka Daniel amava dire (e non durante la riconciliazione, ma in anticipo) che era disturbato dalla mentalità della Chiesa all'estero e alcuni dei suoi leader. Diceva che l'atteggiamento si era evoluto in una convinzione che ROCOR fosse LA Chiesa. Ma egli contrastava questa affermazione dicendo che la Chiesa è universale, non solo "noi". Penso che tale mentalità fosse molto simile a quella dei vecchi credenti.

Per circa quattro decenni dalla morte del metropolita Anastassy nel 1965 la ROCOR si è posta come depositaria della genuina fede ortodossa, che si ergeva risoluta contro l'apostasia dell'Ortodossia del mondo. Perciò, capisco chi è stato profondamente turbato quando questa dicotomia è stata contestata da una più equilibrata visione ecclesiastica. Cosa risponde a chi chiede: "Ci avete mentito allora, o ci state mentendo adesso?"

Ci sono due parti in questa domanda, credo. La prima si occupa della posizione della Chiesa all'Estero nei confronti del Patriarcato di Mosca. Naturalmente, il problema era che la Chiesa all'Estero, in modo molto simile ai vecchi credenti, ha fatto queste affermazioni categoriche che non avrebbe mai dovuto fare. Sa, Vladyka Anthony di Los Angeles era solito chiamare il Patriarcato di Mosca la "Chiesa satanica", credo. Così, quando si fa questo tipo di affermazioni ci si trincera in una posizione insostenibile. Una delle cose che ho imparato è che non si dovrebbe dire la parola "mai", perché le cose cambiano. Penso che le cose siano cambiate nel Patriarcato di Mosca. Negli anni ‘80 avevo sostenuto in una pubblicazione di vecchi credenti per cui scrivevo, chiamata Tserkov, che era ampiamente diffusa tra i vecchi credenti in Russia, che loro non dovevano aderire al Patriarcato di Mosca più di quanto dovevo farlo io, perché credevo che ci fossero troppe cose davvero improprie, compresa l'idea di non fare battesimi per immersione. Questa è ancora una mia preoccupazione. Ma le cose cambiano, i tempi cambiano. Lo sappiamo da tutta la storia della Chiesa. Guardate al tempo degli iconoclasti. Tra i più ferventi iconoclasti c’erano figure della Chiesa di Costantinopoli. Ma i tempi cambiano, e dobbiamo guardare a quei cambiamenti. Così, in questo primo caso, non credo che la ROCOR abbia mentito: è solo che le cose cambiano, e si deve aprire la mente e il cuore a questi cambiamenti.

Ora penso che certamente ci siano ancora elementi che erano e sono aree di preoccupazione della Chiesa all'Estero nei confronti delle altre Chiese ortodosse. Chiamiamole ecumenismo o modernismo o come vogliamo. Da vecchio ritualista vorrei subito dire che sono ancora preoccupato per queste cose, ma non sono così sicuro che possiamo concludere che questo significa che loro non sono ortodossi e che noi non dovremmo parlare con loro. Di fatto, anche quando eravamo isolati dal resto del mondo ortodosso, quando ho incontrato il metropolita Theodosius dell'O.C.A. (e l’ho incontrato un paio di altre volte a mostre a Washington) ho chiesto la sua benedizione. Un prete dell’O.C.A. è venuto in chiesa anni fa il Martedì luminoso e ha voluto entrare a venerare l'altare prima della funzione, e l'ho lasciato fare. Un convertito, che in realtà non si è convertito attraverso la nostra chiesa, ma attraverso la regolare Chiesa della ROCOR, è stato a tal punto scandalizzato che avessi lasciato questo sacerdote dell’O.C.A. entrare nel mio altare, che ci ha abbandonati e si è unito ai matteiti. Bene, la mia mentalità in questo campo, ancora una volta, è: questa è mancanza di comprensione, piuttosto che la vera comprensione della Chiesa. Quindi penso che, in qualche modo, la nostra decisione di isolarci potrebbe aver avuto una qualche validità, ma, credo, siamo in grado di dare uno sguardo e dire che i tempi cambiano. Gli atteggiamenti delle persone cambiano, e ora dobbiamo dialogare con le altre Chiese ortodosse. Nel caso di Mosca, dobbiamo riconoscere che sono cambiati, e hanno fatto quello che abbiamo chiesto loro di fare.

Quando ho visitato la sua parrocchia con i seminaristi, siamo rimasti colpiti dal volume di servizi di volontariato che la vostra parrocchia fornisce alla comunità locale. Può dirci quali progetti sociali gestisce la vostra parrocchia e come una tipica piccola parrocchia della ROCOR può iniziare qualcosa di simile?

Noi cristiani ortodossi, probabilmente a causa del nostro peccato di orgoglio, spesso facciamo commenti del genere, diciamo, che le chiese cattoliche romane di oggi, e anche le chiese protestanti, sono diventate più agenzie sociali che depositi di salvezza. E abbiamo davvero bisogno di capire, naturalmente, che il primo obiettivo della Chiesa universale e anche quello della chiesa parrocchiale è quello di salvare le anime. Questo è il suo primo obiettivo. Ma non possiamo negare il fatto che quando il nostro Signore ritornerà - e lo sappiamo dal capitolo 25 di San Matteo - ci dice molto chiaramente che non ci chiederà: "Hai la barba? Hai recitato la Veglia? Hai fatto prosternazioni?" Dirà: "Hai dato da mangiare agli affamati? Hai vestito gli ignudi? Hai dato da bere agli assetati?" E così sappiamo che l'amore e la carità cristiana è in realtà uno degli obblighi principali della parrocchia. Cerchiamo di fare del nostro meglio. Non credo che lo facessimo bene anni fa, e abbiamo ancora molta strada da fare in questo campo, ma abbiamo provato per gli ultimi trenta anni. Lavoriamo alcuni giorni, per esempio, alle mense per i poveri sponsorizzate dai benedettini. Hanno diversi gruppi disponibili ogni giorno a servire i pasti per i poveri. La nostra parrocchia serve in quella mensa un venerdì al mese. Serviamo in quella mensa al Natale occidentale in modo che le suore possano celebrare il loro Natale e i poveri abbiano ancora un posto dove cenare il 25 dicembre. Consegniamo cesti di generi alimentari a quaranta, cinquanta, sessanta famiglie al Natale occidentale in modo che possano festeggiare il Natale e avere abbastanza cibo da mangiare. Abbiamo una nostra dispensa alimentare e ora consegniamo cibo a quaranta o cinquanta famiglie ogni due settimane in modo che abbiano abbastanza cibo nelle loro comunità. Anche se è durante il digiuno della Natività, facciamo una festa di Natale per circa 100 - 150 bambini davvero indigenti che vengono per lo più da famiglie senza casa né averi, in modo da dare loro qualcosa durante il Natale occidentale. Quindi ci sono molti modi in cui ogni parrocchia della ROCOR, anche una piccola parrocchia, può fare cose che non costeranno un sacco di soldi. Infatti la dispensa alimentare per 50 famiglie di cui ho parlato può sembrare davvero ammirevole, ma c'è un ​​banco alimentare qui nella zona, e la maggior parte del cibo è fornito da loro, e quindi non si paga per il cibo. Ci limitiamo semplicemente a raccoglierlo e a distribuiro, e così via. Pertanto, non possiamo giustificarci dicendo che non possiamo permetterci di farlo. Tutto si riduce semplicemente al fatto che non possiamo permetterci di non farlo, perché, ancora una volta, come abbiamo discusso in precedenza, come faremo a rispondere al Signore e dirgli: "Ma Signore, io non sapevo che fossi tu"? Se facciamo, così, egli ci dirà: "Andate alla mia sinistra a stare con le capre, piuttosto che con le pecore".

Ora che non possiamo più rivendicare l'esclusività della Chiesa russa all'estero, quale dovrebbe essere la nostra missione, tanto all’interno della Chiesa Ortodossa Russa che dell’Ortodossia in Nord America?

Questa è una domanda molto interessante, a cui credo che dovrò rispondere con discrezione. Preferisco non finire nei guai, ma voglio rispondere onestamente. Io credo che dobbiamo stare molto attenti. Sappiamo, naturalmente, che la Chiesa all'estero è stata fondata da immigrati che sono fuggiti a causa di persecuzioni. L'obiettivo della Chiesa all'Estero è stato principalmente di conservare il cristianesimo ortodosso russo e anche di preservare la cultura russa - e questo era un valido obiettivo. Ora che ci siamo riconciliati con la Chiesa in Russia, non abbiamo davvero più bisogno di essere i depositari della cultura russa e del cristianesimo russo. Ciò che dobbiamo essere oggi è la Chiesa che vuole essere il deposito del cristianesimo ortodosso per quelli al di fuori della Russia, non solo per gli immigrati russi, e per i russi di seconda, terza e quarta generazione, ma per i convertiti che in molti luoghi vengono all’Ortodossia. Vladyka Daniel era di solito molto risoluto sull'idea che alcuni decenni fa la nostra missione è cambiata. Non era più quella di preservare la cultura russa e l’Ortodossia finché potessimo tornare in Russia (perché la maggior parte delle persone non l’ha fatto), ma di vedere il nostro ruolo così: il cristianesimo ortodosso è la fede dei nostri padri, e noi crediamo che sia il vero erede della Chiesa apostolica. Così, la nostra missione è di offrire il cristianesimo ortodosso come alternativa per tutti quelli che non sono soddisfatti del cristianesimo che si trova in Occidente.

Quindi penso che la nostra missione ora è davvero molto di più che la mera idea di rinvigorire la nostra russicità. Certamente dovremmo gioire per il fatto che siamo di nuovo uniti con i nostri correligionari in Russia, e dovremmo condividere tale fede comune con quelli che si trovano in Russia, ma dobbiamo fare in modo che capiscano e che noi capiamo che la nostra missione è quella di essere cristiani ortodossi al di fuori della Russia e di portare la parola di Dio alle persone nei nostri paesi di adozione che guardano all'Ortodossia come a una risposta alle loro necessità spirituali.

Sembra che ora abbiamo bisogno di convocare il quinto Concilio Pan-Diaspora, che esprima la voce della Chiesa per quanto riguarda un ampio spettro di questioni, dai rapporti con le altre Chiese ortodosse a varie pratiche ecclesiastiche. Quali sono i problemi più urgenti che la ROCOR affronta adesso?

Il più importante obbligo, funzione, servizio della Chiesa è quello di fornire la fede di Cristo, la Chiesa di Cristo, il Corpo di Cristo, a tutti i suoi credenti e a coloro che hanno bisogno di quella fede. Ma, diciamo, da un punto di vista più pratico, penso che una delle cose che ha davvero bisogno di fare la ROCOR - i suoi vescovi, i suoi sacerdoti, i suoi laici - è che abbiamo davvero bisogno di arrivare a capire dove ci troviamo di fronte al resto delle Chiese ortodosse. Qui c'è ancora una grande confusione. Siamo in comunione con la O.C.A.? Siamo in comunione con l'arcidiocesi greca? Con chi siamo in comunione? Che cosa significa essere in comunione? Stiamo servendo con loro? Loro servono nelle nostre chiese?

Dobbiamo anche, credo, dialogare con loro per parlare di alcune delle aree di cui siamo preoccupati. Lo esprimo tutto il tempo ai miei amici dell’O.C.A. Ho un grande rispetto per molti di loro. So che molti di loro sono cristiani ortodossi molto pii. Ma so di molti casi di parrocchie dell’O.C.A. in cui non si serve alcuna Veglia o Vespri, e io dico: "Dove mai la Chiesa ha indicato che la Veglia non è più importante?" Ho un cugino che si è trasferito nella Carolina del Sud. Lui e la sua famiglia vanno ora a una buona parrocchia della O.C.A. di laggiù. Mi ha visitato poco dopo Pasqua ed è stato con me per una Veglia alla Domenica delle Mirofore. Mentre stavamo cantando il canone di Pasqua, sono andato da lui e gli ho detto: "Mi è appena venuto in mente. Nella maggior parte delle parrocchie della O.C.A., dove non servono mai le Veglie e il Mattutino, non si sente il canone di Pasqua dopo la mattina di Pasqua!" È una tragedia terribile non sentire il canone di Pasqua, perché è il canone che offre davvero il massimo senso del significato della risurrezione del Signore.

Quindi penso che la ROCOR abbia bisogno di chiarire la nostra posizione e anche di svolgere un ruolo nel parlare di questi punti di confusione al mondo dell'Ortodossia. Abbiamo bisogno di esprimere loro che "Sappiamo che non possiamo prendere la posizione che noi siamo l'unica pura, vera fede. Ci rendiamo conto che ciò può essere stato un errore". Ma questo non vuol dire che possiamo semplicemente pretendere che non ci esistano questioni che devono essere affrontate con i nostri fratelli ortodossi in altre Chiese che hanno trascurato molte delle antiche pratiche della Chiesa universale. Ho davvero ammirato Vladyka Mark di Berlino, perché al Concilio del 2006 ha iniziato il suo discorso al concilio dicendo, "Abbiamo commesso degli errori". Ma allo stesso tempo dobbiamo essere abbastanza coraggiosi e onesti con noi stessi da dire che ci sono cose nell'Ortodossia che noi abbiamo conservato e che altre Chiese ortodosse hanno perso, e dovremmo dire: "Faremo compromessi in alcuni settori, ma ci aspettiamo che anche voi torniate alla Tradizione della Chiesa in alcune aree in cui vi siete permessi di ignorarla. Per esempio, da dove ha avuto origine il concetto di mangiare latticini nelle stagioni di digiuno o nei giorni di digiuno? O chi ha mai sentito che la Chiesa abbia concesso 'dispense' dal mangiare cibi non di digiuno una volta che un digiuno è iniziato?" Dovrei usare con attenzione il termine 'compromesso'. Non voglio dire compromessi sui principi fondamentali della fede, ma forse di dire, va bene, siamo disposti a una comunione congiunta con voi, con alcuni aggiustamenti. Non siamo ancora completamente a nostro agio con quello che state facendo. Ci sono cose che state facendo e che è necessario riconoscere che non sono molto tradizionalmente ortodosse, ed è necessario anche ritornare in quella direzione. Ma devo fare attenzione con la parola 'compromesso', per non essere frainteso.

Accettate le nostre condoglianze per la perdita del vostro amato arcipastore, il sacratissimo vescovo Daniel. Come vivrà la vostra parrocchia senza di lui?

È stato un enorme beneficio per la nostra parrocchia. Purtroppo, però, penso che la maggior parte delle persone sappia che al momento in cui si è effettivamente trasferito qui ed è diventato parte regolare della parrocchia, era già molto malato. Poco dopo che si è trasferito ha avuto un attacco cardiaco e più di un ictus, così ha vissuto qui in una condizione debilitata per la maggior parte del suo tempo pastorale, quando in realtà era il vescovo residente a Erie. Quindi la maggior parte delle persone non ha avuto l'opportunità di apprezzare e di sapere davvero che uomo brillante e che grande pastore che era. Io ho avuto questa opportunità, perché, quando l'ho conosciuto all’inizio era già malato, ma era ancora in possesso di tutte le sue facoltà mentali e della sua capacità di mostrare grande discernimento e grande insegnamento. Non c'è modo di sostituire Vladyka Daniel. Sono stato grato a padre Victor Potapov che in uno dei suoi ultimi bollettini ha scritto un commovente elogio funebre di Vladyka Daniel. Padre Peter Perekrestov ha recentemente scritto un elogio da mettere, credo, nel Giornale del Patriarcato di Mosca, che è un elogio davvero meraviglioso. Si tratta di persone che riconoscono la grande statura di Vladyka Daniel. Siamo ora nel processo di determinazione del destino di un futuro vescovo di vecchio rito nella ROCOR. Ci sono naturalmente due passi da compiere. Il primo è quello di scoprire se il metropolita Hilarion e i nostri vescovi sono disposti a consacrare ancora una volta un vescovo per il vecchio rito. Questa è la prima domanda che deve essere posta. E poi stiamo anche esaminando la questione se noi stessi ce lo possiamo permettere. Il fatto è che noi siamo l'unica parrocchia nella Chiesa all'estero, almeno per ora, composta da vecchi credenti. È una proposta costosa [avere un vescovo]. Dobbiamo pensarci. Ma, chiunque troviamo come altro vescovo, sono sicuro che sarà un meraviglioso pastore, se possiamo sceglierne uno. Ma ancora, sarà molto difficile per chiunque mettersi nei panni di Vladyka Daniel.

La prego di delineare il significato del vescovo Daniel per la Chiesa russa all'estero.

Penso che Vladyka Daniel abbia mostrato grande discernimento in quel tempo di cui ha parlato, padre, vale a dire il tempo di questa sorta di mentalità di fortezza isolata: "Noi siamo la Chiesa. Tutti gli altri sbagliano!" Vladyka Daniel ha sempre avuto una mente molto aperta. Questo non vuol dire che deve essere classificato come un tipo di "liberale". Ma Vladyka Daniel non avrebbe mai accettato l’opinione che il Patriarcato di Mosca fosse privo di grazia. Infatti Vladyka Daniel si animava molto se sentiva questo suggerimento. Diceva: "Cosa significa 'grazia'? 'Gratia' vuol dire un dono di Dio. Chi siamo noi per determinare che qualcuno è senza grazia?" Quindi penso che abbia manifestato un atteggiamento molto ragionevole in tutta la questione di ciò che è la Chiesa. Questo fu un grande fattore. C'erano persone che lo conoscevano e lo capivano. Vladyka Jerome parla spesso l'effetto che Vladyka Daniel ha avuto sul suo modo di pensare, sulla sua educazione. Certo, ci sono stati altri contributi, come il fatto che era un meraviglioso architetto. Ha progettato la cattedrale di Washington. Ha progettato una chiesa nel Connecticut. Era un maestro iconografo. Di fatto, dopo la sua morte ho osservato alcune delle sue icone più di quanto abbia fatto prima, e mi sono reso conto che si tratta di icone veramente stupende. Era un uomo che, come ha detto padre German Ciuba nel suo elogio, ha insegnato che si può essere un uomo di grande preghiera, di grande spiritualità, di grande sapere teologico, ma può ancora avere interessi nella vita che vanno al di là di questo. Vladyka Daniel amava la navigazione a vela. Quando si trasferì a Erie anni fa, stava costruendo una nave a vela perché voleva navigare fino al porto di Erie, dato che era il vescovo di Erie. Aveva un grande interesse per i cannoni [proprio i cannoni, non i "canoni"]. Ha avuto un grande interesse per molte altre cose - anche le armi. Aveva un cannone a casa sua e lo faceva sparare il 4 luglio. Così aveva enormi capacità in molte aree diverse. E tuttavia non si dovrebbe mai sottovalutare il fatto che in primo luogo è stato un uomo di Chiesa. Conosceva ogni tipo di canto. Il canto kievano, il canto znamenny, il canto romeno, il canto bizantino. Era un esperto di ogni tipo di canto che si possa immaginare. Era un poliglotta. Era un uomo eccezionalmente brillante, eppure era, prima di tutto, un uomo di grande preghiera.

L'altro aspetto di Vladyka Daniel è che, anche se non era nato come vecchio credente, riteneva la conservazione dell'antico rito una priorità per la Chiesa. Nei nostri primi incontri, quando ha visto che ero ansioso di trovare un modo per ripristinare il sacerdozio, mi castigava se sentiva che ero in qualche modo propenso a farlo a costo di compromettere l'uso esclusivo del rito antico nelle funzioni della nostra parrocchia. Il Vescovo Daniel mi ha detto in diverse occasioni, "Dovete rendervi conto che i vostri antenati sono veramente morti per questo. Sono morti. Sono stati perseguitati. Sai, i vecchi credenti possono esagerare un po' la loro posizione, ma sono stati perseguitati". E mi ha detto anche molte volte quando sapeva che, dopo aver sentito il canto bizantino al monastero della Santa Trasfigurazione a Boston, apprezzavo molti delle canti come "Christos Anesti", "Ti possono piacere tutte queste cose. Se vuoi farle tu stesso, se vuoi introdurre altre cose, se vuoi delle scorciatoie, e così via - vai da qualche altra parte, perché qui il vostro obbligo è davvero quello di preservare ciò che i vostri antenati vi hanno dato. Dovete evitare scorciatoie e l'introduzione di quelle cose che non fanno parte del vecchio rito della Chiesa russa. "

Forse dovrei aggiungere che nell’agosto del 1982, quando sono tornato da Ipswich e ho iniziato a favorire il sacerdozio, mi sono messo in contatto con padre Dmitri Alexandrov, che avevo conosciuto in quell’occasione. Sapevo che serviva per i vecchi credenti e che aveva prodotto un Azbuka (abbecedario). Avevo domande che dovevano essere risolte e di fatto egli è venuto a Erie il 26 agosto, due giorni prima della Dormizione. Lo faci venire qui per chiedergli, "E la modifica apportata al Credo dopo il patriarca Nikon, a cui i vecchi credenti sono così contrari?" E gli ho posto anche altre domande a cui ha risposto in modo chiaro e conciso. Ho dovuto rassicurare me stesso che, in realtà, stavo solo facendo domande di prassi. Volevo il sacerdozio, e quindi sarebbe stato facile non fare domande difficili e accettare semplicemente tutto, in modo che potessimo avere il sacerdozio. Ma come vecchio ritualista / vecchio credente non potevo nascondere tutte queste questioni come la liceità del segno di croce con tre dita in contrasto con il segno di croce con due dita. Posso aver pensato che qualcosa che facciamo noi ha più senso di quel che si fa nel nuovo rito, ma potevo davvero soddisfare la mia coscienza sapendo che non sono state introdotte eresie nella Chiesa post-nikoniana e che io non tradivo davvero la fede dei miei antenati? Dopo l’incontro con padre Dmitri (divenuto poi Vladyka Daniel) nel mese di agosto 1982, mi sono sentito assolutamente convinto a quel punto che non tradivo la fede dei miei padri.

Vladyka Daniel ha detto una volta qualcosa di veramente interessante per me. Ha detto: "Molti sacerdoti decidono che si può saltare questo, si può saltare quello. C'è solo un settore di discrezionalità concessa al rettore nei libri di servizio. Detto potere discrezionale è se servire o non servire una Veglia. Non c'è alcun margine di discrezionalità per saltare o modificare qualsiasi parte delle funzioni". Vorrei condividere con lei una storia finale. Stavamo volando in Russia e poi in Terra Santa nel 1993. Dapprima ci siamo diretti in aereo da Toronto a San Pietroburgo. La compagnia aerea aveva grandi problemi a ricevere le nostre prenotazioni corrette. Continuavano a sbagliarle. Infine le hanno fatte bene, ma hanno detto, "Dato che abbiamo fatto uno sbaglio, dobbiamo mettere molti di voi in prima classe". Non avevo mai volato in prima classe e dubito che lo farò mai più. Ebbene, Vladyka Daniel era accanto a me sul volo con alcuni altri parrocchiani. Stavamo volando in una notte di sabato. Sapevamo che non potevamo fare i normali servizi del sabato a causa del nostro volo, ma la sera prima avevamo celebrato Vespri e Mattutino, quindi la Liturgia di sabato mattina, un po' per compensare quello che non saremmo riusciti a fare nella notte di sabato. Così mi sono seduto in prima classe a pensare tra me, "Sono in prima classe, ci sono questi sedili imbottiti. Stanno servendo champagne. Ci sarà un film. Sarà meraviglioso". Ma Vladyka Daniel si siede accanto a me e all’improvviso inizia a recitare i Vespri e la Compieta a memoria, senza un libro. E, naturalmente, seduto lì penso subito: "Oh, credo di dover stare qui a pregare e non bere champagne sul volo". Questo era Vladyka Daniel. Non c'è mai stato un tempo, con i suoi altri interessi, in cui non fosse, prima di tutto, un uomo di preghiera. Ha servito i Vespri ogni giorno, le Ore e i Typica nella sua cappella di casa. Poteva recitare tutto a memoria. Poco prima di morire, stava recitando tutto a memoria. Era un uomo di grande preghiera, di grande saggezza e di grande discernimento.

 

Cliccate su una delle fotografie qui sotto per aprire il sito della parrocchia retta da padre Pimen Simon: 

esterno della chiesa

 

interno della chiesa

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