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  Intervista di Tudor Petcu a Hal Freeman
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Prima di tutto, da americano che vive in Russia, per favore mi spieghi la sua prospettiva sulla Russia da un punto di vista spirituale e culturale e in che modo questo paese l'ha davvero influenzato come americano.

Sono venuto in Russia per la prima volta nel 2002 come parte di un gruppo che forniva risorse finanziarie e di altro genere agli orfanotrofi russi. Il gruppo con cui lavoravo si concentrava sulla piccola città di Luga. A quel tempo questa città, nella quale ora vivo, era molto povera. Il crimine, la droga e l'alcolismo erano abbastanza comuni. La caduta del comunismo e dieci anni della leadership fallimentare di Boris Eltsin avevano caricato sulla gente di qui un gran fardello. Molti beni di prima necessità erano ancora scarsi. Ora, sedici anni dopo, la città è molto diversa. La resilienza e la forza interiore del popolo russo di fronte alle avversità è, a mio parere, la caratteristica che ha portato al recupero della cultura russa e a una spiritualità sempre più profonda. Anche negli anni in cui la povertà era comune, cose come il balletto, l'opera, le arti drammatiche e la letteratura erano ancora molto importanti per la gente comune. Come americano, normalmente associavo tali interessi a quelli dei gruppi socio-economici più elevati. Sono rimasto piuttosto sorpreso dal numero dei classici e degli autori occidentali con cui la maggior parte dei russi era piuttosto familiare. Direi che qui ho osservato una profondità culturale che non avevo vissuto prima di venire in Russia. Non c'era la fame di gratificazione immediata che noi americani troviamo così attraente.

Spiritualmente penso che il cambiamento sia stato più lento. La religione, la fede e la spiritualità cristiana che erano state parte della Russia per praticamente tutta la sua storia erano state quasi completamente rimosse da questa società per settanta anni. Ora vedo grandi cambiamenti in quest'area. Dalla mia esperienza personale, di fedele della Chiesa ortodossa russa in una piccola comunità, ho osservato una diversità di gruppi di età tra chi viene in chiesa. Ci sono molti bambini con cui i miei bambini giocano dopo la Liturgia. Ciò che mi ha sorpreso, francamente, è il numero di russi più anziani che so essere cresciuti nell'era comunista, ma che ora sono profondamente attivi nella loro chiesa. Tuttavia, non si limitano a frequentare la Liturgia. Sembrano molto focalizzati e riflessivi durante la Liturgia. In Russia non c'è il fascino per l'intrattenimento spirituale che predomina nelle più popolari chiese "sensibili ai ricercatori" in America. Ovviamente non posso leggere le motivazioni dei fedeli, sia che si trovino in America o in Russia. Posso ascoltare e pensare attraverso ciò che ho sentito e osservato nelle persone di entrambe le culture. Inoltre, le generalizzazioni sono sempre imprecise in alcuni punti, ma direi che la spiritualità che domina in Russia è più una spiritualità riflessiva e contemplativa rispetto a quella emotiva che spesso ho incontrato in America prima di diventare ortodosso.

Quindi la Russia mi ha influenzato in queste aree facendomi capire come avevo lasciato che le mie circostanze dettassero i miei impegni. I russi avevano sopportato molto più di quanto io avessi mai affrontato ed erano ancora impegnati ad apprezzare e migliorare la loro cultura. Avevano dovuto affrontare il fatto che tutti i valori e le verità spirituali erano stati cancellati dalla loro società, ma hanno rinnovato il loro impegno per quei valori. Molti russi dicono di considerare che l'era comunista abbia purificato la Russia. Le sofferenze per la loro fede hanno avuto un impatto positivo sulla Chiesa e su di essi come individui. Mi hanno influenzato ad affrontare i miei sforzi in questo modo. Troppo spesso avevo cercato di evitare le difficoltà piuttosto che lasciarmi rafforzare. L'influenza russa mi ha portato a cercare valori spirituali e culturali in qualunque circostanza.

Se me lo permette, sarei interessato a scoprire maggiori informazioni sulla sua personalità spirituale prima di diventare ortodosso. Chi era prima di scoprire l'Ortodossia, e qual era la sua opinione sulla vita e il suo scopo?

Sono cresciuto in una famiglia battista molto devota in America. La cultura rurale di quel tempo era piuttosto anti-intellettuale, e da adolescente diventai ateo (anche se non ne parlai a nessuno). Alla fine del mio servizio militare sono arrivato a credere che l'ateismo fosse ancora più intellettualmente in bancarotta e sono tornato alla chiesa. La mia fede è diventata centrale nella mia vita. Lo scopo della vita era conoscere meglio Dio e vivere la sua volontà nella mia vita. Dopo l'università sono andato al seminario per un master. Sono stato ordinato come ministro battista, ma il mio cuore era nel mondo accademico. Ho completato il mio dottorato in greco della koine e del Nuovo Testamento. Ho continuato a insegnare in un'università battista per 14 anni. Nel corso degli anni la mia fede è diventata più "intellettualizzata" e meno una questione di cuore. Lo scopo della vita si è concentrato più su obiettivi professionali e accademici, piuttosto che sul mio precedente obiettivo di conoscere Dio. Ho attraversato il doloroso calvario di un divorzio, che mi ha portato a dimettermi dall'università. Non ne do la colpa al fatto che ero un protestante; ho dovuto accettare la piena responsabilità per i miei fallimenti morali e spirituali. Fu allora che mi fu offerto un lavoro di insegnamento dell'inglese a San Pietroburgo, in Russia. Ho lasciato l'America e ho vissuto in Russia per tre anni. Ho sposato la mia attuale moglie a San Pietroburgo nel 2007. Era cresciuta in una casa comunista, ma si era unita a una chiesa protestante anni prima che la incontrassi. Non ci siamo sposati in chiesa, e la spiritualità, purtroppo, non faceva parte della mia vita. Penso che in quel momento probabilmente non avrei potuto dare alcuno scopo alla mia vita se non le preoccupazioni immediate di ogni giorno. Siamo venuti in America nel 2008. La mia vecchia vita in America non poteva essere recuperata. Mi sono piuttosto scoraggiato perché ora avevo un lavoro che non trovavo appagante e pochissimi dei miei vecchi amici. La vita aveva perso il suo scopo. Alla fine mia moglie iniziò ad andare in chiesa, una delle tante chiese battiste della zona. Più tardi l'ho raggiunta e alla fine abbiamo trovato il nostro posto tra i fedeli. Mi è stato chiesto di insegnare a un gruppo nella scuola domenicale e mi sono nuovamente impegnato a conoscere Dio e a fare la sua volontà.

Qual è stato il motivo principale per cui ha preso la decisione di convertirsi alla Chiesa ortodossa? Che cosa ha scoperto esattamente nella spiritualità ortodossa?

È molto difficile dire quale sia stata la cosa principale che ha portato alla mia conversione. In primo luogo, la mia decisione di diventare ortodosso si è basata su ciò che trovavo attraente nell'Ortodossia; non è stata perché ero infelice della mia chiesa protestante o della vita in generale. Non avevamo intenzione di vivere di nuovo in Russia, ma il mio interesse per la Russia si è riacceso quando ho letto un libro sulla "rivoluzione d'ottobre". Ho iniziato a leggere di più sulla storia russa. Ho anche ordinato un corso di conversazione in russo. Per qualche ragione, continuavo a leggere la storia russa e cercavo di imparare le basi della lingua. Fu allora che mi imbattei in un libro intitolato "The Art of Prayer", che era una raccolta di scritti di diversi anziani ortodossi (per lo più russi). La maggior parte degli scritti proveniva da Teofane il Recluso e in secondo luogo da Ignazio Brianchaninov. Non potevo mettere giù il libro. Leggevo le loro preghiere e insegnamenti ogni mattina prima del lavoro e prima di andare a letto la sera. Ovviamente, provenivano da un tempo e un "mondo" molto diversi dal mio, ma sapevo che la vita che avevano nello Spirito era quella che io volevo. Qualcosa dentro di me risuonava in sintonia con ciò che questi uomini hanno scritto. La loro spiritualità non riguardava l'aumentare delle cose che hai fatto o il numero di persone che hai influenzato. Riguardava "mettere la tua testa nel tuo cuore". Si concentrava sulla vita interiore, che alla fine avrebbe portato a cambiamenti esteriori, ma non erano quelli il punto. Certamente non era quello che i protestanti chiamano "antinomica", ma non era nemmeno focalizzata sull'elenco di ciò che era permissibile e non permissibile. Io sono stato allevato in un'atmosfera molto legalistica, cosa che per me era sempre stato difficile superare. Così, quando ho completamente fallito moralmente e spiritualmente, mi sono considerato un fallimento e ho lasciato la chiesa – e Dio. Negli insegnamenti di questi pensatori ortodossi, si colloca semplicemente la vita su un livello diverso e più profondo. C'era un'onestà riguardo ai fallimenti. Come ha detto un monaco in risposta alla domanda su cosa si fa in un monastero: "Cadiamo e ci rialziamo; cadiamo e ci rialziamo". L'ho trovato molto rinfrescante.

Ho poi trovato una chiesa ortodossa a circa 40 minuti da casa mia e ho iniziato a frequentare il Vespro del sabato sera. Non capivo molto di quello che stava succedendo. Quello che ho capito è che là tutto riguardava Dio. Ogni tanto sorrido quando i miei amici protestanti mi chiedono: "Che cosa ti ha attratto nella Chiesa ortodossa?" Io dico loro, "Il fatto che la Chiesa ortodossa non stesse cercando di attrarmi". Erano persone amichevoli; si prendevano cura di me. Ma il culto non riguardava me. Quindi dovrei dire che sono state le letture profonde di quegli antichi scrittori russi e l'attenzione teocentrica del culto ortodosso che hanno portato alla mia conversione all'Ortodossia.

Può dire che diventando ortodosso ha vissuto la più importante o più profonda rivoluzione spirituale?

Sì, direi che il mio diventare ortodosso è stata la "rivoluzione" più significativa nella mia esperienza cristiana. L'ultima volta che ho fatto visita alla mia chiesa protestante me ne sono andato pensando alle cose positive che avevo vissuto. La musica era profonda e piacevole; il sermone era una grande interpretazione di un testo biblico; i saluti degli altri erano molto genuini. Mentre inserivo le chiavi nell'auto, ricordo distintamente il pensiero che sembrava esplodermi nella mente: "Ma rendevi davvero culto a Dio?" Avevo pensato a Dio; avevo "assorbito" informazioni su Dio; avevo ascoltato le sue descrizioni; mi ero sentito bene a cantare su di lui, ma non riuscivo a togliermi dalla testa quei servizi del sabato sera alla Chiesa ortodossa. Quelle letture quotidiane di Teofane e la Liturgia ortodossa hanno completamente rivoluzionato la mia vita spirituale.

Come e perché secondo lei l'Ortodossia può aiutare le persone a ottenere la redenzione?

Poiché sono ancora abbastanza nuovo all'Ortodossia, questa domanda è difficile. Offrirò quello che posso in questa fase iniziale del mio "viaggio nell'Ortodossia".

Come? L'Ortodossia può aiutare le persone a ottenere la redenzione grazie a quegli ortodossi che vivono la propria "teosi" prima degli altri. Lo Spirito di Cristo è dentro di noi. La vita consiste nel lasciare che il carattere di Dio si manifesti attraverso di noi. In questo modo Dio non lascia mai che gli altri si concentrino su di noi. Sappiamo che con la "teosi" non diventiamo delle divinità in essenza. Le "energie" divine sono presenti, tuttavia, ed è nostra responsabilità vivere partecipando alla redenzione con gli altri.

Perché? C'è molta frattura nelle relazioni gli uni con gli altri, e in definitiva con Dio. Non correggeremo la frattura, penso, indicando agli altri un'esperienza religiosa veramente fredda o un edonismo spirituale. Queste cose sono risoluzioni superficiali. Le persone ortodosse con cui sono venuto in contatto hanno mostrato una preoccupazione onesta che non mi ha indicato loro stessi o le loro esperienze. Il loro messaggio era semplice: "Vieni e vedi". Ancora una volta, sono uscito da una cultura religiosa che enfatizzava il parlare alla gente di Gesù e l'essere pronti a qualsiasi domanda che possano avere. Dovevamo vincerli! L'Ortodossia può aiutare le persone a ottenere la redenzione perché le indirizza verso Dio. L'Ortodossia non tenta di portarli a migliorare i rapporti sociali in chiesa o di offrire un'esperienza religiosa attraente. Gli ortodossi non hanno simili "trappole" nella loro storia o sottocultura religiosa. L'Ortodossia è fondata sulle verità della Sacra Scrittura e su come queste verità sono state interpretate dai Concili ecumenici e dagli anziani. Non si tratta di novità. Ciò che l'Ortodossia offre è il corpo e il sangue di Cristo in un mondo che ha bisogno della redenzione che si trova solo in lui.

Considerando che lei è un convertito all'Ortodossia, quale sarebbe la lezione più importante che ognuno di noi dovrebbe imparare nella Chiesa ortodossa?

Suppongo che la lezione della mia conversione sia che se qualcuno come me, proveniente da un devoto ambiente protestante, che ha ottenuto un'ordinazione e lauree in quella tradizione, e poi ha sperperato tutto, può finire tra gli ortodossi, allora penso che chiunque possa farlo. Vorrei che gli ortodossi avessero fiducia nella fede che condividiamo. Per la dissertazione del mio dottorato ho passato molto tempo a studiare la polemica nel mondo antico – cioè, come individui e gruppi provenienti da diversi contesti filosofici e culturali discutevano l'uno con l'altro. La polemica aveva luogo quando le cose avevano raggiunto il punto di ebollizione. Le mie conclusioni sono che non si è mai guadagnato molto con questi argomenti. Ho avuto molte conversazioni e pranzi con il mio sacerdote in America prima di convertirmi all'Ortodossia, e lui non si è mai lanciato a parlare di ciò che non andava nel protestantesimo o nei protestanti. Non ha mai condannato nessuna delle debolezze che poteva aver visto. Mi ha sempre lasciato fare le mie domande e vi ha pazientemente risposto. Si parlava sempre di ciò che l'Ortodossia sosteneva, non di ciò a cui era contro. Mi preoccupo di una tendenza che ho visto in alcuni circoli ortodossi in America, dove ci si concentra sui punti in cui non siamo d'accordo con altri rami del cristianesimo, decidendo quali sono veramente cristiani e quali no. I disaccordi ci sono, ma non vedo alcun vantaggio nel concentrarmi su di loro.

In Russia, non vedo tanto questo, quanto un altro problema che molti degli "anziani" russi che ho letto indicavano: il bisogno di stare lontano dalle superstizioni e dalle tradizioni vuote. L'Ortodossia ha un così grande apprezzamento per la tradizione. Penso che questo sia meraviglioso. Il tradizionalismo, tuttavia, si concentra su aspetti della propria cultura o patrimonio etnico che potrebbero non avere nulla a che fare con la fede. Allo stesso modo, le vecchie idee e attività che sono radicate più nel paganesimo che nella fede cristiana dovrebbero essere lasciate fuori dal nostro modo di pensare come credenti. Dobbiamo ricordare che la madre di tutte le virtù è l'umiltà. Non c'è nulla nell'orgoglio nazionale o etnico che porti alla forza o alle virtù spirituali, che si tratti di orgoglio americano o russo.

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