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  Intervista di Tudor Petcu a Gabriel Belloni
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Le sarei grato se potesse dirmi innanzitutto quando ha scoperto la spiritualità ortodossa e spiegarmi perché ha scelto la conversione all'Ortodossia. Come caratterizzerebbe il cammino che l'ha portato alla Chiesa ortodossa?

Direi che il mio percorso verso l’Ortodossia è cominciato ventiquattro anni fa, quando ero al monastero benedettino “Cristo Rey” a Tucumán, in Argentina. Proprio li iniziai a gustare la sua bellezza. Con il passaggio degli anni, il fuoco che l’Ortodossia ha acceso nel mio cuore non si è mai spento. Dunque, potrei dire che Dio ha illuminato il mio cuore per andare verso di essa. Poi, ho scelto di fare il mio passaggio all’Ortodossia andando in Italia, seguendo il richiamo del mio cuore. Anche perché in Italia ci sono ovunque comunità ortodosse a portata di mano, cosa che non succede in Argentina.

Come ha cambiato l'Ortodossia la sua coscienza spirituale e il suo percorso? In altre parole, si può dire che lei ha scoperto un mondo nuovo nella Chiesa ortodossa?

Vivo il mio passaggio all’Ortodossia come un approfondimento nella mia vita spirituale, nella mia vita di fede cristiana, soprattutto per il contatto con i testi dei santi Padri, i quali portano ad assaporare ed immergersi di più nelle Sacre Scritture.

Senza dubbi ho scoperto un mondo nuovo nell’Ortodossia.

Le chiedo di parlarmi anche dei più importanti rappresentanti dell'Ortodossia che lei ha conosciuto e incontrato finora e qual è stato di fatto il significato di questi incontri.

Il mio primo contatto importante e significativo tra i padri ortodossi è stato il Pater Vasile Sirbulet (Patriarcato Ecumenico), parroco della parrocchia Santa Anastasia Romana, a Siena. È stato lui a guidarmi nei miei primi passi del passaggio all’Ortodossia e tuttora continua il nostro rapporto.

Dopo di lui, in Argentina, Padre Alejandro Saba (Patriarcato di Antiochia), Padre Esteban Jovanovich (Patriarcato di Serbia), Pater Gabriel Diaz (Patriarcato Ecumenico), il Metropolita Silouan (Patriarcato di Antiochia), il Metropolita Amfilohije (Patriarcato di Serbia), il Metropolita Leonid (Patriarcato di Mosca) e il Metropolita Tarasios (Patriarcato Ecumenico).

L’incontro con ognuno dei metropoliti è stato un incontro con bravissimi maestri spirituali e di fede cristiana ortodossa. Pater Vasile, come ho detto prima, mi ha guidato nei primi passi, Padre Alejandro mi ha cresimato e i Padri Esteban y Gabriel mi hanno guidato spiritualmente. Ormai, più che altro, è Pater Gabriel il mio Padre Spirituale. Quindi, l’incontro con loro ha un valore fondamentale per la mia vita.

Le sarei molto grato se potesse parlarmi un po' della sua prospettiva sui più importanti insegnanti dell'Ortodossia ma anche sul messaggio profondo dell'Ortodossia che dovremmo scoprire.

Secondo me, i messaggi più importanti che l’Ortodossia ha per il mondo sono la fedeltà alla Parola di Dio e a gli insegnamenti dei Santi Padri nel trascorso della storia, e la bellezza nelle sue preghiere, nelle sue celebrazioni liturgiche, nei suoi templi e nelle sue icone. Poi, da riscoprire e approfondire sono l’annuncio permanente del messaggio paolino della primazia di Dio, della verità, della bellezza e dell’unità, come segni della presenza del Dio amico degli uomini e amante dell’umanità in mezzo a noi.

Penso che lei abbia attraversato alcuni anni di inquieta ricerca religiosa fino a che ha incontrato l'Ortodossia. Si potrebbe dire che da uno che si sforzava di cercare la verità lei è passato a essere uno che si sforza di vivere la verità?

Più che anni di inquieta ricerca “religiosa”, direi che sono stati anni di inquieta ricerca di approfondimento nella mia vita spirituale e nella mia vita di fede cristiana. Come ho detto prima, questo ha significato per me il passaggio all’Ortodossia. Allora, in questo senso, potrei dire che sono uno che si sforza di vivere la verità e nella verità, cioè vivere per Cristo, con Cristo ed in Cristo, cammino, verità e vita.

Ho spesso sentito dire che la morale non è nient'altro che continuare l'atteggiamento con cui Dio crea l'uomo di fronte a tutte le cose. Come intende lei da un punto di vista ortodosso quest'affermazione?

In effetti, questa affermazione va intesa a partire dell’antropologia ortodossa/biblico-patristica, per la quale l’uomo, creato a immagine di Dio, creato dal Padre, per il Figlio nello Spirito Santo, è come immagine-icona del Logos e deve arrivare alla Sua somiglianza. Vale a dire, l’uomo creato “come immagine” deve arrivare al “come somiglianza”, cioè alla “theosis” o glorificazione, con l’energia (increata) di Dio e la sinergia (cooperazione con l’energia della sua volontà e l’energia increata della volontà di Dio).

Il “come immagine” di Dio fu rivelato pienamente ed esattamente nell’incarnazione. Poiché lo scopo e la finalità dell’uomo era sin dal principio convertirsi e farsi come Cristo, cioè, dovrebbe farsi Dio attraverso la “xaris” (energia increata), per arrivare al “come somiglianza”. Il “come immagine” significa assomigliare a Cristo per compiacimento. Allora, l’uomo, come imitatore di Cristo, si converte e si fa anche lui come immagine del Padre per la “xaris”, partecipando della doxa-gloria (increata) di Cristo. Così, quando uno arriva alla “theosis”, cioè al “come somiglianza”, allora si fa come Cristo per la “xaris”.

Questa sarebbe la base della morale dell’uomo secondo il piano di Dio.

Così intendo l’affermazione da lei proposta.

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