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  L'unicità della spiritualità ortodossa. Dialogo con un sacerdote ortodosso ungherese

Intervista di Tudor Petcu a padre Rafail Lukacs

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Padre Rafail Lukacs è un prete ortodosso in Romania di nazionalità ungherese, nato e cresciuto in Ungheria. Ha anche la cittadinanza romena, ottenuta il giorno di san Dimitrie il Nuovo del 2014. ha una parrocchia composta da una decina di romeni, in due villaggi di popolazione ungherese del distretto di Mureş. Più precisamente, ci sono 15 credenti nei due villaggi. Ha imparato la nostra lingua solo nell'adolescenza, leggendo il Pateric romeno del padre Ioanichie Bălan e si è convertito all'Ortodossia dopo anni di ricerca.

Per cominciare, le chiedo di dirmi come comprende la spiritualità ortodossa, e che cosa la distingue dalle altre spiritualità cristiane.

La spiritualità ortodossa è stata e rappresenta una verità suprema a cui tengo molto e che ha cambiato veramente la mia vita. Di fatto, posso dire che è la verità inalterata come è stata data da Dio agli uomini. Pertanto, l'Ortodossia è quella spiritualità cristiana che è sempre rimasta fedele alla fede degli apostoli e ai suoi principi. Per sviluppare la mia risposta, spiritualità ortodossa significa, almeno dal mio punto di vista, il senso di comunione con Dio, l'esperienza della più grande gioia spirituale e non da ultimo un manuale di morale cristiana. Nella spiritualità ortodossa, tutto è equilibrato, ma troviamo una speciale bellezza e tesoro, apprendendo così la lezione fondamentale dell'amore, Dio stesso è amore. Così, almeno, io comprendo la spiritualità ortodossa.

Cosa ha rappresentato veramente il suo incontro con l'Ortodossia e come ha segnato quest'incontro la sua personalità spirituale?

Devo menzionare che provengo da una famiglia greco-cattolica dell'Ungheria, e nel periodo in cui appartenevo a questa chiesa non mi sentivo appagato dal punto di vista spirituale, anche se partecipavo molto spesso alle liturgie. Questa situazione è durata fino a quando ho assistito a una liturgia ortodossa, officiata dal patriarca Alessio II di Mosca nel 1994. A quel tempo vivevo ancora in Ungheria. Allora ho scoperto la bellezza dell'Ortodossia e ho cominciato a cercare più in profondità, ma non ho mai trovato tra i greco-cattolici quello che ho trovato tra gli ortodossi. La mio insegnante di religione di quel periodo ha fatto del suo meglio per convincermi che non v'è alcuna differenza significativa tra gli ortodossi e i greco-cattolici, che entrambe le chiese appartengono al rito bizantino e che non aveva senso convertirmi. Ma Dio ha operato in modo diverso, e dopo che ho conseguito una laurea presso la Facoltà di teologia greco-cattolica, incontrando fino a quel punto un sacco di problemi con la gerarchia di questa chiesa e con i miei professori, sono andato dall'arcivescovo Ilarion Alfeev di Vienna, che serviva anche a Budapest, e sono passato all'Ortodossia. Dopo il mio ingresso nell'Ortodossia, ho soggiornato per un breve periodo anche al Monastero di Scărişoara Nouă presso Carei per imparare meglio la lingua romena, soprattutto dal punto di vista liturgico. Più tardi, nel novembre del 2008 mi sono sposato a Iaşi e poi mi sono stabilito con mia moglie a Târgu Mureş poiché ci eravamo messi in contatto con Andrei Andreicuţ, a quel tempo arcivescovo di Alba Iulia. Da quel momento ho iniziato a sviluppare una vera missione ortodossa tra gli ungheresi in Romania, e dopo il magistero con una tesi sull'Ortodossia in Ungheria, sono stato ordinato diacono ortodosso l'8 settembre 2009 presso il Monastero di Recea, e il 6 dicembre 2009 sono stato ordinato sacerdote presso il monastero di Jacul Românesc, per la parrocchia di Păsăreni nel distretto di Mureş. Che cosa ha significato il mio incontro con l'Ortodossia? Semplicemente il mio compimento spirituale. Infatti, posso dire che da quando sono diventato ortodosso non mi è più mancato assolutamente nulla.

Lei ha avuto l'opportunità di conoscere l'ambiente monastico ortodosso in Romania. Quale dei padri spirituali romeni che ha incontrato ha lasciato il segno su di lei e sulla sua trasformazione?

Non ho conosciuto molto bene l'ambiente monastico ortodosso in Romania, ho avuto l'opportunità di incontrare per caso padre Ilie Cleopa in una visita al monastero di Sihastria. Non ho avuto modo di parlare molto con lui, ma ricordo che il suo sguardo da santo mi ha impressionato forte. Avevo detto che io e i miei amici che erano venuti con me eravamo greco-cattolici, ma padre Cleopa è stato tanto aperto da riceverci solo perché noi imparassimo la lezione dell'Ortodossia e capissimo cosa ci mancava. Quindi non abbiamo parlato molto, ma il breve intervallo in cui abbiamo parlato è stato uno dei momenti che mi hanno portato più vicino all'Ortodossia. Altrimenti, non posso dire di aver conosciuto molti padri spirituali rumeni. Posso dire che mi ha davvero segnato la personalità spirituale di padre Paisie del Monte Athos, che mi ha insegnato ciò che significa il potere della preghiera nell'Ortodossia e non da ultima l'importanza dell'eremitismo, dell'interiorizzazione. Infatti, la vera essenza dell'Ortodossia è rappresentata dall'interiorizzazione.

La prego di dirmi in che misura si può parlare di un'evoluzione dell'Ortodossia all'interno della comunità ungherese in Romania, ma soprattutto in Ungheria.

Per quanto riguarda l'evoluzione dell'ortodossia all'interno della comunità ungherese in Romania, posso solo dire che ci sono ancora molti problemi riguardo all'accettazione dell'Ortodossia da parte degli ungheresi in Transilvania. Per molti è purtroppo una minaccia, e molti ungheresi credono che la conversione all'Ortodossia in realtà significhi abbracciare i valori romeni, abbandonando così la tradizione e l'identità della cultura ungherese. Un simile parere è completamente sbagliato. Io stesso ho avuto una volta un problema di identità dopo il mio passaggio all'Ortodossia in quanto molti romeni mi percepiscono come un ungherese, e quindi un estraneo, e molti ungheresi mi percepiscono come uno che si è perduto tra i romeni e che ha tradito la sua identità ungherese. In seguito non ho più avuto questo problema perché una cosa è l'identità culturale e una cosa del tutto diversa è abbracciare una spiritualità perché l'Ortodossia è universale e non deve essere ostacolata da barriere nazionaliste. È estremamente naturale essere ungheresi e allo stesso tempo ortodossi, e io cerco di spiegarlo a tutti gli ungheresi che hanno scelto di passare all'Ortodossia. Infine, io come prete ortodosso ungherese combatto con tutte le mie forze perché l'Ortodossia universale sia diretta a tutti, indipendentemente dall'etnia o dalla nazionalità, perché ognuno deve ricevere il messaggio della salvezza. Ecco perché nella mia parrocchia non innalzo nessuna bandiera.

Mi ha chiesto dell'evoluzione dell'Ortodossia in Ungheria. Innanzitutto, devo sottolineare che in Ungheria esistono attualmente circa 20.000 ortodossi. Tutti questi sono ungheresi come identità, quindi esiste un patrimonio ortodosso dell'Ungheria da diverse generazioni, fin dai dintorni del XVIII secolo a causa di emigranti greci, serbi e ucraini che si stabilirono in Ungheria. Questa coesistenza tra gli ungheresi e le popolazioni slave in Ungheria ha portato alla nascita e allo sviluppo di un'ortodossia ungherese, che oggi gode della propria specificità. Quasi tutti i testi liturgici sono stati tradotti in ungherese, proprio perché gli ungheresi comprendano realmente i termini specifici dell'Ortodossia, specialmente quelli spirituali. Inoltre, ci sono anche santi ungheresi che gli Ungheresi ortodossi celebrano e che sono commemorati nelle chiese ortodosse ungheresi. Pertanto, in Ungheria c'è un'evoluzione dell'Ortodossia, soprattutto perché le funzioni sono tenute in lingua ungherese, per esempio nella cattedrale ortodossa di Budapest.

So che qualche anno fa è stato pubblicato un libro dal titolo "Il patrimonio ortodosso dell'Ungheria", firmato da padre Tibor Imrenyi. Come caratterizzerebbe questo libro? Infine, cosa non meno importante, a partire dal titolo di questo libro, in che misura si può parlare di un'eredità ortodossa dell'Ungheria?

Padre Tibor Imrenyi è una vera autorità teologica per l'ortodossia in Ungheria, soprattutto per la sua incessante traduzione dei testi sacri ortodossi in ungherese. Il padre amministra più siti ortodossi, tra cui quello della parrocchia di Szeget (in romeno Seghedin, e devo aggiungere che pochi luoghi in Ungheria, tra cui questo, hanno anche un nome romeno) in cui serve. L'opera di padre Imrenyi è esemplare per lo sviluppo dell'Ortodossia in Ungheria, e il libro a cui ha fatto riferimento è un'opera estremamente profonda che, oserei dire, ripensa in qualche modo la storia ungherese. In altre parole, rappresenta anche una ricerca storica approfondita, e vorrei ricordare che è stato recentemente tradotto anche in romeno a Sibiu. Per quanto riguarda l'eredità ortodossa dell'Ungheria, penso di averle già risposto quando mi ha posto la sua domanda precedente.

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