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  Hank Hanegraaff: ho messo tutto in gioco per acquisire il tesoro dell'Ortodossia

intervista di Maria Nekipelov

Pravmir

1 agosto 2017

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Alla Domenica delle Palme, Hank Hanegraaff, il ben noto "uomo delle risposte della Bibbia", è stato ricevuto nella Chiesa ortodossa attraverso la cresima, provocando una serie di discussioni on-line sia tra i cristiani evangelici sia tra gli ortodossi. Oggi, Hank parla a Pravmir.com della ricerca della verità in tutta la sua vita, della sua frustrazione verso alcuni degli atteggiamenti che ha incontrato in diverse chiese protestanti e delle ragioni della sua conversione all'Ortodossia quale mezzo più sicuro per continuare nel suo viaggio verso Cristo.

Foto: Facebook/Bible Answer Man

Può parlarci in breve della sua provenienza?

Sono cresciuto in una famiglia cristiana nei Paesi Bassi. L'olandese è la mia lingua madre. I miei genitori facevano parte della Chiesa riformata olandese, con un orientamento calvinista alla spiritualità.

Calvino credeva che le persone nascano predestinate alla distruzione o alla vita. In altre parole, le loro vite sono determinate da Dio prima del tempo. Se tu sei un eletto, credi in Dio e passerai l'eternità con lui, ma se sei un reprobo, passerai l'eternità lontano da Dio. Ognuno è creato in modo tale da non poter rispondere al Vangelo. Allora Dio "rigenera" alcuni che poi devono rispondere al richiamo dello Spirito Santo. C'è un certo fatalismo teistico legato al calvinismo. Riconoscendo queste cose da ragazzo, decisi di non voler avere molto da fare con il cristianesimo, perché nella mia mente queste cose erano il cristianesimo.

Sono diventato ateo solo per riconoscere che c'è lo stesso problema intrinseco nell'ateismo, in cui tutto è una funzione delle molecole in movimento, quindi noi siamo un prodotto della chimica del cervello e della genetica. Pertanto, il libero arbitrio non gioca alcuna parte nell'equazione. Quando ho riconosciuto questo, ho cominciato a osservare nuovamente le prove della fede cristiana storica. Ho iniziato a guardare alla questione delle origini, perché il modo in cui si vedono le proprie origini in ultima analisi determinerà il modo in cui si vive la propria vita. Poi ho cominciato a guardare alle prove della risurrezione di Gesù Cristo, che è il punto più seminale di tutta la storia umana, e alle prove della Bibbia come autorità affidabile.

Quella ricerca era stata indotta da una fede incipiente o da una sorta di esperienza?

Effettivamente tutto è accaduto a causa di tre persone che mi hanno fatto visita e mi hanno sfidato a osservare le prove della fede cristiana storica. È stata una cosa interessante, perché avevano intenzione di andare a trovare un vicino che aveva visitato la loro chiesa, e hanno bussato alla porta sbagliata. E in un modo imbranato, mi stavano presentando il Vangelo.

Ho cercato di sconvolgere la conversazione con obiezioni alla fede cristiana storica. Poi una di queste persone mi ha detto: "Tra una settimana terremo un dibattito nella nostra chiesa sul tema delle origini. Se ha una mente aperta, dovrebbe partecipare". Mi sono sentito irresistibilmente attratto da quel particolare dibattito. Questo è ciò che ha iniziato veramente l'intero processo di osservazione delle prove che la storica fede cristiana non era un salto cieco in un abisso oscuro, ma piuttosto una fede fondata su un fatto razionale.

Quale chiesa era?

Era una chiesa molto dominante e prominente a Fort Lauderdale in Florida, chiamata Coral Ridge Presbyterian Church. L'ironia è che i presbiteriani sono molto vicini alla stessa struttura teologica da cui io mi ero allontanato – la predeterminazione.

Ha iniziato a frequentare la congregazione presbiteriana?

L'ho fatto come risultato di questo incontro. Ero molto incantato dal pastore. Era un oratore straordinario, e aveva anche un'ottima padronanza della lingua inglese, e io amavo entrambe le cose. L'altra cosa che mi attirava veramente era il fatto che aveva memorizzato molto della Bibbia. Quando lo incontrai, mi disse che tutti i cristiani memorizzano le Scritture. E quando ho scoperto che non tutti i cristiani lo facevano, ero già legato alle tecniche di memoria. Questa particolare disciplina mi ha permesso di fare quello che sto facendo oggi come presentatore della trasmissione The Bible Anwer Man (L'uomo delle risposte della Bibbia) e delle molte altre cose che comporta l'essere presidente del Christian Research Institute.

Come è stato coinvolto con il Christian Research Institute?

All'inizio, il fondatore del Christian Research Institute [Walter Martin, ndc] mi aveva incontrato venendo a uno dei miei seminari sulla memoria e rimase molto colpito dalla mia memoria. Lui stesso aveva una capacità innata di memorizzare, ma vedeva in me che la memoria può anche essere una disciplina che si può imparare. E lui voleva che io studiassi le sette e i punti da cui queste hanno deviato dalla fede cristiana storica, e rendessi la cosa facile da memorizzare per la gente. Così ho cominciato a lavorare con lui. Innanzitutto si è forgiata un'amicizia, poi sono andato nel consiglio del CRI, e più tardi ne sono diventato presidente.

Era ancora un membro della chiesa presbiteriana?

Come presidente del Christian Research Institute – ne sono stato presidente sin dalla fine degli anni Ottanta, perciò per circa tre decenni – sono stato coinvolto in molte tradizioni evangeliche diverse, dal presbiterianismo al pentecostalismo, fino a diverse mega-chiese che avevo frequentato nel corso degli anni.

Aveva una sua comprensione personale del cristianesimo nel suo viaggio da chiesa a chiesa?

C'era un insieme di valori fondamentali che hanno sempre animato la mia esperienza cristiana. È ciò che C. Lewis definiva "il mero cristianesimo". L'idea che nelle cose essenziali ci deve sempre essere l'unità, nelle cose non essenziali possiamo avere libertà e in ogni cosa ci deve essere carità.

Quindi, quando parliamo degli elementi essenziali della fede cristiana storica, stiamo parlando di cose come la divinità di Gesù Cristo. Se qualcuno nega la divinità di Gesù Cristo, per loro non sono per definizione cristiani, perché la divinità di Gesù Cristo è un valore fondamentale della fede cristiana.

La Trinità è un altro esempio classico di una cosa essenziale della fede cristiana storica. Noi diciamo: "Nel nome del Padre, del Figlio e del Santo Spirito". Queste sono cose che in molti casi possiamo solo apprendere, non possiamo comprendere appieno.

Poi, ci sono le questioni secondarie, non nel senso che non siano importanti, ma non dobbiamo dividerci su queste. Per esempio, parliamo dei tempi finali, sappiamo che Gesù apparirà una seconda volta, ma i dettagli sono spesso oggetto di discussione. Alcune persone credono nel rapimento prima della tribolazione, alcuni credono in un letterale regno millenario sulla Terra.

Ma nelle cose essenziali ci deve essere l'unità, perché una volta che ci si allontana da quelle cose essenziali, ci si allontana da ciò che è la fede cristiana storica.

Ha già detto che si è sentito sconcertato dall'atteggiamento di alcuni pastori e che questo ha spinto la sua ricerca o, come lei l'ha definita, "esplorazione". Può elaborare questo punto?

Ero sempre più deluso da quelli che a volte definivo "pastori-imprenditori". L'idea di un pastore che sia un imprenditore attraverso l'apprendimento di una formula particolare che faccia arrivare nuova gente in chiesa e che poi costruisca un'impresa intorno al carisma di un particolare pastore. Poi quel pastore porterà la propria interpretazione o le proprie sfumature personali. Come risultato di questo, nel protestantesimo ci sono trentamila o più espressioni diverse. In alcuni casi, si può dire che queste espressioni siano tali e quali a un proprio papa personale. Non c'è nessuno a cui rendere conto. Qualcuno scopre la Bibbia e dice: "Questo è ciò che la Bibbia significa per me". Questo diventava sempre più problematico.

Di conseguenza, ho voluto tornare indietro e vedere ciò che la fede cristiana storica ha sempre insegnato su temi particolari. In altre parole, qual è la memoria comune o comunitaria che è passata storicamente da Gesù agli apostoli, dagli apostoli ai Padri della Chiesa, e poi alle epoche successive. Quando torni indietro e osservi la storia, resterai sempre più deluso dalle persone che presentano i propri paradigmi teologici nel presente.

Questa è stata per me una delle maggiori attrazioni verso l'Ortodossia. L'Ortodossia è storica, ha un rapporto con la memoria della comunità, non è innovativa. L'Ortodossia, al contrario, cerca di perpetuare la fede che una volta per tutte è stata consegnata ai santi. E questo di tramanda nel senso storico. Se si esamina la Didachè, per esempio, si ha qualche idea di come pregava l'antica Chiesa. E se la Chiesa cristiana antica pregava in quel modo, allora forse dovrebbe essere un precedente per noi oggi.

In tutte queste cose c'era questo contrasto tra ciò che accade nelle chiese di oggi, dove si ha questa frenetica scissione, poiché tutti diventano il proprio papa istituendo il proprio dogma, e la fede cristiana storica che era stata tramandata, provata e verificata, e coerente con gli insegnamenti del cristianesimo del Nuovo Testamento.

Cosa l'ha condotta alla parrocchia di san Nettario?

San Nettario è stata per me un esperimento. Ho raggiunto questo senso di disillusione di cui abbiamo appena parlato. Ho detto a mia moglie e ai miei figli che avrei fatto qualche esplorazione.

Nella mia mente pensavo di non potermi rivolgere al cattolicesimo romano perché nel cattolicesimo romano il papa può parlare ex cathedra o dalla cattedra di Pietro. Può influenzare il nuovo dogma in un modo molto simile a un pastore-imprenditore. Quindi, non c'è davvero alcun avanzamento in quel senso. Ci sono dogmi all'interno del cattolicesimo romano a cui personalmente non posso aderire – il Purgatorio e il Limbo ne sono due esempi. Quindi ho pensato di non potermi avvicinare al cattolicesimo romano, anche se ho un grande rispetto per i cattolici romani. Alcuni dei più grandi apologeti del mondo sono cattolici romani, alcuni dei più grandi difensori della fede, alcune delle persone che compiono il maggior lavoro per la carità.

Ma non avevo mai veramente esaminato l'Ortodossia. Sapevo molto sull'Ortodossia da un punto di vista intellettuale, ma ogni volta che entravo in una chiesa ortodossa, c'era sempre una barriera linguistica. Ogni volta che entravo in una chiesa ortodossa a Mosca, a Kiev o in Israele, c'era sempre una barriera linguistica. Così, ho pensato: "Proviamo con una chiesa ortodossa in America, forse non ci sarà una barriera linguistica".

Ho scoperto su Google che la chiesa di san Nettario era vicina al mio ufficio e alla mia casa e ho partecipato a un servizio. Dopo la Liturgia, sono andato a ricevere il pane benedetto e uno dei preti mi ha guardato e ha detto: "Ma lei è Hank Hanegraaff? Oh, noi amiamo il suo ministero! "Così questa è stata la mia prima esperienza, una grande esperienza.

Continuai ad andarci per qualche settimana. Poi mia moglie e i miei figli ne furono incuriositi, tanto da dirmi: "Possiamo venire con te?" Dissi: "No, ne rimarreste scioccati. Non credo che siate pronti a venire con me". Infine, dopo che mi avevano supplicato abbastanza, ho detto loro: "Va bene, vi darò una piccola introduzione all'Ortodossia. Leggetela prima, e poi vi porto con me". Quindi ho dato loro l'opuscolo scritto da Frederica Mathewes-Green. Una panoramica molto, molto breve sull'Ortodossia: perché gli odori, perché le campane, perché le icone. Sono poi venuti con me e l'hanno amata. Allora abbiamo incominciato ad andarci come una famiglia.

Durante questo periodo di quasi tre anni, ho continuato a esplorare l'Ortodossia sentendomi come sommerso nello scrigno di un tesoro, di cui non avrei mai trovato il fondo. Più imparavo sull'Ortodossia, più la amavo.

Quali sono state le cose che ha trovato più affascinanti nell'Ortodossia?

La prima cosa che ho amato dell'Ortodossia è la sua determinata adesione alla presenza reale di Cristo nell'eucaristia. Questo è ciò che la Chiesa antica ha insegnato in modo unanime fino a tutto il tempo di Lutero. Questo significa che anche Lutero credeva nella presenza reale di Cristo nell'eucaristia.

Ora, nella Chiesa orientale c'è, credo, qualcosa di molto saggio che la Chiesa occidentale non fa. Nella Chiesa orientale, la presenza reale di Cristo è considerata come un mistero. Vale a dire, non si cerca di spiegare come Cristo possa essere effettivamente presente negli elementi.

Mentre nella Chiesa occidentale, se sei un luterano, dici "Cristo è presente al di sotto gli elementi". Se sei un cattolico romano, parli della "trasformazione degli elementi", dove osservi gli accidenti, ma gli elementi sono stati transustanziati.

E di nuovo, non si può davvero spiegare il mistero della Trinità, o il mistero dell'Incarnazione. Non lo puoi spiegare completamente, ma se potessi spiegare pienamente un mistero, allora il tuo Dio sarebbe troppo piccolo. Questo è uno dei valori fondamentali che amavo dell'Ortodossia.

Amo anche la Liturgia, perché la liturgia è in un certo senso come una palestra spirituale. Se sei in una palestra fisica, fai più e più volte qualcosa che costruisce forza e resistenza. La stessa cosa è vera da un punto di vista spirituale. Hai pratiche ascetiche, hai la Liturgia che si ripete più e più volte e che diventa parte di chi sei e che costruisce una fibra spirituale.

Mentre mi avvolgevo nell'Ortodossia, ho cominciato a ordinare la mia vita intorno al Divino. Di conseguenza, quando mi è stato diagnosticato un tumore molto grave (linfoma mantellare) poco dopo che ero stato cresimato, sono stato contemporaneamente avvolto in una coperta di pace. E da allora ho vissuto con quella pace. Francamente, non so davvero cosa farei oggi se non fosse per l'intersezione della mia cresima e del mio cancro. Quindi, sono profondamente grato che il Signore abbia permesso a queste due cose di sovrapporsi come è accaduto.

Amo quello che ha detto il teologo russo Vladimir Losskij, che dopo la caduta tutta la storia umana è un naufrago in attesa di soccorso, ma il tribunale della salvezza non è l'obiettivo. Questa per il naufrago è continuare nel proprio viaggio verso l'unione con Dio. Questa è una cosa che troviamo continuamente nell'Ortodossia.

L'Ortodossia continua a presentare la Chiesa come il fondamento e il pilastro della verità. È il veicolo con cui riceviamo le grazie che ci portano all'unione con Dio, la cosa di cui parlavano gli antichi quando parlavano della teosi, di cui parlò Pietro quando parlava di diventare partecipi della natura divina.

Cosa ha trovato particolarmente utile durante il suo catecumenato?

Ho fatto voluminose letture. Sapevo molto della Bibbia e ne avevo memorizzato grandi parti. Ho difeso la Bibbia, ero immerso nella Scrittura. Gestisco una trasmissione radiotelevisiva a livello nazionale denominata "the Bible Answer Man" (l'uomo delle risposte della Bibbia). Quindi la Bibbia è veramente preziosa per me.

Ma avevo una lacuna nel mio apprendimento quando si è parlato di storia. Penso che molte persone, in particolare nel mondo evangelico, possano capire questa cosa. Possono tornare indietro alla Riforma come se la storia iniziasse allora, quando nel 1570 Martin Lutero inchiodò le sue 95 tesi alla porta del castello di Wittenberg.

Ma prima di questo evento ci sono stati quindici secoli di storia. E la maggior parte dei cristiani non ha familiarità con quella storia. Ne ero in gran parte colpevole io stesso. La conoscevo a larghi tratti, ne sapevo abbastanza, ma non sapevo molto, diciamo, di Ignazio di Antiochia o forse di Atanasio e del suo famoso aforisma: "Dio è diventato uomo, affinché l'uomo diventi Dio". La storia della Chiesa era una specie di buco nero per me, e ho trascorso molti anni a studiare la storia della Chiesa, familiarizzandomi con il vuoto a cui avevo permesso di esistere nella mia vita da molto tempo.

Più studiavo gli antichi Padri, più mi innamoravo dell'Ortodossia. E mi sono sentito molto simile all'uomo del capitolo 13 di Matteo, di cui Gesù ha parlato, che trova un grande tesoro in un campo e poi lo seppellisce di nuovo e va via e vende tutto quello che ha per poter tornare e possedere quel campo. E ho sentito che avevo trovato il tesoro dell'Ortodossia, quel gioiello dalle molte facce dell'Ortodossia.

Ero disposto a impegnare tutta la mia vita e il mio ministero sull'idea che nel contesto della Chiesa avrei potuto elaborare la mia fede con timore e tremore, poiché Dio mi dà continuamente le grazie con cui posso sperimentare l'unione con Dio. Così, ero disposto giocare il tutto per tutto principalmente per la mia fede nella reale presenza di Cristo, ma anche per i tanti altri aspetti dell'Ortodossia che indicano il fatto che il cristianesimo non è qualcosa di contingente, ovvero che con una preghiera ottengo un cartoncino per uscire gratis di prigione, non vado all'inferno, vado in paradiso e posso vivere da umanista secolare battezzato .

L'idea è che la fede cristiana è trasformativa, il che significa che passiamo di gloria in gloria. Nella Chiesa occidentale questo a volte si insegna in termini di "santificazione". Ma l'idea è, come dice così eloquentemente Vladimir Losskij, di continuare nel cammino verso l'unione con Dio, la ragione stessa per cui siamo stati creati.

La cosa triste per me è che in molti casi quando incontro ortodossi di famiglia in tutto il mondo credo che essi stessi in qualche modo abbiano perso il contatto con il gioiello. Vale a dire, per analogia, prendi il gioiello e lo metti in una scatola per tenerlo al sicuro, perché è prezioso, poi la metti in un'altra scatola, poi un'altra scatola per proteggere quella scatola e alla fine perdi il contatto con il gioiello stesso. E così, in molti modi penso che debba esserci una rinascita, un rinnovamento nell'Ortodossia, affinché coloro che sono stati coinvolti nell'Ortodossia fin dalla nascita possano riconoscere che eredità incredibile è stata data loro.

D'altra parte, ci sono molte idee sbagliate sull'Ortodossia da fuori. Ciò significa che la maggior parte della gente non sa cosa sia l'Ortodossia. Hanno un'idea di ciò che è il cattolicesimo, ma l'Ortodossia rimane per la grande parte, in particolare all'interno della comunità evangelica, avvolta nel mistero. Per esempio, gli evangelici dicono: "L'Ortodossia nega determinate cose, per esempio nega la sola fide, la salvezza solo per fede". Dunque, devi spiegare alla gente: "No, questo non è giusto. La comunità ortodossa non ha mai pensato di fare una dicotomia tra la fede e le opere". Significa che bisogna educare le persone su quello che pensano che sia sbagliato, ma non hanno mai considerato veramente in modo aperto. O forse c'è il mantra che "gli ortodossi adorano le icone, quindi sono idolatri". Dunque, devi spiegar loro con gentilezza e rispetto che questo non è affatto vero, che quello che esiste è la venerazione delle icone.

C'è anche la necessità di dare spiegazioni alle persone che ne stanno fuori, che l'Ortodossia è così biblica, che nulla può essere più lontano dalla verità che queste accuse. Ciò richiede una spiegazione non solo da un punto di vista biblico, ma anche da un punto di vista storico.

Da quello che ha osservato finora, può dare un esempio di come gli ortodossi impediscano ad altre persone di vedere questo gioiello e di come noi impegniamo a usarla?

Per esempio, una persona partecipa all'Eucaristia, partecipa alla presenza reale di Cristo, ma non ha in realtà un senso di ciò che significa. Lo fa come tradizione, non per sperimentare Cristo. Spesso, dico io, la mappa non è il territorio, il menu non è il pasto, non dobbiamo mai scambiare la culla per il suo occupante. L'idea non è rituale, l'idea è un vero e proprio rapporto dinamico con Gesù Cristo, la conoscenza di Cristo, l'esperienza di Cristo.

Non è come se gli ortodossi nascondessero qualcosa, ma in qualche modo la familiarità ha generato un certo tipo di disprezzo, il che significa che hanno perso il contatto con quello che stanno facendo e con il perché lo fanno. E penso che sia una trappola in cui possiamo cadere tutti. Io non sono un'autorità sull'Ortodossia in tutto il mondo. Questa è solo la mia esperienza personale, di quando ho viaggiato nel mondo e ho sperimentato l'Ortodossia in vari luoghi e ho parlato con persone che dall'interno dell'Ortodossia sono in grado di sapere che quello che sto comunicando è essenzialmente corretto.

Tuttavia, penso che sia un pericolo per qualcuno nuovo come me all'Ortodossia, poiché do l'impressione di essere uno che sa tutto su queste cose. Io non so tutto. Sto imparando. Voglio essere in una posizione umile in questa nuova tradizione che amo molto e imparare da coloro che hanno molto più acume.

Ha scritto diversi libri, "Il cristianesimo in crisi", "Dopo la vita", "Il revival contraffatto", per citarne solo alcuni. C'è qualcosa in programma su di lei come ortodosso?

Ho appena scritto un libro intitolato "I musulmani: quello che dovete sapere sulla religione in crescita più veloce nel mondo". Apparirà il 10 ottobre. Sto facendo molto lavoro su questo libro. Ma sto anche lavorando su un nuovo libro che fondamentalmente racconta il mio viaggio verso l'Ortodossia. Il titolo di lavoro del libro è "La verità è importante. La vita è ancor più importante"l. Si tratta della scoperta dell'autentica vita cristiana. Questo è ciò che ho trovato nell'Ortodossia. È stato ciò che mi ha permesso di affrontare il mio cancro in un modo pacifico e pieno di speranza.

È una cosa difficile passare attraverso la chemioterapia. Comporta momenti duri. Il Signore mi ha dato un'incredibile forza e resistenza. Non credo di aver effettivamente perso un giorno di lavoro, tranne quando vado in ospedale a fare la chemio. Le probabilità di sconfiggere il mio cancro sono abbastanza alte. Ho parlato con diversi medici e con il mio oncologo, e le probabilità sono circa l'ottanta per cento. Ma c'è un lungo viaggio da fare prima di questo traguardo. Ho appena fatto tre sessioni di chemioterapia e farò la quarta il 4 agosto, poi devo subire un trapianto di midollo osseo. Ci sono molti ostacoli e alcune sfide in futuro.

Ma in un certo modo sono grato che Dio mi abbia dato il cancro, perché mi ha dato empatia per così tante persone. Sto portando la gente in questo viaggio con me. E questo sta dando molta speranza alle persone. Penso che la gente veda la realtà della fede vissuta di fronte alle avversità. So che il Signore ha messo la sua mano nella mia circostanza. Quindi, prendo la vita giorno per giorno vedendo quali sono i piani del Signore. Non fingo di conoscere il futuro, ma so chi è che ha nelle sue mani il futuro.

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