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  Un'intervista: lo University College, Oxford e l'Ortodossia russa a Oxford (1974-77)

dal blog del sito Orthodox England

19 aprile 2017

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Cristo è risorto!

Veramente è risorto!

Cosa le ha fatto scegliere di andare a Oxford a studiare più di 40 anni fa?

Non sono io che ho scelto di andare a Oxford, è Oxford che ha scelto me. Se avessi saputo come sarebbe stato, avrei scelto di studiare presso la Scuola di Studi slavi e orientali di Londra. Ma non mi è stato dato alcun consiglio e così non sapevo niente di meglio.

Cosa pensa dell'Università di Oxford in generale?

A quel tempo era un'università di snob provenienti dalle scuole d'elite, una cricca gelida con tutti quelli che erano differenti da loro stessi. Coloro che non provenivano da scuole d'elite né da famiglie ricche, per far carriera nell'Establishment, si conformavano e pretendevano di provenire da scuole d'elite, oppure, come me, erano spiriti liberi, e di fatto cercavano di avere il meno possibile a che fare con l'Università. Così io trascorrevo il mio tempo alla chiesa ortodossa russa di Oxford e facendo letture di teologia e storia ortodossa, di letteratura e storia russa e di storia dell'Inghilterra – i miei tre grandi interessi.

In quale college ha studiato?

All'University College, il più antico dell'università.

Cosa pensa dell'University College?

L'University College era ed è famoso per Alfredo il Grande e infame per il principe decadente Felix Jusupov. Il primo è ritenuto il suo fondatore. Naturalmente, questo è un mito, ma con tutta la mia venerazione per re Alfredo e poi come compilatore del servizio di Chiesa a lui dedicato, era piacevole pensare a questo mentre ero lì. Per quanto riguarda l'occultista travestito Jusupov, un laureato del College, la sua stanza era ancora lì ed è rimasto infame come sadico torturatore e mutilatore del santo monaco Grigorij Rasputin-Novij. Chiamato Gregorio il Nuovo, quest'ultimo fu il primo martire della rivoluzione russa orchestrata dai britannici e fu ucciso da una spia britannica, che Jusupov aveva incontrato a Oxford.

Ha incontrato qualcuno di famoso al college?

Due dei miei contemporanei sono diventati ministri del governo, Lord Moynihan e Philip Hammond, ma non avevo e non ho niente in comune con loro. Altri sono milionari, accademici, giudici, avvocati, uomini d'affari, impiegati, scrittori e così via. Allora c'erano altre persone famose (o  infami) al college, come il presidente assassinato Benazir Bhutto e un paio di corrispondenti della BBC, molto noti nel Regno Unito. Ma erano tipi dell'Establishment, senza personalità indipendenti, che si facevano portare dalla marea, e io ho avuto ben poco a che fare con loro.

Cosa pensa dei suoi tutori?

Erano persone molto intelligenti e ho tratto profitto dalla loro conoscenza. Ma ho anche visto i loro severi limiti, e mi hanno aiutato a capire una volta per tutte che lo scopo della vita umana non è quello di raccogliere la conoscenza e che la fonte della conoscenza non sta nei libri, ma in un'anima pulita.

In cosa si è specializzato come parte del suo corso?

Nel pensiero religioso russo. Il tutore era un vicario anglicano e il percorso è stato molto deludente, in quanto faceva riferimento solo al pensiero di intellettuali e filosofi del tipo parigino, mentre io ero interessato a un pensiero reale della Chiesa russa, che è completamente diverso, in quanto è il pensiero dei santi, proveniente da un'anima pulita.

Cosa ha imparato da Oxford?

Ho imparato l'arroganza e l'elitismo dell'Establishment e ho imparato a diffidare della sua inerente corruzione e decadenza.

Come l'ha formata Oxford?

Non sono sicuro che mi abbia formato, perché già sapevo quello che volevo e dove stavo andando nella vita, che il mio posto era nella Chiesa ortodossa russa, al di là di tutte le etichette di sezione. Gli elementi essenziali della mia visione del mondo erano già stati formati. Ma a Oxford ho potuto elaborare dettagli e verificare quello che sapevo per istinto.

Qual è stata la frase più memorabile che ha sentito a quel tempo?

Penso che sa stato quando un sacerdote ortodosso tipicamente elitista di Oxford (oggi spretato) mi disse nel 1975 che «non esiste qualcosa come la gente comune». Stava dicendo di fatto che la grande massa dell'umanità, incluso me stesso, non aveva esistenza e realtà per lui. A quel punto mi sono interessato alla vera Chiesa ortodossa russa altrove, al di fuori del limitato confine dell'intellettualismo accademico, nel mondo reale, dal quale ero venuto.

Cosa può dire dell'ortodossia russa nella Oxford di quel periodo?

Quello che era interessante è erano presenti che tutte le tendenze diverse, sia buone che cattive. Questo perché l'Università aveva attirato gli accademici russi.

Per esempio, c'erano una madre e una figlia che erano molto di destra, settarie e nazionaliste e partecipavano solo alle funzioni della Cattedrale della Chiesa fuori dalla Russia (ROCOR) a Londra, e come molti altri, probabilmente avevano lavorato per i servizi segreti britannici. L'anti-comunismo sembrava essere molto al di sopra dell'Ortodossia per loro. Erano anche così nazionaliste, per non dire razziste, che si opponevano, così come la maggior parte dell'emigrazione della ROCOR a Londra, all'uso di una singola parola d'inglese nei servizi. All'altro estremo c'erano i Lampert, membri della Chiesa patriarcale, altrettanto nazionalisti e razzisti, ma in senso sovietico. Erano convinti che il comunismo, Lenin e Stalin erano meravigliosi e che non c'era stata mai alcuna persecuzione della Chiesa nell'Unione Sovietica. Il loro nazionalismo aveva reso anche loro completamente ciechi alla realtà. Straordinario!

Tra gli uni e gli altri c'era il terzo estremismo, ugualmente cieco, l'estremismo di colui che aveva scelto di essere il mio padrino, Nicholas Zernov (era l'estremismo della maggior parte a Oxford). Era parigino fino al midollo e predicava una sorta di ortodossia anglicana, in cui non vedeva alcuna contraddizione tra l'anglicanesimo alto conservatore e l'Ortodossia parigina molto borghese degli intellettuali liberali e dei massoni. Tra tali persone c'era il convertito anglicano, padre Kallistos, un gentiluomo di scuola d'elite del vecchio tipo, che aveva trovato un compromesso ecumenico liberale tra l'anglicanesimo alto istituzionale e l'Ortodossia di Parigi sotto il patriarcato di Costantinopoli guidato dagli americani (e precedentemente dagli anglicani). Era amato dagli anglicani e dagli ex anglicani, ma non attirava gente di altri ambiti culturali e non è mai diventato vescovo diocesano.

Che parte aveva lei in questo panorama?

Direi che c'erano tre persone che io ammiravo a Oxford. Una era un'anziana donna contadina dalla Lettonia, chiamata Ala. Si era stabilita a Oxford dopo il 1945 ed era molto semplice, viveva in un appartamento comunale nella parte più povera della città, ben al di fuori dell'università elitaria e ricca. Era una nonna con un cuore d'oro e non aveva niente a che fare con i professori parigini, che la ignoravano comunque a causa del loro snobbismo accademico. Quanto a lei, non aveva alcuna conoscenza dei loro pregiudizi e ideologie e aveva anche una scarsa comprensione dell'inglese. Per me era un faro dell'Ortodossia reale.

Poi c'era l'anziana contessa Elizabeth Kutaisova, di una famosa famiglia aristocratica. Era l'epitome dei migliori della Russia Bianca, una vera gentildonna, nobile, tradizionale, elegante e patriottica.

E alla fine c'era il signor Dimitri Obolensky, alle cui lezioni su re Artù avevo partecipato. Un illustre studioso, era un principe russo e un cortese gentiluomo inglese. Ho scoperto di più su di lui negli anni '90 attraverso una parrocchiana che fu sua amica d'infanzia, la baronessa Olga von Uxkull, che con affetto lo chiamava semplicemente 'Dima' e che mi ha dato una fotografa di lui degli anni '30, che ho ancora. Dimitri non era caduto né nelle idee di destra che mettevano l'anticomunismo al di sopra della Chiesa, né nelle illusioni del patriottismo sovietico, che mettevano la struttura sovietica (e i culti della personalità) al di sopra della Chiesa, né nell'Ortodossia parigina borghese che tanto disprezzava la Russia da mettere l'Occidente al sopra di lei, ma era rimasto fedele all'eterna Chiesa ortodossa russa, a cui anch'io appartenevo e appartengo.

In altre parole, a differenza della stragrande maggioranza, queste tre persone non mettevano i loro pregiudizi secolari al di sopra della Chiesa. Penso che tutti e tre rappresentassero la vera Chiesa al di là della giurisdizioni artificiali e del ristretto settorialismo, che aveva così diviso la Chiesa nell'emigrazione. Erano ciò che la Chiesa al di fuori della Russia dovrebbe avere, invece di vari tipi di settarismo.

Grazie.

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