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  In slavonico due volte al mese

di Sergej Mudrov

Parlons d'Orhodoxie, 9 ottobre 2016

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La parrocchia ortodossa russa di Bucarest

la chiesa di san Nicola-Tabacu

Ho tanti ricordi dei dieci mesi che ho trascorso nella capitale romena, per lo più ricordi caldi, toccanti e benevoli. Il mio lavoro accademico e la mia partecipazione al nuovo collegio europeo mi ha lasciato momenti di svago, tra cui passeggiate meditative nel parco Cişmigiu...  Tra queste perle quotidiane brillano con particolare luminosità quei giorni in cui ho pregato alle funzioni uffici nelle chiese di Bucarest.

Le circostanze mi hanno reso familiari tre delle chiese della capitale. La chiesa della Dormizione della Vergine, in strada Burghelea, è quella che ho frequentato di più perché era proprio accanto a casa mia, a cinque minuti a piedi.

In generale, assistevo alla Liturgia della domenica. Gli offici della sera erano rari (cosa comune nelle parrocchie romene), e per questo il sabato sera a volte andavo alla Chiesa di san Nicola in Piața Universității. Questa chiesa fu costruita nel XX secolo con i fondi dell'impero russo per i russi che vivono a Bucarest, e questo è il motivo per cui fino a oggi si chiama "biserica rusă" ("chiesa russa"); nella chiesa si è stabilita la tradizione di celebrare offici della sera lunghi e solenni. Ma i più felici sono stati i giorni in cui ho pregato e ho letto dal libro dell'Apostolo durante la Liturgia alla chiesa di san Nicola-Tabacu, in Piața Victoriei. In questa chiesa, in due sabati al mese l'officio è celebrato in slavonico russo.

Checché se ne dica, è importante avere accesso alla lingua in cui si celebra l'officio, comprenderla, godere della sua sonorità. Non nego che i servizi celebrati in romeno siano belli, che i canti siano magnifici: per lungo tempo i "Doamne miluieşte" (Kyrie eleison) mi ricorderanno il mio soggiorno in Europa sud-orientale. Ma per noi, di lingua russa, le letture o i canti in lingua slavonica sono familiari, caldi, normali. In tutto, sono solo due volte al mese in questa lingua, quando si sentono di nuovo le ectenie, le antifone e la lettura del Vangelo che commuovono, suscitano lacrime di gioia, agitano l'anima.

La chiesa di san Nicola-Tabacu è l'unica chiesa canonica di Bucarest dove gli offici sono celebrati in slavonico russo. È vero che si celebra solo da poco: sei anni. La prima funzione celebrata in lingua slavonica fu nel novembre del 2010. A quel tempo, un gruppo di ortodossi russi, guidati da Olga Aritontseva, ha scritto al patriarca romeno per richiedere offici in slavonico, preferibilmente nella "chiesa russa" in Piața Universității, poiché era stata costruita in stile russo e un tempo era sotto la giurisdizione del patriarcato di Mosca. Il patriarca Daniel ha ricevuto la richiesta ma ha ritenuto che, data la frequentazione di tale chiesa, sarebbe stato difficile trovare dove inserire tali celebrazioni e ha proposto al gruppo dei russi la chiesa di san Nicola-Tabacu, al numero 180 di piața Victoriei.

Questa scelta non è stata casuale. La chiesa si trova nel centro di Bucarest, a pochi passi dall'ambasciata russa. È stato ipotizzato (a torto, a quanto si è visto) che i rappresentanti delle numerose missioni diplomatiche e il personale della scuola russa, che si trova presso l'ambasciata, avrebbero frequentato le funzioni. Inizialmente, la chiesa è stata servita dai padri Vladimir Lapte e Marian Sava, poi sono stati sostituiti dal padre Evgenij Rogoti, ed è lui che oggi officia in slavonico russo.

il sacerdote Evgenij Rogoti

Padre Evgenij è nato in un villaggio di lingua romena in Moldova ai tempi dell'Unione Sovietica, nel 1978, ma ha ricevuto la sua educazione religiosa in Romania, al seminario di Tulcea e poi alla facoltà di teologia dell'Università di Bucarest.

Suo padre, su consiglio della nonna, aveva voluto entrare al seminario di Odessa e diventare prete, ma non era stato accettato. Quando Evgenij ha finito il liceo, gli ha detto: "Io non ho potuto essere un sacerdote, ma tu forse potrai". Questo è quello che voleva, ed è entrato nel seminario di Tulcea.

Padre Evgenij è stato ordinato diacono nel 2008 e sacerdote nel 2014. Dal 2003, ha lavorato presso il Patriarcato di Romania, prima presso il Dipartimento per gli affari ecclesiastici esteri e, dallo scorso anno, presso il Servizio stampa. Parla bene il russo, ed è uno dei pochi sacerdoti a Bucarest in grado di ascoltare le confessioni in russo.

Secondo padre Evgenij, non è stato facile richiedere che i servizi si tenessero in lingua slavonica, la parte romena della parrocchia era opposta alle novità linguistiche.

I romeni non capiscono lo slavonico, si opponevano al suo uso tanto più che il numero di russi era molto basso. Il rettore della parrocchia, padre Vladimir Vlaicu, ha spiegato le cose e l'opposizione è cessata. Oggi i romeni si sono abituati al fatto che per due volte al mese noi celebriamo la liturgia in romeno e in slavonico. La gente apprezza soprattutto che per questi uffici facciamo venire un coro professionale pagato dalla comunità russa. Nelle altre domeniche non abbiamo un coro, sono i parrocchiani a cantare. Naturalmente, non ci riescono molto bene.

Purtroppo i russi sono ancora pochi e, secondo il loro sacerdote, la composizione della comunità cambia ogni due o tre anni. La chiesa è poco frequentata dai diplomatici, ci vengono soprattutto persone che sono qui per lavoro o per studio. Dopo alcuni anni lasciano il paese e sono sostituiti da nuovi arrivati. Gli ucraini, a partire dagli eventi del 2014, non vengono più nella chiesa di san Nicola-Tabacu, cosa del tutto incomprensibile, dal momento che è sotto la giurisdizione del patriarcato di Romania e il clero non ha alcun legame con la Russia. I russi che vivono a Bucarest in pianta stabile non frequentano la chiesa: preferiscono le chiese romene più vicino alle loro case, di norma conoscono il romeno e comprendono gli offici, in quanto non hanno bisogno andare a piața Victoriei, soprattutto se vivono lontano e andarci è poco pratico.

Purtroppo la comunità non riceve alcun sostegno finanziario da parte della Russia, le spese di base sono coperte dai parrocchiani e il lavoro quotidiano viene eseguito da Angelika Zubkova, impiegata del consolato russo. Ci vogliono soldi per il coro, e poi le spese vive una o due volte l'anno per le visite di un prete da Mosca, inviato dal Dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne. L'ultima volta, nel mese di aprile, è venuto l'arciprete Vladimir Aleksandrov. Padre Vladimir è intervenuto nella sala dei lavori della scuola dell'ambasciata, ha confessato, ha celebrato la Liturgia nella chiesa di san Nicola-Tabacu e di san Gregorio Palamas al Politecnico.

Vedo che la gente è felice quando arriva un prete di Mosca, dice padre Evgenij. Per loro è una grande festa. In quei giorni ci sono più persone in chiesa.

Per i parrocchiani non ci sono problemi negli altri giorni, possono confessarsi a lui in russo e in città ci sono molte chiese e monasteri. La Romania è un paese cristiano, le chiese sono frequentate da molte persone giovani e anziane, i digiuni e le altre norme della vita cristiana sono rispettati.

Certo, è difficile per un russo appena arrivato integrarsi nell'ambiente specifico della vita ortodossa romena, ma le difficoltà sono superabili, è ci si familiarizza con le chiese romene. Certo gli offici in lingua slavonica, anche se sono rari, permettono agli emigrati russi di passaggio o ai residenti permanenti di rinnovare i legami con la madrepatria. Ma con il continuo rinnovamento dei parrocchiani, è utopico sognare il rafforzamento della comunità russa e la presenza permanente a Bucarest di un prete russo.

Presumibilmente, venti o trenta persone vengono ad assistere agli offici celebrati al sabato nella chiesa di san Nicola-Tabacu; i loro volti e i loro nomi cambieranno, ma saranno persone che la volontà di Dio ha portato per un certo tempo sull'ospitale terra romena.

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