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  Come una musulmana è divenuta iconografa

di Olga Lun'kova

da Pravoslavie.ru

10 febbraio 2015

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Tutto si è svolto apparentemente come per un disegno nella vita di Alla Meshcherova: la frequentazione delle classi presso l'Accademia delle Arti Repin a San Pietroburgo, poi l'apprendimento dell'iconografia della "Scuola di arti ecclesiastiche" a Tver, se non fosse stato per una cosa: Alfia (come i suoi genitori l'avevano chiamata) è cresciuta in una famiglia musulmana, che manteneva le tradizioni dei propri antenati. Tuttavia, la sua anima ha trovato la sua casa nel cristianesimo ortodosso.

Alla Meshcherova

Pochi musulmani, e soprattutto poche donne musulmane, decidono di cambiare religione contro la volontà della propria famiglia. Che cosa ha fatto girare così bruscamente la ruota della vostra storia di famiglia?

Io sono nata in una famiglia musulmana. Entrambe le mie nonne erano credenti e pregavano il namaz. La madre di mio padre era particolarmente pia – pregava più volte al giorno secondo l'uso musulmano, e mi ha insegnato le preghiere musulmane. Purtroppo le preghiere non mi toccavano perché le ripetevo in arabo, che non capivo. La nonna non conosceva la loro traduzione. Fin da quando mi ricordo ho cercato una fede consapevole, ed è per questo che allora non mi è venuto un rapporto di fiducia con Dio.

E quando ha incominciato ad arrivare?

Dopo aver terminato la scuola ho continuato con determinazione a cercare il senso della vita, a cominciare dall'intero Corano. Ma non ho trovato le risposte alle mie domande in quel libro di sapienza e così ho cominciato a leggere i vari filosofi: marxisti, idealisti, e poi Soloviev, Berdjaev, e Rozanov. L'ultimo di questi mi ha dato una spinta verso Cristo. Ma il mio cammino verso di lui sarebbe stato molto spinoso: Alla fine degli anni '80, nel contesto di un interesse generale per tutte le cose paranormali, alcune "facoltà" si sono aperte in me e per diversi anni sono rimasta bloccata nel fango dell'esoterismo, acquisendo una massa di varie fobie. Nella mia testa allora era, per dirla con le parole di padre Andrej Kuraev, c'era il piatto preferito dell'intelligentsija russa, un pasticcio di buddhismo, esoterismo e teosofia. Era tutto insaporito in salsa islamica e condito con una vaga idea di cristianesimo. È stato allora che ho cominciato a leggere i Vangeli, e li mettevo sotto il cuscino di notte, perché solo allora potevo dormire sonni tranquilli; senza di loro ero devastata da incubi. Nel 1987 mia nonna si ammalò di cancro ed entro l'autunno era costretta a letto, preoccupandosi soprattutto di come sarebbe molto probabilmente morta in inverno e che l'avrebbero seppellita nella terra fredda. Poi ho avuto una conversazione puramente casuale con il mio insegnante mentre stavo facendo degli schizzi sulle rive del fiume Smolenka, e gli ho detto che mia nonna era stata vicino alla morte per oltre due settimane, e il medico diceva che non sarebbe vissuta. Lui si è offerto di portarmi dalla Beata Ksenija [di San Pietroburgo], la cui cappella non era molto lontano nel cimitero di Smolensk, perché Ksenija aiuta tutti. Quando siamo arrivati ​​mi ha mostrato dove acquistare una candela e dove sistemarla. Erano circa le quattro. Ho pregato dal profondo del cuore, chiedendo a Ksenija di aiutare mia nonna e di alleviare le sue sofferenze. Per qualche strana ragione avevo tanta fiducia in una santa ortodossa che non conoscevo nemmeno, che quando sono tornata a casa quella sera non ero nemmeno sorpresa di vedere mia nonna in giro per la casa, e che aveva cominciato a sentirsi meglio precisamente alle quattro.

Dopo questo è giunta all'Ortodossia senza alcun dubbio?

Non è stato tutto così semplice. A quel tempo avevo letto i Vangeli e andavo in chiesa regolarmente, ma non ero determinata a essere battezzata. Dopo tutto, è un passo serio cambiare la propria fede. Capivo che questo sarebbe stato un duro colpo per i miei genitori, e temevo per la loro salute. Ho solo chiesto al Signore di darmi un segno chiaro e comprensibile in modo che potessi capire se era sua volontà che io fossi battezzata. E un giorno sono arrivata alla chiesa sulla Smolenka. C'erano due ore ancora prima dell'inizio dei servizi, non molte persone erano presenti, e mi trovavo nella chiesa laterale di santa Ksenija di Pietroburgo, appoggiata a una colonna. Improvvisamente lo spazio intorno a me è cambiato, tutto è scomparso. Non c'era pavimento né soffitto, e niente altro; tuttavia non era vuoto, ma c'era uno spesso azzurro scuro, quasi nero. Era stato il nero che si vede nella mandorla dell'icona di Novgorod, "la discesa nell'Ade". Per molto tempo non riuscivo a capire perché lo spazio era buio e solo qualche anno dopo ho letto negli scritti di Dionigi Areopagita che la gente vede la luce divina increata come tenebre. Ebbene, era follemente bello, assolutamente incomprensibile, e i miei sentimenti erano come quello che un bambino deve sentire quando è al seno di sua madre – protezione e amore. Poi fuori dalla foschia che avvolgeva l'intera area una mano si è tesa verso di me con una croce su una catena. L'ho raggiunta con il palmo della mia mano, e quando mi si è posata sul palmo la croce, sono subito ritornata alla realtà. Il giorno dopo sono andata a farmi battezzare, senza alcun dubbio.

La santissima Trinità. Icona di Alla Meshcherova

L'iconografia è divenuta uno degli aspetti della sua professione?

È stata la volontà di Dio, e ha la sua preistoria. Attorno al 1994 c'è stata una crisi globale nella mia vita: prima di tutto una crisi creativa – non riuscivo a dipingere quadri; in secondo luogo, l'oggetto del mio amore mi ha lasciato, sbattendo la porta ad alta voce; in terzo luogo, ho quasi smesso di respirare per l’asma. Ma soprattutto ho capito che tutto questo bouquet di disgrazie era il risultato della mia precedente vita burrascosa. Ma il Signore non ci abbandona mai. Vedendo che non potevo farcela senza la chiesa di Dio, il 6 febbraio, il giorno della festa della beata Ksenija, ho letteralmente strisciato verso la sua cappella, sono rimasta a tutte le funzioni con grande difficoltà, e poi mi sono sentita molto meglio. Quando finalmente ho smesso di sentirmi come un'invalida mezza morta, e ho cominciato a respirare più o meno normalmente, è venuta la domanda: Come devo vivere da ora in poi? Devo cambiare la mia professione a ventinove anni di età? Ma la pittura non era solo una professione per me: per undici anni avevo lavorato come un'ossessa per sedici ore al giorno al fine di diventare una pittrice. Se avessi dovuto cambiare mestiere, avrebbe voluto dire che tutti le mie fatiche e i miei sacrifici erano stati vani e tutta la mia vita fino a quel momento era stata priva di significato. Una volta avevo sentito parlare di Diveevo e di san Serafino di Sarov, e avevo deciso di andare da lui per la risposta alla mia domanda interna, anche se non avevo idea di cosa fosse un monastero, o un pellegrinaggio. Sono andata con un amico. Siamo arrivati ​​a Nizhnij Novgorod, senza complicazioni, ma poi... Invece di una piacevole gita di tre ore in un comodo bus ci siamo ritrovati per tredici ore in un gigantesco ingorgo a causa di una feroce tempesta di neve. Non appena è cessata questa tortura sulla strada è iniziata una tortura da nevicata: per la primo (e spero, ultima) volta nella mia vita mi sono trovata nella neve fino al collo.

Mi ricordo i primi giorni nel monastero come un incubo. È stato molto difficile. Ma è lì che sono nata di nuovo. La donna con cui siamo stati con e con cui abbiamo formato un'amicizia nelle due settimane in cui siamo stati a Diveevo mi ha chiesto un giorno: "Ebbene, sei un'artista. Forse potresti dipingere per me la beata Ksenija? Questa richiesta si è rivelata assolutamente provvidenziale. Padre Vladimir Shikin è venuto da me personalmente in chiesa quando ha visto la mia confusione. Gli ho spiegato la mia situazione e mi ha detto che lui non mi dava la benedizione per dipingere un'icona "così sul momento", che questo era qualcosa che andava studiato, e quindi mi ha benedetto per entrare nel gruppo di lavoro iconografico di Andrej Zaprudny a Tver. Ha detto così e poi è corso via per i suoi lavori. Gli ho chiesto mentre correva via, "Batjushka, ma che devo dire ai miei genitori?! Dopo tutto, sono musulmani, non capiscono, e non mi permetteranno di andare in un'altra città..." Ha fatto solo un cenno con la mano mentre camminava e ha dettto:" Il Signore si prenderà cura di questo". Si è dimostrato che padre Vladimir aveva ragione: Il Signore si è preso cura di tutto in modo che i miei genitori hanno tranquillamente accettato la notizia che stavo andando a studiare a Tver. È vero, non ho detto esattamente che questa era una scuola di arti ecclesiastiche. Dopo aver fatto un passo sul sentiero dell'Ortodossia e di una nuova professione, ho sempre sentito l'aiuto di Dio e la sua Provvidenza verso di me.

L'apostolo Andrea il Primo Chiamato. Icona di Alla Meshcherova

Aveva mai pensato a se stessa come iconografa prima di questo evento? Come artista probabilmente avrà sempre ammirato le opere di Teofane il Greco, o di Andrej Rublev?

Ancor prima di essere battezzata, probabilmente nel 1991, ero a una mostra del Museo Russo: Kandinskij, Malevich, Goncharev, Chagall, Filonov... Ma queste pitture non erano ciò che mi stupiva – anche se a quel tempo le amavo tutte – ma piuttosto le icone russe della collezione di Nikodim Kondakov, un famoso storico dell'arte. Erano una festa, una sensazione indicibile di paradiso e di stupore, e ho camminato tra loro per molto tempo, come esterrefatta. Sono tornata a questa mostra dieci volte proprio per queste icone, perché Chagall, a quanto pare, non è più interessante anche la terza o quarta volta che lo vedi. Ero stupito dalla maestria con cui sono state dipinte queste icone. Ho visto in loro il paradiso. E questa è stata una scoperta per me, perché durante il periodo sovietico era consuetudine guardare le icone russe con condiscendenza. Ora il Rinascimento italiano è notevole, ma un'icona – ovviamente è bella, ma... Questa ammirazione per le icone è continuata in me tutti gli anni successivi ed è diventata una sorta di chiave che un giorno mi avrebbe aperto la porta nel mondo dell'Ortodossia. Questo è ciò che probabilmente ha determinato il mio attuale stile festoso.

Quando ha iniziato a dipingere santi sono sorte tentazioni, o tutto è andato liscio e benedetto?

La prima icona che ho dipinto è stata "la flagellazione di san Giorgio". Il gruppo di lavoro dipingeva allora due iconostasi per una chiesa bielorussa, e un altare era dedicato a San Giorgio. Poi ho dipinto della Trinità per un'iconostasi di Diveevo. In generale, ci sono state per lo più tentazioni legate alla pittura delle icone. Non ricordo miracoli, ma di tentazioni, ce ne sono state molte. Soprattutto quando si dipinge un'immagine che andrà dietro la santa mensa, una croce o un'iconostasi. Ho dipinto la mia prima icona per l'altare nei primi anni 2000 per la chiesa di San Sergio di Radonez a Sertolov, nel distretto di Vsevolozhsk nella regione di Leningrado. Avevo appena iniziato il mio lavoro quando sono riuscita a rompermi una costola. Non pensavo di prendere antidolorifici, e i medici non ne hanno parlato. La tavola dell'icona era enorme e pesante, e dovevo sollevarla, ruotarla, prenderla dal cavalletto, portarla al tavolo, e poi tornare di nuovo al cavalletto. Batjushka voleva questa icona dipinta nel più breve tempo possibile e non ha pensato che avessi bisogno di congedo per malattia, almeno per un certo periodo dopo la frattura. A causa del dolore fisico costante ero costantemente in uno stato tramortito, e forse è per questo che l'icona si è rivelata buona e ricca di spirito di preghiera. Lo hanno detto tutti. Le prime due icone per la mia prima iconostasi state molto difficili da fare, c'era sempre qualcosa che non andava, e poi è stato un po' più facile, anche se non è mai andato tutto liscio. Una di queste icone in seguito ha effuso miro. Un'icona rappresenta il mondo superiore. A volte dimentichiamo che dietro a questa frase c'è l'amore di Cristo. Noi rappresentiamo un mondo di totale, armonioso amore, che non può essere triste, doloroso, o cupo – tutto ciò è umano. L'Ortodossia è la gioia della comunione con Dio. Ecco perché noi glorifichiamo Dio, perché ci ha portato la buona novella dell'amore. Questo si riflette nelle icone.

La santa Protezione della santissima Theotokos e sempre vergine Maria. Icona di Alla Meshcherova

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