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  Archimandrita Atanasie (Rusnac): "In Italia, mostrano un grande interesse per l'Ortodossia"

Intervista di Sergej Mudrov all'archimandrita Atanasie (Rusnac)

da Pravoslavie.ru

23 settembre 2014

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L'Italia è un paese contraddittorio. Da un lato, vi è un clima fertile, una natura meravigliosa e una varietà di oggetti di pellegrinaggio cristiani, tra cui la Sindone di Torino, le reliquie degli apostoli e le reliquie di San Nicola, così venerate nel mondo russo. D'altra parte, la vita in Italia è alquanto caotica e non è ordinata come nei paesi del nord Europa. Inoltre, la burocrazia italiana è nota come una delle più lente. Religiosamente è uno stato abbastanza omogeneo: la stragrande maggioranza degli italiani è composta da cattolici, e l'influenza della Chiesa cattolica comprende non solo la popolazione religiosa (soprattutto nel sud del paese), ma anche il fatto stesso che il centro del cattolicesimo - il Vaticano - è sul territorio della Repubblica italiana.

Tuttavia, nella penisola appenninica è in costante crescita il numero delle comunità ortodosse. La prima di tutte le giurisdizioni, è la Chiesa ortodossa romena: proprio in Italia si trova la più grande diaspora romena d'Europa. Le lingue romena e italiana sono vicine: i romeni apprendono facilmente la lingua italiana. La somiglianza delle lingue, così come l'ottenimento del diritto alla libertà di residenza e di occupazione in Italia e in altri paesi dell'Unione Europea (dopo che la Romania ha aderito all'UE il 1 gennaio 2007) sono stati i principali motivi che hanno portato a un aumento significativo dell'imigrazione romena. I migranti hanno creato nuove parrocchie: la Chiesa romena in Italia è passata da 30 comunità nel 2004 a 203 nel 2014, e la comunità si trovano in centri e grandi piccoli. In Italia, ci sono anche quattro monasteri e tre eremitaggi della Chiesa romena. Tra i sacerdoti ci sono romeni, moldavi e alcuni italiani.

Amministrativamente, la Chiesa romena in Italia è organizzata in una diocesi d'Italia, diretta dal vescovo Siluan (Şpan). La residenza del vescovo si trova nella parte sud di Roma, vicino al confine della città. La stazione ferroviaria più vicina – Santa Palomba – si trova a pochi chilometri di distanza. Qui niente ricorda della metropoli: intorno c'è il verde degli ulivi, e in lontananza, tra le montagne, si trova la residenza estiva del Papa. Oltre alla residenza del vescovo, nella zona sud della capitale si trova un piccolo monastero femminile, nel quale prestano servizio tre monache.

- Abbiamo acquistato il terreno nel 2008 – mi ha detto l'archimandrita Atanasie (Rusnac), vicario del vescovo – I fondi per l'acquisto sono stati stanziati dal governo romeno, su richiesta del nostro Patriarcato. Questo è l'unico caso in cui il governo romeno ha aiutato la nostra Chiesa in Italia.

Padre Atanasie mi ha rilasciato un'intervista con la benedizione di vladyka – è capitato che durante la mia breve visita a Roma il vescovo Siluan non fosse in città. Batjushka mi ha mostrato il vasto territorio della residenza e del monastero, un piccolo giardino, un apiario e un pollaio. Lo stesso padre Atanasie vive in Italia dal 2008. Nato a Chişinău, ha ricevuto la sua istruzione superiore secolare a Lione (Francia), e poi ha lavorato per tre anni a Parigi come ingegnere. Ha ricevuto una formazione teologica all'Istituto San Sergio di Parigi e all'Università di Sibiu (Romania). È stato ordinato sacerdote nel mese di aprile del 2009.

Abbiamo parlato con il padre Atanasie di diverse cose: della sua vita, dello sviluppo della diocesi, e, naturalmente, della sorte della Chiesa ortodossa in Italia. La prima comunità rumena in questo paese è apparsa a Milano nel 1975, la seconda a Torino nel 1978. Quindi si sono aperte comunità a Firenze, Bari e in altre città. La comunità è cresciuta, non solo a causa della diaspora romena: sono entrati a far parte dell'Ortodossia anche degli italiani, anche se erano pochi. Oggi nella diocesi della Chiesa romena giungono alla vera fede circa 100 italiani ogni anno. Una cifra considerevole per un paese di forte tradizione cattolica.

- Mi ricordo di un esempio interessante – dice batjushka. – Un italiano educato nel proprio paese è andato in Romania per scrivere una tesi di dottorato sui Padri della Chiesa. Nel corso della ricerca, ha visto che si sbagliava in alcune questioni teologiche. Giunto dal patriarca Teoctist, quest'italiano ha detto che voleva diventare ortodosso, perché si era reso conto che l'Ortodossia è la vera religione. Tornato in Italia, è diventato sacerdote e un grande missionario.

Nella chiesa della Dormizione della Madre di Dio nel complesso romeno nei pressi di Roma

- I cattolici stanno mostrando un grande interesse per l'Ortodossia, ammirano il nostro culto – sottolinea padre Atanasie. – Per esempio, vedono che i nostri sacerdoti vanno in abito talare e fanno notare con gioia: "Anche da noi era così – fino al Concilio Vaticano II". Nelle chiese cattoliche appaiono le icone, anche se in precedenza non ce n'erano quasi. I cattolici sono consapevoli del fatto che da loro le chiese hanno subìto una semplificazione inutile, e quindi guardano con simpatia nella nostra direzione. Dicono: "Ci ritroviamo nell'Ortodossia".

Continuando la sua storia, Padre Atanasie racconta come è cambiata la vita degli ortodossi in Italia negli ultimi dieci anni. Oltre alla crescita numerica, uno degli eventi principali è stato il riconoscimento ufficiale della diocesi romena nel 2011 da parte dello Stato italiano. La diocesi ha ricevuto lo status di persona giuridica e tutti i benefici conseguenti, tra cui il riconoscimento dello status dei sacerdoti e la possibilità dell'esenzione da alcune imposte. Questo momento è molto importante: le parrocchie, di regola, non hanno un sostegno dall'esterno, e quindi le entrate vengono solo con le raccolte delle offerte e le donazioni per candele e memoriali. Molti sacerdoti hanno lavori secolari, poiché non vi è alcuna possibilità che le loro parrocchie li sostengano.

- Nondimeno, troviamo la possibilità di aiutare chi è nel bisogno. Ad esempio, aiutiamo famiglie, in particolare in Romania – dice padre Atanasie. – Dopo tutto anche in questo vi è la vocazione della Chiesa – l'aiuto del prossimo, il lavoro sociale. Impariamo l'assistenza sociale dai cattolici. Purtroppo, nei paesi dominati dai partiti comunisti, la tradizione del lavoro sociale della Chiesa è stata in gran parte perduta a causa delle severe restrizioni del regime al potere. Ora abbiamo restaurato questa tradizione. La gente capisce e ci aiuta. Per esempio, nelle nostre chiese vengono donne, molte delle quali lavorano qui come addette alle pulizie o alla cura degli anziani. Vedono i nostri sforzi e dicono: "vi do 10 euro, usateli per aiutare i bambini". Questa assistenza va sia in Italia, sia in Romania. Ecco un esempio concreto: dal settembre 2013 al giugno 2014 la nostra diocesi ha assistito 430 bambini in Italia, Romania e Moldova.

Il complesso della Chiesa romena nei pressi di Roma

Padre Atanasie mi ha anche detto che i fedeli amano molto le funzioni al monastero, alcuni vengono da decine di chilometri, anche se a Roma ci sono una trentina di parrocchie ortodosse. Al centro diocesano opera una scuola parrocchiale per i bambini, e si tiene un campo estivo per i giovani; di recente è stata costruita una foresteria. In generale, la mia impressione è che la visione che padre Atanasie ha del futuro dell'Ortodossia in Italia è ottimista. Penso che questo ottimismo sia giustificato, soprattutto se l'attuale emigrazione romena e moldava in Italia si radica e i figli degli immigrati mantengono le loro radici ortodosse. Purtroppo, come mostra la pratica di altre comunità di emigranti (per esempio, greci e russi), l'impegno della vera fede non è sempre conservato; a volte i discendenti degli immigrati passano al cattolicesimo o il protestantesimo, si assimilano e si "uniscono" alla società del paese scelto dai loro genitori.

Nel caso italiano si mostra un altro aspetto inquietante: i romeni praticamente non costruiscono chiese ortodosse. In generale, prendono in locazione (o acquistano) chiese cattoliche o altre strutture in cui è possibile tenere le funzioni. Solo in sette città – Moncalieri e Chivasso (vicino a Torino), Guidonia e Ostia (vicino a Roma), Bari, Verona e Brescia – stanno costruendo chiese. Questo, naturalmente, è un numero estremamente piccolo, soprattutto dato il gran numero di fedeli della diaspora e il gran numero delle parrocchie.

Certo, costruire una chiesa non è mai facile – non solo a causa di problemi finanziari, ma anche a causa di difficoltà organizzative. Tuttavia, come mostra la pratica di altri paesi europei, sopravvivono, in pratica, le parrocchie che possiedono i propri edifici. Inoltre, la Chiesa ortodossa può portare determinate funzioni missionarie. La missione può anche essere migliorata attraverso l'interazione con altre giurisdizioni, anche se questo aspetto non è così numeroso e influente. Come giustamente sottolinea padre Atanasie, "nulla ci divide," perché gli ortodossi, pur con le loro caratteristiche di lingue e di calendario, sono uniti nella confessione della loro fede. Probabilmente, questa unità è particolarmente importante in un paese dove si trova il centro di un'altra confessione e dove la tradizione ortodossa, nonostante una buona disposizione da parte dei cattolici, potrebbe trovarsi di fronte ad altri atteggiamenti meno gentili e più ostili.

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