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  Un altro pastore luterano entra nella Chiesa ortodossa

da theorthodoxchurch.info

aprile 2014

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Mi ricordo di essere rimasto profondamente commosso dal racconto di padre Richard John Neuhaus del suo viaggio dal luteranesimo nella Chiesa cattolica romana ("Come sono diventato il cattolico che ero"). Si tratta di una mossa che non pochi hanno fatto, con una serie di provenienze che attraversa la maggior parte delle denominazioni protestanti. Anche se io ho viaggiato in una direzione diversa da quella di Neuhaus, molte delle cose che abbiamo visto lungo il percorso erano abbastanza simili.

Come lui, però, non desidero che quanto segue sia un'argomentazione per la mia posizione, né desidero coinvolgere coloro che "con crudeltà, arroganza e disprezzo" hanno parlato contro di me, con poca o nessuna base per le loro affermazioni (Salmo 31:20). La prima cosa desidero evitarla perché ho abbracciato uno stile di vita, non un insieme di presupposti dogmatici, e tutti devono convincersene da soli; e la seconda cosa perché, come ha detto Gesù, "hanno già ricevuto la loro ricompensa" (Matteo 6:5).

Invece, vorrei raccontare la mia storia per i miei amici, per coloro che possono chiedere con gentilezza: perché?

Il 1 dicembre 2013, la mia famiglia e io siamo stati ricevuti nella Chiesa ortodossa per mezzo del sacramento della santa Cresima. In quello stesso giorno, tutta la mia famiglia ha ricevuto, per la prima volta da cristiani ortodossi, l'Eucaristia, il dono costitutivo della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica Chiesa. Tuttavia, il mio viaggio è iniziato molto tempo prima di quel giorno così profondo, probabilmente intorno al tempo in cui sono entrato nel seminario di Fort Wayne della Chiesa luterana – Sinodo del Missouri nel 2003.

Al seminario, per la prima volta, ho incontrato la liturgia, ricca di significato e traboccante di capacità di portare ordine nella mia vita. Lì, per la prima volta, ho compreso che, grazie all'Incarnazione, tutta la teologia è principalmente cristologia, e i sacramenti sono fonte e culmine della nostra stessa esistenza come esseri umani. Lì, per la prima volta, ho iniziato ad abbracciare i rigori dello studio teologico, e dopo il diploma ho subito iniziato il lavoro di dottorato nella stessa disciplina. Sono grato per quegli anni, e oggi senza di loro non sarei chi sono o dove sono.

Ma tale istituzione non incarnava la realtà del luteranesimo (nel suo complesso) e della Chiesa luterana - Sinodo del Missouri (in particolare).

Quello che mi ha colpito poche settimane dopo la mia ordinazione era la realtà che la maggior parte delle parrocchie non "faceva Chiesa" nel modo in cui lo faceva mia parrocchia (per non parlare di alcune delle altre aberrazioni e contraddizioni teologiche e confessionali). E questo andava bene, o almeno così diceva il Sinodo. In realtà, questo stato di cosa era incoraggiato. L'unità era importante, o almeno così sembrava, ma solo negli elementi essenziali. Mentre alcuni pastori molto buoni sostenevano la consapevolezza che Leitourgia Divina adiaphora non est (la Divina Liturgia non è cosa indifferente), la prassi generale del Sinodo trasmettevao una realtà diversa. In breve, a ogni parrocchia (disciplinata dall'assemblea degli elettori) era lasciato il diritto di determinare quello che pensava fosse meglio. Alcune erano liturgiche. Altre erano più liturgiche di molte parrocchie cattoliche. Altre ancora stavano nel mezzo della strada. E molte erano indistinguibili dalla locale parrocchia protestante carismatica. Cosa significava questa discontinuità, tuttavia, era una rottura nella comunione. Non avevamo "ogni cosa in comune" (Atti 2:44).

In realtà, in molti casi, avevamo ben poco in comune, tranne una sottoscrizione delle Confessioni luterane perché ritenute in accordo con le Scritture. Eppure, anche questa era delineata dall'interpretazione.

Per qualche tempo, mi ero determinato a mettere la testa nella sabbia e a limitarmi a vivere fedelmente nel mio piccolo angolo di mondo della Chiesa luterana del Sinodo del Missouri, a fare quello che avevo sempre fatto e a farlo come meglio potevo. Di conseguenza, la parrocchia è cresciuta, le offerte sono aumentate, e la maturità spirituale è fiorita. Ma ho subito scoperto che quando si vive in questo modo, ciascuno alla fine diventa la sua chiesa, il suo presidente/vescovo, il suo sinodo, e, infine, il suo dio. E quella era una realtà con la quale la mia coscienza non mi permetteva di vivere. Certo, io non sono così ingenuo da credere che nell'Ortodossia non esistano questi problemi di continuità. Tuttavia, so che nell'Ortodossia nessun uomo è al di sopra della liturgia, per la liturgia è l'ermeneutica stessa della continuità e il suo principio di unità, e se la liturgia rimane, la Chiesa mantiene la sua koinonia, la comunione.

La seconda, e altrettanto significativa, ragione della mia mossa sono stati i miei figli. Non sto in alcun modo suggerendo che non avrebbero potuto crescere come fedeli cristiani nel Sinodo del Missouri – molti sono cresciuti e molti cresceranno così. Piuttosto, sto suggerendo che il modo migliore per aiutare i bambini a crescere come fedeli cristiani è dare loro il cibo per il viaggio, il pane per la strada: la santa Eucaristia. Tuttavia, non una mera novità che la santa Ortodossia dà l'Eucaristia ai battezzati di ogni età. Piuttosto, essa presuppone il cuore stesso della nostra esistenza come esseri umani, che solo nel corpo e nel sangue di Cristo a noi dato ci è data la possibilità di diventare di nuovo pienamente umani.

Inoltre, è solo quando siamo in procinto di essere ristrutturati nella nostra umanità che Dio è glorificato (Gloria Dei vivens homo est, come ha detto sant'Ireneo). Chiaramente, gli argomenti a favore e contro la comunione di tutti i battezzati sono stati ripetuti altrove, quindi non c'è bisogno di ricrearli qui. Piuttosto, basti dire che accetto la chiara testimonianza delle Scritture, della Chiesa primitiva e, se per questo, della Chiesa ortodossa: che i battezzati e cresimati sono ammessi all'Eucaristia, proprio perché quando cresceranno, non ricorderanno mai un giorno senza di essa.

A tal fine, nello scoprire la grande continuità liturgica, insieme con l'accento sulla vita sacramentale per quelli di tutte le età, c'è un motivo in più per cui sono stato ricevuto nella Chiesa ortodossa, ma che non avrei potuto prevedere prima di diventare un catecumeno: Nell'Ortodossia, Dio è misericordia. Dio non è un giudice arrabbiato, né è collerico. Piuttosto, Dio è un Padre, che è sempre pieno di ciò che egli è: la misericordia. Non c'è bisogno di commentare in ritardo varie teorie dell'espiazione, perché nessuna teoria trasmette fedelmente la realtà. Piuttosto, vorrei solo dire che si può parlare molto di una chiesa a partire dalla sua liturgia, come ho già detto. Ma, più specificamente, per esempio, la parola " misericordia " appare 140 volte nella Liturgia di san Giovanni Crisostomo.

È anche significativo che, nel rito occidentale della Chiesa ortodossa, il canto del Kyrie suona in realtà come un grido di aiuto. La misericordia è ciò che spinge l'Ortodossia e, in particolare, le sue molte discipline spirituali (per esempio il digiuno, la confessione frequente, la penitenza, l'elemosina, la preghiera, ecc), non per paura, ma come desiderio di essere di nuovo riuniti pienamente con il nostro Padre. L'Ortodossia fornisce i mezzi per guarire il nostro rapporto spezzato, e la misericordia necessaria per mettere a tacere la nostra natura predeterminata di figlio prodigo ("Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò a lui..." [Luca 15:19]).

Sì, il nostro Padre corre a noi, proprio perché è sempre stato in nostra attesa con un cuore misericordioso.

Vi è di più, certamente, e a ogni giorno che passa, cresciamo più pienamente nell'Ortodossia, riconosco che questo è vero. Ma le mie preghiere rimangono con quelli che devono ancora trovare la loro strada di casa. Infatti, non solo credo che la pienezza della vita si trova nella santa Ortodossia, ma credo anche che, in un modo unico, questa sia, in parte, la vita che i riformatori luterani stavano cercando (anche se la loro traiettoria è nettamente diversa da quella delle confessioni luterane di oggi).

Non è di poco conto, infatti, che uno dei primi appelli per il sostegno ai luterani giunse dalla Germania a Costantinopoli. Il teologo di Tubinga, Jakob Andreae, scrisse quanto seguen come allegato alla traduzione greca della Confessione di Augusta, inviata al patriarca Geremia di Costantinopoli:

Vi mando un piccolo libro che contiene le parti principali di tutta la nostra fede, in modo che la vostra Santità possa vedere ciò che è la nostra religione, e se siamo d'accordo con gli insegnamenti delle chiese sotto la giurisdizione di vostra Santità; o se forse, ci può essere qualcosa che non è in accordo (cosa che non desidererei). Chiedo seriamente a vostra Santità di riceverla con la stessa benevolenza con cui avete accettato le mie precedenti comunicazioni e, se non è troppo per la vostra saggia persona, di esprimere gentilmente il vostro giudizio più favorevole per quanto riguarda questi articoli, se Dio vorrà concedere che pensiamo allo stesso modo in Cristo.

La speranza dei luterani, infatti, era che il patriarca ortodosso "li considerasse degni della sua indulgenza e li ricevesse gentilmente nella sua cura paterna".

In effetti, dunque, fin dai primi giorni della Riforma, i luterani cercarono un'affermazione teologica da parte della Chiesa ortodossa (e non viceversa), in non piccola parte, perché vedevano la Chiesa ortodossa fermamente radicata nella fede degli apostoli. Gli ortodossi erano, molto semplicemente, la Chiesa.

E, così, in un modo molto profondo, io ho fatto quello che i primi luterani avevano sperato di fare. Alla fine, sono tornato a casa. Ma alcuni non sono a casa, almeno non ancora.

Non metto in dubbio neppure per un momento la sincerità e la fedeltà dei miei amici che desiderano rimanere luterani e, in effetti, li apprezzo per questo, perché, anche se io ho trovato la mia strada di casa, continuo sul cammino verso il telos di tutti i cristiani – l'unità con l'unico vero Dio, un viaggio che i miei fratelli e sorelle luterani desiderano condividere. Come i discepoli sulla strada di Emmaus, i nostri occhi sono stati aperti dal Signore sulla verità della nostra storia umana, e siamo tutti in crescita nella nostra comprensione di quella storia, verso la pienezza per la quale che Dio ci ha creati: fatti a immagine e in lotta per la somiglianza.

E così, siamo ancora insieme in viaggio.

La mia unica preghiera, naturalmente, è che i miei compagni di viaggio luterani mi rispettino per essermi tolto un peso dalla coscienza e per aver fatto quello che l'amore mi ha persuaso a fare. In effetti, questo è ciò che è successo a me e alla mia famiglia: ci siamo innamorati. E, per rubare un'idea a Bonhoeffer, anche se so che l'amore non sosterrà questo matrimonio con la santa Ortodossia, io sono convinto di là di ogni dubbio che il mio matrimonio con la santa Ortodossia sosterrà il mio amore per lei, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Perché ? Perché "questa è la fede degli Apostoli, questa è la fede dei Padri, questa è la fede degli ortodossi, questa è la fede su cui è stabilito l'universo".

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