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  Arciprete Andrew Phillips: Ricordi di vita ortodossa in Francia e in Inghilterra

Estratto dalla rivista Orthodox England

Vol 17, numero 3 (marzo 2014)

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CAPITOLO 5 - Oscurità e delusioni (1980-1988)

Non morirò, ma sarò vivente, e narrerò le opere del Signore. (Ps 117:17)

Nel 1980 ebbe inizio un periodo lungo, vario e molto movimentato della mia vita. Tornato in Inghilterra, decisi di cercare lavoro a Cambridge. Era vicino alle mie radici, avevo già lavorato lì e c'erano molte scuole di lingue. Fu una buona decisione, perché trovai subito lavoro e iniziai dopo un paio di settimane. Non potendo permetterci di vivere a Cambridge, mia moglie e io vivevamo in una piccola città chiamata Chatteris, la città di sant'Huna, uno dei santi del Fenland, nei pressi di Ely, la città di santa Audrey. Ely ci piacque molto e ci piace tuttora – è il luogo in cui nacque la nostra prima figlia nel giugno 1981.

La cattedrale di Ely

Sul fronte ecclesiastico, c'erano molti problemi. A Cambridge c'era una Liturgia greca ogni settimana, una Liturgia bielorussa una volta al mese e una Liturgia in inglese una volta ogni due mesi sotto la diocesi di Surozh, ufficialmente del Patriarcato di Mosca. Per le Veglie dovevamo andare fino a Tolleshunt Knights. Per le Liturgie andavamo anche alla parrocchia della ROCOR a Walsingham, dove per qualche motivo non celebravano Veglie. Oggi questa parrocchia non esiste più in quanto tale.

Nel gennaio 1981 fui tonsurato lettore nella diocesi di Surozh dal metropolita Antony (Bloom). Ho pregato per il metropolita Antony a ogni liturgia da allora. Tuttavia, cantavo anche regolarmente presso le funzioni greche a Cambridge. Anche se la mia conoscenza del canto greco era scarsa, sembrava essere migliore di quella di tutti gli altri.

Ci sentivammo molto più a casa alle funzioni dei bielorussi, che erano persone semplici, autentiche, senza stupide pretese intellettuali. Ricordiamo molte di queste persone straordinarie, per esempio, Boris, Arkadij, Zinovij Zhizhka – così orgoglioso di essere l'ultimo nome nella rubrica del telefono di Cambridge! Eravamo stati particolarmente attaccati a Jan Gralevsky, che era nato nel 1912- Ci raccontò della vita in Bielorussia prima di quell'anno fatale del 1939: come piazzava le luci elettriche in cima alla chiesa a Pasqua, come avevano goduto la loro vita, nonostante l'oppressione dell'invasore polacco. Prima della guerra aveva combattuto nella resistenza bielorussa contro l'occupazione polacca, addestrato in campi nei Carpazi. Appena la Polonia era stata invasa dalla Germania nazista e il territorio occupato dai polacchi era stato occupato dalle forze sovietiche, fu mandato in Siberia. Scappato dal campo stalinista, arrivò a piedi in Iran, dove si unì all'esercito polacco sotto il controllo britannico. Un uomo duro come Jan fu poi utilizzato dagli inglesi e paracadutato in Francia, dove lavorò con la resistenza francese vicino al confine svizzero. Molti ricordi. Tuttavia, potevamo vedere che questa comunità etnica post-bellica di poveri contadini rifugiati, tecnicamente non-canonica, andava rapidamente scomparendo. Ma la frequentavamo comunque per sopravvivere spiritualmente. Apprezzavamo molto il sacerdote, padre John Pekarsky, la matushka e molti della comunità – che Dio riposi le loro anime. Padre John aveva concelebrato con il metropolita Filarete (poi di Minsk), pur essendo 'non canonico'.

Un altro ricordo è come suo figlio, Peter, era tornato a vedere la famiglia in Bielorussia. Mentre era lì, c'era stato un funerale. Peter ci disse come i comunisti avevano sepolto l'uomo 'come un maiale'. Per loro, gli esseri umani non avevano anima, quindi gli esseri umani erano solo animali. Quella era la loro logica.

A volte andavamo a Ennismore Gardens, la cattedrale di Surozh a Londra, ma l'atmosfera era fredda, non era quella a cui eravamo abituati nelle chiese russe altrove. Cercammo una sede per la parrocchia di Surozh a Cambridge e trovammo un locale ideale per 8500 sterline. Offrimmo di ri-ipotecare la nostra casa per comprarlo. Tuttavia, ci dissero senza mezzi termini che nessuno, tranne noi, era interessato. Anzi, ci dissero che se volevamo funzioni più frequenti di una volta ogni due mesi avremmo dovuto comunque andare fino a Londra. Una volta ogni due mesi era abbastanza per tutti gli altri - perché noi non potevamo essere come tutti gli altri? Non ci sarebbe mai stata una parrocchia a Cambridge, dove potevamo portare la nostra famiglia, così ci dissero. Solo Londra contava. È per questa miopia che oggi, dopo più di trenta anni, la parrocchia di Surozh a Cambridge non ha ancora alcun locali e la migliore (e non molto adatta) costruzione che può ottenere (di gran lunga peggiore di quella che era in offerta nel 1982) costerebbe oltre un milione di sterline, solo per un guscio vuoto. I russi non la frequentano, con rare eccezioni. Il treno era ormai perduto e tutta una diocesi fu lasciata senza infrastrutture.

Nel 1982 ci fecero capire chiaramente che non eravamo i benvenuti nella diocesi di Sourozh. La fedeltà alla tradizione ortodossa russa era un reato punibile in Sourozh! Mi fu detto da un prete (poi vescovo), che in ogni caso l'intenzione a lungo termine era quella di uscire dalla Chiesa russa ed entrare in quella greca. L'intolleranza liberale che fu in seguito al centro del gruppo di Amfipoli, composto principalmente da ex-anglicani, che allora già aveva assunto il potere, era tale che tutti coloro che si trovavano in disaccordo con essa dovevano essere espulsi. Le promesse a noi fatte erano state rotte. Questo era un mero culto della personalità, in seguito chiamata 'eredità'. L'unica eredità a cui eravamo interessati era ed è l'eredità di Cristo, non quella di Apollo o di Cefa. Vedevamo esattamente ciò che stava succedendo e perdemmo in tale occasione molte delle nostre illusioni. Ci eravamo impegnati – eravamo stati respinti. Quando ci fu fatta un'offerta moralmente inaccettabile, lasciammo quella diocesi agli ingenui. La lasciammo per preservare la nostra integrità. Il Patriarcato al di fuori della Russia, non libero, non avrebbe mai fatto per noi. Sapevamo già come sarebbe finito tutto – in lacrime. Questo ci insegnò che ovunque la fede è assente, lo è anche l'amore. È stato bello quando il Patriarca si è scusato esattamente per questo, 30 anni dopo. A quel tempo alcune persone nella diocesi di Surozh non potevano far fronte a persone di buon senso dalla campagna, che potevano vedere attraverso il loro 'misticismo'.

Fu in Francia, presso il convento di Bussy, nel 1980, che appresi da madre Xenia che un ipnotizzatore non può controllare o addirittura influenzare la mente di chi sta pregando. Questa fu un'importante istruzione e preparazione per il nostro periodo in Inghilterra.

Ormai con una seconda figlia, iniziammo a frequentare la cattedrale e il convento della ROCOR a Londra. Era il tempo del povero vescovo Costantino, che era molto malato, in molti modi, come l'arcivescovo Nikodim (+1976) prima di lui. Vedemmo subito che quella diocesi della ROCOR aveva enormi problemi interni con il suo scarso clero. Era anche divisa tra nazionalisti russi di destra di mentalità ristretta e provinciale (l'emigrazione di Londra era nota per queste persone – molto diverse dal meglio della Chiesa pre-rivoluzionaria in Russia) e un altrettanto ristretto settarismo ex anglicano, male informato, vecchio-calendarista, farisaico e ghettizzante, una nuova tendenza. Quest'ultima tendenza, introdotta attraverso l'interferenza da quelli degli Stati Uniti, confondeva fede, cultura e politica, e aveva provocato scandali.

Entrambe queste tendenze erano irrimediabilmente provinciali, isolazioniste. (D'altra parte, erano più ortodosse rispetto a quelle delle rappresentanze del Patriarcato di Mosca fuori dalla Russia). Il Centro era caduto, la Chiesa era stata paralizzata nella Guerra Fredda. Nessuna di queste tendenze aveva alcuna attrazione per noi e nessuna ci accolse. Infatti, fu il secondo movimento a costringere la parrocchia della ROCOR a Walsingham a trasferirsi per disperazione alla diocesi di Surozh, credo, nel 1982. A quel tempo, avevo letto praticamente tutti i libri di testo da Jordanville e sapevo ciò che pensavano i leader spirituali della ROCOR, padre Konstantin Zajtsev, l'arcivescovo Averkij, ecc, ed ero d'accordo con loro. La tragedia era che tali idee non corrispondevano alla realtà della diocesi locale. In quel gruppo ripiegato su se stesso non vi era alcuna leadership, nessuna speranza di espandere la Chiesa e certamente nessun interesse per gli altri. Così tanto era stato perso, e una chiesa intera abbandonata. La mentalità sembrava essere: siamo tutti vecchi, moriremo tutti presto, quindi perché preoccuparsi?

Forse avevamo incontrato tutte le persone sbagliate, ma non eravamo rimasti colpiti. Era chiaro per noi che la diocesi della ROCOR aveva perso soprattutto lo spirito di san Giovanni di Shanghai, il suo ex vescovo. Solo al convento della ROCOR sembravano mantenere alcuni ricordi di lui e del suo spirito. Un gretto nazionalismo e ritualismo russo, lo spirito che aveva messo san Giovanni sotto processo a San Francisco e portato alla rovina la ROCOR di quel tempo, aveva soppiantato lo spirito multinazionale della Rus', che la ROCOR avrebbe dovuto incarnare. La ROCOR in Inghilterra era già su un percorso auto-distruttivo. Era troppo tardi?

Anche se nessuno di questi due estremismi ostili aveva alcuna attrazione per noi, ammirammo sia l'accettazione di sant'Edoardo nel calendario della ROCOR sia la tanto attesa canonizzazione nel 1981 dei nuovi martiri e confessori a New York – entrambe, va detto, rifiutate sia da alcuni parrocchiani, sia dal clero della Cattedrale della ROCOR a Londra. Ricordo le reazioni negative occidentali a questa canonizzazione, che mostravano l'odio profondamente radicato e la paura dell'Occidente secolare nei confronti dell'Ortodossia russa e dei martiri reali in particolare. L'Occidente era stato, dopo tutto, colpevole del loro martirio; non voleva essere scoperto. Comprai presto le icone dei nuovi martiri da Jordanville e finalmente le Vite dei Santi di San Dimitri di Rostov, di cui ero stato lasciato affamato nella 'onnisciente' Oxford. Lessi anche a quel tempo un libro di padre Seraphim Rose. Per me i suoi contenuti erano ovvi, ma mi dispiacque di non averlo letto dieci anni prima, quando il suo contenuto sarebbe stato più originale per me.

Tenuto conto di questa situazione terribile in Inghilterra e dopo aver ottenuto dal nuovo arcivescovo a Rue Daru promesse sulla direzione ortodossa che aveva finalmente intenzione di impostare per Rue Daru, decidemmo di lasciare l'Inghilterra, e io il mio lavoro, e tornammo con le nostre due figlie alla città e alla diocesi di mia moglie. Eravamo stati cacciati. Avevamo trascorso tre anni in Inghilterra e tutto era sembrato un errore. Tuttavia, avevamo imparato molto e avevamo perso alcune illusioni e alcune ingenuità. Eravamo più vecchi e più saggi, almeno a questo proposito. Nulla è mai del tutto negativo, perché l'esperienza negativa può creare conoscenza positiva. Avevamo avuto un appuntamento con il destino; una delusione, un fallimento, è stato il risultato. Ma fu davvero un fallimento?

In Francia trovai lavoro con difficoltà; essendomi trasferito nel mese di agosto, verso fine settembre ottenni alcune ore di insegnamento. Entrammo nella parrocchia dei miei suoceri, in un luogo della prima periferia di Parigi, chiamato Asnieres. Comprammo anche una casa assieme a loro. La chiesa di Asnieres era stata dedicata a Cristo Salvatore in memoria della Chiesa di Cristo Salvatore fatta saltare con la dinamite a Mosca nel 1931. Era una parrocchia tradizionale dell'emigrazione russa, che cominciava a pietrificarsi mentre i vecchi russi morivano senza sapere come tenere i giovani in chiesa. Ma avevano ancora la Tradizione, che era stata coltivata dal sempre memorabile vescovo Metodio (Kulmann, +1974). Mi raccontarono le sue Pasque, come era solito gridare 'Cristo è risorto, Rus'ortodossa!' la notte di Pasqua, portando lacrime di gioia agli occhi dei fedeli. Questo era qualcosa di reale – è una tradizione che continuo ancora oggi.

Nel marzo 1984 nacque il nostro terzo figlio. Nel gennaio 1985 fui ordinato diacono nella cattedrale di Rue Daru, dal momento che il prete che serviva alla piccola chiesa di Asnieres aveva un disperato bisogno di aiuto.

Il vescovo Metodio (Kulmann)

Nel maggio 1985 mi fu fatta la proposta di diventare massone. Questo avvenne in presenza di mia suocera: non avevano alcuna vergogna. Non sapevo nulla di queste cose, al momento, ma ebbi il buon senso di rifiutare. Mi fu chiaramente spiegato che non sarei stato ordinato sacerdote nel caso di un mio rifiuto. E così sia, pensai. Questa è la volontà di Dio, non la mia o di chiunque altro. Furono scioccati dalla mia riluttanza a fare compromessi con la mia coscienza. Non erano abituati a una cosa del genere.

Tuttavia, con questo avvertimento, cominciai ad approfondire la massoneria, la sua predominanza storica nella preparazione delle rivoluzioni americana, francese e russa, e la sua presenza in Rue Daru e nel patriarcato di Costantinopoli in generale. Padre Lev Lebedev in Russia mi raccontò molto in generale sulla massoneria e sul suo ruolo nel mondo 'libero'. Con mio orrore, scoprii anche che sette dei dodici membri del Consiglio arcivescovile di Rue Daru erano massoni – ed erano molto aperti ad ammetterlo. (Non avevo alcuna informazione sugli altri cinque).

Sempre con mio orrore scoprii più in generale che la versione dell'Ortodossia che avevo visto in Inghilterra e in Francia era stata in preparazione per decenni, a partire dalla presa in consegna da parte del patriarcato di Costantinopoli. I danni che avevamo visto avevano la loro origine in tale operazione. Tutto divenne chiaro. Notai anche come tutta la decadenza nella Chiesa russa, i tentativi di 'sterilizzare' l'Ortodossia russa, erano stati sempre legati alle stesse fonti e movimenti, con le stesse liquidazioni geopolitiche e gli stessi tristi risultati. La formazione di un'Ortodossia 'sviscerata', sterilizzata, protestantizzata, una 'euro-ortodossia', era un trucco delle élite occidentali. Non saremmo caduti in quel trucco andando alla deriva nella corrente. Non avremmo compromesso la nostra coscienza. Sapevamo cosa aveva profetizzato lo tsar-martire.

Non sapevamo cosa fare, ma la mia sensazione era che eravamo caduti dalla padella nella brace. Più tardi scoprii che si facevano regolarmente iniziazioni massoniche in due delle chiese di Rue Daru a Parigi. Incontrai anche un francese che era stato iniziato in una di esse. Pensava che fosse una cosa meravigliosa e parlava della 'Ortodossia' finlandese come fonte di ispirazione in quel campo. Tutto questo si faceva alle spalle degli ordinari e onorati parrocchiani dell'arcidiocesi di rue Daru. Tutte queste sfortunate esperienze ci svelarono la realtà dei 'grandi e potenti' sia in Inghilterra sia in Francia, e così ci privarono di una certa ingenuità su quelle personalità 'alla moda', di cui alcuni altri soffrono ancora oggi. In altre parole, eravamo maturati attraverso il fuoco.

In questo tempo scoprii molte cose sul metropolita Evlogij, il primo vescovo dello scisma di Parigi. Mi risultò molto chiaro che non era stato un uomo cattivo, solo un uomo molto debole, controllato da una piccola élite di laici, soprattutto massoni e modernisti.

Nel frattempo, le promesse che ci aveva fatto il nuovo arcivescovo di Rue Daru, Georgij (Wagner), venivano rotte. La sua nuova direzione non era in alcun modo una direzione. C'era poca missione o visione per l'Europa occidentale e per la salvezza delle anime degli europei. C'era un po' di organizzazione, di amministrazione o di pianificazione, ma piuttosto a breve termine, e navigando a vista. L'arcivescovo lasciava che i rinnovatori prendessero il sopravvento perché era troppo debole per opporsi a loro. Io sempre riuscito a evitare di celebrare secondo il calendario cattolico, che era adottato da sempre più parrocchie di Rue Daru man mano che queste perdevano la tradizione. Tuttavia, potevo vedere che un giorno avrei dovuto affrontare questo problema, che era una questione di principio e di coscienza.

Tutto questo avveniva non perché l'arcivescovo fosse un uomo cattivo, ma perché era debole, un accademico, un 'vescovo da biblioteca', come lo chiamavano a Parigi. La sua tesi di dottorato sulle origini della Liturgia di san Giovanni Crisostomo, che ho letto, era un capolavoro di diligenza teutonica. Da ex cattolico romano, accettava il punto di vista degli agiografi cattolici su molti santi ortodossi, come pure le loro opinioni sulla liturgia ortodossa. Fui anche scioccato nel vedere il suo sostegno ai nemici del patriarca Nikon della Russia. Ecco un uomo che non accettava, seguendo in questo la moda di Rue Daru, che la Chiesa dovesse essere incarnata e svolgere un ruolo nell'influenzare gli affari dello Stato. La religione per lui era un affare privato. La grande paura dell'arcivescovo era che Costantinopoli lo abbandonasse e gli imponesse di tornare alla Chiesa russa, oppure, in alternativa, che in Russia tornasse la libertà, al che avrebbe dovuto restituire le proprietà della sua arcidiocesi alla Chiesa russa. La sua paura era di essere incarnato nella Chiesa, invece che di essere sradicato. Provavo una grande pena per lui allora, e la provo ancora adesso. Prego per lui a ogni Liturgia che celebro. Che esperienza deve essere stata farsi trascinare nella Gioventù hitleriana a Berlino nel 1945, all'età di 16 anni? L'arcivescovo Georgij era una vittima, non un carnefice.

Ci fu spiegato senza mezzi termini che era contrario all'uso di qualsiasi lingua occidentale nel culto (un enorme tabù per lui come tedesco), ed era anche contrario alla venerazione dei santi occidentali nella Chiesa. Non riconobbe nemmeno la canonizzazione dei nuovi martiri e confessori. Non sapevamo cosa fare e ci sentivamo isolati. Ancora una volta, come in Inghilterra, ci lasciavano la stessa scelta: potevamo avere una pseudo-ortodossia superficiale, da convertiti, in una lingua occidentale con un clero che non sapeva celebrare e cori che non sapevano cantare, oppure potevamo avere un'Ortodossia autentica, ma in una lingua straniera con persone che rifiutavano di accettare i non russi. Ci siamo resi conto che vincere la battaglia della nostra vita per il bene dei nostri figli, per avere una genuina Ortodossia in una lingua occidentale, qui sarebbe stato impossibile.

Il 1985 fu anche l'anno di Gorbaciov. Iniziammo a sperare contro ogni speranza che questa potesse essere la fine delle oscenità dell'ateismo occidentale in Russia. Tuttavia, allo stesso tempo, non ci facevamo illusioni su chi avesse il controllo nelle varie rappresentanze del Patriarcato di Mosca in Europa occidentale. I cambiamenti avrebbero richiesto molti anni e la morte o la rimozione dei soggetti coinvolti.

Il nostro quarto figlio nacque nel 1986. Lo chiamammo Edward in quanto i medici ci avevano detto che sarebbe nato cieco (il primo miracolo di sant'Edoardo fu quello di guarire una donna cieca), e che avremmo dovuto interrompere la gravidanza. Fummo perseguitati per la scelta del nome dall'arcivescovo Georgij. Il nostro quinto figlio nacque nel 1988. Durante tutti questi anni lavorai duramente come insegnante presso istituzioni universitarie in cui almeno ero  ragionevolmente ben pagato. Mi misi anche a scrivere sempre di più, come avevo fatto fin dall'infanzia. Mi arrivavano pensieri nel cuore, a volte mentre dormivo, e poi erano elaborati, raffinati ed espressi dalla mia mente. Scrivere era ed è sempre stato un modo di liberarmi dal fardello delle intuizioni.

Un altro conoscente era padre Sergij, un buon prete e confessore che serviva in una piccola cappella a Vanves fuori Parigi. Alcuni convertiti recenti cominciarono improvvisamente a chiamarlo 'anziano', destino di molti sacerdoti molto comuni. Ci sono convertiti che sembrano voler canonizzare tutti!

Feci amicizia in quel periodo con padre Igor Vernik di Rue Daru. Era un anziano sacerdote della vecchia scuola, che aveva conosciuto tutti. Ricordo la sua storia su come padre Sergej Bulgakov aveva smesso di fumare. A quanto pare stava facendo ricerche al British Museum, ma doveva continuare ad andare al gabinetto a fumare, tanta era la sua dipendenza. Alla fine fu così disgustato da se stesso che smise. Padre Igor mi raccontò come, a suo parere, a livello umano gli inglesi tradizionali erano più vicini all'Ortodossia rispetto agli altri popoli occidentali, ma erano stati alienati dall'Ortodossia per opera dei loro terribili governi. In Canada, la granduchessa Olga, sorella dello tsar-martire, pensava la stessa cosa.

In questo momento un'altra mia attività, insieme a un sacerdote belga, fu la traduzione della Divina Liturgia in francese, utilizzando lo slavonico, il greco e soprattutto il romeno per aiutarci. Questa fu una rivelazione, poiché la traduzione in uso a Rue Daru era una traduzione cattolica romana piena di errori. Un altro buon amico era padre Nikolaj Soldatenkov con la sua famiglia.

Rimanemmo scioccati a scoprire l'occhio massonico sopra l'altare nella cattedrale di Rue Daru, di sentire le menzogne sullo tsar martire zar, su Grigorij Rasputin e sul vescovo Teofane (Bystrov). Dopo tre anni e mezzo di pazienza, durante i quali avevo visto delusione dopo delusione, e, uno dopo l'altro, clero e popolo che lasciavano Rue Daru, l'ultima goccia venne al millennio del Battesimo della Rus' nell'estate del 1988. Non solo l'arcivescovo di Rue Daru si era rifiutato di invitare qualsiasi rappresentante della Chiesa russa libera alla propria celebrazione (per esempio il rispettato arcivescovo Antonij di Ginevra), ma invece aveva invitato il cardinale di Parigi.

Era chiaro che Rue Daru non aveva alcuna intenzione di tornare alla Chiesa russa. Potevo capire il suo rifiuto di entrare nella Chiesa patriarcale. Ma rifiutarsi di avere rapporti con la diocesi dell'Europa occidentale della Chiesa fuori della Russia, con le sue icone taumaturgiche, era semplicemente impensabile. La sua intolleranza della Tradizione era tale che tutti coloro che non erano d'accordo erano costretti a lasciarla. Voleva essere un pesce grosso nel proprio stagno sempre più piccolo.

Purtroppo, abbiamo scoperto a Parigi una potente minoranza che aveva scarsi concetti di principi, integrità e coscienza. In questo periodo ci fu chiesto il motivo per cui, dopo tali grandi dosi di maltrattamenti, non ce ne andavamo semplicemente via del tutto. Tale atteggiamento è sempre stato impensabile per noi, completamente estraneo. Non si rinuncia a causa di abusi e persecuzioni. Cristo non si è arreso – è salito sulla croce. E questa è sempre stata la storia di tutta la Chiesa: agonia, lotta.

Abbandonare la Chiesa perché questa è sgradevole significa fare ciò che hanno fatto i cattolici romani e poi i protestanti, cioè rinunciare alla lotta e crearsi da soli una piccola vita confortevole in un'istituzione umana. Ma quale conforto reale ci può essere senza Cristo? Noi apparterremo sempre alla Chiesa, perché apparterremo sempre a Cristo. Cristo ha comandato a Pietro di riporre la spada, di smettere di pensare come il mondo; la Croce è la sorte degli ortodossi. 'Non confidate nei principi, nei figli degli uomini, nei quali non c'è speranza'. I due rifiuti, in Inghilterra e poi a Parigi, furono come una notte buia di abbandono. La Chiesa era stata occupata da forze oscure, ma, come ha scritto così bene Masefield: 'Anche nel mezzo della notte nera il gallo canterà, là è l'aiuto noto agli abbandonati, così profondo nel cuore che i conquistatori non possono sentirlo, e si attende nella speranza il girare della ruota'.

Alla fine, nel dicembre 1988, il nostro Golgota si concluse, quando un gruppo di sedici persone accolse l'invito dell'arcivescovo Antonio di Ginevra, di passare sotto di lui, come avevano fatto tanti altri negli anni del declino di Rue Daru per preservare l'integrità. Alla fine, nonostante tutte le ingiustizie e le calunnie che avremmo sofferto come risultato, accettammo il suo invito. Meglio le calunnie e le persecuzioni degli uomini che essere senza Dio. Basta con la mezza ortodossia. Era una questione di integrità, di coscienza, di principi e di fedeltà alla Chiesa Russa, con la sua fede e tradizione, in poche parole, la fedeltà a Cristo, che erano più importante per noi di qualsiasi altra cosa. Non saremmo morti, ma avremmo vissuto. E come si dice: 'I nostri disappunti sono gli appuntamenti di Dio', cioè, appuntamenti con il nostro destino. Non ce ne siamo mai pentiti. 'L'uomo propone ma Dio dispone'.

L'arcivescovo Antonio di Ginevra alla posa della prima pietra della nuova chiesa a Meudon.

Padre Alexander Trubnikoff è il sacerdote nella fotografia.

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