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  "La gente apriva la propria anima..."
Intervista all'arcivescovo Kirill di San Francisco e dell'America occidentale sul suo viaggio in Giappone e in Russia del novembre 2013

synod.com

Intervista di Zoja Gradova, Alamo, California

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Zoja Gradova: Vladyka, ci racconti per favore del suuo viaggio in Russia e in Giappone. Il motivo del viaggio era kegato al disastro in Russia orientale?

Arcivescovo Kirill: Per quanto riguarda il disastro naturale, la coincidenza era puramente casuale. I luoghi dove eravamo stati invitati - Vladivostok, Nakhodka, Ussurijsk, Arsen'ev - erano a una grande distanza dalle zone colpite dal diluvio.

Tutto è successo nel seguente modo: Qualche anno fa, una famiglia da Kyoto ci ha chiesto ci ha chesto di portare l'icona della Radice di Kursk in Giappone. La padrona di casa veniva dalla Russia, e aveva incontrato suo marito, un giapponese, mentre studiava all'estero. Si sono innamorati, si sono sposati, e si sono trasferiti in Giappone. Ora hanno tre figli. Questa famiglia si era sforzata per tre anni di far portare l'icona nel loro paese. Per tre anni hanno pregato la Madre di Dio perché l'icona fosse portata in Giappone. E all'improvviso, tutto si è avverato: la chiesa ortodossa giapponese ci ha inviato una lettera, invitandoci a visitarli, e siamo stati in grado di acconsentire. Nel frattempo, la diocesi di Primor'e, guidata dal Metropolita Veniamin, scoperto ha saputo del nostro viaggio e ha esteso un invito da parte loro. Il viaggio da Tokyo avrebbe preso appena due ore, e naturalmente, siamo stati d'accordo. È stato proprio in questo periodo che il disastro ha colpito nell'estremo Oriente della Russia. Abbiamo raccolto donazioni da tutta la Diocesi occidentale americana per aiutare questa povera gente (e continuiamo a farlo), e grazie al nostro viaggio in Giappone, siamo stato in grado di portare la prima rata di una buona somma di denaro a un ataman dei cosacchi, il generale Oleg Anatol'evich Mel'nikov, che stava dirigendo un'operazione di soccorso per le vittime del diluvio. Lui, a sua volta, mi ha premiato con la Medaglia della Protezione della Theotokos.

C'è una rinascita di gruppi cosacchi nella zona?

In ogni città che abbiamo visitato, siamo stati accolti, ricevuti, e seguiti da cosacchi. A suo tempo, Stalin tentò di annientarli, ma i cosacchi stanno vivendo una rinascita in Russia. E a proposito, questo particolare ataman ha seimila cosacchi al suo comando - tutti in alta uniforme.

I media americani non hanno detto una singola parola sulla devastazione subita dal popolo della Russia orientale. Di solito, ogni volta che c'è un disastro naturale, come il recente tifone nelle Filippine, la notizia è completamente coperta da radio e televisione, con continui appelli per aiuti. Le persone sono informate dell'evento e vogliono aiutare. Ma in questo caso, fatta eccezione per le persone che visitano siti di notizie russe o hanno accesso a canali di notizie russe, nessuno lo sapeva. Come hanno risposto i vostri parrocchiani quando ha chiesto il loro aiuto?

A mio avviso, l'America sta, in qualche misura, rivivendo l'era dell'Unione Sovietica: Questo mi ricorda molto la guerra fredda. Con il crollo dell'Unione Sovietica, le cose sembravano andare un po' meglio per noi qui. Ma la russofobia sta cominciando a diffondersi di nuovo. Come pastore, lo sperimento un bel po'. Certo, l'America non risponderà alla chiamata per aiutare la Russia. È più probabile che si soffermi sulle carenze della Russia, al fine di sminuirla. Ecco perché non abbiamo sentito nulla sui tragici eventi in Estremo Oriente, di cui si sentono ancora gli effetti.

Devo dare credito alla persona che ha avviato l'appello agli aiuti nella nostra diocesi. Avevo letto il disastro sul sito del Patriarcato di Mosca e ho pensato che dovevamo aiutare in qualche modo. E improvvisamente, il telefono squilla e posso sentire all'altro capo la voce di Nikita Evgen'evich Buick, lo starosta della nostra cattedrale: "Vladyka, cerchiamo di aiutare". Suggerisco di formulare un piano d'azione e pubblico un decreto in cui chiedo a ogni parrocchia di raccogliere quanto più poteva, di cui avrei poi consegnato la somma alla Russia. Abbiamo raccolto ventimila dollari in questo modo. Dopo la mia partenza, una delle nostre parrocchie ha contribuito altri quattromila, e Nikita Evgen'evich ha aggiunto altri ventimila. Oltre all'aiuto finanziario, c'è un altro, effetto psicologico fondamentale: le persone non si sentono scartate. Il semplice fatto che i loro fratelli cristiani ortodossi si prendono cura e si preoccupano di loro solleva parte della loro angoscia.

Tornando al tema del viaggio...

Siamo stati incontrati a Tokyo da Padre Nikolaj Kotsjuban, decano della chiesa di Sant'Aleksander Nevskij (Patriarcato di Mosca), un diplomatico russo, e due monache del monastero di Santa Sofia, che si trova nel villaggio di Matsuo. Quando siamo arrivati ​​al monastero, abbiamo officiato un Acatisto e le suore ci hanno nutriti, dopo di che siamo partiti per Kyoto, l'antica capitale del Giappone. La famiglia che aveva pregato per tre anni che l'icona della Radice di Kursk fosse portata in Giappone risiedeva in quella città. Ci hanno accolto nella loro casa, dove siamo stati per quattro giorni. Che cena hanno preparato per noi quella sera! Consideravo di avere abbastanza familiarità con la cucina giapponese, ma non la conoscevo bene quanto pensavo. Inutile dire che il pasto era delizioso.

Siete stati ospitati in una casa tradizionale giapponese?

No, loro vivono in quella che chiamano una casa in stile "americano". E davvero è costruita nella maniera delle case occidentali, ma hanno una stanza in stile giapponese, con tatami [stuoie di paglia], in cui hanno un krasnyj ugol ["angolo bello"], e un gran numero di icone e una lampada a olio davanti a loro.

Noi, come turisti, siamo stati portati in giro. È stato interessante vedere una città tradizionale giapponese. La guerra ha risparmiato Kyoto – tutto è rimasto come era un secolo fa. La cattedrale dell'Annunciazione a Kyoto ha circa 100 anni di età.

La funzione è stata frequentata da un buon numero di persone, quindi abbiamo usato due calici per la santa Comunione. È stato allora che abbiamo assistito al primo dei miracoli dell'icona che si sarebbero verificati nel corso del nostro viaggio. Verso la fine della Liturgia, una giovane donna di origine russa è entrata in chiesa e si è avvicinata uno dei sacerdoti, dicendo: "Non sono mai stata battezzata, ma qualcosa mi ha attirato in chiesa e penso che dovrei ricevere il battesimo". Il sacerdote si è riservato una giornata per incontrarsi con lei in modo che lei potesse prepararsi per il suo battesimo.

La parrocchia di Kyoto è grande?

Non molto grande. Ma, in generale, ci sono solo circa trentamila cristiani ortodossi in Giappone, la maggior parte dei quali di origine giapponese. Non ci sono molti russi.

Abbiamo lasciato Kyoto per Tokyo, dove ci siamo incontrati con il metropolita Daniel, capo della Chiesa ortodossa autonoma giapponese. Ho servito accanto al metropolita nella rinomata cattedrale Nikolaj-do, costruita da san Nikolaj del Giappone, che era venuto in Giappone come missionario verso la metà del XIX secolo. Una piccola colonia russa era sopravvissuta nella zona. Dopo la Liturgia, i russi ci hanno invitato ad unirsi a loro per un po' di tè russo. Eravamo in Giappone – nella terra del sol levante – serviti con pirogi, pane di segale, caviale, e seljodka [aringhe in salamoia]! La maggior parte dei nostri anfitrioni venivano da Harbin e Shanghai. Le fotografie dei vescovi che avevano servito a Harbin erano appese alle pareti.

Avevamo programmato anche di visitare la parrocchia ortodossa nella città di Sendai, ma la nostra visita è stata inspiegabilmente annullata all'ultimo minuto.

Vladyka, la sua famiglia non ha vissuto a un certo punto in Giappone?

Vivevano a Nagasaki. Non siamo stati in grado di visitarla – è in una parte diversa del Giappone. Abbiamo fatto visita al cimitero degli stranieri a Tokyo, dove, tra l'altro, i sono sepolti nonni di Dmitrij Shikalov, il suddiacono della nostra cattedrale di San Francisco.

Dopo Tokyo, siete partiti per Vladivostok?

A Vladivostok, stava accadendo qualcosa di straordinario. Era, dopo tutto, novembre e tutto doveva essere coperto di neve. Ci aspettavamo freddo e vento. Ma c'erano 3, 4 gradi sopra lo zero a Vladivostok. Ci hanno detto che tutte le nubi di tempesta erano state cacciate via dal vento: era arrivata l'icona della Theotokos.

L'icona era stata oggetto di un'ispezione di sicurezza, fotografata e registrata in dogana. Ma i doganieri si facevano il segno della croce e veneravano l'icona – siamo rimasti stupiti da questo. Coloro che sono cresciuti in Occidente non potevano immaginare una cosa del genere! Che grande cambiamento in Russia!

Neppure chi è cresciuto in Unione Sovietica.

Ho preso l'icona e i sacerdoti mi hanno seguito. Le porte della sala principale dell'aeroporto si sono aperte. E cosa ho visto? Un tappeto era stato srotolato. Ero in piedi di fronte alle porte aperte, e all'altra estremità c'era il metropolita Veniamin di Vladivostok e Primor'e, vestito con la sua mantija [mantello]. Mi sono diretto verso di lui, che ha preso l'icona da me. Eravamo circondati da due file di sacerdoti su entrambi i lati del tappeto, che portava a un supporto, su cui l'icona è stata posta. I cosacchi, i viaggiatori, la polizia – così tante persone provenienti da diversi percorsi di vita veneravano l'icona della Madre di Dio.

Il protodiacono si è rivolto al metropolita: "Eminentissimo presule, benedici". Il metropolita ha dato la sua benedizione e poi – "Gloria a te, Dio nostro, gloria a te..." Poi hanno cominciato a cantare la preghiera allo Spirito Santo ("Re celeste...") e ognuno cantava con loro. Le pareti tremavano. Ho pianto. Ora ne posso parlare con calma, ma in un primo momento mi veniva da piangere ogni volta che ricordavo quel momento. Immaginate questo in America, immaginate una tale accoglienza qui, presso l'aeroporto di San Francisco. Non lo permetterebbero, perché, Dio non voglia, potresti "offendere" qualcuno.

Un completo Molieben [Te Deum] è stato servito presso l'aeroporto di Vladivostok. E, mentre i fedeli si avvicinavano per venerare l'icona, il metropolita ha tenuto un sermone. "Noi tutti ci dobbiamo risvegliare", ha detto al popolo, "dal nostro sonno spirituale. La Madre di Dio è venuta a noi. La Hodigitria della Theotokos preannuncia molti miracoli. Senza questi oggetti sacri, non possiamo vivere. Abbiamo bisogno di un terreno spirituale su cui costruire la nostra vita spirituale". Poi ha aggiunto: "Noi, il popolo russo, dobbiamo pentirci nostro regicidio [l'omicidio dell'imperatore unto da Dio Nicola II ], noi abbiamo massacrato l'unto di Dio" ha incriminato i comunisti e lo Stato sovietico per il loro degrado morale – mi è venuto in mente che solo venti anni fa sarebbe stato arrestato sul posto per averlo detto, ma ora poteva parlare liberamente. Vladyka ha fatto meravigliosi sermoni mentre eravamo con lui a Vladivostok e Ussurijsk. Un ritratto dello tsar Nicola II con lo tsarevich Alessio è appeso nel suo ufficio. Era chiaro che l'uomo è un monarchico.

Non dimenticherò mai l'accoglienza in aeroporto, quel richiamo all'azione: Alzati e cammina sulle orme di Cristo. Me ne ricorderò per il resto della mia vita.

Ho provato una simile profondità della fede durante la mia visita al Monastero di Diveevo nel 2003. Ci è capitato di essere lì nel mese di novembre, alla vigilia della festa di san Michele Arcangelo. Tutto era coperto di neve. Avevamo un volo per Mosca e potevamo stare solo per la prima parte del Mattutino. La nostra delegazione aveva già lasciato la chiesa. Ero stato trattenuto all'altare, per un motivo o un altro, ed ero stato l'ultimo ad andarmene. Coloro che sono stati in Russia sanno che c'è di solito un tappeto che si estende nel mezzo di ogni chiesa, delimitato da una corda di velluto su entrambi i lati, oltre la quale stanno i parrocchiani. Nella mia cattedrale, l'avrei attraversato in un minuto, e nessuno mi avrebbe prestato la minima attenzione. Non così in Russia: vedono uno a cui  è stata concessa la grazia del sacerdozio. Le persone su entrambi i lati hanno cominciato a chiedere una benedizione. Stavo dando la benedizione con entrambe le mani. E tuttavia, era impossibile benedire tutti. Sentito qualcuno che mi tirava per la tonaca, baciava l'orlo, le maniche, le mie mani.... E tutto quello che potevo sentire era: "Vladyka, benedica..."

Ho visto quei volti, quegli occhi profondi, quando ero in Russia questa volta – proprio come li avevo visti allora [a Diveevo]. Gli occhi sono, dopo tutto, le finestre dell'anima, e non si può forse descrivere la profondità, il candore dell'anima russa. Bisogna viverli in prima persona. Non li abbiamo in Occidente. Anche i russi cresciuti qui non li hanno, poiché ogni società è destinata a lasciare la sua impronta sullo spirito. È completamente diverso in Russia. Sono sicuro che tutti coloro che sono immigrati solo recentemente dalla Russia capiranno quello che ho vissuto. Coloro che sono nati qui devono sperimentarlo da soli, perché spiegarlo è quasi impossibile.

Sa, per noi cristiani ortodossi venuti dalla Russia, è vitale ritornare almeno una volta l'anno, al fine di ricaricare la nostra energia spirituale. Noi non possiamo vivere senza queste visite.

C'è un'attitudine di sangue freddo qui in Occidente. "Io" è la cosa più importante – ciò che è conveniente per me. Invece di immergerci nella nostra vita spirituale, ci immergiamo nella convenienza, puntando il dito contro tutto e tutti. La spiritualità non esiste qui. E molti cristiani ortodossi in Occidente semplicemente non hanno una comprensione dell'Ortodossia come base per la loro vita. Questo è ciò che vorrei sottolineare: indipendentemente da dove mi trovavo in Russia, ho sentito che c'era spiritualità.

Com'è che la gente ha accolto l'icona della Madre di Dio?

Siamo arrivati ​​in albergo a Vladivostok e siamo stati invitati a cena dal parroco. Abbiamo parlato come fanno i russi, solo senza vodka. È stata una cosa piacevole e senza sforzo.

Il giorno dopo siamo andati alla chiesa, dove la folla si era già riunita e ci stava aspettando. Durante il nostro soggiorno, circa cinquantamila persone sono venute a venerare l'icona. Questo potrebbe non sembrare molto, rispetto a tutta la popolazione di Vladivostok e le aree circostanti, ma tuttavia esse indicano che c'è una rinascita di spiritualità che ha luogo in Russia. Putin ha concesso piena autonomia alla Chiesa ortodossa russa. In Occidente, Putin è spesso criticato, anche dai russi, ma le possibilità aperte al patriarca e alla Chiesa non sarebbero state concepibili solo venti anni fa.

Per quanto tempo siete stati a Vladivostok?

Per circa tre giorni, e per tutto il tempo la gente è venuta a visitare l'icona. Mentre l'icona è stata resa disponibile per la venerazione dei fedeli, siamo andati a vedere il Convento di Marta e Maria a Sedanka. L'igumena Maria e le sorelle ci hanno dato un caloroso benvenuto. Ci sono ventisei sorelle del convento. Le sorelle mi hanno detto che i bolscevichi avevano profanato la chiesa, usando il convento come palazzo della cultura, istituto per bambini, e studio cinematografico, tra le altre cose. Durante la perestrojka, la terra è stata restituita al convento, e la chiesa, insieme con il campanile, è stata ricostruita.

Mentre ero a Vladivostok, ho avuto anche l'opportunità di visitare il monastero di san Serafino di Sarov, che si trova sull'Isola Russa. È in fase di restaurazione. Il monastero ha una quarantina di alveari, bestiame, polli, e il solito gallo russo che canta ogni mattina. Cani da guardia proteggono il monastero.

Questo è un luogo straordinario che mi ha fatto ricordare chi ero: i miei voti monastici, il mio degrado spirituale, così come quello personale e quello della mia vita in generale. Sono rimasto veramente contento di aver visitato quel monastero.

Abbiamo anche visitato l'Università Federale dell'Estremo Oriente. Il campus è colossale. Tutto è moderno, pulito e ordinato. L'università ha un dipartimento teologico che offre un master in teologia. Il capo del dipartimento è lo stesso metropolita Veniamin di Vladivostok e Primor'e, con il vescovo Innokentij di Ussurijsk che serve come professore anziano.

Assieme al vescovo Innokentij ho poi visitato la chiesa della Dormizione a Vladivostok, di cui è il decano.

Dove siete andati dopo Vladivostok?

A Nakhodka. Siamo stati accolti in modo splendido, ancora una volta, dal popolo russo e dalla loro profonda fede.

Ho celebrato la liturgia due volte – una volta a Vladivostok e una volta a Nakhodka, a Vladivostok con il metropolita Veniamin, a Nakhodka con il vescovo Nikolaj. Il patriarca ha diviso le grandi diocesi in più parti gestibili. Tale divisione era stata discussa fin dal grande Concilio del 1917. Le distanze tra le parrocchie qui sono enormi, e un vescovo non è semplicemente in grado di coprirle per quanto vorrebbe. C'era anche un detto, che alcuni sacerdoti vedevano il loro vescovo solo una volta nella vita, alla loro ordinazione. Così ora la vasta diocesi di Primor'e è diventata una metropolia, contenente tre diocesi. Il metropolita Veniamin presiede nella capitale, con il vescovo Innokentij di Ussurijsk che serve come suo vicario, e i Vescovi Nikolaj di Nakhodka e Gurij di Arsen'ev sovrintendono alle altre due diocesi.

Ho visto sul sito web una sua fotografia mentre mette fiori su un monumento. Di che cosa è questo memoriale?

È un memoriale per una madre in attesa per i suoi figli, morti in mare. Nakhodka è, dopo tutto, un porto.

E il villaggio vicino a Nakhodka, è quello fondato dai rimpatriati dall'Australia?

Sì, sono quelli che ci hanno ricevuto. E la prima cosa che ho visto quando sono arrivato nella sala da pranzo erano dei grandi ritratti dell'imperatore Nicola II e dell'imperatrice Aleksandra Fjodorovna. Il vescovo stesso dice che la Russia ha bisogno di uno tsar. Questo è il tipo di cose che ho sentito lì. Ti rallegra ma è in qualche modo difficile da credere.

Poi abbiamo viaggiato fino a Ussurijsk. Abbiamo servito come a Pasqua una Liturgia di mezzanotte, e poi abbiamo visitato il monastero della Natività della Theotokos. Ho chiesto alla madre igumena: "Come fate a sopravvivere qui? Dove prendete le risorse?" Lei mi ha detto che fanno tutto da sole. Hanno 740 ettari di terreno, con bestiame, polli, anatre, e le pecore. Le monache filano la lana e ne fanno vestiti. Coltivano ortaggi e frutta, e hanno cinque stagni in cui hanno vivai di pesci. In breve, si nutrono e si vestono da sole. In caso contrario, la sopravvivenza è impossibile. Semplicemente non ci sono abbastanza soldi.

È stato bello vedere che tutti i monaci e le monache che ho incontrato erano persone istruite. È molto gratificante vedere che persone con un'istruzione superiore vanno a vivere in monastero.

L'intelligentsija ha scatenato la rivoluzione, ha messo molto di impegno nello schiacciare la fede del popolo, e ha distrutto la Russia. Ora la sta restaurando – la rinascita spirituale della nazione è generata dall'intelligentsija. È come se un cerchio si chiudesse.

Sì, anche gli scherni e le calunnie all'imperatrice Aleksandra Fjodorovna sono stati generati dall'intelligentsija. Ora, in qualsiasi chiesa visiterete, vedrete l' icona dello tsar martire e della famiglia reale. Vi è una cappella, costruita in onore dell'icona della Madre di Dio "Derzhavnaja" [Sovrana] e la famiglia reale martirizzata presso il Monastero della Natività della Theotokos. Ho visto il ritratto dello tsar in molti luoghi. Per esempio, stavamo attraversando un villaggio vicino a Nakhodka dove la chiesa del paese era in restauro. Siamo stati invitati a visitare una casa, che era appartenuta a un sacerdote prima della rivoluzione. Era, ovviamente, un po' decrepita, ma erano intenti a cosnervarla. Al tempo della rivoluzione, il sacerdote che possedeva la casa era stato ucciso insieme alla sua famiglia dai bolscevichi. Oggi, un ritratto dello tsar Nicola II è appeso in casa. Quando l'ho notato, ho detto a Vladyka Nikolaj quanto era incoraggiante per noi come discendenti dei profughi russi. Vladyka ha detto che il ritratto era stato messo lì solo di recente. Durante il comunismo, non poteva essere stato tenuto in quel luogo. La gente doveva nascondere tali ritratti, e quant'altro aveva a che fare con la famiglia reale. Ora queste cose vengono riportate. Abbiamo visto dipinti a olio di sua Maestà Nikolaj Aleksandrovich e sua Maestà Aleksandra Fjodorovna nella sala da pranzo dove abbiamo fatto la nostra cena di addio a Ussurijsk. Abbiamo visto anche le icone del nostro san Giovanni Taumaturgo di Shanghai e San Francisco in molti luoghi. È molto venerato in Russia.

Dopo Ussurijsk siamo passati alla città di Arsen'ev. I miei viaggi al villaggio di Muravejka con Vladyka Gurij, il vescovo ordinario di quella zona, sono stati particolarmente memorabili. Quando siamo arrivati​​, tutto quello che potevo vedere erano montagne e foreste. Mi sembrava di essere entrato in una macchina del tempo e di essere uscito fuori nel XIX secolo. L'unica indicazione che eravamo nei tempi moderni erano un paio di automobili nelle vicinanze. Se non ci fossero state, sarebbe impossibile dire con certezza in che secolo eravamo: XIX, XX o XXI.

Vladyka Gurij ha acquistato una casa in questo villaggio e l'ha trasformata in una chiesa. Ha eretto una cupola e ha divido una delle camere in due metà, una per l'altare, una per la navata, dove le persone si riuniscono per pregare. L'altra stanza della casa è una piccola cucina con un tavolo, dove può ricevere ospiti e servire il tè. Le persone locali non sono particolarmente educate nella fede, ma hanno sete di conoscenza.

Vladyka Gurij era venuto a Muravejka a benedire un pozzo. Immaginate: in pieno inverno, in condizioni di nevischio, lui è vestito con i piccoli paramenti e la mantija. Naturalmente, i chierichetti tenevano il mantello più in alto possibile. Si è scoperto che aveva dimenticato il kropilo [aspersorio], ma Vladyka non ha perso un colpo. Ha usato la generoso nappa del suo chotki [corda da preghiera] per dare a tutti una buona spruzzata. L'acqua del pozzo era dolce, come le bevande in quella piccola cucina. Vladyka mi ha confidato: "La gente di qui non capisce o non sa molto della fede, ma vuole conoscere Cristo, e questo è abbastanza per me". Che missionario questo vescovo! Ha viaggiato attraverso le aree più remote, in villaggi senza strade, con una grande jeep. Nessun'altra macchina ce la può fare, semplicemente non c'è modo di guidare fino a quei luoghi.

Abbiamo anche viaggiato nella taiga, dove il vescovo Gurii sta costruendo uno skit [eremo]. Ci sono tre monaci che lavorano nello skit. Guardandoli, ti senti come se fossi arrivato ​​nel Medioevo. Le piccole celle non contengono altro che un letto di tavole e icone nell'angolo. E una stufa, naturalmente. Ho chiesto: "Mi scusi per la domanda indelicata, ma come fate il bagno? Vedo che non avete servizi". Lui, a sua volta, ha risposto:"Vladyka, abbiamo una banja [sauna]!"

Avete avuto altri incontri memorabili?

Stavamo per partire da Arsen'ev e tornare a Vladivostok. Abbiamo completato il Molieben di addio e stavo entrando in macchina quando un anziano cosacco si è avvicinato a me. Ho pensato tra me: "Che cosa potrebbe desiderare?" L'uomo ha preso la sua nagajka [frusta da cavallo] e me l'ha data. "Perché si ricordi di noi", ha detto. A Ussurijsk, abbiamo ricevuto lo stesso pegno. È indossata dai cosacchi. Mi è stato anche regalato un pugnale cosacco e me ne è stato affidato un altro da dare al nostro metropolita Ilarion.

Ed è passato alla dogana negli Stati Uniti?

L'ho messo nella mia valigia, ho fatto il segno della croce su di esso e ho detto: "Signore, se è la tua volontà, lascia che questo arrivi in America!" E così è stato.

Che cosa le ha lasciato l'impressione più forte?

Il popolo.

Vorrebbe ritornare indietro?

Sicuramente. Avevo ricevuto inviti da quella famiglia, ma avevo sempre rifiutato, pensando: "È troppo lontano, a cosa servirebbe?" Il viaggio con l'icona della radice di Kursk mi ha aperto gli occhi, e sono deciso a visitare nuovamente l'interno russo.

Lei è un arcivescovo della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia. La gente a Primor'e sa che esiste una cosa come una Chiesa ortodossa fuori dalla Russia? Lei è anche un rappresentante dell'emigrazione bianca. Come hanno reagito le persone a lei in quanto tale?

Sono stato presentato come vescovo dall'estero. È stato spiegato alla gente che esiste una Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia; che le persone fuggite durante la rivoluzione hanno conservato la fede e costruito chiese; che per ragioni politiche ci fu uno scisma, che abbiamo rettificato nel 2007. Le persone erano interessate. Volevano conoscere i dettagli di chi ero e da dove venivo. Ad Arsen'ev, mi sono trovato a raccontare all'ambone [pulpito] della mia famiglia, come sono scappati, come hanno mantenuto la loro fede e conservato la lingua russa. Ho detto alla gente che non ero l'unico in questo senso, ma uno dei tanti, e ho sottolineato che il popolo russo all'estero ama e fa tesoro della Russia, mantenendo la sua fede, lingua e cultura. Ho anche condiviso alcuni ricordi di studi degli anni '60. Per fortuna, mi sono stati risparmiati pestaggi, ma molti dei miei compagni sono stati regolarmente picchiati in modo cruento – se eri russo, si presumeva che eri pure un comunista. Quella era la realtà della guerra fredda.

La gente in Russia sapeva che eravamo venuti da oltreoceano, ma ci hanno accolti come fossero dei loro. Quanto sono stati buoni e generosi! Nessuno di loro era obbligato a darci nulla – proprio come il cosacco non stato obbligato a togliersi la nagajka dalla sua uniforme e darla a una persona che probabilmente nono avrebbe mai più rivisto in vita sua. La gente ci apriva la propria anima – questo era chiaro.

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