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  Il Metropolita Kallistos Ware di Diokleia e la Chiesa Russa all'Estero

di Andrei Psarev

rocorstudies.org, 6 marzo 2009

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Il primo incontro del metropolita Kallistos con l'Ortodossia fu in una chiesa di Londra in Buckingham Palace Road, dove si alternavano i servizi tra la comunità sinodale e quella patriarcale. È difficile dire ora quale di queste due teneva la Veglia notturna, quando il diciassettenne Timothy Ware capitò in chiesa "un sabato pomeriggio, nell'estate del 1952". [1]

Cinque anni dopo, Timothy si trovò in un'altra chiesa di emigrati a Versailles, vicino a Parigi, dove san Giovanni di Shanghai stava celebrando la Divina Liturgia. Come racconta il metropolita Kallistos nel saggio sul suo viaggio verso l'Ortodossia (citato in tutto questo articolo): "Sono arrivato quasi alla fine del servizio, poco prima del momento in cui egli usciva per dare la comunione. Nessuno si fece avanti per ricevere il sacramento, ma rimase in piedi con il calice in mano; e con la testa su un lato nel suo modo caratteristico, guardò fisso e anche ferocemente nella mia direzione (non mi aveva mai visto prima). Solo quando scossi la testa tornò nel santuario con il calice". [2] Tuttavia san Giovanni lo unse con l'olio al termine del Moleben che seguì la Liturgia. "Qualunque fosse la verità della questione, - ricorda il metropolita Kallistos - la mia esperienza di Versailles rafforzò la mia sensazione che era giunto il momento per l'azione. Se Ortodossia è l'unica vera Chiesa, e se la Chiesa è una comunione nei sacramenti, allora avevo bisogno prima di tutto di diventare un comunicante ortodosso". [3]

L'anno successivo fu ricevuto nell'Ortodossia dal vescovo Giacomo del Patriarcato di Costantinopoli. Il motivo per cui decise di non essere accolto nella ROCOR è radicato nella sua doppia fedeltà a questa Chiesa di rifugiati russi e  al mondo dell'Ortodossia. Da un lato egli ammirava la ROCOR per la sua perseveranza nel patrimonio monastico e ascetico, per la venerazione dei nuovi martiri della Russia, ma d'altra parte Timothy era disturbato dal suo sempre più crescente isolazionismo ed era confuso dai rapporti tra le giurisdizioni russe nell'immigrazione. Pertanto, Timothy fu felice quando il vescovo greco gli disse di rivolgersi per le sue necessità spirituali a padre George Cheremteff (+1971), un sacerdote della ROCOR presso la cattedrale di Londra. [4]

Dato che il metropolita Laurus mi aveva detto che Timothy Ware aveva fatto ricerche presso la biblioteca del seminario della santa Trinità, al mio incontro con il metropolita Kallistos nel giugno del 2008 gli ho chiesto delle sue visite a Jordanville. Ecco cosa mi ha raccontato: «Nel 1959-60 ero ricercatore a Princeton. Ho scritto a padre Konstantin Zaitsev e ho chiesto se potevo venire. Ho ricevuto da lui un invito e ho trascorso tre settimane al monastero durante l'estate. Ho visitato Jordanville tre volte, e in tutto vi ho trascorso cinque settimane. C'erano circa 40 monaci a quel tempo, e l'abate era l'arcivescovo Averkii. Padre Konstantin Zaitsev era piuttosto rigoroso sulle questioni ecclesiastiche. Padre George Grabbe, che ho incontrato al Sinodo, era piuttosto in disaccordo con i punti di vista di padre Konstanin. Il seminario manteneva elevati standard di studi russi. Ho incontrato lì uno studente che aveva già iniziato come seminarista, ed essendo soddisfatto della qualità dell'insegnamento andò al dipartimento di russo di una delle università. Tuttavia, gli standard di insegnamento in quel luogo erano inferiori a Jordanville, e quel tizio vi è ritornato".

Dopo il suo ritorno in Inghilterra Timothy fu invitato a unirsi alla confraternita monastica dell'arcivescovo Vitalii Ustinov, che era alla ricerca di candidati al monachesimo in varie parti del mondo. Timothy ha trascorso sei mesi presso il podvor'e a Montreal e l'eremo della santa Trasfigurazione. Essendo stato una persona intellettuale per tutta la vita, a Timothy mancavano molto i suoi studi. Nella stessa conversazione con me il metropolita Kallistos ha ricordato con affetto il suo tempo con l'arcivescovo Vitalii e ha raccontato questa storia. Una volta durante un pasto i fratelli discutevano lo status dei non ortodossi, e Vladyka Vitalii diceva: "Ci sono doni di vera santità tra le persone semplici, ma non nei misteri". Il metropolita Kallistos ha raccontato anche l'altra storia dell'archimandrita Vitalii quando condivideva la chiesa a Londra con padre Anthony Bloom del patriarcato di Mosca. Quest'ultimo ha detto al metropolita Kallistos di aver chiesto una volta a padre Vitalii quello che pensava di lui. 'Se volessi essere gentile le direi: lei non è un sacerdote', rispose Vitalii. 'Ma io le darò una risposta diretta: 'Se è sotto Mosca, è un sacerdote di Satana'. [5] Nonostante questa ristretta visione ecclesiologica, sulla base dell'esperienza personale il metropolita Kallistos suppone che l'Arcivescovo Vitalii potesse avere un dono di intuizione. È interessante notare che nella sua seconda edizione del 1964 di The Orthodox Church si menziona che l'autore "lavora a Montreal per la Chiesa ortodossa russa in esilio". Nel 1964 lasciò il Canada, e nello stesso anno fu pubblicato Eustratios Argenti: uno studio della Chiesa greca sotto il dominio turco. L'Arcivescovo Vitalii ricevette nella Chiesa ortodossa Gerald Palmer e la signorina Kadloubovsky, traduttori della Filocalia, che dopo la morte di p. George Cheremeteff divennero figli spirituali del vescovo Kallistos.

Fr. George Cheremteff non benedisse Timothy perché fosse ordinato nella ROCOR, perché "è in atto uno spirito di mentalità molto ristretta, ed i vescovi più giovani saranno troppo ristretti per voi". [6] Nel 1966 Timothy Ware fu ordinato sacerdote e tonsurato monaco nel monastero di san Giovanni a Patmos. Da laico Timothy Ware aveva partecipato alle funzioni nella cattedrale e nel convento per sette anni, e quando divenne ieromonaco aiutò padre George a servire al convento. Intorno al 1970 padre Panteleimon del monastero della santa Trasfigurazione a Boston capitò nella chiesa dove serviva padre Kallistos, e fu molto turbato che un sacerdote del patriarcato di Costantinopoli fosse in servizio in una chiesa della ROCOR. Cinque anni più tardi l'abate del monastero dei santi Cipriano e Giustina in Grecia, l'archimandrita Kyprianos, nella sua lettera del 17 giugno del 1975, si lamentava che Padre Kallistos fosse solito servire di tanto in tanto al convento dell'Annunciazione a Londra (ROCOR). [7] Così padre Kallistos cessò di servirvi. È inoltre necessario ricordare che nel suo periodico Eastern Churches Review il metropolita Kallistos ha sempre dato spazio alla rappresentazione della posizione della ROCOR su temi di attualità.

Note

[1] Vescovo Kallistos di Diokleia, "Strange Yet Familiar: My Journey to the Orthodox Church", The Inner Kingdom (Crestwood, NY: St. Vladimir’s Seminary Press, 2001)

[2] Ibid.

[3] Ibid.

[4] Una biografia di p. George si trova in Pravoslavnaia Zhizn 6 (Jordanville: Monastero della Santissima Trinità, 1997).

[5] I riprodurre questo parole dal seguente articolo di Felix Corley: "Metropolitan Vitaly Ustinov Russian Orthodox leader in exile", Felix Corley, Indipendent (28 settembre 2006) http://www.independent.co.uk/news/obituaries/metropolitan-vitaly-ustinov-417796.html (12 novembre 2008)

[6] Comunicazione personale. Giugno 2008.

[7] Stanford University Library. Department of Special Collections, The Bishop Grigorii Papers [M0964]. Box 3, Folder 7: Grabbe to Various Addresses. Questa è probabilmente una lettera a Padre George Grabbe.

 

Una nota del metropolita Kallistos

del 24 Luglio 2009

Ho un paio di ulteriori commenti riguardo al suo resoconto.

Nel suo primo paragrafo, lei dice che è difficile sapere se la funzione che ho inizialmente frequentato a St Philip's, Buckingham Palace Road, era stata celebrata da parte della giurisdizione sinodale o da quella patriarcale. In realtà, è stata certamente celebrata dal clero sinodale. C'erano due sacerdoti, con barbe lunghe, così come un diacono. Ritornai il sabato successivo, e la funzione era celebrata da un solo sacerdote senza barba: era padre (poi metropolita) Anthony Bloom. Tornai ancora per la terza volta il sabato successivo, e la funzione era celebrata dai due sacerdoti barbuti con il diacono. Da questo è chiaro che alla prima funzione il clero officiante apparteneva alla giurisdizione sinodale.

Per quanto riguarda la storia che racconta nel quinto paragrafo del resoconto, in merito alla conversazione tra padre Anthony Bloom e padre Vitaly, mi interessa che l'ha trovata registrata in un articolo di Felix Corley. Io stesso ho sentito la storia sia dal metropolita Anthony sia dal metropolita Vitaly, e i loro racconti concordavano l'uno con l'altro. Per quanto mi ricordo, padre Vitaly haveva fatto la sua affermazione in questa forma: 'Al meglio, voi non siete affatto un sacerdote; nel peggiore dei casi, siete il servo cosciente e deliberato di Satana' Questa non è proprio la stessa formulazione di Corley, ma la sostanza concorda con essa.

Quando sono andato a Montreal nel novembre del 1963, sia io sia il metropolita Vitaly (o arcivescovo, come era allora) abbiamo previsto la possibilità che io potessi rimanere lì in modo permanente e diventare lì un monaco. Alla fine, entrambi ci siamo resi conto che non era la strada giusta, ed è per questo che sono tornato in Inghilterra nel maggio 1964. Lui stesso mi disse, 'Torna dai greci'.

La storia che si racconta sulla nostra conversazione al pasto può essere ampliata come segue. Uno dei monaci disse: 'I non ortodossi non hanno la grazia dello Spirito Santo'. Ho poi parlato io, dicendo : 'Io stesso sono stato un non ortodosso, e dalla mia esperienza personale devo testimoniare che c'è davvero la grazia dello Spirito Santo tra i non ortodossi'. Ci fu una lunga e terribile pausa. Alla fine vladika Vitaly disse (un po' con mia sorpresa), 'fratello Timothy ha ragione. Ci sono doni di vera santità tra la gente semplice delle comunità non ortodosse, ma ovviamente non possiamo dire che possiedano sacramenti validi'. Vladika Vitaly era cresciuto in Francia come esule, e credo che sia stato trattato con gentilezza da alcuni cattolici romani, questa è probabilmente la ragione per cui parlava così.

Nel suo ultimo paragrafo, racconta correttamente la storia di padre Panteleimon di Boston presente nel 1970 in una liturgia che ho celebrato al convento di Londra. Vorrei aggiungere che le mie celebrazioni presso il convento di Londra avevano luogo con la conoscenza e la benedizione del gerarca locale della ROCOR, l'arcivescovo Nikodim. Mi aveva anche invitato a servire con lui presso la cattedrale della ROCOR a Londra. Ciò che padre Panteleimon mi disse fu: 'Ciò può essere consentito solo con un'estrema applicazione di economia. Questa sarà presto terminata'. Pochi mesi dopo arrivò una lettera del capo della ROCOR, il metropolita Filarete, indirizzata alla badessa del convento di Londra, madre Elisabetta. Scriveva, 'Sarà meglio se non invitate padre Kallistos troppo spesso a celebrare la Liturgia nel Convento'. Egli non disse che avrei 'mai' dovuto essere invitato, pa madre Elisabetta e fummo d'accordo che evidentemente non era contento che io officiassi al convento, e quindi sarebbe stato meglio per me smettere di farlo. Ho continuato a fare regolare visita al convento, per amicizia, ma non vi ho officiato ulteriormente. Quando padre Kyprianos ha scritto nel 1975, avevo cessato già da tempo di officiare al convento, così la sua lettera (di cui non ho avuto in precedenza conoscenza) non ebbe infatti alcun effetto pratico.

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