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  Ieromonaco Iosif (Pavlinciuc): Sull'apprendimento di emergenza del francese, i 30 euro dallo starets, e l'autentica umiltà

Anna Danilova

pravmir.ru, 30 maggio 2013

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È un giorno settimanale in Rue Petel, a  Parigi. Un garage, che da molti anni è centro dell'ortodossia russa a Parigi. Suoniamo un paio di volte. Improvvisamente, la pesante porta si apre.

- Da noi la funzione è finita da tempo!

Un amichevole giovane monaco.

- Parliamo, ma fatemi prima terminare un moleben.

Al servizio di preghiera ci sono due ragazze, con le quali p. Iosif parla in romeno.

Dopo la preghiera, continuano a lungo a fare domande al padre ieromonaco, e arriva finalmente il momento per la nostra intervista. Parliamo nella sala da pranzo, sotto ritratti di vescovi e sacerdoti dell'emigrazione.

Ha tre lingue madri: russa, ucraina, moldava. È entrato a 20 anni nel monastero di Noul-Neamţ.

Lo ieromonaco Iosif (Pavlinciuc) è chierico della chiesa cattedrale dei Tre Ierarchi, e segretario della diocesi di Korsun per la pastorale della diaspora moldava. Dal 2012 è rettore della comunità in onore di san Paisio Velichkovskij a Parigi.

Il francese? - Lo imparerai!

Dopo l'Accademia Teologica di Mosca, ho studiato a Ginevra, e poi volevo tornare al monastero di Noul-Neamţ.

Ma il metropolita Kirill, futuro patriarca, mi ha invitato a visitarlo, mi ha chiesto come era stato lo studio a Ginevra e ha detto: "So che desideri fare un dottorato". Avevo un tale desiderio - a Oxford o Cambridge, perché so bene l'inglese. Ma il metropolita Kirill ha detto "Pensa alla Sorbona di Parigi!"

- Ma io non so il francese, non l'ho studiato!

- Lo imparerai. Questo non è un problema.

...Ogni anno il francese sembra sempre più difficile...

A Mosca, avevo fatto conoscenza con vladyka Innokentij di Korsun. Arrivato a Parigi, sto all'aeroporto Charles de Gaulle e credo di dovermi incontrare con qualcuno. Ma non c'è nessuno. L'aeroporto è di grandi dimensioni, dove vado adesso? Sono stato in molti aeroporti, ma in uno così grande non riesco a orientarmi.

Chiamo, dico:

- Vladyka Innokentij, sono all'aeroporto, cosa devo fare?

Ha risposto che presto sarebbe venuto a prendermi padre Aleksij - e per la verità dopo 10 minuti ci siamo incontrati!

Ho fatto qui un magistero, al terzo anno di dottorato ho scritto del monachesimo nel periodo sovietico, soprattutto al monastero di Noul-Neamţ.

Monastero

Il monastero di Noul-Neamţ si trova in Moldova, è stato fondato dai discepoli e seguaci del monaco Paisio Velichkovskij - che ha contribuito alla rinascita del monachesimo nel XVIII secolo.

Nel 1864, il monastero fu rinnovato grazie agli sforzi dell'abate Teofan Cristi e dell'archimandrita Andronic Popovici, ma fu chiuso nel 1962 - l'ultimo colpo della persecuzione di Krushchev. A Mosca non c'era più nulla da chiudere. Ma in Moldova, in Ucraina, nei Paesi Baltici fu un tempo molto difficile: solo nel 1959 in Moldova furono chiuse 159 chiese e 7 monasteri.

Ci furono rivolte, lettere, denunce, ma la chiusura di chiese e monasteri era stata preparata in anticipo e applicata tanto rapidamente, che la gente non seppe nemmeno che le chiese non erano più in funzione. Arrivarono al mattino - e trovarono serrature alle porte e chiese chiuse.

La cosa peggiore che era sotto Krushchev - era la sua politica - fu la chiusura di templi e monasteri per mano dei sacerdoti! In tutti gli ambienti della Chiesa ci furono persone che cedevano allo spirito del tempo e facevano tutto ciò che non era scritto per decreto, mettendosi sulla scia dei commissari che chiudevano le chiese. Il divieto di pregare in luoghi pubblici: nei campi in tempo di siccità, alle croci ai bivi delle strade, ai fiumi o laghi il giorno dell'Epifania, o di fare funzioni di commemorazione funebre presso le tombe dei credenti, veniva spesso dalla bocca dei vescovi, che cedevano, avevano paura.

Non ci furono pressioni, come negli anni '30, e neppure repressioni aperte. Ma coloro che manifestavano zelo e fede, che predicavano e insegnavano - potevano essere messi in prigione, o essere provocati con qualche scandalo e imprigionati come riottosi. Sulla stampa apparvero molte satire e altri articoli provocatori che criticavano e screditavano sacerdoti e monaci. L'immagine del sacerdote rozzo, incolto - trapelava alle masse, e la gente disperava di vedere nella Chiesa un punto di orientamento.

30 euro dallo starets

Lo ieroschimamonaco Selafiil (Chiperi) - monaco del nostro monastero, era nato nel 1908; qualche tempo dopo la scuola entrò in monastero e visse lì fino al 1945.

I suoi sermoni attirarono l'attenzione degli agenti del KGB, che li consideravano come anti-sovietici. Era completamente al di fuori della politica, ma lo vedevano come un nemico.

Nel 1945 fu arrestato e mandato nei campi di concentramento per più di dieci anni. Dopo la morte di Stalin nel 1954 fu rilasciato, ma gli diedero il diritto di tornare a casa, al suo monastero, e ha dovuto vivere nella regione di Odessa. Poi è tornato, ma ben presto il monastero fu chiuso e fu costretto a vivere dai suoi parenti in una piccola stanzetta, come custode dei campi di una fattoria collettiva.

Pregava di notte, di giorno riceveva la gente. Presto divenne cieco, e negli ultimi 20 anni della sua vita non ha visto nulla. Il 19 giugno 2005 padre Selafiil è morto in semplicità e povertà, manifestando una purezza angelica.

Io studiavo all'Accademia di Mosca, al mio ritorno al monastero prendeva sempre 20-30 euro, mi diceva - portali con te, ne avrai bisogno a Mosca - studia soltanto. Conosceva per nome i genitori di tutti i monaci, e pregava per noi, per i nostri fratelli, per i nostri genitori.

Il suo carisma da Dio era il dono dell'umiltà.

Pochi lo conoscevano - era rimasto in isolamento nel mondo come nel deserto monastico - cosa insolita per i monaci del tempo sovietico.

Perché non avete tagliato la barba a Marx?

L’archimandrita Sergij (Podgornyj) iniziò la sua vita monastica nel monastero di Căpriana, poi ha vissuto nel nostro monastero. Dopo la sua chiusura è stato per molti anni padre spirituale alla Lavra di Pochaev. Aveva una lunga, bella barba. Un giorno fu chiamato al soviet del villaggio, dove gli dissero:

- Perché vai in giro con la barba? Tutti i sacerdoti si sono già tagliati la barba, e tu perché metti in imbarazzo la gente?

E lui osserva: sulla parete ci sono i ritratti di Marx e di Engels, e dice:

- E perché loro non si tagliano la barba? Rasateli - e poi mi raderò anch'io la barba!

E così lo lasciarono in pace...

Molti degli ex monaci non arrivarono a vivere fino alla nuova apertura del monastero di Noul-Neamţ, avvenuta 28 anni dopo, nel 1990.

Ho incontrato monaci del nostro monastero sul Monte Athos, soprattutto l'archimandrita Gavriil, mandato al Monte Athos quando il metropolita Nikodim (Rotov) cominciò a far rivivere il monastero di san Panteleimon, con monaci dei monasteri dell'URSS - da Pechora, da Sergiev Posad. Ho incontrato padre Gavriil 6 mesi prima della sua morte. Aveva una tale memoria, che si ricordava dove stava e di che tipo era ogni icona nella chiesa. Un giorno gli ho chiesto di parlarmi più a fondo del monastero, ha subito accettato e ha detto: mi accingo a parlare a lungo con te, guarda in quell'armadio, sul piano in fondo ci sono due bottiglie di birra - così sarà più facile per noi, e mi ricorderò di più! Tutte le mie esperienze, gli imbarazzi - sul Monte Athos, sulla sua severità, sul fatto che fosse d'accordo a parlarmi - in un lampo se n'erano andati... che il Signore lo riposi tra i giusti e gli conceda il Regno dei cieli.

Nel nostro monastero si segue la regola del Monte Athos Carta adattata da san Paisio Velichkovskij (1722-1794) per i fratelli dei monasteri della Moldova (Dragomirna, Neamţ e Secu). Il monastero di Noul-Neamţ è stato fondato con un singolo scopo - l'accurata conservazione della regola dell'Athos e dei regolamenti di san Paisio. Tuttavia, sotto lo stesso iniziatore, l'archimandrita Andronic Popovici (1820-1893), la regola è stata modificata, adattata e conformata alle nuove condizioni dell'Impero russo. Ai nostri giorni lo spirito di San Paisio è custodito nell'uso liturgico del monastero e nella pratica quotidiana del bilinguismo.

Il bilinguismo di san Paisio

Secondo le regole di san Paisio il rettore del monastero doveva padroneggiare tre lingue: greco, slavonico e romeno, e il culto doveva essere condotto in lingua slavonica e romena. Questa regola è mantenuta ancora oggi. Ma al posto delle regole liturgiche di Athos e dei regolamenti di san Paisio è stata introdotta la regola della Lavra della Trinità e di san Sergio, perché l'abate e i fratelli che hanno ripristinato il monastero provengono per lo più dalla Lavra.

Incontro

La mia strada verso la fede è passata attraverso i genitori, e specialmente la nonna. Da quando mi ricordo - mi ricordo di essere stato in chiesa. A una certa età, ancora non sapevo né leggere né scrivere, recitavo già nel coro i salmi che avevo imparato a memoria. A cinque anni, andavo al centro della chiesa a leggere l’esapsalmo, tutti pensavano che leggessi, ma sapevo i salmi a memoria. Prima recitavo i salmi a voce alta, e quindi con fiducia mi davano il libro - leggevo come si deve... ma non sapevo leggere una sola lettera...

Ho avuto mentori della Lavra della Trinità e di san Sergio, ho sempre sognato di studiare lì, come i miei zii - entrambi sacerdoti. Visitavo Sergiev Posad con i genitori, lo zio mi portava al coro a cantare con loro, non riuscivo a cantare, ma mi veniva facile fare prosternazioni - insieme con gli studenti - a ritmo con loro.

Non mi ricordo se ho avuto qualche periodo di apparente protesta, ma sono apparsi problemi. Ringrazio i miei genitori, mio ​​zio e tutti quelli con cui ho parlato, che sono stati in grado di dare risposte sufficienti e soddisfacenti.

Capivo che mia madre non mi poteva dare le stesse risposte dei padri Petru e Pavel, che avevano una chiave per l'anima dei bambini, e riuscivano a trovare le risposte giuste per il tempo dell’adolescenza.

I miei genitori hanno sempre avuto con me un rapporto di amicizia. Non comandavano, ma chiedevano sempre: "E tu cosa vorresti fare, qual è la tua opinione?". Anche gli affari di famiglia, li risolvevano con me e mio fratello. Ci siamo sempre sentiti partecipanti a pieno titolo alla vita familiare, non abbiamo mai sentito prendere eventuali piani o decisioni dietro alle nostre spalle. Sempre, per esempio quando entravamo in un negozio, decidevamo insieme: quale tavolo comprare, che tipo di regali prendere per il nonno.

Anche la mia scelta della scuola è stata così: mia madre è venuta con me a tutte e tre le scuole della nostra cittadina - due russe e una moldava - e ha detto: "Quale scuola hai scelto?" Più di tutte mi piaceva la scuola numero 2 - una scuola russa che sentivo accogliente e confortevole. Per me è stata decisiva, e lì abbiamo studiato io e mio fratello.

Capisco che se a quel tempo mi fosse stato permesso di vivere in modo viziato, di non andare in chiesa, di guardare la TV - mi sarei perduto spiritualmente... in questo ero limitato, anche in modo piuttosto duro.

Ci sono stati alcuni momenti di conflitto di volontà, ma di non voler andare in chiesa - non mi è mai venuto neppure il pensiero! Non potevo dire ai miei genitori che non volevo andare in chiesa. Se l'avessi detto, non l'avrei ripetuto un'altra volta!

Poi, quando sono entrato in seminario, ho avuto la possibilità di non andare in chiesa. Ma non potevo non andarci! Al sabato sera, sentivo il suono delle campane, e non potevo rimanere indifferente! Fino ad oggi, quando sono in chiesa, vado a vedere come posso partecipare - nel canto, nella lettura, o almeno a cambiare le candele! Non posso stare senza agire!

Naturalmente, in un ambiente ortodosso è più facile perdere l'attenzione interna, sembra che tutto sia dovuto, che tutto sia normale. Qui mi tornano in mente le parole del Salvatore - "state all'erta, perché non sapete in quale ora e in quale giorno verrà la tentazione".

Ognuno deve agire secondo la propria coscienza, e indipendentemente dal fatto che l'ambiente intorno sia ortodosso, da quanti monaci, sacerdoti ci siano in giro - bisogna comportarsi nel modo che detta la coscienza, secondo i comandamenti di Dio.

Così è anche nello spazio internet - basta solo perdere un po' l'attenzione - e subito si arriva su siti non necessari, novità o siti sporchi. Solo per un momento di perdita d'attenzione - si va subito su un altro percorso.

La tonsura - seguendo il fratello minore

Tonsura - c'è tanto da dire! In primo luogo, in monastero bisogna passare la prova del noviziato, e non immediatamente pensare alla vita monastica - è ancora una cosa che spaventa! Abbiamo preso insieme a mio fratello la decisione di diventare novizi al monastero di Noul-Neamţ. E grazie a mio fratello ho scritto la mia richiesta, io volevo andare avanti pian piano, avevo paura che fosse troppo presto.

Avevo 20 anni, e mio fratello più giovane aveva 18 anni. Ed era più deciso - ha detto: ora andiamo, ed ecco tutto! Ho preso questa decisione. Si può indugiare a tempo indeterminato, e ho pensato: devo farlo ora.

I primi giorni andavo in giro e piangevo, e pregavo il Signore di aiutarmi - sarei riuscito a resistere o no?

La tonsura è molto emozionante, toccante, un nuovo punto di riferimento nella vita. Prima di questo punto puoi ancora dubitare, avere pensieri confusi, anche se internamente sei sicuro, vai avanti con piena determinazione, ma hai ancora la possibilità di guardarti indietro, ma dopo aver preso i voti monastici, è più facile andare avanti e affidarti alla volontà e alla misericordia di Dio. Coi dubbi interni devi lottare. Non che io avessi particolari dubbi, tuttavia, solo un po' di paura ...

Ma appena dopo la tonsura, ho provato una grande gioia. In un primo momento, andavo al refettorio con i fratelli, non riuscivo a capire - Sono io o non sono io?

Davvero in Francia non c'è un'Ortodossia locale?

Mi ha colpito il fatto che nella chiesa dei Tre Ierarchi - che è una piccola isola russa - di cultura russa, di lingua russa, tutti possono venire e sentirsi come a casa - aprirsi e non essere vincolati da eventuali barriere linguistiche o da altri problemi che sorgono nelle parrocchie francesi e altrove.

Ma ho pensato, davvero in Francia non c'è proprio un'Ortodossia indigena? E ho cominciato a cercare una cultura ortodossa francese!

E l'ho trovata! La chiesa in  rue Saint-Victor - ha solo funzioni in lingua francese. Ho fatto conoscenza con padre Stephen Headley, che celebra in francese e in inglese. Il direttore di coro Andrej Malinin ha registrato insieme con amici gli otto toni in francese. Suona così bene, tutto in francese.

Gli ortodossi francesi hanno adottato lo stile di culto russo, le melodie russe. Più tardi ho appreso che ci sono anche chiese di tipo romeno - qui a Parigi, servono in francese, ma con l’uso di melodie romene.

L'Ortodossia francese mi ha colpito dopo che mi sono imbattuto in padre Laurent. Padre Laurent (ora ieromonaco Ioan) e matushka Elisabeth (monaca Fotina) vivono presso il monastero di San Silvano a Saint-Mars-de-Locquenay. La famiglia è molto di chiesa, la loro figlia maggiore è monaca, servono in francese, cantano in modo impressionante! In un primo momento, mi era difficile capire la lettura e il canto, ma poi ho imparato la lingua francese...

Sono andato ai corsi, e mi sono iscritto all'Università, lì ho iniziato a comunicare con i francesi. È difficile, naturalmente, è ancora difficile per me parlare francese - non sento libertà di comunicazione. Spesso, devo cercare sul dizionario la parola o le frasi giuste per esprimermi correttamente, devo fare attenzione che i verbi e tempi siano disposti correttamente - questo richiede molta attenzione. Ma è interessante e importante!

I francesi...

I francesi sono notevoli in quanto custodiscono uno zelo che non si può trovare in chi è cresciuto in un ambiente ortodosso. E hanno accettato il cristianesimo già in età adulta, e questo zelo in loro è molto forte. I francesi vengono alle funzioni, stanno in piedi e pregano con noi, imparano lo slavonico, e questo esempio lo danno a russi e ucraini e moldavi.

...e i moldavi

Sì, anche loro hanno qualcosa di simile.

Proprio il primo giorno, quando sono uscito dalla chiesa e mi sono diretto verso la metropolitana, all'ingresso ho sentito delle moldave che parlavano! Mi sono subito avvicinato e ho chiesto loro, "Chi siete? Da dove venite?" E una delle donne mi ha risposto: "Vi abbiamo visto in chiesa oggi!"

Tra i parrocchiani ci sono molti moldavi. Quando ho visto quanti sono, ho capito che per loro si possono celebrare non solo da alcune preghiere private, ma anche il servizi divini. Tutto è iniziato con la benedizione del vescovo Innocenzo nel 2007. Ho iniziato a organizzare le funzioni per i moldavi una volta al mese, proprio qui nella chiesa dei Tre Ierarchi. Alla Liturgia sono venuti circa 10-15 moldavi, ma c'erano russi, che non erano pronti a pregare in moldavo, anche se ho cercato di servire in due lingue. Poi abbiamo trovato una chiesa a Vanves, dove non vi è alcun servizio il sabato e abbiamo servito 2 volte al mese - il sabato. La preghiera, la partecipazione ai sacramenti, il pasto - tutto questo unisce le persone.

Ha visto Parigi... e poi?

Da noi in chiesa vengono persone di diverse culture ed età, interessi e conoscenze. Ci sono quelli che fanno parte della vecchia ondata di immigrazione - già francesi, che vivono con i problemi della vita francese.

Ci sono quelli che sono emigrato qui di recente, o quelli che sono venuti a fare studi, e talvolta ci sono molti pellegrini o semplicemente turisti che sono venuti a vedere, a scoprire la Francia. Ognuno di questi gruppi di persone ha i propri problemi.

Per quelli che sono arrivati ​​di recente, il problema numero uno è trovare un lavoro, una casa, imparare il francese e stabilirsi.

Per le persone che già vivono qui da molto tempo - ci sono problemi di modi per mantenere una famiglia e per risolvere i relativi problemi, come collegare le due culture - russa e francese, come manifestare la loro identità - la fede ortodossa russa.

Vi sono esempi di famiglie, che sono stati in grado di trasmettere questa identità. Sono quelli che sono sempre andati in chiesa - dai primi giorni della nascita di un bambino. E quelli che si sono in qualche modo allontanati, che hanno dato ai bambini l'opportunità di francesizzarsi - già non si può più riportarli in chiesa, o alla lingua russa. Non ne sentono più l'emozione...

Se il marito e la moglie sono in grado di vedere tutta la bellezza e la ricchezza dell'Ortodossia - queste famiglie sono ideali. È una gioia andare a trovarli, far loro visita con amore, discutere con loro. Qui si manifesta il dono di Pentecoste - non ci sono barriere linguistiche e culturali, una cultura si unisce con l'altra, e si conserva tuttavia la purezza della fede, delle visioni. È bello vedere la realizzazione di quello che avverrà nel regno dei cieli, quando tutti saremo insieme e non ci sarà separazione di lingue e di popoli.

Tutti i problemi dei matrimoni tra persone di nazionalità diverse - sono nei rapporti pre-familiari. Se la gente non ci pensa prima del matrimonio, cominciano ad apparire i problemi coniugali: il problema dell'autodeterminazione, vari problemi nell'educazione dei figli. Vengono a chiedere - "Padre, cosa possiamo fare? Io non so come comportarmi con il marito, come allevare i figli... mio marito non vuole farli battezzare, io ora vado in chiesa, e lui comincia a rimproverarmi che io non gli presto attenzione".

Ma se la famiglia comincia a pensarci prima del matrimonio, il futuro marito e moglie già sanno che andranno in chiesa e creeranno una famiglia ortodossa, questo problema si risolve facilmente.

Abbiamo una parrocchiana che ha vissuto tutta la sua vita con un musulmano. Tutto andava bene, erano entusiasti l'uno dell'altra, lui era pure solito venire in chiesa, ma tuttavia non ha accettato il cristianesimo...

E quanto ai coniugi di altre fedi o confessioni bisogna pregare il Signore, che li illumini, che apra i loro occhi per vedere la luce di Cristo. Convincerli con un esempio di vita personale, con l'esempio dei santi, o degli altri che vivono intorno. In modo tranquillo, senza prendere il cavallo a bastonate. Non aspettarsi che domani il coniuge diventi ortodosso, e incominci insieme a voi ad accendere candele e a fare prosternazioni - non lo farà. Ma bisogna continuare a pregare che il Signore lo illumini. E mantenere questa speranza nel cuore fino alla fine. L'apostolo Paolo dice: un marito credente santifica una moglie non credente e una moglie credente santifica un marito non credente.

Se un marito è non credente - questo è un fenomeno temporaneo, in seguito crederà.

Io penso che le parrocchie debbano essere di carattere multietnico, soprattutto qui. Nella nostra parrocchia russa ci sono anche francesi, inglesi, moldavi, bielorussi, georgiani e ucraini. E nella parrocchia moldava ci sono cinesi e francesi. E questo aiuta le persone ad attraversare le frontiere, dà fiducia e porta a compimento i comandamenti del Signore, di amore, di fratellanza, per portare in qualche modo la luce di Cristo a tutte le genti. "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e del santo Spirito" (Mt 28,19), Amen!

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