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  Intervista allo ieromonaco Savatie (Baştovoi): "I moldavi attribuiscono grande importanza al non mangiare carne ma vivono facilmente con il cuore impietrito"

adevarul.ro, www.ortodoxmd.eu, 3 maggio 2013

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Lo ieromonaco Savatie (Baştovoi) al Monastero di Noul Neamţ a Chiţcani. Foto: Adevărul

Alla vigilia della Santa Pasqua, lo ieromonaco Savatie (Baştovoi) ci ha parlato dopo una Liturgia, sul digiuno e sul monachesimo, sulla sua infanzia atea e sui suoi libri, sul rapporto tra Chiesa e politica, ma anche su questioni di soldi e non solo.

L'abbiamo trovato al Monastero di Noul Neamţ a Chiţcani, oltre la "frontiera" con l'autoproclamata repubblica della Transnistria. Ci ha invitati nella sua cella illuminata dalla preghiera. La stanza in cui decine di libri si affollano sugli scaffali ricorda una camera di artista nel processo della sua creazione. Lavorava alla copertina del suo nuovo libro "La Romania degli angeli", che dovrebbe uscire dopo le vacanze. L'abbiamo ascoltato per due ore e ancora non avevamo esaurito le domande. Saremmo rimasti ancora, se non lo avessero sequestrato decine di studenti dell'Accademia di Belle Arti di Chişinău, venuti perché tenesse loro una lezione sul rapporto tra religione e filosofia.

"Adevărul": Padre, com'è la vita da monaco al Monastero di Noul Neamţ? Qui a Chiţcani, sembrate sequestrati in mezzo ai separatisti.

Ieromonaco Savatie (Baştovoi): Il termine "separatisti" mi sembra inadeguato. Fa bene la BBC, che per sua politica si astiene da termini come terroristi o separatisti. Non risolvono il problema, ma istigano all'odio e alla tensione. Sono a Noul Neamţ da quasi 15 anni. Ho incontrato persone di tutti i tipi. Naturalmente, qui si incontrano persone che cercano risposte ad alcuni turbamenti esistenziale. Per questo motivo, il collegamento è di genere profondamente umano.

È stato, però, arrestato tre anni fa. Ci sono stati altri incidenti da allora?

Ho detto che non è una questione che caratterizza solo la regione transnistriana. Mi è capitato si essere bloccato per 40 ore alla dogana romena, quando ero studente a Timişoara, ma non vorrei credere che questo rappresenti l'intera Romania. Se uno scemo di turno fa un'ingiustizia, preferisco giudicarlo separatamente. Alla fine, quello era stato un malinteso per il quale ci si è scusati. siamo esseri umani e possiamo sbagliare. In quel caso mi ha chiamato qualcuno dalla Commissione per i Diritti dell'Uomo per chiedermi se con me avevano violato qualche diritto. Ne avevano lesi molti, ma per il fatto che appaio spesso alla TV non significa che dovrei beneficiare di questa protezione. Ci sono molte più persone maltrattate di cui ci si dovrebbe occupare. Sono molte, sono migliaia.

Abbiamo assistito a una funzione religiosa officiata per metà in lingua russa, anche se ho notato che molti fedeli della congregazione sono di lingua romena. Si tratta di un'influenza della politica locale?

Non si tratta di politica, di ma una questione dettata dalla normalità. È vero che molti parrocchiani parlano romeno, ma in maggior parte sono russi. Capita che lo Stato non si sia dato cura di insegnare il romeno ai russi, mentre invece i romeni sanno il russo. Noi non siamo chiamati a fare corsi di lingua romena, ma a servire Dio. Gli apostoli imparavano altre lingue o per un dono dello Spirito Santo parlavano la lingua di ogni popolo per predicare il Vangelo a tutti i popoli. Noi che abbiamo ricevuto questo Vangelo, ci troviamo di fronte delle persone che sono venute ad ascoltare, in modo da trasmettere loro la funzione in un modo che possano capire. Qui viviamo in pace e amore. Molti russi hanno imparato i tropari in romeno. Se facessimo la stessa ectenia in romeno e in slavonico, significherebbe che dovremmo fare due liturgie in una volta.

Tuttavia, negli anni '90, il monastero di Chiţcani vendeva più libri in romeno.

Si tratta di una questione di fastidi di confine. Nei primi anni '90 le regole non erano così ristrette al confine con la Romania e i libri non costavano così tanto. Tuttavia, non era solo un ostacolo legato ai libri. Ora mi costa un sacco di soldi portare un volume dalla Romania in Transnistria: viaggio, problemi alla dogana, prezzo dei libri. Nel frattempo, la Russia fa libri più a buon prezzo, che arrivano più facilmente a Chişinău, e qui. Sono tornato da poco da Bucarest. Abbiamo un accordo per poter infine portare volumi anche qui. Ora passare attraverso la dogana è molto difficile. I doganieri moldavi sono come ossessionati. Non ti lasciano passa, in particolare, con libri religiosi. Vi dichiaro che non è una questione legata al fatto che ci troviamo in Transnistria. Neppure sulla sponda destra del Nistru abbiamo testi romeni. È una questione doganale, di divieti che presuppongono molto disagio umano e spirituale.

Dovremmo concludere che per le stesse ragioni non si possono trovare libri nelle librerie a Chişinău?

Esatto. Ci sono alcune forme di moduli doganali moldavi in cui i libri sono inclusi con le armi, le droghe, le sostanze radioattive. Una volta mi è stato dato un questionario da compilare in cui dovevo dire che cosa avevo in mente di fare con i libri che trasportavo. Sappiate che è accaduto dopo che i comunisti hanno lasciato il potere. Perdonatemi, ma ci dovrebbe essere un programma di governo. Un pover’uomo non dovrebbe fare un viaggio a Bucarest per una decina di libri. Perché abbiamo un ministro della cultura e uno dell'istruzione? Tutte le follie del mondo vengono da noi: sigarette, calze, profumi.

Non è cosa da monaco andare in giro con pacchi di libri per i cittadini di questo paese. Per portare letteratura non solo dalla Romania, ma anche dalla Russia e dalla Cina. Noi abbiamo istruzione universitaria, biblioteche nazionali, quindi abbiamo bisogno di alimentare gli studi. Da anni, il governo investe fondi negli stessi libro. Compra gli stessi scarti che finiscono nei depositi a tempo indeterminato.

In Romania, i miei libri sono diffusi in modo centralizzato in tutte le librerie. In Moldova c’è una situazione a parte, non c’è una trasmissione ben consolidata.

Padre, siamo nella Settimana Santa. Al di là del non mangiare alcuni prodotti, i moldavi sanno qual è lo scopo del digiuno?

Sono cresciuto in un villaggio senza chiesa. I digiuni, tuttavia, erano osservati rigorosamente, soprattutto dalle donne. Allora, io non sapevo che cosa fosse un digiuno, perché a casa mia nessuno ne parlava mai. Mi ricordo che quando avevo circa sei anni e andavo in visita dagli altri bambini vedevamo nelle camere degli ospiti, sul tavolo coperto di tela cerata sovietiche piatti di fagioli battuti con cipolle fritte in cima. Una foto da Oscar, che non mi esce di testa neppure oggi. Quello mi sembrava il miglior cibo del mondo! Ma oltre a questo, i moldavi non sanno perdonare, e questo è il lavoro più importante e più duro. Attribuiscono grande importanza al non mangiare carne, ma vivono facilmente con il cuore impietrito. Lo vediamo tra genitori e figli, tra fratelli. Digiunano e vanno alla stessa chiesa, ma non si parlano per 20 anni. Da questo punto di vista, il moldavo non capisce che cosa sia non solo il digiuno, ma neppure la fede cristiana. Alla fine, è sbagliato dividere il cristianesimo sulla base di periodi di digiuno e di festa. Gli uni e gli altri hanno lo scopo di integrare la tua anima.

A proposito, come celebravate la Pasqua nell'infanzia, soprattutto perché ha confessato che suo padre era ateo?

La mamma dipingeva le uova e cucinava i dolci pasquali. Non sapevo che fosse una festa legata a Dio. Dicevo: "Cristo è risorto!", ma non capivo che cosa significasse. Per me, Dio non esisteva. Nella mia mente infantile era un saluto che tutto il villaggio usava. Non facevamo Pasqua in senso di festa. Non andavo in chiesa. Il primo dolce pasquale l’ho fatto benedire quando avevo circa 16 anni. Sono andato con un gruppo di ragazzi e ragazze al monastero di Hârjauca. Non sono entrato in chiesa, perché ero ateo convinto. Ho lasciato che qualcun altro portasse a benedire il mio dolce pasquale. Non potevo comunque non provare gioia. Di Dio sapevo non aveva alcuna logica, come diceva l’ateismo scientifico. Cristo, però, era speciale nella mia mente. Leggevo il Vangelo che avevo in casa, perché per mio padre era uno strumento di lavoro. Nel caso di Cristo i suoi argomenti non erano adatti.

Suo padre ha finalmente imparato ad accettarla?

No. È morto cinque anni fa. Neppure io ho imparato a capirlo nel senso più autentico. Ora saprei come comportarmi, ma è morto prima che imparassi a capire. Mi sembrava di sapere molto, ho letto e scritto molti libri. L'errore più grande è stato quando mi è sembrato di sapere tutto di lui. Non presumiamo l'onniscienza nei confronti di un uomo. Fino alla fine, è un mistero.

Quando ha deciso di rinunciare al mondo per il monachesimo?

Pochi mesi dopo la prima confessione. Per la prima volta mi sono confessato qui a Chiţcani. Sono venuto per un’escursione. Quindi non è solo il mio monastero di obbedienza, ma... di tutto. Qui ho ottenuto il primo libro di preghiere. Non sapevo altro che il Padre Nostro. Poco dopo la prima confessione papà mi ha chiesto, "Non ti sei mica legato ai pretacci? Temo di vederti finire in una chiesa. Vedi di non venire da me con qualche nome come Vissarion o Ilarion". Gli ho dato la risposta che avevo imparato: "Qualunque sarà la volontà di Dio". Volevo prenderlo in giro, in realtà. Ma quando ho detto quelle parole mi ha fulminato dalla testa ai piedi. Sono uscito oltre il muro e solo allora ho detto: "Signore, tutto ma non questo". Ho capito in quel momento qual’era la risposta. In quell’istante ho preso stivali e cappotto, e la mamma ha cominciato a piangere, dicendo: "Non tornerai più".

A quel punto ha trovato Dio?

Dio l’avevo scoperto in precedenza. Ho avuto un’esperienza nella vita... Ho saputo che esiste ed è onnipotente. In seguito le cose sono un po' agitate e sono seguiti cinque anni di follia che hanno offuscato l’amore. Ma non ho mai avuto dubbi che esiste.

Monastero di Noul Neamţ dopo la Liturgia della Domenica. Foto: Adevărul

"Aspetto che batta un gong per ricominciare"

Essere monaco richiede la negazione totale del mondo e l’obbedienza. Eppure la continuiamo a vedere in pubblico, in occasione di presentazioni di libri e alla TV.

Sono un uomo e amo Dio. Porto su di me tutte le eredità di ferite, debolezze - genetiche e morali, e dovute all'istruzione. Il monachesimo è sempre stato visto come un’infermeria spirituale. Questo è un luogo dove vengono persone con debolezze, difficoltà e peccati a combattere insieme per la salvezza. È un luogo di pentimento, non di gloria. Il canone legato al monachesimo dice che i monaci non devono diventare sacerdoti perché questa è una cosa onorevole. Per questo motivo, negli antichi monasteri non entravano i laici per non traviare i monaci. È stato ed è un luogo di lotta.

Quanti possono intraprendere questa lotta! Solo quelli che si privano della libertà, dei legami con i propri vicini sanno cosa passano. È una lotta che a volte si manifesta con situazioni che possono essere etichettate come pazzie. Questa è la lotta di purificazione e di riordinamento dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri distorti dal mondo.

Fino alla fine, non voglio essere un modello, voglio che Dio mi dia uno spirito di pentimento. Scrivo i libri che ho dovuto scrivere. Tutto il mondo mi ha esortato, partendo dai vescovi. E non potevo non farlo, sapendo che Dio mi ha dato questo dono. Preferirei non ci fosse bisogno di uscire in questo mondo, ma vedo che non lo fanno quelli che dovrebbero. È molto grave che i monaci organizzino presentazioni di libri e non lo facciano i sacerdoti che hanno questo compito. Sono tenuti da canoni a essere insegnanti.

Conduce una lotta anche ora?

Non sempre sei all'altezza a cui vorresti essere. Ho letto una volta in sant’Isacco il Siro che quando cadi, devi fare almeno quello che puoi fare; non lasciare che la caduta sia completa. E così faccio io. Mi piace essere un lottatore e anche quando cado mi piace stare a faccia in su. Se non riesco a sollevarmi afferro l’avversario anche solo per una gamba e mi trascino. O magari grido: "Non ho perduto!" È quello che faccio ora. Aspetto che batta un gong per rialzarmi e ricominciare da capo. Ho un cuore pieno di speranza che viene da colui che ci ha promesso che ci ama, che ci aspetta e ha dato la sua vita per noi. Quando mi ricordo di dove mi è stato concesso di andare, da dove sono venuto e dove sono arrivato, mi rendo conto che tutto quello che mi succede è un miracolo di Dio. Confido che anche quando sono in caduta libera, lui mi è vicino.

Ma come dovrebbe comportarsi un buon cristiano nel XXI secolo, quando ha a disposizione sia Internet, sia le televisioni, per restare vicino alla chiesa, ma senza perdere il treno della modernità?

Non esistono buoni cristiani. Esistono i cristiani, e questo è sufficiente. È importante credere in Cristo immutabile e sapere che è l'amore incarnato. In nulla siamo più simili a Cristo che nell’amore. Questo amore non può essere giudicato da noi stessi, ma coloro che ci circondano. Pertanto, si deve lasciare costantemente il giudizio agli altri ed essere molto attenti a questo giudizio. Sai di avere nessun altro lavoro se non seguire gli altri. Tutte le altre cose le può fare chiunque, anche il diavolo. Come dice san Macario il Grande: "Tu digiuni, ma lui non mangia mai. Tu vegli, ma lui non dorme mai". Una cosa non può farla - non può perdonare, non può amare e non si può umiliare. E questo lo può fare il cristiano, quello di ora, come quello di ieri. Credete che ai tempi degli apostoli il mondo fosse diverso? No. Tutto ciò che mostrano oggi le televisioni accadeva in pubblico. Tutta la sporcizia e la pornografia di oggi si vedeva sul palco, in piena vista. Il teatro era un'orgia. In effetti, ogni volta potevano esserci tutte le tentazioni. D'altra parte, non bisogna dimenticare che possiamo avere Cristo in qualunque momento. Se si preme un pulsante per il diavolo, Cristo basta chiamarlo.

"Dopo gli incontri segreti, la Chiesa si presenta come una camicia bianca che qualcuno ha afferrato con mani piene di grasso"

Padre, perché le prediche dei sacerdoti sembrano provenire dai discorsi elettorali dei politici?

Queste cose sono esistite dal momento in cui la Chiesa è stata riconosciuta ufficialmente nello stato bizantino e si sono viste di nuovo in tutti i regni del mondo. Non vedere questo significa soffrire di miopia. La Chiesa è qualcosa di molto di più di quello che si vede a prima vista. Naturalmente ci sono queste frange della Chiesa, che volte toccano la terra, e a volte si immergono nel fango. Parlare è molto semplice. In questa intersezione della Chiesa  con la politica, quelli che sono coinvolti in campagne non si differenziano in nulla dagli agenti elettorali. Il problema è che cosa fare con le riunioni segrete dei principi della Chiesa con i politici. Là c’è un danno reale, non in un parroco di paese che esce a dire: "Ragazzi, ingraziamo il deputato X che ci ha comprato le finestre della chiesa". Non è riprovevole quando un prete, povero come il resto del paese, è chiamato a costruire un luogo santo e un deputato si impegna a finanziare le finestre, un altro - porta, un terzo - la croce e tutto questo a servizio alla comunità. In tutto il mondo, lo Stato interviene nella costruzione, sviluppo e manutenzione della chiesa, cosa che è vista come un’opera sociale. Da noi lo stato non interviene, ma lo fanno alcuni uomini di stato a titolo personale. Non è una cosa negativa, a patto che sia un rapporto normale. Perché un uomo d’affari dovrebbe avere un rapporto normale con un politico e invece un sacerdote che è di fronte a costi enormi per la costruzione della chiesa, non dovrebbe? È un'altra cosa quando quel sacerdote è coinvolto in cose di cui si pente dopo.

E gli incontri segreti?

Provengono dalle dichiarazioni del patriarca, del metropolita, dei vescovi. Si mostrano in varie tensioni politiche che tutti noi vediamo e comprendiamo. In genere, sono questioni così grossolane, che la Chiesa non può evitare le macchie che le rimangono addosso. Dopo questi incontri segreti, la Chiesa si presenta come una camicia bianca che qualcuno ha afferrato con mani piene di grasso. Questo è quello che fanno i politici - lasciare residui di grasso sulle loro mani. Negli ultimi cento anni, i sacerdoti sono stati emarginati e non hanno una presenza sociale. Spero che l’istruzione dei sacerdoti e le informazioni che oggi circolano ci insegneranno ad avere una decenza nel rapporto con i politici.

Ma il vescovo di Bălţi e Făleşti, Marchel, in che misura si è comportato secondo i dogmi cristiani quando ha protestato contro le controverse leggi anti-discriminazione?

Questo tipo di reazione è condannato nella nuova società, che sembra fatta di marmellata. Se la scuoti un po', si crepa e ne cadono pezzi di grandi dimensioni. La comodità che hanno creato amche i politici, i banchieri e gli altri che controllano il mondo, di non provocare la rivolta delle masse, è il risultato di diversi secoli di manipolazione, pagati con il sangue. "Siate buoni, lavorate dalla mattina alla sera. Le vostre opinioni dovrebbero essere molto conformi. Noi non vogliamo parole dure e aggressività", ci diranno. In che cosa consiste l'aggressività? Quando dico che non sono d'accordo con te, o quando, alla fin fine, dico che sei uno scemo? Questo linguaggio è stato quello di tutti i poeti del mondo e si ritrova nella retorica dei grandi oratori greci. Tutte le gerarchie, a partire da Paolo e Pietro, hanno praticato questo tipo di discorso. Cristo stesso ha detto: "Razza di vipere". Beh, se il vescovo Marchel avesse usato questa frase, avrebbe rischiato il carcere. Dal punto di vista sociale, è una cosa molto evidente. Ci hanno fatto così bene il lavaggio del cervello che ci piace vivere in questa marmellata. Il caso del vescovo Marchel è stato una sorpresa per la società. È uscito sulla Piazza della Grande Adunata Nazionale e ha detto il suo parere, cosa che non era successa negli ultimi cento anni. Certo, ci sono alcune limitazioni e a un certo punto si può fallire. Ma una cosa è certa - non ha violato alcuna legge come cittadino, nessun canone e nessuna regola di condotta della Chiesa.

Non si è implicato, tuttavia, troppo nella politica?

La società di oggi deve abituarsi a dare a tutte le persone i diritti previsti dalla Costituzione. Dire che un sacerdote non può fare politica è una discriminazione brutale. Il prete non ha bramosia di fare politica, ma ne ha diritto. Al Metropolita non è impedito dalla Costituzione di candidarsi alla carica di presidente del paese. E pensate che potrebbe essere eletto. Ecco cosa temono i politici. Chi sono coloro che accusano i sacerdoti di coinvolgimento nella politica? Proprio quelli che invocano le libertà umane e la Costituzione. Secondo la loro legge, quella con cui ci giudicano, noi abbiamo questi diritti, ma ci fermiamo in base alla nostra legge. Mi chiedo come tali repliche non riescano a trovare la risposta giusta. Metti la Costituzione sul tavolo e domanda: "Dove sta scritto che non posso fare questo o quello?".

Mi pare di capire che ha sostenuto la posizione del vescovo Marchel?

Lo Stato deve fare come fanno in tutto il mondo, ovvero riconoscere i gruppi di maggioranza con i quali avere un dialogo. Non so perché un gruppo di 200 persone ha bisogno di strombazzare ovunque problemi. Vorrei che tutto il mondo avesse rappresentanti, in modo che i ministri o i parlamentari conoscano da vicino tutti i problemi. Bisogna che siano consultati gli ortodossi, che sono i più numerosi. Problemi si possono risolvere al tavolo delle trattative per evitare manifestazioni di strada. Vladyka Marchel ha fatto come nei tempi passati. Capita, invece, che il periodo sia diverso. Non è venuto per parlare di pensioni o di stipendi, anche se nel nostro paese pure questo è un problema morale. È venuto per parlare del peccato dell’omosessualità, che si sta cercando di far diventare la norma. Ho sostenuto la sua posizione, ho scritto in questo senso. In realtà, io esprimo il mio parere per iscritto. Ho così tanti lettori che non li potrebbe contenere la piazza di Chişinău e per questo ho bisogno di uscire a protestare. In dieci anni potrò essere giudicato per quello che ho messo sulla carta, non per quello che si inventeranno gli altri.

Questa legge era una condizione imposta dalle istituzioni dell'UE...

L'Europa è un grosso problema a causa di migrazioni e incontri interculturali, dell'amalgama delle religioni. Noi non siamo misti, siamo uniforme. E che facciamo ora? Inventiamo religioni che non abbiamo, gruppi di minoranza che non abbiamo. Per che cosa? Per assimilarci all’Europa o agli Stati Uniti? Noi imitiamo questo tipo di società, ma quando ne studiamo le leggi ci rendiamo conto che da noi il problema non è come ci viene presentato. Leggiamo: "minoranza sessuale". Non ne abbiamo. Significa che dobbiamo crearla, per allinearci alle loro leggi. Il nostro popolo, nella sua coscienza, ha una visione armonica del mondo e dei rapporti umani. Torniamo alla normalità, non creiamo leggi che ci ricordino le cadute e le distorsioni della mente! Una legge appare là dove c’è un problema, l'aggravamento massimo di una passione. Da noi è al contrario, prima facciamo la legge e poi cerchiamo di dimostrare che abbiamo questo problema. La legge è il coltello che taglia l’infezione. Noi, senza avere infezioni, abbiamo preso il coltello e incominciamo a scavarci.

Da due decenni in Moldova ci sono due metropolie, una subordinata al Patriarcato di Mosca, l’altra - da quello di Bucarest. Dove si potrebbe arrivare, se dobbiamo ricordare il conflitto iniziato tra loro nel corso degli anni?

Abbiamo abbastanza anni sprecati da poter trarre delle conclusioni. In 20 anni abbiamo capito che siamo in grado di discutere, di non prenderci a pugni come matti. "Vogliamo celebrare in lingua romeno", è stato uno dei principi alla base della creazione della Metropolia di Bessarabia. Suona bene. Ma è un problema quando si afferma che dall’altra parte, nella Metropolia di Moldova, si celebra in russo. È un falso. In cosa sono diventati più romeni quelli della Metropolia di Bessarabia? Qual è la differenza tra un prete che serve nella Metropolia di Bessarabia e un altro nella Metropolia di Moldova? Io non capisco perché si doveva fare questa rottura con tanto clamore, partendo da alcune tesi che non sono state verificate all'inizio e nel frattempo sono diventate più taglienti. La Metropolia di Moldova ha sbagliato a contro-argomentare. Hanno portato alcune contro-deduzioni ad alcune argomentazioni false presentate da parte romena. Avrei preferito che non ci fossero tali ferite da entrambi i lati, che sono una vergogna per noi cristiani. Lo scontro tra Ortodossia romena e russa non può più stare in piedi. Ora Mosca comunicare direttamente con Bucarest senza chiedere a noi, quelli di Chişinău. Non è un segreto che la Romania non fa più investimenti in questo progetto. Ne vediamo gli effetti. La presenza pubblica del Metropolita Petru non si nota. Non l’ho visto da 15 anni. Ora entriamo nella normalità, e vediamo come questo problema sarà risolto in modo canonico.

Esiste, tuttavia, un canone che dice che si deve essere sottoposti ai più grandi della Chiesa del proprio popolo. Partendo dal fatto che la Metropolia di Moldova è subordinata al Patriarcato russo, sembra che siamo sottomessi al più grande di un'altra nazione?

Il rapporto canonico lo abbiamo con il metropolita di qui, che è del nostro popolo. Non dipendiamo canonicamente dal patriarca di Mosca. I metropoliti, a loro volta, hanno una comunione tra vescovi, che è onoraria ed è progettata per portare una chiarezza, un ordine nella Chiesa in tutto il mondo. Ad esempio, fino al 1924 tuttle le metropolie della terra romena erano sottoposte a Costantinopoli. Sarete d’accordo che non non siamo di Costantinopoli, eppure il patriarca greco non è in alcun modo più romeno che russo. Canonicamente abbiamo un rapporto con il metropolita. Il patriarca è un primus inter pares. Se il metropolita commettere sbagli, non è perché è di Mosca o di Bucarest, ma è perché è umano. Chiunque sia incaricato di una comunità difficilmente potrà sfuggire o non permettere alcuni errori. Devo dire che ci troviamo in un’epoca storica tranquilla. Nella Chiesa e tra i grandi imperi ci sono sempre stati grandi scandali. Solo un uomo che non conosce la storia della Chiesa si lamenta dei problemi e conflitti tra i vescovi che abbiamo oggi.

Foto: Adevărul. Savatie Baştovoi nella sua cella, piena di libri

"I soldi ti rovinano quando ti ci si siedi sopra e attiri tutto sotto di te"

Sempre più moldavi si chiedono com’è corretto celebrare, con il calendario vecchio o quello nuovo, ovvero come in Occidente o come in Oriente.

Non celebriamo né come in Oriente né come in Occidente. Celebriamo così come facevano i nostri genitori. Se domani in Occidente o in Oriente il 1 maggio, il 9maggio o il 7 ottobre diventeranno festività religiose, non significa che le dovremo celebrate. Celebrate come si faceva ai tempi di mamma e papà! Condividetene la gioia, senza cercare occasioni per contestare cose che non meritano di essere discusse perché sono falsi problemi.

Ma voi quando festeggiate il Natale?

Con il calendario vecchio, come fanno le persone di questo paese, con le quali mi incontro e mi rallegro. Anche Cristo ha detto: "Con quelli che sono nella gioia, rallegratevi, con quelli che piangono, piangete".

Come si spiega il fatto che la Moldova, uno dei pochi paesi che ha mantenuto con santità la tradizione degli apostoli e tutti i canoni cristiani, è così corrotta e povera?

Perché la Chiesa non si immischia nella politica. È precisamente questo l'argomento. Perché abbiamo alcuni adulatori e alcuni venduti che gestiscono il paese. Possa il metropolita non uscire a immischiarsi in qualche modo quando questi fanno quello che fanno. I nostri politici non sono cristiani e non amano il loro paese, non hanno idea che abbiamo principi morali che sono stati controllati nel tempo, che siamo un popolo sopravvissuto tanti imperi e a tanti attacchi. Dal momento che lo stato non è guidato da nessuno, men che meno da persone con principi, abbiamo i frutti che abbiamo.

Ma molti sacerdoti vivono in veri e propri palazzi e guidano auto di lusso. Hanno dimenticato che Gesù ha detto, "è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio"?

Il problema non è quanto sia grande la casa del prete, ma chi altri oltre a lui entra in quella casa. Se è aperta alle persone, allora si moltiplica l'amore. Evito del tutto di giudicare la grandezza della casa o la cilindrata dell'auto. Conosco sacerdoti con grandi case e automobili che fanno molte opere di carità. Forse ha bisogno di un auto adeguata per avere a che fare con un imprenditore. Mi direte: "Se andasse da lui a piedi nudi, come gli apostoli, lo accoglierebbe?" No! Perché siamo stupidi. Gli chiederebbe: "Perché sei a piedi nudi? Perché hai la barba lunga? "E qui finirebbe la discussione. Trovo che ci sono persone che soddisfano tutti i requisiti per essere condannati dagli occhi profani, ma sono persone che servono l'amore di Cristo. E viceversa. Ci sono sacerdoti poveri, ma che non riescono a coltivare l'amore nella loro congregazione.

Così si dovrebbe intendere il nostro rapporto con il denaro?

Il denaro è un’entità destinata a regolamentare uno specifico tipo di relazioni interumane. Posso non avere soldi o non tenere con me un singolo centesimo. Io sono un povero dal punto di vista di quelli che hanno un problema con il denaro dei sacerdoti, tuttavia potrei non riuscire a passare attraverso la cruna di quell'ago. Non c'è bisogno di essere ricchi nella nostra avarizia. Una chiesa di molte persone ha bisogno di soldi, un singolo può non avere bisogno di denaro. Una famiglia può avere bisogno non tanto di soldi, quanto di ciò che può assicurare un rapporto normale. Ci sono famiglie in cui tutti sono in buona salute, ma ci sono famiglie dove c'è un malato e potrebbero aver bisogno di quei soldi che non guadagnano a sufficienza. Per questo tutti i membri possono sprofondare nella disperazione fino a distruggersi a causa della mancanza di denaro. In questo caso, il denaro è il prezzo della salute. Così dovrebbe essere visto il denaro. Se non sono un operatore di miracoli, come l'apostolo Pietro, posso dare al malato un centesimo. Se non ho i soldi, non lo posso aiutare con nulla. I soldi ti rovinano quando ti ci si siedi sopra e attiri tutto sotto di te.

Savatie (Baştovoi)

Occupazione: Ieromonaco, scrittore ed editore;

Età: 36 anni;

Formazione: Ha studiato presso la Facoltà di Filosofia dell'Università dell’Ovest di Timişoara;

Il 1998 è l'anno in cui diventa fratello del monastero di Noul Neamţ.

Nel 1999 Ştefan Baştovoi è stato tonsurato monaco, prendendo il nome di Savatie. Dopo un anno è stato ordinato ierodiacono e nel 2002 - ieromonaco. È il fondatore e direttore della casa editrice "Cathisma" di Bucarest. Insegna iconografia al Seminario Teologico di Chişinău, con sede al monastero di Noul Neamţ. Tra i suoi libri di riferimento sono "L’elefante promesso", "I conigli non muoiono", "Il folle", "L’Ortodossia per i postmodernisti", "Tra Freud e di Cristo", "Amare significa perdonare", "Udienza con un demone muto" "Il diavolo è politicamente corretto", "Fuga in un campo di corvi - memorie di un’infanzia atea", ​​ecc. Savatie Bastovoi è stato tra gli autori di lingua romena che hanno recentemente partecipato al prestigioso salone del libro di Parigi, dove la Romania era il paese ospite d'onore. Ha fatto parte di questo gruppo grazie al romanzo "I conigli non muoiono", tradotto in francese nel 2011 e ricevuto con favore dai critici della Hexagon.

La morte del vescovo Dorimedont

Ho chiesto allo ieromonaco Savatie (Baştovoi) che cosa pensa della morte del Vescovo Dorimedont di Edineţ e Briceni, che è stato abate del monastero di Noul Neamţ a Chiţcani per otto anni. Dorimedont (Cecan) è morto nel 2006, dopo un tragico incidente, e alcuni si sono affrettati ad affermare che si trattava di un omicidio su richiesta. "Avrebbe potuto vivere più a lungo. Non ho problemi a esprimermi su quel che conosco. Tuttavia, la morte di un uomo, e soprattutto la morte di un vescovo è un'area chiusa, difficile da affrontare", ci ha risposto il padre.

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