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  Lydia Fedorovna Places: un ricordo a tre anni dal decesso
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Nella notte tra l'1 e il 2 marzo 2010 moriva a 76 anni d'età a Nizza la signora Lydia Fedorovna Places (Лидия Федоровна Плас), nata Kononoutchenko, discendente di emigrati russi, e attiva parrocchiana della cattedrale russa di san Nicola a Nizza.

Questa semplice e coraggiosa consigliera di una chiesa della diaspora russa non avrebbe mai immaginato che nei suoi ultimi anni e alla sua morte sarebbe diventata oggetto di attenzione a livello mondiale nel mondo ortodosso. La vicenda che l'ha resa suo malgrado celebre non è bella da raccontare, e ad alcuni potrà fare sicuramente dispiacere. Ma è sintomatica di una serie di problemi che attraversano le comunità ortodosse nel mondo occidentale, e la sua lezione non va dimenticata.

La cattedrale di san Nicola a Nizza, una delle più imponenti chiese ortodosse russe in Occidente, viveva anni difficili all’inizio del nuovo millennio: con la scadenza del contratto dato all’associazione cultuale dell'Esarcato russo di Costantinopoli, la cattedrale (un bene incamerato dallo stato francese dopo la dissoluzione dell’Impero russo) stava tornando ad appartenere alla Federazione russa, e questo aveva scatenato opposizioni.

In un clima di diffidenza e di contrasti, Lydia Places aveva scritto nella primavera del 2008 su Русская мысль / La pensée Russe (Il pensiero russo) un articolo sulla chiesa di Nizza, "Une cathédrale tombée du ciel". Nel suo articolo, lamentava il fatto che il rettore, l'arciprete Jean Gueit, e altri membri del clero della cattedrale avevano preso una posizione apertamente russofoba, trascurando e scoraggiando le tradizioni russe, e portando di conseguenza alla riduzione e all'abbandono di tutto ciò che era russo nella vita parrocchiale. Questo articolo non è attualmente disponibile in rete, ma si possono trovare alcune di quelle considerazioni nell'articolo di Oleg Shevtsov su Izvestia del 13 gennaio 2009, intitolato У русских в Ницце хотят отобрать их церковь (Ai russi a Nizza vogliono sottrarre la loro chiesa).

A causa dell'articolo su Русская мысль, Lydia Places fu sommariamente scomunicata "per un periodo indefinito" dal capo dell'Esarcato, l'arcivescovo Gabriel (de Vylder) di Comana. Non ci fu alcun avvertimento, né alcuna convocazione a un tribunale ecclesiastico, e neppure una comunicazione personale del decreto di scomunica, che la signora Places ricevette per posta. Questa reazione del tutto spropositata – che privava una fedele ortodossa dei santi Misteri per quel che era fondamentalmente un reato di opinione, e senza concederle alcun diritto di difesa – è totalmente fuori linea dalla prassi canonica e giuridica della Chiesa ortodossa, anche se purtroppo si è vista recentemente in alcune occasioni (di fatto, è stata usata in cinque casi dallo stesso arcivescovo Gabriel) in situazioni di conflitti giurisdizionali.

Nei mesi seguenti, Lydia Places inviò all'arcivescovo Gabriel diversi appelli per ottenere la rescissione della sanzione, e numerosi altri membri della comunità ortodossa in Francia scrissero lettere aperte a questo scopo, ma invano: l'arcivescovo Gabriel lasciò ogni appello senza risposta, permettendo al suo consiglio arcidiocesano di dare nel giugno 2008 una risposta generica che qualificava i punti sollevati dall'articolo di Lydia Places come calunnie nei confronti del clero. Inoltre, uno dei preti della cattedrale di san Nicola nel 2009 intimò alla signora Places di non metter più piede all’interno della chiesa.

Non potremo mai sapere se fu questa situazione di stress a portare direttamente alla morte di Lydia Places (che alcuni anni prima aveva subito un intervento a cuore aperto), ma certamente non le fece bene alla salute. Fu ricoverata in ospedale, e alla sera del 1 marzo 2010 le sue condizioni si aggravarono portandola alla morte, proprio un quarto d'ora prima dell’arrivo dei padri Jean Gueit e Michel Philippenko, latori del perdono arcivescovile giunto un po' troppo in ritardo.

Il commento dell'arcivescovo Gabriel è presente sul sito dell'esarcato, in francese e in russoRiportiamo la nostra traduzione italiana del documento:

Comunicato dell'arcivescovo Gabriel

Dopo la morte della signora Lydia Places, avvenuta il 1 marzo, il Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca ha rilasciato il giorno dopo sul suo sito web una dichiarazione e un comunicato del metropolita Ilarion. Questo comunicato richiede il seguente aggiornamento.

La signora Lydia Places, nata Kononoutchenko, s'è trasferita a Nizza al momento del pensionamento. È diventata membro della parrocchia nel 1998. In precedenza, era una parrocchiana della cripta di rue Daru (parrocchia francofona, dato che la signora Places non parlava né capiva il russo).

Non è "una delle parrocchiane anziane" di Nizza. Inoltre, è stata eletta membro del Consiglio parrocchiale nel 1988 e segretaria del consiglio parrocchiale dal 2004 al 2006, servendo su proposta del padre Jean Gueit, rettore della cattedrale.

Sono stato portato ad adottare contro di lei un provvedimento disciplinare che le vietava di accostarsi al Santo Calice, "a causa delle sue azioni e dichiarazioni pubbliche che causavano gravi danni alla vita della parrocchia e alla tranquillità delle sante chiese di Dio a me affidate", come è scritto nel decreto del 15 aprile 2008. Nello stesso decreto si dichiarava che mi aspettavo un "pentimento completo". La signora Places tuttavia ha continuato con i suoi scritti a seminare confusione tra i fedeli, a screditare membri del clero della diocesi e a cercare di seminare discordia tra di loro. Dio stesso la giudichi e la perdoni, proprio come noi l'abbiamo oggi perdonata.

Devo anche aggiungere che sono stato informato dal clero della parrocchia di Nizza, nella serata di lunedì 1 marzo, della gravità della salute della signora Places, che era stata ricoverata in ospedale, e ho subito revocato l'interdizione ("epitimia" e non "scomunica"). I sacerdoti della parrocchia, padre Jean Gueit e padre Michel Philippenko, sono andati in ospedale. Al loro arrivo, alle ore 23:20, la signora Places era già defunta da 15 minuti. Padre Jean le ha però detto che le portava la riconciliazione dell'arcivescovo e la sua, e poi ha officiato con padre Michel Philippenko l'officio della separazione dell'anima e del corpo. Il giorno successivo, i padri Jean Gueit, Michel Philippenko e Igor Koretskiy hanno celebrato una panichida nella cattedrale alle 11:45. I funerali della signora Lydia Places saranno celebrati dal clero della cattedrale di san Nicola lunedi pomeriggio.

Che il Signore conceda il perdono e il riposo all'anima della sua serva defunta.

+ Gabriel, arcivescovo di Comana

Esarca del Patriarca ecumenico

Il commento dell'arcivescovo Gabriel, forse reso "politicamente" necessario dal tributo a Lydia Places giunto dagli alti livelli del Patriarcato di Mosca, presta il fianco a così tante confutazioni, da essere una perfetta epitome del detto "peggio la toppa del buco". Di fatto, già nei giorni successivi queste parole hanno acceso l'indignazione di tutti i conoscenti della signora Places. Cercare di screditare le parole "una delle più anziane parrocchiane di Nizza” sottolineando come Lydia Places fosse stata per 'soli' dieci anni consigliera parrocchiale e per 'soli' due o tre anni segretaria del consiglio parrocchiale della cattedrale non sembra una mossa piuttosto acuta per evidenziarne l'incompetenza. Particolarmente offensivo poi è stato sottolineare che Lydia Places frequentasse a Parigi la parrocchia francofona della cattedrale perché 'non parlava e non capiva il russo': i suoi conoscenti si sono affrettati a sottolineare come non parlasse bene il russo, ma lo parlava, lo leggeva e lo capiva eccome. La pochade è ancor più grave venendo da un documento dell'arcivescovo Gabriel, che non parlava né capiva il russo per sua stessa ammissione.

Ci sono state anche reazioni alla riconciliazione in extremis, soprattutto perché il documento insiste su padre Jean Gueit che esterna il perdono suo e dell'arcivescovo a una persona morta da almeno un quarto d'ora (il testo russo è più specifico di quello francese su questo 'monologo'). Certe cose sarebbe meglio pudicamente tacerle.

Il punto più contraddittorio, a nostro parere, si trova laddove l'arcivescovo Gabriel insiste sul fatto che l’interdizione della signora Places era una "epitimia" e non una "scomunica". Poche righe prima lo stesso arcivescovo Gabriel scrive di avere adottato nei confronti di Lydia Places "un provvedimento disciplinare che le vietava di accostarsi al Santo Calice" (...e che cos'altro sarebbe mai, una scomunica?), e qui ci troviamo di fronte a un vescovo che o non conosce la disciplina della Chiesa (cosa grave), oppure crede che non la conosciamo noi stessi... Le "epitimie" sono quelle misure correttive che un sacerdote può applicare a un penitente che si è appena confessato da lui e che possono comportare un'astensione dalla comunione per un periodo ben definito, e non per il tempo indeterminato dell'attesa di un "pentimento completo". Nulla nel caso in questione fa pensare a un'epitimia (l'arcivescovo non era il confessore di Lydia Places, che considerava le sue opinioni cose giuste da far sapere in pubblico, e certamente non peccati da confessare), e se qualcuno pensa di poter comminare una scomunica senza che gli altri la chiamino scomunica, il metodo più efficace per far tacere le voci sarebbe quello di non scomunicare.

Purtroppo non potremo più ascoltare l'interpretazione autentica delle parole dell'arcivescovo Gabriel, che è morto anche lui alcuni mesi fa, ma ci farebbe piacere sapere che l'arma della scomunica, riservata storicamente ai più accaniti nemici della Chiesa, non venisse utilizzata contro anziane signore colpevoli solo di avere espresso legittime opinioni sulla discriminazione di una categoria di fedeli, esercitando quella che nelle società civili si chiama libertà di stampa. Soprattutto, non ci aspetteremmo di meno da una giurisdizione ortodossa che insiste tanto sulla libertà da poteri esterni, e che almeno in questo caso ha visto utilizzare nei confronti dei suoi fedeli misure di autoritarismo ben più severe di quelle che rimprovera alla Chiesa russa.

Lydia Fedorovna Places è stata elevata al rango di membro postumo del Comitato d'Onore dell'Associazione degli amici della cattedrale di Nizza. Oggi i suoi desideri di una chiesa in cui l'eredità russa non sia disprezzata si sono in gran parte realizzati, ma tocca a noi non dimenticare il suo esempio.

Alla serva di Dio Lydia: Eterna memoria!

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