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  La personalità spirituale di padre Andrei Scrima

Intervista di Tudor Petcu a Teodor Baconschi

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Tudor Petcu: Padre Andrei Scrima è stato senza dubbio uno dei più grandi teologi ortodossi di cui lo spazio romeno abbia goduto e sicuramente c'è ancora bisogno di una ricerca approfondita per capire veramente la sostanza e la profondità del pensiero teologico di questo straordinario rappresentante roveto ardente. Come descriverebbe l'unicità del pensiero teologico di padre Andrei Scrima? In secondo luogo, in che misura si può parlare di una certa dimensione filosofica della teologia di padre Andrei Scrima?

Teodor Baconschi: Io l'ho conosciuto molto poco, dopo il suo ritorno in Romania. Ho poi letto i suoi libri apparsi a cura di Ancăi Manolescu o di Vlad Alexandrescu, per la casa editrice Humanitas. Andre Scrima (non dimentichiamo che si firmava così) è stato, da tutte le angolazioni possibili, una presenza insolita o addirittura eccezionale. Non era un eremita senza istruzione né un intellettuale "esitante" nella mistica. Non era un monaco impregnato di liturgie e offici delle ore, ma neppure un topo di biblioteca intrappolato nell'erudizione sterile. Inoltre, quanto più approfondiva la patristica orientale tanto più diventava "cattolico", con una migliore comprensione del cristianesimo universale, ecumenico. Aveva sicuramente una curiosità senza confini disciplinari o confessionali, una sorta di bulimia gnostica, un appetito di conoscenza mai soddisfatto. Teoricamente, non è opportuno sentire dalla bocca di un monaco riferimenti ai neoplatonici rinascimentali o tesi di matematica superiore e di astrofisica. In pratica, ciò te lo rendeva irresistibile! Ha raccolto velocemente discepoli nel paese dopo gli anni '90. Ha gravitato attorno al New Europe College, poiché il suo primo "seguace" o sostenitore è stato Andrei Pleșu. Molti volevano ascoltarlo, attirarlo a parlare, assalire la sua privacy. Ma lui non lo permetteva, era molto avaro di apparizioni pubbliche. Era elegante, esigente, aveva un certo sottile dandyismo teologico.

Spesso padre Andrei Scrima è stato caratterizzato come "una voce singolare nell'Oriente cristiano." Da questo punto di vista dovremmo fare particolare riferimento all'ecumenismo di padre Andrei Scrima, e alla sua possibilità che sia studiato in India. Come pensa che si dovrebbe capire esattamente l'ecumenismo praticato e insegnato da padre Andrei Scrima? Il suo ecumenismo potrebbe costituire un modello inclusivo per il dialogo interconfessionale dei nostri giorni?

Proprio così, il padre è fuggito dalla Romania comunista grazie a una borsa di studio da parte del governo indiano. Si è fermato prima a Parigi, dove ha pubblicato su ISTINA il suo famoso articolo sul cenacolo mistico del Roveto Ardente, ospitato in modo discreto presso il monastero Antim. Desiderava mostrare ai cattolici che l'Ortodossia era palpitante e creativa, nonostante l'occupazione sovietica dell'Europa orientale. In India esiste la Chiesa ortodossa di Malabar, che non ha un peso molto grande, è piuttosto una nicchia esotica. Suppongo che Scrima avesse scelto l'India approfittando della visita del presidente indiano a Bucarest, ma anche per uno snobbismo intellettuale alla Eliade, che aveva aperto "la via sanscrita" negli anni '30. Il padre era un alpinista, puntava in alto. Sono convinto che avesse una sorta di guenonismo sottostante, che fosse in qualche modo convinto della tesi di Schuon sulla "unità trascendente delle religioni". Per lui, l'avventura della conoscenza aveva i riflessi malinconici del tradizionalismo, nello stile di Evola. Faceva parte della famiglia di spiriti che vedono il presente sotto il segno del decadimento. D'altra parte, aveva opinioni teologiche concettuali troppo alte per accettare che Dio sia monopolizzato da una Chiesa o da un'altra. Comprendeva che la Verità trascende in modo sovrano tutte le divisioni umane. Quindi non penso che fosse un "ecumenista" nel senso di un'ideologia super-confessionale che pretende che l'unità dei cristiani si possa realizzare per incrementi meccanici e compromessi dottrinali. Non operava come un funzionario internazionale del Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra. D'altra parte, era interessato a Ortodossia e Cattolicesimo come alle singole Chiese apostoliche radicate nella tradizione patristica. Non l'ho mai sentito citare teologi protestanti, anche se non gli sarà mancato, durante gli anni di formazione, un Karl Barth.

Un teologo francese, Gustave Martelet, ha parlato di "senso dell'ospitalità metafisica" nel pensiero di padre Andrei Scrima. Data la dichiarazione del teologo francese che ho citato, sarei molto felice se accettasse di portare alla luce questa ospitalità metafisica, così caratteristica del pensiero di padre Andrei Scrima.

Vedo la formulazione "ospitalità metafisica" nel senso suggerito da quello che le dicevo poco fa: c'è una cortesia spirituale della Verità eterna, una sorta di condiscendenza divina che ispira la carità interpersonale, al di là delle liti dogmatiche. Penso che ciò l'abbia vissuto al meglio in Libano, dove ha dialogato anche in modo sistematico sia con i cattolici sia con i teologi musulmani. Ciò che è metafisico trascende ciò che è teologico: penso che questa fosse la tesi implicita della sua tattica pastorale e del suo approccio inter-religioso. Padre Scrima è rimasto saldamente ortodosso, confessore, celebrante, ma non si è formato né nel filetismo, cioè nel nazionalismo religioso, né nel sincretismo guenoniano.

Come sappiamo, padre Andrei Scrima è stato inviato dal patriarca Atenagora di Costantinopoli in qualità di osservatore alle sessioni del Concilio Vaticano II (1962-1965), cosa che certamente ha contribuito al suo pensiero ecumenico. Arrivati ​​a questo punto della discussione, propongo di discutere su come padre Andrei Scrima comprendesse in termini ortodossi il Concilio Vaticano II.

Padre Scrima era senza dubbio attratto dalla grandiosità del cattolicesimo, ma non ha sviluppano alcun bovarismo da "orientale" ricevuto alla Curia romana. Gli piacevano, credo, il genio organizzativo, il coraggio missionario, l'arborescenza di ordini religiosi specializzati (in particolare quelli eruditi, come i maurini, i bollandiştii o i benedettini). Un uomo con una preparazione di estetica e di storia dell'arte non poteva sottovalutare o leggere in modo erroneo la grande creazione architettonica e plastica dell'Occidente latino. È difficile non apprezzare Roma se si ha la chiave dei suoi codici simbolici, dal romanico al barocco. D'altra parte, l'ancora giovane Andre Scrima ha sentito come migliaia di vescovi riuniti nelle sessioni plenarie del Concilio Vaticano II "facevano la storia". E l'hanno fatta, ma non necessariamente nel senso di una rinascita profonda e genuina del cristianesimo occidentale. Come prova, il fatto che Benedetto XVI, il successore conservatore di Giovanni Paolo II, ha cercato di dare un piccolo aggiustamento all'indietro: troppo "aggiornamento" ha iniettato nel cattolicesimo post-conciliare uno spirito sociologizzante, di fattura protestante. Scrima è stato importante, perché ha presentato ad Atenagora non solo la sostanza teologica del Consiglio, ma anche l'apertura di Roma all'Ortodossia, con la costituzione dogmatica "Unitatis redintegratio": una piccola rivoluzione che ha permesso in seguito le visite di Wojtila nel mondo orientale.

Un altro periodo molto importante per l'arricchimento spirituale di padre Andrei Scrima è stato quello in cui ha soggiornato in Libano, un paese che peraltro amava molto. Lei pensa che i modelli religiosi / spirituali che ha conosciuto in Libano abbiano dato un contributo rilevante alla costruzione dell'ospitalità metafisica nel pensiero teologico di padre Andrei Scrima?

Ho accennato poco fa al suo stage a Beirut. Sì, il Libano degli anni '60 era ancora una sintesi fragile del Medio Oriente. Lo stato assicurava l'equilibrio tra islam e cristianesimo anche attraverso alcune disposizioni costituzionali. Come la Siria, la Giordania o l'Egitto, l'area aveva un passato pre-islamico d'impronta greco-bizantina, ma anche araba. In breve, offriva densità, profondità storica e un mosaico di fedi che purtroppo avrebbero dovuto poi macinarsi in lunghi e devastanti decenni di guerra civile. Padre Scrima ha lasciato tracce in Libano. Sono ancora vive personalità cristiane cattoliche o islamiche che lo evocano con ammirazione come grande uomo di cultura e d'ermeneutica audace. Recentemente ho visto un documentario sul tema: puramente biografico, senza molta profondità, ma onesto nel suo approccio giornalistico. Non starebbe affatto male un busto Andre Scrima a Beirut, eretto a spese della Romania.

Quanto è importante la prospettiva di padre Andrei Scrima sull'esicasmo ortodosso, soprattutto dal punto di vista concettuale?

Come Meyendorff, Stăniloae o Lossky, padre Scrima ha compreso il palamismo come l'incoronazione della teologia patristica e ha cercato di approfondirlo sia con lo studio dei testi, sia nell'ambiente neo-esicasta di Antim, con il brillante genio cristiano di un Voiculescu nei "sonetti immaginari di W. Shakespeare", che sono, a mio parere, esicasti. Sono sicuro che Andre Scrima fosse attratto anche dal lato esoterico, iniziatico, dell'insegnamento esicasta. Aveva capito presto che non si parla solo una formula di preghiera "continua", ma anche di un'antropologia e di una mistica sottostante. È comprensibile l'attrazione di qualsiasi intellettuale per la tesi che la luce del Tabor sia fisicamente percepibile già in questa vita. Ho risposto con piacere al suo invito a parlare del lavoro e della figura di padre Scrima perché voglio che diventi un modello per i teologi della nuova generazione, e non solo per loro. È stato un immenso servitore di Cristo e un sacerdote di alta cultura, classicismo e disciplina arcana. Non è facile "stargli dietro", ma vale la pena che ci provino anche solo pochi eletti.

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