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  Dialogo sui grandi padri spirituali della Romania

Intervista di Tudor Petcu a Stelian Gomboş

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Tudor Petcu: Prima di discutere in senso propriamente detto dell'unicità del paesaggio spirituale romeno, le chiederei di dirmi quali padri spirituali rumeni ha avuto l'occasione di conoscere e quali hanno avuto il maggiore impatto sullo sviluppo della sua personalità e del suo pensiero teologico.

Stelian Gomboş: Vi sono molti padri spirituali molto significativi che ho incontrato e che, per misericordia di Dio e per il suo santo amore, hanno lasciato una vivida impressione su di me; potrei tracciare, qui e ora, una vera e propria lista, di fatto, un memoriale ricco, generoso e genuino, che tengo in un luogo onorato nella camera del mio cuore:

Se dovessi elencare alcuni di loro direi che il primo grande padre abate, poco conosciuto ma eccellente, è stato l'archimandrita Timotei Iftimie del monastero Hodoş – Bodrog nel distretto di Arad, il primo luogo monastico che ho visitato, per la prima volta nell'inverno, del 1985.

I successivi padri spirituali rinomati, che ho incontrato e conosciuto, sono stati i venerabili Paisie Olaru e Ilie Cleopa, nell'estate del 1986, nel corso di un pellegrinaggio spirituale ai focolari monastici del distretto di Neamţ, primo dei quali il monastero di Sihăstria.

Nell'estate dell'anno successivo – il 1987, trovandomi in un pellegrinaggio, organizzato anche dal padre diacono Gheorghe Băbuţ della chiesa cu Lună di Oradea, ma questa volta diretto ai monasteri del Banato e dell'Oltenia, ho incontrato i padri Ioan Negruţiu da Tmişeni, Vasile Prescure del monastero Lainici, l'abate Neonil Ştefan, Lavrentie Şovrea e Ghelasie Gheorghe di Frăsinei, Veniamin Micle – segretario di Bistriţa Olteană, Gamaliil Vaida di Cozia e molti altri.

Nell'estate del 1988 ho conosciuto i padri Nicolae Steinhardt, lo scrittore, e Serafim Man, abitanti autentici del monastero di sant'Anna a Rohia nella terra di Lapuş.

Nell'estate del 1989 ho incontrato, nella bella Moldova, i padri Ioanichie Bălan e Iustin Pârvu – che vivevano, allora, ai monasteri di Bistriţa a Neamţ, poi padre Dosoftei Muraru del monastero di Slatina, Iachint Unciuleac – il mite Abate di Putna dove si trovano le reliquie di Stefano il Grande, Chiril Constantin, Melchisedec Velnic – l'attuale abate e Calinic Dumitriu – l'attuale vescovo ausiliare di Iaşi.

Dopo la rivoluzione, proprio nei primi anni, ho conosciuto, incontrato e reincontrato i padri: Benedict Ghiuş – segretario del monastero di Cernica, Ioan Iovan del monastero di Plumbuita a Bucarest e poi del monastero Recea a Mures, a cui ero molto legato spiritualmente, Sofian Boghiu e Adrian Făgeţeanu del monastero Antim a Bucarest, Arsenie Papacioc di Techirghiol a Constanţa, Serafim Popescu e Teofil Părăianu – ai quali ero molto legato e con i quali ho avuto un rapporto speciale – del monastero "Brâncoveanu" a Sâmbăta de Sus, nel distretto di Braşov, Iustin Pârvu al monastero di Petru Vodă e Ioanichie Bălan al monastero di Sihăstria, Vartolomeu Androni – attuale abate a Cozia di Mircea il Vecchio, Ilarion Argatu al monastero di Cernica, Visarion Coman a Clocociov, Nicodim Dimulescu del monastero di Crasna a Prahova – con cui mi lega un rapporto molto speciale, Ioachim Popa di Frăsinei e i padri dell'Athos e di Prodromou: Petroniu Tanase, Iulian Filip, Dionisie Ignat, Ioan Şova e Iustinian Stoica. Poi Gherontie Puiu di Caraiman – Buşteni a Prahova, Paulin Lecca di Rogozu – Vrancea, Dimitrie Bejan di Hârlău – Iaşi, Serafim Bădilă de Căşiel – Cluj, Ioasaf Popa da Bucarest e molti, molti altri.

Tutti, in misura maggiore o minore, in un modo o nell'altro, hanno avuto un ruolo, un posto, uno scopo e un grande impatto sulla mia evoluzione spirituale.

La maggior parte di loro è trapassata alla vita celeste ed eterna, e nella maggior parte dei casi, ho partecipato al loro servizio funebre e alla loro sepoltura.

Per esempio, lo scorso anno – nel 2015, poiché è stato l'anno di omaggio e commemorazione dei grandi padri spirituali, ho organizzato per un bel servizio di commemorazione in cui ho ho ricordato tutti questi uomini dello Spirito, e molti altri, illustri sia per lo stato che per i consigli, ora nati alla luce senza tramonto del paradiso, celeste e perenne.

È noto che lei è l'autore di innumerevoli studi sulla vita dei grandi padri spirituali ortodossi romeni, in particolare sulle sofferenze da loro patite durante il periodo comunista.

In un certo modo, si potrebbe dire che questi padri spirituali, come testimoni nelle prigioni comuniste romene, hanno costituito il vero nucleo della forza morale e spirituale in un periodo in cui si voleva che l'uomo fosse privato dei valori e delle virtù cristiane. Quale dei padri spirituali che ha studiato l'ha impressionato di più per le sue lotte contro il regime comunista oppressivo?

Sappia che per me è molto difficile, quasi impossibile, pensare, mettermi alla stregua anche di uno solo di loro, dato che, in tale veste, postura o situazione sociale, sono stati molti, di fatto la maggior parte, in fondo quasi tutti grandi uomini della nostra Chiesa, paese, popolo e nazione romena, e ogniuno di loro ha lasciato un segno e un'impressione in un modo molto speciale, con e attraverso le loro vite, sofferenze, afflizioni, umiliazioni, torture e e supplizi che hanno subito e a cui sono stati sottoposti nel periodo totalitario nelle nostre carceri comuniste.

Perciò, per non fare errori o per non ostacolare la memoria, l'onore, la gratitudine, l'apprezzamento o l'ammirazione verso ciascuno di loro, non noterò, menzionerò, illustrerò né apprezzerò solo alcuni, ma ricorderò, evocherò, elencherò e parlerò di tutti, all'unisono!...

Come sappiamo, padre Arsenie Boca gode di un grande amore da parte dei romeni e il periodo in cui fu monaco a Sâmbăta de Sus è davvero impressionante, soprattutto se si considera il movimento di rinnovamento spirituale di cui è stato alla base. Come descriverebbe l'unicità del pensiero di padre Arsenie Boca nell'ambiente monastico ortodosso in Romania?

Sì, il pensiero di padre Arsenie Boca è stato ed è particolare, speciale, unico, dovuto alla sua accuratezza, chiarezza, freschezza, tenerezza, candore e coerenza, al suo modo diretto e onesto di essere, di mostrarsi e di avere legami, e al contenuto / messaggio profetico che lo caratterizza e comprende i suoi discorsi, dialoghi, insegnamenti, parole, detti e indicazioni.

Padre Arsenie Boca non era solo un grande padre spirituale, ma era e rimane un vero e proprio genio, perché aveva una mente brillante e una ragione effervescente, affascinante, accattivante ed esuberante.

In altre parole, padre Arsenie Boca si comportava a volte, a ben vedere, come un torrente, come una valanga, aveva una voce tonante, uno sguardo fulminante e un'attitudine mobilitante. Dopo che parlavi con lui non avevi modo di tornare indietro, perché era un uomo integro, privo di mezze misure. Da lui il sì rimaneva sì, e il no rimaneva no. Così, e niente di più! ...

Non era persona da concessioni o compromessi! Niente da fare! No! Dio non voglia...

Un uomo come lui, come i geni, nasce una volta ogni cento anni!...

Grande uomo, grande padre spirituale, grande carattere!...

Un altro grande padre spirituale che attira l'attenzione di ogni ortodosso romeno desideroso di capire la vita e la storia della Chiesa è certamente padre Cleopa Ilie. Le chiedo di evidenziare l'importanza del consiglio spirituale di padre Cleopa e il modo in cui dovrebbe essere inteso soprattutto in questa epoca secolare in cui la libertà si confonde con l'anarchia.

Del padre archimandrita Cleopa Ilie parlerò evocandolo in poche parole umili, semplici e povere, ma sincere, perché Dio ci dà una grande gioia, come quella di incontrare alcuni uomini e monaci meravigliosi, su cui ha elargito molti dei suoi doni.

Io, personalmente, anche se ero lontano dall'altezza di viverli, mi ricordo sempre lo zelo e l'amore sconfinato dei padri Paisie Olaru e Cleopa Ilie del monastero Sihăstria a Neamţ, che ho incontrato molte volte e ce ho ammirato e amato sinceramente.

Incapace di compiere le loro parole, ho solo ricordi il cui balsamo lenisce le ferite che porta, come un peso, un figliol prodigo.

Questi ricordi ritornano spesso e bussano alla porta dell'anima. Quando la trovano bloccata, se ne vanno, ma tornano quando la trovano un'altra volta aperta.

Così è passato per un lungo periodo segnato da oppressioni e umiliazioni terribili il padre archimandrita Cleopa Ilie, uno dei grandi padri spirituali della Romania in un periodo oscuro di tempesta. Ha bussato alla porta di molte anime, ha parlato come un padre, ha guarito ferite profonde, ha portato molta speranza e di luce, fino a quando la sofferenza e gli anni si sono raccolti come lunghe nuvole sulle pianure.

Padre Cleopa Ilie è stato, come ha confessato a un certo punto sua Eminenza Teofan, Metropolita di Moldova e Bucovina, "l'uomo di Dio tra gli uomini", "la tromba dello Spirito che confessa la verità a quelli che amano la verità, ma anche a quelli che la odiano". La sua voce era la parola di Dio - la fonte di acqua viva che scorreva selvaggiamente nelle menti, nei cuori e nelle coscienze di coloro che gli chiedevano preghiere e benedizioni, e il portico della sua cella a Sihăstria è diventato, per più di quattro decenni, altare, pulpito e infermeria.

In queste mie indegne parole, troppo povere per illustrare la ricchezza della vita spirituale e dei generosi doni dello Spirito Santo che il Padre Ilie Cleopa è stato degno di ricevere, vorrei ricordare, tuttavia, lo stato di grazia che provavano tutti quelli che erano intorno al padre, l'effetto curativo delle sue parole che avevano molto potere, Il rinnovamento dell'uomo interiore che provavano tutti quelli che venivano a Sihăstria con il desiderio di acquisire la vita eterna.

Non per ultimo, voglio testimoniare l'infinito amore che aveva per il prossimo, il dolore acuto che provava nel vedere la sofferenza intorno a lui e la pazienza e la comprensione di fronte alle debolezze altrui. Mi sono rimaste profondamente radicate nella mente e nel cuore le sue parole riguardo a coloro che salivano, giorno dopo giorno, gli scalini verso la sua cella al monastero Sihăstria: "Arrivano, i poveri, condotti dai loro angeli custodi... ognuno con il suo dramma... chi viene con fede, se guarisce, non è da me, ma da Dio... vengono, i poveri, come le api; quando li vedo, mi viene da piangere... corrono, i poveri, per avere il perdono dei peccati, per una fede pulita con cui correre verso il Signore..." Quanto amore, umiltà e dolore sconfinato fa eco a queste parole!...

Padre Ilie Cleopa ha adempiuto le parole di Cristo "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura!" È stato forse il più ardente difensore della fede della nostra Chiesa nella seconda metà del XX secolo. "La maestria del marinaio si vede nella tempesta, e non con il tempo sereno", dice san Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli. È stato un marinaio abile che ha condotto saggiamente la nave, soprattutto in tempi di tempeste e burrasche. Nella sua vita travagliata ha visto fin troppo poco tempo sereno.

Ero lì il 5 dicembre del 1998, accompagnandolo sulla strada per il regno dei cieli.

L'archimandrita Cleopa Ilie è passato alla vita eterna il 2 dicembre 1998. Sono passati da allora quasi 18 anni, non molti, ma nemmeno pochi. La sua memoria non è svanita neppure per un momento. Egli vive ancora in parole parlate e scritte, sotto froma di consigli e indicazioni, e soprattutto nella vita ultraterrena. Le parole scritte su carta vogliono parlare anche poco di un monaco come ce ne sono stati pochi nel mondo, un missionario, una guida per le comunità e un eremita a cavallo dei millenni.

Padre Cleopa è stato uno dei grandi servitori della Chiesa di Gesù Cristo il Salvatore.

Conosciuto, apprezzato, amato, rispettato e ricordato, l'archimandrita Cleopa Ilie ha cambiato la storia di un monastero, scrivendo il suo nome nella lista dei monaci romeni che hanno dato la loro intera vita a Gesù Cristo!...

Quanto ha significato secondo la sua prospettiva il Roveto Ardente (Rugul Aprins) come fattore di resistenza nella lotta contro l'oppressione comunista in Romania?

Il movimento "Roveto Ardente" del monastero Antim, una comunità di monaci, professori universitari, studenti con specializzazioni delle più diverse, filosofia, belle arti, lettere, matematica fu per la Bucarest degli anni '40 e '50, il luogo dove si impastava l'autentica cultura spirituale, quella che nasce e cresce con domande di fede liberatrice. Questa coesistenza e il completamento tra l'elite di Bucarest e l'ambiente monastico è il modello esemplare che il "Roveto Ardente" offre nella disputa che alcuni vedono oggi tra Chiesa e una certa parte degli intellettuali. Costituito in uno spazio di ospitalità basato sull'apertura della parola e del cuore, il "Roveto Ardente" ha espresso il desiderio della ricerca di Dio, il desiderio che ha vissuto anche Mosè, assetato di conoscere e di vivere l'esperienza della presenza divina, e un modo pacifico di resistenza spirituale contro il rullo compressore comunista.

Il gruppo "Roveto Ardente" si è formato su base di affinità, e non di somiglianza di idee. Nonostante diverse professioni, tutti si sentivano attratti da una preoccupazione fondamentale per loro: la vita cristiana nell'incerto e materialista mondo moderno. Tutti erano interessati all'esicasmo, alla Filocalia, alla preghiera del cuore, alla profondità.

Le riunioni avevano a volte l'aspetto di conferenze – dibattiti. Quando veniva Sandu Tudor, l'incontro si incentrava sulle riflessioni e sui dibattiti su temi spirituali, tratti da conferenze, ricerche, riflessioni e dalle sue conclusioni dedotte dalla sua creazione letteraria d'ispirazione religiosa. Circa la stessa struttura avevano anche gli incontri con la partecipazione attiva di padre Mihai Avramescu o dello scrittore Ion Marin Sadoveanu.

Spesso le riunioni avevano l'aria di riunioni di un circolo letterario; si leggeva un'opera originale e si commentava. Per esempio, così accadeva quando il poeta cristiano Vasile Voiculescu leggeva le sue poesie su temi della Filocalia; o quando Ştefan Todiraşcu presentava le sue riflessioni sulla tradizione della poesia religiosa romena o quando padre Bartolomeu Valeriu Anania leggeva parti delle sue opere in versi su temi del folklore romeno. Di norma, le riunioni del gruppo si tenevano la domenica, dopo la Santa Liturgia, nella sala della biblioteca del monastero Antim.

Dopo le magnifiche funzioni e le prediche di padre Benedict Ghiuş, la partecipazione alle riunioni del gruppo era notevole. Ma si organizzavano anche incontri in altri luoghi, da padre Mihai Avramescu della Chiesa Schitul Maicilor, a casa nostra, in strada Vasile Lascăr, dall'architetto Constantin Joja e, naturalmente, dalla pittrice Olga Greceanu, che fu la prima a ospitare questi incontri.

Il gruppo "Roveto Ardente" non aveva un calendario degli incontri; di fatto, non erano incontri obbligatori, come altrimenti nessuna presenza, non c'erano regole di partecipazione né un regolamento interno. E posso dire, senza temere di sbagliarmi, che le riunioni erano come sessionii tradizionali romene. Va da sé che vi era sempre qualcuno che preparava un tema o era invitato a presentarlo, ma la partecipazione ai colloqui era completamente libera e massiccia, perché tutti i partecipanti avevano lo stesso obiettivo: l'illuminazione spirituale attraverso la fede, attraverso le pratiche della Filocalia, tutti volevano conoscere e approfondire i grandi esempi viventi della Chiesa cristiana. La Scala di san Giovanni il Sinaita, la spiegazione della Divina Liturgia di Gogol, la famosa storia del pellegrino russo erano solo alcune delle letture su cui si affacciavano i membri del gruppo "Roveto Ardente" per approfondire la fede.

Pertanto, il comunismo, come una prova a cui è stato sottoposto il cristianesimo, ha dimostrato che l'uomo non può essere salvato se non per fede.

In altre parole, senza preghiera, senza misericordia e amore verso l'altro, senza un continuo sforzo per raggiungere Dio, l'uomo sottoposto all'esperienza comunista e in particolare chi si trova nella prigione comunista, rischia di disgregarsi come essere umano.

Parlare della dimensione spirituale dell'universo carcerario comunista romeno è una necessità morale. I testimoni e i martiri delle prigioni comuniste, inclusi i membri del gruppo spirituale del "Roveto Ardente" del Monastero Antim di Bucarest, devono essere per noi oggi come modelli di linee guida morali, altrimenti la conoscenza della loro esperienza rimarrebbe solo a livello razionale e basta. È necessario capire effettivamente che ancorarci in Dio è l'unica soluzione praticabile, allora come oggi, un vero e propria soccorso per la nostra unità esistenziale come popolo e come nazione. La soluzione unica, eterna, imbattibile è il nostro ancoraggio in Dio, rispettando la griglia morale cristiana; questa era ed è la scialuppa di salvataggio dal marasma comunista, ma anche dalla follia dissonante e frenetica nostro mondo postmoderno contemporaneo.

Signore, dacci la fede e la forza di coloro che sono stati testimoni del Roveto Ardente per il tuo amore!...

Nel corso degli anni ho avuto modo di conoscere diversi convertiti occidentali all'Ortodossia che nel loro percorso spirituale si sono compiaciuti di incontri benedetti con alcuni dei nostri padri, come padre Cleopa, Paulin Lecca o Paisie Olaru.

Per esempio, il prete ortodosso francese Marc-Antoine Costa de Beauregard, che ha fatto la tesi di dottorato sotto la guida di padre Dumitru Stăniloae, si è abbeverato della sapienza dei padri spirituali romeni, come egli stesso ben esprime; questo ci fa capire che l'ambiente monastico in Romania è una fonte di ispirazione anche per alcuni pensatori occidentali. Quanto sono importanti le voci di questi convertiti per una migliore conoscenza del pensiero dei padri spirituali romeni in Occidente?

Tutte queste voci di convertiti sono molto importanti, speciali; di fatto, alcuni di essi hanno iniziato un duro e prolungato lavoro di traduzione e diffusione, con molto zelo, delle vite, delle opere e delle attività, ma soprattutto di scritti, insegnamenti e idee salvifiche dei grandi padri spirituali romeni, come per esempio Paisie Olaru, Cleopa Ilie, Dumitru Stăniloae, Iustin Pârvu, Sofian Boghiu, Roman Braga e Arsenie Papacioc.

Siamo lieti che questi grandi padri spirituali sono sempre più ricercati, conosciuti, predicati e testimoniati, sia nel nostro paese sia oltre i suoi confini, sia da noi romeni, sia dai nostri fratelli convertiti, in una stessa fede, anche se sono di un'altra nazione o di un'altra cultura o lingua!...

Ultimamente ho parlato di tutti questi grandi padri della nostra Ortodossia, che noi non chiamiamo santi, perché abbiamo paura di farlo. Ma per noi sono stati, sono e rimangono come santi. Così li ho sentiti, così li ho percepiti. Perché ho visto realizzare sotto i nostri occhi il Vangelo, perché abbiamo imparato il cristianesimo pratico con l'esempio personale: hanno sofferto la fame per dar da mangiare agli affamati, hanno vegliato per far riposare quelli stanchi, hanno sofferto per consolare gli addolorati, si sono sacrificati per far vivere gli altri.

Provo e cerco di pensare e credo e spero che ne sapremo tutti di più, che potremo onorare questi nostri antenati, in base al merito e dignità di ciascuno, anche se in questi tempi sembriamo amare più quelli che provengono da qualsiasi luogo e da altrove, perché ci sembrano più esotici, più spettacolari, più sensazionali!...

Tuttavia, rimaniamo convinti del fatto che ciò che è più accessibile è anche più nobile! ...

Poiché "noi teniamo il nostro posto, come eravamo, così rimaniamo!"...

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