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  Architettura e iconografia ortodosse come soggetti di pittura

dal blog Orthodox Arts Journal

15 novembre 2013

di Andrew Gould

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Interno della Basilica di Santa Sofia, di John Singer Sargent, 1891. Questa è probabilmente la miglior interpretazione mai fatta in pittura dell'interno della Grande Chiesa. Trasmette l'esperienza della materia trasfigurata che ci abbraccia da tutti i lati, cancellando ogni dubbio nella gloria di Dio. Mostra una luce dorata così sostanziale che sembra l'aria che si respira nella nuova Gerusalemme. Non ho mai visto una fotografia che non abbia fallito nel cogliere questa atmosfera laddove è riuscito questo dipinto.

Gli artisti liturgici ortodossi trattano il vasto mondo secolare delle belle arti con una certa trepidazione. La questione dell'influenza delle belle arti sull'iconografia, in particolare, è molto delicata. Gli stili di pittura occidentali hanno fatto un gran danno all'iconografia storica. Anche il contrario è probabilmente vero. La 'scoperta' della pittura medievale ha portato l'arte occidentale negli abissi dell'astrazione cubista. D'altra parte, possiamo identificare pure buone influenze. Quei pittori moderni hanno aperto gli occhi del mondo al l'iconografia medievale e hanno posto le basi per la sua rinascita.

Ma oggi vorrei condividere un diverso genere di dipinti – quelli che descrivono l'arte ortodossa come soggetto, onestamente e nello stile naturale del pittore. Questi non sono dipinti 'influenzati' dall'arte ortodossa, ma dipinti che per varie circostanze la rappresentano. Per il pittore, la scelta del soggetto è stata spesso solo un incidente di tempo e di luogo – una settimana da trascorrere a Istanbul dipingendo qualcosa – e allora perché non Hagia Sophia ?

Tali dipinti sono piuttosto rari. Le chiese ortodosse non sono mai state un argomento frequente per gli artisti di pregio, essendo lontane dai sentieri battuti dai viaggiatori del XIX secolo. Ma quelli che abbiamo, che sono stati dipinti dai migliori artisti occidentali, hanno davvero molta bellezza da offrirci. La virtù principale della pittura naturalistica è il fatto che mostra le cose materiali non con il realismo uniforme di una fotografia, ma come noi le percepiamo veramente con i nostri sensi. Un grande pittore trova la bellezza più preziosa e distinta in un soggetto, la raffina e la sottolinea, e descrive così il suo ethos visivo.

Le opere di John Singer Sargent (1856-1925), in particolare, rivelano una straordinaria sensibilità per la bellezza unica delle chiese bizantine. I suoi dipinti rendono partecipi dell'esperienza di quelle chiese infinitamente meglio di qualsiasi fotografia. E poiché quell'esperienza visiva è inevitabilmente santa, i dipinti stessi hanno una bellezza di preghiera. Sono preziosi perché ci mostrano cose che non si offrono in parole – il lustro sottile del marmo consumato, il lampo infuocato di un raggio di sole su tessere d'oro, la pesante quiete di una chiesa vuota al mattino presto. È difficile parlare di queste cose nel modo in cui possiamo parlare di forme architettoniche o programmi iconografici. Ma è questa bellezza sottile di beni materialità che rende l'arte ortodossa veramente trasfigurante. I progetti architettonici e i concetti iconologici non hanno importanza se in ultima analisi la loro espressione materiale non ci lascia attoniti per la bellezza. Questi dipinti ci mostrano quel momento della conversione, in cui un visitatore esterno vive un momento di perfezione atmosferica in una chiesa antica, e improvvisamente vede la trasfigurazione della materia in qualcosa di sacro.

Ho incluso qui una serie di quadri che ho incontrato nel corso degli anni e che mi piacciono particolarmente.

Schizzo di Hagia Sophia, di John Singer Sargent, 1891. A differenza della pittura di sopra, che mostra una chiesa ancora silenziosa e traboccante di luce brillante, questo schizzo mostra il trambusto di metà giornata, i raggi del sole e la gente, come se questi danzassero insieme su una pista di sala da ballo.

Pavimentazione a San Marco a Venezia, di John Singer Sargent, c.1880-1882. Il pavimento a mosaico di San Marco è una delle grandi vedute del mondo - immenso e ondulato come l'oceano stesso. È stato oggetto di famosi dibattiti tra i conservazionisti vittoriane, secondo i quali poteva essere stato effettivamente costruito su un piano ondulato per rappresentare al meglio il mare mistico. Qui Sargent si concentra sull'antico selciato che riflette la fredda luce del mattino, e che sembra davvero un porto circondato da alte mura bizantine – o forse il fiume delle acque della vita che scorre fuori dalla nuova Gerusalemme.

Pavimentazione nella Chiesa di San Cataldo, Palermo, Sicilia, di John Singer Sargent, 1897

Mosaico di sant'Anna nella chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, Palermo, Sicilia, di John Singer Sargent, 1897. Qui Sargent sembra affascinato dalle geometrie complesse dei riflessi dorati sulle vesti.

Mosaico di San Pietro nella Cattedrale di Monreale, Sicilia, di John Singer Sargent, 1897.

Mosaico della Theotokos nella Cattedrale di Monreale, Sicilia, di John Singer Sargent, 1897.

Mosaico del Cristo Pantocratore nel Duomo di Monreale, Sicilia, di John Singer Sargent, 1897. Questa è una delle opere più insolite di Sargent. A differenza di altri suoi quadri di mosaici, qui si concentra sul viso, rendendo la sua pittura in sé quasi un'icona. Il volto è immensamente bello e sensibile, forse ancor più del mosaico originale (vedi sotto). E il bagliore intenso dell'oro sulla tunica di Cristo trasmette uno straordinario calore divino che risplende dall'interno.

Mosaico del Cristo Pantocratore nel Duomo di Monreale, Sicilia. Il mosaico è stato realizzato da artigiani greci che lavorarono per il re normanno di Sicilia negli anni dopo il 1180.

Mosaici della cupola della Cappella Palatina, Palermo, Sicilia, di John Singer Sargent, 1897. Una spettacolare interpretazione della ricchezza del mosaico d'oro resa in acquerello.

Il mosaico della Theotokos nella Chiesa dei santi Maria e Donato, Murano. Acquerello di John Singer Sargent, 1898.

Mosaico in Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna, di John Singer Sargent, 1898.

Chiesa di sant'Alessio nel monastero Chudov, Mosca. Dipinto di Stepan Shukhvostov nel 1866. Questo è un buon esempio di uno stile precedente di pittura, brillante e neoclassico. Non coglie le atmosfere bene quanto Sargent, ma sottolinea bene la complessità e la precisione della lavorazione dell'iconostasi lignea.

Interno di San Marco a Venezia, di Walter Sickert, c.1900. L' impressionista inglese, dipingendo in penombra, ha catturato l'essenza stessa del mistero visivo – un'oscurità e un'incertezza in cui vive una ricchezza appena percettibile.

Chiesa a Plyos, di Isaak Levitan, 1888. Gli impressionisti russi si focalizzavano sulla bellezza delle chiese come oggetti nel paesaggio. Questa chiesa di villaggio sembra spuntare fuori dal campo come un fungo, delicato e organico, una caratteristica naturale del paesaggio della Santa Russia.

La tradizione dell'impressionismo russo continua fino a oggi. Questo dipinto è stato fatto recentemente da A. Osipov, studente all'Istituto Repin in Russia.

Il XX secolo ha portato il fascino dell'astrazione e della sua espressione nella pittura. Questo dipinto del 1915 del campanile di Ivan il Grande esprime la potenza di un grande scampanio. Di Aristarkh Lentulov.

Un affascinante dipinto di un iconografo al lavoro, di Vladimir Makovskij, 1891.

Una pittura contemporanea dello studio di un iconografo sul Monte Athos. Di Aleksej Evstigeniev, 1997.

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